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14/12/2005 13:23 - ADVENTURES OF JET Part 3: coping with insignificance
Gli Adventures Of ...
ADVENTURES OF JET Part 3: coping with insignificance Gli Adventures Of Jet è uno di uei gruppi cui si era accennato tempo fa parlando della "My records" etichetta di Joey Cape (Lagwagon). Il loro debutto su questa piccola label è un concentrato di pop all'ennesima potenza, con richiami ai Cars di Rick Ocasek e ai più moderni Weezer. Canzoni molto carine arricchite da una tastiera molto melensa, adatte per far da colonna sonora ad un ballo di fine anno in una scuola americana di provincia.
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14/12/2005 13:23 - DENNIS & THE JETS
Nati nella prima metà degli anni ottanta, ...
DENNIS & THE JETS Nati nella prima metà degli anni ottanta, sono stati musicisti e fondatori dei più importanti gruppi rock degli ultimi trent'anni a Firenze, città dove il gruppo vive e lavora GLI SPETTRI (1966/1972), etichetta N.E.T.; LA VERDE STAGIONE (1970/1973), etichetta N° 1; CAMPO DI MARTE (1973/1976), etichetta UNITED ARTIST; BELLA BAND (1976/1981), etichetta CRAMPS. Sino dagli esordi, "Dennis & the Jets" hanno lavorato con l'attuale produttore Sergio Salaorni di "LARIONE 10", con il produttore artistico Ernesto De Pascale e con il paroliere e artista Massimo Altomare. Il gruppo, stabilita l'inutilità e superficialità dell'equazione giovinezza = creatività, ha oggi la consapevolezza di chi ha sempre vissuto "life on the road", la follia di chi ha deciso di trasmettere, momento per momento, il proprio divertimento agli altri con la propria energia e carica vitale. Nel corso della loro carriera i "Dennis & the Jets" hanno effettuato una grandissima quantità di concerti e partecipato a svariate importanti trasmissioni televisive, a cominciare da "QUELLI DELLA NOTTE" di Renzo Arbore su RAI 2, per continuare con "DOC", "INDIETRO TUTTA", "MARISA LA NUIT ELECTORAL", "COCCO", "STASERA MI BUTTO", "HOT LINE", "LA GIOSTRA", "DOMENICA IN", "ROXY BAR", ecc. Inoltre Jerry, chitarrista e voce solista del gruppo, ha cominciato una sua personale carriera di attore recitando sul set del film "La Voce della Luna" di Federico Fellini nella parte del parroco, per poi approdare quest'anno sul set del film di Sidney Pollack "Up at the villa" al fianco di Sean Penn e di Mel Brooks. Nel 1997 i "Dennis & the Jets" hanno effettuato una tournée negli Stati Uniti esibendosi a Seattle, Spoken e Portland.
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14/12/2005 13:23 - FATSO JETSON
"Flames For All"
Stimato gruppo seminale in ambito stoner, e ...
FATSO JETSON "Flames For All" Stimato gruppo seminale in ambito stoner, e fra i preferiti in assoluto di Josh Homme, Fatso Jetson non hanno ancora focalizzato su un album "fondamentale" la loro fama da culto il passato discografico su SST era infatti in chiave hardcore, ma sia lo split-single con i Fu Manchu sia il contributo a "Welcome To MeteorCity" ("Procrasting Process") precisavano l'attuale identità del quartetto, presieduto da Mario Lalli, un'autorità riconosciuta fra i chitarristi underground. In più di un'occasione anche le divinità del "deserto" Kyuss gli hanno reso omaggio rifacendo sul mitico "Sky Valley" una sua vecchia composizione, "N.O.", dove lo stesso Lalli suona la chitarra solista, e sull'album d'addio "...And The Circus Leaves Town" un altro suo brano, "Catamaran", già registrato con un gruppo pre-Fatso Yawningman. Ora Fatso Jetson possono capitalizzare il loro ruolo di antesignani verso la nuova generazione stoner con due ravvicinate uscite discografiche: il nuovo album "Toasted", su Bong Load (la stessa etichetta dei primi due Fu Manchu), preceduto da un minialbum, "Flames For All" (Man's Ruin) che però include materiale composto successivamente a "Toasted". "Flames For All" esce contemporaneamente in due differenti edizioni: CD di nove brani e, come d'abitudine Man's Ruin, 10 Inch in vinile colorato che contempla però solo i primi cinque brani della versione compact. La copertina (identica in entrambi i formati) è ispirata al celebre film di fantascienza "Il Pianeta Delle Scimmie", ed in qualche modo anticipa il contenuto futurista della musica. Non so se Fatso Jetson hanno voluto riservare per questa release la loro produzione più sperimentale ma certamente "Flames" è tutt'altro che disco facile e convenzionale, e nelle molte tracce strumentali, Mario Lalli professa un linguaggio techno-rock che lo fa sembrare una sorta di Steve Vai delle dune. C'è senz'altro un trait d'union che unisce musicisti innovativi di questa specie, pensiamo alle tracce più iconoclaste dei Queens Of The Stone Age al dadaista spirito jamming delle Desert Sessions, alle atmostere neo-Kraut degli Earthlings?, ed ora al rock chitarristico/tecnologico dei Fatso Jetson. Avrete già realizzato che non si tratta di "classico" stoner; per comprendere le spinte di cambiamento del quartetto americano, ascoltate strumentali obliqui e fantasiosamente avvenieristici come "The Untimely Death Of The Keyboard Player" e "Graffiti In Space", oppure brani cantati dallo stesso Lalli con un bizzarro accento Zappiano, fra atmosfere spaziali e Strutture ritmiche robotiche, ad esempio "Vatos Of The Astral Plane" (che riecheggia i Devo) e la title-track. Resta la curiosità di scoprire se questi sono i veri Fatso, o se "Toasted" ne rivelerà altri aspetti.
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14/12/2005 13:23 - FATSO JETSON
Toasted
Per Pete Stahl, autentica star alternativa di Goatsnake e ...
