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AA.VV. Barry 7’s Connectors (Lo Recordings) AA.VV. Barry 7’s Connectors 2 (Lo Recordings)
Ultrasuoni
Autore: Walter Rovere
Ce ne lamentavamo da tempo – finalmente qualcosa inizia timidamente a muoversi, nel recupero delle esperienze realmente interessanti e innovative nel mondo dei dischi di sonorizzazione anni sessanta, piuttosto che gli ennesimi – divertentissimi, per carità – shake o bossa nova da compilation “lounge”. Come sanno gli appassionati, più che nelle colonne sonore vere e proprie (a parte quelle per film di fantascienza, tra cui si annoverano vere pietre miliari) è nei dischi di sonorizzazioni, prodotti per “pronto uso” generico per sonorizzazioni radio-tele-cinematografiche, con indicazioni anche molto precise sui tipi di scene e atmosfere che potevano accompagnare (dalla “catastrofe nucleare”, a “giornalisti al lavoro in redazione”), che si trovano vere gemme e brani sperimentalissimi. Il discorso vale più per la seconda che per la prima di queste compilation – per la prima, una raccolta di brani tratti dagli lp di sonorizzazione delle etichette Chappell, Southern e Pil, siamo ancora su un territorio abbastanza familiare, quello dello “strange”, delle bizzarrie, che è quello che ha dato il via al boom delle ristampe che ha iniziato tutto, quello dell’exotica e delle orchestrazioni pazze alla Esquivel e/o delle versioni elettroniche buffe alla Perrey/Kingsley. Il compilatore di queste due raccolte è appunto tale Barry 7, membro degli inglesi Add N To (X), che complessivamente mostra “occhio” notevole. Nel volume 1 le date vano dal 1966 al 1975; nella categoria del (piacere del) trash si collocano brani come , concertino barocco con simil-tromba elettronica, batteria rock e coretti femminili di Piot & Guiot; e in quella del gusto “novelty” i buffi spruzzi elettronici di Nino Nardini, Maladjusted Moogie di Anthony King (“moog malregolato”, infatti!) l’exotica da giungla, ma rifatta interamente con elettronica, della Forgotten World sempre di King, interessante comunque – come tanti brani “novelty” per l’eccesso con cui è condotta l’operazione; su piani più di “normali”, troviamo un a bossa con delicati tocchi di fiati di Sven Libaek, e un sognante brano, molto evocativo cinematograficamente (ambientazione ideale: California/sogno-della-Florida in Un uomo da marciapiede) di Gary Bellington. Poi ci sono le stranezze elettroniche, tutte ispirate allo spazio: le sonorità duttili e disarticolate di J. Matthews, quelle minacciose di Doris Hays (oltre che autrice elettronica, pianista celebre negli anni 70, cfr. il suo doppio lp Adoration of the Clash con brani di Cowell, Feldman ecc), l’affascinante Univers Sideral di Paul Bonneau, per orchestra (con tocchi di tubular bells e oboe) immersa in un’atmosfera appunto elettronica siderale; e i più semplicistici “suoni strani con eco” di Georges Teperino e Cecil Leuter (gli effetti di “spazializzazione” con eco venivano peraltro spesso applicati anche in contesti più normali, vedi la chitarra dello shake Quasars di Libaek). Vertice del cd è uno shake elettronico di Roger Roger, elementare e scarnificato (batteria, basso, suono ritmico di synth e altro semi-ritmico solista), del 1972 (Roger era un compositore francese, classe 1911, che a partire dal 35 lavorò soprattutto per documentari, firmando poi anche colonne sonore di vari film francesi piuttosto oscuri – nessuno edito in Italia). Tornando al discorso iniziale, tra i dischi di sonorizzazione primi anni 70, specie nelle categorie come “industriale” e “ecologico”, si possono trovare brani di compositori italiani che anticipano la musica industriale di almeno un lustro, e esempi di musica contemporanea d’avanguardia – di compositori come Gelmetti, Nascimbene, e non solo. Era il caso ad esempio di certi brani pubblicati dall’italiana Cam, nella sua vastissima collana di sonorizzazioni (30-40 lp? – i dati su questo settore sono inesistenti). Nei brani raccolti in Connectors 2 troviamo follie, dall’ultrakitsch al genio, anche nello stesso brano: si inizia con un pezzo di Giuseppe De Luca che è una plateale imitazione di In a Gadda da Vida. De Luca, cantante autore di canzoni, per il cinema ha composto partiture come il cult La ragazza con la pistola di Monicelli (68) e L’uomo dagli occhi di ghiaccio di De Martino (71); il cd ne riporta altri brani, un “sexy” sospiroso alla Morricone il cui tema spunta poi anche nella seconda parte di un brano dall’inizio interessante, una pulsazione elettronica + modulazione presa da Forbidden Planet (Louis e Bebe Barron) con un riff di basso pre-Twin Peaks, e un pezzo da fanfara circense straniata e “psichedelizzata” dall’eco. Di Giampiero Boneschi, pianista attivo dal dopoguerra che forse il primo in Italia a usare tastiere eletroniche, sono presenti quattro brani (un surf chitarristico, Oacum, l’atmosfera sospesa di New Situation), caratterizzati da arrangiamenti spiccatamente sintetici – anche i fiati di Saturne Ambush – con un uso preminente della drum machine. Incredibile l’unico brano presente di Piero Piccioni, Italamericana Collage: oscure pulsazioni techno alla Basich Channel/Chain Reaction, con venature di rumore industriali, per tre minuti, poi entra improvviso un gruppo jazz su ritmo sostenuto di spazzole (fate conto l’effetto che fa l’inizio di Spillane di Zorn!), che poi rallenta il ritmo in un’atmosfera da night club e poi si assesta sul cadenzato, il tutto mantenendo sotto all’orchestrina una fascia sonora dissonante, con trombe sfrangiate e tremolanti. Ma i piéce de résistance del cd sono i brani di Morricone, cinque, che per varietà di soluzioni bene fanno intuire perché per molti musicisti (tipo Zorn) – più che per i critici – sia stato un punto di riferimento: si inizia con una pazzesca, eppure a suo modo funzionante – versione rock molto carica del Dies Irae latino, segue un brano teso d’atmosfera su un bordone d’organo; poi l’apoteosi: Secondo Rito, genere Les Baxter/processione della sacerdotessa Inca, tambureggiare di timpani, coro ieratico, flauti, uno tsugaru shamisen giapponese a punteggiare il tutto… stravolgente. Stato Confusionale è invece di impianto minimale, accordo allucinato d’organo, sul cui tessuto emergono a intervalli regolari note di piano ossessivamente ripetute, battere di bacchette, una scatola sonora giocattolo. Infine Iniziazione 72 è un rock psichedelico su batteria ostinata, solo di chitarra e in primo piano modulazioni di effetti elettronici tipo radio a onde corte distorta più theremin (insomma il perfetto esempio di oscuro disco psichedelico anni 70 che i Boredoms hanno imparato a memoria prima di esordire). Conclude il cd Daniele Patucchi, tra arcaico (cetra, flauto) e allusioni alla psichedelia americana, con quieto ondeggiare di timpani e chitarra-sitar. (www.lorecordings.com)
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