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Live Club

Tutte le informazioni, gli eventi e i concerti di teatro piermarini a Matelica (Macerata)

TEATRO PIERMARINI
via Umberto I 22
Matelica (Macerata)

Contatti

TEATRO PIERMARINI•0737/85088•787646•338/1788079•via Umberto I 22•Matelica•MC

COMUNE DI MATELICA
AMAT
con il contributo di
REGIONE MARCHE
MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO


MATELICA
TEATRO PIERMARINI
stagione 201718
“La musica, così come il vino, è un linguaggio internazionale, che intesse dialoghi e costituisce amicizie”.

Con questo incipit brindiamo alla nuova stagione teatrale che quest’anno festeggia il Verdicchio nel cinquantennale dal riconoscimento della DOC.
L’attività teatrale è innanzitutto un servizio necessario e primario svolto in un bene comune: l’arte e la musica sono beni essenziali, come l’acqua, e teatri, musei e biblioteche sono gli acquedotti.
Prosa, musica, danza, teatro ragazzi e concerti sui cuscini sono nel ricco cartellone che anche quest’anno ci impegniamo a realizzare con una proposta di spettacoli varia e interessante. Molti di questi in connubio con il vino e degustazioni di Verdicchio; il Foyer sarà il soprammobile fruibile che darà vita allo strumento del teatro e piacevolezza a chi vorrà mettere “in moto emotivo” tutti i sensi. Una sinergia tra eccellenze che si incontrano nella piacevolezza di un Teatro innovativo e soprattutto vivo.
Buon compleanno Verdicchio!

Cinzia Pennesi
Assessora Cultura e Turismo della Città di Matelica
CALENDARIO

SABATO 10 MARZO    MATELICA FESTIVAL JAZZ & WINE
NEIL ZAZA IN CONCERTO
in collaborazione con San Severino Blues

DOMENICA 11 MARZO    A TEATRO COME I GRANDI
RuvidoTeatro
IL CIRCO… O QUASI
testo e regia Fabio Bonso

SABATO 17 MARZO    MATELICA FESTIVAL JAZZ & WINE
JAMES & BLACK SOULTET IN CONCERTO
in collaborazione con San Severino Blues

SABATO 24 MARZO    ALTRI PERCORSI
RuvidoTeatro
IN TERRA
Quando la terra trema
regia Fabio Bonso

SABAT0 7 APRILE    ALTRI PERCORSI
... IN ARTE TOTÒ
un recital scritto e diretto da Clara Galante
M° Giovanni Monti pianoforte

DOMENICA 22 APRILE    CONCERTI
Chordis Trio
SEGNI BAROCCHI
Pierluigi Mencaglia violino Luigi Ricci violoncello 0Sauro Argalia clavicembalo
musiche G. B. Pergolesi, A. Vivaldi, A. Corelli, F. J. Haydn, F. X. Richter e altri

DA MARZO A MAGGIO
CONCERTI SUI CUSCINI
COMUNICATO STAMPA


Il Teatro Piermarini di Matelica propone una nuova, ricca e prestigiosa stagione di spettacolo dal vivo, che offre al pubblico un’esperienza completa e diversificata tra testi classici, grandi interpreti di caratura nazionale, recital e musica per tutti i palati – dall’attesissimo gospel natalizio alla musica classica e barocca, passando per rock e blues – con una nuova sezione dedicata alla danza e senza tralasciare le esperienze maturate sul territorio e le proposte di teatro ragazzi. Il cartellone – promosso dal Comune di Matelica Assessorato alla Cultura e dall’AMAT con il contributo di Regione Marche e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – presenta un programma esteso e variegato, che da novembre ad aprile è in grado di soddisfare i gusti di ogni tipo di spettatore e che conferma il Teatro Piermarini come un luogo aperto alla città e a tutte le sensibilità presenti in essa.
 “La musica, così come il vino, è un linguaggio internazionale, che intesse dialoghi e costituisce amicizie”. Con questo incipit Cinzia Pennesi Assessora Cultura e Turismo brinda alla nuova stagione teatrale che quest’anno festeggia il Verdicchio nel cinquantennale dal riconoscimento della DOC. “Prosa, musica, danza, teatro ragazzi e concerti sui cuscini sono nel ricco cartellone che anche quest’anno ci impegniamo a realizzare con una proposta di spettacoli varia e interessante” che produce “una sinergia tra eccellenze che si incontrano nella piacevolezza di un Teatro innovativo e soprattutto vivo”.
La stagione 2017/2018 conferma i due tradizionali percorsi in abbonamento PROSA e CONCERTI, composti ciascuno da 5 spettacoli. La sezione PROSA si inaugura il 24 novembre con Ferocia, un arabesco pulsante di “necessità e urgenza di parlare”, proposto in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne; sale sul palcoscenico del Piermarini il 2 dicembre l’amatissimo Ascanio Celestini con il suo nuovo spettacolo, Pueblo, una potente e profonda analisi della condizione umana di oggi. Il 19 dicembre il grande Saverio Marconi e Gabriela Eleonori tornano a confrontarsi con un testo di Eric Emmanuel Schmitt, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, una narrazione intima e che parla negli occhi agli spettatori, alla ricerca delle nostre radici comuni. Il primo appuntamento della sezione PROSA del nuovo anno è con un grande interprete della scena italiana, Giobbe Covatta, che il 18 gennaio porta in scena La Divina Commediola, una personale versione dell’opera dantesca che, con la consueta ironia spassosa del comico napoletano, affronta il tema dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Chiude il 3 febbraio la stagione di prosa in abbonamento l’omaggio a Luigi Pirandello, nel 150esimo anniversario della sua nascita, Uno nessuno centomila, con l’abile Enrico Lo Verso, che mette in scena un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”.
La sezione CONCERTI, in abbonamento, prende il via il 26 dicembre con l’amatissimo concerto gospel di Natale: quest’anno sul palcoscenico del Piermarini sale il sestetto The Followers of Christ, proveniente dalla South Carolina e capace di rendere ogni canzone qualcosa di “speciale” e indimenticabile. Il 13 gennaio si rinnova l’omaggio al repertorio lirico, questa volta con la Madama Butterfly di Puccini, che rivive sul palcoscenico in un concerto per soprano, tenore, baritono, mezzo soprano e pianoforte. La proposta musicale in abbonamento prosegue il 27 gennaio con il concerto di Ryoma Takagi, giovane e promettente pianista giapponese, che propone un programma impegnativo e bellissimo da Beethoven a Schumann. Il 16 febbraio la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana offre al pubblico del Piermarini una prestigiosa occasione di incontro con il grande repertorio classico. Chiude la sezione CONCERTI il 22 aprile Segni barocchi, un percorso nella musica barocca a cura del Chordis Trio, che propone creazioni di Pergolesi, Vivaldi, Haydn, Richter e altri ancora.
La proposta musicale del Teatro Piermarini è completata da alcuni appuntamenti fuori abbonamento: un concerto il 24 febbraio dell’Orchestra del Conservatorio Bruno Maderna di Cesena, i Concerti sui cuscini da marzo a maggio e due appuntamenti della sezione MATELICA FESTIVAL JAZZ&WINE; il 10 marzo sale sul palcoscenico Neil Zaza, guitar hero statunitense capace di combinare la potenza del rock con melodie coinvolgenti e ballate piene di sentimento, il 17 marzo è la volta di James & Black, le cui radici musicali affondano nel gospel e nel southern soul, che propongono un originale mix di soul, New Orleans, rhythm’n’blues e jazz, al servizio di due voci straordinarie.
La sezione fuori abbonamento ALTRI PERCORSI si inaugura il 10 febbraio con Bevo il vin cogli occhi poi..., uno spettacolo di RuvidoTeatro liberamente ispirato a La Locandiera di Goldoni, per una trasposizione che sottolinea alcuni degli aspetti della divertente commedia goldoniana legati al cibo e in particolare al vino; il 24 marzo RuvidoTeatro presenta la sua nuova produzione, In Terra, uno spettacolo incentrato sul tema del terremoto e in particolare sull’approccio che hanno i bambini a questo terribile evento. Chiude la sezione ALTRI PERCORSI il 7 aprile il recital … In arte Totò, un omaggio della brava Clara Galante alla persona e al personaggio che ha segnato la storia dello spettacolo italiano.
Novità assoluta della stagione del Piermarini è la sezione dedicata alla DANZA, con due appuntamenti di grande qualità: il 18 novembre la Flush Dance Company presenta Giornale per donna, uno spettacolo che mette in risalto l’universo femminile con coreografie e regia di Federico Ruiz; Traviata della Compagnia Artemis Danza diretta da Monica Casadei completa il cartellone il 4 marzo: uno spettacolo su musiche di Giuseppe Verdi molto femminile, nella quale la partita si gioca sull’esplodere di un’energia fisica di dolore, specchio dell’anima.
Anche per la stagione 2017/2018 viene riproposta la sezione dedicata ai più giovani, A TEATRO COME I GRANDI, con due titoli: Vita da gatto! di Ferruccio Filipazzi il 14 gennaio e Ruvido Teatro, che porta in scena Il circo… o quasi l’11 marzo.
Il foyer “Verdicchio di Matelica” sarà ancora contenitore prezioso di una serie di iniziative che prenderanno il via nei prossimi mesi: incontri con l'autore, reading e musica da camera, degustazioni e corsi sommelier, after show e tanto altro ancora.
Rinnovi abbonamenti dal 26 al 30 ottobre. Nuovi abbonamenti dal 2 al 6 e 10-11 novembre. Biglietti in vendita dal 13 novembre. Biglietteria Teatro Piermarini T 0737 85088. Inizio spettacoli ore 21.15; a teatro come i grandi ore 17.

















