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PELICANMILK E MASSIMO MANZI - La Casa degli Artis

PELICANMILK E MASSIMO MANZI - La Casa degli Artisti CD _ 2013 La band, di passaporto italiano, ma di viaggi e di avventure oltremanica nasce a Londra quasi per gioco da Alex Savelli (Mojo Bin - Cute Old Fish), Simon Painter (Mojo Bin - River Dance) e Terence Todaro (Cute Old Fish). Da due lustri ad oggi il gruppo realizza una manciata di album ufficiali con il proprio nome:·”SOUTH ENOUGH” (2001), prodotto da David Eserin (LM Records-Vivid Audio, LONDON); “WELCOME” (2003), ( LM Records - Vivid Audio, LONDON), seguiti da Eddie Kramer (Produttore di J. Hendrix e Led Zeppelin). Nel 2005 è la volta di “SOWEGO”, auto prodotto e stampato dall’Associazione le Nuvole (Bo). Con questi tre lavori i PM concludono la trilogia attraverso i generi musicali che spaziano dal rock, alla fusion e alla improvvisazione. Ogni album di Pelican Milk è stato inciso in luoghi scelti con cura; castelli, palazzi, case antiche, in Italia e all’estero ed ogni chitarra, cavo, macchinario, microfono, cassa, ecc...è nuovo ad ogni lavoro per garantire l’irripetibilità dell’opera d’arte. PelicanMilk non è una band ricca, anzi, ma si sforza di mantenere il “latte di pellicano” il più bianco e pulito possibile, visto e considerato che certi dischi rimangono per sempre. L’ultimo lavoro, prima di riprendere l’attività discografica e live è del 2006-2007; la band realizza un album d’improvvisazione pura con Ares Tavolazzi (“SOPRAPENSIERO”) e da queste sessions viene anche tratta la colonna sonora del DVD a fumetti dedicato all’ultima notte di Pier Paolo Pasolini intitolato “Ultima cena tra le nuvole”. Il 2013 è l’anno del ritorno sulle scene, come si è detto, con un cd ambizioso “PelicanMilk e Massimo Manzi”, registrato dal vivo presso La Casa Degli Artisti, di S.Anna del Furlo, uno dei luoghi più suggestivi dell’entroterra marchigiano. Il progetto, vede la partecipazione di Alex Savelli, alla chitarra, Terence Todaro, alle tastiere e voce, Guido Zenobi al basso, Ore Strane, all’ocarina e clarinetto, Elisabetta del Ferro, alla viola e la partecipazione straordinaria di Massimo Manzi, uno dei batteristi jazz più importanti della scena musicale internazionale, di nascita e adozione marchigiana. “La casa degli artisti” (The House of artist”) è un progetto ambizioso, fuori dagli schemi canonici del rock, e di ogni altro genere musicale, basato sulla improvvisazione, che alterna momenti più elettrici ad altri maggiormente orientati al free jazz. Una decade fa potevamo filosofeggiare sul fatto che l’inizio dell’inflazione di produzioni di CD musicali, decine e decine al giorno togliesse il medico di torno: cane che si è morso la coda dopo poco tempo. Negli anni più recenti, invece, con la consapevolezza di scegliere tra le “cose giuste” e concentrandomi squisitamente sul versante della composizione e delle atmosfere si è colmato un disordine. Motivo per cui ho scelto di dedicare la mia penna, o meglio il mio pc, a un disco uscito la scorsa primavera per dimostrare, semplicemente, come i fuoriclasse, anche in casa Italia non nascano per caso, né si possano costruire a tavolino, né tantomeno si riescano a rottamare dopo qualche appannamento di routine. All’apparenza sembrerebbe tutto normale: classico crocicchio di amici ed accoliti musicisti chiamati all’esecuzione, nomi ormai noti ed arcinoti per chi frequenta queste pagine. Poi iniziano ad arrivare le notizie inattese. “La Casa degli Artisti” è, prima di tutto, un’aperta citazione alla musica oltre il pentagramma, cioè a tutte le sensazioni che si possono provare ascoltando, ma anche guardando un paesaggio, un video, un film e pensando che le diverse forme d’arte possono intrecciarsi con un libro di William Burroughs, indimenticabile genio letterario, punto di non ritorno delle fratture beat e dello “stream of consciousness” lisergico. Quasi a voler aderire il più possibile al carattere della fonte primaria, i PM tornano a seguire le strade incrociate del free jazz distonico, con sprezzo del pericolo e quelle del rock di matrice anni sessanta, soprattutto quello più psichedelico, appartenuto ai primissimi PINK FLOYD. Attacchi e rilasci sono realizzati in maniera inedita, mediante piccoli grappoli di melodie sfuggenti incastrate tra grumi di materia solida, chiaroscurale, sviluppata perennemente in gerarchia cromatica e non tonale. Minuti fraseggi temperati, utilizzati come testa e motivo dell’intero brano, sono ridotti in cenere dai disordinati amplessi del pianoforte, che si lancia poi in un tentativo beffardo di ricostruzione neoclassica. In tutti i brani di “Casa degli Artisti”, intitolati non a caso “Vision”, e numerati secondo la divisione dei brani, quattordici in tutto, il passaggio da uno stato all’altro avviene attraverso un flusso osmotico irto di spine e discontinuità: le leggere, percussive melodie sono a tratti trasfigurate da gigantismi dodecafonici; Massimo Manzi si riconferma uno dei migliori batteristi viventi, sorreggendo con garbo e gusto della sconnessione il jazz deviato nella torrenziale e geniale frenesia di alcuni stop&go. Se cercate I Pelican Milk crepuscolari ne troverete poche tracce, visibili in coda, beffardamente, con una “Vision 14” dallo sviluppo armonico pressoché impeccabile. Molto e molto più facile che vi sbucciate le nocche, cercando il bandolo della matassa in fittissimi ed inestricabili avviluppamenti di contemporaneo accumulo e scarico (il noir stralunato di “Vision 3”, l’ancor maggiormente complessa “Vision 5”) o soffrendo per fulminei frammenti di canonico sovversivismo vestiti ad accademia che, se opportunamente elettrificati, farebbero crollare interi edifici (“Vision 13”). Non facile, certamente. Ma di graditissimo ascolto, soprattutto per coloro che ritengono che la musica non sia un semplice surrogato di videoclip trasmessi in TV. Quando mai è stato facile sciropparsi Burroughs? [Francesco Battisti] Contatti: Pelican milk | Facebook www.facebook.com/PelicanMilk?ref=nf Pelican Milk – Casa degli Artisti: www.facebook.com/CasadegliArtisti PelicanMilk – Alex Savelli: savelli2010@hotmail.com Massimo Manzi: massimomanzi@tiscali.it
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