FATSO JETSON Toasted Per Pete Stahl, autentica star alternativa di Goatsnake e Earthlings?, Fatso Jetson sono la migliore band del mondo; Josh Homme li considera più leggendari dei suoi stessi, celebrati Kyuss, e non ha mai smesso di render loro onore (ricordate i Kyuss di "Fatso Forgetso", sul retro del singolo d'addio "Into The Void"?). Insomma, per i rockers del deserto, Fatso Jetson è una sorta di guida spirituale, come successe ai Melvins nell'epoca del grunge. Paragone nient'affatto bizzarro se consideriamo le analoghe basi di suono sludge e la stessa idiosincrasia nel realizzare albums accessibili, che potessero capitalizzare in termini di popolarità la statura da culto di entrambe le formazioni. Non lo è stato per i Fatso "Flames For All", il 9-track Man's Ruin che all'inizio dell'anno ci ha svelato il loro lato più sperimentale, mentre "Toasted", il vero e proprio nuovo album su etichetta Bong Load (la stessa degli esordi dei Fu Manchu) non ha trascurato nessun aspetto per figurare finalmente come il più rappresentativo del trio californiano. Stavolta Mario Lalli, un chitarrista davvero strepitoso, che rende ardite e complesse le strutture soniche dei Fatso con i suoi virtuosistici fraseggi jazzy (da "She's So Borg" al pirotecnico saggio conclusivo, "Too Many Skullz") si è fatto affiancare da un altro grande personaggio: l'ex-produttore dei Kyuss, ed ovviamente leader dei Masters Of Reality, Chris Goss. Questi si è incaricato di collaborare anche nella stesura dei testi, ma è soprattutto la sua mano di sapiente producer che si avverte subito in apertura, nel miglior brano mai realizzato dal gruppo, "New Age Android". Il mood è torbido, futuristico e l'effetto deragliante del suono di chitarra è davvero sbalorditivo, ma Goss ha annullato la sensazione di freddezza tecnologica che limitava "Flames For All". Mario Lalli è anche vocalist dalla notevole timbrica bluesy, e lo dimostra nell'imponente "Magma" e nei ritmi febbrili di "I've Got The Shame" e "Rail Job", dove i Fatso suonano come un power-trio dei Seventies (Mountain?) liberando dosi letali di adrenalina rock'n'roll. Che non si tratti di una formazione qualsiasi dagli istinti retrò lo testimonia lo stile innovativo di Lalli, non a caso campione acclamato fra i musicisti della westcoast underground. E' infatti impossibile giudicar datato un brano come "Swollen Offering", vicino all'approccio free-jamming e iconoclasta delle Desert Sessions. Tutto il potenziale dei Fatso Jetson è dunque concentrato in "Toasted": non saranno mai un gruppo da classifica, la composizione di un hit non è cosa che li riguardi, ma sicuramente sembrano destinati ancora a lungo a spezzare le catene delle convenzioni.
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14/12/2005 13:23 - GREAT DECEIVER/Jet Black Art
Brutalmente claustrofobici e devastati da quella che ...
GREAT DECEIVER/Jet Black Art Brutalmente claustrofobici e devastati da quella che non facciamo fatica a percepire come disperazione autentica, gli svedesi Great Deceiver comprendono in formazione un ex membro degli At The Gates, il vocalista Thomas Lindberg. Ma il loro suono non si avvicina al death metal, bensì ha molto più a che fare con l'espressionismo hardcore dei Breach. Come a dire un altra sonorizzazione per giovani generazioni dell'urlo di Munch. Alimentato da chitarre vibrate e da una voce che definire cavernosa è semplice eufemismo, Jet Black Art consta di cinque brani monolitici che disegnano ulteriori possibili nuovi scenari per una musica tuttora in costante evoluzione. Per cuori forti.
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14/12/2005 13:23 - Guitar Wolf Jet Generation Matador
Ritorna la più ...
Guitar Wolf Jet Generation Matador Ritorna la più distorta,stracicata,rumorosa rocn and roll band del mondo,ovvero i Guitar Wolf. Dopo l'exploit commerciale del precedente Planet of the Wolves (accusato dai puristi di aver commercializzato l'intransigente proposta del gruppo) ecco Jet Generation che suona la carica di questi tre pazzi giapponesi vestiti come i protagonisti di 'Scorpio Rising' e dediti ad un selvaggio rock and roll suonato a volumi e a velocità supersonica. Voce iperdistorta,chitarra ultra abrasiva una sezione ritmica primitiva ed un senso di saturazione e di violenza sonora tale da far scappare anche i fighetti della scena ultra-noise sperimentale. Una specie di incrocio tra i Cramps e i Pussy Galore (sentite 'Cosmic Space Girl'), questi tre giapponesi dimostrano che il rock and roll suonato in questa maniera è ancora la musica più oltraggiosa e disturbante possibile.Non ci vuole molto basta alzare il volume e iniziare a rantolare nel microfono:è così dagli anni cinquanta, perchè cambiare una ricetta vincente ?E con titoli come 'Fujiyama Attack','Kung Fu Ramone'(devastante) e 'Refrigerator Zero' si è pronti per conquistare il mondo. Kamikaze Rock and Roll Suicide ? Penso proprio di si.Donatella Rettore, per una volta, aveva visto giusto.
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14/12/2005 13:23 - Ian Anderson/Jethro Tull
Undici anni e mezzo dividono Walk Into Light, ...
