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14/12/2005 13:23 - Akasha "Cinematique"
Alla Wall Of Sound non ci sono solo i ...
Akasha "Cinematique" Alla Wall Of Sound non ci sono solo i Propellerheads e ben lo dimostra questo album che inaugura la fresca distribuzione italiana dell'etichetta: gli Akasha già figuravano tra le sue prime pubblicazioni con Brown Sugar singolo del 1996 e con Jazadelica che appariva nella prima compilazione della casa. The First XI. Per essere uno dei motori del fenomeno big beats alla Wall Of Sound hanno sempre sostenuto un punto di vista più diversificato del puro incrocio tra rock e techno: Charles James Casey e Damian John Hand ad esempio sono portatori sani di altri germi sonori quali il jazz ed il funk e gli Akasha almeno sul palco sono una vera e propria band di otto elementi. Quanto a suoni rigogliosi e bassi profondi Cinematique ne è pieno: Cold Fusion vomita untuose frequenze digitali Maximum Karma si avvale di hip hop elettrogeno e The Blues mette in scena drammatici contrasti di violini,i sassofoni e chitarre distorte questi ultimi accentati dalla voce di Maxi Jazz dei sottovalutati Faithless. L'interpretazione intensissima di Neneh Cherry arriva a strappare la cover di Sweet Child Of Mine dei Guns N'Roses alle sue radici di appartenenza. Ma da Akasha Theme a Soft And Melting dall'estro lounge di Spanish Fly (altro singolo) a Mescalin gli Akasha narrano di vicende torbide e luoghi lontani con smagliante attitudine jazzy ed un certo qual debole per gli arrangiamenti orchestrali: affidando a sassofoni e vibrafoni, trombe e violini il compito di sottolineare gli accadimenti. Crazy Baby evoca il giro di basso di Stratus da Spectrum di Billy Cobham così caro alla stagione aurea dell'acid jazz. Cinematique è titolo quanto mai appropriato per un album che racconta storie e sprigiona emozioni: un album variopinto e cangiante, un incontro fuori dal comune in tempi dalla tecnologia fin troppo facile. Un candidato sicuro ai quartieri alti della classilica di quest'anno.
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14/12/2005 13:23 - Akasha
Cinematique
Il duo Akasha (Charles Casey e John Hands) ci riportano, ...
Akasha Cinematique Il duo Akasha (Charles Casey e John Hands) ci riportano, invece, nei territori evoluti direttamente dalla scena jazz-dance dove, ve ne sarete accorti, gli spunti di musica cinematografica sono diventati il concime naturale per fare crescere strutture ritmiche provenienti da ogni dove. Un album rilassante questo 'Cinematique', ricco di suggestioni e buon compagno delle produzioni francesi (Kid Loco, La Funk Mob) e tedesche (Karma, Forest Mighty Black). Un disco dove la musica e le melodie sono il collante fra i diversi stili, quello latino di 'Brown Sugar' (ottima e già apprezzata su mix), la sfuriata house di 'Maximum Karma' e il dub orizzontale di 'Soft And Melting'. In piu gli Akasha ci regalano una vera chicca con una cover di 'Sweet Child Of Mine' dei Guns'n'Roses completamente stravolta in chiave latinjazz e cantata da Neneh Cherry. Due dischi consigliati, importanti testimoni di un momento in cui la scena ritmica adulta riesce forse ad allargare il proprio pubblico senza banalizzarsi o snaturarsi definitivamente.
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14/12/2005 13:23 - E' ciò che si chiede il 44enne attore siberiano Aleksandr ...
E' ciò che si chiede il 44enne attore siberiano Aleksandr Bashirov nel suo curioso, folle, imprevedibile film d'esordio, "Il tallone di ferro dell'oligarchia", presentato nell'ambito della "Settimana Internazionale della Critica". Lo stesso Bashirov è impegnato qui in un furioso, forsennato vagabondare fra le rovine industriali della periferia di San Pietroburgo: "Ho toccato il fondo nella vita!" confessa prima di gettarsi in un vaneggiare ispirato fra macerie materiali e rovine umane, in bar notturni d'infimo ordine in cui sfoga la propria disperazione, con prostitute di fronte alle quali straparla guidato da un furore d'ossesso, per le strade accompagnato da una ragazza silenziosa che gli dedica un'attenzione rapita. Ad fare compagnia al protagonista - più spesso ebbro che sobrio e perennemente sulla scena col suo sguardo perso, da puro, sconcertante invasato - abbiamo anche un testo di Jack London dei primi anni del secolo, "Il tallone di ferro", declamato con toni malinconici o stentorei. E non è certo un caso, visto che London fu fra i primissimi uomini di lettere e di cultura europei ad appassionarsi alle tesi comuniste, quando erano ancora dei sogni da realizzare, e quindi a constatarne il clamoroso fallimento nella tragica esperienza sovietica inaugurata dall'ottobre '17 e maturata attraverso orrori e miserie fin quasi ai giorni nostri. Il film tende molto più ad "esprimere" qualcosa (la rovina, la rabbia, l'angoscia nel sentirsi ormai privi di futuro) che non a "raccontare" (l'epoca delle grandi narrazioni onnicomprensive sembra davvero tramontata ovunque per sempre), si avvale di un assetto visivo di fortissimo impatto e rivisita la migliore tradizione del cinema sovietico: Ejzenstein, Vertov, Pudovkin, Dovzenko.
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14/12/2005 13:23 - AMELIA CUNI / W. DURAND Ashtayama
Una lunga attesa, ripagata ...
AMELIA CUNI / W. DURAND Ashtayama Una lunga attesa, ripagata da una bella confezione con libretto edita dall'Amiata Records di Firenze, ma soprattutto dalla scintillante ed austera purezza della voce di Amelia, che in questi 8 canti-yama interpreta con perfezione invidiabile, una relazione tra cicli naturali e musica secondo l'antica tradizione Indostana del canto Dhrupad. (in sanscrito Ashta vuol dire infatti 8 e yama fascia oraria a sua volta suddivisa in 3 ore ) L'importanza di "Ashtayama" è però nella sua assoluta modernità, nel suo farsi gioco superbo di relazioni tra linguaggio arcaico-ancestrale (quello del raga) e libera improvvisazione. L'aspetto principale di un'opera come questa che potremmo definire di "confine", è nel suo ben riuscito equilibrio tra tradizione e sperimentazione, tra ricerca e disciplina. La voce di Amelia Cuni è unica in Europa ad interpretare un canto così complesso pur nella sua apparente semplicità, ed antico come il Dhrupad. Ma qui azzarda molto di più: far confluire uno stile costato anni di paziente lavoro e ricerca in India come in Europa, in un flusso organico e cangiante di nuove possibilità ed intersezioni sonore. Ecco allora che il ruolo di Werner Durand musicista ancora poco conosciuto in Italia, è assolutamente di prim'ordine in sede di missaggio e registrazione. Con l'ausilio di semplici digital delays ed un registratore digitale ad 8 tracce, ha creato un invisibile flusso di dnones e loops, dilatando verso l'atemporalità e senza alterarne la naturalezza, la voce di Amelia. Alla fine al di la delle stesse non meno importanti relazioni teoriche, per chi ascolta, il risultato è piuttosto quello di un'incantevole disegno sonoro.
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14/12/2005 13:23 - ANDY'S CAR CRASH - Formes (Pandemonium)
Se ci si affeziona, a ...
ANDY'S CAR CRASH - Formes (Pandemonium) Se ci si affeziona, a 'Formes' (forme, in francese), e lo si mette come sottofondo ripetutamente durante le varie faccende quotidiane, salterà su da solo, ora qui ora là: un piccolo passaggio, un tempetto di batteria sussurrato, un reiterato ricciolo elettronico. Scoppiettii di attenzione per una band di ambient tensivo che ha scelto una dura strada per farsi conoscere, quella che potremmo definire della ricerca di rango applicata al pop. Un'art band (d'altronde il nome fa riferimento alle molteplici riproduzioni di incidenti stradali di Warhol) che sferra attacchi in punta di piedi. Title track dalla durata proibitiva: 21 minuti. Si accompagna bene con 'Il deserto dei tartari' o equipollenze. Il versante ''''pop'''' dell'OST di 'Eraserhead', se mi si passa il paragone...
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14/12/2005 13:23 - ANDY'S CAR CRASH "LEVELS"
Nel momento in cui in tutta Europa ...
ANDY'S CAR CRASH "LEVELS" Nel momento in cui in tutta Europa scoppia la Daft Punkmania, sempre dalla Francia arriva una formazione che ha decisamente pochi punti di contatto con i due emuli dei Chemical Brothers: si tratta di Andy's Car Crash (nome che rende omaggio al genio di Andy Warhol), quintetto nato nel 1994 che affonda le proprie radici negli stessi fertili terreni che negli Stati Uniti hanno visto germogliare Slint, Rodan e compagnia bella. Ciò che maggiormente colpisce ed affascina in Levels è la continua alternanza di rumore e melodia: esempio evidente può essere l'iniziale Arms, quasi sette minuti in cui dopo una sognante introduzione i nostri finiscono per suonare qualcosa di molto simile all'hard-core meno violento, come anche l'ottima One Eye. The Way, invece, ricorda i primi Sonic Youth, specie per il particolare uso delle chitarre e delle voci sovrapposte. Tuesday The Est September ha un inizio quasi psichedelico, ma dopo un paio di accordi il ritmo diventa indiavolato per placarsi quasi di colpo per poi riprendere, dopo pochi secondi, con maggiore furia. Ma il miglior brano del disco è decisamente la conclusiva title-track: è un pezzo quasi completamente strumentale, inframezzato per pochi secondi da voci campionate: chitarra e batteria riescono a creare un muro sonoro come raramente è capitato di ascoltare nell'ultimo periodo. Dura poco più di trenta minuti, Level, ma ogni singolo minuto vale davvero il prezzo del compact disc. Non mi stupirei se Steve Albini fosse il loro prossimo produttore.
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14/12/2005 13:23 - ANDY’S CAR CRASH “Formes” (Pandemonium/Wide)
Ascoltare gli Andy’s Car Crash è ...
ANDY’S CAR CRASH “Formes” (Pandemonium/Wide) Ascoltare gli Andy’s Car Crash è come voler compiere un bagno purificatore, ma con la sola differenza che al posto di immergersi nelle candide acque di qualche ruscello di alta montagna vi ritroverete sommersi da un fiume di pece nera; per vostra fortuna non bollente! Tra coloro i quali, al momento attuale, possono dire di possedere un suono che ha qualcosa di insolito da proporre, ci sono sicuramente i ragazzi transalpini. Sinora ne avevo solo sentito parlare, ma non avevo mai avuto modo di prestare loro orecchio (ricordiamo che in precedenza pubblicarono il debutto “Levels”); comunque mi erano giunte voci che li etichettavano come noise-core sui generis o post rock, mentre le similitudini chiamavano in causa Slint, Loop e Voivod. Tutto può essere (e provando a immaginare cosa verrebbe fuori da una simile amalgama direi che l’esito dovrebbe risultare interessante). Fatto sta che in “Formes” non vi è nulla di ciò (salvo qualche apparizione dalle parti del rock a venire nella lunghissima title track), anzi il gruppo si dirige con forza e convinzione all’interno dell’oceano elettronico, affrontandolo di notte, in solitaria e senza alcuno strumento di bordo per orientarsi. Direi che si collocano sullo stesso piano degli Strangulated Beatoffs a cui hanno prestato la strumentazione gli Experimental Audio Research, mentre durante le registrazioni hanno lasciato in sottofondo un CD dei Main (diciamo “Motion Pool”) e poi la produzione è stata affidata a qualcuno del giro Warp, magari dopo avergli fatto assorbire dosi industriali di dark ambient. Chiaro? Per me sì e questo mi è sufficiente per tributare agli Andy’s Car Crash i giusti onori.
