Live Band
Live di questa band:
Ven 30 Ago A PERFECT DAY FESTIVAL - Villafranca di verona (VR) - Italia
A PERFECT DAY FESTIVAL CASTELLO SCALIGERO VILLAFRANCA DI VERONA VR INFO: www.vivoconcerti.com
Testi in archivio:
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14/12/2005 13:23 - Si tratta di If They Move Kill ëEm (Creation), ennesima ...
Si tratta di If They Move Kill ëEm (Creation), ennesima produzione targata Primal Scream, remiscelata dal redivivo Kevin Shields (My Bloody Valentine). Il disco ci offre una stupefacente versione dallíattitudine marcatamente free jazz ad alto contenuto lisergico, quasi un tributo a Sun Ra, davvero molto bello. In ogni caso, oltre allíepisodio sovracitato, compare anche una preziosa cover di Darklands dei Jesus & Mary Chain; un autentico viaggio siderale. Che volete di piÐ?
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14/12/2005 13:23 - PRIMAL SCREAM-ACCELERATOR('12)-CREATION
Fine d'un epoca visto che questa è l'ultima uscita ...
PRIMAL SCREAM-ACCELERATOR('12)-CREATION Fine d'un epoca visto che questa è l'ultima uscita per questa storica etichetta. Un manipolo di personaggi famosi viene indi coinvolta nell'operazione. Kevin Shields in primis: l'ex-My Bloody valentine missa il singolo e suona la chitarra assieme al vetusto Paul Weller nel secondo brano ("When The Kingdom Come"). Liam Howlett (Prodigy) accellera i programmi nel terzo brano; Douglas Hart(Jesus & Mary Chain) dirige il video mentre Grant Hart (Husker Du) fotografa. Wow!
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14/12/2005 13:23 - PRIMAL SCREAM
Vanishing Point (Creation)
I figli dell’urlo primevo di psicoterapeutica memoria ...
PRIMAL SCREAM Vanishing Point (Creation) I figli dell’urlo primevo di psicoterapeutica memoria (pratica molto usta da John & Yoko, tra l’altro) sono forse la band che spacca di più i suoi fans (perché ne raccoglie di genìe e provenienze diverse); domandate loro quali sono i dischi favoriti; vi risponderanno il primo ed il terzo o il secondo ed il quarto; difficilmente li citeranno insieme. Questo perché gli album hanno proprio ingredienti diversi fra loro ed origini distanti (poi alla fine tutto viene dal blues come pure tutti veniamo da Adamo, ma questa sarebbe un’altra storia). Beh, con ‘Vanishing Point’ ecco pronta una terza sfornata di fans, rapiti da un disco di cui forse tra dieci anni nessuno parlerà più ma che oggi, per sperimentazione si spinge coraggiosamente oltre la soglia della logica-da-hit-parade. Giustamente, si è scritto delle canzoni dell’album come di possibili soundtrack: casomai volessero rifare un altro ‘Shaft’, ‘If They Move, Kill’Em’ (gran titolo!), ad esempio, è lì bella che pronta per rappresentarlo. ‘Stuka’ (che poi è il nome del caccia nazi stampato sul dischetto) è un meraviglioso, ipnotico dub degno di far parte del parco On-U Sound: il brano migliore del disco (pour moi). Degne di nota anche ‘Medication’, che riprende lo sipirito rollingstoniano della band e la lunga, asfittica e solare allo stesso tempo ‘Trainspotting’, affrancata dal soundtrack di... esatto! ‘Vanishing Point’: l’album che avrebbe voluto comporre Barry Adamson?
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14/12/2005 13:23 -
Primal Scream
Echo Dek (Creation)
I Primal Scream grazie al contributo trickonologico ...
Primal Scream Echo Dek (Creation) I Primal Scream grazie al contributo trickonologico dell’On-U-Man Adrian Sherwood, tornano con “Echo Dek” all’esperienze dub che aveva contraddistinto alcuni momenti migliori di “Screamadelica” (vedi “Higher Than The Sun”). Sherwood reinventa radicalmente l’originale “Vanishing Point” caratterizzando il tutto attraverso esperienze kraut-cosmiche e infiniti spazi minimali rasentando sonorità tipicamente lo-fi. “Wise Blood” attraverso il contributo di Prince Far 1 risulta il momento migliore dell’album, titanico groove dub siderale contrapposto da oblique distorsioni subsoniche. Curiosa, infine, “Dub In Vain” un virtuale incontro tra i Rolling Stones e l’irruenza scientifica del dub.
