Live Band
Live di questa band:
Ven 26 Lug - Prato (PO) - Italia
Mer 31 Lug TAORMINA ARTE - Taormina (ME) - Italia
TAORMINA ARTE TEATRO ANTICO TAORMINA ME INFO: 094/221142 www.taormina-arte.com
Gio 01 Ago TEATRO DI VERDURA - Palermo (PA) - Italia
TEATRO DI VERDURA 091/6053353 VIALE DEL FANTE 70/B PALERMO www.teatromassimo.it
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16/05/2007 12:05 - Patti Smith - Twelve
È un album di cover, e so ...
Patti Smith - Twelve È un album di cover, e so cosa si pensa in casi del genere: che è un giochino pigro, una pausa di comodo, forse anche una scusa per accelerare la chiusura di un contratto discografico. Io la penso all’opposto. Dovrebbero renderli obbligatori album così, una specie di esame per valutare non tanto la cultura rock di un artista ma la sua anima, la sua luce o quel che ne resta. HYPERLINK "http://www.delrock.it/24000_dischi/p/patti_smith_1.php"Patti Smith mi conforta nel giudizio. Veniva da due album fiacchi e anche tristi, HYPERLINK "http://www.delrock.it/album/2000/gung_ho.php"Gung Ho e Trampin’, qui recupera tono, questa ricerca del tempo perduto la fa tornare ragazzina nello spirito e recuperare qualcosa del suo fascinoso sound. Non pensate a cover estatiche e urlate, non è più il tempo delle ebbre My Generation o Hey Joe della giovinezza: alla soglia dei sessant’anni Patti è guardinga, circospetta, mastica dolce parole e atmosfere mentre intorno la band muove con spigolosa semplicità, attenta a non andare mai sopra le righe anzi, badando a calarsi dentro, nel profondo. Qualche scelta sembra inevitabile (Gimme Shelter, la White Rabbit in cui onora la sua Musa: HYPERLINK "http://www.delrock.it/24000_dischi/j/jefferson_airplane_1.php"Grace Slick), altre hanno il marchio del felice capriccio (Are You Experienced? per HYPERLINK "http://www.delrock.it/24000_dischi/j/jimi_hendrix_1.php"Jimi, Changing Of The Guards per HYPERLINK "http://www.delrock.it/24000_dischi/b/bob_dylan_1.php"Dylan, Within You Without You dal HYPERLINK "http://www.delrock.it/24000_dischi/b/beatles_1.php?page=3"Sgt. Pepper); per arrivare a vere e proprie stranezze come Midnight Rider degli HYPERLINK "http://www.delrock.it/24000_dischi/a/allman_brothers_band_1.php"Allman e Everybody Wants To Rule The World dei Tears For Fears - con disinvoltura però, senza nessun gusto di provocazione o dispetto. Nelle note Patti racconta di avere vagheggiato questo progetto fin dal 1978, cambiando scaletta un’infinità di volte, impallinando scelte che parevano inattaccabili e subendo il canto da sirena di visite inattese. In tutti i casi il disco è frutto di un dialogo serrato fra autori e interprete: "come le mosse di Alice sulla scacchiera, una combinazione di ciò che è scritto sulla pagina e di quello che scriviamo noi."
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16/05/2007 12:05 - Twelve è il primo album registrato in studio dai tempi ...
