Bruce Springsteen

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BARLEY ARTS

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BRUCE SPRINGSTEEN

Le voci si rincorrono ormai da qualche settimana e ora trovano finalmente conferma. BRUCE SPRINGSTEEN AND THE E-STREET BAND ritornano dal vivo in Italia nel 2013 e per ben 4 concerti: il 23 Maggio a Napoli, in Piazza del Plebiscito, il 31 Maggio allo Stadio Euganeo di Padova, il 3 a San Siro, lo stadio di Milano dove Bruce suonerà - unico artista internazionale - per la quinta volta, e infine l'11 Luglio nell'ambito del Rock In Roma all'Ippodromo Delle Capannelle, ma con un allestimento specifico studiato appositamente per questo concerto, così da accogliere i tanti fan che attendono Springsteen di nuovo a Roma dopo 4 anni di assenza dalla Capitale. I biglietti per i quattro concerti, organizzati dalla Barley Arts di Claudio Trotta, saranno resi disponibili secondo il seguente calendario: la prevendita per lo show di San Siro aprirà sabato 1° dicembre nel circuito Ticketone (dalle 10 sul sito Ticketone.it e dalle 16.00 nei punti vendita sul territorio). Con la stessa dinamica, ma da Venerdì 7 Dicembre entreranno in vendita i biglietti per i concerti di Napoli e Padova, mentre da Lunedì 10 Dicembre sarà la volta di Roma: biglietti disponibili dalle 10.00 sul sito Ticketone e dalle 16.00 nei punti vendita sul territorio. In tutti e quattro i casi, dal giorno feriale successivo all'apertura delle prevendite su Ticketone saranno abilitati anche i punti vendita dei circuiti locali (elenco completo consultabile sul sito barleyarts.com). Sarà consentito l'acquisto di 4 biglietti al massimo per ogni transazione. Le nuove date confermate per il 2013 vedranno Bruce Springsteen and The E Street Band ritornare in Europa forti dell'enorme successo riscosso nell'estate 2012 e in particolare in Italia, dove nei 3 concerti a Milano, Firenze e Trieste hanno radunato un pubblico di oltre 130mila persone. www.brucespringsteen.net

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Testi in archivio:

  • 14/12/2005 13:23 - BRUCE SPRINGSTEEN Per qualche giorno fate finta che la polizia di ...

    BRUCE SPRINGSTEEN Per qualche giorno fate finta che la polizia di New York non esista. Che sia in sciopero, che sia stata attaccata dal virus della gastroenterite, che non abbia più cartucce per le pistole. Qualunque cosa pur di evitare di ricorrere ai servizi dei membri del NYPD. Bruce Springsteen non li ha messi di buon umore e potrebbero non essere al massimo della forma. Scrivendo, cantando e sostenendo fino a non aver più fiato la sua American skin, il Boss ha fatto tremare l'istituzione, che ha replicato criticando l'operato del musicista e invitando a boicottarlo («è un sacco d'immondizia», ha detto Bob Lucente, capo della polizia). Quando trema un'istituzione anche le altre restano coinvolte, spaccandosi come noci di cocco a forza di pareri dati, ma non richiesti, con sindaci in un mare di difficoltà e persone autorevoli che non perdono l'occasione per dimostrare di non essere mai state autorevoli. L'ultimo valzer della E Street Band potrebbe essere ricordato con la polaroid dei musicisti, Springsteen compreso, che dal concerto di Atlanta del 4 giugno fanno rimbalzare senza sosta da una bocca all'altra il ritornello della canzone: «41 shots/41 shots/41 shots». Sono i 41 colpi che hanno bucato la notte esaltando la politica della "tolleranza zero" del sindaco newyorkese Rudolph Giuliani. 19 di questi colpi, partiti dalle armi di ordinanza di quattro poliziotti di pattuglia nel Bronx, il 4 febbraio del 1999 sono finiti addosso al disarmato Amadou Diallo, afro-americano di 22 anni originario della Guinea, ammazzandolo come un cane. Indagati, i quattro sono stati assolti. E le bocche si sono moltiplicate masticando amaro. Sono le bocche della piazza che cantano a squarciagola inni che hanno solcato la storia, cambiandola come può cambiarla una canzone vera (Springsteen può non aver scritto tutte canzoni indispensabili, ma è molto probabile che non abbia mai scritto canzoni false). Il coro di "American skin" proviene direttamente dal cuore. E gli uomini di buona volontà hanno un cuore sola. Sono affamati di giustizia, anche se nessuno giurerebbe che ne esista una sola. Sono bianchi imbestialiti e neri che un tempo erano "proud to be black" e ora sono solo stanchi e non ne possono più perché hanno vissuto in un ghetto, né migliore né peggiore di altri, e per questo si sono abituati al sibilare dei proiettili, ad essere sfiorati dalla morte, a non farci più caso. Forse una parte di pubblico sa che Springsteen non è nuovo a simili denunce: nel suo primo album, con 'American flood' raccontò tragredie di strada con altrettanta forza. Solo che allora non poteva far paura. Era solo un moccioso di talento che scorrazzava fra sogni & chitarre nel vicino New Jersey, mandando cartoline in città. Oggi invece si mobilitano le volanti. Si circondano i quartieri. Si riempiono le prime pagine. Tom Joad non è uno che si può liquidare con un buffetto sulla guancia. Tom Joad sembra Zorro. I prepotenti sono avvertiti.

