Gor

GOR

Progetto dello straordinario polistrumentista partenopeo Francesco Banchini, Gor viene alla luce durante gli anni 90. Attivo nella scena musicale da oltre vent’anni, Banchini si interessa con passione di sonorità medievali ed etniche: negli anni 1999 e 2000 è stato direttore con successo del Festival Medievale di Casaluce presso Napoli. Sempre nello stesso periodo accompagna in tournè la band medieval reggiana Ataraxia, suonando diversi strumenti antichi durante le loro performance. La produzione discografica di GOR e le collaborazioni di Francesco Banchini sono vastissime e vantano la presenza dei più stimati nomi nell’ambito musicale medieval, etnico ed ethereal, tra questi: l’australiana Louisa John Krol, i giapponesi Jack or Jive, i francesi Lys, i greci Daemonia Nymphe…. Banchini ha anche realizzato alcune colonne sonore negli Stati Uniti, in Siria e in Argentina. Tra i cd più famosi e recenti ricordiamo: Phlegraei (2002-Prokosnovenie-Francia), Qumran (2003-Prikosnovenie), Croisades (2004 Prikosnovenie) e l’ultimo Gikanko (2005 Aluna Rec. USA) che vertono su tematiche della mitologia classica e medievale, unendo insieme suoni etnici ed antichi. Polistrumentista di eccezionale talento e carisma, Francesco Banchini è sicuramente artefice in Italia dei progetti più originali e interessanti legati alla ricerca nelle sonorità antiche e di stampo medievale. Ricercatore impegnato GOR riesce a regalarci testi curati grazie a una grande esperienza nell’ambito della cultura classica e medievale insieme ad un’esecuzione dal vivo appassionata, sensuale e trascinante.

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Testi in archivio:

  • 14/12/2005 13:23 - ABIGOR - “Channeling The Quintessence Of Satan” (Napalm/Audioglobe) Ennesima uscita per ...

    ABIGOR - “Channeling The Quintessence Of Satan” (Napalm/Audioglobe) Ennesima uscita per gli austriaci Abigor, che continuano a ripetere la propria formula, mai troppo originale nel corso degli anni, con stoica costanza. Anche per “Channeling The Quintessence Of Satan” si può quindi parlare di black metal blasfemo che viaggia su andature sostenute e che dà buoni frutti in “Equilibrium Pass Bay” e “Utopia Consumed”. Curiosità: sovente il suono delle chitarre ricorda quello dei Sabbat di Andy Sneap nell’album “Mourning Has Broken” (l’ultimo e l’unico senza Martin Walkyier alla voce)! La sufficienza è stiracchiata e preannuncia una sicura insufficienza nel caso in cui si ripetano pure la prossima volta, d’altronde mi pare che si possa dire: errare è umano, perseverare è ... diabolico!

  • 14/12/2005 13:23 - ALAIN GORAGUER - LA PLANETE SAUVAGE (CD) - DC RECORDINGS.UK Colonna ...

    ALAIN GORAGUER - LA PLANETE SAUVAGE (CD) - DC RECORDINGS.UK Colonna sonora d'un dimenticato cartone animato di fantascienza, ma in realtà espediente per celebrare la creatività folle di questo geniale compositore francese. Ci voleva tutta la dedizione di quell'archeologo musicale ch'è diventato J Saul Kane (in arte Depth Charge) che ha rispolverato dal dimenticatoio queste antiche incisioni (anno di grazia 1973) e ce le ripropone nella loro originale integrità. Goraguer, famoso al tempo solo come "l'arrangiatore ufficiale" di Serge Gainsbourg, in questo lavoro si sbizzarrisce in eccentricità e avanguardia, combinando da semplici temi melodici, delle divagazioni orchestrali che rimandano, via via, al jazz, al funky e alla psichedelia in un viaggio onirico e allucinato, per una specie di pastorale al rumor bianco.

  • 14/12/2005 13:23 - ALAN GORDON MORRIS (1955, Gran Bretagna) Si laurea in architettura al ...

    ALAN GORDON MORRIS (1955, Gran Bretagna) Si laurea in architettura al Kingston Polytechnic (BA Hons 1977) e prosegue gli studi presso l‚Architectural Association di Londra (AA Diploma 1981) con Rem Koolhaas, Elia Zengelis, Zaha Hadid e Jeremy Dixon. Eletto membro del Royal Institute of British Architects nel 1983. Lavora in diversi studi di architettura, tra cui Vittorio Gregotti Associati Terry Farrell Architects e Eva Jiricna. Insegna all‚Università di Buenos Aires con Miguel Angel Roca, all‚Architectural Association di Londra con Rodrigo Perez de Arce, alla Bartlett School of Architecture di Londra e al Kent Institute of Art and Design, Canterbury. Dal 1993 ha uno studio a Bologna dove sviluppa progetti di design da solo e in collaborazione con vari produttori italiani, tra cui Agape, Magis, Nemo, Pallucco Italia, Valli & Valli. Ha conseguito premi e segnalazioni in diversi concorsi internazionali di architettura (riorganizzazione del campo della battaglia di Waterloo, il nuovo museo archeologico dell‚Acropoli di Atene, piazza per Keihanna in Giappone, riqualificazione del Borghetto Flaminio a Roma, penisola di Gallipoli in Turchia).

  • 14/12/2005 13:23 - ALMAS GORA Almas Gora è una band di Hard-Pop caratterizzata da ...

    ALMAS GORA Almas Gora è una band di Hard-Pop caratterizzata da un sound molto compatto, deciso, energico, fatto di incisive incursioni chitarristiche su ritmiche sostenute, dove esplodono le estensioni vocali a raccontare storie impregnate di solitudini, sogni e speranze; non mancano "ballate acustiche" unite ad atmosfere più rarefatte in canzoni dedicate a Chico Mendes e al carismatico capo-guerriero oglala-sioux "Cavallo Pazzo". Una carica di energia contagiosa si evidenzia soprattutto nelle esibizioni LIVE di questo «nuovo» quartetto proveniente da Porto Sant'Elpidio Presto, molto presto il loro CD in circolazione!!! INFO. Roby 0734/992524

  • 14/12/2005 13:23 - ROY MONTGOMERY The Allegory of Hearing La psichedelia ambientale di Roy ...

    ROY MONTGOMERY The Allegory of Hearing La psichedelia ambientale di Roy Montgomery è maturata nel corso di album sia a suo nome, sia a nome dei Dissolve, sia a nome degli Hash Jar Tempo in un'arte quasi trascendentale. "The Allegory of Hearing", in particolare, rappresenta il culmine di un programma iniziato con la sua raccolta impressionistica "Scenes From The South Island". Lo stile di Montgomery cesella texture magiche, che creano una base ipnotica ma senza mai sprofondare in droni soporiferi e senza mai perdere l'elemento ritmico. Uno dei pilastri della sua armonia è il contrasto con il sottofondo, che è responsabile del fattore di trance. Il metodo assomiglia palesemente ai raga Indiani, ma i risuluti sono in realtà significativamente diversi. Il tema melodico di "Ex Cathedra" viene fratturato in staccati di chitarra sincopati e lo sfondo in questo caso è dato dai riverberi dei toni di chitarra. Le frasi tintinnati di "As The Dali Lama Was Remarking I Believe" imitano i toni strozzati dei balletti orientali, ma la loro natura discreta, sconnessa, ne fa l'equivalente musicale del puntillismo di Seurat (e il sottofondo questa volta è una chitarra spaziale che sembra un'intera sezione d'archi). "Rock Sea Muse Seek" è un esempio ancor più radicale di questa tecnica cubista, per via di un'incalzante percussività, mentre lo sfondo è un vagito languido di chitarra (ispirato all'inizio di Hurdy Gurdy di Donovan). Un Farfisa acido brilla dietro il pattern puisante, insistente, di "I Hear You Mocking" (quinta traccia, non elencata sulla tracking list del CD), che sembra una danza sufi a spirale, mentre "Where The Belltower Once Stood" è un gioco spigliato di contrappunto. Ogni vignetta conferisce al raga di Montgomery una prospettiva diversa. All'interno di ogni canzone, uno può percepire tanto una componente statica quanto una componente dinamica, tanto una maniera fluttuante quanto una maniera percussiva. Coesistono e risuonano. Il tour de force dell'album è una suite di 17 minuti in 7 movimenti, "Resolution Island Suite", che al principio ricapitola la teoria dell'armonia trascendentale di Montgomery, ma poi trasforma la dicotomia ritmo/drone in un vortice minimalista alla "Rainbow In Curved Air" di Terry Riley. Armato di poco più che un registratore casalingo e una chitarra, Montgomery si è lasciato il resto della musica rock alle spalle e veleggia verso nuovi territori con un sound che è trance e nostalgia, diario e avventura, inno e gioco, nebbia e miraggio.

  • 14/12/2005 13:23 - Questa storia comincia nell'autunno del 1995 quando la Banda Bassotti ...

    Questa storia comincia nell'autunno del 1995 quando la Banda Bassotti suonò in Euskadi insieme ai Negu Gorriak in una enorme manifestazione per la libertà d'espressione e per la raccolta di fondi destinati alla difesa legale di questo gruppo basco nella causa mossa dal colonnello della Guardia Civil Galindo. La manifestazione si chiamava "Hitz Egin!" dal basco "Parla!". In quell'anno entrambi i gruppi si sciolsero con la promessa di riformarsi solo per festeggiare il giorno che si fosse vinta questa ingiusta causa. Quel giorno è arrivato: alla fine del 2000 i Negu Gorriak sono stati definitivamente assolti dall'accusa di diffamazione nei confronti di un personaggio già condannato come organizzatore di un gruppo paramilitare di assassini chiamato GAL, nonchè (come se non bastasse!) organizzatore di traffici internazionali di enormi quantitativi di cocaina, argomento di cui il gruppo portabandiera nell'indipendentismo basco aveva "osato" parlare nel suo pezzo incriminato dal titolo tutt'altro che criptico di "Schifo" ("Ustelkeria" in lingua basca, brano presente nel disco "Gure Jarrera" della Esan Ozenki Records, stampato in Italia dalla Gridalo Forte Records). I Negu Gorriak mantenendo la promessa di cinque anni fa si riformeranno per due concerti (uno nella parte spagnola e uno in quella francese di Euskadi); sarà un'occasione per festeggiare e per ripartire il ricavato della campagna tra alcune strutture del movimento in Euskal Herria. Per l'occasione hanno voluto accanto il gruppo con cui hanno condiviso attitudine ed esperienze. Anche la Banda Bassotti si riformerà e la sua strada si incrocerà ancora una volta con quella dei Negu Gorriak.

  • 14/12/2005 13:23 - Cantori Gregoriani di Cremona, diretti dal M. Fulvio Rampi, Gruppo ...

    Cantori Gregoriani di Cremona, diretti dal M. Fulvio Rampi, Gruppo fra i più noti del settore con all'attivo una vasta produzione discografica e la cui proposta esecutiva si fonda sullo studio delle antiche fonti manoscritte dei secoli X-XI. Si tratta di una serie di Concerti di solo Canto Gregoriano, che attraverso un itinerario organico, abbraccia la produzione sacra tipica del tempo della Quaresima e che, attraverso la Pasqua, continua fino alla Domenica di Pentecoste. Sabato 12 Luglio - ore 17,30 - Abbazia di Sant'Urbano - Apiro (MC). Domenica 13 Luglio - ore 11,00 - Chiesa di Sant'Agostino - Fabriano. Domenica 13 Luglio - ore 17,30 - Abbazia di San Cassiano. Venerdì 18 Luglio - ore 21,30 - Abbazia di Sant'Elena - Serra San Quirico (AN). Sabato 19 Luglio - ore 17,30 - Abbazia di Santa Croce di Tripozzo - Sassoferrato. Domenica 20 Luglio - ore 12,00 - cattedrale di San Venano - Fabriano. Domenica 20 Luglio - ore 17,30 - Abbazia di San Salvatore di Valdicastro. Inf. 0732/625067-4506; 0336/853873

  • 14/12/2005 13:23 - GIUSTINO DI GREGORIO (Tzadik-Demos) - Lungi dall'essere avulso, definirei costui ...

    GIUSTINO DI GREGORIO (Tzadik-Demos) - Lungi dall'essere avulso, definirei costui alla stregua di un orifizio tremolante, truccato da emblematico componimento per pianoforte a quattro mani. Sarei dell'avviso di circoscrivere tali vivaci incongruenze, scaturite da purulente ma fugaci postille, limitando il loro range d'illazione a piccoli e spinosi fotogrammi. Il peso dell'occhio sarà, in tal modo, correlato alla reale capacità di modulazione cromatica delle stesse. Coricate le più giovani speranze, potremmo, allora (ed in quell'istante), custodire i lampi più grevi in anguste, ma non per questo moleste, celle ideali. Il coraggio non ci (vi) manca! Limitarci al cinquesucinque apparrebbe sconcertante. Il perdurare del maltempo ricaccia in gola i sedimenti ancestrali, ma procura notevoli sollazzi visivi, tra cui è utile ricordare la procedura del feedback acustico manipolato dall'intransigenza oltranzista. Confonderci non vi aiuta e, così, bivaccheremo in cerca di certezze al limite dello scibile, laddove lamenti umani non osano spingersi. Supponete di dover tracciare un'ipotetica linea che ricongiunga (azzerando ogni barriera spazio-tempo-culturale) Sonny Rollins ai Primus, John Lurie a Serge Gainsbourg, Robert Johnson a Bach, Sam Butera ai Boredoms, Anita O'Day agli Stooges, Louis Armstrong ad Astor Piazzolla... e via dicendo fino a Miles Davis, Eisturzende Neubauten, Coleman Hawkins, Peter Tosh, Byrds, Perry Como, 68 Comeback, Howlin' Wolf ecc. ecc... Quale figura credete ne possa scaturire? Inutile immaginare icosaedri intersecati o sovrapposti, perchè Giustino Di Gregorio è riuscito a riunire centinaia di punti, apparentemente lontanissimi tra loro, forgiando una struttura aggraziata e polimorfa al tempo stesso: "Sprut". Pubblicata dalla prestigiosa Tzadik di John Zorn, è un'opera composta da tre progetti distinti (ideati nel corso di cinque anni) che nel panorama musicale italmiano non ha eguali. Se Giustino Di Gregorio (metalmeccanico di S. Nicolò A Tordino) trae spunto dagli insegnamenti del movimento plagiarista e dalla filosofia "plunderphonica" di John Oswald, egli è in grado, però, di filtrare mirabilmente attraverso la sua spiccata ed innata sensibilità naif le acquisizioni più sovversive della pratica del campionamento (specie nei giorni in cui le classifiche sono piene di motivetti che sfoggiano all'interno cellule sonore catturate da canzoni degli anni '70). L'eterotrofia di "Del Turgido Blu(es) Con Trasparenze Ierofaniche", il clangore di "Allucinante Incontro Di Intensa Brevità Tra Un'Amaca Fiamminga E Un Diario Sgualcito", la levità di "Minuetto Per Isabella Rossellini (Ovvero La Predizione Della Vellutata Perdizione), l'eresia de "Il Segreto Dello Sparuto Spartito Sparito", il polimaterismo di "Frammenti Di Un Relitto", il neo-tribalismo zorniano di "Imago Mundi" e di "Teoria Apolide Della Discontinuità In-Continente" sono esperienze che solo l'approccio diretto può confutare, ma, in ogni caso, ciascuno dei 17 brani presenta preziose peculiarità celate tar un ascolto e l'altro. Curatissimo fin dalla grafica (in linea con i canoni delle produzioni Tzadik) "Sprut" si avvale di una copertina che raffigura un incidente avvenuto fra due auto all'inizio del secolo lungo le strade polverose del teramano e di una sconcertante e magneto-fonica introduzione. Alla luce di quanto detto, impossibile ignorare un simile strimpellare di nastri, perchè, come dice David Toop, "ciò che conta realmente non è l'abilità strumentale o l'assoluto dominio dell'elettronica, quanto la capacità di ascoltare, e di scoprire, ogni singolo frammento, anche il più recondito, dell'oceano di suono nel quale fluttuano le nostre orecchie, alla ricerca del silenzio e del rumore".

  • 14/12/2005 13:23 - GIUSTINO DI GREGORIO Sprut (Tzadik-Demos) Lungi dall'essere avulso, definirei costui alla stregua ...

    GIUSTINO DI GREGORIO Sprut (Tzadik-Demos) Lungi dall'essere avulso, definirei costui alla stregua di un orifizio tremolante, truccato da emblematico componimento per pianoforte a quattro mani. Sarei dell'avviso di circoscrivere tali vivaci incongruenze, scaturite da purulente ma fugaci postille, limitando il loro range d'illazione a piccoli e spinosi fotogrammi. Il peso dell'occhio sarà, in tal modo, correlato alla reale capacità di modulazione cromatica delle stesse. Coricate le più giovani speranze, potremmo, allora (ed in quell'istante), custodire i lampi più grevi in anguste, ma non per questo moleste, celle ideali. Il coraggio non ci (vi) manca! Limitarci al cinquesucinque apparrebbe sconcertante. Il perdurare del maltempo ricaccia in gola i sedimenti ancestrali, ma procura notevoli sollazzi visivi, tra cui è utile ricordare la procedura del feedback acustico manipolato dall'intransigenza oltranzista. Confonderci non vi aiuta e, così, bivaccheremo in cerca di certezze al limite dello scibile, laddove lamenti umani non osano spingersi. Supponete di dover tracciare un'ipotetica linea che ricongiunga (azzerando ogni barriera spazio-tempo-culturale) Sonny Rollins ai Primus, John Lurie a Serge Gainsbourg, Robert Johnson a Bach, Sam Butera ai Boredoms, Anita O'Day agli Stooges, Louis Armstrong ad Astor Piazzolla... e via dicendo fino a Miles Davis, Eisturzende Neubauten, Coleman Hawkins, Peter Tosh, Byrds, Perry Como, 68 Comeback, Howlin' Wolf ecc. ecc... Quale figura credete ne possa scaturire? Inutile immaginare icosaedri intersecati o sovrapposti, perchè Giustino Di Gregorio è riuscito a riunire centinaia di punti, apparentemente lontanissimi tra loro, forgiando una struttura aggraziata e polimorfa al tempo stesso: "Sprut". Pubblicata dalla prestigiosa Tzadik di John Zorn, è un'opera composta da tre progetti distinti (ideati nel corso di cinque anni) che nel panorama musicale italmiano non ha eguali. Se Giustino Di Gregorio (metalmeccanico di S. Nicolò A Tordino-TE) trae spunto dagli insegnamenti del movimento plagiarista e dalla filosofia "plunderphonica" di John Oswald, egli è in grado, però, di filtrare mirabilmente attraverso la sua spiccata ed innata sensibilità naif le acquisizioni più sovversive della pratica del campionamento (specie nei giorni in cui le classifiche sono piene di motivetti che sfoggiano all'interno cellule sonore catturate da canzoni degli anni '70). L'eterotrofia di "Del Turgido Blu(es) Con Trasparenze Ierofaniche", il clangore di "Allucinante Incontro Di Intensa Brevità Tra Un'Amaca Fiamminga E Un Diario Sgualcito", la levità di "Minuetto Per Isabella Rossellini (Ovvero La Predizione Della Vellutata Perdizione)”, l'eresia de "Il Segreto Dello Sparuto Spartito Sparito", il polimaterismo di "Frammenti Di Un Relitto", il neo-tribalismo zorniano di "Imago Mundi" e di "Teoria Apolide Della Discontinuità In-Continente" sono esperienze che solo l'approccio diretto può confutare, ma, in ogni caso, ciascuno dei 17 brani presenta preziose peculiarità celate tar un ascolto e l'altro. Curatissimo fin dalla grafica (in linea con i canoni delle produzioni Tzadik) "Sprut" si avvale di una copertina che raffigura un incidente avvenuto fra due auto all'inizio del secolo lungo le strade polverose del teramano e di una sconcertante e magneto-fonica introduzione. Alla luce di quanto detto, impossibile ignorare un simile strimpellare di nastri, perchè, come dice David Toop, "ciò che conta realmente non è l'abilità strumentale o l'assoluto dominio dell'elettronica, quanto la capacità di ascoltare, e di scoprire, ogni singolo frammento, anche il più recondito, dell'oceano di suono nel quale fluttuano le nostre orecchie, alla ricerca del silenzio e del rumore".

  • 14/12/2005 13:23 - GIUSTINO DI GREGORIO “Sprut” (Tzadik/Demos) Sono orgoglioso di potervi parlare di ...

    GIUSTINO DI GREGORIO “Sprut” (Tzadik/Demos) Sono orgoglioso di potervi parlare di Giustino Di Gregorio e di recensire il suo lavoro di debutto. Disco che ha l’onore e l’onere di venire pubblicato dalla prestigiosa Tzadik di John Zorn, all’interno della Composer Series. Il mio entusiasmo deriva dal fatto che l’album è di una bellezza disarmante e poi perché fa piacere constatare che anche dalla spesso bistrattata Italia musicale, in questo caso dalla provincia di Teramo, emergono realtà che valicano i confini e ottengono consensi là dove davvero conta (qualitativamente parlando). “Sprut” è formato da 17 brani - suddivisi in tre Progetti - e si avvale della collaborazione, involontaria e irriconoscibile (nella maggior parte dei casi), di Bach, Boredoms, Ornette Coleman, Motorpsycho, Swamp Terrorists, Astor Piazzolla, Miles Davis, Nirvana, Sun Ra, Nine Inch Nails, Perry Como, Stooges, Sonic Youth, Blue Cheer, Chemlab, Einsturzende Neubauten, Fudge Tunnel, Peter Tosh, P.J. Harvey, John Coltrane, Mozart, ecc.! Ovvio che si tratti di frammenti sonori (rimanendo sempre al di sotto della soglia oltre la quale scattano le accuse) campionati, tagliati, cuciti e trattati, in modo tale da mettere insieme un collage che affascina non solo per l’idea, ma per ciò a cui tale idea ha portato. Composto nell’arco di quasi quattro anni, risulta pressoché impossibile fornirne una descrizione coerente, tante e tali sono le fonti da cui Giustino ha attinto e neppure con uno sforzo immaginativo notevole riuscireste ad accostare free jazz, pop, canti gregoriani, lounge, ritmiche sincopate, riff punk e blues, comprendendo pure che tutto ciò conduce a canzoni vere e proprie e dove i titoli da soli valgono l’acquisto. Compositore neo primitivo? Plagiarista coi fiocchi? Creativo sopraffino? Riciclaggio allo stadio terminale? Talento puro direi e ne sono convinto!

  • 14/12/2005 13:23 - GIUSTINO DI GREGORIO - Sprut (Tzadik/Demos) Di Gregorio, come il suo ...

    GIUSTINO DI GREGORIO - Sprut (Tzadik/Demos) Di Gregorio, come il suo maledetto amico Rino Rossi (quest'ultimo collaboratore di 'Music Club' da lunga pezza nonché puro troppo puro per questa 'materia con... creta' che è il mondo) è rimasto intrappolato nella plunderfonia fin da prima che questa assurgesse agli odori degli intellettinattuali, anzi, era plunderfonista prima della plunderfonia visto che, come narrano le brevi note di corredo al CD, ha imparato dal nonno a lavorare e manipolare il legno, ars che gli è venuta preziosa anni dopo tanto nella cinematografia che nella 'musica'. Io, scusatemi, ma come ha detto una di queste oziose teste di cazzo che fan finta di avere il cervello solo perché sentono exclusiv. suoni inarticolati (che tali sono solo per orecchie inarticolate ma questo è un altro discorso) sono solamente un povero "giovanilista", per cui cercherò di spiegarvi che cos'è la plunderfonia da "giovanilista" (quale non mi sento, ma tant'è: vaglielo a spiegare a chi l'ipofisi gli ha cagato cotanta sicumera): ruba un riff qua ed un giro di basso là, appropriati di una voce su e di un a solo di sax giù ed assembla il tutto in modo da formare un nuovo brano. Ma il bello è proprio questo: qualsiasi tontolotto, dopo qualche mese di appendàun per il manico di una chitarra riesce a tirar giù un misero abbozzo di RnR. Per preparare un brano come quelli contenuti in 'Sprut', invece, bisogna avere una testa musicalmente enciclopedica, tenere a portata di cervello migliaia di voci, di giri armonici, di interventi più o meno ortodossi e si deve provare le prime liaisons proprio lì, tra le orecchie e sopra agli occhi. Il torto più grosso che potreste fare a Di Gregorio, è quello di perdervi nell'inutile gioco di indovinare la provenienza dei singoli tagli, perché come in un'opera di Escher è il totale che dà senso al particolare. 'Sprut', lavoro tutt'altro che ostico per chiunque abbia oltrepassato i bastioni di Sanremo e le diaframmate di Pelù, sembra una pelle di bisonte già conciata dai nativi: pur tirata dalle mille corde sonore con cui è stata intelaiata, si fa ammirare per la sua forma e per le varie tonalità del cuoio. E se pensate che abbiano fatto dei miracoli nell'assemblare rock ed hip hop, che mi dite di un brano come 'Il segreto dello sparuto spartito sparito', dove in un solo minuto l'Africa si fonde splendidamente coi cicisbei della musica da camera? Chiedo scusa a voi, miei 14 lettori, per preferire le bettole agli atenei e gli harleysti tatuati ai dotti firmati (e dunque declassarvi a vostra volta); in compenso i cervelloni avranno un bel fegato da studiare, quando sarà l'ora... Alzo dunque il boccale da un litro per 'Sprut', senza ombra di dubbio ravenalbum dell'anno appena spirato. Ah, il CD è uscito per la Tzadik di John Zorn.

  • 14/12/2005 13:23 - Davide De Gregorio è nato a Pagani nel 1974. I ...