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14/12/2005 13:23 - PRIMAL SCREAM
Exterminator
Quindici gli anni di carriera, cinque gli album all'attivo ...
PRIMAL SCREAM Exterminator Quindici gli anni di carriera, cinque gli album all'attivo (fra cui il capolavoro "Screamadelica", datato 1991) e innumerevoli i territori musicali invasi-esplorati-reinventati. All'appuntamento del 2000 insomma, i Primals ci arrivano così, con questi numeri. E comunque, cifre a parte, che ci siano arrivati è già un successo, in tempi in cui persino la sopravvivenza della stessa e inossidabile Creation (Alan McGee e Dick Green dimissionari entro fine anno) appare in serio pericolo. Invece, in barba ai più acerrimi detrattori (su tutti, quelli che li accusano di aver tradito il loro passato pop per atteggiarsi ad art-band!), Gillespie e soci sfoggiano un' ottima cera e, con proverbiale faccia tosta, estremizzano il discorso iniziato tre anni fa con "The Vanishing Point" (e il suo alter-ego dub "Echo Dek") e mettono in piedi un album estremamente poliedrico, moderno e, com'è nell'indole di Bobby, molto ambizioso. Un album con l'elettronica nella testa e il solito impeto rock che arriva da più sotto. Un album la cui impossibile quadratura, oltre che ai Primals stessi, è affidata a nomi come Brendan Lynch, Tim Holmes (Death In Vegas), Dan The Automator, Adrian Sherwood, Phil Mossman, Max Hayes, Bernard Sumner, The Chemical Bros e il ritrovato Kevin Shields (il signor Bloody Valentine, attualmente in America per il nuovo lavoro in studio di Joe Mascis/Dinosaur Jr, è ben presente in questo album, non solo come producer)... I primi vagiti del disco sono prodotti dal groove sintetico e assai aspro di "Kill All Hippies", groove sul quale, come un mantra diabolico, Gillespie ripete in falsetto You've Got The Money/I've Got The Soul... E poi, subito, è tempo di antichi amori: Stooges ed MC5 sono i fantasmi che aleggiano attorno al muro di chitarre (è in campo anche quella di Shields) di "Accelerator", garage track sporca, ruvidissima. Una vaga idea di cosa sarebbero i Cabaret Voltaire se fossero in giro oggi sembra invece suggerircela "Exterminator", elettro-track che bazzica bene in zona U2, dalle parti di "Mofo". Si sprofonda quindi fra i battiti "disco" dello "scandaloso" singolo "Swastika Eyes", canzone manifesto dell'intero album, definita dal New Musical Express un incrocio fra la Donna Summer di "I Feel Love" e i Pistols di "Pretty Vacant" (volendo invece indicare un possibile progenitore stilistico, mi verrebbe da dire i New Order degli inizi, 81/82 circa), e da Gillespie un inno anti-fascista, un attacco al totalitarismo americano e alla figura del segretario di Stato Madeleine Albright (...She's Got Swastika Eyes...). Hip hop strampalato ma d'indubbia originalità quello che fa muovere "Pills" e il concitato rapping di Gillespie, mentre c'è odore di spy movie nella strumentale "Blood Money", tutta dissonanze, dilatazioni dub e acrobazie free jazz (il tutto con Adrian Sherwood at the controls). Andatura blanda e atmosfera sognante, ovvero gli ingredienti più celebri della ricetta Primal Scream, li ritroviamo invece in "Keep Your Dreams", sorella minore di "Star". Punteggiata da una tastiera elettronica di gusto "retrò" (archeologia dei primi ottanta), troviamo poi "Insect Royalty", canzone che vede Gillespie recitare secondo un modulo vocale già felicemente sperimentato in "Soul Auctioneer", punta di diamante dell'ultimo album dei Death In Vegas. Paranoica ipnosi quella sviluppata dalla strumentale "Arkestra", con chitarre fuzz e trombe trasfigurate dal tocco distorcente di Kevin Shields, prima di approdare all'unica cover dell'album (in "Vanishing Point" la "vittima" era stata "Motorhead" dell'omonima band): trattasi di "I'm 5 Years Ahead Of My Time" dei newyorkesi Third Bardo (psychopunk band dei tardi sessanta), già "coverizzata" dagli svedesi Nomads e oggi riletta dai Primals in chiave industrial. Ancora il tempo per altre due tracce: "Swastika Eyes" nella versione lobotomizzata dai Chemical Bros e "Shoot Speed Kill Light", bell'esperimento di psichedelia moderna, combinazione vincente New Order/Spiritualized... E insomma, come si diceva all'inizio, "Exterminator" è disco poliedrico e ricco di segnali.