  • 14/12/2005 13:23 - BRUCE SPRINGSTEEN Before the fame Questi nastri controversi circolano da un ...

    BRUCE SPRINGSTEEN Before the fame Questi nastri controversi circolano da un po', con gran dispetto dell'autore, che non ne ha mai autorizzato la diffusione, ma vivo interesse da parte dei fans. Si riferiscono al passato remoto di Springsteen, 1972, i mesi tra la firma del contratto con la Columbia e il primo disco, sono demos posseduti da uno dei suoi vecchi manager, Jim Cretecos, e costituiscono un suggestivo "ritratto dell'artista da cucciolo" Bruce non è ancora il Boss ma uno smaccato epigono dylaniano e con voce fonda e chitarra, o pianoforte, cerca una sua strada nel mondo della musica, rischiando più di una volta il plagio (l'iniziale "Lady and the doctor", per esempio, è una copia spudorata di "Chimes of freedom"). Anche i testi sono ingenui ma orgogliosi, ficcanti, e ricchi di buone intenzioni; polemiche "notizie dalla societa", secondo la giornalistica lezione di Phil Ochs, e racconti dai margini, dalla strada, con i primi eroi poveri ma vivi dell'epopea springsteeniana. Nel mazzo di provini solistici è finita, chissa perché, anche una rara registrazione in gruppo; e una versione di "Evacuation of the west" del giugno 1973 sono i primi vagiti della E-Street Band.

  • 14/12/2005 13:23 - BRUCE SPRINGSTEEN The Rising E' tempo di cantastorie, di parole da ...

    BRUCE SPRINGSTEEN The Rising E' tempo di cantastorie, di parole da spargere nelle strade per raccontare, tramandare, richiamare l'attenzione vigile della coscienza collettiva, che in America è uno strano animale, a volte addomesticato come vuole il più miope patriottismo, a volte pronto a rinascere battagliero come Araba Fenice dalle ceneri del conformismo. E di ceneri ora ce ne sono tante, generate da quello che è stato chiamato Ground Zero da eroi per caso e pompieri per vocazione, da cittadini attoniti e leader impotenti. Ground Zero che sta per tabula rasa, distruzione totale, ma anche per livello zero, quello da cui si può solo ricominciare. Una vera e propria chiamata alle armi, schivata da molti divi con macchia e molta paura, ma che non poteva lasciare insensibile il combattente per eccellenza, il boss dei cantastorie del rock. Come un novello Atlante, Bruce Springsteen è di quelli sempre disposti a portare un peso, siano balle di fieno o deportees, strade ondulate o fantasmi che nessun altro vorrebbe trascinarsi dietro, fosse anche il mondo intero, tutto sulle sue spalle di guerriero. E le circostanze recenti questo mondo da trascinarsi sulla schiena, se pure già non lo aveva, glielo hanno formato, più solido e pesante di prima, aggravato da conflitti e dal metallo delle armi, da rottami aggrovigliati e da nere nuvole ispessite dall'odio. Carico in spalla, chitarra a tracolla, il ritrovato mucchio selvaggio disciplinato al suo seguito come nelle grandi occasioni, Springsteen è partito a caldo, ha risposto subito con My city of ruins, l'ha cantata quando le torri scomparse erano ancora un vulcano attivo, e ha continuato di getto, ha scritto, ispirato come nei momenti migliori, veloce e diretto, con l'urgenza dei tempi che richiedono chiarezza, forza, speranza. Molte delle nuove canzoni sembrano preghiere (in Into the fire canta: "May your strenght give us strenght, may your faith give us faith, may your hope give us hope, may your love bring us love"), preghiere laiche, incentrate su quella religione dell'uomo che è il credo del Boss, oppure esortazioni struggenti come in Waitin on a sunny day, introdotta da un dolce, tenerissimo verso che recita "It's rainin but there ain't cloud in the sky, must of been a tear from your eye", e poi si scioglie in "Dont worry we're gonna find a way", non preoccuparti troveremo una via d'uscita, e sembra lo Springsteen dei tempi di Born to run quando prometteva alla sua compagna di fuga di "proteggere i tuoi sogni e le tue visioni solo che allora scappare significava inseguire la terra promessa, utopica sì, ingannevole forse, ma comunque ben visibile all'orizzonte, oggi significa resistere alla tentazione di cercare un angolo sperduto nel mondo dove non arrivino i rumori sordi della guerra. I nuovi cieli da guardare sono vuoti (Empty sky), anche letteralmente per il buco lasciato dalle torri, ci sono fuochi e rovine dappertutto, si può ancora credere (Countin on a miracle) ma a patto di esser disposti a guardare, a gettare lo sguardo nel vuoto terribile creato dal nulla che sostituisce un formicaio brulicante di vita costruito come un gigantesco dolmen eretto per sfidare (o almeno grattare) il cielo. C'è anche un Nothing man, che per ovvia assonanza rimanda al Nowhere man di Lennon-Beatles, ma con molto meno surrealismo, piuttosto con l'amarezza della scomparsa, della cancellazione, dell'essere un uomo normale chiamato a rappresentare il coraggio. E infine la chiamata collettiva, The rising, il bisogno di risorgere, di ritrovare il sogno di una terra migliore (Paradise), ma con la consapevolezza che ci si muove in città fatte di rovine, tra macerie di mattoni e sogni infranti.

