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14/12/2005 13:23 - My Dying Bride "34,778%.... Complete"
My Dying Bride sono stati fondamentali ...
My Dying Bride "34,778%.... Complete" My Dying Bride sono stati fondamentali nella definizione dello stile doom-goth che vastissima eco ha ottenuto negli anni '90, finendo per costituire una delle tendenze più inflazionate del decennio. Con una sequenza di albums assai riusciti e dalle differenti sfumature, "Turn Loose the Swans", "The Angel and the Dark River" e "Like Gods of the Sun", il gruppo di Bradford, Yorkshire, si è elevato ben al di sopra della media del 'genere' ma il 1998 non è stato un anno fortunato: l'improvvisa defezione del violinista Martin Powell ha privato i My Dying Bride di un elemento focale, ed un altro rimaneggiamento della line-up ha portato all'ingresso del drummer Bill Law. Così, dopo la décable dei Paradise Lost di "One Second", assistiamo ad un'altra prova piuttosto deludente di capostipiti del gothic metal, anche se i My Dying Bride, per fortuna, non cercano di essere i 'nuovi' Depeche Mode. Il titolo del nuovo album, "34.778%... Complete", introduce una singolare teoria sull'influsso del boom tecnologico sui tempi rapidi della vita moderna, ed è anche un pretesto per inserire dosi massicce di sonorità hi-tech nel contesto musicale. E' la stessa strada perseguita da altri numi 'gotici', come gli ultimi Paradise Lost ed i Tiamat di "Deeper Kind of Slumber", entrambi con risultati soddisfacenti solo sotto il profilo commerciale. In "Heroin Chic", il vocalist Aaron fa persino il verso a Lou Reed, intonando un nah-nah-nah con sottofondo da metal machine music manierata, e francamente, non è un successo. "Apocalypse Woman" si interroga sul perché un gruppo di valore debba spersonalizzarsi per suonare a la Joy Division/Bauhaus, e quando si ripresenta l'immagine classica dei My Dying Bride in "Der Uberlebende" è piuttosto cristallizata. Precisiamo: sempre meglio di produzioni di bombastic power metal che in Italia vanno per la maggiore, ma era giusto attendersi di più.
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14/12/2005 13:23 - MY DYING BRIDE: "Turn Lame StsflN'~ (Peaceville) Già dal primo ...
MY DYING BRIDE: "Turn Lame StsflN'~ (Peaceville) Già dal primo ascolto, i sette Stani di "Turn Loose The Swans" sciolgono i dubbi, ammesso e non concesso che fosse ancora lecito averne, di chi ancora non era convinto della reale statura della band. La scommessa è vinta, non mi rimane che fare il giro dei miei debitori per ritirare la posta. "Sear Me 1993" riemerge dai solchi del precedente lp in una nuova versione da brivido per violino, piano e voce, e subito ci sprofonda nella vallata dei sospiri, che non può non ricordarci l'antiinferno dantesco. Più vicini alle soluzioni della dark vvave più catacombale e fioca nel contempo, che non alle sonorità delle altre doom bands, i MDB concedono ampissimi spazi al violino, che ha così modo di caratterizzare l'intero Ip (la versione in vinile in realtà è un doppio 12"). Da accaparrare al più presto, c'è in giro una versione di 100Q copie del cd con copertina in velluto nero, ma anche la versione a grande tiratura è pregevole per le tre belle copertine, dipinte dal cantante Aaron, ognuna destinata ad un formato diverso (lp, cd, k7).
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14/12/2005 13:23 - MY DYING BRIDE:
"Symphonarie Infernus Et Spera limpirium" "The Thrash Of ...
MY DYING BRIDE: "Symphonarie Infernus Et Spera limpirium" "The Thrash Of The Naked Lvimbs" Piacevoli pure questi due clips per gli inglesi MDB, che torneranno presto alle masse con un doppio lp dal titolo "Turn Loose Swans". Il flavour mistico della formazione si sposa benissimo con le tinte fosche delle immagini, e se con "Symphonarie Infernus Et Spera Empirium" laqualità è ancora piuttosto amatoriale, "The Thrash Of The Naked Limbs" ci ipnotizza con l'aura di decadenza e angosciosa solitudine che emana. Particolarmente azzeccata in questo secondo video è la sovrapposizione delle immagini che scorrono con alcuni brani da un antico manoscritto...Con la speranza che anche dalle nostre parti gli schermi comincino ad illuminarsi con queste immagini.... SLAPSHOT: "Wired" Gli hardeores bostoniani li troviamo qui alle prese con un video in bianco e nero che alterna immagini live con altre dei nostri che se ne vanno a zonzo per una campagna alquanto spoglia... Rispetto agli altri lavori qui presenti, questo è il clip con più accentuato il sapore di amatorialità. Comunque gli Slapshot si sono conquistati un discreto seguito di fedeli, che sicuramente non potranno che apprezzare il prodotto.
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14/12/2005 13:23 - MY DYING BRIDE/Meisterwerk I
Di questi non si può negare la ...
