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THE SPACE COWBOY I Would Die 4 U (Southern Fried)
Vinile
Autore: the Raven
Il mondo si divide in due: chi pensa che Prince sia un genio e chi lo prenderebbe volentieri a calci in culo. Io, come gli aficionados vinilitici sanno, sto saldamente coi primi. Come c’era anche Miles Davis (così, cicca! cicca! zittiamo i soliti poveri sostenuti). Nicolas ‘Nick’ Dresti, classe 1975, francese di Nogent-Sur-Seine, dopo esser cresciuto a pane e rap e filmografia applicata ha iniziato a fare sul serio mixando un bel po’ di successi in due anni (‘97-’98) per poi infilare due canzoni sulla base di altrettanti pezzi della Steve Miller Band (Abracadabra) e dei Wings di Macca (Silly Love Song), attirando così l’attenzione di Norman Cook che lo ha voluto nella sua nuova etichetta Southern Fried Records. Il seguito è questo cd single che avrebbe salito rapido le classifiche inglesi fino alla top ten già nella prima settimana di uscita (fine giugno) se non fosse stato commesso l’errore di infilare 4 brani anziché 3, perdendo così la connotazione di singolo. Nonostante tutto, con le sole vendite di cassette e 12”, la canzone si è piazzata al 55° posto con oltre 50 mila copie vendute ed è stata ugualmente il tormentone dell’estate inglese (e non solo). Detto ciò, I Would Die 4 U, tratto dal megamonster Purple Rain, viene qui ripreso in salsa breakbeat con un cantato che si avvicina tantissimo all’originale pur mantendendo una connotazione più ‘dolce’ (qualcuno, non a sproposito, ha fatto paragoni con Roger Sanchez). Il risultato finale, ad ogni modo, pur non facendo gridare al miracolo, è una riuscita attualizzazione di un brano che, risentito oggi nella sua forma originale, sarà lo scricchiolio del vinile, sarà lo scricchiolio del tempo che passa, saranno le nuove tecniche di registrazione, risulta un po’ avvitato sui propri anni. Tre versioni, come consuetudine danzereccia vuole, per ogni tipo di parterre (funk, house e, spingendo un po’, anche techno), con una ritmica da rimetterci l’orologio tanto è scandita. Always & Forever, la composizione che chiude il singolo, è poco più di un divertissment strumentale (leggi: riempitura) come d’uopo per i singoli da collezione da 25 anni a ‘sta parte, che non vuol scoprire troppo le carte per l’album prossimo venturo.
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