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14/12/2005 13:23 - Mogwai "Kicking A Dead Pig"
Splendori del post-rock moderno miscelato per ...
Mogwai "Kicking A Dead Pig" Splendori del post-rock moderno miscelato per l'occasione da ospiti illustri e non. Passato l'effetto sorpresa del ciclone Mogwai, i nostri prodi eroi hanno incaricato figure del mondo elettronico e non di agire con sintetizzatori e chitarre per conferire veste nuova alle loro mitiche composizioni. Escludendo l'ipotesi di un improvviso calo di creatività e l'uscità recente di uno nuovo EP ha chiarito nel caso ce ne fosse ancora bisogno lo stato di salute attuale della formazione scozzese, il LP "Kicking a Dead Pig" è un manifesto curioso delle possibilità di contaminare il rock con altre forme sonore. Alcuni incaricati della missione hanno saputo aggiungere qualche elemento di novità, giusto quel tanto per invogliare l'ascoltatore a muovere i piedi, esemplificativo del caso il trattamento jungle assai riuscito perpetrato da Klute in "Summer" o le pulsazioni elettroniche organizzate sapientemente da DJ Q che squassano oltremisura "Ru Still in To It?". E' oltremodo affascinante il lavoro di Kid Loco su "Tracy", ricco di melodie flessuose e raffinate, forse l'episodio più splendidamente rappresentativo e persuasivo dell'intera operazione. Ed al di là di queste coinvolgenti evoluzioni, ci sono poi in azione amici e compagni di etichetta come gli Arab Strap che offrono una lettura accorata e struggente di "Gwai on 45", i Third Eye Foundation che regalano frammenti assai urticanti nella sperimentale "A Cheery Way g from....", e gli Hood che offrono opzioni cerebrali con una versione raggelante di "Like Herod". Un disco forse superfluo, forse essenziale, comunque assai disturbante grazie alla sua deviante forza espressiva.
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI ...
MOGWAI COME ON DIE YOUNG CHEMIKAL UNDERGROUND La paura del perpetrarsi all'infinito dello stesso schema di composizione del brano era fortissima nel momento in cui mi sono preparato all'ascolto del secondo album di Mogwai. Ma i cinque scozzesi hanno talento da vendere e così al rischio di torpore si é sostituito un distendersi del respiro e un allentarsi della morsa del rumore della città attorno a me. Questo perché C.O.D.Y. é un disco più agreste di Young Team, forse per la sua lavorazione, avvenuta a ridosso delle montagne dello stato di New York, sicuramente per il rarefarsi del suono degli strumenti e il perdersi di quel frastornante trasporto epico, a volte un po' forzato, che si avvertiva nel loro lavoro precedente(pure se ancora nella seconda parte di C.O.D.Y. questi slanci fanno spesso capolino). I Mogwai, così, si apprestano ad allargare la loro influenza nella scena indipendente europea e, seppur rimanendo un gruppo a mio avviso un tantino sopravalutato, a ricevere entusiasmi e grandi soddisfazioni sia in termini economici di vendita che di riscontro positivo dalla critica. Mi auguro che questo interesse si allarghi ad altri gruppi ed altre scene pure meritevoli di interesse e attenzione qui in Europa.
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI - "Come On Die Young" - (Chemikal UndergroundWide).
Penso che ...
MOGWAI - "Come On Die Young" - (Chemikal UndergroundWide). Penso che la malinconia che trapela dalle canzoni dei Mogwai non sia tanto il frutto di una reale condizione di vita e neppure scaturisca dai paesaggi che popolano il loro Paese di provenienza (la Scozia), quanto piuttosto una particolare forma di approccio alla composizione, che - prendendo spunto da quanto fatto in passato in quel di Louisville o negli anni '80 sul fronte della new wave - trova la propria fonte di sostentamento in un suono intimo (e per questo propenso all'introspezione) e triste, ma senza che ciò si ripercuota su chi l'ha prodotto. In altri termini: solitudine non è sempre sinonimo di infelicità o male di vivere e spazi remoti non significano affatto (o non per tutti) angoscia o desolazione. Nonostante ciò è incredibile come in "Come On Die Young" si respiri la stessa aria dolorosa che avvolgeva i due meravigliosi lavori dei God Machine di Robin Proper Sheppard (ora nei Sophia), Jimmy Fernandez (R.I.P.) e Ron Austin: fare riferimento a brani come "Cody" e "May Nothing But Happiness Come Through Your Door". Un incedere lento, fatto di sbalzi strumentali, ma i cui angoli sono smussati rispetto al precedente disco, una serie di ballate oblique dove le chitarre si adagiano su una sezione ritmica ridotta ai minimi termini ("Helps Both Ways") oppure vengono sostituite o accompagnate dalle note del pianoforte ("Oh! How The Dogs Stack Up" e "Chocky"), pur non mancando le classiche "esplosioni" - più ("Ex-Cowboy" e "Christmas Steps") o meno ("Kappa") accentuate - e senza trascurare i fraseggi rumorosi ("Year 2000 Non-Compliant Cardia"). Un album molto bello; da ascoltare in rigoroso silenzio per poterne apprezzare sino in fondo il suo valore.