    Davide De Gregorio è nato a Pagani nel 1974. I suoi primi approcci con la musica suonata si hanno nel 1992 da autodidatta, come batterista di una Band composta da 5 amici che propongono delle Cover storiche degli anni '70. Più tardi, nel Dicembre del 1994, dopo aver cominciato a suonare la chitarra e a comporre i propri pezzi, compone una nuova Band in veste di voce solista. A Perugia nel 1995, comincia ad imporsi nei Club della città con una propria Band denominata "Mof" con la quale propone oltre che le storiche Cover anche pezzi propri originali che riscuotono subito un grosso consenso da parte del pubblico. Nel 1997 si trasferisce a Londra per circa un anno per ascoltare le sonorità Inglesi che lo hanno sempre affascinato. Da lì a poco inizia a suonare con delle formazioni autoctone, con le quali canterà in più di 100 locali. E' questo per lui il periodo più fiorente che gli consentirà di scrivere i pezzi più famosi della sua biografia musicale, traendo spunto dalle atmosfere metropolitane tipiche di Londra. Da questa fusione tra musica partenopea e Pop inglese, Davide De Gregorio ha sintetizzato un Sound tutto particolare sicuramente da ascoltare. Nell'Estate del 1998 vince in assoluto il "Premio Città delle Acque" come autore, fiancheggiato dall'ormai conosciutissimo contrabbassista Giuseppe Mattoni .

  • 14/12/2005 13:23 - DEXTER GORDON TANGERINE PRESTIGE ORIGINAL JAZZ Tornato a suonare ed incidere in America ...

    DEXTER GORDON TANGERINE PRESTIGE ORIGINAL JAZZ Tornato a suonare ed incidere in America all'inizio degli anni settanta, in seguito all'ennesima scomparsa, Dexter Gordon colse un successo insperato. Molti, nei club newyorkesi, dubitavano di rivedere il saxofonista che già un'altra volta, quando pareva uno dei più legittimi candidati alla successione di Charlie Parker, piantò tutti in asso e non si fece più vedere per diverso tempo. Per alcuni, Gordon era ancora associato agli antichi, ruggenti "duelli" con Wardell Gray, nel 1947 ad Hollywood. A sorpresa, Dex ebbe una seconda giovinezza ("Go", 1962 e "Our Man in Paris", 1963) e poi una terza, ben documentata da "Tangerine". L'album raccoglie due sessioni registrate nel 1972 dal "mago" Rudy Van Gelder. Intendiamoci: nulla era più impermeabile della musica di Gordon alle avanguardie musicali dell'epoca (proprio nel 1972, l'anno del viaggio di Nixon in Cina, imperversavano i Weather Report e la Mahavishnu Orchestra), tuttavia egli era ancora uno splendido saxofonista hard bop, che soprattutto sui tempi lenti, dimostrava una maestria che lo ha reso uno dei più grandi balladeurs mai esistiti. Come potrei non adorare, il musicista che ha fatto amare il jazz ad almeno una parte di me?

  • 14/12/2005 13:23 - Egoricarica La band si forma nel gennaio '96 dall'incontro di elementi ...

    Egoricarica La band si forma nel gennaio '96 dall'incontro di elementi provenienti da varie formazioni locali che hanno avuto anche esperienze professionali: alcuni di loro hanno fatto parte della band di Rita Forte (conduttrice della trasmissione televisiva di TMC Il Tappeto Volante), hanno aperto il concerto degli Stadio del tour Stadio Mobile, hanno fatto parte dell'orchestra Otlis suonando per il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto nel recital Vienna-Broadway Express, basato su brani dai più famosi musicals dagli anni Venti ad oggi. Gli Egoricarica hanno curato la preparazione e la realizzazione musicale del musical Grease, andato in scena a Spoleto nell'aprile '97 e alle rassegne nazionali di Viterbo e Castiglione del Lago. Sono apparsi in alcune trasmissioni televisive (WOM - World Of Music, trasmesso dall'emittente locale umbra T.E.F. e Start, trasmesso dal circuito Cinquestelle). Hanno partecipato al Premio Recanati con due brani di loro composizione ottenendo un giudizio positivo. Svolgono un'intensa attività live nei locali più importanti della loro regione (Velvet, Poco Loco, Symbol, Rock Garden, Jammin'), hanno tenuto concerti al Teatro Metastasio di Assisi ed in piazza come gruppo solista, hanno suonato in Abruzzo e Toscana e, caso più unico che raro per una formazione umbra, si esibiscono regolarmente in alcuni locali di Roma. Dal vivo propongono uno show serrato e pieno di ritmo, fatto apposta per ballare e cantare i più grandi successi di musica pop, funky e rock degli anni 70, 80 e 90, con l'inserimento di brani originali che presto faranno parte del loro primo CD, la cui pubblicazione é ormai prossima. La band é libera da qualsiasi contratto discografico, editoriale e manageriale. La band é composta da: Valerio Marino (voce), nato a Torino, il 22/1/70 e residente in Vicolo Collicola, 2 - Tel. 0743/49614; Marco Marino (basso, cori) nato a Spoleto (PG), l'11/2/75 e residente in Vicolo Collicola, 2 - Tel. 0743/49614; Roberto Proietti (batteria) nato a Spoleto (PG), il 3/5/71 e residente in Via Augusto Righi, 16 - Tel. 0743/260571; Mirko Pantalla (chitarre, cori) nato a Spoleto (PG), il 20/10/73 e residente in Via Visso, 42 - Tel. 0743/223658; Alessandro Casini (tastiere) nato a Spoleto (PG), il 27/10/71 e residente in Via Ponte della Ferrovia, 24 - Tel. 0743/223540. Contatti: MIRKO PANTALLA Tel. 0743/223658 - 0338/6866671 - Via Visso, 42 - 06049 Spoleto (PG).

  • 14/12/2005 13:23 - EGORICARICA Composizione: 5 musicisti dal passato turbolento (esperienze pop, funky, jazz, ...

    EGORICARICA Composizione: 5 musicisti dal passato turbolento (esperienze pop, funky, jazz, soul, hard rock, heavy metal, reggae, classica) con in testa l'idea di un pop diverso, riuniti in questa formazione dal gennaio '96: Alessandro Casini (tastiere), Mirko Pantalla (chitarre), Roberto Proietti (batteria), Marco Marino (basso), Valerio Marino (voce). Bit_ pop: 8 misure rock-wave beat, 6 corde pop jangle, 5 corde funky stuff, 88 tasti a 128 byte. Posologia: "(...) un'efficace pop (...) cantato in italiano e contaminato con l'elettronica, dall'andamento cantabile e leggero e dai testi non banali." (Il Messaggero); "(...) bravi e pieni di grinta, fanno cover ma hanno anche brani originali niente male, (...) uno show pieno di ritmo con i più grandi successi, con l'inserimento di brani originali." (InOut, periodico umbro di informazione dello spettacolo). Duecento concerti in quattro anni in tutta l'ltalia centrale (Umbria, Toscana, Emilia, Marche, Abruzzo, Lazio - suoniamo regolarmente in alcuni locali di Roma) dapprima esclusivamente come cover band, ora sempre più con la nostra musica; nel febbraio ed aprile 2000 abbiamo aperto i concerti di Vince Vallicelli e Tinturia al Barfly di Ancona. La dimensione live rimane il banco di prova che ci ha permesso di mostrare al meglio le nostre capacità musicali e di crearci un gruppo di fans affezionati. Siamo stati ospiti della trasmissione di Raitre Doppiavù, abbiamo partecipato a trasmissioni radio (Radio Onda Libera, Rete+ FM) e televisive regionali (Raitre, T.E.F., Cinquestelle), curato la realizzazione della parte musicale di alcuni spettacoli teatrali. Avvertenze: Ascoltare EGORICARICA potrebbe sorprendervi. A patto che per voi le sorprese non siano un fatto "scenografico". Perché la musica di EGORICARICA è come un panorama nuovo sulla solita strada di casa: c'è sempre stato anche se non ve ne siete mai accorti e da quel giorno scoprite di non poterne più fare a meno. EGORICARICA è lo scorrere dinamico delle esperienze, incoerente perché curioso, personale perché alla fine rimane comunque il m.c.m. di sé. EGO. E' pop come la ricarica di un detersivo per i piatti, come una polaroid che cattura l'anima del qui e ora. Nessuna paranoia o pensiero malato, virus o deviazioni inconciliabili; "(...) Il mistero sarà illuminato dalla sua propria luce"... ma chi ha spostato l'interruttore? Grazie a: Peter Sellers, Blake Edwards, Henry Mancini, Ennio Morricone, U2, Allen Ginsberg, Massive Attack, Lennon-Mc Cartney + Beatles + George Martin, Peter Handke, Paz, Le Orme, Keith Haring, Subsonica, Tears for Fears, Trevor Horn, Wim Wenders, Vasco Rossi, William Orbit, David Byrne + Talking Heads, Magnus, Calvin & Hobbes, William Gibson, Italo Calvino, Martin Parr, Max Gazzè, Lorenzo Mattotti, Crowded House, Moleskine, Mac, Oliviero Toscani, Karl Kraus, XTC, Peter Gabriel, Torpedo 1936, Raymond Carver, Philip K. Dick, Prince. Testato su: Sonica 2000 True Vibes Festival, Misterbianco (CT): gruppo vincitore; Accademia della Canzone di Sanremo, San Remo (IM): gruppo finalista - 25° su 1200; Fuori Tempo '99, Fabriano (AN): gruppo vincitore; Feedback 99, Eboli (SA): "Musicisti dotati di sicura tecnica che mettono al servizio di un pop-rock con arrangiamenti spesso azzeccati, da sottolineare la cura compositiva. Leggeri ma briosi ". Tendenze '99, Piacenza: gruppo menzionato - 26° su 150; Rock Targato Italia 2000: gruppo finalista regionale. Info Mirko Pantalla Via Visso, 42 - 06049 Spoleto (PG) ITALY - cell. +39.0338/6866671, tel. +39.0743.223658 e-mail: egomrk@tin.it

  • 14/12/2005 13:23 - EGORICARICA demotape Razzolando tra le carte, i dischi, e le cassette che ...

    EGORICARICA demotape Razzolando tra le carte, i dischi, e le cassette che soffocano la mia stanza a un tratto mi sono ritrovato tra le mani questo demo tape sfuggito alla rete delle recensioni. Me ne scuso con gli autori se ne parlo solo ora. Ad incuriosirmi è stata subito la copertina, tratta dal volume di Martin Parr, "Common Sense". sembra introdurci ad un suono pop di matrice inglese (Pulp o giù di lì, tanto per intenderci). Nient'affatto. Gli Egoricarica propendono, al contrario, per soluzioni "progressive", in cui le tastiere diventano un surplus nell'economia del suono che non rifugge la melodia, la voce e il cantato, sinonimi/garanti dell'elemento melodico. Questo però è il primo livello dell'ascolto e forse quello più ovvio e ingannevole. Motivo per cui ho cercato di entrare nei meandri delle composizioni degli Egoricarica. E così ho scoperto che accanto a canzoni ben strutturate, nitide e senza sbavature si innervano caldi innesti di luce. Basta solo un po' di curiosità ed attenzione per salire ad un altro livello e percepire qualcosa di più profondo. Innanzitutto i sei episodi qui presenti sono capaci di comunicare cose non banali e lo fanno con testi che si fondono senza costrizioni entro le scansioni ritmiche del rock. E poi, la musica, che inizialmente appare un po' leziosa, dopo alcuni ascolti scivola via senza trionfalismi "seventies". Diciamo allora che le canzoni del gruppo di Spoleto, non prive di effetti a volte un po' facili, testimoniano una struttura più complessa di quella affidata al naturale andamento cantabile. Contatti: 0338/6866671

  • 14/12/2005 13:23 - EGORICARICA Da dove veniamo? Il progetto musicale Egoricarica nasce nel gennaio ...

    EGORICARICA Da dove veniamo? Il progetto musicale Egoricarica nasce nel gennaio 1996 dall'incontro di musicisti provenienti da formazioni locali che hanno avuto anche esperienze professionali: abbiamo aperto il concerto degli Stadio del tour Stadio Mobile nel 1994; abbiamo fatto parte della band di Rita Forte (cantante e conduttrice televisiva Tmc e Mediaset) nella stagione '94/'95 siamo stati chiamati a suonare nell'orchestra Otlis del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto nel 1996. Cosa facciamo qui? Cinque musicisti appassionati dalla formazione non accademica ma professionale maturata in anni di esperienze eterogenee e di gavetta. Bravi e pieni di grinta fanno cover ma hanno anche brani originali niente male (In Out periodico umbro di informazione dello spettacolo). Uno show pieno di ritmo con i più gnandi successi, con l'inserimento di brani originali. Abbiamo tenuto oltre cento concerti in tutta l'Italia centrale (oltre all'Umbria anche in Toscana, Lazio ci esibiamo regolarmente in alcuni locali di Roma, Marche ed Abruzzo); la dimensione live è quella che ha permesso al gruppo di dimostrare al meglio le proprie capacità musicali e di intrattenimento e di crearsi un gruppo di fans affezionati. Oltre a curare personalmente l'attività di booking collaboriamo con vari impresari. Siamo stati ospiti di uno special televisivo con Massimo Giletti trasmesso da Raidue e Raitre, siamo apparsi nei programmi WoM - World Of Music di T.E.F. e Start di R.T.E. 24H circuito Cinquestelle. Abbiamo tenuto interviste radiofoniche per l'emittente Rete+ FM e partecipato all'evento curato dalla stessa per Motorshow Umbria 1998, ripreso dal circuito Cinquestelle. Abbiamo curato e realizzato la parte musicale del musical Grease messo in scena dalla compagnia Sipario nel 1997, vincitore del premio speciale della giuria alla rassegna nazionale F.I.T.A. (Federazione Italiana Teatro Amatoriale) di Viareggio. Dove andiamo? Partecipiamo a rassegne e concorsi nazionali. La giuria del Premio Recanati per la nuova canzone d'autore ha scritto di noi: "prodotto con una personale connotazione musicale che si allinea alla musica pop taliana" ed in effetti in questi anni di sviluppo del nostro progetto, l'obiettivo è stato quello di coniugare la forma canzone di matrice ilaliana alle nuove atmosfere provenienti dal resto d'Europa alla ricerca di un'espressione pop che anche da noi comincia a dare i primi frutti. Il nostro progetto ha il suo fuoco nell'osservazione leggera ma il più possibile puntuale di ciò che ci sta intorno scegliando un linguaggio semplice che si serve a volte dell'ironia per comunicare con il pubblico. Inf. EGORICARICA - Via Visso, 42 - 06049 Spoleto (PG) - 0338/6866671 - 0338/3888137 - 0743/223658 e-mail: egomrk@tin.it

  • 14/12/2005 13:23 - FRANCESCO DE GREGORI "Curve Nella Memoria" E' la prima antologia che presenta ...

    FRANCESCO DE GREGORI "Curve Nella Memoria" E' la prima antologia che presenta una scelta, articolata in 18 esecuzioni, del materiale pubblicato da Francesco De Gregori a partire dal 1987, diviso tra Columbia, Epic e la sua etichetta Serraglio. Ed è un'antologia pensata appositamente per il mercato francese, vista la presenza di tutti i testi in italiano ed in francese, che probabilmente prelude ad una futura serie di concerti in quel paese. In questa ottica vengono riproposte anche 8 canzoni del catalogo Rca, ripescate da alcuni dei sei album dal vivo (di cui uno doppio) prodotti in questi ultimi anni. Ne viene fuori un ritratto sufficientemente completo dell'artista, se non altro in termini cronologici, visto che si va da Rimmel (1975) alla Valigia Dell'Attore (1997). Manca solo un riferimento a Terra Di Nessuno, ma forse Mimì Sarà o Capataz non avrebbero sfigurato accanto ai classici dela Columbia Years come Cose, Battere e Levare, Compagni Di Viaggio, L'Agnello di Dio, Adelante! Adelante!, Stella Della Strada e Bellamore.

  • 14/12/2005 13:23 - FRANCESCO DE GREGORI "Amore Nel Pomeriggio La voce di Francesco De ...

    FRANCESCO DE GREGORI "Amore Nel Pomeriggio La voce di Francesco De Gregori, la sua voce prima ancora delle canzoni che canta, riassume il brivido del rimpianto, una dolente vibrazione difficile da digerire, anche quando sbaglia, anche quando si traduce in canzoni che non sembrano centrare alcun obiettivo, soprattutto quando invece le canzoni lambiscono lo spirito del tempo, quando evocano i brandelli della nostra incompiuta storia, quando trovano le parole per accarezzare il dolore della nostra identità perduta. Di sicuro De Gregori non è mai stato un comune cantautore, ammesso che ne esistano, è lui stesso un cercatore irrequieto, vive, sottotraccia alla musica che incide, il tormento di se stesso, e seguirne la storia è come cercare una soluzione al disagio di vivere nella nostra epoca. Inaugurare un nuovo millennio è un fatto splendido, ma anche faticoso per chi si fa troppe domande, e De Gregori ha scelto di tornare a proporre le sue invenzioni nel primo mese del 2001 con un disco da consumare con calma, annunciato da un pezzo, Il Cuoco Di Salò, che ha il raro potere che qualche volta hanno le poesie cantate, di sembrare una bomba silenziosa un'elegia delicata che se pur formalmente lontana, legata alla storia di Salò, piomba nel presente con passo felpato (e con i suoni attenti di Battiato) a bruciare passioni sopite e a risvegliare fantasmi scomodi. Il disco, intitolato con apparente minimalismo Amore Nel Pomeriggio, è in realtà un discontinuo ma commosso racconto di quest'alba di secolo, e per una volta verrebbe voglia di cominciare dalla fine. Il pezzo che chiude, Sempre Per Sempre, è la ninnananna che tutti vorremmo saper cantare alle persone che amiamo, con un senso della storia, delle ricorrenze, dei percorsi che vanno verso il nulla e poi ritornano, che lascia sinceramente emozionati e con una frase, «sempre per sempre, dalla stessa parte, mi troverai» che chiude il disco e ci lascia con una speranza di devozione alle cose del mondo. Cosa pensa oggi De Gregori? Non è ovviamente chiarissimo se vogliamo comprenderlo dalle canzoni, che per definizione sfuggono a una logica puramente razionale, ma se pensiamo alla sua recente opera, possiamo immaginare un uomo che ha vissuto relativamente appartato questi ultimi anni, osservando da lontano la bagarre politica e civile dell'Italia e che oggi ha immaginato un disco di canzoni che sembra un volo notturno sul panorama distante. Nel brano dedicato a Salò, cita frasi risorgimentali, segni di decadenza, estremismi violenti e passionali che sono sospesi tra il rimpianto di un'innocenza perduta (quella soprattutto che trapela dal punto di vista del protagonista, il cuoco, che non è schierato da nessuna parte e che cerca di capire il suo umile ruolo) e la simulazione contemporanea di quelle stesse passioni. In Natale Di Seconda Mano (splendidamente arrangiata da Nicola Piovani), c'è lo smarrimento dei clandestini che attraversano l'Adriatico per sbarcare nel nostro paese, con capitani inesistenti, «senza governo, né parlamento», profughi che però assomigliano pericolosamente a noi, destinatari e obiettivo delle chimere altrui. C'è anche un omaggio pacato alla figura di un altro cantautore anomalo, ovvero Fabrizio De André, un altro disposto a cantare esclusivamente le sue verità, a qualsiasi costo. Lo ricorda incidendo per la prima volta (l'unica dell'album non inedita) Canzone Per L'Estate, un pezzo, scritto a quattro mani e che De André incluse nel suo capolavoro Vol.8. Anche qui non c'è solo l'omaggio a un grande amico, ma quell'insinuante ritornello sull'incapacità di volare che sembra un altro messaggio rivolto all'impotenza dei tempi. E la fragilità continua in Deriva, altro bellissimo pezzo in cui la voce di De Gregori sembra scavare dolcemente nelle miserie che facciamo fatica a vedere. Come fa in Condannato A Morte, sguardo impietoso su un'epoca di civiltà che ancora impone queste condanne, e che soprattutto confonde «iene con agnelli». Torna qua e là qualche dylanismo di troppo, qualche canzone che non rende giustizia, se non per il fatto che spezza e rianima il tono dolente del racconto, allo stato di grazia di altre canzoni dell'album. Ma non si può pretendere più di tanto. Di questi tempi. Tutto suona così antico da scoraggiare forse qualche orecchio abituato alla corruzione suadente dei suoni di oggi. Ma questa volta vale la pena fare almeno un piccolo sforzo per ascoltare veramente. Viene da chiedersi se De Gregori avrebbe mai immaginato un destino simile quando giovane e fiducioso cominciava a costruire le sue prime canzoni al Folkstudio, insieme a Venditti e altri combattenti della canzone. Allora tutto sembrava positivo, un'era di cambiamenti e di speranze, e per la verità già allora De Gregori era quello che di quest'era cantava le ombre, spesso accusato dagli oltranzisti dell'impegno, di eccessivo ermetismo, che poi altro non era che il desiderio d'artista di cercare con le parole quello che non era ovvio. Oggi qualche volta perfino lui rischia di essere ovvio, nei momenti peggiori, ma di sicuro quelle ombre che intravedeva nei facili entusiasmi di un'epoca oggi sono la cortina nera che blocca passioni e che sta mettendo in discussione, dietro il trionfalismo del progresso tecnologico, alcune verità elementari. Allo stesso tempo, ermetismo a parte, De Gregori è sempre stato, e rimane tuttora un artista politicamente presente e partecipe.

  • 14/12/2005 13:23 - Ea lui a scusarsi, per il ritardo, sai, il traffico. ...

    Ea lui a scusarsi, per il ritardo, sai, il traffico. Gentilissimo. Lo dirà anche Ambrogio più tardi. Subito prima io gli avevo detto "ringrazia di nuovo Francesco, è stato dawero gentilissimo". Ma lui è così, avrebbe detto Ambrogio, è uno che nelle cose che canta ci crede veramente. Qualcuno avrebbe voluto occuparsi di jazz Qualcuno l'avrebbe saputo perEno suonare queljazz certamenfe non proprio benissimo La linea è un poco disturbata. Il cellulare è di Ambrogio Sparagna. Il nome Francesco è invece di De Gregori. Siete a Modena? Sta andando bene il tour? «Sta andando molto bene, direi. Sia dal punto di vista "mercantile" che da quello, sicuramente più importante, della resa artistica. Ma forse te lo ha già detto Ambrogio. La verità è che ci stiamo divertendo...». Si divertiranno poi per tre serate in Sardegna, una a Roma, due a Bari e una a Napoli, «che chiuderà questa prima parte del tour. Stiamo fermi un mese e poi ripartiamo per andare invece nei teatri, alternando questi ai palazzetti. In un clima più invernale...». La formazione che si porta in giro è la classica band dal forte impatto rock: due chitarre, uno o due bassi, batteria, percussioni e tastiere. Tutti giovani musicisti dell'area torinese, uno più bravo dell'altro. Età media 22-23 anni. «Vuoi che dica quel che penso dell'attuale livello musicale italiano? Mah, io credo che ci sia un sacco di gente brava in giro a suonare. Trovo che i giovani oggi quelli che lavorano adesso con me ne sono esempio- sono molto più bravi e preparati di quanto non lo fossero i giovani di 10 o 15 o 20 anni fa. Poi, per il resto, c'è confusione... In quella che è la musica di consumo, ci sono parecchie cose davvero brutte, però meno forse che in altri paesi europei e americani». Come sappiamo, verrai anche a Ravenna a... «Sì, vengo a Ravenna, però appunto con l'opera di Ambrogio Sparagna. Vengo in veste di tenorino!». Ma quel tanto che basta e che fa Che si dica "Ha vissuto la vita sotto i colpi deljazz" Che si dica ''Qllell'uomo ha vissuto sotto i colpi deljazz" Infatti, Francesco De Gregori sarà il cantastorie della favola musicale che Ambrogio ha scritto sotto il titolo "La Via dei Romei", Le meravigliose avventure di Crispino e Procopio. Sarà la prima volta che la porteranno insieme davanti al pubblico: l'hanno già interpretata, ma per Rai Radiotre, che ha voluto candidare La Via dei Romei al Premio Italia. Chiedo come è nata questa collaborazione con Sparagna. «Com'è nata... ehm... non lo so... com'è nata? E' nata che io e Ambrogio abbiamo cominciato a vederci per motivi musicali, scambi di idee... è nata che io gli ho chiesto di lavorare con me su un pezzo e mentre lui lavorava con me su questo pezzo mi ha detto "io sto facendo questa cosa in radio che parteciperà al Premio Italia", mi ha det to "ci stanno un paio di canzoni che secondo me potresti cantare tu", me le ha fatte sentire e io me le sono imparate. No? Ecco, adesso Ambrogio sta qui davanti a me e ridacchia, ma insomma, è la verità... è stato tutto, diciamo, giustamente casuale, non c'è stato un lavoro preparatorio di nessun tipo. La verità è che ci siamo sempre trovati bene io e Ambrogio a lavorare insieme, sin dalla prima volta, quando gli chiesi di accompagnarmi...». Qualcuno avrebbe dovuto tuffarsineljazz liontano dagli occhi del mondo, uolendo in un 'altra città Altri portici e portoni Quella volta, per un programma radiofonico Rai sull'intolleranza, Francesco aveva deciso che invece di cantare le sue gli sarebbe piaciuto cantare canzoni popolari legate al tema dell'emigrazione. Lui non lo conosceva Ambrogio, se non di fama, però gli telefonò: «gli dissiv perché non la facciamo con te all'organetto? Lui, entusiasta, arriva a casa mia il pomeriggio stesso, ci mettiamo a provare e ci succede di sentire questa strana sensazione che è come se fossimo nati per suonare insieme. Finora è stato così. Tutto molto spontaneo...». Con questa Via dei Romei ti sei divertito? Sì, si è molto divertito, ma era anche molto preoccupato all'inizio... «Perché la melodia delle canzoni di Ambrogio è molto semplice da ascoltare, ma non è così semplice da cantare e poi, soprattutto, è un po' troppo alta per me... Però mi sono trovato bene a lavorare con il suo gruppo, le parole dei testi sono molto belle, quindi, superata la preoccupazione, quando abbiamo registrato in Rai è andato tutto liscio. E ho capito che Ambrogio aveva ragione... in effetti quando si inserisce la mia voce, che è così poco prevedibile in un contesto colto popolare qual è l'opera di Sparagna, si apre una pagina di sonorità diversa, che fa bella figura. Ambrogio mi fa fare una bella figura. Mi auguro che dal vivo venga bene... (e ride). Io ti posso dire di come è andata lì, ma mi sforzerò di farla venire bene anche dal vivo...». Dove anche il buio è diverso da qua E perfno l'amore è più bello a livello dijazz Ela pioggia più tiepidasotto l'ombrello deljazz Un poeta con la chitarra. Un artista che, pur awezzo al successo e protagonista di una brillante carriera, vive il suo mestiere senza farsi derubare della capacità di emozionarsi. Un uomo che ha di meglio da fare che non frequentare i salotti televisivi. Fa'cheduriEltempoJ fa'chegirilenfoJ fa'chescorrailpianto Fa' che mi conosca e che mi riconosca quando mi vedrà Cantando con gli occhi come solo leisa Cantando e ballando al ritmo deljazz E il rapporto con gli altri generi musicali? Ad esempio il jazz... Non a casoJ nel tuo ultimo disco... «Ti riferisci a questa canzone che stiamo ascoltando? "Jazz"J appunto. MahJ il mio rapporto con il jazz è esattamente come quello di questa canzoneJ cioè qualcosa di visto da molto lontano, di vagheggiato, ma di assolutamente incompreso. E' una musica molto lontana da me perché è difficile intanto da suonare -non se ne parla nemmeno!- ma anche da ascoltare. E' per me una specie di zona mitologica della musica. Stimo molto quelli che riescono a suonarla...». Gli piace Keith Jarrett, ma se fosse un jazzista suonerebbe il sax. Mi chiedo e gli rigiro la domanda: un idolo di più generazioni avrà a sua volta avuto i propri, di idoli, no?, i propri punti di riferimento musicali... «All'inizio, quando ero ragazzo, Fabrizio De André. Lui più grande di me, aveva cominciato a fare i suoi primi dischi. Testamento, La guerra di Piero... mi piacevano moltissimo. E' stato De André a farmi capire che con le canzoni si poteva anche cercare di raccontare delle cose non soltanto vincere un festival. Poi, dopo, in una fase più matura, sicuramente Bob Dylan e molta musica americana, rock americano. Forse De André mi ha fatto capire che si potevano scrivere delle canzoni e Dylan mi ha fatto anche capire come si potevano scrivere. Questi sono i miei riferimenti. Poi, ad un certo punto, sono diventato collega di molta gente che stimavo e quindi il rapporto è cambiato. Ho imparato molte cose anche da Lucio Dalla soprattutto dal punto di vista vocale, però già lavoravamo insieme, eravamo amici, per cui il rapporto era diverso. Non più da discepolo, ma da collega desideroso di apprendere». Spostandosi in altri campi, Kafka è uno dei suoi scrittori preferiti. Tra i registi, cita Kubrick, Fellini e Nanni Moretti. Il luogo che più ama al mondo, l'Umbria. Si ritiene più un animale diurno che notturno, e gli piace la pizza napoletana. C'è Ambrogio che si sta arrabbiando per queste domande frivole... Grazie della chiacchierata. Allora ciao, ci vedremo a Ravenna... Il telefonino torna nelle mani di Ambrogio. Posso fare una domanda anche a te? Ho chiesto a lui l'incontro con te. Adesso chiedo a te I'incontro con lui. Com'è stato? «Te lo ha già detto lui». Ma io voglio sentire la tua. «Quando Francesco mi ha chiamato per fare questa cosa alla radio, io, emozionatissimo, ho accettato subito. Ma, sai, non sapevo in che tonalità lui volesse suonare, così quel pomeriggio, a casa sua, mi sono presentato con un carrello con cinque organetti... Dico, di questi, almeno uno andrà bene... E Francesco ogni tanto mi ripete che la prima immagine che gli è rimasta impressa di me è proprio questa, di un uomo che guida questo carretto con tutti questi organetti...». Qui vi stiamo aspettando con ansia e trepidazione... I ragazzi del coro, venticinque giovani di Ravenna e dintorni, non vedono l'ora di ripetere l'evento nella loro città, tra i rossi broccati del loro bellissimo teatro... «Penso che verrà una cosa molto bella. Tra l'altro, in questa tournée, ci siamo ulteriormente affiatati...». Qualcuno aurebbe potuto sfumare neljazz Qualcuno l'avrebbesaputo perfino imparare queljazz Decifrare la nota incredibile diognisingola tonalità E buttarsi la vita alle spalle a tempo di jazz E buttarsi in un giro di valzer a tempo di jazz Grazie, Ambrogio. Ringrazia di nuovo anche Francesco, è stato davvero gentilissimo. E Ambrogio dice ma lui è così, è uno che nelle cose che canta ci crede veramente...

