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Settembre è un mese molto bello...
Rubber Ring
Autore: Manuela Bua
Settembre è un mese molto bello per chi non è andato in ferie. Impazzano le diete del rientro, controlli la tua posta elettronica e vedi in home page un cubitale link che tutti coloro che non riescono a riprendere il ritmo di lavoro avranno, senza dubbio, accarezzato con un click. Io, che questo ritmo non lo perdo da gennaio scorso (e a questo punto potrebbero insorgere i sindacati?!) posso passare, senza indugio e con la solita apprensione, a digitare la password. Perfetto, nessuna polemica, tanto nessuno mi toglie il supremo piacere di andarci a piedi, al lavoro, in compagnia di quella che considero una delle più belle invenzioni del secolo scorso, di quelle che ti cambiano la vita, il walkman, nella moderna versione di cd portatile. E’ molto piacevole scegliere ogni mattina, a seconda dell’umore e delle aspettative, quelle quattro o cinque canzoni per accompagnarti nel tragitto, musica che, vuoi o non vuoi, continua a risuonare per il resto della giornata. E così, settimana dopo settimana, ho stilato una specie di personale classifica del “tragitto”, seguendo criteri di questo tipo: energetico riff di chitarra per aggredire il traffico, melodia da seguire un po’ come i tuoi passi, salutare beat mattutino per tenere l’andatura costante. Ecco cosa ho scelto: Kings of Convenience, Riot On An Empty Street, seconda prova dei nostri, che mantiene la bellezza del primo Quite Is The New Loud, che senza eccessive pretese convince proprio perché di questo è una stupenda conferma. E’ come dire che il secondo disco non è più bello del primo, ma è bello come il primo, quindi è bellissimo. Poi, PGR, D’anime e d’animali, istintiva, materica celebrazione di vita autentica, un disco di grande affetto, a tratti aspro e tagliente, plasmato dal linguaggio dei magnifici artigiani che rispondono ai nomi di Ferretti, Canali e C.. Infine, la specialità dei giorni di pioggia, un disco non recente: Poison, del geniale Jay Jay Johanson, una perla di pura emotività, una profusione di suoni al servizio della malinconia. Sublime ed eclettico, penso al pezzo tutto costruito su una melodia per piano e metronomo. E la classifica si ferma qui, perché come tutte le classifiche che si rispettano, non segue un ordine di importanza e non è attendibile che per chi se l’è inventata….. Ed ora, quasi ottobre, sto archiviando gli ultimi ricordi legati alle serate musicali che hanno dilettato, in quel di San Benedetto del Tronto chi, come me, non avrebbe superato le selezioni all’ingresso degli stabilimenti balneari più à la page, ahimé. Mi riferisco al Jonathan Disco Beach, presso il quale sono state effettuate le registrazioni di due demo sicuramente rappresentativi per quanto riguarda la creatività locale. I ripani Varechina Loredana si propongono come band di punk religioso, definizione adatta allo filosofia della band, ma piuttosto restrittiva in riferimento alla quantità di generi che vengono toccati nei brani presenti in Ginocchio malvagio tour. Se l’ispirazione prevalente è il rock-blues, la potente voce di Andrea “Wallace” Vecchiarelli sceglie il Calypso per parlare di Milingo e della sua coreana signora e lo ska-reggae contaminato per chiedere a Bill Aden una mano per “dare fuoco al piano americano” o peggio, per “incendiare il popolo ripano”! Dissacratori per eccellenza, suonatori per palati forti, i Varechina si chiedono se il cristianesimo tornerà di moda e se il sesso orale non sia la migliore delle forme d’amore e lo fanno a modo loro, in maniera coinvolgente, all’insegna di una blasfemia candida e proletaria, con fantasia e virtuosismo. Una collaborazione molto riuscita è quella tra i Varechina ed i No Core, l’evoluzione, in formazione ridotta dei Delitto Passionale, soprattutto nel brano Pasolini, nato per scherzo e costruito sui testi della tesi di laurea di un’amica comune. Strane cose accadono nel Piceno, direte, ma è tutto vero e confortante Anche i No Core sanno lavorare d’ironia e colpire forte, penso ad Amore per amore, convulsa e psichedelica; o all’incursione swingata, alla Buscaglione di Mi piace il jazz. Dove finisce il rock di ispirazione seventies, ben calibrato dalla chitarra very blues di Massimo Vagnoni e dal battito di Angelo Pezzani, si innesta la vena cantautorale, confidenziale che tanto si addice alla presenza ed alla voce di Gigi Coccia. Insomma, qualcosa è in fermento da queste parti, oltre al vino nuovo…..
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