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14/12/2005 13:23 - Mogwai ...
Mogwai ' No Education=No Future (Fuck The Curfew E.P.' Chemical Underground Una pioggia di uscite per Mogwai in questa estate torrida ed afosa. Dopo l'album di Remix 'Kicking a Dead Pig' ecco arrivare questo mini che si apre con un brano dal titolo assai poco estivo 'Xmas Steps'.E diciamo subito che si tratta della cosa migliore fatta, a mio giudizio, dai Mogwai finora. Un inizio come di consueto sommesso, poi una parte cadenzata molto Afghan Whigs ed in fine un tornado chitarristico di proporzioni bibliche alternato a ritorni a momenti di quiete. Una vera e propria suite rumoristica altamente emozionante. Le altre prove in studio ed il loro concerto dal vivo al Covo di Bologna non mi avevano colpito particolarmente ma questo singolo rappresenta un notevole passo avanti per questi altri scozzesi con il pallino di Louisville. P.S. Gli altri due brani sono due gradevoli strumentali che incoraggiano ulteriormente all'acquisto di questo ottimo dischetto.
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI
4 Satin EP” 12” (Chemikal Und.)
Se nella nostra penisola ...
MOGWAI 4 Satin EP” 12” (Chemikal Und.) Se nella nostra penisola impera - in tutti i sensi - la letargia, in Scozia (precisamente a Glasgow) devono aver gettato qualche fluido magico negli acquedotti tante sono le ottime sorprese che ci giungono in questi ultimi mesi. Dopo Arab Strap e Magoo la Chè Records ci permette di conoscere i Mogwai; le tre tracce ammaliano sull’onda di coordinate My Bloody Valentine/new wave classica/Spacemen Three. My own private single of da month.
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14/12/2005 13:23 -
MOGWAI - "4 satin EP" 12" Chemikal Und. Rec.
Se ...
MOGWAI - "4 satin EP" 12" Chemikal Und. Rec. Se nella nostra penisola impera - in tutti i sensi - la letargia, in Scozia (precisamente a Glasgow) devono aver gettato qualche fluido magico negli acquedotti tante sono le ottime sorprese che ci giungono in questi ultimi mesi. Dopo Arab Strap e Magoo la Chè records ci permette di conoscere i Mogwai; le tre tracce ammaliano sull'onda di coordinate My Bloody Valentine/new wave classica/Spacemen Three.
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI - "Com" e On Die Young- (Chemikal UndergroundWide).
Penso che ...
MOGWAI - "Com" e On Die Young- (Chemikal UndergroundWide). Penso che la malinconia che trapela dalle canzoni dei Mogwai non sia tanto il frutto di una reale condizione di vita e neppure scaturisca dai paesaggi che popolano il loro Paese di provenienza (la Scozia), quanto piuttosto una particolare forma di approccio alla composizione, che - prendendo spunto da quanto fatto in passato in quel di Louisville o negli anni '80 sul fronte della new wave - trova la propria fonte di sostentamento in un suono intimo (e per questo propenso all'introspezione) e triste, ma senza che ciò si ripercuota su chi l'ha prodotto. In altri termini: solitudine non è sempre sinonimo di infelicità o male di vivere e spazi remoti non significano affatto (o non per tutti) angoscia o desolazione. Nonostante ciò è incredibile come in "Come On Die Young" si respiri la stessa aria dolorosa che avvolgeva i due meravigliosi lavori dei God Machine di Robin Proper Sheppard (ora nei Sophia), Jimmy Fernandez (R.I.P.) e Ron Austin: fare riferimento a brani come "Cody" e "May Nothing But Happiness Come Through Your Door". Un incedere lento, fatto di sbalzi strumentali, ma i cui angoli sono smussati rispetto al precedente disco, una serie di ballate oblique dove le chitarre si adagiano su una sezione ritmica ridotta ai minimi termini ("Helps Both Ways") oppure vengono sostituite o accompagnate dalle note del pianoforte ("Oh! How The Dogs Stack Up" e "Chocky"), pur non mancando le classiche "esplosioni" - più ("Ex-Cowboy" e "Christmas Steps") o meno ("Kappa") accentuate - e senza trascurare i fraseggi rumorosi ("Year 2000 Non-Compliant Cardia"). Un album molto bello; da ascoltare in rigoroso silenzio per poterne apprezzare sino in fondo il suo valore.