Ian Anderson/Jethro Tull Undici anni e mezzo dividono Walk Into Light, il mio primo album solista, edito nel novembre '83, da Divinities: Twelve Dances With Gods, l'altra opera che ho realizzato senza i Jethro Tull. La linea di demarcazione non è solo temporale, perché rispecchia il mio diverso approccio, culturale e musicale, alle due esperienze. Allora avevo l'urgenza di sperimentare con l'aiuto dell'elettronica, mentre oggi avverto l'esigenza di esprimere le mie emozioni attraverso la musica orchestrale e acustica. Anche se non è la prima volta che uso strumenti acustici o elementi provenienti da orchestre sinfoniche. Non è un disco di musica classica, sebbene sia stato definito in questo modo e pubblicato dalla Emi Classies: in verità scandaglio le possibilità offerte dal flauto traverso. Per promuovere Divinities farò qualche concerto accompagnato da sette elementi, una formazione che è una sorta di punto d'incontro tra il gruppo rock e l'orchestra, e nella seconda parte della serata proporrò i brani dei Jethro Tull, ovviamente riarrangiati. Un nuovo lavoro dei Jethro Tull, invece, è già uscito e l'atmosfera rispecchia profondamente quella dei nostri album storici: più rock e meno canzoni. Abbiamo alle spalle più di venti album, esclusi cofanetti e antologie con inediti, eppure la voglia di fare musica è intatta. Certo, rileggendo la discografia dei Jethro Tull mi accorgo che ci sono capitoli più o meno rlusciti, alcuni che inciderei nuovamente nello stesso modo e di cui sono totalmente soddisfatto, altri che mi lasciano perplesso. Il nostro esordio a 33 giri risale al '68 con This Was, disco essenzialmente blues, che rifletteva molto gli orientamenti del chitarrista Mick Abrahams. La stampa ancora specula sui miei dissapori con Mick, ma la sua fuoriuscita dal gruppo fu un evento naturale, avvenuto in seguito a divergenze artistiche e non personali. Stand up, 1969, è uno dei miei "figli" prediletti: l'energia positiva che ancora sprigiona da quei solchi mi colpisce profondamente. Il successivo Benefit, del 1970, invece è cupo, oscuro e riflette l'atmosfera di tensione in cui fu concepito, dopo un intero anno trascorso in giro per il mondo a suonare. Aqualung e Thick as a brick rappresentano la summa del discorso intrapreso dai gruppi che vollero rinnovare il rock dopo la sbornia del beat e del blues revival. Il rock progressivo, probabilmente, fu il primo esempio di crossover music, dato che al suo interno inglobò elementi stilistici spesso in contrapposizione: musica classica, hard rock, folk, jazz, blues. Passion play è, invece, un episodio piuttosto controverso: andammo in Francia per registrare un disco doppio e ci ritrovammo dopo qualche tempo con una serie di nastri che non ci soddisfacevano affatto, così ritornammo in Gran Bretagna e registrammo del materiale del tutto nuovo. Anche questo disco che concluse l'epoca della Mega Suite, fà parte del lato più oscuro dei Jethro Tull. Seguirono cinque album molto diversi fra loro che ci portarono fino alla nascita del punk. Nel '78 decidemmo di incidere il nostro primo live che testimoniava credo efficacemente l'intatta vitalità della band. In fin dei conti, siamo troppo vecchi per il rock'n'roll e troppo giovani per morire.
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14/12/2005 13:23 - JET BLACK CRAYON "Low Frequency Speaker Test"
Il primo lavoro dei ...
JET BLACK CRAYON "Low Frequency Speaker Test" Il primo lavoro dei Jet Black Crayon, impresa che i due condividono con il bassista degli Swell Monte Vellier ed il batterista Tim De Gaugh. Il test tecnico dichiarato dal titolo si rivela in realtà per un'ampia e cerebrale escursione nei vasti domini della musica d'ambiente, un viaggio che in poco meno di mezz'ora e attraverso otto tappe ci invita a fantasticare sulle atmosfere generalmente dilatate e visionarie ma chi pensasse di tacciarli di eccessiva astrattezza ascolti il robusto e spigoloso funk messo in piedi in "The Tree"- che i quattro si sono ingegnati di creare sotto questa denominazione. E la traccia video c'è naturalmente anche quella e presenta la gradita particolarità di non essere compresa nell'elenco di quelle audio.
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14/12/2005 13:23 - JET.SONS Aria Nuova [cd - Toast]
Un titolo che secondo Stefano ...
JET.SONS Aria Nuova [cd - Toast] Un titolo che secondo Stefano Borghi, cantante e bassista della band di Cantù non ha un riferimento preciso con il momento fortunato che i Jet.sons stanno attraversando. E' semplicemente la "title-track" del nuovo cd. Sarà così, ma di cose nuove ne sono successe in casa Jet.sons da quando, nell'estate del '96, cinque scatenati ragazzi debuttano su Toast con "Out Of This placet For Energy". La miscela sonora non ha subito eccessivi cambiamenti rispetto a quel piccolo grande cd, che quattro anni fa diventò subito un piccolo hit underground: garage sound condito con una psichedelica di derivazione blues e con il giunge più intelligente. Però, come si diceva, ne è passata di acua sotto i ponti e oggi Stefano e compagni sono cresciuti nello spirito, nell'attitudine, nelle canzoni proposte. Da quartetto la line-up si è stabilizzata come power trio. I testi sono oggi composti e cantati in italiano e certe i riff avvolgenti e sanguigni si alternano magnificamente a momenti ricchi di emozioni e suggestioni magmatiche, riportando alla memoria la psichedelica ruvida di certi Blue Cheer. Tra i brani, " Fortunata dea " ha avuto origine dall'impulso iniziale, dal riff, la piccola grande idea. Poi in un'ora il pezzo è stato completato. Altri episodi come " Aria nuova " o " Nessun eroe ", per esempio, hanno richiesto più tempo per la messa a punto. Questo quanto dichiara lo stesso Stefano. Dal canto nostro ribadiamo che il valore ormai consolidato del combo riuscirà sicuramente a conquistare la fiducia degli ascoltatori del nuovo indie-rock italiano. (contatti: toast telefono 011.4342588- fax 011.4343255 - www.toastit.com)
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14/12/2005 13:23 - JETHRO TULL
J-Tull Dot Com
Per Ian Anderson, lo storico leader dei ...
JETHRO TULL J-Tull Dot Com Per Ian Anderson, lo storico leader dei Jethro Tull, il tempo è una dimensione di secondaria importanza. A trent'anni di distanza dai fasti degli esordi, la sua formula vincente (progressive folk e chitarre in odore di hard rock) non ha subito grandi mutamenti. A un primo ascolto, l'epicità delle atmosfere e i frequenti inserti di flauto non lasciano dubbi sulla paternità di questi 14 brani. Che suoneranno piacevoli e rassicuranti alle orecchie dei fans dei Jethro e un po' datati (ma non per questo sgradevoli) a quelle di tutti gli altri. Da non sottovalutare, comunque, la delicata Dot Com, che apre sorprendenti scenari orientaleggianti grazie anche all'affascinante contributo vocale di Najma Akhtar e il curioso esotismo caraibico della brevissima Mango Surprise. Sono brani che sottolineano, se non altro lo sforzo di Anderson di non restare vittima di un immobilismo estetico per certi versi ammirevole e per altri pericoloso.