PROSA
VENERDÌ 24 NOVEMBRE
PROSA

369gradi
in collaborazione con Teatro Valmisa
con il patrocinio di Regione Marche
in collaborazione con Comune di Corinaldo

FEROCIA
(fateci smettere questo spettacolo)

di Betta Cianchini
regia Gabriela Eleonori
con Lucia Bendia, Betta Cianchini, Elisabetta De Vito
assistente alla regia Teodora Mammoliti

in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne


Ferocia porta in scena tre storie di donne, tre diverse vite che si incrociano sul palco, acidamente e beffardamente. Una giovane donna innamorata, una professionista alto-borghese e una madre. Tre donne che vogliono raccontarsi, vogliono ricordare e colpire la nostra attenzione. Un arabesco pulsante di “necessità e urgenza di parlare”. Tre vicende diverse che si identificano in una barbarie “tra le mura poco domestiche”.
Il focus del progetto è la condivisione di impegno e partecipazione attiva nella lotta contro il femminicidio e l’obiettivo è portare alla ribalta il problema da un punto di vista troppo spesso ignorato: gli uomini violenti sono stati prima di tutto figli, fratelli, alunni quindi mariti, compagni e padri; è soprattutto a loro che dobbiamo parlare; per questo la collaborazione con BeFree e C.A.M. Centro Ascolto Uomini Maltrattanti nella fase di scrittura e per la messa in scena è stato fondamentale e continua a esserlo. Ferocia è tratto dal format Storie di donne, un progetto formativo/performativo e informativo sulla violenza contro le donne.

Le storie raccontate sono storie italiane. Ogni storia messa in scena è un puzzle di tante storie. Questo perché mai avrei messo in scena una storia unica, così com’è. Questo modo di raccontare la crudeltà del fenomeno mi ha sempre permesso di non profanare una vita che già di soprusi e dolorosa profanazione era intrisa. Purtroppo il paradigma mentale è molto spesso lo stesso: il sentirsi improvvisamente in un film horror (lo dicono molto spesso le donne, durante la denuncia), in una gabbia mentale, con la paura di uscire dalla stessa. Quindi l’impotenza e soprattutto l’incapacità di riuscire a raccontare agli altri la verità. Più l’estrazione sociale, culturale ed economica della donna è alta, più il disagio nel raccontarsi è prepotente, potente e invalidante, e più alta è la percentuale delle donne che mettono piede in caserma o in un centro antiviolenza e scappano. Ma non si vuole assolutamente intellettualizzare un progetto che ha per obiettivo quello di trattare il tema e soprattutto di parlare agli uomini attraverso le donne. Sarebbe troppo facile e non servirebbe a nessuno, anzi allontanerebbe l’attenzione della società civile dal problema. Bisogna parlare con “semplicità emotiva nella narrazione” che è cosa ancor più difficile ma tanto più urgente. E bisogna raccontare queste storie perché “spesso anche quando si denuncia, c’è qualcosa che si inceppa, che non va avanti”. Perché tanti casi di donne uccise nonostante la denuncia? Betta Cianchini
SABATO 2 DICEMBRE
PROSA

Fabbrica srl
in co-produzione con RomaEuropa Festival 2017
e Teatro Stabile dell’Umbria
distribuzione Ass. Cult. Lucciola

PUEBLO

uno spettacolo di Ascanio Celestini
con Ascanio Celestini e Gianluca Casadei
suono Andrea Pesce


Io mi chiamo Violetta. A me la cassa mi piace. Faccio la pipì prima di mettermi seduta come le bambine prima di mettersi in viaggio. Il papà e la mamma dicono “Violetta, hai fatto la pipì?”, tu la fai e monti in macchina. Per cento chilometri non ti scappa. Sul seggiolino della mia cassa sono una regina in trono. I clienti depositano salami e formaggi, pasta, olio, burro e pizze surgelate, tranci di pesce africano e bistecche di montone americano, litri di alcool in confezioni di tutti i generi, vetro, plastica, tetra pak, alluminio. Io mi figuro che non sono i clienti, ma sudditi. Sudditi gentili che mi vengono a regalare le cose. Sudditi che dicono “prego signora regina prenda questo baccalà congelato, questi biscotti per diabetici. Prego prenda questo vino nel tetra pak, sono tre litri, è prodotto da qualche parte in Francia o Cina. Prego…”. E io dico “grazie, grazie, grazie”.

Violetta è una giovane donna che lavora in un supermercato. Non le piace il lavoro che fa. Lavora alla cassa dove fatica anche ad alzarsi per andare al gabinetto. Allora immagina di essere una regina. E nella sua immaginazione anche il mondo che si trova fuori dal supermercato è un reame, pieno di gente interessante che lei incontra e che le racconta storie. Una barbona che rimpiange un uomo al quale ha voluto molto bene, un africano, facchino in un grande magazzino. E poi il padre di Domenica, scomparso quando lei era molto piccola o uno zingaro che ha conosciuto quando era bambina, bambino anche lui, e che ha rincontrato da grande. Tutti questi personaggi e le loro storie interagiscono, si incrociano, soprattutto attraverso un altro personaggio chiave del racconto: una ex prostituta proprietaria di un bar di periferia, di quelli con le slot machine, dove in qualche maniera tutti finiscono.
A me interessava raccontare la storia di un luogo che normalmente conosciamo solo quando vi accade qualcosa di scandaloso, di tremendo, di violento. Quando quello che accade, insomma, si trasforma in una notizia. E invece questo posto può essere osservato semplicemente perché esiste ogni giorno e non solo quando i fatti si trasformano in notizie. Qui abitano personaggi con un’umanità molto evidente il cui tratto principale è la debolezza. Sono deboli anche quando sono violenti, sono deboli anche quando sono cattivi, sono deboli anche quando sono colpevoli. Pueblo è la seconda parte di una trilogia che comincia con Laika. In entrambi i casi si tratta di vicende di personaggi che vivono ai margini della narrazione alla quale siamo abituati. Personaggi che non hanno alcun potere e spesso stentano a sopravvivere, ma si aspettano continuamente che il mondo gli mostrerà qualcosa di prodigioso. Ci credono talmente tanto che alla fine il prodigio accade. Ignorano il potere di Dio o degli eserciti. La loro forza e la loro debolezza sono la stessa cosa per questo, pur essendo ai margini della società, vorrei che riuscissero a rappresentarla per intero. Questo spero di provocare: che lo spettatore professionista borghese, il giovane laureato o lo studente che ancora vive coi genitori si identifichino in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma la stessa condizione umana. Ascanio Celestini

