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R.U.N.I.

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Ci sono musicisti in circolazione per i quali non si può adottare un criterio di valutazione normale. Vabbè che la musica è musica, ma se uno conserva anche un frammento di “etica groove dentro” si presume di aver maturato uno specifico senso estetico, che sappia giostrarsi tra il buono e il meglio della musica che satellita intorno, che abbia un colpo d’orecchio sul chi e come prendere in considerazione. Detto questo, non me ne vogliano, figuriamoci se i Runi si possano prendere sul serio da un’ottica musicale, io che non considero nemmeno tali Elio e le storie tese e soci. Questo non perché sintomo di una visuale stretta, miope, alla Catone, ma perché ritengo che “suonare” sia ben altra cosa, trasmettere “vibrations” un altro paio di maniche. Salvaguardando le integerrime capacità strumentali della band, e qualche sparuto spiraglio con debiti e leasing verso il pianeta Zappiano, non capisco il perché di tanta energia a perdere sciupata in queste sette takes quando la band milanese ha tutta la muscolosità per crearsi un “suono a parte” senza scadere in pseudo avanguardie e cacofonismi che lasciano il tempo che trovano.Il più delle volte a noi che scriviamo di musica e di musicisti, ci tocca tirare fuori una certa critica che può sembrare cruda, ruvida, senza pietà, ma non è mai così, tutt’altro: è solo un rimbrotto “da fratelli maggiori” a far meglio e bene, che andare oltre si può, che una certa strada storta intrapresa (sempre che lo si voglia) può essere raddrizzata. “Fula Fula Fular”, secondo il mio modesto parere, è uno di quei lavori che si possono appellare come “incidenti di percorso”, una mera prova di suoni e liriche, un soundcheck da ottimizzare per il vero album che verrà e che sono certo farà esplodere la concupiscenza e l’astrattismo “troppo” senza indirizzo dei Runi in un lavoro discografico ben sopra le righe, dove il semplice bailamme, un certo fancazzismo trasmissivo e una piricità umida senza innesco, possano essere e rimanere solo brutti ricordi. Il grande Demetrio Stratos degli Area decantava: è il bel suono che fa rumore, tutto il resto è solo melodico rumore molesto. E Stratos non era solo un musicista, ma il Maestro del rumore poetico. www.runi.it www.myspace.com/runimusic

R.U.N.I. è presentato in Italia da Musica per Organi Caldi

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