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14/12/2005 13:23 - JETS TO BRASIL, un nuovissimo supergruppo formato da membridi TEXAS ...
JETS TO BRASIL, un nuovissimo supergruppo formato da membridi TEXAS IS THE REASON, JAWBREAKER, HANDSOME e LIFETIME, che sta per far uscire il suo primo album.
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14/12/2005 13:23 - JETS TO BRAZIL
Debutto attesissimo per il nuovo gruppo di Blake ...
JETS TO BRAZIL Debutto attesissimo per il nuovo gruppo di Blake Schwarzenbach già voce e leader dei Jawbreaker. Partecipano il bassista degli Handsome ed il batterista dei Teaxas Is The Reason.
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14/12/2005 13:23 - JETS TO BRAZIL Four Cornered Night (Jade Tree/Goodfellas)
Non mi ero ...
JETS TO BRAZIL Four Cornered Night (Jade Tree/Goodfellas) Non mi ero interessato al debutto pubblicato dai Jets To Brazil sul finire del 1998 e intitolato ‘Orange Rhymic Dictionary’. Non per una questione di “superiorità”, ma per il semplice fatto che dopo aver ascoltato alcuni pezzi ne avevo dedotto che non meritava troppa attenzione, d’altronde anche alcune recensioni avevano confermato tale ipotesi. Adesso mi trovo tra le mani il nuovo ‘Four Cornered Night’ (prodotto da Jay Robbins di Jawbox e Burning Airlines) e l’impressione è che il gruppo non abbia compiuto troppi passi in avanti. Trattasi sempre di british pop, sweet punk, new old wave, emo rock un po’ sognante e un po’ deprimente, ma i brani non è che siano particolarmente esaltanti, veleggiando sull’onda della normalità e con un alto coefficiente di “derivazione”. Probabilmente venderanno, però da gente come Blake Schwarzenbach (Jawbreaker), Jeremy Chatelain (Handsome) e Chris Daly (Texas Is The Reason) mi aspetterei qualcosa di diverso.
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14/12/2005 13:23 - JETS TO BRAZIL Four Cornered Night
Come da pronostico: sortisce uno ...
JETS TO BRAZIL Four Cornered Night Come da pronostico: sortisce uno strano effetto ascoltare la voce di Blake Schwarzenbach adagiata su trame così introspettive. Lui che ai tempi dei Jawbreaker aveva siglato col fragore delle melodie la sua firma. E anche il debutto dei JTB di due anni fa non suonava poi così ritroso. Per dire, siamo dichiaratamente in provincia di "Plastic Ono Band", con la conclusiva "All Things Good and Nice" che omaggia apertamente "Mother". "Amo mia madre per tutto quello che non è/ma soprattutto per ciò che è". Emoglobina nelle vene e una foto di Lennon sul comodino, prima di assopirsi, fine a cui mirano le delicatissime "One Summer Last Fall", "In the Summer's When You Really Know" e ****. Ci sono fughe frenetiche, ma è nostalgia dei trascorsi, un hobby o poco più ("Little Light", "Your X-Rays...") Le vene del disco stanno in quiete ballate di quelle che Buffalo Tom ("Air Traffic Control") e Wilco ("Empty Picture Frame", "You're Having the Time of My Life") sanno bene. E ora anche Blake: autore in cerca d'autorevolezza.
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14/12/2005 13:23 - JETS TO BRAZIL
"Orange Rhyming Dictionary"
In questo progetto che fa base ...
JETS TO BRAZIL "Orange Rhyming Dictionary" In questo progetto che fa base a New York City confluiscono elementi provenienti da Jawbreaker, Handsome e Texas Is The Reason: quel che una volta si usava chiamare super-qruppo, insomma. Che si tratti in ogni caso di una band piuttosto promettente lo conferma il programma del suo primo cimento sulla lunga distanza, undici canzoni dai suoni aspri di derivazione hardore e dalle melodie college pop. Potrebbero davvero fare strada.
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14/12/2005 13:23 - JETS TO BRAZIL
"Original Rhytùing Dictionary"
Blak Scwarzenbach sbaglia mira. L'esordio dei ...
JETS TO BRAZIL "Original Rhytùing Dictionary" Blak Scwarzenbach sbaglia mira. L'esordio dei suoi Jets To Brazil, atteso invano da buona parte dei vecchi fan di Jawbreaker, mostra irrimediabilmente la corda fin dall'iniziale riff, un surrogato southern che lascia presagire ben altri sfaceli. Il timpano martellante di Chris Daly (Texas Is The Reason) apre le danze in Morning New Desease, dalle parti dei Sonic Youth 'majorati' un fuoco di paglia. La mediocrità prende rapidamente possesso del sottoscritto, irritato forse oltre misura da codesto incombente supergruppo. Riferimenti musicali impossibili sembrano cementare la strada dei Jots To Brazil, distinguo ZZ Top, Springsteen e qualcosa degli edulcorati Lemonheadz. Davvero poco per un autore Blake che con le sue canzoni aveva fatto sognare più d'una persona. Ripartite da Dear You dei Jawbreaker allora, quando il compromesso era oltremodo tollerabile.
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14/12/2005 13:23 - JETSONS/Aria Nuova
Aria nuova in cucina o piuttosto nel negozio di ...