Ideale continuazione dello spettacolo Laika, come dichiarato dallo stesso autore, Pueblo rivive negli stessi luoghi: il bar, luogo dove tutto accade, il supermercato, luogo della fatica, il marciapiede, la fabbrica, la periferia, intesa come margine del mondo, ma anche isola dove l’umanità è più forte, più viva e più visibile proprio perché nessuno guarda. Violetta non è soltanto uno dei personaggi della storia, ma incarna un mondo di disillusioni, di sogni traditi e di vite vissute tra la fatica del quotidiano e la bellezza delle persone che vi si incontrano. Ancora una volta Ascanio Celestini ci trascina tra le chiacchiere di questi disperati, che poi disperati non sono se non agli occhi altrui, e ci restituisce un mondo fatto di povertà ma anche di rara bellezza, di ignoranza ma anche di atavica saggezza, e come nel miracolo finale di Laika anche qui si assisterà a prodigi straordinari che nessuno noterà.
Coprodotto ancora una volta dal Festival RomaEuropa e dal Teatro Stabile dell’Umbria, lo spettacolo è stato presentato in una sua versione in lingua francese al Théâtre National di Bruxelles (che lo ha prodotto) e al prestigioso Théâtre du Rond Point di Parigi.
MARTEDÌ 19 DICEMBRE
PROSA

Compagnia della Rancia, Éric Emmanuel Schmitt

MONSIEUR IBRAHIM
E I FIORI DEL CORANO

di Éric Emmanuel Schmitt
una narrazione di Gabriela Eleonori e Saverio Marconi
con Saverio Marconi


“Una storia scritta oggi e pensando a oggi”.
È così che Goffredo Fofi definisce nella sua postfazione (Edizioni E/O) il racconto di Èric Emmanuel Schmitt del 2001, portato sul grande schermo nel 2003 (Premio del Pubblico a Omar Sharif come Miglior Attore alla Mostra del Cinema di Venezia).
Gabriela Eleonori e Saverio Marconi, dopo il grande successo di Variazioni Enigmatiche, tornano a confrontarsi con un testo di Schmitt e questa volta lo fanno con una narrazione intima, che parla agli spettatori guardandoli negli occhi mentre si compie l’affascinante rito tradizionale del tè turco: un procedimento lento, un sapore antico e familiare, durante il quale si snoda, emozionante, la storia.
È la storia di un’infanzia, “l’infanzia che bisogna lasciare” o quella “da cui bisogna guarire”, di un’emancipazione, del superamento delle difficoltà attraverso un percorso di scoperta, di conoscenza di sé e di culture differenti. È anche la storia dell’incontro tra un undicenne ebreo e Monsieur Ibrahim, un vecchio arabo (“arabo” nel gergo dei droghieri vuol dire “aperto la notte e la domenica”) che viene dal Corno d’Oro, proprietario di una drogheria.
Mondi (o sottomondi) che si incontrano, coabitano, in un invito al rispetto delle identità altrui e alla ricerca delle radici comuni “oltre le barriere delle lingue, delle nascite, delle fedi” [G. Fofi, Postfazione]. Una religione fatta di saggezza, lentezza, amore per il bello e per la vita, tolleranza: i «fiori» del testamento spirituale di Monsieur Ibrahim.
GIOVEDÌ 18 GENNAIO
PROSA

Mismaonda Creazioni Live, Sosia&Pistoia

LA DIVINA COMMEDIOLA

con Giobbe Covatta
reading e commento dell'Inferno
tratto dalla Divina Commedia
di Ciro Alighieri


"O' vero” disse il Duca dal suo banco
“Fin da bambini ci avevano avvisato
Se fai il cattivo arriva l’uomo bianco
E mangia tutto! Infatti così è stato”

Tanti illustri personaggi hanno letto e commentato la Divina Commedia del grande Dante Alighieri. Giobbe Covatta ha recentemente reperito in una discarica il manoscritto di una versione “apocrifa” della Commedia scritta da tal Ciro Alighieri. Purtroppo è stato reperito solo l'Inferno e non in versione completa. Dopo un attento lavoro di ripristino si può finalmente leggere questo lavoro dimenticato che ha senz'altro affinità ma anche macroscopiche differenze con l'opera dantesca. Intanto l'idioma utilizzato non è certo derivato dal volgare toscano ma è senz'altro più affine alla poesia napoletana. Si nota poi come il poeta abbia immaginato l'Inferno come luogo di eterna detenzione non per i peccatori ma per le loro vittime! E non poteva trovare diversa soluzione in quanto le vittime sono i bambini ovvero i più deboli, coloro che non hanno ancora cognizione dei loro diritti e non hanno possibilità di difendersi. Così mentre resterà impunito chi ha colpito con le sue nefande azioni i piccoli innocenti del terzo mondo, il Virgilio immaginato dall'antico poeta lo accompagnerà per bolge popolate da bambini depauperati per sempre di un loro diritto, di qualcosa che nessuno potrà mai restituirgli.

Giobbe Covatta legge la sua personale versione della Divina Commedia totalmente dedicata ai diritti dei minori: i contenuti e il commento sono spassosi e divertenti ma, come sempre accade negli spettacoli del comico napoletano, i temi sono seri e spesso drammatici. Conoscere i diritti dei bambini riconosciuti dalla Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, conoscere i modi più comuni con cui questi diritti vengono calpestati equivale a diffondere una cultura di rispetto, di pace e di eguaglianza per tutte le nuove generazioni.
SABATO 3 FEBBRAIO
PROSA

Ergo Sum

UNO NESSUNO CENTOMILA

con Enrico Lo Verso
dal romanzo di Luigi Pirandello
adattamento e regia Alessandra Pizzi
Premio Franco Enriquez 2017

in occasione del 150esimo anniversario della nascita di Luigi Pirandello


L’omaggio a Luigi Pirandello, attraverso l’adattamento teatrale del più celebre dei suoi romanzi: la storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita, a partire da un dettaglio minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano intorno a un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità, lasciano il posto alla ricerca del sé autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila, per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporare la vita.

In occasione del 150esimo anniversario della nascita di Luigi Pirandello, uno spettacolo su l’ultimo romanzo dell’autore di Girgenti, quello che riesce a sintetizzare il pensiero dell’autore nel modo più completo. Pirandello stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Uno, nessuno e centomila è un’opera di lunga elaborazione, di assidua stesura, che accompagna, o per meglio dire informa di sé, il resto della produzione pirandelliana. Da qui l’idea di una nuova e originale messa in scena, che possa ricercare nuovi specifici per lo spettacolo ma, soprattutto, sappia ridisegnare il rapporto all’interno dello spazio scenico tra la parola e il gesto. Un unico testo narrativo per interpretazioni sempre diverse affidate al racconto di Enrico Lo Verso, che mette in scena un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”. Un’interpretazione naturalistica, immediata, “schietta”, volta a sottolineare la contemporaneità di un messaggio universale, univoco, perenne: la ricerca della propria essenza, dentro la giungla quotidiana di omologazioni. La voglia di arrivare in fondo e assaporare la vita, quella autentica, oltre le imposizioni sociali dei ruoli. La paura di essere soli, fuori dal grido sociale della massa. E infine il piacere unico, impagabile, della scoperta del proprio “uno”: autentico, vero, necessario. Il Vitangelo Moscarda interpretato da Lo Verso diventa uomo di oggi, di ieri, di domani e il testo diviene critica di una società che oggi, come cento anni fa (quando il testo fu concepito), tende alla partecipazione di massa a svantaggio della specificità dell’individuo. Ma la sua è una critica volta a un finale positivo, la scoperta per ognuno di essere se stessi, dentro la propria bellezza. L’interpretazione non manca di ironia e sagacia, ricca com’è di inflessioni e note di colore tipiche siciliane, tanto care all’autore del testo, al personaggio e all’attore che lo interpreta. Una messa in scena mutevole in ogni contesto, nel rapporto empatico con il luogo e con chi ascolta e che dà forma a un personaggio, che è uno, centomila o nessuno, tutti per la prima volta affidati al racconto di una voce.