Twelve è il primo album registrato in studio dai tempi di Trampin’ (2004, con cui l’artista inaugurò la sua collaborazione con la Columbia Records) ed è il primo album che raccoglie esclusivamente pezzi originariamente creati da altri artisti. In Twelve, Patti e la sua band – Lenny Kaye alla chitarra, Jay Dee Daugherty (batteria) e Tony Shanahan (basso e tastiere) – fanno magie su una sorprendente collezione di classiche canzoni e spesso trascurati tesori del rock canonico come “Pastime Paradise” di Stevie Wonder “Everybody Wants To Rule The World” dei Tears for Fears, o “Helpless” di Neal Young. Sempre in Twelve, Smith & Co. interpretano anche pezzi di Jimi Hendrix, Bob Dylan, The Doors, Nirvana, Jefferson Airplane, The Beatles, The Rolling Stones, The Allman Brothers e Paul Simon. Sono tanti gli artisti che appaiono come ospiti in Twelve, tra i quali il violoncellista italiano Giovanni Sollima, il commediografo Sam Shepard (con il quale Patti collaborò per Cowboy Mouth nel 1971) al banjo, gli artisti del Greenwich Village Folk degli anni ’60 John Cohen (al banjo) e Peter Stampfel (al fiddle). E ancora il bassista dei Red Hot Chili Peppers, Flea, Tom Verlaine (chitarra dei Television), Rich Robinson dei Black Crowes (chitarra slide e dulcimer), Luis Resto (produttore, tra gli altri, di Eminem) alle tastiere ed i figli di Patti, Jackson e Jesse, rispettivamente alla chitarra e alle voci. Patti Smith, il cui storico album rock’n’roll Horses è stato pubblicato nel 1975, è stata insignita del titolo di Comandante degli Ordini dell’Arte e delle Lettere dal Ministro della Cultura Francese Renaud Donnedieu de Vabres durante una cerimonia che si è tenuta a Parigi il 10 Luglio 2005. Definita una stimata poetessa laureata in rock’n’roll, Patti è stata elogiata dal Ministro Francese come “una delle artiste più influenti nel rock’n’roll al femminille”. Nella citazione veniva anche sottolineata la grande stima di Patti per il poeta francese del XIX secolo Arthur Rimbaud. Patti è stata nominata di recente recluta della Rock’n’Roll Hall of Fame – Classe 2007 assieme a R.E.M., Van Halen, The Ronettes e Grandmaster Flash and The Furious Five; la cerimonia di assegnazione del prestigioso riconoscimento si è svolta il 12 Marzo scorso al Waldorf-Astoria Hotel di New York. “ E’ un grande onore fare parte della Rock’n’Roll Hall of Fame” ha dichiarato Patti Smith. Mentre la sua visione di come “tre accordi rock uniti al potere delle parole” le hanno assicurato un posto nella storia del rock’n’roll, Patti si è guadagnata la reputazione di essere una tra più importanti interpreti della musica pop facendo proprie le canzoni di altri artisti e trasformandole attraverso le lenti delle sue interpretazioni. A cominciare dal suo primo singolo “Hey Joe” (tratta dal suo album Horses del 1974) che conteneva estrapolazioni di “Gloria” di Van Morrison o di “Land of 1.000 Dances” di Chris Kenner, passando per le live preformance di “You Light Up My Life” o “To My Generation” fino al suo ultimo album, Twelve, Patti Smith continua a dare nuova forma i classici della musica popolare trasformandoli in qualcosa di tipicamente personale.
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14/12/2005 13:23 - PATTI SMITH
L'Italia, per lei, è un luogo simbolico. La terra ...
PATTI SMITH L'Italia, per lei, è un luogo simbolico. La terra che l'ha salvata dalle peggiori tentazioni del rock'n'roll e che l'ha elevata come artista. Il paese che, nella seconda metà degli anni Settanta, l'ha votata per acclamazione sacerdotessa del nuovo rock. Quest'estate Patti Smith torna, e a più riprese. Ha già terminato le registrazione di un nuovo album che sarà nei negozi entro la fine dell'anno, e con la sua band, capitanata da Lenny Kaye e dal giovane compagno Oliver Ray, sta provando le canzoni del tour che la vedrà in scena il 17 luglio a Fano; il 18 a Pistoia; il 20 a Ferrara; il 21 a Roma e il 24 al Lago di Como. Anticipato da una sua presenza alla serata conclusiva di Fondamenta-Venezia (città di lettori - il 6 Giugno a Piazza San Marco - dove accompagnata dal solo Ray, ha tenuto un recital di parole e musica più in linea con la sua verve di poetessa che di rock'n'roll woman. Ha compiuto 52 anni il 31 Dicembre, ma la sua voce al telefono sembra più giovane, più felice di quella della "dark lady" condannata a una prematura vedovanza che avevamo incontrato mesi fa, dopo la scomparsa del marito-guru, l'ex MC5 Fred "Sonic" Smith, che la strappò alle scene rock proprio dopo il concerto fiorentino del '79 per trasformarla in una casalinga sui generis. "Forse è proprio così, sembra che io ringiovanisca e diventi più felice man mano che gli anni passano. E' il