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI
Come On Die Young
Spesso sono stati paragonati ai My Bloody ...
MOGWAI Come On Die Young Spesso sono stati paragonati ai My Bloody Valentine. L'uso poco ortodosso della chitarra, impiegata per tessere trame sonore non per imbastire riff accattivanti, fa pensare proprio a Shields & C. Ma se i Valentine, con le loro sinfonie elettriche, hanno tracciato estatiche coreografie pop, i Mogwai potrebbero essere la trasposizione in note del malinconico "down" da ecstasy. Se poi i My Bloody Valentine, con il loro muro di suono, hanno tracciato le coordinate di uno stile che si apriva verso un ciberspazio pop, i Mogwai, con le scarne ballate di "Come On Die Young", si rifugiano in se stessi, delineando paesaggi interiori di individui "sensibili alle foglie". Le modalità per trasporre in musica questo universo individuale sono sempre le stesse, dall'inizio alla fine dell'album: ballate lente quanto un pezzo trip hop, punteggiate da chitarre taglienti quanto i Velvet di Run Run Run, a volte rumorose quanto i Sonic Youth, altre volte scarne e tristi come nei Cure di "Pornography". Il risultato? Folgorante, soprattutto per chi ha voglia, una volta assaporato il tono minimale del disco, di farsi squarciare l'anima dai liquidi arrangiamenti che improvvisamente emergono, qua e là, nel flusso dei brani.
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14/12/2005 13:23 - Mogwai
Kicking a Dead Pig: Mogwai Songs Remixed
I quali per parte ...
Mogwai Kicking a Dead Pig: Mogwai Songs Remixed I quali per parte loro sono titolari di un disco in cui brani del "giovane team" vengono rielaborati da amici e colleghi. Vale, come per il tributo agli Spacemen 3, la regola secondo cui la bellezza degli originali difficilmente viene sciupata da chi li ritocca. Ma nel caso di Kicking a Dead Pig... il risultato finale è ancora superiore a quello conseguito sinora dai Mogwai. I l terrorista Alec Empire brutalizza a modo suo Like Herod; sulla stessa scia (tra sincopi e noise) si situa Third Eye Foundation, mentre DJ Q rimpolpa di house R U Still in to it? Gli Arab Strap, novelli re mida, combinano di tutto nel megamix denominato Gwai on 45 e gli Hood rallentano Like Herod sino a tramutarla in dub. Vale da sola invece il prezzo d'ingresso la rilettura di Tracy realizzata dagli stessi Mogwai in combutta con Kid Loco: sette minuti di musica fra i più ammalianti che possa capitare d'ascoltare: trip-hop gotico e chitarre. Il remix che DJ Shadow non ha mai elaborato per gli U2. Segno di come non sempre tributi monografici e dischi di remix siano sinonimo di fallimento, anzi.
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI
Kicking A Dead Pig
A torto o a ragione, quello dei ...
MOGWAI Kicking A Dead Pig A torto o a ragione, quello dei Mogwai è stato negli ultimi dodici mesi uno dei nomi più ricorrenti sulla bocca degli appassionati di indie-rock. Scozzesi di Glasgow, tutti più o meno attorno ai vent'anni, lontani da qualunque tentazione o velleità di facile "successo" e forse lievemente sopravvalutati nel loro poderoso ma non originalissimo rock muro del suono (certo meglio di loro fecero i loro maestri My Bloody Valentine), i Mogwai giocano con Kicking A Dead Pig la ormai consueta carta dell'album di remix. Un tempo si remixavano i pezzi rock per renderli più adatti alla pista da ballo oggi invece l'unica finalità sembra essere il "vedere l'effetto che fa" senza troppi problemi riguardo alla ballabilità. Del resto dotare le complesse e rumorose composizioni dei Mogwai di una banale cassa in 4/4 sullo sfondo non avrebbe comunque molto senso. Ben vengano dunque le libere reinterpretazioni che nei casi migliori (ad esempio il lavoro del loro concittadino DJ Q su R U Still In To It? o la malinconica ripresa degli Arab Strap di Gwai On 45) enfatizzano il lato psicotico-mentale delle tracce originali che vengono dotate anche di una sorta di spina dorsale ritmica totalmente assente nelle versioni di partenza.