Avrei voluto che Pirandello fosse vivo per mostrargli la grandezza della sua parola, la contemporaneità di un messaggio più attale oggi che a cento anni dalla sua formulazione, il bisogno impellente, necessario, autentico del pubblico di approvvigionarsi della conoscenza di sé, di leggere per provare a decodificare quei segni della quotidianità come codici di accesso ai meandri delle proprie emozioni. Mi chiedo ogni sera, osservando il pubblico che, immobile, assiste allo spettacolo, se Pirandello fosse veramente consapevole delle conseguenze che la portata della forza tumultuosa, di quella giustapposizione di pensieri, di quella serie, interminabile di quesiti, della ricerca smaniosa di risposte, avrebbero potuto produrre sul pubblico. O se, come spesso accade, il risultato abbia superato le intenzioni. Di certo nel suo pensiero e nella sua opera c’è la consegna al mondo del fardello della conoscenza, che è peso per la presa in carica di sé stessi, ma anche leggerezza per la scoperta meravigliosa di quella bellezza che a ognuno la vita riserva. Uno, nessuno e centomila è il romanzo chiave: non in quanto apoteosi o summa del pensiero, ma in quanto incipit per un’analisi introspettiva e macroscopica sulle dinamiche esistenziali ma anche socio culturali della società. Uno, nessuno e centomila “apre” la mente a riflessioni e a dubbi, il cuore alla ricerca della propria essenza, ma soprattutto apre alla vita, affinché scelga la forma migliore con cui rappresentare l’individuo. Ho raccolto l’eredità di questo pensiero più per dovere che per amore per l’arte. Il dovere di chi fa questo lavoro e che è chiamato a interpretare strumenti di conoscenza, inventando specifici e linguaggi in modo da renderli accessibili a tutti. Ecco che Uno nessuno centomila, nel riadattamento del testo reso in forma di monologo che ho voluto dargli, diventa il presupposto per un teatro che “informa”, che supera la funzione dell’intrattenimento e diventa pretesto, occasione, spunto per la conoscenza. E in questo sta il dovere di un drammaturgo: trovare un codice per offrire al pubblico l’occasione per superare sé stesso. Poco importa se il pretesto sia una sera a teatro, del resto, Pirandello stesso ci insegna che il pretesto è pur sempre una banalità.
La messa in scena di Uno nessuno centomila, affidata alla magistrale bravura di Enrico Lo Verso, è come una seduta psicoterapeutica: tutti ne sono attratti, ma in pochi sono consapevoli degli scenari che possono profilarsi. Settanta minuti sono il tempo necessario ad affondare le mani nella propria mente, ricercare come in un dejà vu gli elementi già noti, riconoscerli e iniziare a guardarli con una luce nuova. Lo spettacolo rompe gli schemi, toccando uno dopo l’altro i conflitti di un’esistenza: il rapporto con i genitori, i dubbi sulla provenienza, il rapporto dei generi, la ricerca dell’identità e infine l’affermazione di sé. Il pubblico si nutre di testo, in silenzio elabora, applaude e, ogni sera, ci chiede di farlo ancora. Alessandra Pizzi

















CONCERTI
MARTEDÌ 26 DICEMBRE
CONCERTI

THE FOLLOWERS OF CHRIST
concerto gospel
(South Carolina, USA)

Donald Hurston voce
Richard Wrighten voce
Carolyn White voce
LeDessa Brown voce
Jasmine McCray voce
John Eadie tastiera

in collaborazione con San Severino Blues


Ensemble proveniente da Charleston (South Carolina, USA), i The Followers of Christ sono giovani cantanti e musicisti nati e cresciuti artisticamente nella grande corale South Carolina Mass Choir, fondata e diretta da Michael Brown, con il quale hanno sviluppato la loro passione per il gospel e affinato tecnica ed esperienza musicale. Si esibiscono negli Stati Uniti, dalle piccole chiese ai grandi auditorium e teatri condividendo il palco anche con famosi artisti gospel quali Jonathan Nelson, Tye Tribbett, Karen Clark-Sheard e Dorinda Clark-Cole. In Italia nel 2015 hanno partecipato al Concerto di Natale trasmesso da Canale 5 dall’Auditorium di Roma insieme ad Anastacia, Lola Ponte, Angelique Kidjo e altri importanti artisti internazionali e italiani. La loro principale caratteristica è la grande abilità e versatilità, basata su una vasta conoscenza della musica gospel tradizionale e contemporanea, che unita a una straordinaria tecnica vocale che fa di ogni loro canzone una cosa “speciale”. Colpiscono direttamente il cuore di appassionati e non di questo genere e il risultato è un concerto ricco di espressioni e dinamiche armonie.
SABATO 13 GENNAIO
CONCERTI

MADAMA BUTTERFLY
concerto lirico per pianoforte e voci

da Giacomo Puccini
Samantha Sapienza soprano (Cho Cho-san)
David Sotgiu tenore (Pinkerton)
Giulio Boschetti baritono (Sharpless)
Kamelia Kader mezzo soprano (Suzuki)
Cesarina Compagnoni pianoforte


Madama Butterfly è un'opera in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, definita nello spartito e nel libretto "tragedia giapponese" e dedicata alla regina d'Italia Elena di Montenegro. Questo Concerto lirico vuole essere un omaggio al grande compositore Puccini e a una delle sue opere più amate.

Trama.
Sbarcato a Nagasaki all'inizio del XX secolo Pinkerton, ufficiale della marina degli Stati Uniti, per vanità e spirito d'avventura si unisce in matrimonio, secondo le usanze locali, con una geisha quindicenne di nome Cho Cho-san, acquisendo così il diritto di ripudiare la moglie dopo un mese; così infatti avviene e Pinkerton ritorna in patria abbandonando la giovanissima sposa. Ma questa, forte di un amore ardente e tenace, pur struggendosi nella lunga attesa accanto al bimbo nato da quelle nozze, continua a ripetere a tutti la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell'amato.

Gli interpreti daranno voce ai quattro personaggi principali del capolavoro pucciniano: Cho Cho-san (soprano), Pinkerton (tenore), Sharpless (baritono), Suzuki (mezzo soprano); l’accompagnamento al pianoforte è a cura di Cesarina Compagnoni
SABATO 27 GENNAIO
CONCERTI

RYOMA TAKAGI
in concerto

Ryoma Takagi pianoforte
musiche Ludwig van Beethoven, Sergei Prokofiev, Robert Schumann

in collaborazione con Armonie Della Sera


Al noto festival estivo Armonie della Sera, che da tredici anni porta la grande musica nei luoghi più suggestivi delle Marche, si affianca ufficialmente da quest’anno una “winter edition” con alcuni appuntamenti in diverse città e pregevoli teatri delle Marche. Da dicembre a marzo, nel periodo invernale, verranno presentati concerti diffusi in tutta la regione, nel consueto stile di Armonie della sera. Prestigioso è l’appuntamento proposto a Matelica che vede il pianista giapponese Ryoma Takagi protagonista di un recital davvero impegnativo e dal programma bellissimo con tre capolavori della letteratura pianistica. Il concerto si realizza anche con la collaborazione del Concorso Pianistico Internazionale Roma 2016 di cui Ryoma Takagi è risultato vincitore del primo premio. Una vittoria che segue quelle conseguite in altri prestigiosi concorsi internazionali per un artista che ha iniziato giovanissimo la sua carriera, seguita con attenzione anche dal grande maestro Seiji Ozawa.

