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JULIA KENT - Asperities - Leaf Label

v“Concludere! Tra tutti i biso- gni che premono e affliggono l'umanità questo è senza dub- bio il più triste e il più vano” scriveva Luigi Pirandello in un saggio del 1909, anticipando un tema a lui molto caro, tanto da ispirare l'ultimo capitolo del romanzo 'Uno, Nessuno e Centomila' che sarà pubblicato quasi vent'anni dopo, ma ini- ziato proprio in quel 1909. Prosegue il Premio Nobel sici- liano: “La vita è flusso conti- nuo che noi cerchiamo d'arre- stare, di fissare in forme stabi- li e determinate, dentro e fuori di noi, perché noi stessi già siamo forme fissate, forme che si muovono in mezzo ad altre immobili, e che però possono seguire il flusso della vita fino a tanto che, irrigidendosi man mano, il movimento, già a poco a poco rallentato, non cessi del tutto.” Possiamo affermare, senza timore, che la musica di JULIA KENT risponde perfettamente alle parole dello scritture e drammaturgo di Agrigento. Le nove tracce di Asperities, regi- strate tutte in solitaria nella casa a New York dalla violon- cellista canadese, hanno la caratteristica di non rientrare in forme fissate, rimangono quasi intangibili, eppure con- notate e per niente vaghe, lasciando tutti i finali aperti. JULIA KENT è musicista di esperienza e, soprattutto, di talento: svariate collaborazio- ni, tra cui quella con il proget- to Anthony and Johnsons, di cui è riuscita a replicare la deli- catezza, mai spensierata, nelle sue produzioni personali inizia- te nel 2007 con l'album Delay, un concept sugli aeroporti, non-luoghi dove tutto è possi- bile, tanto più la musica della KENT. Asperities è il suo quar- to lavoro solista, quinto se consideriamo l'EP Last Day in July (2010). A livello di ingre- dienti, abbiamo un violoncello che domina attraverso un sapiente utilizzo del loop, con- trastato a volte dall'elettronica (ad esempio nella traccia 3. The Leopard e nel giro di boa 5. Terrain, che spezza comple- tamente il ritmo rispetto alla prima parte del disco). Il “conflitto” del concept è anche formale, così che Asperities si muova molto più verso la musica contempora- nea che non nelle atmosfere ambient. Non dobbiamo infatti pensare alla musica da came- ra, per inquadrare Asperities. Per stessa ammissione della KENT (in un'intervista del 2013 per SentireAscoltare) è infatti Arthur Russell una delle maggiori influenze della vio- loncellista. E torniamo quindi alle forme fissate e al bisogno di concludere pirandelliano, che JULIA KENT sembra rifiu- tare su tutti i fronti. La sottotrama cupa e quasi ansiogena è diffusa in tutto il lavoro, anche quando le tracce sembrano aprirsi – vedi Invitation to the Voyage, che in coppia con Flag of No Country è il capolavoro dell'al- bum – non ci riescono mai completamente, per rimanere fedeli alle asperità del titolo. Volendo continuare il paragone, senza spingerlo troppo oltre, potrebbe essere la stessa inquietudine dei personaggi di Pirandello ad accompagnarci in tutta la durata del disco. Pubblicato dalla Leaf Label, stes- sa etichetta di Murcof e Polar Bear, Asperities è un coraggioso e cosciente album che conferma JULIA KENT come una delle più sorprendenti compositrici del 2015, ed è una fortuna che – anche grazie alle numerosi colla- borazioni con Paolo Spaccamonti – l'artista canadese sia spesso in Italia per concerti, happening e sonorizzazioni. Citiamo ancora Pirandello prima di schiacciare play e accettare l'invito al viag- gio di Asperities: “Io odio a morte tutti coloro che si son composti e quasi automatizzati in un dato numero di pensieri e di movimenti, paghi, tranquilli e sicuri d'aver capito il congegno dell’universo, di aver trovato la chiave per caricarne o scaricarne le molle, per regolarne il regi- stro. Io li chiamo conclusioni ambulanti. Vogliono vedere in tutto, trarre da tutto una conclu- sione, dalla storia antica e moderna, da ogni avvenimento, da ogni piccolo incidente. Amo invece ed ammiro le anime sconclusionate, irrequiete, quasi in uno stato di fusione continua, che sdegnano di rapprendersi, di irrigidirsi in questa o in quella forma determinata.” Vittorio Lauri
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