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI - “Mogwai E.P.” (Chemikal Underground/Wide)
A pochi mesi di distanza ...
MOGWAI - “Mogwai E.P.” (Chemikal Underground/Wide) A pochi mesi di distanza da “Come On Die Young”, album, a mio parere, molto bello, la band scozzese propone quattro nuovi pezzi, che non mi convincono appieno. Si apre con “Stanley Kubrick” (evidente l’omaggio) dove si adagiano su una malinconica ballata senza offrire variazioni sul tema; un po’ come accade in “Christmas Song”, pur se il cielo è più sereno. Si risollevano in parte con “Burn Girl Prom Queen” e “Rage-Man” dove la melodia si affianca a fraseggi rumorosi. Mancano i caratteristici sbalzi strumentali e il tutto suona pacato, ma ho l’impressione che la ricerca di una via più personale non sia questa.
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI "Rock Action"
Di zeppeliniano alla fine non è rimasto che ...
MOGWAI "Rock Action" Di zeppeliniano alla fine non è rimasto che il titolo: "Rock Action". E anche quello pare piuttosto lo slogan di una energica campagna popolare a favore di quella data musica che passa per defunta almeno un paio di volte all'anno. Per propria ineluttabile consunzione o per la mano assassina di questa o di quella ghenga di rivoluzionari innovatori. Se poi è vero quel che ha dichiarato Stuart Braithwaite, e cioè che questo è l'album sul quale i Mogwai hanno fatto fino a questo momento il loro maggiore investimento di denaro, allora c'è davvero motivo di pensare che buona parte di esso sia stato speso per camuffare un progetto che magari è sempre stato sostanzialmente diverso da come pretendeva di presentarsi. Oppure che questo sia un altro evidente caso di serendipità e che dunque i Mogwai siano sì partiti per una destinazione -"Houses Of The Holy" dei Led Zeppelin-, ma solo per approdare a lidi assai più sereni e romantici del loro solito, a paesaggi sonori armonicamente e timbricamente molto più complessi e strutturati di quelli sui quali si erano mossi in "Mogwai Young Team" e "Come On Die Young". Quanto volontariamente chissà... Ma forse no, le cose dovevano andare esattamente in questa direzione, perché altrimenti non si spiegherebbe il senso dell'arsenale di strumenti impiegato nella registrazione di queste tracce, tutti quei violini, quelle trombe, quei tromboni e persino quei banjos che si ascoltano in un album surrettiziamente intitolato all'azionismo rock. Né si riuscirebbe a giustificare la fattiva presenza in questo disco di un personaggio che ha ben poco da spartire con il culto del riff assoluto e molto viceversa con la ricerca meticolosa dell'armonizzazione insolita come l'ex Slint e Palace Brothers David Pajo o di un altro, come Gruff Rhys dei Super Furry Animals, che ha sempre anteposto l'attitudine e il gusto per la trovata, l'invenzione, lo stratagemma, alla comoda e furbesca assimilazione dei canoni della musica pop. Le cose, insomma, dovevano prendere una piega diversa da quella che i Mogwai avevano impresso fin qui alle loro composizioni e a una porzione tutt'altro che trascurabile del rock alternativo di questi ultimi anni e quale cambiamento più vistoso e manifesto poteva venire alla loro musica di quello che l'ha gradatamente spostata dal terreno dello strumentale denso, cupo e visionario a quello della canzone vera e propria? "RockAction" ne mette più di una in elenco, affidandole per lo più alla voce sospirosa e suadente di Braithwaite, ma non prima di aver provveduto ad assicurare la continuità con il passato del gruppo attraverso il frusciante prologo strumentale di "Sine Wave" e non senza indugiare spesso e volentieri in quelle austere melodie per soli strumenti che costituiscono l'habitat sonoro più congeniale ai Mogwai. L'effetto è tutt'altro che straniante. Incantevole, diremmo piuttosto. In "Dial: Revenge", ad esempio, le voci e il delicato intreccio delle chitarre ispirano più un senso di consolazione e di pacificazione che di vendetta, mentre sentimenti analoghi suggerisce "2 Rights Make I Wrong", un'ampia e cinematica costruzione armonica nella quale le parti vocali vengono "trattate" alla stregua di strumenti veri e propri, tanto da apparire quasi una sorta di dolcissimo prologo alla mesta elegia intonata nella conclusiva "Secret Pint". Anche i Mogwai in sostanza hanno preso a ricorrere alle parole per dare voce alle emozioni. Con grande parsimonia, qual è loro costume allorché imbracciano degli strumenti, ma con la medesima intensità e profondità che ne ha fatto uno dei principali gruppi di riferimento della galassia post rock. Un altro album che ricorderemo a lungo.