mio destino". Dopo oltre dieci anni trascorsi a Detroit con un uomo che l'ha pretesa in esclusiva, l'artista è tornata a vivere a New York, nel quartiere di Soho. "Come madre cerco di fare il mio dovere al meglio. Crescere dei figli è una benedizione ma è anche maledettamente difficile , assorbe la maggior parte del mio tempo, insieme allo studio. Mio figlio ha quasi 17 anni, mia figlia 12. Lui diventa un chitarrista sempre più bravo, come suo padre: lei è piena di interessi, di innamoramenti repentini. Le piace tutto, s'entusiasma ad ogni cosa. Ma sono ancora così giovani...". Dopo un periodo di tempo interminabile, l'anno scorso Patti Smith è tornata ad esibirsi al CBGB's, il piccolo, leggendario tempio del nuovo rock newyorkese, dove lei e Springsteen mossero i primi passi. "Il CBGB's è il CBGB's. Le emozioni sono le stesse di allora. Un posto buio, cavernoso, pieno di distorsioni sonore e di energia. Stranamente, incredibilmente è riuscito a conservare la sua peculiarità "new wave" intatta. La gente ci va perchè è sicura di trovarci lo stesso feeling di sempre. E per me è perfetto, perchè non sono una nostalgica. Non vivo di ricordi. Sono sempre alla ricerca di nuove emozioni nel presente. Proprio come quel piccolo palco che rinnova la sua leggenda cercando freneticamente di scoprire nuovi talenti. Non potrei più cantare una canzone se non avessi dentro una nuova energia, una nuova motivazione che mi spinge a farlo. Se dovessi esibirmi solo in nome dei bei tempi andati avrei già smesso da un pezzo. Oggi ho un'energia assolutamente diversa da quella del vecchio Patti Smith Group, e mi esibisco perché ho cose da dire, messaggi da portare alla gente". New York è tornata ad essere il teatro dei suoi deliri poetici, la culla dove prende forma la sua formidabile miscela di musica e poesia, versi che lei continua a declamare come se non fosse passato neanche un giomo da quando lo facevano Jack Kerouac e Laurence Ferlinghetti su un sottofondo di cool-jazz. Inforca gli occhiali, scuote i lunghi capelli sale e pepe e incomincia a sputare versi in un microfono, mentre Oliver Ray le arranca dietro con una chitarra che produce distorsioni alla Radio Ethiopia. "Adesso la città è diventata più ricca, le vecchie tane degli artisti sono state trasformate in ricche dimore o sono state occupate da negozi alla moda. Nonostante tutto, New York mi piace. Mi piace la sua architettura, mi piace che in ogni angolo ci sia un bar dove puoi bere una tazza di caffè. E i musicisti hanno adesso molte più opportunità di esprimersi che negli anni 70. Ci sono un sacco di club dove possono suonare. Forse la vita è più dura per i pittori, non certo per i musicisti. In America se uno cerca un posto che trasmetta una certa energia, stà a New York, non va certo a vivere a Newark o a Detroit". Lei non esce volentieri. Sta in casa ad accudire i ragazzi. I clamori del rock le arrivano da lontano, l'amico Michael Stipe, che le ha dedicato un libro fotografico, la invita ad uscire, o quando Oliver mette sul piatto un disco dei Nirvana. "No, non ho mai molta voglia di uscire. Il rock'n'roll, in fondo, non è mai stata la mia vocazione. Io sono cresciuta adorando Puccini, Verdi, la Callas. Sognavo di diventare una cantante lirica, ed ero enormemente frustrata perché col mio fisico gracile capivo che non sarei mai stata all'altezza. Oggi ascolto Beethoven e John Coltrane più che i cantanti della nuova scena".
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14/12/2005 13:23 - Patti Smith - Peace And Noise (Arista)
Fossimo vissuti in altri ...
Patti Smith - Peace And Noise (Arista) Fossimo vissuti in altri tempi ed avessi sentito dire che l'ultimo di Patti fa schifo, avrei avvicinato il marrano e, dopo averlo schiaffeggiato con un guanto, l'avrei apostrofato con uno stentoreo "Mi darà soddisfazione delle sue affermazioni, Signore" ed il giorno dopo, tra le nebbie mattutine della brughiera, con la brina che argenta la campagna di smeraldo, ci saremmo sfidati, i padrini caracollanti per il sonno, a colpi di bottigliate di Jack Daniels o boccali da pinta di Guinness (avrei fatto sceglier l'arma). Intanto, dei tre fatti dopo il primo abbandono delle scene è di certo il più bello, il più scarno ed onirico, quello che segna un ritorno alla secchezza rock dei Velvet e dei Fugs, al punkfolk dei poeti che fanno readin' sonici come Lei stessa fece a lungo, prima di incidere un solo solco. E poi ha delle canzoni di una bellezza straordinaria, dalla iniziale 'Waiting Underground' alla improvvisata ed allucinata 'Memento Mori', dalla conclusiva ballata di 'Last Call' (con Mr. Stipe) a... fate voi. Uno dei dischi dell'anno, altro che cazzi!
