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14/12/2005 13:23 - MORRISSEY
E' possibile incontrarli in piccole librerie di provincia alla ricerca ...
MORRISSEY E' possibile incontrarli in piccole librerie di provincia alla ricerca dell'ennesima edizione del De Profundis di Oscar Wilde da aggiungere alla propria collezione. O nelle videoteche per prendere ancora una volta quel vecchio film con Terence Stamp. Nei negozi di dischi si aggirano silenziosi tra gli scaffali con un sorriso soddisfatto per aver trovato una copia impolverata di un 45 giri dimenticato di Sandie Shaw. I fan di Morrissey sono stati richiamati all'adunata dal loro idolo per un tour mondiale. L'ombra ingombrante del crooner di Manchester ha condizionato la loro esistenza. Ucciderebbero per lui. Alcuni non si sono tolti la vita grazie a lui. Molti altri almeno una volta hanno pensato di farlo per colpa sua. Una cosa è certa: senza la loro adorazione incondizionata Morrissey non esisterebbe più da tempo, se non negli annali della musica pop degli anni Ottanta, dove risiede stabilmente con il catalogo completo degli Smiths. Una manciata di album in cui la tragedia incompresa di amori adolescenziali non corrisposti, accompagnata dai suoni nostalgici della chitarra di Johnny Marr, raggiungeva vette di slancio lirico, diametralmente opposto alla vana gloria del thatcherismo. The Queen Is Dead il lavoro salvato un po' da tutti nelle classifiche di fine millennio. La storia è finita poi in tribunale per questione di soldi. Per recuperare parte dei tre miliardi persi il cantante si è imbarcato nell'Oye Esteban Tour, dove il nome testimonia la sua nuova infatuazione per la cultura messicana che si respira in quella California in cui da tempo risiede (abita a Los Angeles nella casa che fu di Clark Gable). E pensare che proprio lui nel '92, il tour con Billy Bragg per Red Wedge era evidentemente un lontano ricordo, si inimicò per sempre le simpatie delle minoranze asiatiche in Inghilterra per una brutta storia di UnionJack indossate sul palco e di canzoni di dubbio gusto sul Fronte Nazionale. Questione mai risolta, perché una delle regole dello star system con cui Morrissey gioca gli impone assoluta vaghezza e provocazione strategica nelle interviste. L'arte della parola che al servizio della musica ha prodotto testi di assolta poeticità come There Is A Light That Never Goes Out e Everyday Is Like Sunday applicata al gioco sterile del clamore: dire e non dire (è gay? eterosessuale? asessuato?), dire troppo (i suoi commenti denigratori sulla musica nera), dire troppo poco (la polemica sul razzismo mai chiarita fino in fondo). Ha sempre pagato in prima persona i suoi errori: da quando sul palco con gli Smiths indossava un finto apparecchio acustico la sua carriera ha seguito un percorso altalenante tracciato da album solistici non perfetti, ma fin troppo sottovalutati per la scia di polemica che il personaggio si porta dietro. Per dirla con i biografi di Elvis, ora siamo nella fase Las Vegas: alla ricerca di un contratto discografico, a quarant'anni ancora con lo storico ciuffo che ha segnato il suo personaggio. E con un proprio brano (I Know It's Gonna Happen Sameday) reinterpretato dal proprio idolo, Bowie. Ma non sarebbe la prima volta se Morrissey riuscisse a reinventare se stesso. Già in tempi non sospetti aveva rifiutato la paternità impropria del giovane britpop attribuitagli da artisti come Noel Gallagher e Gene, pubblicando invece un piccolo capolavoro - Vauxhall And I - dalla malinconia quasi orgogliosamente senile e dalla maturità espressiva inusuale per un eterno tardo-adolescente come lui. Colpa di quella sua innata vena melodica e quella passione eterna per la musica pop, che ha difeso a spada tratta contro la dance. Con questi ingredienti ancora realizza canzoni che la critica accoglie con calorosa indifferenza e per qualcuno continuano a significare un mondo intero. La palma del più malinconico, insoddisfatto, insofferente e timidamente scontroso Belle And Sebastian ancora devono strapparglielo. Il premio qui non è il primo posto in classifica, ma la qualità di alcune vite vissute a fatica. In primo luogo la vita stessa dell'artista. Quando qualche anno fa un giornalista gli chiese contro cosa continuasse a combattere, Steven Patrick Morrissey rispose: «Contro la persona che ha davanti». A cercare bene, sicuramente troverà ispirazione ancora per un pugno di classici.
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14/12/2005 13:23 - MORRSSEY - ~tenx Outs 1~.
bloz dal vivo allo Zenith di ...
MORRSSEY - ~tenx Outs 1~. bloz dal vivo allo Zenith di Parigi nel dic.'92 davanti a 650f) persone. Pezzi ben eseguiti, voce ispirata e che regge le prove live, registrazione buona. Per il resto, lui è quel che è, prendere o lasciare. Vorrei solo averlo visto in quest'ultimo tour per sapere che succedeva durante tutto il casino finale della incriminata (di razzismo) National Front Disco. Sister He's A Poet.
