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DAVID GRAY

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‘Nightjar’, un album compagno del suo disco seminale del 2005 ‘Life in Slow Motion’, in uscita il 27 marzo 2026 per Bella Figura Music. Con 19 brani completamente inediti, scritti e registrati nello stesso lungo periodo creativo, ‘Nightjar’ documenta un momento di sconvolgimento, ridefinizione e intensa produttività, aprendo una nuova prospettiva sulla storia dietro uno degli album più vitali della carriera di Gray.
 
L’annuncio segue la ristampa del 20º anniversario di ‘Life in Slow Motion’, pubblicata nel novembre 2025 nella sua prima edizione in vinile, arricchita da demo e tracce mai ascoltate prima. ‘Nightjar’ attinge alle stesse sessioni, raccogliendo materiale che affiancava l’album originale mentre Gray e i suoi collaboratori attraversavano un periodo di scrittura e registrazione aperto e prolifico.
 
Guardando indietro, Gray descrive gli anni che precedettero le sessioni di ‘Life in Slow Motion’ come profondamente instabili. Dopo che ‘White Ladder’ era passato da un disco registrato in una stanza di casa a un fenomeno internazionale, l’artista si ritrovò a gestire un intreccio di estremi personali e professionali. “Siamo stati quasi tre anni in tour con White Ladder - ricorda. Mio padre è morto nel mezzo di quella campagna, e poco dopo il mio ritorno a casa è nata la mia prima figlia, in circostanze piuttosto traumatiche. E nel frattempo ero diventato un uomo di successo, famoso e ricco, con il mondo apparentemente ai miei piedi. Era davvero tanto da elaborare. Personalmente, privatamente, professionalmente, emotivamente, creativamente. Troppo per essere digerito in un solo boccone”.
 
Quello sconvolgimento confluisce direttamente nel disco successivo. “Realizzare A New Day at Midnight fu un’esperienza difficile, perché era complicato essere naturali e spontanei nella creazione musicale, viste le circostanze straordinarie in cui mi trovavo”.
 
La dimensione del tour di ‘A New Day at Midnight’ amplificò ulteriormente quel senso di disorientamento. “Era come se tutto il successo folle di White Ladder stesse improvvisamente atterrando - dice Gray. Venue enormi, palchi giganteschi, una crew itinerante di oltre 50 persone. Ci sono stati concerti indimenticabili, ma spesso sembrava un momento alla Essere John Malkovich, come se guardassi il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro… ero fondamentalmente in stato di shock”.
 
Quando il tour terminò, Gray capì che un cambiamento radicale era inevitabile. “Al mio ritorno a casa sapevo di aver bisogno di un reset totale, una nuova casa per la mia famiglia e un nuovo inizio per la mia musica”.
 
Quel reset arrivò inaspettatamente nell’autunno 2003, quando Gray visitò i Church Studios di Crouch End, allora di proprietà di Dave Stewart. “Fu un momento da pizzicarsi. La sala principale era immensa e luminosa, ma con un’atmosfera potente e accogliente… si percepivano vibrazioni positive per fare musica”.
 
Diversi brani presenti in ‘Nightjar’ furono scritti e registrati proprio in quelle prime sessioni. “C’era un’oscurità nel mondo post 11 settembre e un’oscurità dentro di me e non potevo evitare che emergesse in molte di queste nuove canzoni.”
 
Emotivamente, i brani esplorano territori più cupi e conflittuali rispetto all’album che ne seguì. “Il sapore di alcune di queste canzoni è quello del lutto, e in altre della confusione e della disillusione. Credo stessi cercando di dare un senso a tutto ciò che mi aveva completamente sconvolto nei quattro o cinque anni precedenti. Un processo lungo, forse interminabile sotto certi aspetti”.
 
Quella crudezza è parte del motivo per cui Gray sente che questo disco sia importante oggi. “C’è una certa ruvidità nel tono emotivo e nel processo di registrazione così rapido, è uno dei motivi per cui penso sia importante pubblicare questa musica. Life in Slow Motion era il risultato ambizioso e altamente prodotto di quei 18 mesi di lavoro, ma queste altre canzoni rivelano molto di più della storia e illuminano molte delle sensazioni oscure e conflittuali che stavano iniziando a prendere forma”.
 
I brani non furono esclusi per mancanza di qualità. “Il motivo per cui queste canzoni non uscirono all’epoca non era perché non fossero all’altezza, ma perché cercavamo un flusso coerente, e questi pezzi o si muovevano in direzioni sonore diverse, o erano semplicemente in esubero rispetto alla mole di materiale registrato”.
 
“Per me, è estremamente soddisfacente che questo periodo così intenso e creativo di rigenerazione musicale (2003–2005) venga finalmente documentato in modo molto più completo.”
 
Tra il 1998 e il 2002, David Gray è passato dall’essere un artista di culto a una delle figure più celebrate e di maggior successo del Regno Unito. L’uscita di ‘White Ladder’ nel 1998, registrato e pubblicato autonomamente dopo la separazione da una major, cambiò tutto. Negli anni successivi, il disco crebbe fino a diventare un fenomeno globale, raggiungendo il primo posto nella classifica album UK e diventando l’album più venduto di sempre in Irlanda, superando U2, ABBA e i Beatles. Brani come ‘Babylon’, ‘Please Forgive Me’ e ‘This Year’s Love’ non conquistarono solo fan: entrarono nella vita delle persone. “Era un disco che si è fatto strada nel cuore della gente - ha ricordato Gray. Era sincero e aperto”.
 
Da allora, Gray ha seguito un percorso artistico unico, mettendo sempre al centro la creatività. Invece di inseguire i successi passati, ha costruito un catalogo che ha consolidato la sua reputazione e ampliato il suo pubblico, avvicinandolo sempre più allo status di tesoro nazionale.

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