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14/12/2005 13:23 - PATTI SMITH BAND
Lanny Kaye (chitarra); Jay Dee Daugherty (batteria); Oliver ...
PATTI SMITH BAND Lanny Kaye (chitarra); Jay Dee Daugherty (batteria); Oliver Ray (chitarra); Tony Shanahan (basso). "Tre accordi rock fusi con la forza della parola". Non minimizzava Patti Smith quando definiva così Horses, l'album che nel 1975 la rivelava al mondo. Non erano parole gettate lì, per schermirsi o per liberarsi alla svelta di un giornalista. Anzi, oggi potrebbero essere proprio le stesse parole a sintetizzare la fortuna di un'artista che non è stata mai costretta a dividersi fra i suoi due grandi amori: il rock e la poesia. Perché ancora oggi Patti Smith è la poetessa del rock, un'artista che riesce ancora a rendere unico ogni nuovo concerto, un'appassionante miscela di rock, improvvisazione e veggente declamazione poetica. Con la sua nuova band, quella che Paffi ha messo insieme nel 1995 ritrovando gli amici dei primi album - il chitarrista Lenny Kaye e il batterista Jay Dee Daugherty - e incontrandone di nuovi - il chitarrista Oliver Ray e il bassista Ray Shanahan presenta per la prima volta in Italia dal vivo il suo ultimo disco Peace And Noise.
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14/12/2005 13:23 - PATTI SMITH Gung Ho
Nella Patti Smith del ritorno sono andati ...
PATTI SMITH Gung Ho Nella Patti Smith del ritorno sono andati a squarciarsi tutti i limiti che già la segnavano nel suo scintillante apparire '70. Come stimmate, la signora porta con sé una ridondanza poco gentile, un'ansietà spossante che allora, sgrassate dalla freschezza, potevano farsi motore. Ora a questa gente del '900 resta l'umanità, e se Pop e Reed possono ancora mettere a segno dei bei colpetti da figli di puttana quali sono, la Smith dà problemi. A pesare nei suoi ultimi dischi è soprattutto quell'alone di reducismo insopportabile, quell'autocompiacimento irritante che ritroviamo anche in Gung Ho. Perché se Lo And Beholden conosce raggi melodici Wave, se Boy Cried Wolf e New Party danno il meglio per non disfarsi, se Persuasion ha il testo scritto dal divino Frederick e ha quei cambi armonici, la melassa folk con violini e banjo di Libbie's Song è una cosa che fà la differenza, non avendo questo pezzo un secondo in cui lo sguardo si dirige altrove, si distacca, si incanta. Ecco, la Smith dei '70 era già fuori tempo ma era baciata dal gioco temporale, erà incantata. Nella title-track posta alla fine del disco dodici sono i minuti occupati jimmorrisonianamente per riportare a galla il Vietnam. Con testi irrifenbili. Insomma, la noia, se non hai la testa in un'idea conservatrice del passato, regna sovrana. Poetessa, forse il parco di Paolo Limiti?
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14/12/2005 13:23 - PATTI SMITH - Gung Ho (Arista/BMG)
Ero un cucciolo punk e ...