MY DYING BRIDE/Meisterwerk I Di questi non si può negare la crisi denunciata negli ultimi due albums, ma nemmeno la carica innovativa apportata al death-doom metal, a partire dall'EP "Symphonaire Infernus Et Spera Empyrium", che ha ridisegnato questo genere negli scenari inediti ed inquietanti di "The Angel And The Dark River", una versione anni '90 dei Carmina Burana, e di "Like Gods Of The Sun", grazie anche al violinista Martin Powell, il Simon House del gothic-metal. "Meisterwerk I" non ha la pretesa di essere un'antologia globale del gruppo inglese, poiché le farà seguito una seconda parte nei primi mesi del 2001, ma include alcune versioni inedite ed outtakes dell'unico demo, "Towards The Sinister", per i completisti della band, oltre a rappresentare una buona introduzione per i neofiti. Nel primo caso, di particolare rilievo la ferale demo-version di "Symphonaire...", che inizia con i rintocchi della campana del Sabba, come un gruppo ben più importante 20 anni prima, annunciando nel 1990 la resurrezione del doom, mentre fra i brani editi, davvero notevole è "The Crown Of Sympathy", con i suoi cerimoniosi toni da liturgia profana e l'evoluzione in forme composite; pregevole anche la trilogia tratta da "Like Gods Of The Sun".
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14/12/2005 13:23 - MY DYING BRIDE
The Light At The End Of The World
Cosa ...
MY DYING BRIDE The Light At The End Of The World Cosa succede agli apostoli della scena gothic-doom inglese dieci anni dopo la sua manifestazione? I Paradise Lost si sono sfacciatamente commercializzati, gli Anathema hanno riscosso il consenso della critica con l'ultimo "Judgement", a mio avviso inferiore alla loro produzione più stimolante, e solo i Cathedral, coinvolti nel fermento heavy-psych, sembrano davvero rilevanti nel 2000. Resta da stabilire lo stato attuale dei My Dying Bride, ed il sesto album, "The Light At The End Of The World" li colloca in un limbo di transizione, sicuramente non ai piani alti della loro discografia, raggiunti dagli eccellenti "The Angel And The Dark River" e "Like Gods Of The Sun" (circa '95-'96). E' stato l'improvviso abbandono del violinista Martin Powell, che conferiva un peculiare tocco impressionista, a lasciare i "Miserabili" di Bradford in una condizione critica: i My Dying Bride hanno reagito con le pretese sperimentali di "34.788%...Complete!", ma le conclusioni in merito non devono essere state lusinghiere, se con la riassunzione di Powell, si procede all'auto-revival di "The Light At The End..". Il vocalist Aaron dichiara il ritorno del gruppo alle radici death metal, e per fortuna non insiste nell'espressività gutturale delle origini, ampiamente datata, se non per qualche coro particolarmente aspro. In realtà l'album è piuttosto vicino a "Like Gods Of The Sun", ed i My Dying Bride restaurano il loro stile davvero funereo e doloroso, riuscendovi piuttosto bene in "She Is The Dark" e "Edenbeast". Ma la maggior parte dei brani risulta tediosa nel suo interminabile svolgimento, mancando di quella scintilla creativa che aveva illuminato le opere migliori.
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14/12/2005 13:23 - MY DYING BRIDE The Dreadful Hours
Da quando i MDB sono ...
MY DYING BRIDE The Dreadful Hours Da quando i MDB sono ritornati all'antico, mitigando le proprie ansie sperimentati, non hanno più sbagliato un colpo. Il 2001 è stato anno quanto mai fecondo per il gruppo inglese, con i due volumi antologici - "Meister Werk I e II" - e questo nuovo album che ne riconferma stato di salute e qualità. Death/doom gotico, viscerale e profondo, magmatico e siderale, con in lontananza il solito violino che crea quella condizione atemporale così tipica del loro suono, e con la voce di Aaron che a seconda dei casi ruggisce o sussurra. (Non è un caso che riprendano un vecchio pezzo del loro repertorio, Return to the Beautiful, e gli ridonino nuova vita, con molta naturalezza). Se aggiungete a tutto questo che la media delle loro composizioni è di otto minuti, senza perdere in intensità, capirete come i My Dying Bride possano essere tranquillamente considerati uno dei più grandi gruppi dark di sempre.



















































































































































































































































































































































































































