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14/12/2005 13:23 - Di questa riscoperta Bireli Lagrene è certo uno dei protagonisti ...
Di questa riscoperta Bireli Lagrene è certo uno dei protagonisti da tempi non sospetti. Fino a ieri entan prodige, Lagrene è, oggi, ad appena trent'anni, un apprezzatissimo specialista della sei corde e certamente uno dei talenti più fulgidi prodotti dal jazz transalpino negli ultimi anni. Partito come epigono fedele e rispettoso del verbo strumentale di Django, Lagrene si è poi spinto fino alle più attuali possibilità timbriche dello strumento, adottando anche una serie di distorsori e una chitarra sintetizzata. Il mondo musicale di Lagreme, scava comunque nelle radici etniche del popolo zingaro, i ritmi del valzer e del tango gli sono particolarmente congeniali, per attraversare ancora la lezione di Django (anche se da quel modello se è dovuto parzialmente allontanare, per non essere identificato esclusivamente come il "nipote di sangue" del geniale chitarrista scomparso) e giungere fino alle inclinazioni stilistiche contemporanee, soprattutto a quella fusion che gli permette di sfoderare grandiosamente la propria incredibile tecnica strumentale. E quando Lagrene non eccede nell'esposizione virtuosistica del suo strumentismo, quando cioè il tecnicismo si unisce al lirismo cesellato di fraseggio e armonizzazione, allora lo spettacolo musicale del suo trio può davvero decollare qualitativamente. Del resto anche in passato, quando così come oggi, alternava l'amore per la musica acustica e quello per le innovazioni elettroniche, il chitarrista francese ha sempre cercato di mediare faticosamente queste due inclinazioni. Se il proscenio mondiale lo ha scoperto al fianco di John McLaughlin, Al Di Meola e Paco De Lucia, in una all-stars di virtuosi che nei primi anni ottanta lo portò nei palchi più prestigiosi di festivals non solo jazzistici, è stato insieme a Larry Coryell, Jaco Pastorius, Pat Metheny, Benny Carter, Paquitn De Riveira, Beny Goodaman, dunque in altri ensembles spesso divergenti tra loro, che Lagrene ha consolidato esperienze jazzistiche e professionali. Il contratto Blues Note, che gli ha permesso qualche anno fa di essere uno dei pochi europei ad aver inciso per la mitica casa discografica statunitense, ha finito per consacrare un talento innegabile eppure controverso, che potrebbe in futuro regalare altre svolte ed altre sorprese ai suoi estimatori.




























