  • 14/12/2005 13:23 - Freddie Mc Gregor Gran voce del reggae classico, Freddie arriva dal ...

    Freddie Mc Gregor Gran voce del reggae classico, Freddie arriva dal leggendario Studio One di Coxsone Dodd. Tutta la sua carriera è contraddistinta dalla passione per il soul americano. Il nuovo Lp Forever My Love esce per la sua etichetta personale Big Ship ed è tra i migliori che abbia realizzato. Dance Hall, Rastafari e Funky.

  • 14/12/2005 13:23 - FREDDIE McGREGOR, giamaicano, uno dei più famosi cantanti reggae del ...

    FREDDIE McGREGOR, giamaicano, uno dei più famosi cantanti reggae del mondo, con alle spalle la realizzazione di più di venti album come solista. Quando fu contattato per cantare la traccia reggae "Universal Love", gli piacque così tanto che volle fermarsi subito per registrare in studio, durante un tour in Europa che stava facendo.

  • 14/12/2005 13:23 - GEORGE DALARAS/GORAN BREGOVIC "Thessaloniki To Giannena With Two Fabric Shoes Il disco ...

    GEORGE DALARAS/GORAN BREGOVIC "Thessaloniki To Giannena With Two Fabric Shoes Il disco realizzato da Bregovic con il grande cantautore greco alla fine dell'anno scorso è ora disponibile sul mercato internazionale. Impropriamente definito lo Springsteen ellenico, Dalaras ha voluto enfatizzare chiamando al suo fianco il maestro bosniaco, le colorazioni di "rembetiko" con cui ha sempre venato la sua musica e di cui anche Bregovic è un fanatico ammiratore. Così i sapori più orientali della Grecia si mischiano con la musica degli zingari dell'Europa orientale che Bregovic ha saccheggiato a volontà nelle memorabili colonne sonore dei film di Kusturica. Non tutte le canzoni del disco sono ugualmente avvincenti, ma quando i due artisti fanno centro (in una mezza dozzina di canzoni) il risultato è assolutamente sorprendente (come nel brano in cui ospitano l'algerino Rachid Taha).

  • 14/12/2005 13:23 - GOR Bellum Gnosticorum Viene da pensare che Francesco Banchini, gia percussionista ...

    GOR Bellum Gnosticorum Viene da pensare che Francesco Banchini, gia percussionista degli Ataraxia, sia un attento musicologo oltre che un compositore coi fiocchi. Basta ascoltare la sua nuova prova solista a nome GOR per rendersi conto del suo grado di preparazione in materia di musica antica e etnica, ha messo a frutto le sue qualità di esploratore fra le diverse culture musicali d'Oriente e Occidente facendo di "Bellum Gnosticorum" un ricco cesello di sintesi sonora pronto a catturare la nostra attenzione con prospettive dal fascino esotico e misticamente evocativo. Dimostra di sapersi muovere in tutta scioltezza quando passa da una situazione all'altra, rivelando altresì la sua natura di musicista poliedrico munito di un ampio arsenale strumentale che va dalle percussioni più disparate alla chitarra, clarinetto, ciaramella, flauto, dulcimer, tastiere... La lotta fra il bene e il male cui e ispirata l'opera si dispiega in dieci episodi paragonabili a tanti mandala strumentali pregni di significati simbolici oltreché di contrasti cromatici e soluzioni di forma: un disco che è un'esperienza di ascolti intensi così come la forza dei sentimenti ch'esso comunica e dipinge coi suoni mentre inscena la danza della vita che pulsa al ritmo dell'universo.

  • 14/12/2005 13:23 - Nato a Sarajevo, da madre serba e padre croato, Goran ...

    Nato a Sarajevo, da madre serba e padre croato, Goran Bregovic, dopo il conservatorio, dove studia senza entusiasmo il violino, fonda il suo primo gruppo rock a 16 anni, e diventa rapidarnente un abitué degli ambienti artistici bosniaci dove, nella metà degli anni '70, incontra Emir Kusturica, all'epoca cineasta amatoriale e bassista di un gruppo rock. Il legame che unisce Goran Bregovic a Emir Kusturica non ha nulla a che vedere con un'infatuazione o con una situazione di circostanza. Al di là della loro collaborazione professionale, già coronata dal successo de Il tempo dei Gitani, Arizona Dream e Underground esiste tra i due un legame molto forte. Compositore istintivo, Goran ha volontariamente lasciato in cantina tutti i miraggi dell'ultra-sofisticazione e del perfezionismo che troppo spesso relegano le musiche da film al rengo di semplici illustrazioni sonore. Le sue cornposizioni, al contrario, prendono in prestito dal folklore misconosciuto dei Balcani ciò che vi è di più selvaggio, in una parola, di più vivo. Prime sbandate, prime bevute e, soprattutto, stesso amore smodato verso il rock. "Il rock all'epoca aveva un ruolo fondamentale nella nostra vita. Era la sola possibilità che avevamo per fare udire la nsotra voce, di esprimere puibblicamente il nostro malcontento senza rischiare di finire in prigione o quasi...". Dopo il tempo della contestazione venne quello del rientro a scuola. Praga, per frequentare la prestigiosa scuola di cinema; Goran proseguì invece gli studi di filosofia e di sociologia che l'avrebbero portato certamente ad insegnare se l'enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti. Seguono qundici anni col suo gruppo White Button, durante i quali Goran interpreterà fino alla nausea il ruolo dell'idolo giovanile, un ruolo sfibrante da cui si libera alla fine degli anni '80, quando compone la colonna sonora de Il tempo dei Gitani. A Bregovic si deve ancora la musica di Underground, il penultimo film di ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes, in cui ha attinto allo straordinario repertorio delle fanfare d'ottoni balcaniche. Da quando, nel 1985, abbandonò il rock puro, Bregovic non ha più eseguito musiche dal vivo. Egli ha quindi preparato un concerto con un programma di sue composizioni per il cinema. Le partiture che ha scritto per l'occasione prevedono un organico molto numeroso che comprende il suo ensamble, composto da strumentisti e cantanti tradizionali, oltre ad una fanfara di ottoni, con l'aggiunta d'archi e un coro di voci maschili. Il concerto è già stato eseguito, negli ultimi due anni, con grandissimo successo nelle principali città europee.

  • 14/12/2005 13:23 - Parigi -I1 14 aprile sarà per Goran Bregovic una data ...

    Parigi -I1 14 aprile sarà per Goran Bregovic una data importante: quel giorno tornerà a Sarajevo, vedrà la sua città dopo la guerra, vedrà le facce della gente le finestre ancora cieche, la neve che si scioglie sulle colline divenute cimiteri senza recinti. Arrivando nel palazzo dello sport di Skenderjia, dove terrà il suo pnimo concerto dopo anni, Bregovic passerà sotto i pennoni in cima ai quali sventola la nuova bandiera bosnia- ca. Chissà se anche lui, come i suoi ex concittadini, noterà lo stridore dei colori con la vita circostante: il giallo vivace e l'azzurro elettrico infranti contro tutto quel grigio. Bregovic è preparato alla grande emozione del ritorno, sa quello che troverà. "La guerra è stata una grande produzione televisiva" dice, seduto a un tavolo del "Père tranquille", il padre tranquillo, un caffè delle Halles il cui nome, in passato, deve essergli sembrato quasi un rifugio. Goran Bregovic vive a Parigi dal 1992, cioè dall'inizio della guerra in Bosnia. Lui ed Emir Kusturica erano in Francia insieme, stavano lavorando ad "Arizona dream" quando da Sarajevo arrivarono le prime brutte notizie. "Rimanemmo qui. Anni fa avevo comprato una casa e aperto un piccolo conto in banca. La guerra scoppiò e mi ritrovai solo, con pochi soldi, ma al sicuro. Avevo la musica, potevo lavorare. Mia moglie però era rimasta a Sarajevo. Visse per mesi nei tunnel sotterranei, poi riuscì a fuggire. Ancora oggi la notte si sveglia urlando". Suo padre è croato, sua madre è serba, sua moglie è musulmana di Bosnia. Lei è nato e vissuto a Sarajevo. Cosa ha pensato della guerra? "Quello che penso ancora oggi: che è stata una follia come tutte le guerre, una lotta per il potere nella quale è stata coinvolta gente innocente. Prima della guerra, con Kusturica e altri artisti avevamo fatto concerti, manifestazioni per mettere in guardia gli yugoslavi dai nazionalismi. Sentivamo che qualcosa di molto grave stava per accadere. Nessuno ci ha ascoltato. E quando la guerra è scoppiata, e mi ha sorpreso all'estero, ho scelto di non ritornare. Mi hanno accusato di non aver preso una posizione. Ma non era la mia guerra; per chi avrei potuto combattere? E contro chi? La mia famiglia era sparsa per tutta la Yugoslavia. A un certo punto i serbi si appropriarono di "Ederlezi", un brano popolare che avevo riarrangiato nella musica di "Il tempo dei gitani" di Kusturica. A Belgrado cantavano quella canzone allo stadio, nelle cerimonie pubbliche, era diventata una specie di inno. E io, nato a Sarajevo, fui considerato un nemico della mia gente». La sua carriera è iniziata con il rock. Negli anni 70 lei era il chitarrista dei Bijelo Dugme, i Bottone Bianco, la band più famosa della Yugoslavia. Oggi le sue musiche ripercorrono la tradizione dei Balcani. Dalle chitarre elettriche agli ottoni stonati il passo non è breve. "Ero stufo della vita da rockstar, essere un idolo dei giovani era diventato faticoso. Al successo paghi prezzi altissimi, anche in un posto sperduto e arretrato come la Yugoslavia. Cambiare musica non è stato poi traumatico: il nostro yugorock era già pieno di elementi popolari". La guerra ha cambiato la sua musica? "La guerra ha cambiato tutto. Ha tirato fuori l'energia nascosta nella gente. Io ho scoperto di amare il lavoro. Prima ero pigro, indolente. Ero un musicista ricco, facevo un disco ogni tre anni e vendevo milioni di copie. Vivevo molti mesi in una casa in montagna, in una stazione sciistica alla moda, che ora è nella Republica Srbska. Volevo comprare una casa su un'isola per abbandonare il mondo. E' arrivata la guerra e mi sono ritrovato solo in un paese straniero. L'energia è tornata". Nei suoi quattro dischi pubblicati in Europa ("Il tempo dei gitani", "Arizona dream", "La regina Margot" e "Underground"), alla musica degli zingari, balcanica e popolare per eccellenza, lei unisce il rock, la classica, la musica cristiana ortodossa, anche la morna di Cesaria Evora... "Credo che il fatto di non essere molto colto musicalmente sia per me un vantaggio. Mi lascia la libertà di scegliere tra tanti generi. Devo dire però che il mio è un lavoro di squadra, un vero laboratorio musicale. Sono circondato da specialisti in computer, orchestratori, musicologi. Quando ero una star del rock cercavo la solitudine, ora mi piace lavorare con gli altri". Non trova che, dal punto di vista musicale, Parigi sia una città piena di tentazioni? "Non è solo questo che mi piace. Io sono molto attaccato alla musica balcanica, ai violini, agli ottoni, a quel suono vivo, carnale, sbrindellato. La mia orchestra discende dalla tradizione militare della prima guerra mondiale, è semiprofessionale e di solito suona a matrimoni e funerali. Ma amo Parigi perché è l'unico posto dove si possa essere artista e yugoslavo. In qualsiasi altra città d'Europa potresti essere idraulico e yugoslavo, operaio e yugoslavo, non artista". Però il suo studio è ancora a Belgrado. "A Parigi, per motivi economici, non avrei mai potuto costruire uno studio di quel livello. E poi non sono francese, parlando la mia lingua lavoro meglio". Di quale nazionalità è oggi Goran Bregovic? "Ho due passaporti, potrei averne tre. Ma questo per me non conta, è una formalità. Io mi sento yugoslavo. Il problema del mio paese è la povertà, è la gente che ancora muore di tubercolosi. Era così nel '92 ed è così oggi. La guerra non ha cambiato niente». La coppia Kusturica-Bregovic è considerata come Fellini-Rota, Greenaway-Nyman, Leone-Morricone. Per il nuovo film di Kusturica però, lei non ha composto le musiche. Che cosa è accaduto? "Niente di drammatico. Un distacco salutare. Da anni Emir lavorava con gli stessi quattro amici: il direttore della fotografia, lo scenografo, il montatore e io. Per il nuovo film ha scelto un'altra squadra. Credo che gli farà bene. Cambiare fa sempre bene".

  • 14/12/2005 13:23 - GORAN BREGOVIC WEDDINGS & FUNERAL BAND Dai ritmi irresistibili di "Kalashnikov" alla ...

    GORAN BREGOVIC WEDDINGS & FUNERAL BAND Dai ritmi irresistibili di "Kalashnikov" alla musica di Bartòk e Morricone, al jazz, alle armonie acide vellutate della vocalità bulgara, dai ritmi del folklore slavo alla polifonia sacra ortodossa e le pulsazioni elettroniche del pop moderno passando dai ballabili di "Underground" alle sonorità cupe e solenne dei brani per il film "La Regina Margot", l'artista bosniaco compie il miracolo di creare una "musica del mondo" senza grandi mediazioni intellettuali, viscerale e a suo modo colta.

  • 14/12/2005 13:23 - GORAN BREGOVIC Music For Films - Songbook Nella musica di Bregovic ...

    GORAN BREGOVIC Music For Films - Songbook Nella musica di Bregovic respirano il tempo, le stagioni, la speranza di gente smarrita al crocevia della cultura balcanica. Pulsano gioia e ritmi imperfetti, dolore lancinante e fresca confusione. Il suono è un torrente impetuoso di affetti, di ironia e dramma. Un fiume che all'occorrenza sa quietarsi nell'ansa dell'amarezza per poi riprendere la sua corsa e diventare di nuovo fonte di vita e di speranza. E' musica sovrabbondante quella di Bregovic, capace di sedurre i sensi e blandirli con leggerezza e prepotenza. Usa un'incredibile quantità di stumenti e mescola altrettanti stili e tecniche, per raggiungere il fine di una comunicazione fascinosa e diretta. Ha un ché di antico e al tempo moderno, di autenticamente popolare e al tempo "costruito", scritto. Bregovic del resto è un compositore di talento, capace di far sedimentare nelle sue composizioni folklore acido di terra e canzone, suggestioni colte e umori popolari. Di madre serba e padre croato, Bregovic nella Yugoslavia di Tito era una rockstar idolatrata da tutti; negli anni Novanta ha poi conosciuto il successo internazionale, firmando tre importanti colonne sonore per Kusturica. Quello che nel frattempo avveniva nella sua terra ha lasciato traccia evidente nella sua musica. "Music For Films" esplora a 360° il contributo offerto al cinema, non solo di Kusturica ("Time Of The Gipsies", "Arizona Dream", "Underground"), ma anche di Radu Mihaileanu (il regista di "Train de Vie"), Patrice Chereau (regista di "Queen Margot") e Ademir Kenovic (regista di "Kuduz"). "Songbook" invece raccoglie canzoni, sonda spazi affini di un'arte impura e raffinata, per certi versi 'barocca'. "Songbook" è il tentativo perfettamente riuscito di travalicare le barriere del tempo e delle culture. Se possibile dilata ulteriormente l'orizzonte della musica perché abbraccia altre prospettive, altri amici, nuove personalità chiamate a confrontarsi con l'aperta visione 'regionalista' di Bregovic; gente come Iggy Pop, la compianta Ofra Haza, Cesaria Evora, Scott Walker. Diverso l'approccio di Emir Kusturica alla musica. Il suo divertimento è tangibile così come è palpabile la sua voglia di stupirsi nel gioco ironico e persino sarcastico del vorticoso riciclo stilistico.

  • 14/12/2005 13:23 - GORAN KUZMINAC FRAGOLE & PUGNALI Forse è un ritorno inatteso quello di ...

    GORAN KUZMINAC FRAGOLE & PUGNALI Forse è un ritorno inatteso quello di Goran Kuzminac, ma sembrerà senz'altro naturale e necessario agli occhi di quel pubblico che, affezionato alle espressioni più schiette del mondo dei cantautori, non avrà dimenticato la sua energia. Goran Kuzminac rientra senza ombra di dubbio in quella schiera di interpreti di spessore il cui unico torto, forse, è quello di non essere abbastanza "trendy", nonostante il contributo che continua a regalare alla musica d'autore in termini di interpretazione, qualità e professionalità. Appartenendo a buon diritto alla grande scuola dei cantautori italiani, Kuzminac ha vissuto in prima persona ed insieme ad alcuni di loro momenti di esaltante riscontro grazie al suo personalissimo finger picking chitarristico e a due fortunate serie di Q-Concert: la prima insieme a Ron e Graziani, la seconda con Ferradini e Castelnuovo. In ogni occasione Goran si è guadagnato accoglienze caldissime sia da parte del pubblico che da parte della critica che, con rara unanimità, ne hanno sottolineato valore ed originalità. Quando per qualche tempo è rimasto fuori dal cono della luce di palco, Kuzminac non è ricorso ad incongrue metamorfosi stilistiche o ad improbabili "operazioni" commerciali: ha soltanto continuato a scrivere e ad aspettare. Chi lo conosce bene sa che gli basta suonare, comunque e dovunque, per non rinunciare ad essere Artista. Chi lo conosce meglio ne apprezza quella ostinata coerenza che ha sempre rasentato, fin dagli esordi, il limite con la sfida. "FRAGOLE & PUGNALI" è il risultato di questa sua disancantata ed ispirata personalità. Semplice e suggestiva, quasi disarmante nella sua profonda ingenuità fatta di sensazioni e sentimento. Nelle canzoni di Kuzminac non troveremo mai uno slogan o la presunzione di un insegnamento, ma solo storie cantate con l'unico scopo di raccontare con la musica una quotidianità di appartenenza esclusivamente poetica. Gusto e classe nella scelta discreta e descrittiva degli arrangiamenti, prevalentemente acustici; fascino e personalità nella sua voce di narratore immerso in percorsi musicali forse desueti, ma di rara e preziosa credibilità. Questo è oggi Goran Kuzminac, e questo è riuscito ad esprimere in "FRAGOLE & PUGNALI". Inf. 06/8275797. 0338/8369494.

  • 14/12/2005 13:23 - GORAN KUZMINAC "Ehi Ci Stai" "Prove di Volo" Fu Stasera L'Aria è Fresca ...

    GORAN KUZMINAC "Ehi Ci Stai" "Prove di Volo" Fu Stasera L'Aria è Fresca a rivelare nel 1979 il talento di Goran Kuzminac alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia e sulla scia del successo di quel singolo nel 1980 apparve il primo album, Ehi Ci Stai, che faceva leva soprattutto sul brano omonimo e che puntava a dare della musica di Kuzminac un ritratto impostato su tinte decisamente più pop rispetto all'esordio. Molto più vicino alle corde espressive dell'autore risultava invece il secondo disco, Prove Di Volo, prodotto da Del Newman e pubblicato nel 1981, concentrato più sulla qualità del repertorio che sulle classifiche e per questo in grado di offrire canzoni davvero belle come Stella Del Nord, Mordi La Vita ed Il Vaso Di Pandora. Questi due dischi vengono ripubblicati con bonus tracks grazie alle quali vengono recuperati brani apparsi solo come singoli (Io, Passeggiata, Stasera L'Aria E' Fresca) ed alcune interessanti outtakes di studio. Info: 049-9470749.

  • 14/12/2005 13:23 - GORAN KUZMINAC Gli Angoli Del Mondo Sono molti anni che Kuzminac scrive ...

    GORAN KUZMINAC Gli Angoli Del Mondo Sono molti anni che Kuzminac scrive il suo libro di canzoni, con una ammirevole coerenza e con uno stile che unisce felicemente una musicalità molto fresca ad un tono del racconto che spesso si cala nella cronaca quotidiana con belle intuizioni poetiche. Il nuovo capitolo non smentisce le premesse, ci restituisce sia la voce che la chitarra di Goran entrambe in ottima forma e ci fa capire che si possono ancora scrivere belle canzoni restando fedeli ad una matrice compositiva ormai consolidata negli anni (e ne sono passati venti dall'esordio) e che concede molto poco o quasi nulla a mode e tendenze. Si va insomma dritti al cuore delle canzoni, senza troppi fronzoli e con la semplice voglia di suonare e divertire. Di angoli nel mondo Kuzminac ne ha girati parecchi, perchè spesso è proprio lì che nascono le storie migliori, e in questa occasione ha trovato un compagno di viaggio visto che le paroie di alcune delle nuove storie sono scritte insieme a Sergio Contin: Swing, Il Viaggio, Bye Bye Blues e di Mio Fratello Aviatore ispirata a Brecht e tra le migliori dei disco.

  • 14/12/2005 13:23 - Appassionato e coinvolgente è anche "La polveriera", ultima opera diretta ...