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14/12/2005 13:23 - ASH
"1977" Infectious
Nel periodo in cui anche i Sex Pistols si ...
ASH "1977" Infectious Nel periodo in cui anche i Sex Pistols si riaffacciano alla ribalta forse gli unici a potersi fregiare dell'appellativo di 'punk ortodossi' e oggi sono i disciolti Siouxsie & The Banshees. Almeno loro, a vent'anni di distanza, hanno capito qual era l'essenza del punk, visto che dichiarano di lasciare perché schifati dal ritorno di Johnny Rotten e soci. Ma oggi il punk ha ancora ragione d'esistere? E soprattutto. può evolversi? Attualmente punk è solo una parola di quattro lettere che fa vendere - ricordate quella canzone anni sessanta intitolata: "Love Is a Four Letter Word"? (Amore è una parola di quattro lettere) - Fermo restando che i musicisti punk odierni rappresentano una non sottocultura, pochi di loro sono in grado di rivitalizzare il fenomeno sotto l'aspetto musicale. Tra questi ci sono senz'altro i giovanissimi Ash. La loro è musica dall'età dell'innocenza che ingloba Beatles, Sonic Youth, Nirvana, Ramones e Stooges, ma che possiede anche la freschezza delle cose inusitate e pertanto contemporanee. Gli Ash hanno saputo creare un mix musicale che a livello compositivo è anni luce superiore al manierismo punk di facciata di Green Day, Offspring e No Fx. Il disco di debutto del trio irlandese si intitola "1977", e già questo la dice lunga. Non è nostalgia - come affermano -, è pragmatismo. La musica di "1977" ha una coesione sonora che cresce di brano in brano. Da una parte troviamo i pezzi più veloci ed immediati dell'album: "Lose Control" (quasi un brano dei Thin Lizzy), "I'd Give You Anything" (Iggy Pop al quadrato), oltre a "Innocent Smile", "Goldfinger", "Kung Fu" e "Angel Interceptor" che segnano l'apoteosi del punk melodico; dall'altra invece emergono i pezzi più romantici e personali: "Oy Yeah", "Gone To Dream" e "Innocent Smile", tutte composizioni ineccepibili e a tratti orchestrali. Alla fine, analizzando bene tutti i brani, si capisce di essere di fronte ad un disco veramente altisonante. E non è poco se pensiamo all'età del gruppo (avranno preso alla lettera gli insegnamenti dell'ideologo Simon Reynolds che diceva: "L'unica fonte non inquinata di originalità rimane l'adolescenza"). Gli Ash hanno realizzato qualcosa di molto importante in ambito (pop)punk, e in fondo oggi ha più senso ascoltare il loro "1977" che i Sex Pistols.
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14/12/2005 13:23 - ASH
Mark Hamilton e Tim Wheeler, (classe 1977) irlandesi di Downpatrick,
ispirati ...
ASH Mark Hamilton e Tim Wheeler, (classe 1977) irlandesi di Downpatrick, ispirati dai ripetuti ascolti di Iron Maiden e Megadeth, incominciano a suonare con il nome Vietnam nei circuiti scolastici. Verso la fine del '91 scoprono i Nirvana: il background metal scompare per fare posto a sonorità più punk, in cui la melodia pop ha una parte di notevole rilievo. Nella primavera del '91 i Vietnam si sciolgono, Tim e Mark contattano Rick McMurray (1975), un vecchio compagno di scuola e nascono gli Ash. Nel '93 registrano "Jack Names The Planets", ispirato dal libro di Stephen King "The Talisman". E' il loro primo singolo, pubblicato nel febbraio '94, che li catapulta nel mercato dell'indie-rock britannico. Sempre nello stesso anno esce "Petrol", singolo per la Infectious Records, a cui seguono "Uncle Pat" e il mini-LP "Trailer". In questo periodo le maggiori difficoltà riguardano gli impegni scolastici del trio: memorabile rimane ancora oggi il permesso strappato dal manager del gruppo al preside della loro scuola per farli prendere parte al tour inglese come supporto degli Elastica. L'estate del '95 vede la partecipazione ai più importanti festival (Glastonbury, Reading e Finsbury Park). I due singoli successivi, "Girls From Mars" e "Angel Interceptor", entrambi prodotti da Owen Morris (Oasis), segnano la definitiva consacrazione del gruppo. Nel gennaio '96 entrano in studio per registrare il materiale di "1977", che viene pubblicato a maggio preceduto dal singolo "Goldfinger". Il disco raggiunge velocemente il primo posto delle classifiche inglesi. Nel 1997 sono gli headliners della colonna sonora di "A Life Less Ordinary" (Una Vita Esagerata) di Danny Boyle, regista di Trainspotting. Nel mini-tour di dicembre presenteranno il loro nuovo album.
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14/12/2005 13:23 - ASH
Mark Hamilton e Tim Wheeler, (classe 1977) irlandesi di Downpatrick,
ispirati ...
ASH Mark Hamilton e Tim Wheeler, (classe 1977) irlandesi di Downpatrick, ispirati dai ripetuti ascolti di Iron Maiden e Megadeth, incominciano a suonare con il nome Vietnam nei circuiti scolastici. Verso la fine del '91 scoprono i Nirvana: il background metal scompare per fare posto a sonorità più punk, in cui la melodia pop ha una parte di notevole rilievo. Nella primavera del '91 i Vietnam si sciolgono, Tim e Mark contattano Rick McMurray (1975), un vecchio compagno di scuola e nascono gli Ash. Nel '93 registrano "Jack Names The Planets", ispirato dal libro di Stephen King "The Talisman". E' il loro primo singolo, pubblicato nel febbraio '94, che li catapulta nel mercato dell'indie-rock britannico. Sempre nello stesso anno esce "Petrol", singolo per la Infectious Records, a cui seguono "Uncle Pat" e il mini-LP "Trailer". In questo periodo le maggiori difficoltà riguardano gli impegni scolastici del trio: memorabile rimane ancora oggi il permesso strappato dal manager del gruppo al preside della loro scuola per farli prendere parte al tour inglese come supporto degli Elastica. L'estate del '95 vede la partecipazione ai più importanti festival (Glastonbury, Reading e Finsbury Park). I due singoli successivi, "Girls From Mars" e "Angel Interceptor", entrambi prodotti da Owen Morris (Oasis), segnano la definitiva consacrazione del gruppo. Nel gennaio '96 entrano in studio per registrare il materiale di "1977", che viene pubblicato a maggio preceduto dal singolo "Goldfinger". Il disco raggiunge velocemente il primo posto delle classifiche inglesi. Nel 1997 sono gli headliners della colonna sonora di "A Life Less Ordinary" (Una Vita Esagerata) di Danny Boyle, regista di Trainspotting. Nel mini-tour di dicembre presenteranno il loro nuovo album.
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14/12/2005 13:23 - ASH "Free All Angels"
Novità: la giovinezza può ancora essere l'età ...
ASH "Free All Angels" Novità: la giovinezza può ancora essere l'età dell'entusiasmo e della serenità, dell'ottimismo e della voglia di vivere. Facile nutrire sentimenti del genere finché si è sulla cresta dell'onda come gli Ash, ma è anche vero che non c'è modo più incoraggiante di guardare avanti a sé, al proprio futuro, immaginandoselo ancora e sempre prodigo di piaceri e di soddisfazioni. Ebbene, gli Ash non sembrano avere proprio altro per la testa, le loro canzoni srotolano accordi, melodie e ritornelli che sembrano fatti apposta per esaltare la spensieratezza e l'energia positiva dei loro vent'anni, la dolcezza di fantasticare di incontri che possono cambiare (in meglio) la vita e l'ebbrezza di poter correre a perdifiato lungo una strada che non sembra presentare ostacoli di sorta. O per scatenare l'irritazione e l'invidia di chi ha mille motivi per non condividere tutto quell'ardore edonistico e opporgli un'esistenza fatta soprattutto di frustrazioni e di tribolazioni, di chi, in altre parole, si trova quotidianamente ad avere a che fare con i diavoli piuttosto che con gli angeli ai quali Tim Wheeler e compagni hanno intitolato la loro terza raccolta di canzoni. Questo almeno a volersi soffermare soltanto su brani come "Walking Barefoot", "Shining Light", "Burn Baby Burn", "Cherry Bomb", "Pacific Palisades"; ovvero ai momenti più luminosi e sereni del programma, quelli che più felicemente realizzano la piena convergenza di una buona melodia pop con l'innato impeto del punk, o ancora su quelli che come "Candy", "Someday", "Sometimes" e "There's A Star" trovano toni più morbidi e affetati per trasferire su uno spartito le fantasticherie sentimentali dei quattro. Ma se è vero che proprio tra quei titoli vanno ricercati i momenti più brillanti di "Free All Angels", altrettanto certo è che gli Ash non esauriscono affatto le loro munizioni centrando sagome di cartapesta che hanno la forma di un cuore. In "Submission", ad esempio, sembrano mettere da parte l'abituale leggerezza per abbracciare sonorità ed espressioni che non sfigurerebbero su un album dei Primal Scream, mentre in "Shark" e "World Domination" tornano con totale cognizione di causa a giocare agli Stooges, ossia a spremere senza pietà dalle loro chitarre watt di furore e cattiveria. E del resto, Tim Wheeler ci aveva ammoniti a non prendere alla lettera il titolo di questo disco: gli angeli che gli Ash liberano in quella terna di titoli non vestono davvero vaporose tuniche pastello, ma il cuoio scuro e le borchie dei giubbotti degli Hell's Angels.
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14/12/2005 13:23 - ASH "FREE ALL ANGELS" (EDEL)
Dopo il successo ottenuto con album ...
ASH "FREE ALL ANGELS" (EDEL) Dopo il successo ottenuto con album quali "1977" e "Nu-Clear Sounds" ritornano gli Ash, fattisi notare quando non erano ancora maggiorenni per la grinta della loro musica e l'immediatezza delle loro canzoni. Il quartetto nordirlandese propone oggi (e sono solo poco più che ventenni) una nuova power-rock opera. "Free all angels", anticipato dal singolo "Shining light", brilla della fortunatissima formula ormai collaudata, derivante da un mix di punk e sano chitarrismo, in una continua tensione tra la melodia e il caos, dove l'aggressività delle distorsioni viene smussata dalla voce da teenager di Tim Wheeler, che troviamo più sicuro delle sue potenzialità, come songwriter oltre che come cantante. Naturalmente la forma espressiva prediletta rimane il pop, sganciatosi dal "brit" e riallacciatosi a certe atmosfere glam dei 70's. Un'opera della maturità insomma, che non conosce fiacchezza e capace ancora di infiammare gli animi degli amanti del rock.
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14/12/2005 13:23 - ASH
"Nu-Clear Sounds"
Ci hanno messo più di due anni a smaltire ...
