“La testa di Caravaggio” è la prima traccia estratta dal mio prossimo album da solista, che si intitolerà "Golden Retriever".
A differenza dei due album precedenti, "Golden Retriever" non è un “bedroom album”, ma un disco scritto e pensato per essere suonato da una rock band. Ho scelto di pubblicare questo brano per primo perché è il più profondo e oscuro tra quelli presenti nell’album e presenta un’impostazione elettronica e divergente rispetto al resto della raccolta, che resta comunque eclettica.
Il meccanismo dello streaming tende a incentivare la superficialità dell’ascolto e a penalizzare ciò che richiede un ascolto appena più attento. Per questo mi sembra ormai inutile seguire la vecchia logica di pubblicare prima i singoli più accattivanti nella speranza che spingano all’ascolto dell’album nella sua interezza: una strategia che oggi ha sempre meno senso nell’era del doomscroll.
Per questo vi chiederò tre, quattro o cinque minuti di attenzione alla volta.
“La testa di Caravaggio” racconta un conflitto che quando insorge non si può risolvere: quello tra l’arte e il potere.
Il potere può amare un’opera, acquistarla per aggiungerla a una collezione, tutelarla e persino celebrarla, ma al contempo è possibile che non sopporti chi l’ha generata, l'artista, se non può controllarlo davvero.
Non è nella natura dell’artista vero, dotato di talento e intelligenza, adattarsi o fare ciò che conviene. L’artista ama la sua arte sopra ogni cosa, la protegge e segue fino in fondo il proprio pensiero, la propria ispirazione e la propria anima, anche quando questo lo porta contro tutto, non per scelta eroica, ma semplicemente perché non può fare altrimenti.
E’ una forma di libertà che non è negoziabile né controllabile, neanche dall’artista stesso e nel caso che la sua libertà sia un problema per il potere, questo conflitto non permette una soluzione incruenta: l’artista non può smettere di essere libero e il potere non può permettersi che sia pubblicamente e spudoratamente libero.
Nella storia che racconto non c’è una via d’uscita. L’artista può essere prima perseguitato, poi perdonato, poi graziato e richiamato a corte, ma resta sempre una pedina sacrificabile in un gioco troppo più grande di lui e quindi alla fine perde tutto e non solo simbolicamente.
Perde la testa e perde la vita.