    Appassionato e coinvolgente è anche "La polveriera", ultima opera diretta dal geniale regista jugoslavo Goran Paskaljevic, al quale quest'anno il Sindacato Critici Cinematografici dell'Emilia-Romagna e delle Marche ha dedicato una personale completa, che ha coinvolto, fra le altre, anche le città di Pesaro e di Ancona. Il film racconta le vicende variamente intrecciate di una serie di personaggi che si aggirano senza speranza e senza possibilità alcuna in una notte cupa quanto le altre fra le strade di Belgrado. Si parte da uno scalcinato locale notturno, il "Balkan Cabaret", per intrecciare destini torbidi e aggressioni feroci, aspre vendette e incendi (non solo metaforici), fino a tornare sconsolati sul luogo di partenza, visto che nulla sembra poter cambiare. Fra le storie narrate troviamo quella del ritorno a casa di un uomo maturo che vorrebbe riconquistare l'amore di un tempo, quella dei due vecchi amici che si confessano tradimenti e reciproche meschinità, e quella di una famiglia di profughi sepolta fra miseria morale e risentimento. Prevale ovunque il registro stilistico improntato sull'iperrealismo grottesco tipico dell'autore, che riesce anche qui a restare in equilibrio fra i toni della più cupa tragedia e quelli di un ironico sarcasmo spinto fin oltre i limiti dell'humour nero. Nel complesso abbiamo un affresco amaro, disincantato - pur se non privo di trovate esilaranti - di un mondo in rovina. Afferma lo stesso regista, che vive e lavora a Parigi, ma che ha fatto ritorno a Belgrado, dove ancora abitano i suoi famigliari, in occasione delle dimostrazioni contro Milosevic: "Negli ultimi anni sono stati realizzati diversi film sul conflitto che ha insanguinato e diviso ciò che una volta era la Jugoslavia, tutti quasi esclusivamente imperniati sulla Bosnia. Come jugoslavo di origine serba sentivo il bisogno di mostrare, attraverso il destino di persone comuni, lo stato d'animo del mio popolo. I miei compatrioti vivono in una situazione precaria, sotto un regime intollerante, come prigionieri con la guerra alle porte. Ci sono voluti anni perché la Serbia democratica si risvegliasse e chiedesse la caduta di un regime che ha prodotto una società basata sulla legge del più forte. Oggi, purtroppo, è questa la legge imperante nella maggior parte dei paesi slavi, dove la cultura del fatalismo distrugge qualunque iniziativa di cambiamento". Nel cast del film figurano, fra gli altri, due attori di grande talento come Miki Manojlovic e Lazar Ristovski, già co-protagonisti di "Underground" di Emir Kusturica.

  • 14/12/2005 13:23 - GORDON MUMMA Studio Retrospect Finalmente disponibile in digitale la musica di ...

    GORDON MUMMA Studio Retrospect Finalmente disponibile in digitale la musica di Gordon Mumma!, storico membro del 'Sonic Art Union', accanto a Alvin Lucier, Robert Ashley e David Behmman, ma anche del ONCE festival nonché insieme a Cage e David Tudor, compositore e musicista per la Merce Cunningham Dance Company. Delle sei tracce qui raccolte, due erano apparse in un vecchio LP Lovely del 1979, rispettivamente "Dresden Interleaf" e "Music from Venezia Space Theatre". Manca invece la terza composizione che era parte dell'ellepi: "Megaton for William Burroughs". Gli altri titoli sono: "Retrospect", un collage di quattro brevi pezzi elettroacustici risalenti ad epoche diverse (1959-1982); "Echo-D" una delle quatro parti di Echo,un lavoro per danza modema: "Pontpoint" (1966-1980), che prende il nome da un villaggio rurale in cui Mumma e la Merce Cunningham Dance Company erano ospiti nell'agosto del 1966. Infine "Epifont" composto nell'84 in memoria del compositore George Cacioppo. E la musica? Ed in effetti l'elettronica di Mumma è tutt'altro che consolatoria, anche nei momenti di apparente quiete e sospensione come accade tra i solchi di Venezia Space Theatre, o Echo D e Pontpoint, non è mai rassicurante. Caustica ed abrasiva piutosto, violenta a tratti e soprattutto tembilmente viva. Mumma viviseziona, scompone e ricompone la materia sonora fino a creare sequenze di musica inusuale, capace di contenere elementi improvvisati e forti tensioni metalliche, stridenti. Provate ad ascoltare "Postpoint": chi direbbe che i suoni provengono originanamente da due strumenti acustici come il salterio e il bandoneon?. Mumma è soprattuto un grande costruttore di suoni, siano essi elettroacustici, interamente elettronici o per computer; i suoi circuiti elettronici, le sue ricerche, i suoi apparecchi portatili da indossare come armature pronte a catturare suoni, sono un pezzo di storia importante per l'elettronica contemporanea.

  • 14/12/2005 13:23 - GOREFEST Gli olandesi Gorefest sono una eccezionale formazione metal: la band ...

    GOREFEST Gli olandesi Gorefest sono una eccezionale formazione metal: la band ha scoperto e tiene saldamente in pugno la formula per creare impressionanti episodi di death classico, senza mai cadere nelle scontate e ripetitive soluzioni tipiche delle bands meno fantasiose. In particolare le brillanti leads ed il variegato riff-a-rarna dei chitarristi Frank e Boudewijn sono i cardini su cui fare affidamento se si è in cerca di uno stile unico e raffinato, la via olandese (dopo le acrobazie degli antesignani Pestilence) al death metal! Chi poi, come me, se li è goduti a Milano in concerto con Deicide ed Atrocity, può immaginare quale carico di potenza i 45000 del festival di Eindhoven hanno dovuto sostenere durante il set di questi quattro pazzi, gli altri forse non potranno mai capire cosa voglio dire. Segnalo anche la ristampa, sempre su Nuc. Blast, del loro debut album "Mindloss"(originariamente edito dalla Foundation 2000).

  • 14/12/2005 13:23 - GORGE TRIO La Freeland è la zona franca della musica, la ...

    GORGE TRIO La Freeland è la zona franca della musica, la label che garantisce ospitalità a tutti i musicisti al di fuori dei soliti circuiti. Nel suo catalogo si possono trovare prodotti tanto interessanti quanto specializzati. Gorge Trio è presente con due cd, il primo vede la partecipazione di Milo Fine al clarinetto che dà man forte all'impasto sonoro del gruppo di Minneapolis. Il secondo disco, Dad chicken fear no knife, è invece una raccolta di 12 brani registrati dal '97 al '98. Sono dischi in cui il connubio tra il jazz e la sperimentazione vanno di pari passo tanto da definire scenari musicali ampi e senza limiti di sorta.

  • 14/12/2005 13:23 - GORGE TRIO - "Dead Chicken Fear No Knife" - (Free ...

    GORGE TRIO - "Dead Chicken Fear No Knife" - (Free Land RecordsWide). Mi sono innamorato di questo disco sin dal primo ascolto, il che è inconcepibile se pensiamo alla complessità delle sue strutture sonore e la costante attenzione richiesta lungo i 51 minuti del tortuoso svolgimento. Eppure è accaduto, non so spiegarmi come, ma è accaduto. Con molta probabilità è il classico "colpo di fulmine" e non potrebbe essere altrimenti, visto che, nonostante sia in grado di dirvi con assoluta certezza che trattasi di un lavoro bellissimo, mi rendo conto di non essere ancora riuscito a coglierlo nella sua interezza; infatti a ogni nuovo ascolto aggiungo qualche tassello inedito e solo dopo ripetuti passaggi riuscirò a mettere insieme tutti i frammenti e l'immagine che si prospetterà di fronte ai miei occhi sarà quella di una band perfetta, con un sound definibile come noise-rock strumentale, in cui svolgono un ruolo primario l'improvvisazione (attitudinalmente jazz) e la sperimentazione, ma dove ciò che conta più di ogni altra cosa è il talento dei musicisti che compongono il terzetto di Minneapolis. D'altronde i nomi e i curriculum si commentano da soli: Ed Rodriguez (Iceburn Collective e Colossamite), Chad Popple (Iceburn Collective e Colossamite) e John Dieterich (Colossamite) Ho il terrore che vengano inseriti nel calderone post-rock, ma francamente lascio Tortoise e Gastr Del Sol a qualcun altro e mi tengo ben stretto il Gorge Trio. Il fatto che l'album esca per un'etichetta italiana è un ulteriore e importante informazione!

  • 14/12/2005 13:23 - GORGE TRIO & MILO FINE For Loss (Freeland) Edgar Varese é stato ...

    GORGE TRIO & MILO FINE For Loss (Freeland) Edgar Varese é stato uno dei più importanti compositori di questo secolo, ma purtoppo, per questoni anagrafiche, non potè far parte di un altro movimento altrettanto importante: il free-jazz. Il Gorge Trio é qui per rendere giustizia ed é coadiuvato da Milo Fine che del free jazz fu uno degli esponenti negli anni d’oro di questa musica rivoluzionaria. La lucida esposizione del rumore e la concatenazione di eventi sonori fanno di questo disco l’esposizione di una gelida metropoli elettronica e digitale. I clangori gravi, percussivi e fumosi, lasciano spazio a sibili stridenti, acutissimi e magneticamente cancerogeni. E’ il nostro cervello che frigge e non c’é più bisogno di feedback elettrici, ormai gli ultrasuoni sono tutt’attorno a noi. E’ sorprendente la trasformazione del sound del Gorge Trio, che pur facendo già presagire una evoluzione freeform della loro musica nel loro precedente e unico LP Dead Chicken Fear. No Knife, rimanevano, comunque, fedeli agli stilemi del rock, pure se post. Qui gli stili vanno in frantumi, l’obbiettivo é una chimera da raggiungere con un percorso personale e lucidamente astratto. Mi risultano impossibili i raffronti con l’esperienza precedente di Milo Fine ma questa é la prima volta che mi imbatto in un disco che lo vede coinvolto; immagino, però, che sia giunto il momento che la parte più “avanti” del pubblico rock riscopra questo gioiello nascosto del jazz contro. Le ultime parole le vorrei spendere per la benemerita Freeland Records, etichetta che si sà mettere in gioco, rischiando sulla propria pelle e che non delude le attese proponendo sempre delle musiche che sappiano colpire per peculiarità e coraggio.

  • 14/12/2005 13:23 - GORGE TRIO & MILO FINE - “For Loss Of” (Free ...

    GORGE TRIO & MILO FINE - “For Loss Of” (Free Land Records/Wide)Rimaniamo ancora nel nostro Paese, pur se solo per quel che concerne l’etichetta (la Free Land di Catania), dal momento che gli interpreti di “For Loss Of” sono statunitensi. I Gorge Trio li abbiamo già incontrati l’anno scorso in occasione dell’eccellente debutto “Dead Chicken Fear No Knife”, dove davano prova di saper mescolare con intelligenza noise rock dal forte impatto emotivo e libera improvvisazione. Ora Chad Popple, Ed Rodriguez e John Dieterich (tutti e tre ex Colossamite - ex dato lo scioglimento del gruppo di Nick Sakes - e membri di Iceburn Collective, i primi due) si uniscono a Milo Fine (batteria, piano, clarinetto, violoncello, theramin, ecc.), musicista attivo sin dagli anni ’60 con il Milo Fine Free Jazz Ensemble prima e il Blue Freedom’s New Art Transformation And The Ensemble poi, oltre che al fianco di Derek Bailey e Anthony Cox. Dal felice incontro ne è scaturito un album che - sono sicuro - piacerà agli Anatrofobia, tanto per tornare a quanto si diceva all’inizio. E con questo intendo dire che nelle sei tracce convivono le pause dilatate e cariche di tensione, la ricerca di soluzioni al limite dell’ambient industriale, le dissonanze e gli strappi rumorosi che sono la materia prima dell’Anatrofobia pensiero e non solo. A tratti si sconfina quasi nel bianco rumore elettronico (la prima parte del quarto pezzo, contorto e bellissimo al pari di quello successivo - dove la sezione ritmica lascia senza fiato - e dell’esplorativa composizione conclusiva). Volendo ancora fare ricorso ai numeri per esprimere il giudizio, opterei per 9/10!

  • 14/12/2005 13:23 - L'aver scelto quali compagni di avventura Chad Popple (Iceburn), Ed ...

    L'aver scelto quali compagni di avventura Chad Popple (Iceburn), Ed Rodriguez (Iceburn) e John Dieterich (tutti e tre coinvolti nei Gorge Trio) garantisce un tasso qualitativo di primissimo ordine; tre chitarre, percussioni e tastiere, con il supporto non invadente di sax e tromba, questi i mezzi utilizzati dal quartetto di Minneapolis per forgiare un suono figlio dell'esperienza Dazzling Killmen, ma in cui la schizofrenia risulta, se possibile, ancora più evidente. La quasi completa mancanza di punti di riferimento nella struttura sonora, dove i canoni "tradizionali" vengono spesso stravolti, consente loro di muoversi a proprio piacimento nei meandri di un noise post punk anarchico, progressivo, dissonante e violento, con sporadici momenti di intimità dolorosa e digressioni al limite del rumorismo lo fi.

  • 14/12/2005 13:23 - GORGOROTH “Incipit Satan” (Nuclear Blast/Audioglobe) Per fortuna una salutare boccata d’aria ...

    GORGOROTH “Incipit Satan” (Nuclear Blast/Audioglobe) Per fortuna una salutare boccata d’aria fresca (pur se mi rendo conto che l’espressione non è troppo appropriata...) ci giunge dai Norvegesi Gorgoroth. Il loro “Incipit Satan” raccoglie otto gemme di metallo nero, dove trionfa l’eclettismo (ascoltate di seguito “Litani Til Satan”, “An Excert Of X”, “Ein Eim Av Blod Og Helvetesild” e “Will To Power” e faticherete a credere che si tratti degli stessi autori); d’altronde sanno padroneggiare con maestria tanto ritmiche frenetiche quando andature cadenzate e possenti, variano di continuo il songwriting, fondono in un unico nucleo la ferocia e le propensioni epiche, scatenano una carneficina notevole e non si rifiutano di uscire fuori dagli schemi consueti e consolidati (la già citata “Will To Power” con le sue movenze industriali ne è un esempio lampante). Il consiglio è quello di farli vostri in tempo zero, anche se non siete soliti frequentare simili lidi; non ve ne pentirete!

  • 14/12/2005 13:23 - GORILLAZ "Lofi Thriller" Non fatevi troppe domande e divertitevi con la ...

    GORILLAZ "Lofi Thriller" Non fatevi troppe domande e divertitevi con la musica dei Gorillaz. Le immagini di un manga corrono rapide sullo schermo della fantasia e la musica fa un salto indietro ad inseguire l'ultima moda. Sembra un bisticcio, ma non è così. In Inghilterra stanno tornando certi suoni dell'avanguardia funk&dub di qualche anno fa (molti per la precisione), e non c'è da stupirsi se una pregiata combriccola di buontemponi, nascosta dietro maschere di colore, riscopre il gioco favorito di un ritmo tendenzioso che prova a rimescolare diverse influenze. Chi ricorda band come Rip Rig + Panic, A Certain Ratio, Playground, musicisti come Mark Springer e produttori all'epoca modaioli come Adrian Sherwood, si può fare subito un'idea di dove vadano a parare i Gorillaz. Si era negli anni Ottanta ed il "sistema" ritmico e sonoro dell'Inghilterra alternativa andava verso altre contaminazioni dopo il passaggio cruciale del Pop Group, con quella miscela violenta e disarticolata di funk'n'punk. La musica aveva un ché di danzereccio, ma era intelligente, ibridata e politicamente scorretta. L'hip hop strumentale made in England passa per gli audio-collage di Art Of Noise, mentre nelle discoteche britanniche è in voga l'alchemica acid house degli Psychic TV. L'ecstasy diventa una variante alla moda dell'LSD. Siamo all'archeologia, ma un po' di memoria serve ad inquadrare il suono e la musica dei Gorillaz. Un tempo si sarebbe detta "muzac", oggi rischia d'essere all'ultima moda con quel suo carico di ritmo e sperimentazione, tra agganci e rimandi, passi indietro e slanci verso il futuro prossimo venturo. Le canzoni di Gorillaz sono attuali e al tempo démodé, come si confà ai dettami della moda odierna. Vanno indietro nel tempo per anticipare l'ultima contaminazione possibile. Il gruppo è misto, aperto a mille collaborazioni. Include Miho Hatori, Jamie Hewlett, Del Tha Funky Homosapien, ma in organico figurano pezzi da novanta come Damon Albarn dei Blur, Tina Frantz dei Tom Tom Club e persino Ibrahim Ferrer, prelevato direttamente dal Buena Vista Social Club, tanto per dare un colore latino. Ieri come oggi la musica rimescola influenze: dub e hip hop, funk, punk e pop, chitarre elettriche e vecchie macchine da ritmo. La domanda a questo punto nasce spontanea: le canzoni dei Gorillaz sono schegge di nuovo modernariato? In fondo si, sebbene suonino schiettamente divertenti, dalle parti del nuovo millennio.

  • 14/12/2005 13:23 - GORILLAZ - TOMORROW COMES TODAY (CDS) - PARLOPHONE,UK Ancora non s'è ...

    GORILLAZ - TOMORROW COMES TODAY (CDS) - PARLOPHONE,UK Ancora non s'è spento il battàge pubblicitario per "Deltron 3030", disco a più voci e sorta di Wu-Tang Clan della scena hip-hop californiana, che già il suo autore, quel Dan The Automator stretto collaboratore del famigerato DJ Shadow, si ripropone con un ulteriore ed ennesimo progetto. Quì la voce è una sola, quella morbida e nobile di Damon Albarn ed il tentativo, neanche tanto velato, è quello di rifare "Be There". Curioso singolo quello! Uscito forzosamente da una costola di "Psyence Fiction" degli U.N.K.L.E., "Be There" era in origine uno strumentale firmato da Dj Shadow (ancora!). Lo fecero ricantare a Ian Brown per bissare il successo dello struggente "Rabbitt In Your Headlight" versione Tom Yorke, che in pratica era l'unico hit di quel strampalato disco. L'invenzione del singolo secondo risultò la cosa migliore di tutto quell'album e quì torniamo su quelle latitudini. Di Dan The Automator, grande animale da studio, c'è poco da dire che non sia già stato detto. L'asiatico produttore è un tecnico sopraffino di suo, e se finora è sempre stato l'ombra di qualcun'altro, è ora che venga fuori. Questi Gorrillaz suonano evoluti e sperimentali, unendo a dei micidiali "dub spaziali" una sorprendente "terricità" nei grooves, che farà felici i dancefloors.

  • 14/12/2005 13:23 - GORKY'S ZYGOTIC MYNCI E' ben bizzarro il mondo delle majors, se ...

    GORKY'S ZYGOTIC MYNCI E' ben bizzarro il mondo delle majors, se è vero che i Gorky's Zygotic Mynci sono stati scaricati senza tanti complimenti dalla Mercury proprio all'indomani della realizzazione di un album come "Gorky 5", capolavoro assoluto nel panorama pop delle ultime stagioni. Certo è che il gruppo gallese non ha perso tempo, e pur dovendo incassare la defezione del bravo chitarrista e cantante James Lawrence, componente del nucleo originario dei Gorky's, si è subito dato da fare per registrare questa ottima autoproduzione come quartetto. Il ruolo di chitarrista è stato temporaneamente assunto dal batterista Euros Rowlands, l'altro Euros (Childs), oltre alle tastiere ha assunto il compito di cantante solista pressoché in esclusiva, con la conferma del sorella Megan Childs al violino e di Richard James al basso. Il risultato è un dischetto breve ma intenso, dal budget ridotto ma dalla grazia incantevole, annunciato inizialmente in primavera come probabile uscita Beggars Banquet ed oggi finalmente 'sistemato' su Mantra. In definitiva, vicende che avrebbero portato al disfacimento di qualsiasi delle troppe bands cresciute nelle nurseries delle varie multinazionali sembrano solo aver rafforzato la determinazione di musicisti partiti dalla gavetta di un salutare apprendistato underground, nel corso del quale avevano avuto modo di incidere ben tre album per la piccola ed agguerrita Ankst, in quel di Cardiff. "Spanish Dance Troupe" ha un suono sereno e ricco di nuances melodiche, predilige ambientazioni bucoliche e folkloriche, lasciando ben poco spazio alle trame più spigolose ed aggressive talora ordite in passato (con la parziale eccezione di "Poodle Rockin'", che sprizza un intelligente veleno XTC). Le atmosfere speziate di "Hallway", salone di ingresso ad una costruzione sonora brillantemente assortita, aprono la porta su quattordici stanze ricche di magia e di fascino, piccole nella forma e dense di luce e di calore nel contenuto. Certe soluzioni quasi orchestrali, vicine alle melodie zuccherine degli High Llamas, si ricollegano ai momenti più trasognati di "Gorky 5", come nel sortilegio fiabesco di "She Lives On A Mountain" e nel luccichio invernale di "Christmas Eve"; più spesso si insinuano raffinate reinvenzioni di danze popolari, l'agilissima melanconia. Si divertono i Gorky's, e reagiscono con generosità e passione alle condizioni metereologiche avverse: sei album a questo livello, più il florilegio di singoli che si sono già lasciati alle spalle, li collocano definitivamente tra le buone abitudini delle recenti stagioni musicali di oltremanica.

  • 14/12/2005 13:23 - GORKY'S ZYGOTIC MYNCI "Gorky 5" I Gorkys fanno cinque, cinque come le ...

    GORKY'S ZYGOTIC MYNCI "Gorky 5" I Gorkys fanno cinque, cinque come le stellette di merito da attribuire a questo sorprendente magico album tanto per mettere subito in chiaro le cose. Sorprendente non per l'elevato livello qualitativo che non avremmo mai messo in discussione, ma per le infinite possibilità combinatorie offerte loro dalle molteplici e disparate influenze che ne animano il suono, rendendo imprevedibile ogni nuovo sviluppo, anche all'interno di una stessa canzone. Emblema di tutto ciò è il nuovo singolo "Sweet Johnny", con le agrodolci armonie kinksiane di un attacco davvero incisivo (siamo dalle parti del Village Green o di Something Else...) presto affogate in un country folk molto americano abilmente condotto in punta di violino, pronto a trastormarsi nuovamente in una tenera ballata senza pensieri; ma anche Sotly, brano tripartito con le sezioni estreme invase da una melodia vaporosa e zuccherina e la parte centrale dall'ardito andamento sperimentale, orchestrata in modo così perfetto da non far trapelare alcuna censura: penseresti ad un miracolo di post-produzione se non sapessi che per la prima volla i Gorkys hanno realizzato un disco interamente in presa diretta con la simpatica spavalderia di giovanissimi musicisti che trattano i loro strumenti come forchetta e coltello. Giunto al secondo capitolo per una major, il quintetto gallese ha complessivamente addolcito il proprio linguaggio senza perdere affatto in attitudine empirica, smussando alcuni spigoli ed accentuando la dimensione orchestrale della sua ricerca melodica. Siamo più vicini agli High Llamas che agli amici Wizards of Twiddly insomma, pur continuando a condividere con questi ultimi l'amore sconfinato per il Kevin Ayers più lunare (The Tidal Wave, Let's Get Together...) e per l'ironia da cabaret (il Theme From Gorky 5 ha persino accenti brechtiani). Le radici che affondano nel folk di area celtica hanno un peso sempre meno prevalente - anche se Only The Sea Makes Sense si riconnette a Fairport Convention e Ralph Mc Tell - e l'album è interamente cantato in inglese quasi a volersi detinitivamente disfare di quella connotazione geografica che è stata loro ossessivamente rinfacciata agli esordi. Non è mai esistita una scena gallese recita il loro ultimo comunicato stampa con la stessa perentorietà con cui venticinque anni prima qualcuno ci aveva detto che la scena di Canterbury era frutto di un riprovevole disguido. Che sia vero o meno non ha importanza i Gorky's Zygotic Mynci sono ormai pronti ad iscriversi alla scena dei classici senza tempo.

  • 14/12/2005 13:23 - GORKY'S ZYGOTIC MYNCI The Blue Trees Non si faticano a comprendere ...

    GORKY'S ZYGOTIC MYNCI The Blue Trees Non si faticano a comprendere le ragioni dell'affetto che stringe i gallesi Gorky's in patria, ma anche in Inghilterra. Tanto che Channel4 ha addirittura commissionato e trasmesso di recente un film sulla band. Il formato di The Blue Trees dice due cose insieme: che non si tratta del settimo disco del gruppo, essendo "solamente" un corposo ep con otto inediti. E che proprio per la sua durata non verrebbe da considerarlo tra i migliori album dell'anno. Peccato, perché si tratta di una cosa bellissima, fuor di metafora e fuori dal tempo. Alberi blu virati come lune rosa (Foot and Mouth '68, Wrong Tumings), o appena tracciati sul pentagramma della Penguin Café Orchestra ( This Summer's Been Good from the Start).

  • 14/12/2005 13:23 - Gorky's Zygotic Myncy I Gorky's hanno capitanato la riscossa del ...

    Gorky's Zygotic Myncy I Gorky's hanno capitanato la riscossa del pop gaelico anche se sono stati superati per tempismo dai Super Furry Animals (la migliore band del '96!). Dopo tre album ultra indipendenti, hanno firmato per la Mercury e senz'altro il '97 li vedrà primeggiare con il loro pop-folk-prog-rock. Bwydtime (Ankst) album, (4/5).

  • 14/12/2005 13:23 - GORKY'S ZYGOTIC MYNCI Barafundle (Fontana/Mercury '97) Quando un disco, dopo ripetuti ascolti ...

    GORKY'S ZYGOTIC MYNCI Barafundle (Fontana/Mercury '97) Quando un disco, dopo ripetuti ascolti richiama alla mente artisti del calibro di Syd Barrett, Pink Floyd, Captain Beefheart, Genesis, Jethro Tull e Beatles è evidente che ci troviamo già sulla buona strada... I solchi di Barafundle, quarto album dei gallesi Gorky's Zygotic Mynci sono infatti infarciti per dirla alla Beach Boys di good vibrations. Musica evocativa e visionaria che riesce ad andare dritta al cuore dell'ascoltatore e a catapultarlo come per incanto in un mondo magico e fiabesco, dove l'iconografia di Tolkien, fondendosi con la tradizione popolare gallese ed irlandese, dà vita ad un'esplosione di luci e di colori. Provate per esempio a selezionare la traccia 11, Meirion Wyllt e a chiudere gli occhi. Durante i 3 minuti scarsi di quest'autentico gioiellino-pop, vedrete scorrere nella vostra mente gnomi, elfi, maghi, viaggi interstellari, campi di fragole e in lontananza proprio loro: Lucy e il Tricheco. In altre parole, tentando un'ardita ed audace metafora culinaria potremmo definire la musica dell'ensemble albionico una sorta di insalata psichedelica alla Pink Floyd, condita di richiami progressive e di echi folk-rock e con una spruzzatina finale di Beatles per esaltare il sapore pop del tutto! Una cifra stilistica quella dei GZM, che pur attingendo a piene mani da sonorità middle-sixties e seventies, si rivela vincente, convincente e moderna in virtù di una scrittura sicuramente ispirata e di una straordinaria capacità di sintesi.

