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AA.VV. Undergroundpiovese Compilation (autoprod. 2006)
MoonFish WORLD
Autore: MoonFish
Aaaah, mi piacciono le compilation perché così posso smerdare indue parole gli artisti coinvolti, che di norma si presentanon con un solo brano e quindi con una sola faccia… Rapido, indolore… “Merda”, “Fico”, “Schifo”, “Matrimonio”… Il caso di questa compilation me la ricordo. Ci è stata consegnata insieme all’album di una band che vi ha partecipato, solo che quell’album ce l’ha in custodia un qualche altro collaboratore di Music Club, mentre la compilation ce l’ho io!... “Undergroundpiovese Compilation” è il frutto del lavoro di autoproduzione dell’associazione Undergroundpiovese che si occupa di esporre le primizie dell’area della Saccisica (Piove Di Sacco e Padova, mi dicono dalla regia). Della copertina, con la tracklisting presentata a mò di linea di metropolitana (underground, appunto), posso già dire che promette bene, ma direi che forse è il caso di ascoltarle una ad una, queste primizie. Via. Due colpi di tosse, e via coi Tosse Kativa ed il loro violentissimo metalcore… Un sound devastante, pesantissimo e pulito al tempo stesso, sorprendente. I riff sono i soliti ed i growls misto hip-hop con cantilena sotto pure. Non li posso consigliare, ma posso consigliare il loro fonico!! Gli Still Burns fanno fischià le chitarre, e quindi fanno metal rock americano. Punto. E invece no. Partono con un bel riffone thrash-core. Tra Minor Threat e Van Halen. Ma può esistere?!?! Fe*dup. Che dire? Kurt Cobain che canta nei Meshuggah e uno che sotto sotto scratcha. Poi BOOM! Riff belli pesi, quasi grind… Mi passano in testa pure Neurosis, Converge, Slayer… Niente male, minchia. Longfield. I Rage Against The Machine del bar. Poco capaci e registrati in fretta. Testi tipo “Questo è il rap contro la guerra…” Ce semo capiti, spero. Gli Ugly Face sono un altro di questi gruppi metalcore sconvolti e con passaggi grind, bella voce old-school che mi fa pensare ai Negazione, ed un bel riffing tendente al cosiddetto “slayerama”. Bel pezzo. Ginger Breaker. Organino distorto, chitarrino con lo wah-wah, basso che fa pure degli accordini e batteria che sbraccia a dire “ci sono anch’io.” Brano strumentale a canovaccio in stile hard psych. Mah. Il Silenzio Dopo Il Pianto sono il gruppo “profondo” che convince le giurie dei concorsi locali. Forse in fondo alle loro intenzioni ci sono i Joy Division, solo che il risultato è molto più hard e chitarrosamente noise, perché sennò la giuria li piglia per dei depressi new wave… I Retrista partono con uno swing infernale vagamente lynchiano, ma dopo quaranta secondi mi ricredo. Tristi e piagnosi… Dopo due minuti di brano, al ritornello mi rendo conto che è gothic metal. Loro però mi sa che non lo sanno. Dai Coupé du Demon, coi loro flanger, mi aspettavo qualcosa di darkettoide, e invece sono dei Linkin Park più emo-core. Chissà se sanno cosa vogliono. I (o le?) Lady’s Bloody Day si presentatano con uno scum-rock’n’roll molto punk e molto sbilenco, volgare e maligno. GG Allin che si ciuccia un Tampax. Ma così, per scherzo. Flypaper For Freaks. Me li immagino in studio: il fonico che li sgrida, e loro “nun me frega, me magno il microfono, faccio come me pare!”. Lo-fi post-rock, è così che si dice? O si dice garage? Massimo Danieli Soulshift ha una chitarra classica (12 corde?) ed ha la voce. Scrive testi e li vuole cantare. Folk-funk-r’n’b. Ma può esistere?! Gli Out Of Time sono naturalmente fuori dal tempo. La loro “Missing” potrebbe essere una b-side dei Jefferson Airplane… Anche il suono sa tanto di vetusto rumore di fondo… Filippo Martin suona il piano, ma non essendo amico di Jovanotti non ha futuro. Ah, no, scusate, dopo un minuto parte un pezzo hard rock. Scusate, suona pure la chitarra, credevo fosse un clone di Allevi e invece è un clone di Steve Vai (o meglio, glie piacerebbe). Partono gli Apnoea e fanno “sha-la-la-la…”. Il gruppo rock duro e “profondo” del quartiere. Secondi classificati, secondo la solita giuria di begonzi da concorso locale. No, grazie. L’incipit del brano di Giuseppe Gazerro è un giro di slap bass midi. Io vomito. Batteria elettronica “in stile” (cioè fa cagare). Continuo a vomitare. E’ un rap. Però ironico. Almeno spero. Nel dubbio vomito. Cita Battisti. E il testo mi sa di parrocchia. Il titolo del brano è “Cristiani Battisti”. Ma c’è o ce fa?! I Pomata hanno trombe e tromboni. Quindi sono costretti a fare ska. …Ma viene prima il trombone o lo ska? Comunque son bravi, niente male. Almeno non fanno “Ska! Ska! Ska!” Però al finale hardcore con le chitarre a tutto non sanno resistere… A chiudere tocca ai Chuma Chum’s ed al loro percussionismo brasileiro. Non è roba che fa per me, ma fra tutte questi dischi è la chiusura di album più insolita ed originale!! Contatti: www.undergroundpiovese.org
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