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A livello sonoro, Tiny Space si muove tra eleganza minimale e vibrazioni spigolose: atmosfere elettriche e umbratili vicine a PJ Harvey e Lou Reed/Velvet Underground, aperture dreamy che sfiorano l’indie pop statunitense, e momenti più ruvidi e obliqui che richiamano l’alt-rock anni ’90, mantenendo però un’identità autonoma e inconfondibile. Le ritmiche sono essenziali e nervose, le linee vocali limpide e ipnotiche, gli arrangiamenti intrisi di texture luminescenti, synth caldi, riverberi profondi e chitarre che si alternano tra rumorismi, arpeggi e distorsioni controllate. Ne risulta un disco denso, poliedrico, emotivamente vivo: poetico senza essere fragile, intimo senza essere chiuso, luminoso senza perdere tensione.
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