Biografia.
Ryoma Takagi nasce a Chiba nel 1992 e inizia a studiare pianoforte all’età di 2 anni seguito da sua madre. Compiuti i 7 anni continua gli studi seguendo gli insegnamenti del professor Elena Ashkenazy. Dai 16 anni passa sotto la guida del maestro Hiroko Nakamura e del professor Michael Krist. A partire dai 20 anni prosegue la sua formazione con il maestro Paul Badura-Skoda.
Attualmente frequenta l’Università di Musica ed Arti Performative di Vienna con il maestro Michael Krist, l’Accademia Internazionale del Pianoforte di Imola con il maestro Boris Petrushansky e studia privatamente con il maestro Paul Badura-Skoda. Ha preso lezioni da importanti professori e a partire dai 14 anni ha studiato direzione e strumentazione d’orchestra con il professor Yuji Yuasa, frequentando le lezioni del maestro Seiji Ozawa.
È vincitore di numerosi premi internazionali e si è esibito con i suoi concerti in Giappone, Italia, USA, Austria, Germania, Francia, Inghilterra, Ungheria, Repubblica Ceca, San Marino, Russia e Ucraina, in prestigiosi spazi come Tetro Valle di Roma, Mosca Conservatory Great Hall, Rachmaninoff Hall, Kremlin Palace, Ukraine Symphony Hall, Ukraine National Opera Theater, New York Steinway Hall, Wien Musikverein, Wiener Konzerthaus, The Phoenix Hall, Tokyo Metropolitan Theatre e altri ancora.
Ha suonato in collaborazione con importanti realtà quali la Wiener Kammerorchester, la Kiev National Philharmony, la New Philharmonic Orchestra Chiba, la Tokyo Symphony Orchestra, Tokyo Philharmonic Orchestra e altre ancora.
VENERDÌ 16 FEBBRAIO
CONCERTI

FORM
ORCHESTRA
FILARMONICA
MARCHIGIANA
in concerto


La FORM è una Istituzione Concertistica Orchestrale Italiana fra le tredici riconosciute dal MiBACT. Nel corso della sua attività, consistente principalmente nella realizzazione di stagioni sinfoniche in ambito regionale e nella partecipazione alle più importanti manifestazioni a carattere lirico delle Marche, si è esibita con grandi interpreti come Gidon Kremer, Natalia Gutman, Vladimir Ashkenazy, Ivo Pogorelich, Uto Ughi, Salvatore Accardo, Mario Brunello, Paolo Fresu. Attualmente la FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana si avvale della direzione artistica del M° Fabio Tiberi e dal 2015 della Direzione Principale del M° Hubert Soudant.
DOMENICA 22 APRILE
CONCERTI

Chordis Trio

SEGNI BAROCCHI

Pierluigi Mencaglia violino
Luigi Ricci violoncello
Sauro Argalia clavicembalo
musiche Giovanni Battista Pergolesi, Antonio Vivaldi, Arcangelo Corelli
Franz Joseph Haydn, Franz Xaver Richter e altri


I musicisti del ChordisTrio hanno ricongiunto i loro strumenti a corda e le loro ultraventennali amicizie in un simposio musicale che celebra lo splendore dell’Età Barocca. Mencaglia, Ricci e Argalia vantano studi musicali specifici in Conservatori e prestigiose Accademie quali il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, il “G. B. Martini” di Bologna, il “G. Braga” di Teramo, il “F. Morlacchi” di Perugia, la Scuola Musicale di Milano, la Scuola di Musica di Fiesole e l’Accademia Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano. Vastissima inoltre la loro esperienza cameristica e orchestrale svolta in prestigiose Orchestre italiane e straniere (Orchestra Giovanile Italiana, Orchestra da Camera Symphonia Perusina, Ensemble “Gli Echi d’Arcadia”, Accademia della Libellula, Orchestra Sinfonica della Sagra Musicale Umbra, Orchestra Sinfonica di Perugia, Orchestra Filarmonica Marchigiana, Orchestra da Camera G. Spontini, Orchestra Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, I Solisti Aquilani e altre ancora).

Il concerto affronterà un percorso musicale nel Barocco meno conosciuto e più intimista, proponendo creazioni di musicisti appartenenti alle più importanti scuole del periodo: l’Italiana (con Francesco Geminiani, Giovanni Battista Pergolesi, Carlo Tessarini, Antonio Vivaldi, Arcangelo Corelli) e la Tedesca (con Franz Joseph Haydn, Franz Xaver Richter, Georg Philipp Telemann).

















DANZA
SABATO 18 NOVEMBRE
DANZA

Flush Dance Company

GIORNALE PER DONNA
danza d’autore contemporanea

testi Samanta Nisi
interpreti Leila Ghiabbi, Ilaria Battaglioni, Giampaolo Gobbi, Aurora dal Maso
coreografia e regia Federico Ruiz

in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne


La Flush Dance Company, giovane compagnia di danza contemporanea, nasce per volontà del ballerino e coreografo Federico Ruiz. Tra i lavori più importanti del coreografo ricordiamo la partecipazione al Rossini Opera Festival (ed. XXXVIII) ne La pietra del paragone, regia Pier Luigi Pizzi; è mimo-danzatore nell'opera Nabucco, direzione artistica dell'Opera di Roma, e nel corpo di ballo dell'opera-musical I Promessi Sposi, coreografia di Luciano Cannito e regia di Michele Guardì; è stato coreografo dell'opera Salomè, in scena al Teatro Massimo Bellini di Catania.
La Flush Dance Company è composta da quattro ballerini professionisti che seguono il lavoro del giovane coreografo con passione e fiducia: si tratta di un gruppo affiatato, amante dell'arte scenica e protagonista di una danza di qualità. La prima produzione della compagnia, lo spettacolo Giornale per Donna, ha debuttato nell’aprile 2017 dopo una residenza presso il teatro San Filippo Neri di San Benedetto del Tronto (AP).

Lo spettacolo Giornale per Donna è stato strutturato per mettere in risalto l’universo femminile e offre la possibilità di scrutare dall’interno la mente delle donne coinvolte nei più comuni fatti di cronaca e violenza. Siamo abituati a leggere o sentire determinate notizie in modo così assiduo che non ci facciamo più caso, non ne siamo più coinvolti: Ruiz cerca di mettere in scena i pensieri e i sentimenti che sono tra le righe di tali notizie; non solo violenza, ma anche amore tormentato e malato, assidua ricerca dell'altro.
Sono tre le donne protagoniste sul palco e tre le storie da raccontare: violenza all'interno dell'amore, violenza nella ricerca dell'amore e uno stupro, dove non c'è alcun sentimento, dove non c'è uomo e la donna si ritrova sola. Un solo danzatore uomo è in grado di far vivere una tipologia di maschio priva di qualsiasi entità, mosso dal possesso e dall'insicurezza da cui scaturisce la violenza. Il giornale è il simbolo di un urlo, spesso non sonoro, in cui la donna può specchiarsi e capire: simbolo di sfogo e di libertà, simbolo dell'unica via di accettazione di sé. Le storie sono introdotte da un vero e proprio giornale che viene consegnato prima dell'inizio dello spettacolo, dove i testi della scrittrice Samanta Nisi ci proiettano in un mondo scarno, privo di umanità. La scelta musicale spazia dal classico Beethoven ai nuovi suoni di Max Richter, passando per l'inconfondibile voce di Franca Rame, che emoziona tutti con il suo monologo autobiografico Lo stupro.
DOMENICA 4 MARZO
DANZA

Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei

TRAVIATA

coreografia, regia, scene, luci e costumi Monica Casadei
assistente alla coreografia Elena Bertuzzi
musiche Giuseppe Verdi
elaborazione musicale Luca Vianini
drammaturgia musicale Alessandro Taverna

coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara
con il contributo di MiBACT, Regione Emilia Romagna - Assessorato alla Cultura
Provincia e Comune di Parma

la Compagnia Artemis Danza collabora con i Centri Antiviolenza d’Italia per la sensibilizzazione del pubblico sulla violenza contro le donne nell’ambito del progetto BODY OF EVIDENCE


Traviata è il primo capitolo di un coraggioso progetto firmato da Monica Casadei, eclettica coreografa emiliana formatasi fra Italia, Inghilterra, Francia e vari soggiorni in Oriente, dedicato al celebre Maestro Giuseppe Verdi, che si propone di tradurre nel linguaggio della danza i melodrammi più celebri del più amato compositore italiano.