ASH "Nu-Clear Sounds" Ci hanno messo più di due anni a smaltire la sbornia del mega-successo conquistato con il debut-album "1977". Due anni contraddistinti da concerti e festival in tutto il pianeta e un solo singolo inedito, quel "A Life Less Ordinary" chiamato a fare da soundtrack all'omonimo film di Ewan McGregor e Cameron Diaz. Tanta invidiabile iperattività non ha però impedito al vivace combo irlandese di trovare l'ispirazione necessaria per mettere in piedi un nuovo album in grado di reggere il confronto con il fortunato predecessore. Coadiuvati da Chris Kimsey e, ancora una volta da Owen "Oasis" Morris in fase di produzione gli Ash pur lontani dall'asprezza punk degli esordi con "Nu-Clear Sounds" si riconfermano abili 'frullalori' di melodie contagiose nonché musicisti tra i più disinvolti della scena guitar-pop contemporanea. Inoltre, con l'innesto in formazione della chitarrista Charlotte Hatherley (ex-Nightnurse) accolta con ostilità da una certa frangia di sostenitrici del gruppo (addirittura si vocifera di una combriccola di fan che ha dato vita a un website intitolato "We Hate Charlotte"!) gli Ash sfoderano oggi un suono più ricco, più complesso. Eccoli infatti che partono granitici con il riff fragoroso di "Project" per poi volteggiare leggeri con la placida "Low Ebb", come i Manics quando fanno i sentimentali. Un attimo dopo però, te li ritrovi lanciati a ritmo ferroviario, in pieno stile Mary Chain (il singolo "Jesus Says"), prima che imbocchino, con "Windsurf" la strada che conduce direttamente allo scottish-pop di Urusei Yatsura e Stereophonics. Drumming nervoso e chitarre fluttuanti ("Death Trip 21") li proiettano poi dalle parti dei Kula Shaker in vista di imprese ("Numbskull" e "Fortune Teller") che ce li fanno sembrare cattivi e adorabili come i vecchi Stooges. E non è tutto, perchè la vera sorpresa di questo album sono gli slow; oltre al già citato "Low Ebb", almeno un altro paio sono da manuale: "Folk Song" e soprattutto "Aphrodite", piccolo gioiello di melanconico pop che potrebbe aprire nuovi orizzonti al quartetto di Downpatrick. Prima di allora però, agli Ash dovrà essere riconosciuto il merito insieme a pochi altri in questo 1998 (Urusei, Delgados, Belle & Sebastian, Hefner, Gomez e Lo-Fidelily), di aver tenuto alto l'onore del pop britannico.
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14/12/2005 13:23 - Ashes
Dopo il pur pregevole Ashiand del '94, il chitarrista ed ...
Ashes Dopo il pur pregevole Ashiand del '94, il chitarrista ed elettrosound designer milanese Eraldo Bernocchi, già fondatore dei rumoristi Sigillum S, ha compiuto un bel salto di qualità coinvolgendo nel secondo CD dei suoi Ashes, Corpus (C.N.I.), la voce di Reeno degli Almamegretta e il tentacolare Bill Laswell, in veste di bassista e produttore. La collaborazione con Laswell è nata da un semplice scambio di fax - ci racconta il diretto interessato - in oltre due anni, tra noi si è poi creata una vera e propria amicizia. Il suo apporto in Corpus è stato determinante, come quello di Reeno del resto. Ha semplificato moltissimo la struttura dell'album, gli arrangiamenti dei brani e l'intera atmosfera, eliminando tutto ciò che fungeva da mero abbellimento per lasciare solo la carne. Con la sua nomadica alchimia di ambient-dub dalle connotazioni etnomediterranee e trance music dai lontani retaggi industriali, quella degli Ashes è però solo una delle molteplici direzioni in cui Bernocchi, a imitazione del suo mentore Laswell, si stà attualmente prodigando, nel nome della più totale contaminazione: Abbiamo molti progetti in cantiere, quali registrazioni live e di studio con Laswell, Mick Harris e Toshinori Kondo, ognuno con i propri ruoli originali, una sorta di free jazz/grind/dub/industrial, e poi collaborazioni con Paul Shutze, Terre Thaemliz, Russel Milis, Jim Plotkin, Jorge Reyes, musicisti indiani, ecc. L'album Equations Of Eternity di EOE (Laswell, Harris, Bernocchi-ndr) è appena uscito per la Word Sound di New York, quello del progetto breakbeat oriented Simm è in uscita per la Possible Records di Harris... Negli USA sta poi ottenendo ottimi consensi di critica il CD Hooked Light Rays di Somma, che vede Eraldo e Laswell rielaborare musiche cerimoniali di monaci tibetani (gli stessi visti di recente in concerto al Regio di Torino), due brani della coppia sono finiti nella colonna sonora di Nirvana di Salvatores, e come se ciò non bastasse ci sono altri nuovi progetti in ebollizione (Helix, BFY, Frequencies), remix già effettuati (per RSU, Transmisia, Dive), e i gloriosi Sigillum S con un paio di lavori bloccati da tempo per beghe d'etichetta e altri in preparazione... Della "Bernocchi Factory" sarà insomma giocoforza tornare ancora ad occuparci, ma già da ora l'eclettico Eraldo, assieme alla sua label Verba Corrige divenuta un marchio con licenze di alto profilo, può essere preso a rilevante esempio del processo di sprovincializzazione (ed evoluzione) che sta finalmente interessando la nostra scena "sperimentale", non più confinata solo su minuscole autoproduzioni: "E' solo grazie ai Sigillum S se oggi ho la possibilità di fare quello che faccio, è stata un'esperienza unica, sempre diversa e mai identificabile che mi ha creato un enorme bagaglio sonoro. Per me è ancora molto importante il 'rumorismo', se ascolti bene lo puoi trovare anche in Ashes. Devo però confessarti che non seguo quasi più la scena industriale, a parte i Coil, mi dà l'impressione che si tratti ormai di una grande truffa... preferisco spendere i miei soldi per Miles Davis, Coltrane o registrazioni etniche. Lì si che c'è un mondo da scoprire ad ogni ascolto".
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14/12/2005 13:23 - ASHLEY BEEDLE ASHLEY BEEDLE è uno dei più prolifici Dj/producer/remixer ...
ASHLEY BEEDLE ASHLEY BEEDLE è uno dei più prolifici Dj/producer/remixer della scena britannica. Un artista che ha iniziato presto a frequentare l‚ambiente musicale. La sua carriera inizia infatti come tecnico di registrazione presso diversi studi. ASHLEY BEEDLE mostra sin dagli esordi grandi doti compositive e, poco dopo, arriva puntuale il suo esordio discografico, al fianco del Boys in Shock Sound System: il disco viene etichettato dalla critica musicale come „miglior produzione della British Garage‰. Dopo un breve periodo di pausa ASHLEY BEEDLE dà vita quindi al Black Science Orchestra Project, con cui produce il famosissimo singolo Were Were You, brano che impone il talento del giovane inglese all‚attenzione dei colleghi d‚Oltreoceano. In questo periodo di grandi collaborazioni, ASHLEY BEEDLE si propone con diversi pseudonimi e alternando stili differenti. Tra le sue numerose identità ricordiamo The Delta House of Funk, The Ballistic Brothers (che con l‚album Rude System hanno scalato le vette delle classifiche mondiali) Disco Evangelists, Roots Revolutions fino alla recentissima The Black Jazz Chronicles, formazione quest‚ultima gravitante in orbite afro-jazz con cui ASHLEY sta per dare alle stampe un nuovo album ˆ per l‚etichetta Nuphonic Records. ASHLEY BEEDLE è ormai un artista di fama internazionale: al suo fiuto di remixer si affidano artisti come Manic Street Preachers, Inner City, Frek Power, Soul Coughin, Lisa Stansfield, Brand New HeaviesŽ Molto attivo anche sul versante produzioni, negli ultimi due anni ASHLEY BEEDLE ha curato le uscite discografiche di formazioni come The Sandals, Shara Nelson, Marden Hill and Misty OldlandŽ Attualmente è in fase di preparazione il nuovo album di Gabrielle. Poteva bastare? Certo che no. ASHLEY BEEDLE ha creato anche due etichette discografiche, la Afro Art e la Sun Wreckords, con l‚obiettivo dichiaro di offrire opportunità concrete ai giovani talenti del dee-jaying britannico. „ASHLEY BEEDLE is aŽtalented motherfucker ˆ spiega l‚amico e collega Kenny, uno dei più acclamati Dj a livello mondiale ˆ e la cosa incredibile è che tutto gli riesce in modo naturaleŽ Quella di Ballistic Brothers e Black Sciences orhcestra (due dei tanti progetti di ASHLEY BEEDLE) è la migliore dance sperimentale che abbia mai sentito‰.
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14/12/2005 13:23 - Senza dubbio ASHLEY BEEDLE è uno dei più
prolifici Dj/producer/remixer ...
Senza dubbio ASHLEY BEEDLE è uno dei più prolifici Dj/producer/remixer della scena britannica. Un artista che ha iniziato presto a frequentare l‚ambiente musicale. La sua carriera inizia infatti come tecnico di registrazione presso diversi studi. ASHLEY BEEDLE mostra sin dagli esordi grandi doti compositive e, poco dopo, arriva puntuale il suo esordio discografico, al fianco del Boys in Shock Sound System: il disco viene etichettato dalla critica musicale come miglior produzione della British Garage. Dopo un breve periodo di pausa ASHLEY BEEDLE dà vita quindi al Black Science Orchestra Project, con cui produce il famosissimo singolo Were Were You, brano che impone il talento del giovane inglese all'attenzione dei colleghi d'Oltreoceano. ASHLEY BEEDLE si propone con diversi pseudonimi e alternando stili differenti. Tra le sue numerose identità ricordiamo The Delta House of Funk, The Ballistic Brothers (che con l'album Rude System hanno scalato le vette delle classifiche mondiali) Disco Evangelists, Roots Revolutions fino alla recentissima The Black Jazz Chronicles, formazione gravitante in orbite afro-jazz con cui ASHLEY sta per dare alle stampe un nuovo album per l'etichetta Nuphonic Records. ASHLEY BEEDLE è ormai un artista di fama internazionale: al suo fiuto di remixer si affidano Manic Street Preachers, Inner City, Frek Power, Soul Coughin, Lisa Stansfield, Brand New Heavies Molto attivo anche sul versante produzioni, negli ultimi due anni ASHLEY BEEDLE ha curato le uscite discografiche di formazioni come The Sandals, Shara Nelson, Marden Hill and Misty Oldland Attualmente è in fase di preparazione il nuovo album di Gabrielle. Poteva bastare? Certo che no. ASHLEY BEEDLE ha creato anche due etichette discografiche, la Afro Art e la Sun Wreckords, con l'obiettivo dichiaro di offrire opportunità concrete ai giovani talenti del dee-jaying britannico. „ASHLEY BEEDLE is aŽtalented motherfucker spiega l'amico e collega Kenny, uno dei più acclamati Dj a livello mondiale e la cosa incredibile è che tutto gli riesce in modo naturale Quella di Ballistic Brothers e Black Sciences Orchestra (due dei tanti progetti di ASHLEY BEEDLE) è la migliore dance sperimentale che abbia mai sentito.
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14/12/2005 13:23 - ÅKE HODELL
‘Verbal Brainwash And Other Works’ (Fylkingen Records)
Mi pare che ...
ÅKE HODELL ‘Verbal Brainwash And Other Works’ (Fylkingen Records) Mi pare che sia il caso di operare alcuni distinguo dovendo analizzare le quasi quattro ore di suoni che vanno a comporre questo box di tre CD che l’etichetta svedese Fylkingen Records (intermedia@fylkingen.se) ha voluto dedicare ad Åke Hodell. Il lavoro, realizzato con il supporto dello Swedish National Council for Cultural Affairs, contiene tutti i titoli che Hodell ha descritto come “text-sounds compositions” registrati tra il 1963 e il 1977 ed è stato portato a termine (in collaborazione con Hodell stesso) un paio di giorni prima della scomparsa, all’età di 81 anni, del musicista (e molto altro) svedese, avvenuta lo scorso anno. I distinguo a cui facevo riferimento si rendono necessari nel momento in cui non si può fare a meno di separare la fase di ascolto dalla valutazione storico/tecnico/discografica, in quanto se la prima perde (in alcuni episodi) parte del proprio fascino estrapolata dal contesto della rappresentazione e della connessione con i testi, la seconda invece fa emergere il ruolo rilevante occupato da Hodell, non solo all’interno della scena scandinava, nell’utilizzo di suoni tratti dalla quotidianità o dalla natura (con i dovuti riferimenti alla musica concreta quindi), nell’applicazione del cut & paste, nell’arte del plagiarismo sonoro e nel sapere connettere il tutto con un substrato concettuale che lo vedeva di volta in volta impegnato sul fronte dell’antimilitarismo, a favore dei diritti civili delle minoranze nere negli Stati Uniti, contro le compagnie petrolifere, ecc.! Tenendo conto di questi fattori e sottolineata la mia preferenza per il CD 3 (e per ‘Mr Smith In Rhodesia’ in particolare), mi sento di valutare in maniera assolutamente positiva l’opera nel suo complesso.