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14/12/2005 13:23 - Morrissey
Maladjusted (Mercury)
Via, il mondo non si divide in pro o ...
Morrissey Maladjusted (Mercury) Via, il mondo non si divide in pro o contro Smiths, checché ve ne dicano; conosco un mucchio di gente che di Moz non suppone neanche l'esistenza e vive be-niz-zi-mo ugualmente. Per fortuna. Detto ciò, 'Maladjusted' segue il filone iniziato ormai un secolo fa con la band e proseguito da solo, se involuzione c'è qui è solo spirituale e dettata da una maggiore cupezza del nostro, vuoi per l'avanzare del tempo, vuoi per i recenti fatti che l'hanno visto coinvolto. Di certo, Stephen non ha mandato giù il processo intentatogli dagli azionisti ritmici dell'ex combo tanto che nemmeno 'How Do You Sleep?' di Lennon (contro) McCartney raggiunse i livelli di iracondia e rabbia sorda di 'Sorrow Will Come In The End' (titolo programmatico, uh?). Forse manca, come invece c'è stato quasi sempre, il capolavoro e/o la ruffianata da canticchiare (la lenta 'Wide To receive' ne assolve solo in parte il compito), di certo non siamo ai livelli di 'Your Arsenal' che trovo il suo miglior solo in assoluto... Per dandology addicted, rancorosi, skinheads innamorati ed appassionati dei signori Rossi.
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14/12/2005 13:23 - MORRISSEY
Malajusted
Sì, state ascoltando il nuovo disco di Morrissey. Lo si ...
MORRISSEY Malajusted Sì, state ascoltando il nuovo disco di Morrissey. Lo si capisce subito, anche se non avete visto la copertina, e quando la sua voce comincia a cantilenare "It's my life to wreck my own way", vi rendete conto di essere completamente immersi nel mondo di Morrissey. Quel verso di "Alma Matters", uno degli undici brani di Malajusted, nonché il singolo anticipatore dell'album, riassume lo stato d'animo dell'autore. Siamo nel suo campo affettivo e Morrissey può anche lamentarsi e piagnucolare per convertire la sua esisteza in uno psicodramma collettivo. E' tornato con il nuovo album solista l'ex cantante degli Smiths, un disco pulito e largamente accessibile, in chiave pop-rock. Nulla di più. Ma se a farlo è uno dei poeti più sensibili e attenti che ha messo insieme i desideri, le pulsioni e la rabbia di più di una generazione, allora le cose cambiano. Il nucleo estetico della forma espressiva di Morrissey infonde senso alle parole, che d'altra parte e in altri contesti, soprattutto in quello della musica pop, spesso non hanno alcuna relazione le une con le altre, risultano insignificanti e vuote. Come al solito l'autore sfida la pazienza degli ascoltatori e alla fine, solo chi è veramente coinvolto nelle sue canzoni riesce ad apprezzarne i contenuti. L'album, prodotto da Steve Lillywhite, registrato in Inghilterra all'inizio dell'anno con una band che include il chitarrista Martin Boorer, il pianista/chitarrista Alain Whyte, il bassista Jonny Bridgwood e il batterista Spencer James Cobrin presta più attenzione all'aspetto vocale di Moz, mentre gli arrangiamenti musicali sembrano un po' soffocati. Tuttavia le canzoni di Morrissey sono come al solito magiche e ci fanno passare da uno stato d'animo all'altro dilatando le nostre sensazioni lungo una serie di storie. Si sente la sconfitta e la debolezza in "He Cried" e "Ammunition", l'incertezza in "Trouble Loves Me", dove l'autore canta «I problemi mi amano/camminano dietro me», si avverte la claustrofobia e la paranoia in "Ambitious Outsiders" e il dolore di un padre lasciato solo in "Papa Jack". Il disco si chiude con "Satan Rejected My Soul", in cui Morrissey, dopo essere stato spogliato, indagato, criticato e accusato, restituisce la sua anima, che però ormai nessuno più riconosce o vuole accettare. A Morrissey è inibito l'accesso al cielo, ma anche all'inferno, cosicché dovrà rassegnarsi a rimanere conficcato in questa terra, con il suo mondo, le sue canzoni.




















































































































































































































































































































































































































