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Bap De La Bap!
Obsession Magnificant
Autore: Michele Benetello
William McArthur MacKenzie - Billy per amici e fans, Sir Billy per la stampa - classe 1957; appassionato di astrologia e musica soul (“L’intensità con la quale questo stile viene espresso...Ecco, Questo mi entusiasma”), esperto cinofilo, fisico dandy, aspetto bohemien più incipiente calvizie, cantante straordinario ed Alan Rankine, musico erratico ed obliquo, polistrumentista, faccia da ”Zorba il greco” si incontrano nel 1976.
<3 mesi prima dell’esplosione punk> precisarono i due, quasi a voler sottolineare che loro, con adolescenziali furori rock avevano punto a che fare. Anzi, gli inizi - sotto la sigla The Ascorbic Ones prima, e Mental Torture dopo - li vogliono innamorati del cabaret. Un duo tutto sommato ordinario, pronto a vagare per night club scozzesi a ghermire danarose donnicciole di mezz’età con una miscela di stralunate composizioni hollywoodiane e Martini. O forse è la prima delle tante leggende alle quali si accennava ad inizio di disquisizione.
Più archi che chitarre, più indolenza che grinta, più pop che rock, più sibariti che guardie a cavallo. Gli Associates non stavano nel wild side del panorama a cavallo tra i settanta e gli ottanta, almeno non nella concezione stretta del termine; niente a che vedere con l’iconografia del sex & drugs & rock and roll (o meglio, gli addendi vanno scomposti in modo promiscuo per venirne a capo) e nemmeno con i cliché tastierine e mascara pronti a scoppiare. Semplicemente perché di rock - quella materia talvolta magmatica ed obsoleta…oops! L’abbiamo detto! - gli Associates non ne hanno mai prodotto.
Ne hanno sfiorato l’anima, sunto il nettare in qualche passo, respirato talvolta il mood, cercando di nasconderlo in maniera maniacale e, contemporaneamente, di tramortirlo sotto velluti e broccati musicali, sotto arrangiamenti in gran parte debitori verso i grandi compositori adottati dall’altra sponda Atlantica.
Bacarach su tutti, ma anche John Barry.
Oppure dilatarlo come lamine d’oro sotto plumbei scenari simil-berlinesi. La matrice, gli impasti vocali, gli arrangiamenti kitsch ma solari, le pose e gli atteggiamenti stile Hollywood anni ‘40 intrappoleranno il duo nel fermento neo romantico allora imperante, sminuendone, forse, portata ed originalità (così come stava succedendo per i loro colleghi Soft Cell, invischiati nell’etichetta techno pop). Ma se la Cellula Morbida andrà a ripescare operette da Wigan Casino e dall’anima nera (Tainted Love, What), i nostri pretenderanno arazzi e stile, ecco allora il saccheggio da Diana Ross (Love Hangover), Simon Dupree (Kites), Billie Holiday (God bless the child, Gloomy Sunday), Lemon Pipers (Green Tambourine) e quella stranissima pièce che è Country Boy (dal repertorio di Gert & Udo Scheuerpflug), quasi pop per boscaioli.
Sinfonie col Bontempi, ghost sonata. Young Americans, pianoforti, archi e firmamenti. E poi la voce, quella voce: Maria Callas in acido, ottani e scoppiettii, fuoco e ghiaccio, elfi e cherubini.
Inarrivabile, rarefatta.
Il tuo primo zucchero filato.
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