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14/12/2005 13:23 - BEANFIELD-JAZZANOVA-FAUNA FLASH
Live set/DJ set. Drum'n'bass-Downbeat-Bossa breakbeat - D
Serata di presentazione ...
BEANFIELD-JAZZANOVA-FAUNA FLASH Live set/DJ set. Drum'n'bass-Downbeat-Bossa breakbeat - D Serata di presentazione dell'etichetta più importante per i nuovi suoni della Mitteleuropa. I migliori e più osannati rappresentanti del nuovo suono elettronico jazzato si esibiranno dal vivo con le macchine e con i dischi. Michael Reinboth, leader del progetto Beanfield, e della Compost stessa, è fresco di uno splendido album, i berlinesi Jazzanova, sono, senza dubbio, i remixatori più richiesti e più competenti della scena, mentre i Fauna Flash, gli stessi del trio in compagnia di Rainer Truby, rappresentano l'ala drum'n'bass, non inglese, alternativa a Roni Size e Peshay. Dopo un anno il Maffia ripropone il magnifico set downbeat di Michael Reinboth ed il live drum'n'bass dei Fauna Flash, arricchiti dalla presenza in consolle dei già mitici Jazzanova, per un'eclettica atmosfera groovy made in Germany.
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14/12/2005 13:23 - BILL LASWELL - HASHISHEEN: THE END OF LAW (META RECORDS) ...
BILL LASWELL - HASHISHEEN: THE END OF LAW (META RECORDS) CD Ancora Janet Riestra che guida col suo parlato Laswell nell'intricata vicenda dell'antica setta degli assassini. "Spoken Music" sì, ma d'alto livello e mai in circonlocuzione visto che il produttore ha chiamato come esponenti "ideali" contemporanei del culto gente come Patty Smith o Iggy Pop, l'affascinante Sussan Deyhim; riprende poi addirittura (per la centesima volta) le Western Lands di William Burroughs. E per la musica? chiedete voi beh il nostro s'appoggia al duo meta-artistico dei Techno-Animal e a Jah Wobble.
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14/12/2005 13:23 - BILL LASWELL Hashisheen - The end of Law
Dopo innumerevoli progetti ...
BILL LASWELL Hashisheen - The end of Law Dopo innumerevoli progetti e produzioni sui più disparati fronti sonori Laswell ci trascina ora a ritroso nel tempo in un lavoro di "evocazione" della setta esoterica degli Ashisheen che si sviluppò nella regione di Alamut, compresa tra le attuali Iran e Siria. Sulla base del precetto "Niente è verità - tutto è permesso" gli Ashisheen (nome probabilmente dovuto all'abituale assunzione di cannabis) imposero il loro credo per quasi due secoli, resistendo alle aggressioni dell'Islam e alle crociate cristiane fino alla completa distruzione da parte delle orde mongole nel 1257. Di questo poco noto paragrafo della storia mediorientale Laswell presenta tuttavia l'aspetto mitico e spirituale realizando una serie di suggestivi quadri etno-ambient che fanno da base alla lettura di leggende magiche e documenti storici fornita da un gruppo di ospiti prestigiosi. Tra loro Sussan Deyhim, Jah Wobble, Patti Smith Genesis P-Orridge, Iggy Pop e William S. Borroughs, al quale, assieme a Brion Gysin, é dedicato l'album per il loro ruolo di "grandi hashisheen del XX secolo".
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14/12/2005 13:23 - BONGZILLA
Stash
E' una invitante coppa straboccante di stimolanti naturali quella che ...
BONGZILLA Stash E' una invitante coppa straboccante di stimolanti naturali quella che domina la sleeve del debutto dei Bongzilla del Wisconsin. "Stash" è il campo da gioco sul quale i quattro sludgers hanno deciso di catapultare le loro due ossessioni: cannabis e Black Sabbath. Una miscela potenzialmente devastante che deflagra sprigionando esalazioni ad alta concentrazione di tossine. Il suono dei Bongzilla, già autori di un mini LP e alcuni singoli, tre dei quali "splittati" con Cavity, Meatjack e Hellchild, si adagia sulle lentezze doomy tipiche del suono sabbathiano infettandone l'umore denso e scuro con l'urlo rattrappito di Mike Makela. L'insieme conserva un impatto violento, feroce e sicuramente esaltante per i devoti del culto osbourniano (tra l'altro il disco si chiude con una cover di "Under The Sun" datata 1972) anche se manca di una "rotondità" che potrebbe conferire al suono cingolato del mostro americano una chance di carattere stilistico che però forse i quattro evitano semplicemente di ricercare.
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14/12/2005 13:23 - DJ SET - BREAKBEAT- BIG BEAT - SMASH HOUSE - ...
DJ SET - BREAKBEAT- BIG BEAT - SMASH HOUSE - UK Suona largo! Suona grasso! Suona grosso! Questi potrebbero essere gli slogan per la prima delle serate residenziali dell'etichetta indipendente Wall Of Sound; inizialmente solo una delle piccole etichette agguerrite, come la Skint, la Pussyfoot, la Ninja Tune, che hanno documentato la straordinaria eccitazione di una stagione che sta ancora mietendo successi. Sulla congrega cinica di artisti pazzi raccolta da Mark Jones si potrebbe tranquillamente scrivere un libro di duemila pagine o girare un film sulla swinging London di fine millennio. Rimane il fatto che la vitalità liberatrice professata dai WOS boys li ha portati a eccessi di qualsiasi natura allevando poi una nidiata di talenti invidiabile: Jon Carter, Propellerheads, Wiseguys, Akasha, Les Rythmes Digitales. e oggi Neil Beatnick e Wreckage sono qui per dimostrare quanto sia ancora tutto in gioco.
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14/12/2005 13:23 - Cake
Fashion Nugget (Capricorn)
Disco americano e si sente (pur con qualche ...
Cake Fashion Nugget (Capricorn) Disco americano e si sente (pur con qualche sprazzo dell'England obliqua dei primi Ottanta), specie in songs come 'Stickshifts And Safetybelts' dove il fantasma delle Femmine Violente virato traditional aleggia anzichenò. Belli gli originali come l'orecchiabile 'Daria' o il rap-funky-jazz-soul (ci sono tutti, e in ordine decrescente di dosaggio, controllate) di vecchio stampo di 'Nugget' ma le perle di questo microsolco (ah, già, si diceva così prima dell'83!) sono le cover, specie 'I Will Survive' con la quale Gloria Gaynor fece riempire parecchi dancefloor nel '78, spogliata dei lustrini e riempita di due galloni di quello buono e la 'Perhaps, Perhaps, Perhaps' che fornì l'intuizione (chiamiamola così) miliardaria agli Abba per quella bruttura di 'Fernando'. Inevitabile, il pezzo più insipido e normaloide porta il titolo di 'Italian Leather Sofa': that's life boyz. Ma l'etichetta è la stessa Capricorn del rock sudista che fallì qualche anno fa?
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14/12/2005 13:23 - CASH AUDIO Green Bullet (Touch And Go/Wide)
Cash Audio erano noti ...
CASH AUDIO Green Bullet (Touch And Go/Wide) Cash Audio erano noti come Cash Money, solo che il nome dava fastidio a qualcuno (la Cash Money Records, pare) e così hanno dovuto mutare ragione sociale. È mutata pure la formazione, in quanto da duo (chitarra e batteria) sono passati a trio con l'aggiunta di un armonicista; ciò che invece non è cambiato è il sound: blues rock alcolizzato e imbastardito con un po' di country. Spesso lenti nelle movenze, ma sempre capaci di creare il giusto appeal, come dimostrato da 'Miles To Coast', 'The Power Of Tequila', 'Capitol City Blues', 'Shifty-Eyed Devil' e l'infuocata 'Got To Hurry' dei Yardbird.
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14/12/2005 13:23 - CASH AUDIO Green Bullet
Fino al disco precedente si chiamavano Cash ...
CASH AUDIO Green Bullet Fino al disco precedente si chiamavano Cash Money, poi una serie di problemi di natura legale li hanno spinti ad un repentino cambio di nome. Ma la formula blues scarna e urticante di John Humphrey (batteria) e Scott Giampino (chitarra e voce), che in questa prova hanno allargato la line-up all'armonicista David Passow, non è affatto cambiata. Tutt'altro. "Green Bullet" è un album di 'modern-blues' umorale, denso, vibrante. Programmatica, in questo senso, l'opener "Who Killed the Blues?" che da sola ci dà la cifra stilistica della band. Ad ogni buon conto in "Green Bullet" i Cash Audio passano in rassegna tutte le possibili variazioni alla formula-base, sbandando alla maniera dei più ubriachi Cheater Slicks in"Miles To Coast", rendendo omaggio alla tradizione con un brano dal sapore classico quale "Black & Sweet", marcando dissonanze ("Capitol City Blues") o addirittura lasciandosi andare ad episodi dal mood lento e rilassato come "Gold Dust Majesty"... Ma le cose migliori arrivano comunque quando i tre rinserrano le fila ed interpretano le dodici battute in chiave rumorista ("Wrong Again"), obliqua ("Shifty-Eyed Devil") e velocizzata (si ascoltino a proposito le due ottime cover di "44 Blues" e "Got To Hurry", rispettivamente di Hound Dog Taylor e degli Yardbirds). Un album da far impallidire l'ultima sbiadita versione dei Boss Hog.
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14/12/2005 13:23 -
Cash Money
Black Hearts & Broken Wills (Touch & Go)
Risale già ...
Cash Money Black Hearts & Broken Wills (Touch & Go) Risale già all’inizio dell’anno l’uscita di questo ‘Black Hearts & Broken Wills’ esordio per i Cash Money, duo di power rock’n’roll, uscito per Touch & Go e che suona come una versione degli Stooges prodotta da Steve Albini ed influenzata dal blues rock sudista. In realtà questo disco è stato prodotto da Brian Deck dei Red Red Meat e rivela l’anima più sanguigna e rurale del ‘nuovo’ punk blues americano (Demolition Doll Rods, Blues Explosion, Dura-Delinquent, Chrome Cranks, Atomic 61). Se questi gruppi rappresentano infatti l’incontro tra il blues, il punk e il noise (tutti elementi,tranne il primo, di matrici urbana) i Cash Money sembrano invece riportare il blues a casa, tra le campagne americane, ormai anch’esse però impregnate di elettricità e violenza sonora. A partire dalla copertina, bellissima, in stile Rank & File, si capisce subito quale è il background dei Cash Money: Allman Brothers, Lynyrd Skynyrd, John Lee Hooker e Punk Rock, il tutto scarnificato dal classico spirito essenziale cha cartterizza tutti i prodotti Touch & Go. Campagna ed elettricità. Sono un duo i Cash Money, chitarra e batteria, ma riescono comunque a produrre un suono potente e pieno, in cui il basso sarebbe francamente di troppo. Blues rock, granitici riffs hard e concisione punk elementi non certo nuovissimi ma che i Cash Money riescono a giostrare per tutta la durata del disco molto meglio di tanti tardi epigoni spenceriani a la Speedball Baby.
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14/12/2005 13:23 - GITANE DEMONE “Srars Of Trash” (Andromeda/Audioglobe)
Il fatto che sulla custodia ...