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14/12/2005 13:23 - Primal Scream
Kowalski (Singolo Creation)
Archiviata la parentesi RollingStoniatana di Give Out ...
Primal Scream Kowalski (Singolo Creation) Archiviata la parentesi RollingStoniatana di Give Out But Don’t Give Up il signor Bobby Gillespie è tornato indietro sui suoi passi riportanto “la sua creatura” nell’atmosfera di quel memorabile album che sancì il crollo definitivo (non ancora ultimato però) del muro che separava l’ortodossia rock (sigh!) dal mondo della dance. Kowalski non può che ricordarci quando in quel lontano ‘91, in molti facevamo fatica a comprendere la genialità di un album come Screamadelica, prodotto dal mago Andy Weatherall. Nonostante ciò, i Primal Scream non si sono dimenticati del caro e sopratutto vecchio rock’n’roll, tanto da includere nel singolo la bellezza di due cover: 96 Tears, il classico lisergico dei Question Mark & The Myst e Know Your Rights di Clash-Iana memoria. Il Chemical Dub, dal ritmo incalzante di Kowalski fa da sfondo ad un dialogo campionato da Vanishing Point, cult movie degli anni ‘70 (in Italia Punto Zero) da cui è stato preso il titolo del nuovo album, in uscita prevista per la fine di Giugno.
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14/12/2005 13:23 - PRIMAL SCREAM
Swastika Eyes (Creation) 12"
Nuovo singolo d'anticipo per il disco ...
PRIMAL SCREAM Swastika Eyes (Creation) 12" Nuovo singolo d'anticipo per il disco prossimo della band capostipite del rock danzereccio. E se nel '90 erano un'eccezione, oggi sono solo la norma. Il pezzo è un esercizio di "disco" sofisticata e complicata quanto basta, con una spruzzata di quel "rivoluzionario" che sembra vendere tanto bene in quest'ultimo scorcio di secolo. Purtroppo anche la solita patina demodè, che difficilmente và via, è sempre lì a guastare la frittata. Della partita pure gli abituali remixes: il primo è quello dei Chemical Bros ed in pratica è "Block Rockin' Beats", solo più veloce. Il secondo è a firma Jagz Kooner, ex Sabres Of Paradise ed ora anche ex Aloof, che in pratica sprofonda tutti i suoni alla maniera del Martin Hannett ai tempi belli dei Joy Division.
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14/12/2005 13:23 - PRIMAL SCREAM
Vanishing Point (Creation)
Vanishing Point non è il seguito di ...
PRIMAL SCREAM Vanishing Point (Creation) Vanishing Point non è il seguito di Screamedelica. Entrambi sono frizzanti e ispirati ma strutturalmente diversi. Laddove Screamedelica aveva come punto di riferimento un crossover tra groove-dance e gli Stones, il nuovo album di Gillespie e soci gira attorno al soul, alla psichedelia, al blues, e, ovviamente, al rock. Il disco si apre con “Burning Wheel”, uno dei pezzi più belli dell’intero repertorio degli scozzesi. La spina dorsale attinge midollo dai Pink Floyd del primo periodo post-Barrett fondendosi con i Rolling Stones di Their Satanic Majesties Request. “Get Duffy”, il primo dei due strumentali, è uno spaccato della notte tarda, la colonna sonora ideale per un taxi-driver metropolitano di fine millennio. Poi arriva “Kowalski” con la fantastica linea di basso di Mani (ex Stone Roses), un rock che colpisce al cuore; la giusta dichiarazione d’intenti dei Primal Scream. Il sole brilla luminoso su “Star”, una canzone dal sapore vagamente estivo, impreziosita dalla presenza di Augustus Pablo e i Menphis Horns. Il viaggio continua con “If They Move Kill’em” e “Out Of The Void”, entrambe molto cinematiche. Ma è quando si arriva all’ascolto si “Stuka” che ci si rende conto della grandezza di Vanishing Point, ogni brano fa storia a sé, ma trattiene un’identità unica. Per questo l’ultimo lavoro è lontano miglia da Screamedelica, se si eccettuano “Motorhead”, cover version della band omonima di Lemmy e la Stoogesiana “Medication”. L’ultima parte del disco è davvero straniante: dal caos di “Motorhead” si scivola nella visionarietà di “Trainspotting”, già inclusa nella colonna sonora del film, e che ritroviamo qui a testimoniare il lungo percorso della ricerca musicale dei Primal Scream. Come il film omonimo a cui si ispira [un nervoso road movie], il nuovo capitolo discografico di Bobby Gillespie percorre strade assolate e deserte, contaminate di sesso, droga e rock’n’roll, e, senza negare consolidate strutture armoniche getta un ponte verso i nuovi territori dell’elettronica. Grande. Erano tante le attese e le perplessità alla vigilia della pubblicazione di questo quinto lavoro sulla distanza per Mr Bobby Gillespie e i suoi Primal Scream. Se infatti all’inizio degli anni ‘90 