PATTI SMITH - Gung Ho (Arista/BMG) Ero un cucciolo punk e stavo con una giovane frikkettona al tempo della prima Patti; non eravamo d'accordo su quasi niente tranne che su di lei, che amavamo entrambi di un trasporto che andava al di là delle note, della voce e dei testi. Era carisma, signori, indubbiamente. Una cosa che ti fa innamorare anche fisicamente di una persona che, dati anatomici alla mano, non adoneggia. E che, stravedeva forse casualmente, Nostra Signora delle Pere, per Nannarella Magnani? Si era innamorata per caso, la Beata Antivergine, di uno come Pasolini? La vita è una collana dove ognuno ci infila le perle che preferisce. E non sarò, dunque, obiettivo per un cazzo, su 'Gung Ho', perché se anche avesse recitato l'elenco del telefono di Benevento, Patti, avrei trovato della magia anche lì. Da un punto di vista, diciamo così, squisitamente tecnico, il famoso concerto di Bologna (e suppongo anche quello di Firenze) fu anche un mezzo disastro ma - figa! - avreste dovuto esserci: l'esperienza più vicina all'estasi che abbia vissuto senza aiuti esterni! E allora il carisma, che per fortuna non si compra o si pompa per tv, fa la differenza tra gli dei e i quacquaracquà. Così, misurare il second coming della Sacerdotessa dei Rejetti col metro dei quattro magici album della giovinezza è un po' come notare che la Loren non è più la stessa bella scopata di trent'anni fa. Onnisuà... Piuttosto, quando il lettore cd parte e le casse profondono le prime note di 'One Voice', sembra di sentire i Monochrome Set del vecchio Bid (ma com'è che nessuno ci ha fatto caso?). 'Gung Ho' e le dediche appassionate ad Ho Chi Min (dunque) ed a suo padre Grant Smith, arruolato durante la II guerra mondiale (quasi certamente colui che è ritratto sulla copertina dell'album): pensieri della maturità, quando i gap generazionali si stemperano e gli affetti ritornano ma anche sentito schierarsi con chi ha scelto di sacrificare l'io per il proprio popolo. C'è una Patti meno cantante, in questo album, e meno punky, ma le parole tagliano ancora. Come un vecchio rasoio smarrato dà ancora le peste a qualsiasi bilama sulla faccia della terra. Ha diviso i pareri, 'GH', ed ho visto dar picche pure gente di cui ho stima (tuttora, obv.) e forse il problema è che, in questa specie di orgia sonora, di fast food recensorio, di questi stereo (e vite) a catena di montaggio a cui siamo 'costretti', non si ha più, come invece era ieri, il tempo di sfogliare lentamente ogni singolo disco. Avrò ascoltato il 'White Album' tre milioni di volte, ho ascoltato milioni di nuovi dischi, anche bellissimi, tre volte. 'GH' è denso, è immediato e riconoscibile ma non così immediato: va sciolto lento come un tocco di ciocco e sbrindellato pian piano tra i muscoli del cuore. 'GH' reca il dolore di una scia di ricordi di trapassati lunga ormai come la fila allo stadio (Mapplethorpe, il marito Fred, Ivan Kral) e reca il vigore di chi col passato nel cuore tiene il presente al suo fianco (anche fisicamente: il giovane Oliver Ray è lì) guardando al futuro, ed indicandone la strada. I grandi visionari (e Patti è fra loro), i missionari nolenti, i predicatori laici hanno la follia che corre lungo la linea secca e profonda del destino della propria mano e credono più alla purificazione attraverso il fuoco che all'acqua santa. E la salvezza non è un piatto del buon ricordo. Ma finire all'inferno tra la sei corde di Tom Verlaine e quella di Lenny Kaye non dovrebbe essere il peggiore dei pianeti. Avanti allora, salvificatrice delle pregne incinta; avanti, incensatrice delle righe superiori, avanti fanatica della stretta di Cleopatra, avanti Giovanna D'Arco dei mitili ignobili, se ti giri vedrai ancora una nutrita schiatta di fedeli. Perché il mondo finirà il giorno che l'ultimo coglione smetterà di chiamarti Patty...
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14/12/2005 13:23 - PATTI SMITH "LAND (1975-2002)"
27 anni di sodalizio con l'Arista Records, ...
PATTI SMITH "LAND (1975-2002)" 27 anni di sodalizio con l'Arista Records, uno dei "matrimoni" professionali più longevi e di grande successo di sempre. Patti Smith celebra oltre un quarto di secolo in musica, con una straordinaria raccolta di canzoni che spaziano in epoche distanti tra loro, ma linkate da un comune denominatore: il marchio di fabbrica inconfondibile del rock di Patti. Tra le chicche di questa straordinaria raccolta, che contiene 30 brani, troviamo "When Doves Cry", remake inaspettato del celebre successo di Prince and The Revolution. Una rivisitazione originale e molto, molto personale. Paolo Maiorino - Head of Promotion - Ricordi PATTI SMITH: TIMELINE DELLA SUA CARRIERA Nasce a Chicago, Illinois nel 1946. Studia alla Glassboro State Teachers, nel sud del New Jersey, prima di stabilirsi a New York nel 1967 