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KING'S X

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Ci sono gruppi che dopo quindici album, continuano a sorprendere per la loro freschezza compositiva e puntualmente vengono ignorati. I King's X sono uno di questi, ma guarda caso continuano ad essere relegati a gruppo di culto senza che sia data loro la possibilità di fare il grande salto nel mainstream musicale. A noi fans, dire il vero, questo non dispiace, anzi, in questo modo senti il gruppo ancora piu' "tuo". Quello che dispiace è vedere bands inferiori avere successo e chiedendoti il perchè di tutto ciò alzi le spalle e rispondi con un chissenefrega "io continuo ad ascoltarli e ciò mi basta e avanza". Si', perchè volete dirmi che una canzone come "Repeating Myself", qui contenuta, se passata con ripetizione su MTV o in radio non potrebbe fare stragi? Dopo questa introduzione, che potete anche saltare, voglio parlare di questo album, uscito quest'anno e che porta la band texana all'importante traguardo del quindicesimo album della carriera. Traguardo prestigioso contando che la formazione e' rimasta immutata dal lontano 1988, anno di uscita del loro primo album "Out of the silent planet". Ai King's X va il merito di non aver mai sbagliato un colpo in carriera, facendo uscire dischi sempre diversi tra loro ma sempre al di sopra della sufficenza senza cadute di tono e di classe. Passando dall'hard al progressive degli esordi, al grunge degli anni novanta, alla psichedelia di album come "Ear Candy " del 1996 o "Please come home... Mr. Bulbous" del 2000 fino ad arrivare alla semplicità rock degli ultimi due lavori "Ogre Tones" del 2005 e questo "XV". Non laciatevi trarre in inganno dalla cupa copertina, "XV" è quanto di più fresco e popeggiante (passatemi il termine) che Pinnick, Tabor e Gaskill abbiano prodotto in carriera. Le caratteristiche del gruppo sono accentuate al massimo, cosicchè i classici chorus e melodie beatlesiane si sposano alla perfezione con le chitarre pesanti e hard del mai troppo lodato Ty Tabor. La prestazione vocale di Doug Pinnick (un quasi sessantenne che darebbe filo da torcere a qualsiasi ventenne sulla piazza sia fisicamente che vocalmente), è come al solito da manuale. Dall'hard moderno dell'iniziale "Pray", alla perfetta combinazione melodia-riff thrash di "Rocket Ship", all'acustica "Julie" che sembra ricordare Tom Petty, alla bluesy Free fino alla conclusiva "Go Tell Somebody" che sembra ricongiungersi con i loro primi lavori chiudendo così il cerchio e un disco pressochè perfetto. Aggiungeteci due bonus tracks come "Love and Rockets" e il grezzo blues di "No lie". Sicuramente, pur potendolo essere, non sarà il disco che cambierà la loro carriera. I King's X continueranno a suonare live per i pochi eletti che andranno a vederli, ve lo consiglio (dovrebbero passare finalmente in Italia, nei primi mesi del 2009) e continueranno a fare uscire dischi come questo, per me, disco hard rock dell'anno e lasceranno le prime pagine ai mostri sacri del movimento che con dischi scialbi e di mestiere vendono milioni di dischi... e quest'anno ne sono usciti in grande quantità... www.kingsxrocks.com www.myspace.com/kingsx

KING'S X è presentato in Italia da LIVE NATION

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