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Duo di Seattle formato dai coniugi Anne Tong e Bryce Barsten, i Chinese American Bear trasformano l’indie pop in una festa affettuosa e straniante, dove melodie luminose, synth frizzanti e cori zuccherini convivono con un’estetica volutamente giocosa e iper colorata. Il loro suono è un brodo pop che rimescola suggestioni psichedeliche, con un gusto per l’assurdo e la meraviglia infantile, ma sotto la superficie scintillante c’è una trama identitaria precisa: lingua, memoria, diaspora, appartenenza. La voce di Anne (anche in cinese, con una tenerezza disarmante) porta dentro le canzoni un immaginario fatto di cibo come gesto d’amore e di piccole epifanie quotidiane che diventano rappresentazione, calore, riconoscimento. Dal vivo la loro energia è contagiosa e teatrale, una promessa di leggerezza seria, quella che consola, che unisce, che fa sentire casa.
Quintetto londinese in piena ascesa, i Dog Race costruiscono un suono scuro e cerimoniale, dove l’urgenza post-punk si veste di cori barocchi e immagini da febbre notturna. Le loro canzoni sembrano riti freddi, con armonie spettrali, tensione crescente, una scrittura che evoca simboli e dinamiche quasi cult, con un gusto per il perturbante che non è posa ma atmosfera reale.
Nei loro nuovi pezzi, più cupi e affilati, si sente una band che sta trovando una voce sempre più distintiva, elegante e inquieta, melodica e minacciosa, capace di essere contemporaneamente club e cattedrale. Un progetto perfetto per chi ama quando la forma pop si incrina e lascia passare un’ombra, e quando un live non è solo concerto, ma ipnosi collettiva.
Tra le presenze più autorevoli del post-punk britannico contemporaneo, i Dry Cleaning - Florence Shaw, Tom Dowse, Nick Buxton, Lewis Maynard - hanno fatto della tensione tra parola e suono una firma inconfondibile. Chitarre asciutte, groove obliqui, improvvise aperture melodiche e sopra, la voce di Shaw, spoken-word calibrato che non canta per compiacere, ma incide, annota e svela.
Con Secret Love, terzo album prodotto da Cate Le Bon (anche lei in lineup per la prossima edizione di Ypsigrock) e pubblicato lo scorso gennaio, la band porta a maturazione l’alchimia che li ha resi un riferimento della scena attuale. Una musica che sa essere avanguardia e immediatezza, sarcasmo e vulnerabilità. È rock d’autore del presente, nervoso, lucidissimo e pieno di dettagli. I Dry Cleaning sono la prova che si può essere taglienti senza perdere emotività e che la modernità può ancora suonare necessaria.
Dalla scena indie di Chicago arriva per la prima volta in Italia una band che mette in collisione grande emozione e grande suono. I Friko scrivono canzoni che sembrano lettere strappate e ricomposte, attraversate da una teatralità naturale e da un senso di movimento continuo. Dopo l’acclamatissimo esordio Where we go from here, Where we've been, nel loro nuovo capitolo discografico Something Worth Waiting For, il gruppo spinge ancora più in là il raggio d’azione con noise-rock, slanci avant-classical, ballate sinfoniche che si aprono senza mai perdere urgenza.
È musica che parla di transito, solitudine e connessione, ma lo fa con una fisicità quasi cinematografica, con crescendo che mordono, melodie che si spezzano e poi tornano, una scrittura che alterna fragilità e detonazione. I Friko sono quel punto raro in cui l’indie diventa epico senza essere retorico, e il sentimento diventa rumore senza diventare caos.
Quartetto di Brighton dall’organico inusuale e magnetico, The New Eves sembrano evocare un folk-punk revival che non imita nulla, ma lo riscrive. Archi, fiati, percussioni, voci che chiamano e rispondono come in un rito. La loro musica è un impasto di folksong, punk urlato, drone ipnotico e poesia radicale, con una presenza live che viene raccontata come esperienza quasi iniziatica.
C’è qualcosa di arcaico e futuribile insieme nel loro modo di stare sul palco, come se il rock tornasse alle radici - terra, corpo, mito - e allo stesso tempo inventasse un’altra grammatica. The New Eves non suonano soltanto, aprono un varco, e chi entra diventa complice. Un gruppo da vedere dal vivo per capire davvero cosa significa quando una band costruisce la propria mitologia nel presente.
Tra i nomi più chiacchierati del nuovo sottobosco londinese, RIP Magic sono un progetto giovane ma già circondato da un passaparola potente come band da tenere d’occhio per attitudine, immaginario e capacità di accendere curiosità. Di recente hanno supportato i Fcukers nel tour EU/UK e aperto diverse serate per gli LCD Soundsystem a New York. E c’è un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi hype il loro momento creativo, infatti, proprio in quelle date, hanno iniziato a far circolare delle preview del prossimo singolo 5words, prodotto da James Murphy in persona, la sua prima produzione per altri in oltre dieci anni. Un passaggio di testimone raro, e un indizio chiarissimo. Il loro sound sta nel territorio dell’art-pop contemporaneo e dell’elettronica, con una scrittura che sembra sempre sul punto di cambiare pelle - melodica ma irregolare, seducente ma spigolosa.
Da oltre trent’anni, David e Stephen Dewaele (anche 2manydjs - già ospiti di Ypsigrock 2022) sono tra i veri architetti della cultura elettronica europea. Musicisti, producer, remixatori e performer capaci di spostare in avanti l’idea stessa di club, live, suono. Soulwax è la loro forma band più iconica: un progetto che ha sempre funzionato come laboratorio ad alta tensione, dove rock e dancefloor si inseguono, si smontano e si ricompongono in un linguaggio unico.
Il loro impatto attraversa generazioni e scene, dalle produzioni e remix per artisti di fama mondiale fino a un’estetica live radicale e muscolare. Portare Soulwax a Ypsigrock significa invitare una forza che ha riscritto le regole della notte con precisione, energia, visione. Un nome che è un pezzo di storia che continua a mutare.