per perseguire la sua carriera. Poco dopo, incontra e inizia una collaborazione con Robert Mapplethorpe – lui impegnato nella fotografia, lei nella poesia e nella musica. La prima esibizione in pubblico di Patti, è del 1971 nella chiesa di St. Mark a New York, accompagnata da Lenny Kaye alla chitarra (l’ultima traccia del CD 2 di Land 1975-2002 è la declamazione di un suo componimento poetico, proveniente dalle celebrazioni in quella chiesa del New Years Day 2002 – la poesia si riferisce a quella sua prima apparizione). Nell’aprile del 1971 scrive con Sam Shepard (vincitore di numerosi riconoscimenti) e interpreta la pièce "Cowboy Mouth". Patti e Lenny Kaye continuano ad esibirsi in giro per New York City e nel 1974 si unisce a loro il tastierista Richard Sohl (al quale il nuovo album di Patti è dedicato). Nel 1974, i tre pubblicano un singolo per il circuito indipendente: “Hey Joe/Piss Factory” con Tom Verlaine alla chitarra. Quella canzone diventa una delle più ricercate dai collezionisti (tiratura di sole 1.500 copie). Nel nuovo album, questo pezzo è rintracciabile all’inizio del CD2. Insieme con il gruppo dei Television, il trio inizia il lancio della scena punk newyorchese presso il club CBGB. Queste loro performance influenzano direttamente gruppi come The Ramones e Talking Heads. Nel 1975, Patti Smith firma con l’Arista Records. Lo stesso anno, il Patti Smith Group pubblica l’album destinato a creare il marchio di fabbrica del gruppo: Horses. Prodotto da John Cale, Horses include i singoli "Gloria" e "Redondo Beach" e, in copertina, le foto di Robert Mapplethorpe. Esce Radio Ethiopia (1976) e, in seguito, l’ormai classico Easter (1978). Quest’ultimo, prodotto Jimmy Iovine (alla sua prima esperienza come produttore), include il singolo da Top 20, "Because the Night" scritta con Bruce Springsteen. Nell’album inoltre, sono presenti le canzoni destinate a diventare le più famose dell’era punk rock anni ’70. The Patti Smith group pubblica Wave nel 1978 (prodotto da Todd Rundgren), con all’interno l’hit "Dancing Barefoot" e la cover dei Byrds "So You Want to Be (A Rock 'N' Roll Star). Nel 1980, Patti si ritira dalla scena musicale per formare una famiglia, sposando il chitarrista degli MC5, Fred "Sonic" Smith e si trasferisce a Detroit. Nascono due figli dall’unione con Smith. Il 1988 è segnato da tragedie e trionfi. Patti torna alla musica con l’album Dream Of Life, acclamatissimo dalla critica e prodotto da Jimmy Iovine e Fred "Sonic" Smith. Nell’album è contenuta la canzone-inno "People Have the Power". A funestare questo bel periodo, arrivano le improvvise morti dell’amico Robert Mapplethorpe (autore delle foto di copertina per Dream of Life) e del tastierista Richard Sohl. Nel 1994 muore il marito, Fred "Sonic" Smith. Nel 1995, Patti pubblica Gone Again e parte in tour con Bob Dylan. Il 1997 vede la nascita di una nuova band, un mix tra vecchi componenti del Patti Smith Group (Lenny Kaye – chitarra e Jay Dee Daugherty – batteria) e nuovi musicisti, come Oliver Ray (chitarra) e Tony Shanahan (basso). Il gruppo registra e pubblica l’album Peace and Noise nel 1998. L’album Gung Ho esce nel 2000 (produttore Gil Norton), con la canzone "Glitter In Their Eyes", nominata ai Grammy Awards. Patti è l’autrice di Witt, Babel, Wool Gathering, The Coral Sea e Complete (un catalogo comprendente testi, foto, illustrazioni, riflessioni, creazioni artistiche). Patti espone i suoi disegni e dipinti alla Robert Miller Gallery di New York, The Photographic Resource Center alla Boston University, il museo Eki di Tokyo, la Galerie Baudoin Lebon di Paris e al Museum of Modern Art di New York. Relatore nel 1999 presso i musei Whitney e Guggenheim e nel Novembre 2000, Patti partecipa - con una sua performance (al fianco di Oliver Ray) - al lancio dell’esposizione di William Blake alla Tate Gallery di Londra, e collabora al programma di Blake del Giugno 2001, al Metropolitan Museum of Art di New York. Marzo 2002 – un doppio CD che racconta la sua storia. Il disco 1 include oltre 70 minuti di musica (la preferita dai suoi fans, i quali lo hanno espresso chiaramente attraverso oltre 10.000 voti) e il disco 2 con materiale inedito e assolute rarità, come demo e registrazioni live. Il packaging è provvisto di un booklet di 36 pagine con foto rare, testi originali, disegni, annotazioni e poesie. Nel corso del 2002, Patti esporrà i suoi disegni al Warhol Museum di Pittsburgh, Pennsylvania. Patti è fortemente impegnata sul fronte sociale: supporter dell’associazione Ralph Nader e del partito dei Verdi, ma anche un’assidua protagonista nelle associazioni per i diritti umani. Inoltre, sta ultimando la stesura di un libro per l’Harper-Collins che parla delle sue esperienze d’artista e della sua amicizia con il defunto fotografo Robert Mapplethorpe.