JETSONS/Aria Nuova Aria nuova in cucina o piuttosto nel negozio di giocattoli giù all'angolo? La pensata di riprendere per l'immagine di copertina di questa loro terza uscita discografica una vecchia idea dei Beatles - poi prudentemente accantonata per non incorrere negli strali della censura - lascia in effetti insoluto il dilemma generato dalle bambole smembrate e dai tagli di carne con i quali i tre Jetsons si sono messi in posa davanti all'obiettivo. Questo almeno fino a quando non si passa all'ascolto delle cinque tracce che vi sono state raccolte: cinque canzoni e non già five songs, come si poteva viceversa dire a proposito delle loro precedenti uscite. I Jetsons, che nel frattempo hanno sfoltito i ranghi e assunto la più classica configurazione a tre, hanno infatti passato il guado e deciso di cantare in italiano. Una resa senza condizioni al bisogno di rendere più fruibile la loro musica? Nemmeno per sogno: "Fortunata Dea" spinge fin dalle battute iniziali verso quelle sonorità psycho garage sulle quali il terzetto lombardo ha forgiato il proprio stile e "Amore Per Mary", "Nessun Eroe" e "Aria Nuova" rincarano persino la dose, saturando di elettricità le parti di chitarra e picchiando ancora più dure sulle incolpevoli pelli dei tamburi. Appena meno furente è il tema di "Biscuits For Birba", che tuttavia non rinuncia alle maniere e ai suoni forti e distorti neppure nella melodia del ritornello, a riprova che certi "vizi" non dipendono proprio dal genere di fonemi che si è soliti pronunciare suonando rock fieramente distante dalle derive correnti qual è per l'appunto il loro. A meno di chissà quali cataclismi negli orientamenti dei gusti musicali presenti e futuri, i Jetsons non si arricchiranno mai con questa musica, ma certo è che proprio in questi suoni ruvidi e infuocati che leggende come quelle dei Seeds e dei Blue Cheer trovano il modo di alimentarsi e perpetuarsi.
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14/12/2005 13:23 - JETT BRANDO The Movement Towardr You
Jett Brando è l'inedita sigla ...
JETT BRANDO The Movement Towardr You Jett Brando è l'inedita sigla che Jeremy Winter ha scelto per raccogliere e pubblicare una selezione del materiale scritto al di fuori dei suoi abituali impegni con gli All Natural Lemon & Lime Flavors, i cui due album hanno riscosso non pochi consensi negli ambienti della musica indipendente americana. "The Movement Toward You" porta in superficie il lato più schietto e naïf della sua scrittura musicale, quello che più direttamente sembra risalire da una parte ai Velvet Underground -"Waiting"- e dall'altra ai Beatles, l'impronta dei quali è particolarmente in evidenza in brani come "Well, Well", "Won't You Treat It Like A Storm" e "Dead Hot Sun". L'allestimento sonoro quasi sempre molto spartano di queste tracce fa sì che venga ancora meglio in luce la naturale vena melodica della sua composizione: "All Your Tongues", "Nobody Wants To Know" e "Who Is To Decide" sono al riguardo dei piccoli capolavori di delicatezza e semplicità, qualità che Winter riesce a mantenere intatte anche negli episodi - "MoreThan Becoming" e "Love You Blues" - armonicamente più sghembi del programma.
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14/12/2005 13:23 - K.W. Jeter
Noir
Walter J. Williams
La voce del vortice
Fanucci £ 6.900
La casa ...
K.W. Jeter Noir Walter J. Williams La voce del vortice Fanucci £ 6.900 La casa editrice Fanucci di Roma da vita ad una nuova collana editoriale. Solaria. Diversi i punti ai quali fa capo la collana, innanzitutto il genere, la fantascienza, poi una politica contenuta dei prezzi di copertina, seimila e novecento lire; e poi la distribuzione. Infatti i volumi di questa nuova collana si troveranno nelle edicole e questo sicuramente sarà un vantaggio per coloro i quali hanno tuttora difficoltà nel reperire i libri in libreria. Veniamo alla prima uscita: si tratta di un numero doppio per accontentare subito gli appassionati del genere. Noir, di K.W. Jeter, è il primo titolo della collana ambientato in una Los Angeles divenuta paradiso tecnologico, una città dove i pirati informatici sono condannati a morte per violazione del copyright e le corporazioni economiche detengono un potere enorme. McNihil è un detective che indagando su un omicidio irrisolto viene a contatto con un mondo sotterraneo nel quale si stanno pianificando nuove strategie per il controllo sociale da parte di associazioni malavitose, un noir appunto, che strizza l’occhio ai classici degli anni trenta con il piglio della narrazione futuristica. Probabilmente le basi per la nuova narrativa di genere. Il secondo titolo di questa prima uscita è La voce del vortice di Walter J.Williams, il libro è abbinato in omaggio al sopracitato Noir . In questo caso il protagonista è un clone, il suo Alfa è morto assassinato durante la guerra galattica. All’atto della creazione sono state immesse nel suo cervello tutte le informazioni relative all’eroe tranne l’ultimo anno di vita di questo. Steward Beta comincia così un percorso a ritroso nel tempo per ricostruire gli ultimi momenti della sua vita, tradimenti e orrori di una guerra terribile e ricca di misteri. Andrea Alessandro Di Carlo
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14/12/2005 13:23 - NICOLA CONTE Jet Sounds
Uno dei dischi più attesi nel panorama ...
NICOLA CONTE Jet Sounds Uno dei dischi più attesi nel panorama lounge italiano vista la stima di cui gode il suo autore - soprattutto oltre i confini nazionali: vedi Arto Linsday, ad esempio. Un paio di considerazioni. La prima: sulla qualità, Conte non delude quanti ne hanno finora apprezzato i singoli, destinati alla pista da ballo. La seconda, sulla varietà: siamo distanti dall'album strettamente dance che era possibile aspettarsi. "Jet Sounds" è invece un organismo coerente con il lavoro svolto da Conte, come dj ma anche e soprattutto come organizzatore culturale, a Bari, col Fez Club - una vera e propria officina musicale. Un lavoro e una formazione che partono dal jazz, attraversano il Brasile, subiscono la fascinazione di certe colonne sonore dei '60/'70 e dei loro autori, italiani soprattutto, e alla fine assorbono quanto la 'club culture' ha prodotto negli ultimi anni, la 'dance music' contemporanea, cioè. E il disco è assolutamente coerente con tutto ciò, mettendo assieme tutti gli ingredienti - ma c'è anche il mambo o il beat- con gusto europeo e italiano. Rimanda agli anni '60, alla nozione di quegli anni legata al cinema di quegli anni, quando le orchestrine riempivano i locali e riprendevano i suoni provenienti dall'America-USA come quella Latina, più exotica - con atteggiamenti propri e italiani. Nessuno scimmiottamento: una forte personalità artistica invece, come di rado in Italia.
