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THE SOFT PACK

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L'estate è finita ma qualcuno si è scordato di dirlo ai The Soft Pack (Matt Lamkin , Matty McLoughlin, David Lantzman e Brian Hill) che la spiaggia continuano imperterriti a frequentarla anche fuori stagione. Golfino autunnale mollemente adagiato sulle spalle, in “Strapped” inanellano una lunga serie di canzoni da occhiali da sole e bicchiere ghiacciato in mano. Camminano tranquilli nel solco tracciato da band come Real Estate, Yuck e Braid, con in più un pizzico della spensieratezza che ha reso famosi i Best Coast (anche loro della scuderia Mexican Summer, e non è un caso). Sarà che sono californiani ma quel suono nervoso, ammiccante come l'occhiolino fatto a una bella ragazza mentre si esibiscono sul palco, per loro sembra essere quasi una seconda pelle. Lo dimostrano le chitarre di “Saratoga”, a cui manca solo una spolverata di crema solare e la tavola da surf per uscire a far conquiste, e l'urgenza da sigaretta multipla di “Chinatown”. Non hanno nessuna intenzione di fare miracoli, i Soft Pack: ordinaria amministrazione senza sforzi né magie in molti pezzi, concedendosi ogni tanto un aperitivo e qualche lusso da big band (i fiati che accompagnano la chiusura di “Tallboy” ad esempio, e rispuntano inaspettati qua e là). I problemi cominciano quando questi quattro gentleman di San Diego, emigrati a Los Angeles, provano a mollare gli ormeggi lanciandosi in spericolate e pericolose sperimentazioni (la lunga jam in “Captain Ace” attaccata quasi a forza, quel pastiche new wave che è “Bobby Brown, la strumentale “Oxford Avenue”) che non sono nelle loro corde e si sente. Si distraggono da quello che sanno fare meglio, Lamkin e soci, e anche quando si cimentano con il recupero degli anni ottanta di “Head On Ice” e i settanta di “Bound To Fall” o cercano di rallentare il ritmo scrivendo una ballata (“Everything I Know”) i risultati non sono certo eccelsi. Il rock senza pretese di “Second Look” e le catchy “Ray's Mistake” (più riuscita) e “They Say” (molto meno) non bastano a salvare le sorti della partita. Disco che fatica a convincere, insomma. Tante idee, ma troppo confuse. Non c'è nessuna hit assassina che faccia gridare al miracolo in “Strapped”, una di quelle che da sola risolleva le sorti di un album magari all'ultimo minuto, come un home run nel baseball. L'immediatezza e i riff vincenti del 2009 purtroppo sono solo un ricordo. Coraggiosi a cercare di cambiare direzione i Soft Pack ma stavolta si sono persi per strada, incappando in un mezzo passo falso che non li fa andare oltre una risicata sufficienza. www.facebook.com/thesoftpack

THE SOFT PACK è presentato in Italia da BPM CONCERTI

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