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14/12/2005 13:23 - PATTI SMITH – Land (1975-2002) (Arista/BMG)
Raramente mi guardo indietro ...
PATTI SMITH – Land (1975-2002) (Arista/BMG) Raramente mi guardo indietro con nostalgia (questo non significa, ovviamente, non parlare affatto del passato ma solo farlo in modo desoapoperizzato). Una volta aperto però il meraviglioso booklet, la foto - la stessa che comparve sul retrocopertina di Horses - e la dedica alla memoria di Richard Sohl, mi hanno bloccato. Con quella faccia d’angelo e i riccioli biondi è sempre sembrato più un personaggio da buono di telefilm come Fame che il musicista di una band come quella di Patti Smith. Andato due anni fa. Il tempo che scorre e ti spinge ogni giorno di un filo d’erba verso la sponda dei reduci. Cominci ad avere una fetta consistente, per un’età in cui tutto sommato la morte è lontana, di amici andati. Qualche malattia puttana, qualche accelerata sconsiderata, qualche buco di troppo, qualche corda al collo. Amici che non ritorneranno mai più, che non si potranno più prendere in giro, abbracciare, a cui non si potrà più passare la bottiglia o chiedere/dare soldi in prestito. Vita di merda. Questo disco lo sento come dedicato, attraverso Richard Sohl, a tutti loro, ai passed away della nostra generazione di fratelli minori di Patti & Co. Primo consuntivo dopo 27 anni anni per Nostra Signora dell’Eternità, una carriera con un enorme buco nero sonoro in mezzo in cui la cantante si è dedicata alla famiglia (in questo è stata simile a Debbie Harry, che abbandonò l’attività musicale per stare vicina al suo compagno, l’altro Blondie Chris Stein, colpito da una lunga e seria malattia), salvo tornare quando il richiamo della foresta si era fatto troppo acuto e straziante anche per lei. Ma forse si sente pure il bisogno di staccare la spina quando in pochi anni si riesce a dare/ricevere molto in fatto di rapporti umani con gente come Allen Lanier dei Blue Oyster Cult, Bobby Neuwirth, Robert Mapplethorpe, Johnny Winter, Sam Shepard, William Burroughs, New York Dolls, Tom Verlaine, John Cale, Bruce Springsteen, Fred ‘Sonic’ Smith che divenne poi suo marito e, naturalmente, Lenny Kaye e gli altri ragazzi della band. Nostra Signora dei Versi è stata l’anello darwiniano tra il vecchio rock ed il nuovo, ha saputo mescolare come pochi le tematiche pacifiste, l’amore per l’arte e la letteratura delle generazioni precedenti con la furia iconoclasta del punk, senza mai appartenere a nessun’altro che a se stessa. Come Messner, che sulla cima delle vette conquistate non mette bandiere ma il suo fazzoletto, così Nostra Signora della Voce ama la contaminazione totale, da Charles Baudelaire a Papa Albino Luciani, ma mantiene sempre una sua verginità intellettuale, un suo fazzoletto artistico distinguibilissimo già dopo un accordo. D’altronde, non è che John Cale si metta a produrre l’esordio del primo Bon Jovi che passi per lo studio di registrazione... Dunque Nostra Signora dell’Arte ha fatto scegliere ai suoi fans la scaletta che meglio avrebbe potuto rappresentarla, sicura che avrebbero scelto bene (e comunque, caso mai, il problema sarebbe stato di sovrabbondanza). Così è stato. Oddio, si potrebbe recriminare per l’esclusione di Till Victory o della selvaggia Space Monkey e soprattutto delle meravigliose cover della ‘hendrixiana’/tradizionale Hey Joe e della byrdsiana So You Want To Be (A Rock’n’Roll Star), della torrida Radio Ethiopia come di Ask The Angel, un po’ vecchiotta a dire il vero come costruzione o della fraterna Kimberly ma avremo da spaccarci i maroni non poco tra qualche settimana con Baggio sì Baggio no, che rinuncio alla polemica da subito. E’ anche vero che le canzoni di Nostra Signora dell’Interpetazione sono anzitutto la sua voce, il modo in cui l’ha sempre modulata, torturata, esaltata. Da farti venire nei calzoni anche se solo ti legge l’Onda Verde, per