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14/12/2005 13:23 - NICOLA CONTE
JET SOUNDS
SCHEMA RECORDS/FAMILY AFFAIR ...
NICOLA CONTE JET SOUNDS SCHEMA RECORDS/FAMILY AFFAIR Avete un divano di gommapiuma? Se la risposta è no, allora sarà bene che andiate a comprarvene uno (possibilmente un originale Additional System di Joe Colombo del 1969) e ve lo facciate consegnare prima possibile: potrete ascoltare Jet Sounds, il nuovo album di Nicola Conte, solo se in possesso dell'oggetto. Una volta ottenuti i requisiti necessari, lanciate il disco, sdraiatevi sul divano, abbandonate le vostre membra all'ozio e chiudete gli occhi. Basterà un attimo, l'attacco dei fiati in "Arabesque", per ritrovarvi in piedi, a saltare sul vostro bellissimo acquisto, ormai privi d'ogni contegno. Di lì in avanti la musica vi farà vivere un viaggio spazio-temporale mai provato. In "Bossa per Due" ballerete avvinghiati al vostro tronchetto dell'amore. In "Dossier Omega" v'infilerete sotto il letto, con impermeabile ed occhiali da sole, a scrutare con circospezione la lista della spesa. In "Manbo per due" non riuscirete a trattenervi dal nascondere la copertina del disco nel materasso, convinti che l'errore di stampa lo renderà raro quanto un Gronchi Rosa. In "Il Cerchio Rosso", traccerete un segno circolare sullo specchio del bagno, con un rossetto ritrovato per caso, immaginando d'essere autori di una serie di delitti perfetti, dal vostro capoufficio fino all'amministratore delegato... In "Missione a Bombay" telefonerete all'indian take-away sotto casa per prenotare un chicken tikka al cianuro. In "La coda del Diavolo" vi appenderete ad una corda calata dal terrazzo superiore, per fuggire dall'emissario che ha appena suonato alla vostra porta ed è pronto ad eliminarvi. In "Jet Sounds" vi tufferete, attraverso una finestra aperta, nell'appartamento della vicina di casa (quella bionda che sognate da anni) e la troverete avvolta da un accappatoio bianco. Ormai in preda allo sdoppiamento, direte: "Ehi bimba, che ne dici di un Martini Cocktail a casa mia?". Lei accetterà, entrerà con voi in ascensore e si lascerà andare ad un bacio appassionato. Proprio in quel momento, mentre il disco suona "Trappola Mortale", la porta dell'ascensore si aprirà: avvinghiati alla vostra vicina troverete, ad attendervi davanti alla porta di casa, la vostra fidanzata...
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14/12/2005 13:23 -
Real techno night RINO CERRONE (RI'LI:S records, Napoli)
+ Bubblejet e ...
Real techno night RINO CERRONE (RI'LI:S records, Napoli) + Bubblejet e Zilch (Link Muzik) Appuntamento con un altro esponete di grido della scena techno napoletana, Rino Cerrone. Dj e produttore emergemte sulla scena internazionale ha recentemente ricevuto gli elogi del celebre Carl Cox che lo ha menzionato nella sua playlist sull'ultimo numero di Muzik. Il progetto iniziale della RI'LI:S era quello di pubblicare 10 dischi a tiratura limitata e senza titoli, a cui più tardi sono state aggiunte edizioni speciali, inserite fra quelle pianificate originariamente. Ma i riconoscimenti sono piovuti sia dal fronte techno che house: Rino Cerrone e la sua RI'LI:S sono seguiti e rispettati tanto da personaggi come Denny Tenaglia e Roger Sanchez, che da 'technocrati' come Stanny Frassen, Richie Hawtin e Jeff Mills.
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14/12/2005 13:23 - The Trans Megetti
Steal the Jet Keys (Art Monk)
Trans Megetti e ...
The Trans Megetti Steal the Jet Keys (Art Monk) Trans Megetti e Seven Storey Mountain sono forse due delle bands più interessanti emerse da quel calderone sempre prolifico che ospita al suo interno l'evoluzione dell'hardcore americano dai Black Flag/Meat Puppets/Minutemen/No Means No in poi, all'emocore di Husker Du e Fugazi alla decostruzione degli Slint/June Of '44/Rodan. Un suono che si muove apparentemente in una terra di nessuno in cui tentazioni melodiche si accompagnano ad elucubrazioni strumentali, tempi veloci (comunque predominanti) si alternano a momenti più riflessivi. E' come se queste bands cercassero di trovare una mediazione tra la spinta innovatrice del post punk anni '90 e l'urgenza comunicativa dell'hardcore melodico meno stereotipato. Non sempre il gioco riesce anche se i momenti migliori di Steal The Jet Keys dei Trans Megetti ad esempio fanno pensare a gruppi storici della scena di Washington come Gray Matter e Rites Of Spring, bands che miscelavano l'energia del punk rock con le suggestioni ritmiche di Gang of Four e Pop Group. Per definire la musica dei Trans Megetti sono stati chiamati giustamente in causa i Drive Like Jehu, costola ormai estinta dei Rocket From The Crypt, proprio per la capacità di trattare la materia noise in un contesto quasi emocore. Interessante.
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14/12/2005 13:23 - THURSTON MOORE
Piece for Jetsun Dolma (Victo)
Please Just Leave Me ...