GITANE DEMONE “Srars Of Trash” (Andromeda/Audioglobe) Il fatto che sulla custodia del nuovo CD di Gitane Demone campeggi un adesivo che riporta la seguente frase “4 tracks featuring Dreadful Shadows” non mi pare sia segno di buon auspicio, in quanto Gitane (ex Christian Death, per chi se lo fosse dimenticato) non necessita di simili “campagne pubblicitarie”. D’altro canto è risaputo che al giorno d’oggi le difficoltà nel vendere dischi (certi dischi) sono notevoli, quindi si ricorre a qualunque mezzo pur di arraffare quelle 100 o 200 copie in più. Comunque sia i Dreadful Shadows ricambiano il favore prestato loro da Gitane Demone che aveva preso parte alle registrazioni dell’ultimo “The Cycle” (che mi risulta stia garantendo al gruppo un buon successo, nonostante il suo valore sia nella norma), ma non incidono più di tanto sul risultato finale.
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14/12/2005 13:23 - GNAC "Biscuit Barrel Fashion"
Gnac è il progetto solista di Mark ...
GNAC "Biscuit Barrel Fashion" Gnac è il progetto solista di Mark Tranmer, metà dei Montgolfier Brothers, di cui è la parte musicale (autore dei testi e cantante è Roger Quigley). In Biscuit Barrel Fashion organizza una parata di aspre arie strumentali, eseguite con una chitarra acustica e una tastiera. Titoli come Joseph-Michel & Jacques Etienne e Eighteenth Century Quiz Show, toni capaci di descrivere depressioni cosmiche, cadenze stilizzate e circensi.
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14/12/2005 13:23 -
The Clash " Radio Clash " ...
The Clash " Radio Clash " CBS Qualcuno li ha definiti come l'ultima vera grande Rock band : e aveva ragione . Dopo il primo parto discografico generato nel 1977 in pieno periodo Punk Rock di strada ne fecero parechhia fino ad analizzare tutte le forme di musica contemporanea dal Reggae e al Dub fino a Blues , il jazz e le innovazioni di allora . Ecco questo singolo mai uscito su album che in due tracce ce la dice tutta sulla versatilità di Strummer e Soci : tecnologia elettronica Hip Hop al servizio del Rock più sanguigno . This is Radio Clash.
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14/12/2005 13:23 - THE CLASH
From Here To Eternity (Columbia/Sony)
“Ho visto i Clash a ...
THE CLASH From Here To Eternity (Columbia/Sony) “Ho visto i Clash a Firenze nel maggio dell’81. E’ passato un sacco di tempo ma li ricordo ancora perfettamente entrare in scena sulle note della musica di Morricone e poi... due ore d’inferno”. Così David, uno dei tanti testimoni che appaiono sul booklet del CD. Per mia fortuna posso sottoscrivere ogni parola di quel commento perché a quel concerto c’ero; per mia sfortuna però, questa è anche la ragione per cui ho storto un po’ il naso ascoltando ‘From Here’. Fermo restando che nessun disco, ancorché perfetto sotto ogni punto di vista, può rendere la magia di un live act, avrei preferito che fosse stata presa e trasposta su CD un’intera gig: anche se qualche canzone avesse mostrato delle imperfezioni o sbavature in più rispetto a quelle offerte (andiamo: è solo r’n’r!), si sarebbe potuta avere una compattezza che il rimixaggio di Bill Price non poteva comunque rendere. Altra annotazione: un doppio CD a prezzo speciale avrebbe permesso di non tener fuori un bel pacchetto di brani tanto immancabili quanto lo sono quelli presenti. La copertina interna è un po’ troppo ispirata ad una raccolta di singoli degli Stranglers e ad un tributo alla new wave degli ‘80. Da avere, nonostante tutto.
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14/12/2005 13:23 - THE CRASHMEN
Surf music: un genere musicale molto diffuso in California ...
THE CRASHMEN Surf music: un genere musicale molto diffuso in California nei primi anni '60 grazie alla popolarità di alcuni gruppi vocali (The Beach Boys, Jan & Dean...) e strumentali (Dick Dale & The Deltones, The Ventures, The Surfaris, The Challengers...). The Crashmen band milanese formatasi nel gennaio del 1990, ripropongono questo genere musicale, sia vocale che strumentale, cercando di rimanere fedele ai pezzi originali ma nello stesso momento rivisitando i brani in modo personale. Il sound del gruppo risulta grezzo ed immediato e dà grande spazio al suono riverberato delle due chitarre, sovrapposte ad una sezione ritmica molto efficace. Attualmente The Crashmen sono impegnati nella realizzazione di un CD di cui è prevista l'uscita nei prossimi mesi. Formazione: Mark Dale (chitarra solista, voce); Joe "Kool" Silari (basso, voce); Eddy Spaghetti (voce, armonica); Armando 'Dr. Dope" Moneta (chitarra, voce); Stefano "Concobeach" Faini (batteria).
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14/12/2005 13:23 - CATCH 22
Washed Up
Il secondo appuntamento discografico 'noto' per i Catch ...
CATCH 22 Washed Up Il secondo appuntamento discografico 'noto' per i Catch 22 si articola in quattro brani dall'ottimo appeal energico-melodico, schierando sostanziali mutamenti di line-up, una più corroborante sezione fiati ed una instancabile verve ska che non si spaventa di fronte ad inevitabili sbavature tecniche od eccessi di generosità dinamica. In sostanza: sette indiavolati strumentisti d'ispirazione punk che scaricano bordate di vitale energia per la durata in verità troppo breve, di quadro brani, tra cui una curiosa cover del classico "American Pie" di donmacleaniana memoria.
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14/12/2005 13:23 - CERBERUS SHOAL Crash My Moon Yacht
Chi poteva aspettarsi una replica ...
CERBERUS SHOAL Crash My Moon Yacht Chi poteva aspettarsi una replica tanto tempestiva a "Homb", magnifica faccenda di pochi mesi or sono? Ben venga, una volta tanto, l'iperproduttività. E se dopo avere ascoltato "'Crash My Moon Yacht' e il predecessore doveste avere ancora voglia di Cerberus Shoal, rassegnatevi serenamente a non trovare le uscite precedenti e a catturare invece, probabilmente prima che l'anno finisca, "Mr. Boy Dog", terzo pannello di un trittico che ha segnato una stagione importante, di grandi maturazione e ispirazione, nella storia del gruppo di South Portland. I tre fondatori, Caleb Mulkerin, Chriss Sutherland e Tom Rogers, persi per strada i componenti dei Tarpigh che per oltre due anni li avevano spalleggiati in studio e nei concerti, saranno affiancati prossimamente da altri musicisti. Difficile dire se ciò determinerà mutamenti stilistici. Per ora, in attesa di "Mr. Boy Dog", si può annotare che "Crash My Moon Yacht" pare avere le medesime ascendenze di Homb, con "Breathing Machines" nel ruolo che fu di Myrrh: ambient nelle prime battute, appena innervate di timide pulsazioni ritmiche, divampa poi in dilatatissimo space rock fra Corrieri Cosmici e Pink Floyd di mezzo. Massima concessione, quella chitarra un po' sopra le righe, a un canone rock per il resto trasceso per tramite di falsi etnici d'autore (si ascolti il tripudio di percussioni scampanellanti dei tre movimenti di "Changabang") o, in "Yes Sir, No Sir" (il capolavoro del disco), da incursioni di jazz elettrico e inclinazioni neocameristiche a bagno nell'acido lisergico. Album estremamente cerebrale, eppure soffuso di sentimento, 'Crush My Moon Yacht' regala seduzioni quasi mai banali.
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14/12/2005 13:23 - COLISEUM WASHBOARD BAND
Evviva, forse il Jazz ha trovato un nuovo ...
COLISEUM WASHBOARD BAND Evviva, forse il Jazz ha trovato un nuovo porto per dare fondo alle sue ancore! Dopo qualche timido esperimento dell'anno scorso, il nostro "Mangiafuoco" si getta nella mischia e ospita, come primo incontro, la Coliseum Washboard Band, nota ed apprezzatissima formazione romana votata alle musiche di Clarence Williams, Jabbo Smith & C.. Per i non addetti ai lavori non sarà fuori luogo dare qualche minima indicazione su almeno una parola e due nomi: washboard (letteralmente: "asse della lavandaia"): è stato lo strumento che, sottratto alle proprie donne dai musicalmente incolti appassionati di New Orleans ed utilizzato dagli stessi per accompagnare i loro amici musicisti, ha in seguito assunto una veste più.... professionale (se possibile (!) ....) e duratura, che gli ha così consentito anche di evitare contestazioni familiari per la iniziale sua doppia utilizzazione.... Clarence Williams: è sufficiente dire che, oltre ad un ottimo band leader, è stato il compositore del Sant Louis Blues? Basta? Crediamo proprio di si! Jabbo Smith: eccezionale, estroso e dotatissimo cornettista e band leader molto colpevolmente non apprezzato secondo i suoi meriti. Appunto, la Coliseum Washboard Band, forte degli internazionalmente notissimi Alberico Di Meo, ottimo pianista e studioso della musica jazz di inizio secolo, Pucci Scarpato eccellente cornettista ed anch'egli studioso del primo jazz, Bruno Castracucchi, dal clarino e sax struggentemente tradizionali, e Renato Musillo, artista del washboard e pilastro indispensabile per la reincarnazione di un sound perduto da ormai quasi un secolo, ci faranno indietreggiare di ottanta anni (fino ai Roaring Twentes, ed anche più) dandoci la eccezionale e rara possibilità di gustare sapori musicali di squisita fattura e deliziosa ingenuità persi, molto ingiustamente, nel vortice del tempo che passa.
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14/12/2005 13:23 - CRASH Protopop
E' curioso l'effetto che il demotape dei Crash rende ...
CRASH Protopop E' curioso l'effetto che il demotape dei Crash rende all'ascolto. Se le prime canzoni possono far sperare in qualcosa di convincente e sfizioso, alla lunga la regola del noise rock diventa talmente "telefonata" e prevedibile che la noia procede di pari passo con il senso di paranoia insito nella loro musica. Chitarre sature e distorte fanno da fondamenta ai brani, che si reggono in piedi solo per l'imponenza del volume, ma una volta tornata la quiete rimane ben poco. (thecrash@infinito.it)
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14/12/2005 13:23 - CRASH TEST DUMMIES
Give Yourself A Hand (Vik/BMG)
Ci sono dei gruppi ...
CRASH TEST DUMMIES Give Yourself A Hand (Vik/BMG) Ci sono dei gruppi che fanno dei botti della madonna per poi implodere - per colpa loro o meno - e finiscono per essere seguiti da una piccola schiera di fedelissimi. Che si chiamino Young Marble Giants, Mekons, Crash Test Dummies o, a più alti livelli in ogni senso, XTC, poco importa. Hanno avuto la possibilità di saltare sulla predellina del successo, fanno una o due fermate e cadono sbattendo il muso. Così, addio miliardi, addio bei faccioni sulle copertine delle riviste specializzate, addio gloria del cazzo... A questo punto, alcuni cacciano fuori (viva la rabbia!) l’argenteria di famiglia ed i migliori gioielli, altri, continuando a sognare quella predellina, cadono a spirale sempre più in basso finendo per vendere paccottiglia lustrata nell’angolo sottostante ai palazzi delle majors. i CTD, che una manciata di anni fa avevano svegliato le orecchie di mezzo mondo con la dolce ed accattivante ‘Mmmm Mmmm Mmmm Mmmm’ (da ‘God Shuffled His Feet’, 1993), hanno fatto tutto questo giro dell’oca assassina, tornando con un album che tali tappe testimonia: ‘Keep A Lid On Things’ (vista anche di notte in forma di video su MTV ma non giurerei perché per come mi sentivo poteva essere benissimo anche una vendita all’incanto di idropulitrici o fanculame vario) tira la volata ai compagni, con un andamento sinuoso da ballata di white-soul con cuciture rifinite alle più nuove sartorie elettroniche, così come la successiva ‘A Cigarette Is All You Get’ su quelle tonalità ci insiste con una certa cattiveria. In sostanza tutto l’album si tiene su toni un po’ leccati ed Xtra lusso (il fantasma di Donald Fagen dietro la costruzione di pezzi come “Just Chillin”, ad esempio), rischiando di perdere però la base che li lanciò dal Canada per ogni dove. E di non trovarne una nuova, meno smaliziata e pretenziosa, che ascoltando brani vagamente rap e di certo blackeggianti come ‘I Want To Par-tay!’, potrebbe anche svenire sul sedile damascato della propria 2000 a iniezione, otto airbag, stereo di serie da un milione e Arbre Magique firmato Dolce e Sammontana. Buono da sottofondo, sei politico e bacio accademico (alla francese, però).
