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PASCALS Abiento (DSA)
Ultrasuoni
Autore: Walter Rovere
I Pascals sono un gruppo giapponese la cui genesi non poteva forse che essere giapponese: nacquero infatti, otto anni fa, dall’idea di Rocket Matsu, fan sfegatato della musica del francese Pascal Comelade, di fondare un ensemble interamente dedicato a fare cover di brani di Comelade (o meglio, a riprodurre “cover” nello stile degli arrangiamenti di Comelade, dato che in maggioranza, specie negli anni scorsi, il repertorio di Comelade consisteva in grande prevalenza di cover di famosi pezzi rock riarrangiati per strumenti giocattolo). Dopo un po’ tuttavia, come per lo stesso Comelade, anche i Pascals iniziarono a comporre brani originali; che in questo secondo loro cd costituiscono la parte preponderante. L’ensemble consiste in ben sedici musicisti, impegnati con strumenti “veri” (mandolino, fisarmonica, tromba, flauti, ukulele, piano, violini, violoncello, percussioni ecc) e alcuni giocattolo (melodica, piano giocattolo e mini-xylofoni soprattutto). Oltre che a Comelade, il loro suono fa pensare alla Penguin Café Orchestra, per i brani (forse troppi) dalle atmosfere “pastorali” e malinconiche; e, negli acompagnamenti degli archi sempre stonati, alla Portsmouth Sinfonia (il leggendario ensemble inglese dei primi anni 70, diretto da James Lampard e con membri come Steve Beresford, Gavin Bryars e Brian Eno, composto interamente da musicisti inetti nello strumento a loro assegnato - e in effetti una delle cover scelte, Taking Tiger Mountain, nel disco di Brian Eno in cui era stata pubblicata era accompagnata proprio dalla Portsmouth Sinfonia. I Pascals riprendono anche una cover cavallo di battaglia di Comelade, Egyptan Reggae di Jonathan Richman, qui in versione cantata (in giapponese) anziché strumentale come nel francese, e con una sega musicale accanto a scacciapensieri, mandolino e un vasto assortimento di percussioni a caratterizzare l’arrangiamento. Decisamente buona la versione di un pezzo di Dollar Brand, Home Coming Song, uno strumentale dal trascinante tema nella vena del jazz sudafricano della Brotherhood of Breath, con lunghi assoli di armonica, banjo e uno strano strumento “fischiante”. Ma ci sono anche buone composizioni originali, come Meters, evidentemente in omaggio al gruppo funk anni 70 di New Orleans, è che uno strumentale dal groove misto tra Meters e una chitarra africaneggiante alla Sunny Adé, decorata da un assolo di “antenna” sibilante (tipo theremin), e la conclusiva La La La, dal refrain cantato su ritmo a velocità crescente, alla canzone russa. (Les Disque du Crépuscule et de l’Acier, www.dsa-wave.com)
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