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DADAMATTO – MICHELE GROSSI (2006)
Sexually Confused
Autore: Massimo Ronchini
Dadamatto. Da da matto. Dare da matto. Dare di matto. Andare dal matto. Fare da matto... Potrei continuare all’infinito.. come sarebbe simpatico, è!?!? Espressione a volte adoperata per individuare un soggetto che assume, improvvisamente, comportamenti non consoni alla civile prassi che tutti usiamo praticare. Insomma, evitando di allampanare su questa cosa vi dico più generalmente “questione di comportamenti e di soggetti colti da improvvisi scatti pazzoidi, matti”. Ma tentiamo di fare coscienziosi (hahahaha!) per un attimo e professiamo qualche parola su questo disco. Marcati dalla classica e mai scontata formazione chitarra basso e batteria, emergono tra le ammorbanti acque senigalliesi con questo primissimo album dal titolo Michele Grossi (?). In copertina il frutto di una mente geniale comparsa al mondo per sconvolgere le malagevoli teorie di Einstein (presente quella cosa… si, dubito non l’abbiate mai sentita dire… quel E=mc2!?) o più probabilmente il semplice e banale schizzo realizzato al solo fine di non intorpidirsi il cervello sopra qualche disagevole banco di scuola, mentre la concentrazione e la meditazione venivano sputate chissà dove. Parafrasando un crestino scaduto aggiungo anche che non lo so e che non lo voglio nemmeno sapere, che differenza farebbe? Probabilmente nessuna, fortunatamente perché questo disco preme sull’acceleratore di una macchina senza aspettare nessuno, e nemmeno mai una piccola sosta sino alla fine del viaggio. Districandosi egregiamente a tutta velocità, o meglio, a tutto volume, i tre si muovono tra le ingorgate quanto mai occluse vene del rock e del punk. Dadamatto concepisce un concetto di musica che definirei a trattini. Alcuni digitati in grassetto urtano violentemente i nostri timpani, ci scuotono in un coinvolgente vortice di chitarra nervosa e convocano al massimo amplesso la doppia “K” di Kurt Cobain e Kim Gordon. Al contrario, altri trattini vengono suonati in corsivo e distinguono brani decisamente più placidi ed imperturbabili, ingegnosi nelle strutture, a volte musicalmente sostenuti da folli quanto seducenti incursioni di Sax (suonato dall’ospite Roberto Mazzoli), a volte testualmente rinforzati da un alone di ironia che avrebbe fatto sorridere Rino Gaetano. Minuzioso nelle parti più latenti, questo album fa emergere soave ottimi intrecci tra linee di basso e batteria e l’intera amalgama si specchia in un lieto e confortevole lago di idrofoba isteria. I curiosi non dovranno nemmeno fare tanta fatica, basta che si procurino un pc ed una connessione, su www.myspace.com/marinaiogaio è possibile infatti ascoltare forse il brano più bello del lavoro intero, il mio pappagallino mediterraneo! Un giovane esordio che fa ben sperare in future maturazioni nel sound e che auspica indubbiamente un egregio avvenire. Ho incontrato Marco e Michele, ci siamo dati appuntamento in un bar al centro di Senigallia. Li ho pure dovuti attendere un quarto d’ora, ma alla fine sono stato buono, ci siamo seduti davanti ad un paio di bicchieri e ci siamo fatti una piacevole chiacchierata… La “sbobinata” è stata faticosa ma ecco cosa ne è uscito fuori…
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