capirsi. E questo lo si avverte benissimo nei demo e nei brani live inseriti nel secondo disco, dove Nostra Signora dei Ricordi ha raccolto 13 chicche per premiare i suoi famelici fans (anche qui, una rarità come la leggerina 5-4-3-2 Wave! non ci sarebbe stata male... ok, ok, sono un lamentone, lo so...). Provvidenziale il recupero di Piss Factory con una Patti recitante e Lenny Kaye e Richard Sohl stratosferici per intesa con lo spoken smithiano, uscita come retro del primo singolo Hey Joe e grande la versione live di 25th Floor, tanto per citare qualcosa. Ma sarebbe da dire anche di una Boy Cried Wolf catturata live a Parigi da fare accapponare la pelle o di Redondo Beach e Distant Fingers scarnificate fino all’osso, anzi, all’anima da Nostra Signora del Sentimento che le sovrasta con la sua voce in modo abnorme (pensate, ad esempio, a che cosa sarebbe la simpatica leggerezza di Redondo Beach cantata da qualsiasi altra!). Da segnalare infine la cover di When Doves Cry dell’Artista una volta noto come Pasquà... sorry, Prince, bella e sofferta (anche se preferisco l’originale). Land è, a conti fatti, una raccolta che rasenta la perfezione e che viene spacciata a prezzo contenuto. Fate tacere i masterizzatori per una volta. Il booklet da solo ne vale pena.
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14/12/2005 13:23 - Patti Smith - Trampin' (***) Nell'ottobre del 2002, il giorno ...
Patti Smith - Trampin' (***) Nell'ottobre del 2002, il giorno del 148mo compleanno di Rimbaud (ipse dixit), Patti Smith firmò per la Columbia Records dopo quasi trent'anni con la Arista. Oggi inaugura quel contratto con un album più che dignitoso, ricco dei suoi umori: un rock vibrante e intenso, lampi di William Blake, il pacifismo di Gandhi, la passione civile che ieri la faceva fremere per il Vietnam e oggi la porta a urlare no alla Seconda Guerra del Golfo. Trampin' (il titolo viene da un gospel della contralto americana Marian Anderson) non vale le grandi opere degli anni Settanta e forse neanche i trascurati album della seconda e terza vita, tipo Dream Of Life o Gone Again Ha però più forza del precedente Gung Ho, l'unica vera falla della discografia, e accenti autentici. Colpisce il clima: non alte lingue di fuoco ma solo occasionali vampate, in uno scenario di vago mistero, di inquieta attesa. Con la sua voce smerigliata che il tempo non ha gustato, Patti disegna una smaniosa quiete prima della tempesta, con intensi colori «mescolando terra e cielo». Lenny Kaye lo ha definito «un album di canzoni dolci, canzoni hard rock e quelli che noi chiamiamo ‘feels', pezzi dove sfugge la distinzione tra il ritornello e le altre parti». Nel repertorio spiccano la dolce Cartwheels, l'improvvisazione in studio di Radio Baghdad e la title track, dove fa un cameo la figlia Jesse al pianoforte. La band è quella degli ultimi album, dal 1996, con Lenny Kaye e Jay Dee Daugherty (veterani della Prima Guerra d'Indipendenza), Tony Shanahan e Oliver Ray - bravi, affiatati e convinti, probabilmente a ragione, di «saper suonare ogni genere di musica, dalle Shirelles a John Coltrane».- SUONANO: Milano 27 giugno Teatro Dal Verme nell'ambito de La Milanesiana Udine concerto 28 giugno Reading e apertura mostra "Land 250" 29 giugno Castello di Udine Modena 30 giugno Music Village Foro Boario, Parco Novi Sad Pavarotti International La Spezia 1 luglio Reading e apertura mostra "Land 250" presso Museo d'arte contemporanea Camec Concerto presso Giardini Parco Allende Arbatax (NU) 2 luglio piazzale Rocce Rosse Cosenza 5 luglio Piazza XV Marzo nell'ambito della Festa delle Invasioni Chieti 6 luglio Anfiteatro La Civitelle - Agenzia: Delta Concerti - INFO: Barley Arts Promotions - 02/76113055 - Corso Plebisciti 3 - 20129 Milano info@barleyarts.com www.barleyarts.com




















































































