“Violetta contro tutti. Violetta in bianco, speranza di purezza. Violetta in rosso, perché le sanguina il cuore. Un cuore che forse sarebbe stato meglio non fosse mai battuto. Meno dolore, meno contrasto. Violetta, una storia in cui scorre il senso della fine a ogni alzar di calice. Nulla si risolve. È tardi. È tardi. Dietro i valzer, il male che attende. Dietro le feste e la forma, il marciume di una società in vendita, vuota, scintillante. Addio, del passato bei sogni ridenti. Perché non si è pura siccome un angelo. Questa donna conoscete? Amami, Alfredo…”.

Aver conversato con Monica Casadei sul debutto di Traviata, ci ha catapultati all’interno di un viaggio coreografico in cui la danza e l’opera duettano dando corpo a un fluire di immagini sbrigliato da qualsiasi volontà di aderenza didascalica, eppure legato a doppio filo al dramma di Violetta. Viaggio in cui vibra il sentimento amoroso di chi spera, legato tragicamente alla sensazione di sapere che tutto finisce, mentre si consuma il conflitto tra singolo e società, pubblica facciata e privato sentire. Ci vuole coraggio e determinazione ma la Casadei, coreografa volitiva e combattiva, accetta la proposta di intraprendere un triennale progetto coreografico dedicato al celebre compositore di Busseto.
Un “corpo a corpo” nato dal fatto di misurarsi con una musica che non possiamo pensare slegata dalle scene, complice un artista, Verdi, drammaturgo ancor prima che compositore. Per Traviata, quell’“Amami, Alfredo”, quel “libiam ne’ lieti calici”, quel “croce e delizia”, quel “sì, piangi”, quell’“è tardi”, qualunque sia la taratura della passione per il bel canto di chi legge, sono parole che si legano nella memoria a voci, ad arie, musiche, storie, teatri, a partire dalle pagine del libro, fonte dell’opera verdiana. Alfredo e Violetta si mischiano nella mente con Marguerite e Armand, i protagonisti dello struggente romanzo La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, 1848, una storia, scriveva il suo autore, che ha un solo merito: “quello di essere vera”. Perché è la società reale con il suo conformismo di copertura che pulsa nelle pagine di Dumas e in Marguerite, nome di fantasia sotto cui si nascondeva quella Marie Duplessis, morta di tisi, sepolta a Montmartre e amata dal giovane scrittore.
Romanzo che diventa prima dramma teatrale, poi opera lirica, poi balletto. Da Eleonora Duse a Sarah Bernhardt, da Maria Callas ad Alessandra Ferri, Marie/Marguerite/Violetta con la voce, il canto o l’emozione del corpo che danza ha fatto piangere intere generazioni.

Ma quale Traviata vedremo stasera?
Una Traviata letta dal punto di vista di Violetta. Violetta, appunto, contro tutti. Violetta al centro di una società maschilista espressa da un coro in nero. Violetta moltiplicata in tanti elementi femminili, in tanti spaccati di cuore. Violetta disprezzata che anela, pur malata, pur cortigiana, a qualcosa di puro. Violetta contro cui si scagliano le regole borghesi espresse dal padre di Alfredo, Giorgio Germont, emblema di una società dalla morale malsana. Una società in cui per certi versi si rispecchia a distanza anche la nostra.
Ed ecco Violetta in mezzo ad altre Violette, gonna bianca, gonna della festa, gonna del libiam, ma anche del dolore, di un assolo danzato di schiena, in cui assolo significa solitudine, viaggio verso la morte, cammino verso il proprio funerale e intanto ascoltiamo l’addio, del passato.

Traviata ha significato per Casadei e i suoi collaboratori, da Alessandro Taverna, autore della drammaturgia musicale, a Luca Vianini, che ha curato l’elaborazione musicale, entrare nel dramma di Violetta, di questa donna a cui è negata la speranza di un sentimento d’amore. Perché se come prostituta felice del suo ruolo poteva essere integrata nascostamente dalla società, da cortigiana, animata dal desiderio di uscire dal suo destino, non poteva che essere punita dalla malattia, dalla morte, dal disprezzo. Uccisa dall’ipocrisia del coro.
Alfredo perciò è nello spettacolo soprattutto un uomo di poco spessore, schiacciato dalle azioni del padre. Appartiene anch’egli al coro. Viene evocato più per la scena della festa da Flora che per le sue dichiarazioni d’amore. Ancora il disprezzo, ancora lo scontro con la società delle apparenze: “qui testimon vi chiamo/ che qui pagata io l’ho”.
E allora ecco perché quell’“È tardi” diventa la chiave di Traviata della compagnia Artemis. Due parole che risuonano come una campana a morte. Perché nulla può essere recuperato. Perché Violetta, in abito rosso, danza e il suo cuore non può che grondare sangue, sangue che è la tisi ma che è anche segno di una ferita interiore da cui non c’è che scampo. La società che tutto vede e controlla vuole il suo sacrificio: “Sì, piangi, o misera”.
Come finire dunque? Come terminare questa visione in bianco e nero, sporcata dal rosso e dal dolore? Che sia con “Amami, Alfredo”, che ascolteremo in un mix di tante edizioni celebri, un’invocazione che è un grido di morte. Perché se nell’opera ascoltiamo “Amami, Alfredo” dopo l’incontro decisivo tra Violetta e il padre di Alfredo, nello spettacolo quest’invocazione è spostata al finale. Un urlo di disperazione, un grido di solitudine, in una Traviata molto femminile nella quale la partita non si gioca sulla decorazione, ma sull’esplodere di un’energia fisica di dolore, specchio dell’anima.

da Un cuore che gronda
Appunti da una conversazione con Monica Casadei intorno a Traviata
di Francesca Pedroni

















ALTRI PERCORSI
SABATO 10 FEBBRAIO
ALTRI PERCORSI

AttoUnico, RuvidoTeatro

BEVO IL VIN COGLI OCCHI POI…

liberamente ispirato a La Locandiera
di Carlo Goldoni
con Deborah Biordi, Fabio Bonso, Edoardo Carsetti, Barbara Cruciani
Francesco Mentonelli, Andrea Pittori, Katia Rocchegiani
testo Francesco Mentonelli
regia Fabio Bonso e Francesco Mentonelli