  • 14/12/2005 13:23 - GRANDADDY + GORKY‚S ZYGOTIC MYNCI (USA - UK) live set - ...

    GRANDADDY + GORKY‚S ZYGOTIC MYNCI (USA - UK) live set - indie rock Inedita accoppiata tra le due band più bizzarre degli ultimi anni. I Grandaddy vengono dalla provincia americana e si paragonano ad una sorta di Electric Light Orchestra dei poveri. Chitarre storte e distorte, tastiere paleoelettroniche e melodie di grilli confluiscono nel loro album „Under The Western Freeway‰, dai più eletto come il miglior esordio americano in ambito rock del Œ97, ironico frullato di tradizione e novità, tra Palace e Beck. Dei gallesi Gorky‚s Zygotic Mynci non si può certo dire che siano un gruppo schiavo delle mode: attitudine bucolica e visionaria, psichedelia alla Beatles, melodie medievali che sbucano quando meno te lo aspetti danno alla loro musica un aspetto quanto mai strampalato. Band assolutamente unica, ha un‚enorme potenziale creativo non ancora esauritosi nonostante i cinque album pubblicati

  • 14/12/2005 13:23 - GRANDADDY + GORKY‚S ZYGOTIC MYNCI (USA - UK) live set - ...

    GRANDADDY + GORKY‚S ZYGOTIC MYNCI (USA - UK) live set - indie rock Inedita accoppiata tra le due band più bizzarre degli ultimi anni. I Grandaddy vengono dalla provincia americana e si paragonano ad una sorta di Electric Light Orchestra dei poveri. Chitarre storte e distorte, tastiere paleoelettroniche e melodie di grilli confluiscono nel loro album „Under The Western Freeway‰, dai più eletto come il miglior esordio americano in ambito rock del Œ97, ironico frullato di tradizione e novità, tra Palace e Beck. Dei gallesi Gorky‚s Zygotic Mynci non si può certo dire che siano un gruppo schiavo delle mode: attitudine bucolica e visionaria, psichedelia alla Beatles, melodie medievali che sbucano quando meno te lo aspetti danno alla loro musica un aspetto quanto mai strampalato. Band assolutamente unica, ha un‚enorme potenziale creativo non ancora esauritosi nonostante i cinque album pubblicati

  • 14/12/2005 13:23 - GRANDADDY+GORKY'S ZYGOTIC MYNCI (USA - UK) live set - indie ...

    GRANDADDY+GORKY'S ZYGOTIC MYNCI (USA - UK) live set - indie rock Inedita accoppiata tra le due band più bizzarre degli ultimi anni. I Grandaddy vengono dalla provincia americana e si paragonano ad una sorta di Electric Light Orchestra dei poveri. Chitarre storte e distorte, tastiere paleoelettroniche e melodie di grilli confluiscono nel loro album "Under The Western Freeway", dai più eletto come il miglior esordio americano in ambito rock del '97, ironico frullato di tradizione e novità, tra Palace e Beck. Dei gallesi Gorky's Zygotic Mynci non si può certo dire che siano un gruppo schiavo delle mode: attitudine bucolica e visionaria, psichedelia alla Beatles, melodie medievali che sbucano quando meno te lo aspetti danno alla loro musica un aspetto quanto mai strampalato. Band assolutamente unica, ha un‚enorme potenziale creativo non ancora esauritosi nonostante i cinque album pubblicati.

  • 14/12/2005 13:23 - GREGORIO BARDINI PAOLO LONGO VASCHETTO "Sezione Aurea" Fra Tony Wakeford e ...

    GREGORIO BARDINI PAOLO LONGO VASCHETTO "Sezione Aurea" Fra Tony Wakeford e Gregorio Bardini un denominatore comune c'è, già ospiti insieme di un'evento concertistico di alcuni anni fa che abbinava le esibizioni della band inglese e del musicista italiano col suo gruppo Terre Di Mezzo. Paolo Longo Vaschetto, promoter della pregevole etichetta Arx Collana, lo ricordiamo invece per essersi recentemente distinto col suo sensazionale "Opera", una prova d'intelligenza creativa in grande sintonia col sentimento artistico di G.B. (il quale peraltro partecipò al disco), requisito oggi puntualmente confermato in questo lavoro a quattro mani che porta il titolo di "Sezione Aurea". Il richiamo al mito d'Europa e delle origini espresso dai Sol Invictus è nondimeno determinante nelle composizioni di Gregorio Bardini e Paolo Longo Vaschetto (ecco un valido nesso), solo che qui si afferma nella prospettiva più ampia del retaggio indoeuropeo, la ricerca della radice comune che passa dalle saghe nordiche alle filosofie orientali dal folklore rumeno alla tradizione italica. Nelle nove tracce strumentali racchiuse in "Sezione Aurea" tutto questo lo si avverte come un magico diorama di culture vive, l'eleganza della forma non tradisce l'essenza cui essa proviene e nutre queste musiche incantate, vera kermesse di danze e di mantra, di arie epico-sacrali e ritmi sublimatori, di armonie e di bordoni acustici pronti a regalarci l'illusione alchemica della felicità da sempre inseguita, la calma olimpica e le piccole gioie della vita. Contatti: tel. 0338/6037761 www.arxcollana.com

  • 14/12/2005 13:23 - GREGORIO BARDINI/CARLO CONTINI The Cosmic Milk Arx Collana Continua in grande ...

    GREGORIO BARDINI/CARLO CONTINI The Cosmic Milk Arx Collana Continua in grande stile l'avventura artistica di Gregorio Bardini che aggiunge un'altra tappa lungo i percorsi interiori del mito indoeurepeo o eurasiatico. A dividere con lui questa esperienza oggi è il bravo musicista Carlo Contini che contribuisce egregiamente alla realizazione delle sei composizioni strumentali presentate in "The Cosmic Milk", prestandosi con le sue belle partiture per violino e percussioni che ben si sposano alla calligrafia chiara e ai flauti multicolori di Gregorio Bardini. Il senso esoterico e simbolico del titolo non viene tradito dal contenuto dell'opera che anzi esprime pienamente il concetto di nutrimento spirituale e bevanda di vita in 40 minuti di musica che è vero nettare per la mente, fatta di armonici avventurosi e fiammeggianti battaglie percussive che colorano visioni di aurore lontane nel tempo eppur mai così presenti. Un saggio di potenza alchemica attraverso i suoni che lascia incantati accordo dopo accordo e che riflette una nobiltà d'intenti e una forza poetica tali da far entrare in uno stato di grazia magico difficile da raccontare, quasi a farci sentire un po' come degli sciamani che catturano la calma cosmica del satori. In altre parole quello che abbiamo di fronte è un atto di fede in musica dettato da principii superiori che sono quelli ignei dell'arte al servizio di un'identità culturale da recuperare e restituire alle generazioni prossime venture. A buon intenditor.. Contatti: Gregorio Bardini: Weingartner Strasse 32 - 39011 Lana - BZ tel: 0348 2423521.

  • 14/12/2005 13:23 - GREGORY BURK Pianoforte Dal 1981 al 1990 presso l'università del Massachussetts ...

    GREGORY BURK Pianoforte Dal 1981 al 1990 presso l'università del Massachussetts Amherst, segue i corsi di Teoria e Composizione musicale sotto la guida di Danilo Perez, Paul Bley, George Russel, Cecil McBee, Archie Shepp e Yusef Lateef. Consegue il dottorato d'arte in Musica e Inglese nel 1992 presso 1' università del Michigan - Ann Arbor, nel 1998 consegue il diploma in musica Jazz al New England Conservatory of Music di Boston Docente al "Berklee College of Music" di Boston - Usa, dal 1998 è presente come insegnante di Educazione all'ascolto presso il Dipartimento di Pianoforte e Composizione; e accompagnatore pianistico presso il Dipartimento di canto, già presente dal '97 al '98. In qualità di insegnante presso il dipartimento Jazz del Conservatorio del New England per le classi di Educazione all'ascolto. Dal 1998 è istruttore di piano per tutti i livelli al "Boston Music Company", dal '94 al '96 al "Detroit Art Center Music School" nel Minnesota". Greg Burk si è esibito con Jerry Bergonzi, Curtis Fuller, Rodney Whittake, Bob Moses, Sam Rivers, George Russel, George Garzone, Bratislava Radio Big Band, ed è membro delle rispettive Orchestre. Partecipa ai seguenti Festival Jazz, Montreux e Detroit, Bratislava Jazz Days, Boston Globe Jazz Festival, International Music Festival di Nagasaki, Ann Arbor Blues and Jazz Festival. Si esibisce presso il Ragallabar, Sculler e Jordan Hall di Boston, al Baker's e al Bird of Paradise di Detroit, Teatro Nazionale di Bratislava e a la Palma di Roma. Continua a suonare negli USA e in Europa. Produce e incide 3 dishi come leader e lavora con Bley alla registrazione di una produzione come solista.

  • 14/12/2005 13:23 - Gregory Isaacs L'ultimo dei rude boy. Il fascino dei Gangster '60's, ...

    Gregory Isaacs L'ultimo dei rude boy. Il fascino dei Gangster '60's, la voce che è quasi un singhiozzo, rose rosse e pistole sempre cariche. Mister Cool è un'evergreen del reggae con più di 50 album all'attivo. L'ultimo Not A One Man Thing è di serie A, anche perchè prodotto da Junior Reid. A settembre anche Gregory Isaacs uscirà su Acid Jazz.

  • 14/12/2005 13:23 - Gregory Isaacs Private Lesson (Acid Jazz). Fiore all'occhiello della campagna autunnale ...

    Gregory Isaacs Private Lesson (Acid Jazz). Fiore all'occhiello della campagna autunnale Acid Jazz (forse anche loro non ne possono più di Corduroy, Mother Earth ecc.), il prolificissimo cantante giamaicano sforna un album curato e insolitamente vario. Ci pulsa dentro un cuore skajazz che non resta indifferente alle tentazioni del «dancehall» e del «lovers reggae», mentre scandisce una volta di più i caratteristici mugolìi, i sospiri, la «coolness», la voce nasale e quell'adorabile difetto di pronuncia sulle «s». (m.bo.)

  • 14/12/2005 13:23 - GUILLERMO GREGORIO "Degrees Of Iconicity" "Musica pseudo-colta da camera improv-jazzistica": così ...

    GUILLERMO GREGORIO "Degrees Of Iconicity" "Musica pseudo-colta da camera improv-jazzistica": così Sarram definiva le uscite recenti di Guillermo Gregorio nella recensione dei ripescaggi di "Otra Musica". Difficile aggiungere altro a commento di queste registrazioni effettuate a Chicago nel '99. L'impronta è da musica colta, l'aspetto improvvisato e certi passaggi nonché strutture rimandano invece direttamente al jazz. Grande varieta d'accenti e di situazioni (come ben spiegato nelle esaurienti note del CD dallo stesso autore) e splendide prove strumentali dello stesso Gregorio (clarinetto, sax alto) accompagnato da Carrie Biolo (vibrafono e marimba), Fred Lonberg Holm (violoncello e cornetta), Michael Cameron (basso) e Kent Kessler (basso) fanno di quest'album qualcosa da ammirare innanzi tutto per l'aspetto strettamente strumentistico piuttosto che per la piacevolezza dell'ascolto e per la supponibile natura sperimentale, dacché certe espressioni a questo punto potrebbero anche sembrare nient'altro che stanca ripetizione.

  • 14/12/2005 13:23 - IAN GORON-LENNOX Low Brass É suonato da un quintetto di soli ...

    IAN GORON-LENNOX Low Brass É suonato da un quintetto di soli (o quasi, data la sporadica presenza di sax soprano e flauto dolce kena) ottoni grevi, tipo tromboni basso tuba eufonio sassofoni basso e baritono; in soldoni, le papere della grande famiglia degli strumenti a fiato. Il suono è quindi grottesco e in perenne stato di raffreddore, ma, ciononostante, riesce a scorrere sufficientemente snello ed è vestito con una sua pur strana eleganza. I richiami principali sono al jazz primordiale e alle musiche circensi, ma la trama dei fraseggi è di impostazione tipicamente europea-post free. Se siete amanti delle chitarre wa-wa girate al largo, ma se la vostra passione è l'intreccio degli strumenti a fiato, fate un pensierino su Low Brass perché potreste sentirne delle belle.

  • 14/12/2005 13:23 - IGOR STRAVINSKIJ Le nudità del primitivismo sonoro intercalate alle ...

    IGOR STRAVINSKIJ Le nudità del primitivismo sonoro intercalate alle consapevoli fagocitazioni della tradizione europea "Se basta rompere un'abitudine per meritare la taccia di rivoluzionario, ogni musicista che ha qualche cosa da dire, e che esce dalla convenzione stabilita, dovrebbe essere considerato tale. Perché gravare il dizionario delle Belle Arti di questo vocabolo roboante, che indica, nella sua abituale accezione, uno stato di disordine e di violenza, mentre vi sono tante parole più adatte a designare l'originalità ?" Figlio di Fedor Ignatievic, rinomato basso dell'Opera di Pietroburgo, Igor Fedorovic Stravinskij nasce il 18 giugno del 1882 a Oranienbaum (cittadina nei pressi di Pietroburgo). Studia pianoforte, armonia e contrappunto dall'età di nove anni, ma non è un enfant prodige : solo a ventitré anni, dopo aver intrapreso gli studi di giurisprudenza, conosce N. Rimskij-Korsakov ed entra tra i suoi allievi di composizione (rimanendovi fino alla morte del maestro nel 1908). L'incontro con l'impresario Sergeij Diaghilev diviene fatale, infatti costui ne intuisce immediatamente il talento. Gli commissiona dapprima la strumentazione di due pezzi di Chopin (il "Notturno" e il "Valzer brillante") per il balletto "Les Sylphides" e, succesivamente, la composizione di un intero balletto. Nasce, così, "L'Oiseau de feu" ("L'Uccello di fuoco"), presentato a Parigi il 25 giugno 1910 con enorme successo e avvalentesi di una partitura già personalissima, permeata da una costante audacia ritmico -armonica. "Ogni creazione presuppone all'origine una specie di appetito che anticipa il gusto della scoperta. Questa pregustazione dell'atto creatore accompagna l'intuizione di un'entità sconosciuta, già posseduta, ma non ancora intellegibile e che sarà definita solo attraverso lo sforzo di una tecnica vigilante. Questo appetito che si risveglia in me alla sola idea di mettere in ordine vari elementi trascritti non ha assolutamente carattere fortuito come l'ispirazione, ma abituale e periodico, se non addirittura costante, come una necessità naturale. Questo presentimento di un obbligo, questa pregustazione di un piacere, questo riflesso condizionato indicano chiaramente che l'idea che mi attrae è quella della scoperta e di un accanito lavoro. Il fatto stesso di scrivere la mia opera è, per me, inscindibile dal piacere della creazione. Non riesco a separare lo sforzo intellettuale da quello psicologico e da quello fisico; essi mi si presentano sullo stesso piano e non conosco gerarchie." Sempre rimanendo nell'ambito dei componimenti per il teatro, Stravinskij stupisce il pubblico parigino nel 1911 con "Pétrouchka" ( dramma di una sgraziata marionetta popolare, sottolineato da una musica inesauribilmente sufficiente a sé stessa), ma soprattutto stordisce tutta l'Europa quando nel 1913 presenta "Le sacre du printemps" ("La sagra della primavera"), che, nel giro di qualche tempo, si trasforma da scandaloso insuccesso a clamoroso trionfo. Seminale capolavoro del Novecento, la "Sagra della primavera" impiega un organico orchestrale allargato, comprendente otto corni e una massa di percussioni, che le dona un ritmo selvaggio e mesmerico, realmente evocante primordiali danze russe. Oltre che dal movimento, la sua forza d'impatto scaturisce dall'incrocio di blocchi sonori imponenti montati in acri dissonanze, dalla violentissima politonalità e da una miriade di nuovi timbri asciutti e levigati (fulgido esempio ne è il registro acuto del fagotto nell'introduzione, apertamente ispirato ad un canto popolare lituano). E' questo l'apice del primo periodo della produzione stravinskiana, che la critica, forse riduttivamente, tende a definire "russo-impressionista", accostando, in tal modo, i caratteri della pittura fauve alle prospettive rivoluzionarie della "Sagra". Ugualmente degna di menzione è, però, "L'histoire du soldat" ("Storia del soldato"), opera da camera per voce recitante, mimi e strumenti (violino, clarinetto, fagotto, cornetta, contrabbasso, trombone e percussioni), composta nel 1918 a Morges, sulle rive del lago di Ginevra, dove si trasferisce dopo aver abbandonato Pietroburgo nel 1914. Benché il racconto sia tratto da un noto libro di storie popolari russe, Stravinskij, nella sua condizione di esule, mostra una spiccata tendenza alla semplificazione ritmica (sorta di "cubismo" musicale) ed una parossistica apertura verso altri linguaggi (jazz e cabaret in primis), plasmando materia concepita tra gli orrori della Grande Guerra e che ne riflette appieno i sinistri bagliori. "Non ho il temperamento adatto all'accademismo, ed è sempre in modo consapevole e volontario che adotto le sue formule. Me ne servo coscientemente come farei con il folklore : sono le materie prime del mio operare. In fondo, non sono né accademico né moderno, né moderno né conservatore." Nel 1920 lascia la Svizzera per stabilirsi in Francia e nello stesso anno va in scena all'Opera di Parigi "Pulcinella", balletto su temi di Pergolesi (con fondali dipinti da Picasso), che dà il via ad una nuova fase artistica del compositore, quella del "neoclassicismo". In "Jeu de cartes" (balletto del 1937) 'cita' Rossini, nell' "Oedipus rex" (opera-oratorio su testo di Jean Cocteau -tratto da Sofocle- del 1927) 'cattura' Handel, in "Pulcinella" 'trascrive' Pergolesi, in "Le baiser de la fée" (balletto del1928) 'nomina' Tchaikovsky e nella "Sinfonia in do" (1940) è riconoscibilissimo l'inciso della "Quinta Sinfonia" di Beethoven. Stravinskij, con amara consapevolezza e tagliente ironia, inizia ad ispirarsi non alla natura o alla realtà della vita, ma ad opere d'arte preesistenti, senza imitarne lo stile con superficialità e, annettendo a sé posizioni artistiche della civiltà occidentale, si impossessa della secolare tradizione europea per foggiarla a sua discrezione. Frutto compiuto di questa sua svolta è senza dubbio "Symphonie de psaumes" ("Sinfonia di salmi" per coro di voci bianche ed orchestra senza violini e viole, con predominio di ottoni ed uso percussivo del pianoforte) del 1930, mentre appare troppo cristallizzato il melodramma del 1951 "The Rake's Progress" ("La carriera di un libertino"), dove compaiono eccessi neoclassici (arie, duetti, terzetti e cavatine) e che, comunque, segnerà la fine della seconda "maniera" stravinskiana. "Qualsiasi arte presuppone un lavoro di scelta. Il più delle volte, quando mi metto all'opera, il mio scopo non è ben chiaro. A questo stadio del mio operare, se mi si chiedesse cosa voglio, sarei imbarazzato a rispondere; ma sono sempre in grado di rispondere con molta precisione quando mi si chiede cosa non voglio." Dopo una prima tournée negli Stati Uniti del 1925 ed una seconda nel 1934, tra il 1938 ed il 1939 viene colpito da gravissimi lutti: muoiono, in successione, la figlia, la moglie e la madre. Decide, così, di accettare la cattedra di poetica all'Università di Harvard e, dal 1940, si stabilisce in California ; nel 1945 acquista la cittadinanza americana. La sua ultima 'fase artistica' si fa coincidere con la composizione del "Settimino" (per clarinetto, corno, fagotto, pianoforte, violino, viola e violoncello) nel 1952 : collocatosi su posizioni diametralmente opposte alla dodecafonia proposta da Arnold Schoenberg, Stravinskij ancora una volta sorprende tutti, rifacendosi agli insegnamenti di Anton Webern (proprio l'allievo più radicale dello stesso Schoenberg). In realtà si tratta di un'ulteriore forma di recupero, attuata, stavolta, mediante le rigorose tecniche seriali e mirata a riportare alla luce il lavoro dei polifonisti rinascimentali (dunque in linea con il suo eclettismo). Non a caso le opere della tarda maturità si fregiano, quasi esclusivamente, di titoli in latino, come "Agon" (1953-57), "Canticum sacrum" (che sancisce nel 1955 la sua adesione alla fede cattolica), "Threni" (1957-58) oppure "Requiem Canticles" (1966). Nel marzo del 1971 viene ricoverato a New York per edema polmonare ed il 6 aprile muore; il 15 aprile, come da sua volontà, la salma viene tumulata a Venezia, accanto alla tomba dell'amico (suo scopritore) Diaghilev. "Oggi la radio porta la musica a domicilio, ad ogni ora del giorno e della notte, esonerando l'uditorio da qualsiasi sforzo che non sia quello di girare un bottone. Ora, il senso musicale non può essere acquisito né sviluppato senza esercizio. Nalla musica, come in tutte le cose, l'inattività porta poco a poco all'atrofia delle facoltà. Così ascoltata, la musica diviene una specie di stupefacente che, lungi dallo stimolare lo spirito, lo paralizza e lo abbrutisce, di modo che la stessa iniziativa che tende a far amare la musica diffondendola sempre di più, ottiene spesso soltanto il risultato di far perdere l'appetito a coloro i quali voleva risvegliare l'interesse e sviluppare il gusto. RINO ROSSI

  • 14/12/2005 13:23 - IGOR STRAVINSKIJ Le nudità del primitivismo sonoro intercalate alle ...