Screamadelica aveva convinto un pò tutti, mettendo d’accordo incalliti rockers, amanti della dance e i più impasticcati ravers d’oltremanica, il lavoro successivo Give Out But Don’t Give Up era stato considerato da molti un disco eccessivamente retrò infarcito com’era di suoni sixties rubati ai migliori Stones. Logico quindi che in molti si chiedessero quale direzione avrebbe preso la band dell’ex-Mary Chain nell’anno domine 1997, in piena era techno. Ebbene Gillespie e compagni - mettendo a tacere chi voleva gli Scream ormai alla frutta - confezionano un album davvero eccellente che, mescolando abilmente sonorità in qualche modo “classiche” e aperture sperimentali, fotografa una formazione che sembra aver ritrovato serenità, idee e la giusta ispirazione. Infatti pur attingendo a piene mani dalla migliore tradizione rock venata di gospel e funky Vanishing Point si rivela opera di notevole spessore artistico in virtù di una scrittura cristallina ed ispirata e di una modernità e di una cura negli arrangiamenti davvero sorprendente. Ottimo in tal senso il lavoro ritmico svolto dal nuovo bassista Mani e perfettamente riuscito l’innesto di suoni moderni e tecnologici. L’elettronica di cui sono infarciti molti episodi del disco come Stuka o Motorhead è infatti un’elettronica “calda” e psichedelica, perfettamente integrata e fusa con i suoni a cui la band ci aveva abituato nel passato più recente. Ecco che allora sperimentazioni anche ardite si alternano senza soluzione di continuità ed in modo armonico con suoni classici dando vita ad un affresco musicale che - lungi dall’essere un collage disordinato di sonorità tra le più disparate - risulta altres“ un affascinante caleidoscopio dove convivono mirabilmente chitarre ritmiche a là Keith Richards, breaks ritmici di drum-machine, suoni elettronici, echi psycho-beat, le atmosfere “nere” dei Memphis Horn e lo stile chitarristico dei Mary Chain di Honey’s Dead... Insomma un disco moderno che ha già la statura di classico.
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14/12/2005 13:23 - PRIMAL SCREAM XTRMNTR (CREATION)
Il fatidico ...
PRIMAL SCREAM XTRMNTR (CREATION) Il fatidico anno 2000 è alfine arrivato e anche senza l’ancor più fantomatico millenium bug. Cosa è cambiato rispetto al 1999? Non tanto ,anzi quasi niente direi, salvo nell’ambito della musica, dove invece qualcosa di veramente rilevante da segnalare è già successo, e cioè l’uscita del primo disco del nuovo millennio, o meglio di quello che per primo sembra indicare i percorsi e le strade che la musica nella nuova era imboccherà. Autori i Primal Scream, che ormai a questo ruolo di profeti ed apripista sembrano averci fatto il callo: è superfluo infatti ricordare che la band di Bobby Gillespie è stata già autrice di un altro disco che ha costituito un punto nodale nella musica degli anni novanta, quello Screamedelica che nel 1992 contribuì in modo decisivo all’abbattimento dei confini che separavano rigorosamente il mondo dei club da quello della musica indie. Non so adesso se anche Xtmrntr segnerà ugualmente gli anni a venire ,ma non esiste davvero alcun dubbio che si tratta di un album dotato di una possente forza evocativa: lo scenario che stavolta Gillespie e soci tracciano va verso il crossover globale, l’incrocio e l’assorbimento reciproco dei generi più svariati il superamento di ogni barriera verso una musica totale ed onnivora. Lo si capisce già in partenza dal primo brano Kill all hippies, dub psicotico e psichedelico , seguito dalla feroce e cruda sterzata di Accelerator, un rock ruvido e grezzo che ci dice come sicuramente suonerebbero gli Stooges oggi .Meno feroce ovviamente, ma ugualmente travolgente è l’elettro-pop di Exterminator e Swastika eyes, mentre Blood money richiama con il suo oscuro giro di basso i Cure, sporcando la struttura dark/new wave con innesti noise, psichedelici e persino Bacharachiani(!), ed i toni onirici proseguono con il seguente Keep your dreams, brano sfumato e sognante, e con il più indolente trip-hop di Insect royalty. Inaspettate atmosfere tropicali animano l’incipit di MBV Arkestra (if they move kill’em) che poi si trasforma a poco a poco in un delirante trip a base di psichedelia ,noise e musica industriale, mentre in chiusura a suggellare il tutto ecco Shoot speed/kill light ,il nuovo pop cosmico per l’era che segnerà la conquista dello spazio. Xtmrntr nuovo manifesto per il futuro allora? Beh, il tempo ci dirà ,ma certo non c’è bisogno di aspettare per dire che è un disco eccezionale come solo i capolavori sanno essere. Su questo non ho davvero alcun dubbio.