THURSTON MOORE Piece for Jetsun Dolma (Victo) Please Just Leave Me (My Paul Desmond) (RRR)Venendo ai progetti solisti dei due, da qualche anno Moore suona spesso in duo con il batterista Tom Surgal (che proveniva dal trio di Rudolph Grey, The Blue Humans; il loro cd Clear to Higher Time, New Alliance ’91, era prodotto proprio da Moore), col quale ha inciso il notevole Klangfarbenmelodie su Corpus Hermeticum e un 10” su Fourth Dimension. Invitato al prestigiosissimo festival di Victoriaville (un festival incentrato prevalentemente sulla musica improvvisata proveniente da vari contesti, rock, jazz e contemporaneo; in quell’edizione suonavano ad esempio il pianista inglese Chris Burn e un progetto di Mario Schiano con Paul Lovens, Barry Guy e Evan Parker), Moore ha ideato il progetto Piece for Jetsun Dolma, invitando oltre a Surgal il grandissimo percussionista William Winant (per molti anni collaboratore di James Tenney, John Cage e Lou Harrison, e ultimamente nei Mr.Bungle) col quale, pur conoscendolo da anni (essendo un amico d’infanzia di Kim Gordon), non aveva mai suonato (e deliberatamente, pur discutendo con lui le sue intenzioni per il pezzo, non ha fatto neanche una prova e ci ha suonato per la prima volta sul palco). Per il pezzo, Moore aveva definito solo alcune idee tematiche alla chitarra e sulle tessiture e densità da ottenere, e l’idea di tener presente la “personalità luminosa” della dea del buddhismo citata dal titolo, “per dare allo spettacolo un aspetto positivo”. Tutto bene, se non per un imprevisto: i fan del rock. Attirati da Moore, è arrivato al festival uno dei più vasti pubblici che avesse mai avuto in 13 anni (750 persone: il record, 800, era stato per Robert Fripp). Il che ci riporta all’argomento con cui abbiamo iniziato: quando sono passati in Italia i Mr.Bungle, i loro concerti affollatissimi di fans dei Faith No More e di ragazzine innamorate di Patton si sono rivelati un massacro, con musica geniale e il pubblico che fischiava e sceglieva i momenti più quieti per lamentarsi ad alta voce di che roba pallosa fosse e perché non c’erano pezzi ritmati (stessa scena per il successivo trio a Bologna di Patton con Otomo e Ostertag. Intendiamoci, è anche un fatto puramente anagrafico: un diciottenne, se non è precocissimo, molto difficilmente apprezzerà Derek Bailey o John Cage o Burt Bacharach; ma è così insopportabile ascoltare anche musiche che non piacciono per un’ora, la durata di un concerto?). Chiunque sia stato a concerti di musica improvvisata sa quanto attento e silenzioso sia il pubblico, anche perché, trattandosi di musica creata sul momento, la concentrazione dei musicisti pare un fatto importante; la cosa strana della registrazione di Piece for Jetsun Dolma è che è piena di fischi e urla, naturalmente appena si abbassa il volume della musica, ma che sembrano fischi e urla di incitamento (c’è anche una che urla “I love you Thurston!”), anziché di protesta come per i Mr.Bungle (a parte l’episodio raccontato poi da Winant, di tipi che facevano rumori di scorreggie tutte le volte che si voltava - fortunatamente non catturate dai microfoni); il che forse è sintomatico, come gli sputi lanciati in segno di apprezzamento a Iggy Pop. Quello che abbiamo comunque è un cd stupendo, con un lavoro incredibile dei due percussionisti (magistrale Winant ai timpani), e una grande inventiva di Moore per tutti i 65 minuti del pezzo, ma il tutto disturbato da fischi nei momenti (per fortuna non molti) più rarefatti. (Victo, C.P. 460, Victoriaville, Québec, GP6 6T3 Canada). Se Piece for Jetsun Dolma è comunque molto “rock”, per la massa rumoristica generata dalla chitarra, Please Just Leave Me (My Paul Desmond), uscito per la serie economica della RRR (8 dollari più 3.50 di spedizione: anche qui, le 30-36mila viste in certi negozi non sono un pò troppe?) è rarefatto sul serio: 29 minuti di sottili fischi-larsen e sibili alla chitarra, vibrazioni e sfregamenti di corde, il tutto spostato sul canale destro, mentre sul sinistro si sente come del fruscìo, dei disturbi, qualcosa di molto lontano; al ventinovesimo minuto, quando Moore smette di suonare, viene fuori che è una radio o un registratore, che suona un pezzo cocktail-lounge; per due minuti, e il cd è finito. (RRR, 23 Central St., Lowell MA 01857 Usa).
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14/12/2005 13:23 -
WARM JETS - "FUTURE SIGNS" - CD
Una generazione cresciuta nella ...
WARM JETS - "FUTURE SIGNS" - CD Una generazione cresciuta nella recessione economica con il minimo delle aspettative. Una delle forme di ribellione più consolanti è mettere in piedi una band. Quanti, fra i nati dal '61 all'81, avranno realizzato il proprio sogno? Certamente non tutti. Alcuni, dopo i primi tentativi hanno trovato il posto in banca, alle poste o in un ente pubblico. Gli altri hanno perseverato e si sono riscoperti, un bel giorno, nell'immenso calderone del cosiddetto brit-pop (forse è ora di usare l'espressione post brit-pop, visto che il prefisso in questione è tra i più diffusi in campo di definizioni musicali!). Comunque sia, i Warm Jets non ci stanno e danno alle stampe un disco ambizioso, al di fuori di una catalogazione così semplicistica. Pop istintivo e intelligente è ciò che sgorga dai solchi di "Future Signs", con un gruppo che conosce ciò che vuole e come ottenerlo, senza essere parte di nessun movimento. Con liriche per lo più basate su viaggi spaziali, tecnologia e un' umanità in cerca dei comfort ottimali per morire meglio, le canzoni dei Jets si scartano come caramelle e si lasciano gustare con quel sapore tanto caro al David Bowie di Scary Monsters. "Lo spazio è profondo e freddo" recita "Meteorites", e forse è questa l'idea che i Warm Jets si sono fatti del pop di fine millennio. Riff di chitarra marcatamente elettronici e una voce imperturbabile, dietro la quale non sembra celarsi alcuna emozione: è questo il marchio di fabbrica di una band che recupera certa wave degli anni '80. Ascoltando i Warm Jets mi tornano in mente i pantaloni grigi e le camicie bianche strette al collo da sottili cravatte nere, accostate a capelli corti, tagliati "a scalare". La musica funziona perfettamente soprattutto quando si tratta del pop beat di "Move Away" o di "Autopia". Echi di Wire, Magazine e Pixies attraversano per intero le dodici canzoni di "Future Signs", registrato nello studio personale dei Jets, il Chipping Norton, avvalendosi del mixaggio di Glyn Johns (Clash, Rolling Stones). Se vi piacciono gli Elastica e volete farvi un corso veloce di new wave questo è il disco che fa per voi.