    IGOR STRAVINSKIJ Le nudità del primitivismo sonoro intercalate alle consapevoli fagocitazioni della tradizione europea "Se basta rompere un'abitudine per meritare la taccia di rivoluzionario, ogni musicista che ha qualche cosa da dire, e che esce dalla convenzione stabilita, dovrebbe essere considerato tale. Perché gravare il dizionario delle Belle Arti di questo vocabolo roboante, che indica, nella sua abituale accezione, uno stato di disordine e di violenza, mentre vi sono tante parole più adatte a designare l'originalità ?" Figlio di Fedor Ignatievic, rinomato basso dell'Opera di Pietroburgo, Igor Fedorovic Stravinskij nasce il 18 giugno del 1882 a Oranienbaum (cittadina nei pressi di Pietroburgo). Studia pianoforte, armonia e contrappunto dall'età di nove anni, ma non è un enfant prodige : solo a ventitré anni, dopo aver intrapreso gli studi di giurisprudenza, conosce N. Rimskij-Korsakov ed entra tra i suoi allievi di composizione (rimanendovi fino alla morte del maestro nel 1908). L'incontro con l'impresario Sergeij Diaghilev diviene fatale, infatti costui ne intuisce immediatamente il talento. Gli commissiona dapprima la strumentazione di due pezzi di Chopin (il "Notturno" e il "Valzer brillante") per il balletto "Les Sylphides" e, succesivamente, la composizione di un intero balletto. Nasce, così, "L'Oiseau de feu" ("L'Uccello di fuoco"), presentato a Parigi il 25 giugno 1910 con enorme successo e avvalentesi di una partitura già personalissima, permeata da una costante audacia ritmico -armonica. "Ogni creazione presuppone all'origine una specie di appetito che anticipa il gusto della scoperta. Questa pregustazione dell'atto creatore accompagna l'intuizione di un'entità sconosciuta, già posseduta, ma non ancora intellegibile e che sarà definita solo attraverso lo sforzo di una tecnica vigilante. Questo appetito che si risveglia in me alla sola idea di mettere in ordine vari elementi trascritti non ha assolutamente carattere fortuito come l'ispirazione, ma abituale e periodico, se non addirittura costante, come una necessità naturale. Questo presentimento di un obbligo, questa pregustazione di un piacere, questo riflesso condizionato indicano chiaramente che l'idea che mi attrae è quella della scoperta e di un accanito lavoro. Il fatto stesso di scrivere la mia opera è, per me, inscindibile dal piacere della creazione. Non riesco a separare lo sforzo intellettuale da quello psicologico e da quello fisico; essi mi si presentano sullo stesso piano e non conosco gerarchie." Sempre rimanendo nell'ambito dei componimenti per il teatro, Stravinskij stupisce il pubblico parigino nel 1911 con "Pétrouchka" ( dramma di una sgraziata marionetta popolare, sottolineato da una musica inesauribilmente sufficiente a sé stessa), ma soprattutto stordisce tutta l'Europa quando nel 1913 presenta "Le sacre du printemps" ("La sagra della primavera"), che, nel giro di qualche tempo, si trasforma da scandaloso insuccesso a clamoroso trionfo. Seminale capolavoro del Novecento, la "Sagra della primavera" impiega un organico orchestrale allargato, comprendente otto corni e una massa di percussioni, che le dona un ritmo selvaggio e mesmerico, realmente evocante primordiali danze russe. Oltre che dal movimento, la sua forza d'impatto scaturisce dall'incrocio di blocchi sonori imponenti montati in acri dissonanze, dalla violentissima politonalità e da una miriade di nuovi timbri asciutti e levigati (fulgido esempio ne è il registro acuto del fagotto nell'introduzione, apertamente ispirato ad un canto popolare lituano). E' questo l'apice del primo periodo della produzione stravinskiana, che la critica, forse riduttivamente, tende a definire "russo-impressionista", accostando, in tal modo, i caratteri della pittura fauve alle prospettive rivoluzionarie della "Sagra". Ugualmente degna di menzione è, però, "L'histoire du soldat" ("Storia del soldato"), opera da camera per voce recitante, mimi e strumenti (violino, clarinetto, fagotto, cornetta, contrabbasso, trombone e percussioni), composta nel 1918 a Morges, sulle rive del lago di Ginevra, dove si trasferisce dopo aver abbandonato Pietroburgo nel 1914. Benché il racconto sia tratto da un noto libro di storie popolari russe, Stravinskij, nella sua condizione di esule, mostra una spiccata tendenza alla semplificazione ritmica (sorta di "cubismo" musicale) ed una parossistica apertura verso altri linguaggi (jazz e cabaret in primis), plasmando materia concepita tra gli orrori della Grande Guerra e che ne riflette appieno i sinistri bagliori. "Non ho il temperamento adatto all'accademismo, ed è sempre in modo consapevole e volontario che adotto le sue formule. Me ne servo coscientemente come farei con il folklore : sono le materie prime del mio operare. In fondo, non sono né accademico né moderno, né moderno né conservatore." Nel 1920 lascia la Svizzera per stabilirsi in Francia e nello stesso anno va in scena all'Opera di Parigi "Pulcinella", balletto su temi di Pergolesi (con fondali dipinti da Picasso), che dà il via ad una nuova fase artistica del compositore, quella del "neoclassicismo". In "Jeu de cartes" (balletto del 1937) 'cita' Rossini, nell' "Oedipus rex" (opera-oratorio su testo di Jean Cocteau -tratto da Sofocle- del 1927) 'cattura' Handel, in "Pulcinella" 'trascrive' Pergolesi, in "Le baiser de la fée" (balletto del1928) 'nomina' Tchaikovsky e nella "Sinfonia in do" (1940) è riconoscibilissimo l'inciso della "Quinta Sinfonia" di Beethoven. Stravinskij, con amara consapevolezza e tagliente ironia, inizia ad ispirarsi non alla natura o alla realtà della vita, ma ad opere d'arte preesistenti, senza imitarne lo stile con superficialità e, annettendo a sé posizioni artistiche della civiltà occidentale, si impossessa della secolare tradizione europea per foggiarla a sua discrezione. Frutto compiuto di questa sua svolta è senza dubbio "Symphonie de psaumes" ("Sinfonia di salmi" per coro di voci bianche ed orchestra senza violini e viole, con predominio di ottoni ed uso percussivo del pianoforte) del 1930, mentre appare troppo cristallizzato il melodramma del 1951 "The Rake's Progress" ("La carriera di un libertino"), dove compaiono eccessi neoclassici (arie, duetti, terzetti e cavatine) e che, comunque, segnerà la fine della seconda "maniera" stravinskiana. "Qualsiasi arte presuppone un lavoro di scelta. Il più delle volte, quando mi metto all'opera, il mio scopo non è ben chiaro. A questo stadio del mio operare, se mi si chiedesse cosa voglio, sarei imbarazzato a rispondere; ma sono sempre in grado di rispondere con molta precisione quando mi si chiede cosa non voglio." Dopo una prima tournée negli Stati Uniti del 1925 ed una seconda nel 1934, tra il 1938 ed il 1939 viene colpito da gravissimi lutti: muoiono, in successione, la figlia, la moglie e la madre. Decide, così, di accettare la cattedra di poetica all'Università di Harvard e, dal 1940, si stabilisce in California ; nel 1945 acquista la cittadinanza americana. La sua ultima 'fase artistica' si fa coincidere con la composizione del "Settimino" (per clarinetto, corno, fagotto, pianoforte, violino, viola e violoncello) nel 1952 : collocatosi su posizioni diametralmente opposte alla dodecafonia proposta da Arnold Schoenberg, Stravinskij ancora una volta sorprende tutti, rifacendosi agli insegnamenti di Anton Webern (proprio l'allievo più radicale dello stesso Schoenberg). In realtà si tratta di un'ulteriore forma di recupero, attuata, stavolta, mediante le rigorose tecniche seriali e mirata a riportare alla luce il lavoro dei polifonisti rinascimentali (dunque in linea con il suo eclettismo). Non a caso le opere della tarda maturità si fregiano, quasi esclusivamente, di titoli in latino, come "Agon" (1953-57), "Canticum sacrum" (che sancisce nel 1955 la sua adesione alla fede cattolica), "Threni" (1957-58) oppure "Requiem Canticles" (1966). Nel marzo del 1971 viene ricoverato a New York per edema polmonare ed il 6 aprile muore; il 15 aprile, come da sua volontà, la salma viene tumulata a Venezia, accanto alla tomba dell'amico (suo scopritore) Diaghilev. "Oggi la radio porta la musica a domicilio, ad ogni ora del giorno e della notte, esonerando l'uditorio da qualsiasi sforzo che non sia quello di girare un bottone. Ora, il senso musicale non può essere acquisito né sviluppato senza esercizio. Nalla musica, come in tutte le cose, l'inattività porta poco a poco all'atrofia delle facoltà. Così ascoltata, la musica diviene una specie di stupefacente che, lungi dallo stimolare lo spirito, lo paralizza e lo abbrutisce, di modo che la stessa iniziativa che tende a far amare la musica diffondendola sempre di più, ottiene spesso soltanto il risultato di far perdere l'appetito a coloro i quali voleva risvegliare l'interesse e sviluppare il gusto. RINO ROSSI

  • 14/12/2005 13:23 - IGOR AND ENSHMAN E SPOOKIS Due bonds del ponorama romono attive ...

    IGOR AND ENSHMAN E SPOOKIS Due bonds del ponorama romono attive nei centri sociali della Capitale. I primi propongono una musica di genere Surf improntuta su tempi lunghissimi ma con ritmi incalzanti di suoni in bilico tra l'oriente ed i giri di flumenco, il tutto in una musica prettomente strumentale. I secondi affondano le loro radici in note della più pura psichedelia, prima generazione che risole agli anni '60.

  • 14/12/2005 13:23 - IGORT - Sinatra (Coconino Press, £.22.000) Tra piccoli e medi delinquenti, ...

    IGORT - Sinatra (Coconino Press, £.22.000) Tra piccoli e medi delinquenti, bische di second'ordine, prostitute di colore, pasticciacci da pagare con la vita ed una NYC in piena febbre del sabato sera ("Ha-ha-ha-ha Stayin' alive, stayin' alive"), continua la fase thriller di Igort, per la quale il disegnatore bolognese ha dato vita ad un segno noir ottenuto sbrigativizzando il proprio tratto ed affogandolo in ampie macchie acquerellate. Anche l'uso dei colori (ciano, nero e bianco) servono a dare spessore ed atmosfera alla storia, che vede Johnny Lo Cicero, un normale elettricista, che gli amici chiamano Sinatra perché canticchia sempre durante il lavoro, cacciarsi in una brutta storia per amicizia/rimorso. Il formato dell'albo (21,5x29) offre vignette di ampio respiro che permettono di sfruttare al meglio gli spazi (vedere ad es. la scena del pestaggio, priva di dialogo). Quindici anni fa ci si chiedeva se il gruppo 'Valvoline' avrebbe lasciato q.cosa nel fumetto. Beh, "Igort, piena espressione musical-fumettistica della new wave" non è male, come risposta.

  • 14/12/2005 13:23 - John Foxx Cathedral Oceans (Metamatic) John Foxx & Louis Gordon Shifting City (Metamatic) Mi ...

    John Foxx Cathedral Oceans (Metamatic) John Foxx & Louis Gordon Shifting City (Metamatic) Mi sembrava di essere cascato dentro un episodio di X-Files: caratteri tapewriter, scritta bianca: Jesi, negozio di dischi Transylvania. Scena 1: steadycam che entra ed indugia sul pavimento b/n, piano americano grandangolato su Bruno, il proprietario, che porge furtivo e complice due CD, primo piano su di me che spalanco gli occhi con enorme sorpresa. Zoomata sui due CD che, in slow motion, vengono mostrati per 20 secondi buoni: recuperati da chissà quali scavi archeologici due compact due di John Foxx. La verità, una volta tanto, è qua dentro. Dell'ex mente fertile degli Ultravox (quelli col punto esclamativo), avevo perso ogni traccia; alcuni lo davano come vivente in Italia, dove sarebbe diventato produttore di pezzi disco, mentre di certo un mio amico aveva ascoltato casualmente (o la dea musica chiama i suoi adepti?) una installazione sonora ad un giardino botanico di Roma. Poi più niente, fino a questi 'ritrovamenti' del mio pusher sonoro di fiducia. Così, eccoli i due nuovi prodotti, targati 1995 pur essendo stati distribuiti solo adesso (?), eccoli che fanno bella mostra di sé, che costano più degli altri (un tre mila in più del normale a compact) e sono anche dannatamente difficili da trovarsi, pur non essendo in tiratura limitata o che. E sembrano venuti fuori da due periodi ben distinti della carriera solistica del bionico gentleman di campagna: quello realizzato da solo, 'Cathedral Oceans' risente delle arie più incantate di 'The Garden' trasposte in chiave ambient; undici brani strumentali che fin dai titoli ('Floating Islands', 'Invisible Architecture' 'Infinite In All Directions'...) richiamano alla mente il gran respiro della natura e la capacità, un po' andata, dell'uomo a sciogliersi in essa. Il mio amico, orecchio fine e pentagramma affine, ha riconosciuto in questo album le musiche che aveva ascoltato anni prima e quandanche così non fosse (ma, statene certi, E'), questo spiega la musica, che si snocciola e si apre all'orecchio dell'ascoltatore in mantra da monastero medioevale come i boccioli fanno a primavera. Non è la musica che cerco, non si confà molto alle mie nevrosi ma, riascoltata in questi giorni bui e paurosi di muri che scricchiolano e di terra che trema, sono serviti ad infondere quella calma che non abbiamo mai chiesto a vecchi e nuovi tribuni dell'olocausto sonoro, siano stati essi ieri i Pistols ed i Sonic Youth ed oggi i Prodigy o i fratelli in chimica. Cioè a dire, quale ambient più ambient di questo, quando capisci che Internet, l'Intercooler, le fibre ottiche e le altre grandi conquiste dell'ingegno primate possono essere spazzate via dal colpo di coda delle viscere della cara, vecchia, madre Gaia? Ben diverso è il discorso da farsi con 'Shifting City' (una curiosità, quasi a rimarcare una comunque naturale consecutio temporum, l'altro disco consta di un titolo come 'Shifting Perspective'), realizzato insieme a Louis Gordon che, sembra, abbia fatto in console la parte del leone. Come 'Cathedral Oceans' si richiamava al Foxx finale, quello più legato al romanticismo, 'Shifting City' richiama alla mente il primo Foxx, quello algido e cibernetico della post diaspora dagli Ultravox! L'album è in sostanza puro 'Metamatic part II', un parto delle macchine a cui è stato solo (solo?) innestato un cuore più grande di quello del suo fratellone maggiore. Apre 'The Noise' ed è la dolce liaison fra questo e quello, e riporta a tempi andati ma senza nostalgia e con marchingegni elettronici che ne scongiurano l'obsolescenza; 'Crash' filtra le voci senza scadere nel ridicolo, come solo i Kraftwerk hanno saputo fare ed il tempo disco non rovina la festa. Il viaggio continua ed ogni stazione ha il suo bel mostrare, architetture forse vecchie ma tenute ottimamente (il fascino dell'Europa che fu, U know...), arie che vengono dal meraviglioso periodo prima e dopo la scienza come 'Through My Sleeping' (pura 'No One Receiving', EZ-Eno spiegato al popolo del terzo millennio), torch song minimali come il cyberblues di 'Forgotten Years' o dolci sdilinquimenti come 'Everyone' che potrebbere essere coverizzata dagli Smoke City. E che dire della title-track che ci mostra come i Beatles avrebbero potuto districarsi fra Roland 808 e syntheria varia se avessero avuto scritto 1968 sulla carta d'identità. Et cetera et... Non solo per new agers. Non solo per neo-tradizionalisti. Alessandro Bolli

  • 14/12/2005 13:23 - JOHN FOXX/LOUIS GORDON Subterranean omnidelic exotour John Foxx ricorda quei soldati giapponesi ...

    JOHN FOXX/LOUIS GORDON Subterranean omnidelic exotour John Foxx ricorda quei soldati giapponesi che, venti anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, venivano ritrovati ancora appostati in difesa del piccolo isolotto che gli era stato affidato in consegna. Dopo aver guidato gli Ultravox nel loro momento migliore e aver firmato con Metamatic uno dei più bei dischi di techno-pop della storia Foxx aveva un incredibile ventaglio di possibilità musicali davanti a sé. Ha scelto invece di rarefare le proprie apparizioni discografiche fin quasi a scomparire, prima di ripresentarsi nel 1995 con due cd: Cathedral Oceans sorta di ambient influenzata dal canto gregoriano e Shifting City techno-pop di maniera firmato insieme a Louis Gordon. Oggi, con un extented-play a tiratura limitata, Foxx ci offre un commovente viaggio nel tempo, trentadue minuti di nostalgia. Subterranean Omnidelic Exotour è una strana specie di live (non aspettatevi certo di sentire gli applausi del pubblico) dove, con la voce dei tempi migliori, Foxx ripesca indifferentemente un classico come Dislocation, tratto da Systems Of Romance, ultimo disco del suo periodo Ultravox e Shifting City, tratto dal cd omonimo del 1995 affiancandogli i romantici battiti elettronici di Burning Car, Overpass e This City, creando il consueto magma ritmico e sonoro, sempre fedele ai canoni musicali dei suoi esordi.

  • 14/12/2005 13:23 - JOHN GORKA After Yesterday Arte del freddo. Quindi canzoni per riscaldare. Per ...

    JOHN GORKA After Yesterday Arte del freddo. Quindi canzoni per riscaldare. Per migliorare le prestazioni. John Gorka - generoso e indipendente poeta della memoria - si è trasferito nel Minnesota. Dove fa un freddo cane. Non stupisce dunque che la canzone di apertura sia una vibrata protesta contro il clima When The Ice Goes Out. Gorka è bravo a raccontare quello che non c'è più. In Semper Fi, qualche anno fa, riandava al dopoguerra con una finezza descrittiva degna di un grande romanziere. Lì il padre, ancora in ospedale, riceveva in regalo dalla moglie Roosevelt una coperta. Strappando emozioni e applausi. Stavolta, purtroppo, il tono è meno intenso. E' solo raccolto. After Yesterday ha un titolo gorkiano e un andamento conforme. Ma la chitarra gira intomo alle stesse aperture per quasi cinquanta minuti e le canzoni, più che celebrare i ricordi con la forza che gli abbiamo riconosciuto in passato e che abbiamo volentieri assecondato, si limitano a disegnare acquarelli sulla vecchia teoria della vita com'è su spigolature del cuore che toccano solo per come vengono isolati gli argomenti (un casino che chiude, un albero che domina un paesaggio, una persona sotto-valutata un'Alaska da scoprire), ma nient'altro. E' tutto un pò ovattato. Come se la neve avesse trasformato il paesaggio in una sequenza di sfumature di bianco. Che stancano l'occhio. Mentre il freddo (o le canzoni?) congelano le orecchie.

  • 14/12/2005 13:23 - KIM GORDON QUARTET (Syr - U.S.A.) Kim Gordon (vocals), dj Olive ...

    KIM GORDON QUARTET (Syr - U.S.A.) Kim Gordon (vocals), dj Olive (turntables), Ikue Mori (keyb.), Jim O’Rourke (guitar). Kim Gordon, la bassista dei Sonic Youth presenta il suo primo disco solista (SYR5), pubblicato dalla Sonic Youth Records, accompagnata da un trio d’eccezione: Jim O’ Rourke (produttore e musicista poliedrico per eccezione), Ikue Mori (batterista di origine giapponese proveniente dall’avventura no-wave dei D.N.A. di Arto Lindsay) e DJ Olive (membro degli We, punta di diamante della scena Illbient newyorkese guidata da Dj Spooky). Un supergruppo che racchiude 20 anni di sperimentazione totale ai più alti livelli.

  • 14/12/2005 13:23 - KIM GORDON/IKUE MORI/DJ OLIVE Kim Gordon/Ikue Mori/Dj Olive Un documentario sull'ampia gamma ...

    KIM GORDON/IKUE MORI/DJ OLIVE Kim Gordon/Ikue Mori/Dj Olive Un documentario sull'ampia gamma di rumori -maligni, inquietanti, misteriosi, conturbanti- dei visceri di NewYork.O magari la trasfigurazione sonora di incubi, ossessioni, paranoie, fantasie malate di tre artisti allergici a tutto ciò che è ordinario, banale, accomodante: Kim Gordon, bionda musa dei Sonic Youth, Ikue Mori, già a capo delle audaci e paradossali architetture ritmiche dei DNA, e DJ Olive. alchimista delle digitali sonorità dei We. Dare forma e senso al rumore rimane l'obiettivo precipuo della Sonic Youth Records ed il quinto volume della sua collana prova a realizzarlo trascinando per amore o per forza anche la poesia nel turbine di ribollii, rombi, stridii, clangori, fischi, muggiti, crepitii, cigolii e scoppi prodotti dai tre. L'illusione è che da un momento all'altro il caos possa partorire addirittura una canzone. Storpia, sghemba, gracile e opaca, ma pur sempre dotata di un simulacro di ordine di struttura. E nell'attesa i veleni scorrono abbondanti e insinuanti, impalpabili e letali dalle improvvisazioni -o, così come suggeriscono le note di presentazioni del disco, dalle "ill-provvisazioni" del terzetto e dei suoi non meno perversi ospiti: Wharton Tiers, Jim O'Rourke e Yuka Honda delle Cibo Matto. Ciò che non gli impedisce comunque di presentarsi come il disco più accessibile di quel catalogo di lucide efferatezze soniche.

  • 14/12/2005 13:23 - KIM GORDONIKUE MORIDJ OLIVE ‘SYR 5’ (SYR/Wide) Formazione potenzialmente interessante quella messa ...

    KIM GORDONIKUE MORIDJ OLIVE ‘SYR 5’ (SYR/Wide) Formazione potenzialmente interessante quella messa in campo per il quinto capitolo della serie SYR della Sonic Youth Records. Infatti sono della partita Kim Gordon (Sonic Youth, ovviamente), Ikue Mori (agli albori di tutto nei no wavers DNA di Arto Lindsay e poi ottima solista, prova ne siano ‘Garden’ ed ‘Hex Kitchen’ su Tzadik) e DJ Olive (figura di culto della scena pre (?) post (?) drum’n’bass e colui al quale si deve il termine illbient). Ma al di là delle credenziali (comunque rilevanti, al pari di chi si è occupato di registrare e mixare il disco, ovvero Wharton Tiers e Jim O’Rourke) è bene dire che ‘SYR 5’ riesce nel non facile compito di far convivere la chitarra stridente e dissonante e la voce di Kim Gordon, i piatti e i sampler di Dj Olive e le ritmiche programmate di Ikue Mori. Da simili accostamenti ne è venuto fuori un prodotto (vi offendete se utilizzo questo termine?) che è industriale e noise, ma che sta in piedi soprattutto grazie all’improvvisazione, mettendo in scena una rappresentazione talmente assurda da essere vera. Positivo.

  • 14/12/2005 13:23 - LES TAMBOURS DE GOREE Spettacolo di percussioni tradizionali del Senegal, proveniente ...

    LES TAMBOURS DE GOREE Spettacolo di percussioni tradizionali del Senegal, proveniente dall’isola di Gorèe, luogo di pellegrinaggio di tutti i discendenti della diaspora africana. Va in scena con gli strumenti tramandati dalla tradizione di diversi popoli dell’Africa occidentale, accompagnando lo spettatore in un suggestivo viaggio fra le danze, i canti e le musiche di questi Paesi.

  • 14/12/2005 13:23 - Les Tambours de Gorée Spettacolo di percussioni tradizionali del Senegal, proveniente ...

    Les Tambours de Gorée Spettacolo di percussioni tradizionali del Senegal, proveniente dall'isola di Gorée, luogo di pellegrinaggio di tutti i discendenti della diaspora africana, va in scena con gli strumenti tramandati dalla tradizione di diversi popoli dell'Africa occidentale, accompagnando lo spettatore in un suggestivo viaggio fra le danze, i canti e le musiche di questi paesi.

  • 14/12/2005 13:23 - Luke Gordon aka Spacer trascorre gran parte della sua esistenza ...

    Luke Gordon aka Spacer trascorre gran parte della sua esistenza ad esplorare le recondite galassie del suo universo sonoro. Perso perennemente tra i suoi itinerari astrali, Spacer non poteva che figurare tra gli artisti di una label radicale, perennemente all'avanguardia, come la Pussyfoot. Anzi, tra tutti i talenti cresciuti all'interno dell'etichetta di uno dei produttori più ricercati del momento, Spacer è proprio quello su cui Howie B ripone le più floride speranze. Non a caso, recentemente, Luke Gordon è stato scelto, dall'emittente satellitare Channel Four, come protagonista di un episodio di un ciclo di documentari, dal titolo Next Generation, dedicato ai giovani talenti britannici. Uguale clamore ha, poi, suscitato la sua apparizione al Racing Green London Jazz Festival, lo scorso novembre, insieme ad un'orchestra di 18 elementi, diretta da Andrew Skeet. Tanto rumore per nulla, potrebbe in realtà affermare chiunque conosca la sua musica, perchè una delle sue principali caratteristiche estetiche è appunto quella di unire sperimentali breaks elettronici a solenni interventi orchestrali, che contribuiscono ad aumentare la tensione drammatica delle sue ingegnose prospettive sonore. E' molto difficile, nella musica di Spacer, riuscire a distinguere il confine preciso tra composizione ed arrangiamento, per questo motivo il suo ruolo all'interno della musica elettronica è molto simile a quello ricoperto da Gil Evans nel jazz. Dopo avere accompagnato il suo mentore Howie B in una lunga tournée, alla fine di novembre, Spacer tornerà in Italia per un vero e proprio live set. Si tratta di un'occasione più unica che rara per assistere alla rappresentazione dal vivo del suo ultimo disco: The Beamer. Come al solito sarà Spacer a decidere l'assetto di volo. La performance prevede due sequencer al posto dei giradischi, una soluzione molto "flessibile", che consentirà a Luke Gordon di spaziare all'interno di tutto il suo repertorio, domando i flussi sonori dall'alto della sua consolle. Spacer ha mosso i suoi primi passi in ambito musicale come ingegnere del suono dei Sandals, la band acid jazz di Ian Simmonds (aka Juryman). Nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti del calibro di Red Snepper, di cui ha co-prodotto lo splendido album Making Bones, e Coldcut. The Beamer è il terzo album di Spercer che, oltre alla collaborazione dell'ormai fido compagno Juryman, prevede la partecipazione della vincitrice dell'ultimo festival di Sanremo: Elisa.

  • 14/12/2005 13:23 - MAGILLA GORILLA Giovane ska-band palermitana attiva da circa tre anni e ...

    MAGILLA GORILLA Giovane ska-band palermitana attiva da circa tre anni e dedita ad un sound potente che mescola le caratteristiche dello ska di vecchia e nuova generazione. Il levare "from Jamaica" viene alternato con incredibile naturalezza alle distorsioni punk rock - hardcore. L'eleganza dei fiati condisce con gusto quest'esplosiva ricetta ska-core che può contare tra le sue spezie preferite su un'attitudine reggae, swing e surf, i cui aromi vengono sapientemente "shakerati" per un originale show all'insegna del crossover-ska. Gli ska-core-vandals palermitani hanno ultimato le registrazioni di Supersantos (UAZ RECORD) debutto discografico d'imminente pubblicazione. La band, che prende il nome da un simpaticissimo cartoon di Hanna Barbera ("The Magilla Gorilla Show") si presenterà dal vivo nella consueta line-up: Sal Cuccurullo (voce e chitarra), Heidy (trombone), Junior Leo (chitarra solista e cori), Ciccio Frassino (batteria), Frankie Macaluso (sax tenore), Giugi (basso) e Tommy (tromba). Management e Booking: TERZA RIVA 0338/3138541 valevibra@tiscalinet.it

  • 14/12/2005 13:23 - MAGILLA GORILLA Giovane ska-band palermitana attiva da circa tre anni e ...

    MAGILLA GORILLA Giovane ska-band palermitana attiva da circa tre anni e dedita ad un sound potente che mescola le caratteristiche dello ska di vecchia e nuova generazione. Il levare "from Jamaica" viene alternato con incredibile naturalezza alle distorsioni punk rock - hardcore. L'eleganza dei fiati condisce con gusto quest'esplosiva ricetta ska - core che può contare tra le sue spezie preferite su un'attitudine reggae, swing e surf, i cui aromi vengono sapientemente "shakerati" per un originale show all'insegna del crossover - ska. Su e giù per la penisola, gli ska - core - vandals palermitani presenteranno Supersantos (UAZ RECORD)debutto discografico in uscita a fine aprile. La band, che prende il nome da un simpaticissimo cartoon di Hanna Barbera ("The Magilla Gorilla Show") si presenterà dal vivo nella consueta line-up: Sal Cuccurullo (voce e chitarra), Heidy (trombone), Junior Leo (chitarra solista e cori), Ciccio Frassino (batteria), Frankie Macaluso (sax tenore), Giugi (basso) e Tommy (tromba).

  • 14/12/2005 13:23 - MANDRA GORA LIGHTSHOW SOCIETY Beyond The Mushroam Gate Musica fungogena e ...

    MANDRA GORA LIGHTSHOW SOCIETY Beyond The Mushroam Gate Musica fungogena e psicoespansiva secondo le migliori tradizioni del sottobosco locale continua a spuntare generosa un po' in tutta la Germania, come testimonia in maniera inebriante il lightshow acidissimo e multicolore attivato dall'organo di Anders Becker e dalla chitarra di Willem Kucharzik, supportato dal muro percussivo di Martin König e deviato verso rotte aliene e mutanti dagli effetti elettronici di Willi Dammeier. La Mandr Gora Lightshow Society è una congrega a fini non di lucro ma di pura estasi cosmica con sede principale ad Hannover e radicata nel suono cosmico dei primi anni '70. L'opening track dell'album, nobilitata dal sax teratogeno di Gerd Breyer, bandisce tuttavia ogni tentazione nostalgica: "I Don't Want To Rewind The Time" rilancia il discorso al futuro, preludio ad un programma spiritato ed inquieto che attualizza il suono di Guru Guru ed Embryo ma anche la sulfurea estroversione di Arthur Brown ed i caleidoscopi stralunati di Syd Barrett e degli United States Of America. Particolarmente bella è la seconda facciata del disco, dove un quadretto disteso e swingante come "A Common Race" funge da spartiacque tra due contrapposte visioni abissali, la monumentale architettura di "Der Hieronimus Bosch Trip", che omaggia al meglio il grande pittore per mezzo di un terrificante viaggio nei meandri della psiche umana, e l'astrata divagazione mesmerica di "Magic Mushroom", zona di massima improvvisazione in un album di per sé caratterizzato da strutture molto libere ed aperte.

