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Gli WIRE di Colin Newman danno alle stampe il tredicesimo album ‘WIRE', a testimonianza della loro eterna giovinezza, pubblicato dalla label personale della band, la Pink Flag records. Della band fanno parte sempre Colin Newman, Graham Lewis e Robert ‘Gotobed’ Grey, oltre al nuovo chitarrista Matt Simms, che ha registrato gli ultimi due dischi della band dopo essere entrato in pianta stabile nel 2011. Il disco è pieno di melodie pop, pesantemente influenzate dal sixties sound ma pur sempre trasversali. Assieme ai classici ritmi motorici sono identificabili i tratti salienti del loro vocabolario, anche se con una rinnovata freschezza di fondo. Le tracce base sono state registrate presso i Rockfield Studios di Monmouth, con le sovraincisioni perfezionate al Brighton Electric lo scorso dicembre, a seguito del festival organizzato dalla stessa band a Brighton: DRILL (proprio come l’album pubblicato per Mute nel 1991). Dopo il successo di 'Object 47', 'Red Barked Tree' e delle ultime produzioni gli WIRE hanno vissuto una seconda giovinezza, e sono ormai considerati tra i precursori di un certo suono indipendente e influenza fondamentale per band europee ed americane. Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta Colin Newman e soci riscrissero le regole del punk diventando i protagonisti del nuovo suono inglese. Secondo molti giornalisti del periodo fu grazie a loro e alla trilogia su Harvest records (celebre label inglese per cui alla fine degli anni sessanta pubblicò i primi lavori di Pink Floyd e Deep Purple, e per cui nel triennio 1977-78-79 uscirono i mitici 'Pink Flag', 'Chairs Missing' e '154' degli Wire) che si iniziò a parlare di post punk e art punk. Gli Wire in Italia a Luglio 2008 sono stati protagonisti di un bellissimo concerto al Traffic Festival di Torino come special guest dei Sex Pistols, e di un tour di quattro date sold out a Febbraio del 2009. La discografia degli Wire è smisurata, oltre cinquanta uscite tra full lenght, live, bootleg series ed Ep, e la loro fama intoccabile. Sono una band che non ha mai fatto passo falsi, e deciso di non seguire il punk massificatto di Clash e Sex Pistols, per creare una propia via. Londra, 1977: con l’abrasività cerebrale di “Pink Flag”, gli Wire sono i Talking Heads inglesi e “il punk è arte” sparata in 35 minuti d’eleganza al fulmicotone. L’anno dopo, in “Chairs Missing“, collegano i sintetizzatori al distorsore e la stampa li chiama Punk Floyd: in realtà, sfoggiano geniali allucinazioni minimaliste con Brian Eno nel ruolo di pusher producer. Nel ’79 esce “154”, manuale per l’esame “fondamenti di post-punk”: nervoso, oscuro e sperimentale, è il picco d’alta tensione che fa sciogliere il gruppo. Per 20 anni gli Wire si prendono e si lasciano fino all’esplosione (live) del cyber-punk di 'Send'. Nel 2013 si arriva a 'Change Becomes Us' e gli Wire ci fanno tornare la voglia di mettere due dita nella presa elettrica ed infine 2015 ‘Wire’ con nuove composizioni di catartica energia. Info WIRE: www.facebook.com/WIRE.pinkflag www.pinkflag.com

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