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Once More 'round The Sun Una copertina da guardare con gli occhiali da sole. Una copertina colorata e psychedelica, ma anche mostruosa e truculenta, con quel mostro verde e arancione che sembra uno dei quadri verdurai dell'Arcimboldo in salsa Seventies. Cosa ci sarà dunque dietro a Once More around the Sun, nuovo disco dei Mastodon? Una virata verso il psychoprog più schizzato e pinkfloydiano? O forse una inaspettabile virata verso il technical grincore, con soluzioni prossime ai The Locust o agli Anaal Nathrakh? A due mesi di distanza dall'album, sappiamo tutti che non ci sia nulla di simile. Eppure, in questo ennesimo giro attorno al sole la band di Atlanta è comunque riuscita a riservare sorprese, sebbene non si possa parlare di shock totali come ai tempi di Crack the Skye. La nuova prova di Sanders è soci infatti procede sulla strada della semplificazione, quella indicata nel precedente The Hunter, tre anni or sono. Basta un colpo d'occhio alla track list. Ben undici canzoni in scaletta, e dal minutaggio ridotto. All'ascolto poi, i pezzi sono tutti di facile memorizzazione, con una band che ha raffinato ulteriormente le proprie capacità di scrittura, dando vita ad un sound ancora una volta diverso da quanto sentito in precedenza, più leggero, più diretto, ancora una volta un ibrido tra metal moderno, radici settantiane ed un vago retrogusto indie che negli anni si è fatto più marcato. Ciò che colpisce sin dall'inizio è il groove, il ritmo incalzante che si respira nelle canzoni di apertura, una vera martellata nei denti. A cominciare da Tread Lightly, con le sue frustate di chitarra ed il suo ritornello pieno di pathos, Once More around the Sun non lascia scampo all'ascoltatore, con ritmiche sostenute ma mai furibonde. The Motherload continua sullo stesso livello, alza i toni e regala un ritornello killer che testimonia come i nostri siano ulteriormente migliorati dal punto di vista delle clean vocals (dall'altro lato, quelle ruvide non sono pervenute), il singolo apripista High Road sembra quasi un pezzo hard rock per certi suoi riff. Quindi ai nostri è bastato rendersi più leggeri, meno core e meno psycho? Sarebbe bello, ma troppo semplice. La conclusiva Diamond in the Witch House è uno dei pezzi più malati che Hinds e soci ci abbiano dato, ma oltre a questo è impossibile non citare due pezzi come Ember City e Halloween, due pezzi in cui gli anni settanta si rifanno ben vivi, due pezzi che contrappongono (senza mischiare, si badi) durezza e liquida emozione, con strofe tenute in piedi da riff titanici pronti a trasformarsi, e nessun sa come, in ritornelli acidi, e sognanti. Fino ad arrivare ad Asleep in the deep vero vertice e spartiacque del disco (è la sesta traccia). Sei minuti di trip tra le pieghe del prog più suggestivo ed emozionante, un pezzo che non teme confronti con il grande passato della band (da Sleeping Giant a The Czar). La cosa davvero stupefacente dunque è che Once More around the Sun, al di là della innegabile semplificazione per quanto riguarda la forma delle song, risulta comunque essere, senza troppi giri di parole, il disco più vario e stratificato degli statunitensi. Indiscutibilmente il disco con più influenze, pure queste sono amalgamante con una maestria ed una naturalezza davvero disarmante, sicché servono diversi ascolti per estrarle una ad una, ed ogni nuovo ascolto si fa latore di nuove sfumature. Volessimo analizzare i singoli dettagli, la recensione supererebbe quaranta pagine. Da questo punto di vista la cover di cui in apertura si adatta perfettamente al contenuto. Un'immagine semplice solo in apparenza, ma alla quale contribuisce una infinità di tinte e di linee. Alla faccia della commercializzazione i Mastodon sono il classico esempio di una band che, pur rendendo la propria proposta più accessibile, continua a produrre musica di grande livello. Se ne era già discusso abbondantemente ai tempi di The Hunter, che pure a confronto di questo pare un disco un po' più duro e difficile. Poco importa, i giri attorno al sole aumentano ma il Mastodonte non se ne preoccupa. Cresce, non invecchia. Non perde il suo vigore né la sua lucidità mentale. E se da un lato è vero che i quattro avranno difficoltà a migliorare una proposta di una qualità già strepitosa, con questo disco si proiettano sempre più verso il grande pubblico. Salto di qualità ormai difficile, ma salto di pubblico sempre più probabile per uno dei gruppi di riferimento del panorama metal moderno. Per nostra fortuna e non solo. www.mastodonrocks.com

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