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14/12/2005 13:23 - CRASH TEST DUMMIES I don't care that you don't mind ...
CRASH TEST DUMMIES I don't care that you don't mind Questo disco nasce da una strana storia. Brad Roberts, il leader dei Dummies, ha avuto un grave incidente stradale mesi fa in Canada e ha dovuto curarsi in uno sperduto luogo della Nova Scotia. Lì ha fatto amicizia con alcuni pescatori locali, con i quali dopo un po' ha cominciato a elaborare idee musicali. Questo disco è il frutto dell'accidentale incontro e non per niente, date le circostanze e i luoghi, suona molto diverso dalla solita musica Crash: piu morbido, riflessivo, con toccanti accenti country soul e poco spazio a quelle lunatiche divagazioni che hanno reso celebre la banda nel campo del funny rock. Le canzoni sono pacate e belle, da The day we never met a Let it feel a Hangin' tree. Roberts le illumina con il suo caratteristico vocione fondo, e ogni tanto sembra evocare Nick Cave e altre volte invece, Robbie Robertson a Big Pink.
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14/12/2005 13:23 - CRASHLAND Glued
C'era una volta, in verità non tanto tempo fa, ...
CRASHLAND Glued C'era una volta, in verità non tanto tempo fa, una cosa in cui tutti (o almeno tutti quelli sotto l'età per il mutuo prima casa) credevano. Si chiamava controcultura. A quell'ideale è accaduto ciò che è accaduto al punk rock o al rock alternativo: gli eleganti signori con i soldi l'hanno saccheggiato. La differenza fra controcultura e rock alternativo sta nei nemici: per la prima il sistema, per il secondo le corporazioni discografiche. Lo spirito controculturale non si è però del tutto dissolto e lo si può riscoprire nella musica dei Crashland. Non sono veramente punk ma hanno energia e rabbia, non sono così insoddisfatti da non raggiungere dimensioni epiche, sono levigati e al tempo stesso ruvidi e cinici. E soprattutto amano cercare la diversità.. Il suono è fondamentalmente un pop che non vende l'anima alle classifiche (anche se "Standard Love Affair" è un hit perfetto) e che conserva un'integrità e un fascino simile a quello dei Suede prima maniera. E' stata una buona annata per la nuova musica inglese grazie a Muse, Doves, Coldplay, JJ72 e ora Crashland con il loro album d'esordio "Glued". Qui però siamo in un ambito più duro, rumoroso (ma senza sessismo) e non ossessionato dall'introspezione di chi passa il tempo a guardarsi l'ombelico. Il trio (sotto contratto già da due anni) è molto più vitale e umano dei tanti nipotini dei Radiohead e la cosa non stupisce visto che i molti furiosi concerti hanno infine limato molti spigoli. Per fortuna lo spirito è rimasto lo stesso, anche se è difficile capire quale sia il nemico da combattere. L'indifferenza, forse. Provenienti da Bristol (ma con origini gallesi e corniche), il cantante e chitarrista Alex Troup, il batterista Marc Childs e il bassista Martin Maddaford hanno l'ambizione di essere "più punk e più Beatles di tutti voi messi insieme" (parole di Troup). E ci riescono. Le loro canzoni guidate da una chitarra fra il minimalista e l'esuberante a volte sfiorano i territori dei Supergrass, ma senza cadere nel banale mentre la sezione ritmica oscilla tra funzionalità ed esuberanza La voce vellutata ma mordace ricorda un po' Pete Shelley con le parole ben scandite anziché urlate per nascondere le proprie lacune. Belli i toni arroganti di "Collide Again" e quelli seducenti di "Swinger". L'iniziale "Modern Animali" mostra con chiarezza le intenzioni del gruppo; "The Sun In My Eyes" rallenta il passo per offrire una finta ballata; "Submission" deborda in tutta la sua ruvidezza, "We Are On Fire" riporta il disco a più miti consigli con un lamento minimalista ma ben arrangiato che riluce di bellezza. Le canzoni sono tutte brevi, secche, affilate e potenti, fatta eccezione per le troppo manierate "Standard Love Affair" e Little Dreams". In ogni caso una perfetta musica dell'adolescenza per un album che non pretende di reinventare la ruota ma di sicuro sa ridisegnare i raggi. Predire il futuro è stupido ma anticiparlo è umano ed è facile immaginare che nel prossimo anno i Crashland andranno lontano. Basta visitare il loro sito (www.crashland.co.uk) e leggere i messaggi dei fans per capire quante passioni stanno già suscitando.
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14/12/2005 13:23 - CROSBY STILL E NASH & YOUNG
"Looking Forward"
A quasi trent'anni dalla ...
CROSBY STILL E NASH & YOUNG "Looking Forward" A quasi trent'anni dalla pubblicazione di "Déjà Vu", David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash & Neil Young si ritrovano in sala d'incisione per rinverdire i fasti di una stagione passata e lontana. Nasce "Looking Forward", titolo preso da una languida ballata younghiana: l'album della riunione più sensazionale del momento. Ce ne saranno altre in questo passaggio tra un secolo e l'altro, ma certo questa farà discutere. I quattro si riuniscono per un album che i fan di una certa età hanno atteso inutilmente per decenni, prima spasmodicamente, poi con svogliata inutilità. Nel mentre i tempi sono cambiati, la musica ha preso mille altre strade, anche se le canzoni di quei quattro ragazzi americani con le camicie a scacchi hanno continuato a far sognare qualche nostalgico sessantottino, e quei pochi giovani appassionati di archeologia musicale che si sono entusiasmati alla scoperta di "Four Way Street". Ora l'attesa degli irriducibili fan del quartetto statunitense è finita, e per gli altri forse inizia una nuova scoperta. "Looking Forward" non sfiora neppure l'accaldato fascino di "Red Woods", l'album dei desideri descritto tanto mirabilmente da Bertoncelli, negli anni Settanta, sul mensile "Gong". Non raggiunge quelle vette di fantasia, ma è pur sempre una realtà da contrapporre al gioco dell'immaginazione. I quattro ex-ragazzi della quieta rivoluzione californiana oggi sono dei signori di una certa età, anche se in tutti questi anni hanno continuato a suonare e sognare. Qualcuno è messo peggio dell'altro, ha più acciacchi e cicatrici, ma tutti si sono mantenuti fedeli alla personale cifra stilistica e al vecchio modo di intendere la musica. Allora, ai tempi di ''Dejà Vu" e "Four Way Street", il sodalizio nasceva dall'incontro di individualità ben distinte e riconoscibili, oggi accade fatalmente la stessa cosa. Le malinconie di Neil Young si riconoscono al volo, i languori psichedelici che avvolgono le canzoni di David Crosby hanno ancora fascino da vendere. Stills continua a preferire i tempi mossi e le chitarre elettriche, Nash non rinuncia alla piana dolcezza delle canzoni. Nulla è cambiato dunque nella musica di CSN&Y, sono solo diversi i contesti, anche se l'utopia pacifista oggi ha lo stesso valore di ieri. L'album si apre in chiave rockista con "Faith In Me", di Stephen Stills, poi il clima si addensa e canzoni come "Looking Forward" e "Slowpoke" rispolverano le morbide atmosfere californiane idealizzate da Young il solitario. "Stand And Be Counted" suona in perfetto stile Crosby, come "Someday Soon" ha l'inconfondibile passo di Graham Nash. E tutto è al posto giusto nel gioco favorito della reunion: i suoni, le voci, le atmosfere di un tempo che sembra tornare nel garbo infinito dell'ultima illusione di questo Novecento al tramonto.
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14/12/2005 13:23 - CROSBY, STILLS NASH & YOUNG
Looking Forward
Crosby è l'orso Baloo. Young ...
CROSBY, STILLS NASH & YOUNG Looking Forward Crosby è l'orso Baloo. Young il musone distaccato. Stills il Vaccaro estroverso. Nash l'intellettuale con un occhio di riguardo per la famiglia. Caracollano, come wooden ships, nei vortici dell'età matura ma niente può affondarli, né fegati trapiantati, né sordità evidenti, né gambe spezzate. Non saranno mai vecchi aggrinziti, tutti pelle e ossa. Avranno sempre una chitarra in mano e una buona ragione per aggrapparsi a un la minore. Il ritratto di Dorian Gray diventerebbe una crosta sul muro se qualcuno avesse voglia di paragonarlo allo spessore, alla quiete (non senza un filo d'ansia) e alla semplicità con la quale i nostri amici hanno allestito questo disco dall'alto della loro gioventù ormai immaginaria. Pretese zero. Zero supponenza. Soltanto canzoni. Soltanto l'ennesimo richiamo ai quattro diversi stili: Nash canzonista, Stills più blues, Young più malinconico, Crosby più raffinato. Proprio Crosby, accompagnato creativamente dal figlio (da poco ritrovato) James Raymond, sembra il più disposto ad affrontare dei cambiamenti. Gli altri sono inossidabili, ma straordinariamente veri. Looping Forward non cambierà nulla da nessuna parte, ma potrebbe interrompere la noia di un'ora mettendo in campo la tristesse di Slowpoke o la forza sentimentale di Heartland. E poi si potrebbe sempre chiudere, accettando la polemica, con quella Seen Enough che Stills confessa di aver scritto pensando a Subterranean Homesick Blues di Dylan. La suggestione del déja vu continua. Malgrado tutto.
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14/12/2005 13:23 - CUL DE SAC
"Crashes To Light"
Il quartetto di Boston scoppia di ...
CUL DE SAC "Crashes To Light" Il quartetto di Boston scoppia di salute. Benchè l'album sfoderi otto brani oltre i sei minuti, si tratta del loro lavoro più compatto. Il sound è stato ripulito di tutte le spigolosità, le trame sono state semplificate, i ritmi sono stati ricondotti alla logica della melodia. Ne scaturisce un saggio esemplare di progressive-rock strumentale, che è al tempo stesso il lavoro più accessibile della loro carriera. "Etapin Shrdlu" (nove minuti) e "Sands Of Iwo Jima" (dodici minuti) sono emblematiche di come Jones riesca a costruire un flusso armonico da un'eclettica moltitudine di spunti. Nel primo un bouzouki si fa largo fra i borboglii del sintetizzatore e intona un motivo ipnotico, a metà strada fra un saltarello mediterraneo e il sitar di "Paint It Black" (Rolling Stones), ma viene inghiottito nel crescendo tempestoso di percussioni e chitarra elettrica, con un suggestivo accostamento di stereotipi delle jam psichedeliche e degli strumentali surf. Il tour de force del secondo si snoda come un crescendo maestoso e imponente di tutti gli strumenti, che si riallaccia in maniera più diretta alle jam psichedeliche degli anni '60. Questa volta è la sezione ritmica a dominare, con le sue cadenze gotiche in continuo movimento, mentre l'elettronica stende lenzuoli di vagiti extraterrestri e la chitarra delira distorta e siderale. Più di un brano ha sovratoni spirituali o metafisici. "A Voice Through A Cloud" (nove minuti) si apre con la chitarra che canta un inno gospel in un'atmosfera di estasi quasi new age. La melodia si frantuma in un caos gentile di accordi come in una lunga volata di fumo. La chitarra trasforma "Father Silence" (nove minuti) in un poema filosofico, imbastendo riff onirici a metà strada fra il fusion-jazz da salotto e l'hard rock melodico, sul passo lento, quasi country, della sezione ritmica e sui lugubri timbri da requiem barocco delle tastiere. "Hagstrom" comincia con un crepitio di rumori, ma si distende presto in un fluido tema melodico metà hawaiano e metà surf, della chitarra. In questi brani più rilassati si sente fortissima l'influenza di John Fahey, dei suoi miraggi fiabeschi e delle sue tracce trascendenti. Il disco si chiude con la trenodia di "On The Roof Of The World", una commossa elegia strimpellata freneticamente dalla chitarra come se si trattasse di un sitar o di un'arpa, immersa in un gorgo di vento elettronico e scandita in maniera marziale da tamburi e contrabbasso. Lo strumento che domina queste pantomime esistenziali è la chitarra di Glenn Jones. Jones ne è diventato un piccolo virtuoso, capace di svariare su un fronte molto ampio di tecniche e timbriche. A limitare la portata del disco manca soltanto la novità davvero strepitosa, il brano che faccia gridare al miracolo. Tutte le suite sono impeccabili, ma raramente memorabili.