  • 14/12/2005 13:23 - BRUCE SPRINGSTEEN The Rising E' tempo di cantastorie, di parole da ...

    BRUCE SPRINGSTEEN The Rising E' tempo di cantastorie, di parole da spargere nelle strade per raccontare, tramandare, richiamare l'attenzione vigile della coscienza collettiva, che in America è uno strano animale, a volte addomesticato come vuole il più miope patriottismo, a volte pronto a rinascere battagliero come Araba Fenice dalle ceneri del conformismo. E di ceneri ora ce ne sono tante, generate da quello che è stato chiamato Ground Zero da eroi per caso e pompieri per vocazione, da cittadini attoniti e leader impotenti. Ground Zero che sta per tabula rasa, distruzione totale, ma anche per livello zero, quello da cui si può solo ricominciare. Una vera e propria chiamata alle armi, schivata da molti divi con macchia e molta paura, ma che non poteva lasciare insensibile il combattente per eccellenza, il boss dei cantastorie del rock. Come un novello Atlante, Bruce Springsteen è di quelli sempre disposti a portare un peso, siano balle di fieno o deportees, strade ondulate o fantasmi che nessun altro vorrebbe trascinarsi dietro, fosse anche il mondo intero, tutto sulle sue spalle di guerriero. E le circostanze recenti questo mondo da trascinarsi sulla schiena, se pure già non lo aveva, glielo hanno formato, più solido e pesante di prima, aggravato da conflitti e dal metallo delle armi, da rottami aggrovigliati e da nere nuvole ispessite dall'odio. Carico in spalla, chitarra a tracolla, il ritrovato mucchio selvaggio disciplinato al suo seguito come nelle grandi occasioni, Springsteen è partito a caldo, ha risposto subito con My city of ruins, l'ha cantata quando le torri scomparse erano ancora un vulcano attivo, e ha continuato di getto, ha scritto, ispirato come nei momenti migliori, veloce e diretto, con l'urgenza dei tempi che richiedono chiarezza, forza, speranza. Molte delle nuove canzoni sembrano preghiere (in Into the fire canta: "May your strenght give us strenght, may your faith give us faith, may your hope give us hope, may your love bring us love"), preghiere laiche, incentrate su quella religione dell'uomo che è il credo del Boss, oppure esortazioni struggenti come in Waitin on a sunny day, introdotta da un dolce, tenerissimo verso che recita "It's rainin but there ain't cloud in the sky, must of been a tear from your eye", e poi si scioglie in "Dont worry we're gonna find a way", non preoccuparti troveremo una via d'uscita, e sembra lo Springsteen dei tempi di Born to run quando prometteva alla sua compagna di fuga di "proteggere i tuoi sogni e le tue visioni solo che allora scappare significava inseguire la terra promessa, utopica sì, ingannevole forse, ma comunque ben visibile all'orizzonte, oggi significa resistere alla tentazione di cercare un angolo sperduto nel mondo dove non arrivino i rumori sordi della guerra. I nuovi cieli da guardare sono vuoti (Empty sky), anche letteralmente per il buco lasciato dalle torri, ci sono fuochi e rovine dappertutto, si può ancora credere (Countin on a miracle) ma a patto di esser disposti a guardare, a gettare lo sguardo nel vuoto terribile creato dal nulla che sostituisce un formicaio brulicante di vita costruito come un gigantesco dolmen eretto per sfidare (o almeno grattare) il cielo. C'è anche un Nothing man, che per ovvia assonanza rimanda al Nowhere man di Lennon-Beatles, ma con molto meno surrealismo, piuttosto con l'amarezza della scomparsa, della cancellazione, dell'essere un uomo normale chiamato a rappresentare il coraggio. E infine la chiamata collettiva, The rising, il bisogno di risorgere, di ritrovare il sogno di una terra migliore (Paradise), ma con la consapevolezza che ci si muove in città fatte di rovine, tra macerie di mattoni e sogni infranti.

