LONGWAVE
Endsongs (cd, Lunasea rec., 2000) - The strangest Things (Cd, Eastwest 2003)
Rock No Stop
Autore: Francesco Battisti
Ci sono artisti e gruppi che essendo nati e cresciuti “fuori tempo” non godranno mai della fama, dei soldi e soprattutto dei meriti. Tra le giovani leve di “perdenti” annoveriamo i newyorchesi Longwave, che come i conterranei Interpol hanno ridato linfa vitale a certi suoni post-punk e new wave della prima ora, rimanendo tuttavia in una nicchia per addetti ai lavori. Mi auguro che possiate trovare in circolazione “Endsongs” dell’agosto 2000 e “The Strangest Things”, dato alle stampe nella scorsa primavera. Si tratta di due cd magnifici. La prima impressione è quella che i Longwave siano nati oltreché fuori tempo anche fuori luogo. Di passaporto americano, ma decisamente “inglesi” sono la cultura e le linee musicale che i nostri affrontano con tanta decisione e personalità. Il cd di debutto è costellato da una serie di composizioni solide, caratterizzate da intrecci armonici brillanti e da liberazioni in territorio pop da fare invidia ai Radiohead. La voce soffice di Steve Schiltz ci accompagna attraverso alcune perle come l’opening track “Escape” e “Pretty Face”.Il nuovo cd, “Strangest Things” è la conferma delle aspettative del combo newyorchese. Con l’aiuto del produttore David Friedman (Flaming Lips, Mercury Rev) i Longwave hanno dato vita ad uno dei più dischi più memorabili del 2003. Gli elementi in gioco prendono ispirazione dai primi U2, dai Joy Division e dagli Psychedelic Furs. La voce di Schiltz si eleva a momenti emotivi di rara bellezza. Un esempio su tutti è il piccolo gioiello “Tidal Wave”, ma anche “Wake Me When It’s Over”. Lo stile della giovane band è tuttavia intenso e personale perché riesce a bilanciare, in un delicato equilibrio urgenza e delicatezza.