  • 14/12/2005 13:23 - MANDRAGORA "Pollen" Ritorna uno dei gruppi di spicco dell'era free festival inglese ...

    MANDRAGORA "Pollen" Ritorna uno dei gruppi di spicco dell'era free festival inglese anni '80, quel fertile territorio su cui la nascita spontanea di realtà contaminate da suoni e culture diverse rivelò un'attitudine ad aprirsi al mondo come un fiore pronto per il processo riproduttivo. Ed i cinque fiori sbocciati sui Mandragora nella decade trascorsa si sono espressi oltre qualsiasi espansione mentale o fisica, liberando in un suggestivo parallelo tradotto in musica la visione dell'arcaico rito stregonesco collegato a questa pianta psicoattiva come base per l'ingresso in altre dimensioni. Affidare al nuovo 1avoro "Pollen" (polline) il compito di proseguire questo percorso di scoperta e creatività è quantomai significativo soprattutto se il senso del titolo è anche sinonimo di energia e fluidità, prerogative che a quattro anni dal precedente "Temple Ball" recano intatti nella linfa di Mandragora i segni distintivi della chitarra di Simon Williams e delle tastiere di Phil Thornton. Gente nata respirando i vapori dei mondi, dove anche le attenzioni per l'anima ed i piaceri del corpo si confondono, dove natura e tecnologia, bevendo alla stessa bottiglia, esplodono morbide passandosi di nascosto le carte sotto il tavolo. Come in "Abuzeluf" a pochi passi da Suns Of Arqa e Jah Wobble, rapida e pulsante poliritmia etno-spaziale magnificata anche in "Dub Jig" e "Rebuk", con i violini a vortice sfrigolanti insieme a clarinetto, flauto, didjeridoo e fisarmonica nell'effluvio strumentale spinto come una saetta da "Coffe Shop Jig" al picco di un fuoco d'artificio tra Irlanda, Balcani, Oriente, Caraibi e Australia. Essenze technicolor di una notte inebriante che la luce del mattino celestiale di "Pollen" dirada, in nuvole cariche di particelle saltellanti sulle corde del basso di Al Jenkins, pulsioni elevate nel contesto di "Jazz Message" a pozione estatica agitata dalla tromba di Ron Williams. E quando lo spazio del rito si allunga nel tempo ecco emergere in "Bliss The Sky" la marimba di Jaki Liebezeit campionata, che dagli antichi frammenti Can di "ESF" zampetta nelle zone del drum and bass. Concetto ribadito nella danza infuocata di "Rewind Everything's Ok" raccontato dai poderosi vocalizzi di Arthur Brown in persona, nonchè gradito ospite a sorpresa. La scansione purpurea e bulbosa di queste intense cadenze trova in "El Paso" il manto oscillante del double bass dell'altro ospite Colin Edwin (Porcupine Tree) nonchè finale degno delle cose utili che si tengono a portata di mano. Che ogni volta aprendo una pagina a caso ti emozionano come un racconto che incanta e un luogo dei sensi: il fecondo polline di Mandragora.

  • 14/12/2005 13:23 - Marinella Gorgoglione Nata a San Giovanni Rotondo (FG) il 21/5/74 è ...

    Marinella Gorgoglione Nata a San Giovanni Rotondo (FG) il 21/5/74 è studentessa in lingue a Pescara, si è fatta notare in vari concorsi nazionali (con buoni risultati!) e partecipando ad un programma di Lino Banfi su Radio2 Rai. Si esibisce da tempo in vari locali della Toscana e della Puglia cantando quei generi musicali che spaziano dal blues al funky, dal jazz al soul ed anche alla musica leggera.

  • 14/12/2005 13:23 - NEGU GORRIAK - >rrrak llffiaditu Milaka Aurpegi. I N(3 sono un ...

    NEGU GORRIAK - >rrrak llffiaditu Milaka Aurpegi. I N(3 sono un gruppo importante al di là della musica, perché sono seguitissimi dai loro conterranei baschi. C'è praticamente una copia di tutti i loro dischi ogni 10 famiglie: questo perché sono il braccio elettrificato dell'indipendentisrno di quella regione. 15000 persone che si fanno 700 km per vederli suonare davanti alle carceri dove sono detenuti prigionieri politici baschi non sono uno scherzo: punk, rap, reggae, ritmi locali o jazzati, merengue... Testi in euskeda -la lingua basca- tradotti all'interno e bella grafica sono una ragione in più per comprare B13MA.

  • 14/12/2005 13:23 - NICO GORI QUARTET IN “AROUND CLARINET” Il “Nico Gori Quartet” nasce ...

    NICO GORI QUARTET IN “AROUND CLARINET” Il “Nico Gori Quartet” nasce nell’ottobre del 1998 da un’idea dello stesso Nico Gori, polistrumentista attivo sullo scenario musicale da oltre dieci anni, vicino al linguaggio jazzistico ma attento anche a quello classico e popolare. L’ensemble nasce dall’esigenza di Nico Gori di vedere eseguite proprie composizioni dal sapore a volte tradizionale jazzistico, a volte classico, a volte popolare, costruite intorno al suono multitimbrico del clarinetto (Around Clarinet), che egli predilige per questo gruppo, affiancandolo in alcuni brani al sax soprano. “Around Clarinet” è un ensemble in continua evoluzione che basa la sua esistenza sulla ricerca sonora fatta di esperimenti che danno luogo ad atmosfere diverse e talvolta insolite. Determinante è anche la ricerca timbrica adoperata dai musicisti, che si avvalgono dell’uso di più strumenti ed effetti per la creazione di backgrounds su cui si snodano melodie ed armonie. Formazione: NICO GORI (clarinetto, sax soprano); LUCA GELLI (chitarre); WOLFRAM SYFUSS (contrabbasso); STEFANO RAPICAVOLI (batteria).

  • 14/12/2005 13:23 - Nico Gori’s 4tet Around Clarinet Around Clarinet è un ensemble composto ...

    Nico Gori’s 4tet Around Clarinet Around Clarinet è un ensemble composto da quattro musicisti, che ruotano intorno al clarinetto, cercando di scoprirne i segreti e di renderlo protagonista assoluto del gruppo. Esegue brani di propria composizione, alcuni standards completamente stravolti, pezzi della letteratura classica clarinettistica rivisti in chiave moderna e brani del secondo quintetto di Miles Davis smontati e rimontati intorno al clarinetto. Formazione: Nico Gori (clarinetto, flauto, sax); Wolfram Syfuss (contrabbasso); Max Calderai (piano, keybord); Gabriele Mastroianni (batteria).

  • 14/12/2005 13:23 - Peter Gordon - New York - U.S.21. (1951) Compositore e sassofonista ...

    Peter Gordon - New York - U.S.21. (1951) Compositore e sassofonista statunitense. Trascorre l'infanzia in Virginia e si accosta allo studio del clarinetto e del pianoforte. A1 seguito della famiglia si trasferisce in Germania dove negli anni 196-ó-'68, già adolescente, studia armonia con Peter Jona I(orn a Monaco di Baviera. Ritornato negli Stati Uniti si dedica al sassofono e seAgue i corsi della Berklee School of Music. Nel 1968 si~laurea in composizione e scienze della telecomunicazione. Artista singolare, a metà strada fra la ricerca colta e l'interesse per forme più comuni di comunicazione, rivela nelIta sua musica continui echeggiamenti sia di elementi leg7geri che di forme più complesse e d'avanguard~ia. Legato all'ambiente del minimalismo e della ricerca multimediale newyorkese, ha lavorato e inciso con Laurie Anderson, Robert Ashley, Michael Nyman, Jon Gibson, Charlie Morrow, David Berhman. Ha fondato la 'Love of Life Orchestra' con la quale si è esibito in molte occasioni.

  • 14/12/2005 13:23 - RIGORE (Undici srl, £.2.000) Già vi vedo urlare: "Naaah, un altro ...

    RIGORE (Undici srl, £.2.000) Già vi vedo urlare: "Naaah, un altro foglio di calcio!". Calma, questo lo attraversa trasversalmente, il podogame. Quattro pgg formato quotidiano in cui alcune persone intelligenti (più Maurizio Costanzo) disquisiscono di pallone, o meglio di quel che c'è dentro (che non è la camera d'aria) e dietro di esso. Cosette come due fazioni arbitrali che lottano per la supremazia, un ex agente della Digos che segue Vieri e Georgatos per stare attento che non scopino troppo, un viaggio fra gli ultras antirazzisti, Mancini che sta creando alla Lazio gli stessi malumori che furono della Samp (a prop: grazie per lo scudetto dello scorso anno, aquile!), etc etc. Il grande Carmelo Bene, sul primo numero, fa sfoggio della sua cultura calcistica: "Né Pelè né Maradona, è Van Basten l'eroe del secolo". Pensiero che sottoscrivo con il sangue. Periodicità settimanale.

  • 14/12/2005 13:23 - Sax Gordon Gordon è nato a Detroit, Michigan ed ha fatto ...

    Sax Gordon Gordon è nato a Detroit, Michigan ed ha fatto le sue prime esperienze musicali nella California settentrionale con orchestrine e grossi gruppi della zona di Sacramento, arrivando ad esibirsi ed incidere con il gigante del Blues della baia di San Francisco, John Heartsman, prima di trasferirsi sulla costa orientale. Fin dagli inizi Gordon ottiene notorietà per lo stile del suo sassofono dal suono potente e ardiro, e la capacità di infiammare il pubblico. Da quando è a Boston, Gordon è diventato uno dei sassofonisti più richiesti nel suo ramo, sia negli studi di registrazione che nei locali e nelle sale da concerto in giro per il Mondo. Attualmente basato a Boston, Gordon collabora con alcuni dei più importanti artisti di Rhythm'n'Blues del mondo di passaggio nella zona. Gli è stato richiesto di suonare con musicisti riconosciuti e rispettati come Clarence "Gatemouth" Brown, James Cotton, Ben E. King, e Mighty Sam McClain. Quale membro della house band originale della House Of Blues di Cambridge, Massachusetts, è stato spalla di gruppi come quelli di Junior Wells, Hubert Sumlin, Charlie Musselwhite e Joe Walsh. Negli ultimi tempi Gordon è stato in tournée nel Nordamerica con il Bluesbrother Matt "Guitar" Murphy e nell'estate del '94 ha fatto parte del gruppo RoomFul of Blues in tournée attraverso il Canada con la superstar di Blues-Rock canadese Colin James e la sua "Little Big Band" (con i RoomFul Horns), in cui fra l'altro si sono esibiti con i Rolling Stones negli sudi esauriti del loro "Voodoo Lounge" tour. A Boston Gordon è impegnato con registrazioni, arrangiamento, composizione e produzione. Presta inoltre la sua opera e il suo talento a gruppi di lavoro e manifestazioni per studenti di musica, professionisti pur continuando a suonare a tempo pieno. Inf. Davide Malito 0573/25082.

  • 14/12/2005 13:23 - "SAX" GORDON & LEO "GOODIES" BONI Saranno insieme in Italia dall'inizio ...

    "SAX" GORDON & LEO "GOODIES" BONI Saranno insieme in Italia dall'inizio di gennaio '98 alla fine di luglio '98 accompagnati dai JAMBALAYA, gruppo fiorentino che vanta cinque anni di attività musicale nei festivals, radio, TV e locali di tutta Italia. Con ALESSANDRO GIOBBI: pianista-organista, lavora nell'ambito di produzioni discografiche italiane, collaborando con vari artisti fra i quali Gianfilippo Boni e Bruno Mariani; CARLO BONAMICO: bassista, conosciuto nell'ambito del jazz fiorentino al fianco di nomi come Galati, Santini, Melani, Carraresi, Guerrini etc.; e infine LEO GOODIES BONI: chitarrista e cantante italo-americano, premiato a Boston dopo molti anni di attività musicale nel nordest degli Stati Uniti. In Italia si è esibito come solista al fianco di artisti quali Nico, James Thompson, Gianna Cerchier & The Dixie Jam, Maurizio Geri, Nicola Vernuccio, sui palchi più importanti d'Italia. Continua la sua collaborazione con locali, studi di registrazione e artisti americani tra i quali spicca una lunga e solidale intesa con "SAX" GORDON BEADLE. Di questo sassofonista dal grande carisma, energia e musicalità è arduo riassumere i punti salienti dal suo nutrito curriculum, che si evidenziano anche nella notevole discografia (Jonny Heartsman, Champion Jack Dupree, Luther "Guitar Junior" Johnson, Charles Brown, Jimmy McCracklin & Irma Thomas, Ron Levy, Otis Grand, Kim Wilson, Sugar Ray, Duke Robillard, Jay McShann, etc.). Cinque anni di tournée mondiale con Luther Johnson e in seguito con Matt "Guitar" Murphy, Duke Robillard e John Hammond sono stati il trampolino di lancio per realizzare il suo primo disco da solista "HAVE HORN WILL TRAVEL", prodotto da Duke Robillard per la Rounder Bullseye, che esce in anteprima nel gennaio '98 in Europa. Inf.: "SAX" GORDON BEADLE c/o Leonardo Boni - Via Orbicciano 4 - 55068 VALPROMARO (LU) - Tel./Fax 0584/956202

  • 14/12/2005 13:23 - SICKENING GORE Destrezze Alitò (3ifassacre) Valido quartetto deaíth- | core dalla ...

    SICKENING GORE Destrezze Alitò (3ifassacre) Valido quartetto deaíth- | core dalla Svizzera: la cover mostra un portale antico, ricoperto di inquietanti decorazioni, posto in mezzo al dleserto...Viene spontaneo chiedersi cosa ci sarà mai dietro il bronzo del portone. Ma attenti perché una volta che avrete bussato ed i quattro saranno arrivati ad accogliervi nella "realtà distruttiva" non ci sarà più scampo. Una violentissima, ininterrotta scarica di energia nucleare attraverserà ogni singola particella del vostro corpo fino a lasciarvi riversi in terra 0 con le ossa frantumate dall'altra parte del tunnel...

  • 14/12/2005 13:23 - tamburi di gorée (senegal-costa d’avorio-africa) “Les tambours de Gorée” nasce nell'isola ...

    tamburi di gorée (senegal-costa d’avorio-africa) “Les tambours de Gorée” nasce nell'isola di Gorée, nel Senegal, dall'iniziativa di alcuni membri del gruppo “AFRICA DJEMBE”, con l'intento di fare rivivere quelle che sono le radici tradizionali più profonde del loro paese e di tutta l'Africa Occidentale, in particolare della tradizione musicale wolof e mandinga. L'obbiettivo principale del gruppo è la promozione della cultura musicale dell'Africa nel mondo, come messaggio di positività, con la musica delle percussioni, le danze e i costumi tradizionali. Les tambours de Gorée fanno della cultura uno strumento di pace favorendo gli scambi e la cooperazione fra i popoli dell'Africa e del mondo. Essi traducono in illustrazione musicale diverse realtà della vita quotidiana che è permanente simbiosi e riflesso del radicamento culturale dei popoli africani. Questa impronta immortale costituisce la bellezza della musica che risiede nel cuore dell'arte nera. La musica, essenzialmente destinata a sostenere la danza, la musica delle percussioni, è prima di tutto composta di molti ritmi.

  • 14/12/2005 13:23 - AGORAPHOBIC NOSEBLEED ‘Frozen Corpse Stuffed With Dope’ (Relapse Records/Self) Dopo una serie ...

    AGORAPHOBIC NOSEBLEED ‘Frozen Corpse Stuffed With Dope’ (Relapse Records/Self) Dopo una serie di medio/buone prove sulla breve e lunga (un eufemismo visto che i brani sono sempre estremamente corti) distanza, gli Agoraphobic Nosebleed centrano l’obiettivo di comporre un disco che sia in grado di testimoniare fedelmente la loro disumana capacità nel condensare idee e suoni e di farli deflagrare con una violenza bestiale. La line up del gruppo è stata ampliata e al fianco di Scott Hull (chitarra e programming) e Jay Randall (voce e campionamenti) troviamo il cantante Carl Schultz e il bassista Richard Johnson, oltre ad alcuni ospiti nelle persone di Dan Lilker (ex Brutal Truth), Pete Ponitkoff dei Benumb e Lenzig dei Carnage, pur se l’incombenza della scrittura spetta sempre e solo a Scott Hull. Trentotto brani che ti precipitano addosso senza lasciarti il tempo di replicare in alcun modo alla cascata di riff triturati a getto continuo e con le ritmiche programmate che fungono da scariche di mitragliatrice. Vi direi che si tratta di grindcore o di brutal death suonato a una velocità da centometrista dopato con tempi da record del mondo, ma qui si abbraccia un universo fatto anche di industrial, noise ed elettronica martoriata, impedendo all’ascoltatore di intravedere la luce al fondo del tunnel. Annotazione conclusiva: l’idea degli Agoraphobic Nosebleed di modificare il logo della Relapse in modo da farlo assomigliare a quello della Earache è una mossa che la dice lunga su dove sia iniziato il tutto (Earache) e, contemporaneamente, su quale sia la dimora attuale di certi suoni (Relapse)!

  • 14/12/2005 13:23 - ENGORGED ‘Engorged’ (Necropolis Records-Deathvomit Records/Self) L’etichetta discografica è la stessa e il ...

    ENGORGED ‘Engorged’ (Necropolis Records-Deathvomit Records/Self) L’etichetta discografica è la stessa e il campo (sonoro) di appartenenza pure, però i risultati a cui giungono gli Engorged e i Rotten Sound sono assai differenti. Magari al primo ascolto non è così evidente, ma con il sommarsi delle “passate” vi assicuro che si nota come la bravura degli uni (chi?) sia nettamente superiore a quella degli altri (quali?). Inutile tenervi sulle spine per altre righe, quindi iniziamo subito dai peggiori, ovvero gli Engorged, troppo confusionari e disarticolati per aspirare a comporre un’opera in grado di apportare un contributo significativo alla causa del metallo estremo, che nel caso della band statunitense si traduce in una commistione di death, grind e thrash dei primordi. Il problema che emerge con maggiore evidenza è il voler per forza stipare tutti e tre i generi, così ci ritroviamo con assoli eseguiti a una velocità talmente esagerata da apparire ridicoli (quasi finti), una voce brutal, una batteria thrash, l’aspirazione di scatenare un mosh pit con un carico dinamitardo di groove (riuscendoci solo in ‘Death Metal Attack 3’, ‘Slithis’ o ‘Zombie’) e pure qualche accenno di metal classico. È palese che cercare a ogni costo la diversità per mezzo della somma e sottrazione degli stessi addendi alla fine porta a ottenere gli stessi risultati e magari a voti bassi. C’è da dire che questo è solo il secondo disco (dopo il debutto ‘Death Metal Attack 2’), perciò la speranza è che possano trovare gli adeguati rimedi.

  • 14/12/2005 13:23 - AGORAPHOBIC NOSEBLEED ‘Frozen Corpse Stuffed With Dope’ (Relapse Records/Self) Dopo una serie ...

    AGORAPHOBIC NOSEBLEED ‘Frozen Corpse Stuffed With Dope’ (Relapse Records/Self) Dopo una serie di medio/buone prove sulla breve e lunga (un eufemismo visto che i brani sono sempre estremamente corti) distanza, gli Agoraphobic Nosebleed centrano l’obiettivo di comporre un disco che sia in grado di testimoniare fedelmente la loro disumana capacità nel condensare idee e suoni e di farli deflagrare con una violenza bestiale. La line up del gruppo è stata ampliata e al fianco di Scott Hull (chitarra e programming) e Jay Randall (voce e campionamenti) troviamo il cantante Carl Schultz e il bassista Richard Johnson, oltre ad alcuni ospiti nelle persone di Dan Lilker (ex Brutal Truth), Pete Ponitkoff dei Benumb e Lenzig dei Carnage, pur se l’incombenza della scrittura spetta sempre e solo a Scott Hull. Trentotto brani che ti precipitano addosso senza lasciarti il tempo di replicare in alcun modo alla cascata di riff triturati a getto continuo e con le ritmiche programmate che fungono da scariche di mitragliatrice. Vi direi che si tratta di grindcore o di brutal death suonato a una velocità da centometrista dopato con tempi da record del mondo, ma qui si abbraccia un universo fatto anche di industrial, noise ed elettronica martoriata, impedendo all’ascoltatore di intravedere la luce al fondo del tunnel. Annotazione conclusiva: l’idea degli Agoraphobic Nosebleed di modificare il logo della Relapse in modo da farlo assomigliare a quello della Earache è una mossa che la dice lunga su dove sia iniziato il tutto (Earache) e, contemporaneamente, su quale sia la dimora attuale di certi suoni (Relapse)!

  • 14/12/2005 13:23 - ENGORGED ‘Engorged’ (Necropolis Records-Deathvomit Records/Self) L’etichetta discografica è la stessa e il ...

    ENGORGED ‘Engorged’ (Necropolis Records-Deathvomit Records/Self) L’etichetta discografica è la stessa e il campo (sonoro) di appartenenza pure, però i risultati a cui giungono gli Engorged e i Rotten Sound sono assai differenti. Magari al primo ascolto non è così evidente, ma con il sommarsi delle “passate” vi assicuro che si nota come la bravura degli uni (chi?) sia nettamente superiore a quella degli altri (quali?). Inutile tenervi sulle spine per altre righe, quindi iniziamo subito dai peggiori, ovvero gli Engorged, troppo confusionari e disarticolati per aspirare a comporre un’opera in grado di apportare un contributo significativo alla causa del metallo estremo, che nel caso della band statunitense si traduce in una commistione di death, grind e thrash dei primordi. Il problema che emerge con maggiore evidenza è il voler per forza stipare tutti e tre i generi, così ci ritroviamo con assoli eseguiti a una velocità talmente esagerata da apparire ridicoli (quasi finti), una voce brutal, una batteria thrash, l’aspirazione di scatenare un mosh pit con un carico dinamitardo di groove (riuscendoci solo in ‘Death Metal Attack 3’, ‘Slithis’ o ‘Zombie’) e pure qualche accenno di metal classico. È palese che cercare a ogni costo la diversità per mezzo della somma e sottrazione degli stessi addendi alla fine porta a ottenere gli stessi risultati e magari a voti bassi. C’è da dire che questo è solo il secondo disco (dopo il debutto ‘Death Metal Attack 2’), perciò la speranza è che possano trovare gli adeguati rimedi.

  • 14/12/2005 13:23 - GOR/Francesco Banchini, polistrumentista che collabora attualmente con un gruppo emiliano di ...

    GOR/Francesco Banchini, polistrumentista che collabora attualmente con un gruppo emiliano di nome Ataraxia. All'attivo ha già due CD prodotti dall'etichetta francese "Prikosnovenie" più un terzo che uscirà a marzo. Stiamo organizzando un tour, se foste interessati a promuovere concerti, serate in locali, vari eventi o avere ulteriori informazioni sul gruppo scrivere a:fbmanagement@yahoo.it La band può svolgere tre tipi di spettacolo: musica medievale (con costumi d'epoca e giochi con il fuoco), etnico, gotica e yiddish organizzati in luoghi come:castelli, rocche, strade, piazze, locali, festival.

  • 14/12/2005 13:23 - MAGILLA GORILLA Giovane ska-band palermitana attiva da circa quattro anni e ...

    MAGILLA GORILLA Giovane ska-band palermitana attiva da circa quattro anni e dedita ad un sound potente che mescola le caratteristiche dello ska di vecchia e nuova generazione. Il levare "from Jamaica" viene alternato con incredibile naturalezza alle distorsioni punk rock - hardcore. L'eleganza dei fiati condisce con gusto quest'esplosiva ricetta ska - core che può contare tra le sue spezie preferite su un'attitudine reggae, swing e surf, i cui aromi vengono sapientemente "shakerati" per un originale show all'insegna del crossover - ska. Su e giù per la penisola, gli ska - core - vandals palermitani presenteranno Supersantos (UAZ RECORD/BLUTARSKI RECORDS) debutto discografico uscito a fine aprile, distribuito da Venus. La band, che prende il nome da un simpaticissimo cartoon di Hanna Barbera ("The Magilla Gorilla Show") si presenterà dal vivo nella consueta line-up: Sal Cuccurullo (voce e chitarra), Bokkoncino (trombone), Junior Leo (chitarra solista e cori), Ciccio Frassino (batteria), Frankie Macaluso (sax tenore), Giugi (basso) e Tommy (tromba). Management e Booking: TERZA RIVA 338/3138541

  • 14/12/2005 13:23 - MAGILLA GORILLA Giovane ska-band palermitana attiva da circa quattro anni e ...

    MAGILLA GORILLA Giovane ska-band palermitana attiva da circa quattro anni e dedita ad un sound potente che mescola le caratteristiche dello ska di vecchia e nuova generazione. Il levare "from Jamaica" viene alternato con incredibile naturalezza alle distorsioni punk rock - hardcore. L'eleganza dei fiati condisce con gusto quest'esplosiva ricetta ska - core che può contare tra le sue spezie preferite su un'attitudine reggae, swing e surf, i cui aromi vengono sapientemente "shakerati" per un originale show all'insegna del crossover - ska. Su e giù per la penisola, gli ska - core - vandals palermitani presenteranno Supersantos (UAZ RECORD/BLUTARSKI RECORDS) debutto discografico uscito a fine aprile, distribuito da Venus. La band, che prende il nome da un simpaticissimo cartoon di Hanna Barbera ("The Magilla Gorilla Show") si presenterà dal vivo nella consueta line-up: Sal Cuccurullo (voce e chitarra), Bokkoncino (trombone), Junior Leo (chitarra solista e cori), Ciccio Frassino (batteria), Frankie Macaluso (sax tenore), Giugi (basso) e Tommy (tromba).