La Locandiera ruota attorno al personaggio di Mirandolina, padrona della locanda, che aiutata dal cameriere Fabrizio, con cui gestisce l’albergo, si trova a doversi difendere dalle proposte amorose dei clienti. Al centro delle vicende c’è sempre la vigile e smaliziata intelligenza di Mirandolina, che sa far prosperare la sua attività commerciale e mettere in scacco l’altezzoso cavaliere di Ripafratta, uno dei suoi pretendenti, oltre ad assecondare per solo fini d’interesse le proposte amorose del Marchese di Forlipopoli e del Conte d’Albafiorita, nobili decaduti in cerca di avventure amorose e attratti dalla sua intelligenza. Alla fine, dopo aver fatto innamorare il cavaliere di Ripafratta, nemico acerrimo delle donne, sposerà il cameriere Fabrizio, unico uomo savio e rispettoso della padrona, mettendo in scacco tutti i presunti amanti che resteranno con un palmo di naso, di fronte alla capacità della locandiera di saper dominare gli eventi e soprattutto il genere maschile.
La comicità delle situazioni, abbinate al ritmo degli avvenimenti, pongono questa commedia tra le più riuscite del commediografo veneziano.
In questa trasposizione vengono sottolineati alcuni aspetti della commedia legati al cibo e in particolare al vino, proponendo nelle varie scene abbinamenti di pietanze cucinate da Mirandolina, che fanno riferimento ai piatti tipici del territorio. Come pure l’abbinamento al vino, citato continuamente, dando spazio e parola alle qualità del nostro Verdicchio di Matelica di cui ricorre il 50° anniversario della DOC.
SABATO 24 FEBBRAIO
ALTRI PERCORSI

ORCHESTRA DEL CONSERVATORIO
BRUNO MADERNA DI CESENA
in concerto

diretto dal M° Paolo Chiavacci


L’Orchestra del Conservatorio Bruno Maderna di Cesena è formata da allievi ed ex allievi dell’Istituzione e docenti che partecipano in qualità di tutor. È diretta dal docente di esercitazioni orchestrali Paolo Manetti o da direttori ospiti quali Desderi e Bressan.
Rappresenta il fiore all’occhiello del Conservatorio perché riunisce in sé tutte le eccellenze dei vari insegnamenti e rappresenta l’apice della didattica strumentale, permettendo a giovani e giovanissimi di accedere a repertori importanti, sinfonici e lirici, dei più grandi compositori di ogni tempo, dalla fine del ‘700 ai giorni nostri.
L’attività dell’Orchestra prevede almeno quattro grandi eventi annuali: il primo in occasione delle festività natalizie, due concerti con i solisti selezionati fra i migliori allievi del Conservatorio e un concerto finale. Nell’ambito di una importante collaborazione con gli Istituti di Alta formazione limitrofi, a Ravenna e a Rimini, l’Orchestra si avvale della collaborazione di docenti e allievi di queste e si declina come Orchestra Area Vasta Romagna, una realtà territoriale che opera ormai da tre anni presentando un grande concerto sinfonico in tutte e tre le città e nei più importanti teatri: Alighieri a Ravenna, Bonci a Cesena, Novelli a Rimini.
In una formazione più piccola, come ensemble di archi e fiati, diretta da Paolo Chiavacci, affronta repertori cameristici e di ambito settecentesco.

Da diversi anni è vocazione dell’Orchestra partecipare a eventi di solidarietà in collaborazione con l’associazionismo del territorio e oltre (Lega del Filo d’oro, Nuovi Orizzonti, Sezione Pediatria dell’Ospedale Bufalini e altri ancora).
In linea con la sua vocazione è l’appuntamento di Matelica, che l’Orchestra ha deciso di donare alla comunità ferita dal sisma del 2016.

SABATO 24 MARZO
ALTRI PERCORSI

RuvidoTeatro

IN TERRA
quando la terra trema

con Deborah Biordi, Francesco Mentonelli, Fabio Bonso
regia Fabio Bonso


Perché fare uno spettacolo sul terremoto?
Perché è un’esperienza irripetibile, che diventa solo tua ed è difficile raccontarla e farla vivere a persone che non l’hanno vissuta. Ma ci sembrava importante provare a raccontarla, farla diventare un’emozione, un passaggio indelebile della nostra vita, far prendere coscienza di cosa vuol dire la paura, momento irrazionale di insicurezza; di cosa significa non sapere come reagire, cosa fare, essere inermi e soli di fronte a qualsiasi reazione; di come la vita ordinaria e stabile viene stravolta da un evento straordinario che trasforma la nostra esistenza in vita instabile e insicura; di come viviamo la distruzione, la mancanza di casa, la vita in camper o in altre situazioni che danno molto spazio alla provvisorietà. Volevamo mostrare la diversità dell’approccio dell’adulto e del bambino verso quello che accade; perché per i bambini le paure hanno aspetti differenti: il buio, i mostri, i rumori, la porta chiusa o aperta; le immagini dei bambini nell’immaginare il terremoto: la barca in mezzo al mare, le faglie che viaggiano, il libro da cui escono le paure, i suoni legati ai colori, gli schiaffi ai palazzi.
Mi sembra di sentire una mandria di cavalli in cantina.
Mi sembra una grande campana che suona.
Mi fa pensare a una foresta brutta e cattiva.
Ma soprattutto vogliamo ricordare che ci sono territori che ancora oggi subiscono le lungaggini burocratiche per un ritorno alla normalità, alla vita sociale, al lavoro, al diritto di crescita felice dei bambini.
SABATO 7 APRILE
ALTRI PERCORSI

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno
Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio
... IN ARTE TOTÒ

un recital scritto e diretto da Clara Galante
M° Giovanni Monti pianoforte
produzione esecutiva Stefania Reggiani


“La risata di un tragico crea sempre la poesia”

A cinquanta anni dalla scomparsa di Antonio De Curtis, "un uomo partenopeo e parte napoletano" come si definiva ironicamente lui stesso, celebriamo la persona e il personaggio con un ritratto recitato e cantato, dedicato a colui che ha segnato col dono di sé, la storia del nostro spettacolo
Le canzoni, le poesie, le lettere, i frammenti della sua vita e le testimonianze sono il filo che l’interprete intesse con grazia, prima dando voce a Liliana, la figlia, poi interpretando il grande amato, unico e inimitabile Totò, il principe Antonio De Curtis, tra ombra e luce, in equilibrio sempre tra malinconia e ironia, tra maschera e volto.
Prendendo ispirazione dalle memorabili sue interpretazioni e da un racconto pubblicato da Bompiani nel 1943 Totò il Buono, scritto da Cesare Zavattini, ci è impossibile separare la realtà dal sogno. Nel racconto il piccolo Totò è una creatura di origini incerte, trovato neonato sotto un cavolo, in un orto quasi magico. Clara Galante ne racconta e interpreta la natura mercuriale e prodigiosa, nonché essenzialmente soccorrevole e salvifica, una sorta di Totò redentore, musa di Fellini, Pasolini, Monicelli, Comencini e molti altri.
La scenografia ricostruisce una stanza dell’anima: sedie, indumenti, ricordi, una valigia, una bombetta, una vestaglia; pochi elementi, essenziali a mantenere un elegante e raffinato spazio interiore.
Lo spettacolo ha debuttato nella terrazza del Palazzo delle Esposizioni a Roma, rappresentato al Giardino del Museo Civico di Cori e nella rassegna Musicateatro Estate a Sabaudia.


