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14/12/2005 13:23 - CULTURE CLASH
GRATIS DJ SET & RUMBADJ
Jungle, asian vibes Vs. d’n’b, ...
CULTURE CLASH GRATIS DJ SET & RUMBADJ Jungle, asian vibes Vs. d’n’b, euro hard house Il GRATIS DJ SET è una realtà composta da molteplici personalità che ha preso avvio e si è formata all’interno del GRATIS CLUB. Il dj resident, musicista, dj, artista - attività si riflettono nelle sue scelte musicali sempre in equilibrio tre le nuove sonorità di confine, è importato direttamente dall’Inghilterra dove si muoveva negli ambiti della cultura punk, reggae e nei primi ORBITAL PARTIES nei quali ha acquisito un gusto musicale a 360°, con particolare attenzione verso i generi afro-caraibici, rock steady e reggae e ai loro innesti con la musica elettronica europea nel calderone multietnico londinese. Nella sua attività dietro la consolle del GRATIS seleziona i beat più adrenalinici scegliendoli soprattutto tra gli asian vibes, genere dalle sonorità quanto mai raffinate nel quale si è specializzato e che da un anno circa seleziona assiduamente promovendone le migliori produzione sulle quali innesta jungle, dub e l’onnipresente d’n’b. dando luogo ad un poliedrico set. Nel CULTURE CLASH della resident night l’asian undreground e la jungle del GRATIS DJ SET si alterneranno con le basse vibrazioni del d’n’b e dell’euro hard house di Rumba Dj. Rumba, dopo una crescita influenzata dalle vibrazioni delle dance hall salentine e diverse esperienze in rave parties londinesi tra il ’96 e il ’97 a Clapton, Hackney e Brixon, ha costituito a Rimini nel ’98 un gruppo di musicisti e djs attivi nell’organizzazione di eventi dove lungo il filo conduttore “elettrico” si incontrano e di fondono naturalmente drum’n’bass, breakbeat, 2 step, hardhouse, live set di percussioni e rappresentazioni video. A partire da serate periodiche al c/s Pomposa e al circolo culturale Wadada attraverso i privè del Villane Club, Embassy ed ECU di Rimini, una stagione a Riccione (Elektra Sound System) supportata dall’esperienza a Radio Icaro (circuito Marconi) fino alla recente apparizione al Nightwave 2000 all’interno dell’area Jay Colture, Rumba dj si fa strada con un semplice messaggio : buone vibrazioni per il cuore.
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14/12/2005 13:23 - DANCE ALL CRASHERS
"Purr"
Ben diversa l'impostazione dei Dance All Crashers che, ...
DANCE ALL CRASHERS "Purr" Ben diversa l'impostazione dei Dance All Crashers che, oltre a viaggiare su livelli di notorietà più ampi, si concedono una diversa teoria sul rapporto dinamico tra melodia ed energia. Decisamente pop l'approccio del loro ultimo disco, come lo erano stati i precedenti tre, ma privo di indolenti mollezze, spesso le chitarre compresse ed un contributo ritmico frizzante contribuiscono a portare l'atmosfera di "Purr" verso un improbabile incrocio tra le Fastbacks d'un tempo (vuoi per la presenza di due balde giovani) ed un suono che qualcosa deve anche all'Inghilterra del pop un po' arrabbiato della female scene di qualche anno fa. Dodici brani, un gatto in copertina ed una linea che, attraverso tappe come "Lockjaw" e "Honey I'm Homely" hanno fatto una gradevole realtà del pop rumoroso.
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14/12/2005 13:23 - DANCE HALL CRASHERS The live record
A compimento di un brillante ...
DANCE HALL CRASHERS The live record A compimento di un brillante tour il gruppo ska dei Dance Hall Crashers documenta con questo disco registrato in presa diretta tutto il meglio del suo repertorio. Si passa da molte canzoni tratte dall'album dell'anno scorso "Purr", fino a pezzi più datati, scritti quando ancora Tim Armstrong faceva parte della band. Carina la cover di "American girl" di Tom Petty.
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14/12/2005 13:23 - DAVID ABIR/ASHLEY WALES Movement A, Study 33/Landscape
Per la stessa ...
DAVID ABIR/ASHLEY WALES Movement A, Study 33/Landscape Per la stessa label londinese esoe lo split dei misconosciti David Abir e Ashley Wales. Il primo dà vita ad una rarefatta elegia dai contorni spiraliformi e pacatezza cameristica, il secondo gli sta giusto a ridosso con una stilizata flultuazione di eteree evoluzioni tastieristiche. In una parola: gradevole.
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14/12/2005 13:23 - DAVID ABIRASHLEY WALES
‘Lesson One: Movement A, Study 33Landscape’ (Sulphur Records)
Nonostante ...
DAVID ABIRASHLEY WALES ‘Lesson One: Movement A, Study 33Landscape’ (Sulphur Records) Nonostante la Sulphur Records di Robin Rimbaud (aka Scanner) non abbia una distribuzione in Italia, quando ciò accade regolarmente per etichette le cui proposte sono assai meno interessanti e assai più ordinarie, voi potete contattarla via e-mail (info@sulphur.demon.co.uk). Detto ciò, vi suggerisco di prestare attenzione ai due pezzi che compongono questo interessante split CD. David Abir è al debutto con ‘Lesson One: Movement A, Study 33’, dove fa emergere il suo background classico/cameristico, plasmando una traccia di 23’ in cui il violoncello si adagia su tessiture di flebile elettronica ambientale e orchestrale. Più consolidato il passato di Ashley Wales (già negli Spring Heel Jack e al fianco di William Burroughs, Paul “Orbital” Hartnoll, ecc.), ma simile la proposta nei 15’ di ‘Landscape’, dove vengono tracciati soundscape minimali e rilassanti con le tastiere protagoniste assolute.
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14/12/2005 13:23 - DOG FASHION DISCO "Anarchists Of Good Taste"
Strano destino, quello dei ...
DOG FASHION DISCO "Anarchists Of Good Taste" Strano destino, quello dei Dog Fashion Disco. I primi tre albums passano sotto silenzio, mentre il quarto, "Anarchists Of Good Taste", è una folgorazione, e lo stravagante quintetto viene decantato come la grande promessa dell'anno, la prima realtà significativa emersa dallo stato di Washington D.C. dopo la decadenza dell'impero grunge di Seattle. Certalente "Anarchists" è uno sfrontato tentativo di spingere le frontiere del rock un po' più in là rispetto alle consuetudini e all'ovvia identificazione in contenitori stilistici prestabiliti. Immaginate una fusione fra la varietà musicale dei Faith No More, la complessità esecutiva dei Tool e l'aggressione nu-metal risolta con originalità dei System Of A Down; da questi ingredienti scaturisce la formula innovativa dei Dog Fashion Disco, intrisa del gusto macabro e sarcastico che coinvolge in modo preoccupante le nuove generazioni (ed è cosa ben distante dal vecchio "fascino gotico"). Non si tratta ovviamente di un disco facile, tant'è vero che il chitarrista Greg Combs se ne compiace: "Le nostre composizioni più semplici hanno almeno 7/8 variazioni al loro interno". Questo è il prezzo da pagare al cambiamento, e non è un caso che nell'organico figuri a tempo pieno un tastierista: Jeff Seigel offre più profondità al suono, senza denunciare le nostalgie retro-rock indigeste alla critica di tendenza. E l'eccellente brano d'apertura, "Leper Friend", è innescato proprio da una maestosa intro di tastiere, mentre la voce di Todd Smith si presenta con i toni selvaggi del nuovo metal, ma possiede la sensibilità melodica per disegnare un refrain che riesce ad essere avvincente quanto dissacratore. E' un po' lo stile (eccentrico) del cantante dei System Of A Down, Serj Tankian, che infatti si fa coinvolgere nella registrazione di "Mushroom Cult", senza neppure conoscere personalmente i membri dei Dog Fashion Disco e poco importa che il brano suoni come un'improbabile jam-session fra i Trouble ed i Mr. Bungle! Fra le tracce migliori, "9 To 5 At The Morgue", sulla quale cala la fuliggine di un'atmosfera thrilling, tormentata da subitanei breaks con i ritmi marcati; ma nell'extravaganza torrenziale che scorre nelle vene del gruppo, c'è spazio anché per un bridge strumentale di chiara matrice jazz. "Headless" è un'altra composizione spettacolare, con un notevole prologo che ispira fantasie progressive; ma il quintetto americano rifiuta qualsiasi ideologia musicale, ed il concetto di evoluzione è qualcosa che si può effettivamente identificare nella sua musica: in questo caso, un'impronta melodica più accentuata agevola l'ascolto. "Corpse Is A Corpse" amalgama impatto metal, satira e corrosione, la bizzarra "Pour Some Urine On Me" alterna fasi ossessive ad equivoche ambientazioni jazz, e le bislacche armonie vocali di "Valley Girl Vetriloquist" fanno proprio pensare che se fosse ancora vivo, Frank Zappa approverebbe...
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14/12/2005 13:23 - DURAN DURAN Pop Trash
Abbiamo visto i Duran Duran aggirarsi tra ...
DURAN DURAN Pop Trash Abbiamo visto i Duran Duran aggirarsi tra i vicoli della Pop Music in cerca di un'entrata di servizio che li portasse dentro al Palazzo delle Charts, di nascosto da critici e discografici. L'ultima volta che sono saliti ai piani alti è stata al tempo del "Wedding Album" (1993) con i supersingoli "Ordinary World" e "Come Undone". Tra i vicoli, intanto, i tre Duran Duran hanno avuto modo di trovare e riutilizzare tutto quello che il mondo del pop ha buttato via in questi anni (l'ultimo album di inediti 'Medazzaland' risale al 1997). Così "Someone Else Not Me", il nuovo singolo, prende le note cosmiche dei Radiohead (ma Simon non ha il falsetto di Thom Yorke...) mentre "Lava Lamp" si approppria delle schegge degli INXS e di un sitar beatlesiano. "Playing Wilh Uranium" unisce le chitarre degli Smashing Pumpkins di "Adore" alla ritmica da Depeche Mode del ritornello. "Hallucinating Elvis" è fin dal titolo una B-side degli U2 più danzerecci, con un assolo quasi mono - nota che piacerebbe a The Edge. "Poo Trash Movie" ha qualcosa dei Suede ma forse Rhodes ha frugato nel cassonetto di un altra band. "Mars Meets Venus" è la sorpresa maggiore. Simon Le Bon ha scovato chissà dove un nastro con la voce di Bobby Gillespie dei Primal Scream e l'ha usato nella strofa. E chissà se questa "spazzatura pop" servirà davvero a loro per essere riammessi a Palazzo.
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14/12/2005 13:23 - EDDIE FLASHIN' FOLKES
Oh Lord (Azuli)
Tutto si può dire di Eddie ...