  • 14/12/2005 13:23 - MAGILLA GORILLA Super santos Diciamo la verità: nel panorama della musica ...

    MAGILLA GORILLA Super santos Diciamo la verità: nel panorama della musica indipendente italiana dischi d'esordio come questo dei Magilla Gorilla non se ne ascoltano molti. Da subito si capisce la potenza, l'energia, la maturità del gruppo palermitano che nonostante la recente formazione ci regala un disco che sembra uscito da un circuito più ampio, oltre la ristretta cerchia del giro indipendente. I suoni sono perfetti, la coerenza stilistica è nitida, pur nel rimescolamento di vari generi, così frequente negli ultimi anni. Ska, hard-core punk, reggae, sono di casa per i Magilla Gorilla, con repentine sterzate da un suono all'altro, dalla violenza punk al ritmo incessante dello ska. Non a caso sono stati "arruolati" dagli amici Persiana Jones nella loro etichetta Uaz, specializzata proprio in questi due generi, soprattutto se proposti insieme. L'inizio dell'album è una bomba, con "Time for fun", chitarre e fiati che si rincorrono. "Ten jack offs" è malinconica, con una melodia vocale che mi riporta a memorie dark/wave del passato. La maggior parte dei brani è cantata in inglese, ma in "Arturo" e "Sfratto" i Magilla tentano la carta dell'italiano, con successo: la prima è volutamente "narrata" e quindi meno potente delle liriche in inglese, ma in "Sfratto" le cose vengono perfezionate, tra ska solare e rabbia punk. Di due in due: stessa quantità di brani strumentali: unione armoniosa di ska e country and western, con finale reggae (??!!!) in "Joe Carob", mentre in "The big fist of the law", fiati, chitarre distorte, basso e batteria corrono insieme su binari impazziti. Spazio allo ska più classico dell'ondata inglese ("Let's talk about the weather") per un brano che non dice nulla di nuovo ma che è un piacere ascoltare. Carina l'idea dell'ottava traccia, "Super Santos", con una riflessione sulla violenza negli stadi che non è fine a sé stessa, ma necessaria per ritornare in serie (sk)A!! Messa da parte l'ironia, il lavoro procede con la melodica "Down on luck" e termina con "Quit your pimping find a job!", brano senza etichetta, nel senso che include tutta una serie di generi amalgamati perfettamente, mentre la voce filtrata racconta storie di problemi quotidiani.

  • 14/12/2005 13:23 - Africanism è un progetto musicale francese concepito espressamente per i ...

    Africanism è un progetto musicale francese concepito espressamente per i disco-club ed orientato verso la contaminazione tribale della musica house, ovvero la sovrapposizione di un contrappunto di percussioni alla classica ritmica a cassa dritta. L’esordio, nella scorsa stagione, fu col felicissimo 12” Tourment D’Amour, vero tormentone estivo prodotto da Dj Gregory e cantato dall’esoticissima Salomé De Bahia, bissato in autunno da Edony, impreziosito dall’esecuzione vocale di Hossam Ramzy, che è la vera perla della raccolta (Rayner Truby l’ha scelta per la sua recentissima selezione della serie Dj-Kicks). Poi col passare dei mesi Africanism si è ampliato ed ha finito col coinvolgere i migliori house-producer francesi (Julien Jabre, Lego e Bob Sinclair) e divenire un progetto organico d’esplorazione delle potenzialità ritmiche contaminazione tra house e spunti ritmici tribali. Da pochi mesi è stato, difatti, pubblicato il primo cd di Africanism in cui i brani pubblicati su 12” sono riproposti in versione mixata da Bob Sinclair, cotitolare della Yellow Productions, l’etichetta parigina che ha prodotto l’intero progetto. Dj Gregory è, con Bob Sinclair, il producer di punta del progetto Africanism, nonché l’ispiratore della filosofia ritmica che lo sottende. Trentenne parigino, ha iniziato ad affermarsi grazie alle memorabili serate Respect e Legends, condotte rispettivamente dalle consolle del Queen e del Rex di Parigi. Alla fine degli anni ’90 dj Gregory lascia Parigi per confrontarsi con la club culture americana; a New York sono ancora memorabili le sue performances al Body & Soul al fianco di Joe Classeul. Al suo riento in Europa ha le idee chiarissime: convoca Bob Sinclair e dj Yellow negli uffici della Yellow Productions e subito li convince della bontà del suo progetto Africanism.

  • 14/12/2005 13:23 - Biogora, progetto musicale sviluppatosi a Genova nel 1999 dalla disgregazione ...

    Biogora, progetto musicale sviluppatosi a Genova nel 1999 dalla disgregazione di band dalle diverse sonorità. Inizialmente caratterizzato da sintetizzatori, sequencer e due voci, l’approccio sintetico della band ha permesso di modellare una forma sonora personale e stilisticamente ricercata, ricca di contaminazioni: in particolare sonorità molto forti (metal e industrial) e "nere contaminazioni elettroniche. In seguito, a Luis (sequencer, synthesizer, voce) e Drooper (voce) si sono aggiunti Keta (basso), Stone (chitarra) e Kekko (batteria): l’introduzione di questi elementi ha portato con sè un’evoluzione sostanziale, che ha reso il suono più potente ed omogeneo.

  • 14/12/2005 13:23 - Danilo Vigorito (Frozen rec., Napoli) Danilo Vigorito sviluppa le sue prime ...

    Danilo Vigorito (Frozen rec., Napoli) Danilo Vigorito sviluppa le sue prime imprese sulle influenze musicali di tutti i maggiori esponenti dalle scena elektro pop inglese (Depeche Mode, Yazoo, Frankie Goes to Hollywood etc...). All'età di 16 anni comincia ha comprare i primi dischi underground dell'epoca. Subito colpito dal sound deephouse dei primi anni 90 comincia a suonare per gli amici nelle feste private. Nel 94 la passione era diventata fortissima a tal punto da spingere le ambizioni oltre il fatto di suonare solo i dischi e quindi cominciare a pensare di fare qualche produzione. Nel ’98 dopo aver raggiunto un buon livello tecnico lascia le sale discografiche per dedicarsi solo al suo lavoro di dj produttore, infatti nel ‘99 cominciano ad uscire i suoi dischi. Oggi Vigorito s'inserisce pienamente come elemento di spicco di quella scena partenopea che sta esportando il suo sound in tutti i club e in tutti i grandi eventi dance mondiali.

  • 14/12/2005 13:23 - SGORGO (ska) Dieci musicisti dieci danno vita agli SGORGO, strepitosa SKA ...

    SGORGO (ska) Dieci musicisti dieci danno vita agli SGORGO, strepitosa SKA band veronese, forte di 15 anni di militanza jamaican-party su palchi di mezza Italia a suonare sempre dovunque e comunque. Lo show del numeroso e consumato ensemble si rifà al più frizzante 80s SKA cantato principalmente in inglese e diviso tra pezzi originali e covers. Tra le migliori realtà emergenti dell’attuale scena ska nazionale.

  • 14/12/2005 13:23 - MANDRAGORA I Mandragora sono una band di Caltanissetta. I componenti del ...

    MANDRAGORA I Mandragora sono una band di Caltanissetta. I componenti del gruppo sono Katia “Diamante” Rindone, Janpaolo Peritore, Dario Ferraro, Alessandro Martorana. La voce solista del gruppo è Diamante che grazie alla sua impostazione teatrale modella l’anima di ogni canzone mentre Janpaolo (chitarra & voce) e Dario (basso) duettano in vortici sonori macinati da Alessandro alla batteria che alterna momenti di quiete a caos. Nel 1999 la band è apparsa nel Cd Compilation “Stonature I” proponendo un suono molto soft e uno spirito rilassato; il Cd è stato prodotto e distribuito in 1500 copie. Tra il 2000 e il 2001 i Mandragora registrano “Presa diretta”, concepita per riprodurre lo spirito della band dal vivo per gli amanti delle impennate sonore. In “Presa diretta” è presente Familiares, canzone utilizzata come colonna sonora per uno spettacolo di teatro sperimentale dal titolo: “L’immagine dello specchio: storie di donne e di violenze”. A novembre del 2001 la band entra in studio per registrare il singolo “Avon” prodotto dalla Stonature records. L’attività live della band è ricca di concerti, documentati da ottime recensioni; i Mandragora hanno suonato anche con i Patton ( band post-rock dal Belgio, sotto contratto con la Prohibited records) e al M.E.I. 2001 a Faenza, meeting dove erano presenti: Giovanni Ferretti, Manuel Agnelli, Verdena, Giovanni Marroccolo, Carmen Consoli, Giardini di Mirò, Tre Allegri Ragazzi Morti, etc. Tra maggio e agosto la band sarà in tour in Italia, tra cui: il 12 maggio a Firenze a “Ululati dall’Underground” ( dove la UDU records produrrà un cd dell’esibizione; inoltre l’esibizione è andata in diretta per ControRadio di Firenze) , il 29 giugno a Terni come ospiti per la serata finale di “Ephebia”(con One dimensional man, Bugo, Zu) facendo da gruppo spalla agli Zu (www.ephebia.it), il 20 luglio a Rimini per il “Rimini Beach live festival” e il 9 agosto a Malè per il “Sun Valley rock fest”. A fine estate nei negozi di dischi uscirà “Rock & contaminazioni”: un doppio cd voluto per contenere alcune delle migliori rock band alternative italiane. Oltre ai nisseni Mandragora il cd conterrà 24 Grana, Snaporaz, One dimensional man, Sux, Narcolexia, etc. Il cd è prodotto dall’etichetta milanese Sana records. Nello stesso periodo la band entrerà in studio per registrare un cd per la Stonature records.

  • 14/12/2005 13:23 - Il clarinettista Gary Gorszyca si esibisce correntemente in sedi musicali ...

    Il clarinettista Gary Gorszyca si esibisce correntemente in sedi musicali quali il Fromm Players di Harvard, Musica Viva, Collage, Auros, Boston Modern Orchestra Project e Phantom Arts. Formatosi al New England Conservatory, alla Boston University e presso l’Indiana University della Pennsylvania, tra i suoi maestri sono Michael Webster, Richard Page, Thomas Thomson e Carl Marks. Gorszyca è stato solista per SEAMUS (Society of Electro-Acoustic Music), N.E.C. e B.U. Wind Ensembles, e il Boston Chamber Ensemble. Si esibisce regolarmente con la Boston Simphony Orchestra, e recentemente l’ha seguita in una tournée alla Carnegie Hall e al Kennedy Center. Dopo una sostituzione dell’ultimo minuto per la Boston Pops Espenade Orchestra, il Boston Globe lo ha definito “clarinettista basso di agilità e immaginazione spettacolari”. Gary ha vinto borse di studio per il Tanglewood Music Center, dove gli è stato assegnato il Jackson Prize, e il Norfolk Chamber Music Festival. Gary Gorszyca può essere ascoltato nelle registrazioni per Sony Classical e nella colonna sonora Saving Private Ryan con la Boston Simphony.

  • 14/12/2005 13:23 - GORILLA Gorilla (Lunasound Recording/White’n’Black) È il passato l’epoca storica a cui ...

    GORILLA Gorilla (Lunasound Recording/White’n’Black) È il passato l’epoca storica a cui guardano i Gorilla e non solo per i gusti musicali di Sarah Russel (basso), Richard Guppy (batteria) e John Redfern (chitarra e voce). D’accordo, i gruppi a cui fanno riferimento portano i nomi di MC’5, The Who, Blue Cheer, Byrds e Grand Funk Railroad, però occorre evidenziare come il power trio (fortemente desiderato e fortemente sostenuto dai tre musicisti) sia totalmente immerso in un sound che richiama in continuazione gli anni settanta e si spinge pure ai margini dei sessanta. In parecchie occasioni tali scelte finiscono per risultare limitanti nei confronti delle band che le effettuano, in quanto quasi le auto costringono a rimanere attinenti agli originali, mentre nel caso dei Gorilla, al di là di un evidentissimo pathos retrò (abbinato a una strumentazione, e a una registrazione, atta a ricrearlo), si avverte la necessità di provare comunque a intavolare un discorso che, partendo da quelle radici e da quelle sonorità (rock, psichedeliche, desertiche, blues, heavy o proto doom che siano), miri poi a far emergere chi le canzoni le ha scritte e non solo i nomi tutelari a cui si sono ispirate. Ne è venuto fuori un album dignitoso, che magari non esploderà prepotentemente, ma che, anche considerando che trattasi di un debutto, consente loro di costruirsi una solida piattaforma su cui lavorare ulteriormente.

  • 14/12/2005 13:23 - DANILO VIGORITO  Nome di punta della caldissima scena techno napoletana (che ...

    DANILO VIGORITO  Nome di punta della caldissima scena techno napoletana (che conta nomi ormai sulla bocca di tutti come Davide Squillace, Rino Cerrone, Gaetano Parisio, oltre all'ormai affermato Marco Carola), DANILO VIGORITO più che un dj è un Eurostar lanciato nella notte senza controllo e senza freni inibitori...

  • 14/12/2005 13:23 - Goran Kuzminac (Serbia) Di origini jugoslave e maestro nel finger-picking, inizia ...

    Goran Kuzminac (Serbia) Di origini jugoslave e maestro nel finger-picking, inizia la sua carriera musicale negli anni Settanta, collaborando tra gli altri con De Gregori, Venditti, Branduardi e Dalla, alternando concerti a rassegne teatrali e televisive. Dopo una lunga pausa ha ultimamente ripreso l'attività discografica.

  • 14/12/2005 13:23 - Alle percussioni Mauro Gregori Batterista-percussionista dallo stile poliedrico grazie all'interesse per ...

    Alle percussioni Mauro Gregori Batterista-percussionista dallo stile poliedrico grazie all'interesse per diversi tipi di musica. Da una formazione base prettamente rock ha intrapreso percorsi musicali che hanno toccato le sponde del reggae-dub, dell'etno music per arrivare fino all'elettronica-popolare dei Nidi d'Arac. Proprio con i Nidi d'Arac ha avuto modo di partecipare ad importanti manifestazioni di carattere nazionale ed internazionale come a Capo Verde, in Portogallo ed in Spagna, suonando al fianco di artisti come Robert Plant, Simple Minds, Teresa de Sio, Eugenio Bennato... ed in ultimo vanta una registrazione al fianco dell'affermato bassista Tony Levin nel singolo sanremese 2001 di Anna Oxa. Interessato al panorama della club-culture inglese ed alla nuova tendenza della musica elettronica, propone un live-set di percussioni nei dj-set più caldi della scena capitolina, cercando di creare un'efficace amalgama tra i suoni sintetizzati e l'energia percussiva che nasce istintiva.

  • 14/12/2005 13:23 - Mimmo Gori (percussioni, tamburello) - Allievo di Burhan Ocal, Reynaldo ...

    Mimmo Gori (percussioni, tamburello) - Allievo di Burhan Ocal, Reynaldo Hernandez e Pierangelo Colucci, sviluppa particolare interesse per tamburi a cornice e darbouka. Ha collaborato con Roberto Ottaviano, Bob Mover, Giampaolo Ascolese, Massimo Moriconi. Vive svariate esperienze teatrali e approfondisce l'uso di molteplici strumenti a percussione. Delicato fantasista del ritmo e dei colori percussivi.

  • 14/12/2005 13:23 - Goran Bregovic in “Cuore Tollerante” (Yugoslavia, Bulgaria, Russia, Israele, Tunisia, ...

    Goran Bregovic in “Cuore Tollerante” (Yugoslavia, Bulgaria, Russia, Israele, Tunisia, Marocco) Cuore Tollerante, prossimamente presentato in anteprima il 7 e 8 di giugno nella Basilica di St. Denis a Parigi, è l’ultimissimo progetto orchestrato da Bregovic, che cerca di affrontare il tema della Riconciliazione, argomento di struggente attualità considerata soprattutto la situazione nei Balcani e in Medio Oriente e al quale Festate è da sempre sensibile. L’evento sarà soprattutto una grande festa musicale, che vedrà uniti in un abbraccio simbolico le musiche ispirate alle tre grandi religioni monoteiste: musulmana, cristiana ed ebraica. In forma d’oratorio moderno, ogni religione verrà rappresentata da una cantante: la celebre e virtuosa cantante d’origine araba Amina, la “Piaf del Mediterraneo” per i mussulmani, la giovane Gitane, già ammirata nella splendida esibizione d’“Ederlezi” per i cristiani, e da Dana International, resa famosa in occidente per la vittoria all’Eurovision Song Contest nel 1998 per gli ebrei. Accanto a Bregovic, saranno poi protagonisti l'inarrestabile Orchestra per matrimoni e funerali ed un’orchestra di suonatori di strumenti a corde marocchina per un totale di quarantasette musicisti presenti in scena.

  • 14/12/2005 13:23 - GORDON HASKELL È l’album del 2002 dell’artista che ha ispirato la ...

    GORDON HASKELL È l’album del 2002 dell’artista che ha ispirato la bella storia di Natale dello scorso anno. Raccogliendo la sfida di un amico nel voler provare a fare un album vecchia maniera partendo da un budget inferiore alle 200 sterline, Haskell ha scritto e inciso How wonderful you are che ha prodotto un effetto mai avuto prima tra gli ascoltatori dopo che è stato trasmesso dalle radio. È poi diventato il singolo numero 2 della settimana e uno dei brani più richiesti di sempre. Haskell ha iniziato la sua carriera nel 1960 con la cult band The fleurs de lys e ha anche fatto parte dei King Krimson, ha suonato il basso per Cliff Richard, ha suonato con Jimy Hendrix e Otis redding.

  • 14/12/2005 13:23 - GORILLA Gorilla (Lunasound) Dopo il southern rock dei Backdraft, Stuart Ness e ...

    GORILLA Gorilla (Lunasound) Dopo il southern rock dei Backdraft, Stuart Ness e la sua Lunasound hanno fatto centro di nuovo, mettendo sotto contratto questo terzetto londinese formatosi nel 1998 ma solo ora al debutto discografico. Puro e incontaminato rock'n'roll è quanto conenuto in questo cd autointitolato, che i Gorilla hanno provveduto a registrare INTERAMENTE IN ANALOGICO! Il sound infatti è di un lo-fi spaziale, a cominciare dalle chitarre (Gibson Diavoletto ovviamente) di John Redfern, che sembrano suonate da Tony Iommi, per non parlare del basso della caruccia Sarah Russell, degno di "Ace of Spades", e del suono di batteria asciutto e approssimativo di tale Gumpy (un allegro sosia di John Lennon), riesumato da qualche sparuto vinile d'epoca. Fondati con l'intento di catturare l'essenza dei loro idoli The Who, Blue Cheer, Grand Funk Railroad, MC5 e osannati dagli Orange Goblin e Spiritual Beggars, i Gorilla suonano vecchio almeno di trent'anni nel riffing, nelle vocals, negli assoli - non c'è quindi una rielaborazione come nel caso dei Backdraft -, ma non mi sento affatto di definirli un clone di chicchessia. Penso che qualcuno avrebbe dovuto, prima o poi, avere il coraggio di incidere un disco del genere, con zero relazione alla scena musicale odierna, ma carico di sentimento e di emozione; è stato un vero piacere ad esempio sentire come John Redferd cerchi di imitare Jim Morrison nell'opener "Good Time Rockin'", o godersi il saccheggio della discografia dei Beatles in "She's Got a Car" (magnifica). Anche i Sabs non sono risparmiati dall'omaggio in "Forty Winks", così come non lo è Bob Dylan in "Buzzard". Ma al di là delle influenze più o meno palesi, il punto di forza dei Gorilla sta nel feeling, nella passione che mettono in ciò che fanno: sono un gruppo di amatori che se ne sbattono del music business (e non per nulla escono per una piccola etichetta come la Lunasound) e hanno solamente scelto di divertirsi con la musica. Non posso consigliare loro altro che continuare così, perché di loro ci sarà ancora bisogno...ah ecco, forse una cosa, davvero pacchiana, la possono cambiare. Il loro nome.

  • 14/12/2005 13:23 - FRANCESCO DE GREGORI Fuoco amico «Legalizzare la mafia sarà la regola ...

    FRANCESCO DE GREGORI Fuoco amico «Legalizzare la mafia sarà la regola del 2000», si canta in Bambini venite parvulos, prima canzone di questo concerto che De Gregori regala ai suoi fans. Con il passare degli anni non dimentica le prime canzoni, quelle dei timidi esordi. Nel tour del 2001, da cui scaturisce il cd, prendono il giusto spazio Cercando un altro Egitto e La casa di Hilde. Qui, però, assumono carattere fortemente ritmico, come il resto del repertorio proposto, dove emergono le chitarre di Guido Guglielminetti e Paolo Giovenchi, l'Hammond di Toto Torquati, il mandolino di Marco Rosini e la sezione ritmica della coppia Greg Cohen-Alessandro Svampa. Tutti insieme suonano alla maniera rock e De Gregori non risparmia la voce che assume tonalità più aggressive che nei dischi in studio. In coda, l'inedita ballata L'attentato a Togliatti, cover di una canzone popolare del 1948 a firma Marino Piazza/Anonimo.

  • 14/12/2005 13:23 - GORDON MUMMA Live-Electronic Music Autorevole figura della primissima avanguardia elettrominimalista, nel ...

    GORDON MUMMA Live-Electronic Music Autorevole figura della primissima avanguardia elettrominimalista, nel 1958 Gordon Mumma (Framingham, Massachusetts, 1935) fondò insieme al compositore Robert Ashley il Cooperative Studio for Electronic Music di Ann Arbor, organizzandovi poi, alcuni anni più tardi, lo storico ONCE Festival of Contemporary Music. Diplomatosi in pianoforte e corno francese, Mumma non tardò ad interessarsi all'estetica del suono elettronico e alla sua interazione dal vivo con la strumentazione acustica. Nel 1960 fa lega con Robert Ashley, David Tudor e John Cage per dar vita ad un laboratorio d'idee dedicato alla messa a punto di circuiti e apparecchi analogici da potersi utilizzare in concerto. Sempre con Cage e Tudor compose e suonò musiche per la compagnia di danza sperimentate di Merce Cunningham. Dipoi collaborò con il Sonic Arts Union (Robert Ashley, Alvien Lucier, David Behrman) e la fitta schiera di sperimentatori della West Coast raccolti intorno al San Francisco Tape Music Center (fra questi Pauline Oliveros, Ramon Sender, Terry Riley e Morton Subotnick). Tra le prime incisioni elettroacustiche dal vivo di Mumma abbiamo i trenta minuti di "Truro Synodicle" (1962) e i ventidue minuti di "Megaton for William Burroughs" (1963). Questa importantissima raccolta Tzadik mette insieme cinque composizioni fondamentali che spaziano dal 1963 al 1985, inerenti allo sviluppo delle teorie cibersoniche e quadrifoniche di Mumma. Seguendo l'ordine cronologico (ribaltato nella scaletta dell'album) troviamo Gordon Mumma e Robert Ashley alle prese con Medium Size Mograph 1963, compozione per piano a quattro mani in cui le note irradiate dallo strumento (dal vivo comptetamente avvolto da un telo) sono catturate da un processore anatogico che ne muta la risonanza e l'effetto nello spazio tramite un amplificatore. Horn (1965) è viceversa una composizione elettroacustica per corno ed emissioni vocali (nel caso in questione quelle di Robert Ashley e George Cacioppo) dove il risultato delle manipolazioni cibersoniche conduce a frequenze notevolmente caustiche e abrasive. Mesa (1966) è forse la composizione di Mumma più nota. Questa esecuzione storica (commissionata da Merce Cunningham) lo vede al comando della consolle elettronica con accanto il bandoneon anticonvenzionale di David Tudor, uno strumento in grado di estendere al limite la durata delle singole note. Anche qui si para dalle parti di un suono minimale ed essenzialmente dissonante, in pratica un monolite di echi e contrazioni cacofoniche. Il fluttuante traffico di sibilii e deflagrazioni sonore di Hornpipe (1967) vede in azione il solo Gordon Mumma con il suo famoso corno francese a doppia ancia. Qui il suono del corno, stavolta più chiaro e riconoscibile, viene progressivamente trasfigurato da un processore elettronico tascabile i cui circuiti sono collegati ai tasti dello strumento. Toni più distesi e concilianti provengono infine da Than Particle (1985) brano improvvisato per percussioni elettroacustiche eseguito da Gordon Mumma in compagnia del noto William Winant. Non fatevi spaventare dall'apparente gratuità di questi suoni. É anche grazie alla pioneristica arte di Mumma che la musica elettronica d'avanguardia si è spinta al punto in cui è oggi, diventando un importante ed imprescindibile tassello del suono contemporaneo.

  • 14/12/2005 13:23 - GORILLAZ G-sides Per essere dei personaggi bidimensionali i Gorillaz sembrano conoscere ...

    GORILLAZ G-sides Per essere dei personaggi bidimensionali i Gorillaz sembrano conoscere bene le leggi del mercato. Per ingannare l'attesa di nuovo materiale e in concomitanza con il tour americano la cartoon-band di Damon Albarn ha pubblicato negli Stati Uniti (ed ora anche da noi) queste G-sides, compendio di retri di singoli, remix e un paio di bei video di Jamie Hewlett. A parte le riletture dei singoli, che non aggiungono molto alle versioni originali, nelle altre tracce dell'avvincente caleidoscopio dei Gorillaz le varie anime del progetto viaggiano più libere e separate che nell'omonimo album di esordio. Il dub si purifica dunque in Dracula, l'hip-hop è meno contaminato in The sounder e l'elettro-pop si semplifica in Ghost train e Faust, veri punti G della raccolta, dove la mano bianca di Albarn è più evidente. Sempre suo lo zampino anche dietro il breve e prezioso blues africano in bassa fedeltà di 12D3. Gli spunti sono gustosi, ma si respira aria da separazione in casa e a risentirne è soprattutto l'atmosfera di festa. Piacerà ai fan. Per i prossimi mesi intanto è stata annunciata una versione dub dell'intero album Gorillaz, di cui in pochi sentono il bisogno.