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14/12/2005 13:23 - PRIMAL SCREAM Evil Heat
Stooges, Love, Byrds, 13 Floor Elevators, MCS, ...
PRIMAL SCREAM Evil Heat Stooges, Love, Byrds, 13 Floor Elevators, MCS, Led Zeppelin, Stones, Seeds, Moby Grape,Throbbing Gristle, Can, Kraftwerk, Neu, Faust, Pil... la lista delle icone di riferimento dei Primal Scream è ben nota. Abbraccia una produzione musicale che va dal garage rock degli anni Sessanta alla musica industriale degli Ottanta: materiale sufficiente, insomma, a riempire un'intera enciclopedia. Da anni, Gillespie e compagni ci sguazzano dentro con invidiabile astuzia e quella naturale inclinazione, propria degli artisti dalla creatività inquieta e dalla forte consapevolezza di "quel che è stato", a recuperare, rielaborare e mescolare suoni e stilemi preesistenti. L'elettronica, scoperta e inglobata nel loro arsenale in occasione di "Screamadelica", si è poi rivelata il propulsore primario della loro produzione successiva e, cosa più importante, il mezzo attraverso il quale l'attitudine revivalistica dei nostri ha potuto farsi rampa di lancio per viaggi sintonizzati sul futuro. L'elettronica ha dato un corpo ai fantasmi della paranoia raccontati in "Vanishing Point", ha carburato la rabbia tutta politica e anti-americana di "Exterminator" e muove oggi i fili più evidenti di "Evil Heat". E' un album in cui rabbia e politica fanno ancora la loro bella parte ma è soprattutto un disco che celebra l'ambizione, l'affiatamento, la solidità di una rock band ancora capace di trarre divertimento dal proprio mestiere. Band di "electronic garage future rock'n'roll" è la definizione coniata dallo stesso Gillespie per i Primal Scream del 21° secolo. Definizione roboante ma per niente lontana dalla realtà. Perché è di questo che "Evil Heat" è fatto: di rock'n'roll primordiale (con differenti declinazioni punk-psichedeliche) e di battiti, deviazioni, stravaganze, rumori elettronici. In campo con i Primal Scream c'è un'assortita squadra di chirurghi del suono (Kevin Shields, Andy Weatherall, Jagz Kooner), una vecchia conoscenza (Jim 'Mary Chain' Reid, voce in "Detroit) e un'antica gloria del rock (Robert Plant, armonica nell'electro-blues "The Lord Is My Shotgun"). Manipolano, infettano, dirigono il suono tutto irregolare di un album che si apre con l'industrial music di "Deep Hit Of Morning Sun" (quasi un out-take da "Amnesiac" dei Radiohead) per chiudersi 10 tracce dopo, con una provocazione: Gillespie e la super model Kate Moss, travestiti da Lee Hazelwood & Nancy Sinatra, che duettano sulle vellutate note di "Some Velvet Morning". Quel che luccica fra i due estremi dell'album è materia di colore cangiante: l'electro-boogie del singolo "Miss Lucifer" (Suicide memories?), la techno minimale e assai seducente di "Autobahn 66" (un omaggio alla malinconia dei Kraftwerk e insieme una sorta di appendice al progetto Two Lone Swordsmen di Weatherall), il rock psicotico e apocalittico della controversa "Rise" (col basso di Mani che s'inchina al genio dei Killing Joke di "Follow the leaders"), l'olocausto chitarristico di "Skull X" (con lo spettro incombente dei Joy Division di "Colony"), il pop blues velvetiano di "Space Blues N°2" (con la voce di Martin Duffy a palesare il saluto ai suoi vecchi Felt) e ancora punk elementare ("Sick City") e la parentesi strumental-elettronica di "A Scanner Darkly" (robot azionato dalle giocose mani dj Weatherall). Rocker sarcastici, sensuali, nichilisti, insolenti come sempre i Primal Scream il lupo ha perso il pelo ma non il vizio.
