C’è qualcosa, nel modo in cui abbiamo voluto approcciare al rimosso culturale della nostra isola, che evidentemente riguarda e tocca nel profondo tante persone.
Perchè in tanti sentiamo di aver perso, nella corsa folle di questi decenni, qualcosa che non sapevamo nemmeno ci appartenesse, poichè non ci è stata trasmessa e consegnata.
Questa è una voragine che riguarda gli esseri umani contemporanei, qualcosa che va molto oltre il discorso musicale, artistico, estetico. Questo è il discorso che fin dall’inizio ci interessava: non porci come obiettivo questioni meramente estetiche, magari esoticizzando la nostra stessa cultura o praticando una nostalgia posticcia e da celebrazione di una presunta vita lenta del sud.A noi interessava un discorso profondamente umano, sulla perdita e sul ritrovamento, un percorso che fosse acceso di vita, infuocato e presente, al contrario di approcci museali alla tradizione che ci parlano solo al passato e in modo stantìo. Questa cultura è nostra e la celebriamo nel presente, come cosa viva.