  • 14/12/2005 13:23 - BADLANDS Bruce SPRINGSTEEN tributo Badlands nascono nel 1996, dall'idea di creare ...

    BADLANDS Bruce SPRINGSTEEN tributo Badlands nascono nel 1996, dall'idea di creare un tributo a Bruce Springsteen (che ormai da tempo aveva intrapreso tours 'unplugged') che facesse rivivere al pubblico italiano il Boss "elettrico". L'idea, subito apprezzata da tutti i fans (che sentivano nostalgia della E-Street band), ha permesso ai Badlands di suonare ovunque, e di essere invitati a numerose manifestazioni di rilievo. Con l'approvazione del Rosalita Fans' Club, il fan club ufficiale di Springsteen in Italia, i Badlands, negli ultimi due anni, hanno percorso più volte l'Italia in lungo e in largo, tornando ad esibirsi nei principali live clubs di fronte ad un pubblico sempre più numeroso. Nel frattempo, anche il Boss ha riunito la E-Street Band ed è tornato 'elettrico', ma i consensi per la band italiana non sono diminuiti, anzi... la capacità di riarrangiare alcuni brani in chiave personale, ha permesso loro di non essere catalogata come 'copia' della E-Street Band. Gennaio 1999 - con una formazione rinnovata, l'inserimento alla voce di Icio Caravita, i Badlands affrontano un nuovo tour, il "Restless nights" tour 2000, durante il quale hanno guadagnato incredibili riconoscimenti da parte dei fans. Per l'entusiasmo e la grande professionalità sono stati tra i protagonisti del primo Happy Birthday Bruce!, tenutosi al Palaconcerti Acquatica per festeggiare i 50 anni del Boss, e che, sulla scia del successo ottenuto lo scorso anno, si ripeterà il prossimo 23 settembre 2000, sempre a Milano (luogo ancora da definire). Caratteristica dei Badlands, oltre all'energia che sprigionano durante i loro show, è la scelta della scaletta in cui hanno deciso di affiancare ai classici come Born to run, Thunder Road, Born in the U.S.A. e Dancin' in the Dark (in cui il cantante invita una ragazza a ballare sul palco, proprio come nel video), brani più particolari come Tenth Avenue Freeze Out, Jungleland, Darkness on the edge of town. Lo spettacolo, sempre più coinvolgente e sempre più acclamato, risulta trascinante anche per i non Springsteeniani, ma che si considerino amanti del rock'n'roll ! Nel Badlands Fans' Book sono raccolti i fans che hanno assistito ai loro concerti e che desiderano ricevere informazioni sull'attività della band. Ulteriori notizie sulla band si possono trovare on line nella web fanzine Greasy Lake.

  • 14/12/2005 13:23 - Bruce Springsteen: "Devils and Dust" Oggi "Diavoli e Polvere" in ...

    Bruce Springsteen: "Devils and Dust" Oggi "Diavoli e Polvere" in tutte le radio italiane New Si intitola 'Devils and Dust' il nuovo singolo di Bruce Springsteen tratto dall'attesissimo album omonimo in uscita a fine aprile. Il brano si potrà ascoltare da oggi 30 marzo in tutte le radio italiane mentre, già da lunedì 28 marzo è in streaming, in anteprima esclusiva mondiale, sul sito American On Line (www.aolmusic.com). L'album 'Devils & Dust' contiene 12 nuovi brani ed è il primo cd di inediti dopo The Rising. In Devils and Dust, diavoli e polvere, Bruce prende una precisa posizione sulla guerra in Iraq. Il formato scelto dal Boss per questo progetto è il Dual Disc, un cd a due facce, l'una per il disco e l'altra per il Dvd. Da lunedì 28 marzo poi, sul sito ufficiale del rocker, www.brucespringsteen.net, è possibile, prenotando la propria copia di Devils and Dust, ricevere gratis l'edizione limitata dell'omonimo singolo, completo dei testi. La tracklist dell'album: Devils and Dust All The Way Home Reno Long Time Comin' Black Cowboys Maria's Bed Silver Palomino Jesus Was an Only Son Leah The Hitter All I'm Thinkin' About Matamoras Banks a. - SUONA: SABATO 4 GIUGNO - BOLOGNA, PALAMALAGUTI LUNEDI' 6 GIUGNO - ROMA, PALALOTTOMATICA MARTEDI' 7 GIUGNO - MILANO, FORUM di ASSAGO - INFO: Barley Arts Promotions - 02/76113055 - Corso Plebisciti 3 - 20129 Milano info@barleyarts.com www.barleyarts.com