MATELICA FESTIVAL
JAZZ&WINE SABATO 10 MARZO
MATELICA FESTIVAL
JAZZ&WINE

NEIL ZAZA
IN CONCERTO

Neil Zaza chitarra
Walter Cerasani basso
Enrico Cianciusi batteria

in collaborazione con San Severino Blues


Originario dell’Ohio, Neil Zaza è il guitar hero statunitense che ha posto le basi del rock strumentale melodico, diventandone il principale ambasciatore a livello mondiale. Dotato di una tecnica chitarristica incredibile si esprime in assoli rapidissimi, combina la potenza del rock con un gusto straordinario per melodie coinvolgenti e ballate piene di sentimento. La sua versatilità è in grado di spaziare tra virtuosismi rock, ritmi funky e abilità nell’esecuzione di composizioni classiche di Bach e Mozart. Con lui hanno suonato Joe Satriani, Steve Vai, Dweezil Zappa, Steve e Mike Porcaro, Yngwie Malmsteen, Vinnie Moore e Andy Summers. Ha composto alcune tracce di chitarra per una colonna sonora scritta da Stewart Copeland. Nel suo quarto album, Staring at the sun, appare il grande bassista Stuart Hamm. Dopo il cd Clyde the cat ha pubblicato il dvd Alive in Denmak, documento live del tour europeo 2014 effettuato con la sua band ufficiale, composta da Walter Cerasani al basso ed Enrico Cianciusi alla batteria, i bravi musicisti italiani che Neil Zaza ha coinvolto anche in studio nella registrazione di Peach, il suo ultimo e undicesimo disco.
SABATO 17 MARZO
MATELICA FESTIVAL
JAZZ&WINE

JAMES & BLACK SOULTET
in concerto

Bruce James voce/tastiere
Bella Black voce
Max Benassi chitarra
Andrea Taravelli basso/moog
Matteo Monti batteria

in collaborazione con San Severino Blues


La musica di James & Black è un originale e affascinante mix di soul, New Orleans, rhythm’n’blues e jazz al servizio di due voci straordinarie. Bruce James, pianista e cantante, è un artista immerso nella tradizione musicale afroamericana: la sua voce ricorda Joe Cocker, Dr. John, Otis Redding, Van Morrison e Tom Waits, pur rimanendo fedele a se stessa. Bella Black, con una voce potente e profonda, strappata al gospel, spiazza con la sua classe e la sua passionalità.
Formatisi ad Austin, le loro radici musicali affondano nel gospel e nel southern soul del Texas, di New Orleans e di Memphis, senza nostalgie del passato, ma anzi con attenzione rivolta anche all’elettronica e al moderno hip hop, tant’è che autodefiniscono la loro musica “Guerrilla Soul”. L’album di debutto Dirt for the flowers è uscito negli USA nel 2012, anno durante il quale si stabiliscono in Europa dove tengono, da allora, 150 concerti l’anno soprattutto in Belgio, Olanda, Germania, Italia, Spagna e Francia, partecipando anche a eventi e festival con artisti del calibro di Candy Dulfer, Gregory Porter, New Yorkers, The Slackers, Sister Sledge, Bobby Rush, Lennie Williams. Nel 2015 pubblicano l’album How long is now. Nel 2017 presentano il nuovo disco This time.

















A TEATRO
COME I GRANDI
DOMENICA 14 GENNAIO
A TEATRO COME I GRANDI

Compagnia Ferruccio Filipazzi

VITA DA GATTO!
le grandi avventure di un cucciolo

scritto, musicato ed interpretato da Ferruccio Filipazzi
oggetti scenici Natale Panaro
scene e costumi Tinin Mantegazza


Lui si chiama Bianco ed è un gatto. Insieme con il papà, che gli insegna le cose fondamentali della vita come il colore e il ritmo, vive in un brandello d’orto scampato non si sa come al devastante abbraccio di cemento della città. L’orto è di proprietà di un signore chiamato il Capitano, che lo cura con passione e vi alleva le sue galline.
Ma tutte le cose belle, prima o poi, hanno una fine: l’orto del Capitano viene fagocitato e inglobato nella città e così Bianco si trova senza casa. Subito dopo si trova anche senza famiglia, perché decide di andarsene solo soletto per il mondo e diventare grande. Cosa che, a volte, può essere dolorosa e pericolosa. Ferito in una battaglia fra bande rivali, Bianco ha la fortuna di incontrare Ferrù, un uomo ma soprattutto un amico. Grazie a lui, Bianco capisce che cosa significa essere amati e, confortato da questa esperienza che lo ha reso più forte e sicuro di fronte alla vita, continua il suo viaggio per il mondo. Da solo.

È l’avventura randagia di un amico che si porta in giro la sua fiera e indomita solitudine. In lui gli spettatori bambini si identificano spontaneamente, soprattutto per quella sorta di iniziazione alla vita e al mondo – inevitabile ed esaltante per ogni cucciolo – rappresentata dal rapporto col padre e dal successivo distacco.
Lo spettacolo si svolge attorno a scenografie essenziali, quasi macchie di colore vivo, sorrette da una colonna sonora realizzata in diretta.
DOMENICA 11 MARZO
A TEATRO COME I GRANDI

RuvidoTeatro

IL CIRCO… O QUASI

testo e regia Fabio Bonso
con Deborah Biordi, Francesco Mentonelli, Fabio Bonso
organizzazione Vania Marcato


Come dimenticare quando da piccoli siamo stati sotto un tendone del circo, rapiti dai lazzi e acrobazie degli artisti, che con i loro numeri ci portavano a vivere emozioni e atmosfere magiche? RuvidoTeatro cerca di ricordare quelle emozioni, costruendo uno spettacolo che raccoglie i momenti che fanno restare i bambini a bocca aperta. Certo noi non siamo dei circensi, quindi abbiamo realizzato numeri che evocano gli stessi ritmi e situazioni, magari non con la stessa bravura, ma con l’energia e la capacità di stupire e divertire comunque.
Quindi largo ad acrobati strampalati, clown imbranati e pasticcioni, domatori di belve umane, pagliacci musicisti che, coinvolgendo il pubblico direttamente sul palco, creano momenti ricchi di risate e stupore. Le atmosfere sono le stesse e il ritmo forsennato dei numeri danno una carica di energia e risate.
Questo è Il circo… o quasi, la nuova produzione per ragazzi e adulti di RuvidoTeatro, con tre attori sulla scena, che ricreano attraverso la loro capacità evocativa e ridicola le azioni esilaranti e magiche del circo, magari di provincia, con un occhio alle nuove proposte in questo campo e con tutto l’entusiasmo e il coinvolgimento del vecchio tendone sotto le stelle.
ABBONAMENTI
rinnovi dal 26 al 30 ottobre
nuovi abbonamenti dal 2 al 6 e 10-11 novembre

PROSA [5 spettacoli]
Ferocia | Pueblo | Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano | La divina commediola | Uno nessuno centomila posto unico numerato        euro 65             ridotto* euro 52
CONCERTI [5 spettacoli]
The Followers Of Christ | Madama Butterfly | Ryoma Takagi | Form | Segni Barocchi
posto unico numerato        euro 60                ridotto* euro 48

BIGLIETTI
dal 13 novembre

Pueblo | Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano | The Followers Of Christ
Madama Butterfly | La divina commediola | Uno nessuno centomila
posto unico numerato        euro 15                 ridotto* euro 12
Ferocia | Ryoma Takagi | Form | Traviata | Neil Zaza | James & Black | Segni Barocchi
posto unico numerato        euro 12                 ridotto* euro 10
Giornale per donna | Bevo il vin cogli occhi poi | … In arte Totò | In terra
posto unico numerato        euro 10                  
Orchestra Conservatorio Cesena | Vita da gatto | Il circo… o quasi
posto unico numerato        euro 5               

*valide per residenti Matelica, under 24, over 65, studenti, soci Fai, soci Touring Club, convenzionati vari

BIGLIETTERIA TEATRO PIERMARINI
T 0737 85088
dal 26 al 30 ottobre per i rinnovi
    dal 2 al 6 e 10-11 novembre per i nuovi abbonamenti, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20
il giorno precedente lo spettacolo dalle 17 alle 20 e il giorno di spettacolo dalle 17 a inizio rappresentazione
    la domenica di spettacolo aperta dalle 15 a inizio rappresentazione

AMAT
T 071 2072439
 HYPERLINK "http://www.amatmarche.net" www.amatmarche.net

CALL CENTER DELLO SPETTACOLO DELLE MARCHE
T 071 2133600

CITTÀ DI MATELICA
T 0737 781811
www.comune.matelica.mc.it

VENDITA ON LINE
 HYPERLINK "http://www.vivaticket.it/" www.vivaticket.it

INIZIO SPETTACOLI
ore 21.15
a teatro come i grandi ore 17











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