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14/12/2005 13:23 - PRIMAL SCREAM Evil Heat
Stooges, Love, Byrds, 13 Floor Elevators, MCS, ...
PRIMAL SCREAM Evil Heat Stooges, Love, Byrds, 13 Floor Elevators, MCS, Led Zeppelin, Stones, Seeds, Moby Grape,Throbbing Gristle, Can, Kraftwerk, Neu, Faust, Pil... la lista delle icone di riferimento dei Primal Scream è ben nota. Abbraccia una produzione musicale che va dal garage rock degli anni Sessanta alla musica industriale degli Ottanta: materiale sufficiente, insomma, a riempire un'intera enciclopedia. Da anni, Gillespie e compagni ci sguazzano dentro con invidiabile astuzia e quella naturale inclinazione, propria degli artisti dalla creatività inquieta e dalla forte consapevolezza di "quel che è stato", a recuperare, rielaborare e mescolare suoni e stilemi preesistenti. L'elettronica, scoperta e inglobata nel loro arsenale in occasione di "Screamadelica", si è poi rivelata il propulsore primario della loro produzione successiva e, cosa più importante, il mezzo attraverso il quale l'attitudine revivalistica dei nostri ha potuto farsi rampa di lancio per viaggi sintonizzati sul futuro. L'elettronica ha dato un corpo ai fantasmi della paranoia raccontati in "Vanishing Point", ha carburato la rabbia tutta politica e anti-americana di "Exterminator" e muove oggi i fili più evidenti di "Evil Heat". E' un album in cui rabbia e politica fanno ancora la loro bella parte ma è soprattutto un disco che celebra l'ambizione, l'affiatamento, la solidità di una rock band ancora capace di trarre divertimento dal proprio mestiere. Band di "electronic garage future rock'n'roll" è la definizione coniata dallo stesso Gillespie per i Primal Scream del 21° secolo. Definizione roboante ma per niente lontana dalla realtà. Perché è di questo che "Evil Heat" è fatto: di rock'n'roll primordiale (con differenti declinazioni punk-psichedeliche) e di battiti, deviazioni, stravaganze, rumori elettronici. In campo con i Primal Scream c'è un'assortita squadra di chirurghi del suono (Kevin Shields, Andy Weatherall, Jagz Kooner), una vecchia conoscenza (Jim 'Mary Chain' Reid, voce in "Detroit) e un'antica gloria del rock (Robert Plant, armonica nell'electro-blues "The Lord Is My Shotgun"). Manipolano, infettano, dirigono il suono tutto irregolare di un album che si apre con l'industrial music di "Deep Hit Of Morning Sun" (quasi un out-take da "Amnesiac" dei Radiohead) per chiudersi 10 tracce dopo, con una provocazione: Gillespie e la super model Kate Moss, travestiti da Lee Hazelwood & Nancy Sinatra, che duettano sulle vellutate note di "Some Velvet Morning". Quel che luccica fra i due estremi dell'album è materia di colore cangiante: l'electro-boogie del singolo "Miss Lucifer" (Suicide memories?), la techno minimale e assai seducente di "Autobahn 66" (un omaggio alla malinconia dei Kraftwerk e insieme una sorta di appendice al progetto Two Lone Swordsmen di Weatherall), il rock psicotico e apocalittico della controversa "Rise" (col basso di Mani che s'inchina al genio dei Killing Joke di "Follow the leaders"), l'olocausto chitarristico di "Skull X" (con lo spettro incombente dei Joy Division di "Colony"), il pop blues velvetiano di "Space Blues N°2" (con la voce di Martin Duffy a palesare il saluto ai suoi vecchi Felt) e ancora punk elementare ("Sick City") e la parentesi strumental-elettronica di "A Scanner Darkly" (robot azionato dalle giocose mani dj Weatherall). Rocker sarcastici, sensuali, nichilisti, insolenti come sempre i Primal Scream il lupo ha perso il pelo ma non il vizio.






























































































































































