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14/12/2005 13:23 - Warm Jets "Future Signs"
Potremmo cominciare con un indizio, l'album magico ...
Warm Jets "Future Signs" Potremmo cominciare con un indizio, l'album magico di Brian Eno "Here Comes the Warm Jets", dal quale i quattro hanno tratto ispirazione per il loro nome e poi altri indizi sparsi più propriamente musicali, ovvero un poker di singoli mai assurti a particolare notorietà, nonostante la loro intrinseca ed indubbia qualità, cioè "Autopia", "Never, Never", "Move Away" e "Hurricane". Ora il quartetto londinese capitanato da Louis Jones (chitarra e voce) in piacevole compagnia della bassista giapponese Aki Shibahara, del batterista Ed Grimshaw e dal secondo chitarrista Paul Noble approda al debut-album "Future Signs", lavoro ricco di attrazioni moderniste e lusinghe melodiche. Un disco che cattura sommessamente tra ipnotici afflati elettrici via Wire e Talking Heads mentre gli strumenti in ottima azione intrecciano melodie ora dolci ora angolari ed irradiano scenari sonori di bellezza sensoriale. Le emozioni si materializzano e si susseguono sempre più intense. La title track è battuta da suggestioni romantiche e si inebria di magnetiche atmosfere. Un senso di velato e sottile erotismo si impossessa di "Romero" e "Radical Drag", dense di pose intimiste che esprimono sprazzi di poesia visionaria. Più spazio all'uso di un sottile background tecnologico si avverte nell'ipnotica e narcolettica "Meteorites", che sprigiona il fascino di una soffusa liricità sempre protesa verso la ricerca di inedite emozioni. La voce di Louis Jones vibra ed accarezza tra magici riflessi notturni durante "Vapour Trails" e tra le atmosfere lisergiche di "Liverpool St" mentre chitarre più irrequiete provocano tumulti emotivi assai intensi in "Maestro". Ma è "Silver Surfer" l'apice assoluto dell'opera dove un'esplosione di armonie epiche molto Pixies e fragori chitarristici Psychedelic Furs irradiano cieli stellati. "Future Signs" è LP ispirato, nervoso, esclusivo, particolare che assolve brillantemente la funzione di pubblico documento dell'arte elusiva e singolare degli ermetici Warm Jets. Hanno colpito e colpiranno ancora.
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14/12/2005 13:23 - DEPARTURE LOUNGE Jetlag Dreams
Serie sette si chiama l'ultima idea di ...
DEPARTURE LOUNGE Jetlag Dreams Serie sette si chiama l'ultima idea di Bella Union, indie britannica di cui giusto un mese fa si segnalava su queste pagine il successo nel tentare di creare un suono proprio, fortemente caratterizzato da una comunione di intenti dimostrata dai musicisti ad essa affiliati nel ricercare atmosfere morbide ed ovattate, certo memori di un passato speso frugando tra i solchi di vinili prodotti da gente come Felt, Durutti Column, Soft Verdict e Cocteau Twins. Questi ultimi soprattutto è impossibile ignorare dal momento che l'ingombrante sagoma di Simon Raymonde fornisce un filo conduttore a pressochè tutte le produzioni occupandosi peraltro di gestire la stessa etichetta in compagnia del vecchio socio Robin Guthrie. Serie sette si diceva; sette dischi, sette canzoni strumentali ognuno, sette differenti artisti. Departure Lounge ci hanno aggiunto dei loro registrando la colonna sonora per immaginari sogni post jetlag in soli sette giorni trasferendosi a Nashville e servendosi questa volta della produzione americana di Marc Chevalier. Nonostante l'aria country che i quattro hanno probabilmente respirato e le tentazioni postrocker che l'assenza vocale potrebbero suggerire, i riferimenti restano comunque i medesimi citati poche righe sopra, che già avevamo avuto modo di incrociare ed apprezzare all'interno di Out of here opera prima della formazione di Tim Keegan, la cui bella voce presente pure nel disco nuovo dei francesino Kid Loco, qui assente per consapevole scelta, rimane unico motivo di rimpianto.
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14/12/2005 13:23 - Dennis & The Jets - Ovvero Dennis Flagiello (voce e ...
Dennis & The Jets - Ovvero Dennis Flagiello (voce e basso), Jerry Flagiello (voce e chitarra), Johnny Flagiello (chitarra), Bobuska "Bobby Kong" Koniewsky (sax), Tarzan Della Giungla (batteria) e Tony Cartony (hammond e piano). Hanno il rock and roll nel sangue e non hanno paura delle trasfusioni, tant'è hanno partecipato ai più importanti festival del rock & blues sia in Italia che all'estero (Seattle, Spokane, Portland). Alla storica formazione (chitarre, basso, batteria, sax) è stata aggiunta l'acida sonorità dell'organo hammond che ha dipinto in versione "seventy" il sound portante della band. Nati a Firenze nella prima metà degli anni ottanta, Dennis & the Jets hanno tenuto quasi 1400 concerti (!!!), hanno pubblicato cinque album, hanno ottenuto numerosissimi premi, nomination e riconoscimenti, sono stati la 'resident band' di tanti programmi televisivi. In poche parole, questi alfieri italiani del rock'n'roll brillano ogni volta che si tratta di suonare rock con un po' di salutare, solida e garbata auto ironia.




























































































