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14/12/2005 13:23 - Mogwai
Nel 1995 Stuart Braithwaite, con i suoi amici di ...
Mogwai Nel 1995 Stuart Braithwaite, con i suoi amici di sempre - Dominic Aitchison e Martin Bulloch - diede vita a Mowgai. Prima di Mogwai Stuart era stato in un altro gruppo di Glasgow, gli Eska, ma è solo con Mogwai che Stuart raggiunge credilibiltà a livello musicale. Pochi mesi dopo la nascita di Mogwai i tre amici reclutano un secondo chitarrista, John Cummings. Nel 1996 autoproducono il loro primo Lp, "Ten rapid", sulla loro etichetta personale, la Rock Action. La reputazione della band però cresce in maniera esponenziale e nel 1997 la Chemikal Underground li mette sotto contratto. Dopo pochi mesi arriva "Four satin EP". Poi Mogwai decidono di assoldare un altro chitarrista, il terzo. Il suo nome è Brendan O'Hare, già nei Teenage Fanclub e nei Telstar Ponies. Insieme entrano in studio per registrare il primo vero album del gruppo, "Mogwai Young Team". Per l'occasione i componenti della band si firmano con degli pseudonimi, forse per rendere ancora più chiara la loro appartenenza a un team, a una squadra. Stuart diventa pLasmatroN. Dominic diventa Demonic. John è Captain Meat. Martin è Bionic. Brendan diventa per l'occasione The Relic. Il disco esce nell'ottobre del 1997 e si staglia subito in perfetta soltudine dal resto della scena musicale inglese, lontano mille miglia dal pop, anticipando l'onda del post rock americano. Nel '98, dopo un tour di sei mesi in giro per l'Europa, Mogwai inventano, con la label Eye-Q (etichetta dance), un album di remix dei brani di "Young team", riveduti e corretti da artisti della scena dance come Klute (d'n'b), Alec Empire (ATR), DJ Q (artista house di Glasgow), Kid Loco (trip hop francese) e Kevin Shields di My Bloody Valentine, ovvero uno degli eroi di Stuart e compagni. Poi, alla fine del 1998 Mogwai rientrano in studio per la registrazione di "Come on die young", trasferendosi per l'occasione a Cassadaga, nello stato di New York, al Tarbox Studios, in compagnia di Dave Fridmann, il produttore dell'ultimo, acclamatissimo album di Mercury Rev, "Deserter songs".
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14/12/2005 13:23 - MOGWAI My Father My King
Sulla "morte del post-rock" hanno già ...
MOGWAI My Father My King Sulla "morte del post-rock" hanno già scritto in tanti. E pur non volendo salire sul carro (funebre) dei vincitori, al corteo ci accodiamo anche noi, soprattutto alla luce di alcuni ascolti tanto attesi e unanimemente riveriti quanto drammaticamente inconcludenti. Il caso dei Mogvvai è sintomatico: odiata da metà della critica musicale e amata senza mezze misure dall'altra metà, la band scozzese è il tipico Il "pomo della discordia" dei tempi moderni e, come se non bastasse, sembra che ogni uscita pubblica di Stuart Braithwaite e compagni sia destinata a far scalpore, o a suscitare polemiche. Atteso spasmodicamente da mesi, questo "My Father My King" - ep comprendente una traccia unica di ben 20 minuti già eseguita più volte durante i concerti - rappresenta assai bene il ruolo di "cadavere" di una certa idea di post-rock che, ormai distante anni luce dalle istanze iconoclaste che ne avevano guidato i primi sviluppi, ha finito per conquistare i palcoscenici lussuosi ed imbellettati dei jetset d'oltremanica, svuotandosi d'ogni residuo contenuto rivoluzionario. Ed è veramente incredibile che il reiterare ossessivo e senza idee, protratto oltre ogni limite, di una semplice melodia popolare (quale è "My Father My King") da qualche parte venga scambiato per un capolavoro. Si badi bene: chi scrive ha assai apprezzato l'intero percorso artistico dei Mogvvai, dagli esordi di "Ten Rapid" fino alla recente, superba prova di "Rock Action", ma questi Mogwai, ormai prigionieri di sé stessi, e chiusi in uno stereotipo musicale irrimediabilmente diretto verso il manierismo.




























































































