EDDIE FLASHIN' FOLKES Oh Lord (Azuli) Tutto si può dire di Eddie ma non che sia un lampo! Figura tra le più sfuggenti della scena musicale in quel di Detroit, techno atipica la sua, maniacalmente complessa sia nelle ritmiche che nelle armonie, ha cavalcato questo decennio quasi in punta di piedi, senza mai emergere definitivamente e non perchè non ne abbia le possibilità. Quì rielabora un vecchio pezzo di Dan Hartman ("Istant Replay") facendoci muovere più le rotelle cerebrali che quelle motorie.
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14/12/2005 13:23 - EITETSU HAYASHI Haru
Il percussionista giapponese Eitetsu Hayashi tenta un interessante ...
EITETSU HAYASHI Haru Il percussionista giapponese Eitetsu Hayashi tenta un interessante esperimento panasiatico chiamando a raccolta musicisti coreani e cinesi armati di strumenti tradizionali. Punto di partenza e terreno di confronto è la riscoperta di composizioni omaggianti la supposta esistenza di una terra utopica ubicata oltre un indefinito oceano. Non si tratta quindi di operare una mescolanza tra differenti linguaggi, ma piuttosto di isolare tratti comuni appartenenti a culture differenti. Le percussioni vengono poste al centro di questo universo (anche i brani che non lo erano sono stati riarrangiati a tal fine), ma più che dettare semplici ritmi, hanno il compito di avanzare e ritirarsi subito dopo in un incedere che a tratti assume connotazioni drammatiche. Lo strano è che alle nostre orecchie occidentali tutto ciò non suona per nulla preistorico, ma al contrario tremendamente moderno.
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14/12/2005 13:23 - EUPHONE
HASHIN' IT OUT
JADE ...
EUPHONE HASHIN' IT OUT JADE TREE/GOODFELLAS Gli Euphone ci regalarono due anni orsono uno splendido album che si faceva apprezzare per come ben si destreggiava tra post rock, jazz, dub in una forma delicata e ritmata. Quel bel disco, il secondo della serie, inoltre colpì perchè a suonarlo erano solamente in due, ossia Ryan Rapsys e Nick Macrì, due musicisti capaci anche dal vivo di destreggiarsi con più strumenti contemporaneamente. Dunque giunge molto atteso questo terzo Hashin' It Out, album che raccoglie alcuni valorosi ospiti come Dan Bitney dei Tortoise, Jeremy Organist (Lonesome Organist) e Tim Kinsella dei grandissimi Joan Of Arc, un nuovo lavoro che al suo primo ascolto riesce ancora a spiazzare. Motivo? Le prime tracce del cd ci introducono su nuovi fronti funk e bossa, un approccio leggero ma che poi convince in tutta la sua bellezza. Hashin' It Out non dimentica però di riutilizzare il jazz come il rock e il dub obliquo del suo passato, una formula che cattura e che invita a scoprire il cd in tutte le sue numerose sfaccettature. Melodia, sperimentazione, atmosfere solari come altre notturne sono le carte che gli Euphone gettano sul tavolo, jolly vincenti che permettono alla band statunitense di aprirsi ad un pubblico ancor più ampio.
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14/12/2005 13:23 - FAITH NO MORE
Ashes To Ashes
Dati ufficialmente per disciolti un paio ...
FAITH NO MORE Ashes To Ashes Dati ufficialmente per disciolti un paio d’anni fa, ritornano (inaspettati). Lo scorso mese era uscito, in un doppio singolo, il loro incontro/scontro con gli SPARKS altri bei tipi estinti più volte pure loro. I ricorsi storici costringono alcuni a rifare perennemente se stessi a costo di essere anacronistici (e poi, a forza di insistere alcuni hanno anche successo, vedi i simpatici CHUMBAWAMBA). Ritornando ai FAITH NO MORE, quì il remix Jungle di prammatica l’ha curato l’ottimo Dillinja.
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14/12/2005 13:23 - Venerdì 26 gennaio 2001 presso il Centro Ex-Gaslini, discoteca La ...
Venerdì 26 gennaio 2001 presso il Centro Ex-Gaslini, discoteca La Fabbrica si terrà la manifestazione "Milano-Pescara... un volto nuovo per la moda", unica selezione regionale di ragazze/modelle ad opera della prestigiosa agenzia FASHION MODEL di Milano. Le trenta ragazze più belle d'Abruzzo avranno l'opportunità di sfilare alla presenza del signor Gianluca Roberti, responsabile del reparto celebrity della suddetta agenzia. La serata organizzata da Emiliano Basile e Massimo Trotta in collaborazione con l'Agenzia Local Bus, sarà presentata da Stefano D'Alberto e verrà ripresa dalle telecamere di Weekend & Dintorni. Sarà presente anche Raffaello dei Carramba Boys, oltre alle telecamere di Verissimo e de La Vita In Diretta.
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14/12/2005 13:23 - FAUNA FLASH (GER) live set - jungle jazz
Gruppo di punta ...
FAUNA FLASH (GER) live set - jungle jazz Gruppo di punta della scena elettronica mitteleuropea, scena che passa da Vienna (Kruder & Dorfmaister, Pulsinger) via Zurigo ( Five Star Galaxy, Bel Air Project) fino ad approdare a Monaco, base della Compost Records di Michael Reinboth. Proprio per quest'etichetta incidono i Fauna Flash, duo che Mixmag ha definito "la risposta tedesca ai Reprazent". Supportati fin dal loro primo singolo dagli illustri Fabio e Grooverider nel loro show radiofonico "One in the jungle" per la BBC, hanno un suono fortemente influenzato dal jazz e dalla fusion degli anni ottanta. Sono i prediletti di Peshay, che li ha voluti con sè, producendogli un singolo per la sua personale etichetta, la Elementz. Conosciuti anche per il loro progetto parallelo, il Rainer Truby Trio, vengono così descritti da "Knowledge", vera bibbia del drum'n'bass di Bristol: "I Fauna Flash sono il miglior prodotto drum'n'bass nato fuori dall'Inghilterra". Il loro live act è una perfetta dimostrazione di come siano riusciti a trasformare l'energia del drum'n'bass su disco in un vibrante spettacolo con strumenti analogici e digitali.
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14/12/2005 13:23 - FAUNA FLASH/Fusion
(CD Compost/Family Affair) (10t-62:56)
http://www.compost-records.com
Di tutta l'allegra famigliola Compost, Roland ...
FAUNA FLASH/Fusion (CD Compost/Family Affair) (10t-62:56) http://www.compost-records.com Di tutta l'allegra famigliola Compost, Roland W. Appel e Christian Frommer - meglio conosciuti sotto il moniker di Fauna Flash - sono gli unici ad avere maneggiato il verbo drum'n'bass con costanza. Purtroppo, in passato, le inutizioni dei due simpatici teutonici non sono state fra le più mirabolanti, ma si deve comunque loro riconoscere una certa classe ed un desiderio di mutazione che merita attenzione. Basti pensare al progetto Voom:Voom, in compagnia di Peter Kruder, che ha finora generato un buon 12" di space funk nervosetto (Poppen/Influenza per la precisione), oppure ai loro dj set nerboruti ed eclettici. Arriva ora il nuovo album "Fusion", e l'impressione che se ne ricava è quella di un camouflage di certo drum'n'bass a la Good Looking, arricchito da ombre jazz e impennate black. Ma poi dentro ci si ritrova ad avere a che fare con un MC, oppure con incursioni nu jazz/nu house molto vicine a quello che adesso suona cool. La lezione da imparare sembra "facciamo drum'n'bass, no non è vero". Ad ogni modo il disco scorre via felice e sereno, ed il risultato finale è una promozione. Certi del fatto che la strada intrapresa dai Fauna Flash sembra quella giusta.
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14/12/2005 13:23 - FLASH TERRORIST/CERCHIARO DIEGO - Via Silvio Pellico 13 - 35020 ...
FLASH TERRORIST/CERCHIARO DIEGO - Via Silvio Pellico 13 - 35020 POZZONOVO (PD) - Tel. 0429/773504 - 0368/7154881 Cryptyc Soul - Tel. 0746/271732 1991 anno di formazione (eta' media 23 anni); registrazioni fonografiche prodotte: 1993 "Lifè To Stake" (demo tape); 1997 "Body Fusion Limit" (cd-Cryptyc Soul Prod./99th Floor); Esperienze Live principali: supporti a Motorhead, Over Kill, 2000 Dyrti Squatter, Extrema. Partecipazioni ai Festival di Mesocco, Monster di Locarno, Psycho, Brutal Tour con Detestor, Massive Attack Tour con D-Form, Electrocution, Tour To Stake. Siamo in una fabbrica, una rumorosa, elettrica, sporca, futuristica, gracchiante fabbrica. Vaghiamo spersi attraverso i macchinari abbandonati ma perfettamente attivi che tormentano il nostro cervello e spaventano i nostri cuoricini. Qui, ormai miraggi della nostra follia, si agitano davanti ai nostri occhi Max Cavalera ed (ex) compagni alle prese con dei sintetizzatori... i Sepultura e l'industrial?! Un incubo?? Peggio, molto peggio: i nostri Flash Terrorist! L'ascolto di Body Fusion Limit non vi concederà un secondo di tregua, da Virtual Programmer (ossessivaaaahh!) ad Infected Molestor sarà puro massacro sonoro. Assoli killer ('Victim'!), vocals portentose ed una sezione ritmica martellante ed impietosa: niente prigionieri!!! Retorica? Macchè, questa è realtà, questo è l'estremo, questa è cattiveria autentica! Se siete anche un po' incuriositi provate ad entrare nella fabbrica della paura, basterà premere play sul vostro lettore. Ah, dimenticavo: prima di farlo, dite addio alle vostre orecchie!
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14/12/2005 13:23 - Il gruppo fidardense "Flashpoint", formato da Ennio Mircoli, Francesco Antonelli, ...
Il gruppo fidardense "Flashpoint", formato da Ennio Mircoli, Francesco Antonelli, Marco Campanari e Claudio Ghergo, si è aggiudicato il secondo posto nell'undicesima edizione del concorso tra band giovanili "rockeggiando" che ogni anno si svolge ad Osimo. Ai bravissimi "Flashpoint" è andato un premio consistente in un buono da 1 milione e 550 mila lire. Sul podio, primi i "Sexto Senso" e terzi gli "Esedra". I gruppi sono stati ascoltati dalla giuria formata da Marco Guarnieri, Gabriele Esposto, Cristiano Esposto, Alessandro Bassetti, Tommaso Ciccarone.
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14/12/2005 13:23 - THE KING OF OLD SCHOOL GRAN MASTER FLASH + MC ...
THE KING OF OLD SCHOOL GRAN MASTER FLASH + MC RAHIEM (hip-hop, Furios Five, NY USA) Archivistica del suono, fonografia applicata, ipertestualità sonora, possibili definizioni di un'arte dalla portata rivoluzionaria. Si può dire che il percorso di una buona parte della musica che ascoltiamo oggi, vede la sua traccia nell'operazione di ricombinazione di frammenti sonori operata alla fine degli anni '70 da Joseph Saddler (alias Grandmaster Flash), elemento di spicco del complesso universo culturale che di lì a poco venne chiamato hip-hop. Nuovi methods of dance dovevano essere concepiti, per costruire un ininterrotto flusso musicale che accompagnasse e sostenesse i movimenti di un corpo a cui stavano oramai stretti gli abiti della disco. Eppure dai dance-floor proveniva la tecnica, oggi banale a dirsi, di mixare i dischi da ballare in una sequenza che non ne facesse percepire gli stacchi e le interruzioni tra uno e l'altro. La parola d'ordine per un allievo di una scuola professionale di elettronica fu: commutatore unipolare a due vie. L'innovazione "tecnologica" che gli permise di ascoltare il disco da mixare, indipendentemente da quello che suonava sul piatto in quel momento. Tre anni di applicazione tecnica e di esercizi di funambolismo manuale che gli consentirono di raggiungere velocità (flash) e perfezione tecnica tale per cui i rapidissimi ed incrociati cambi tra due e poi tre piatti, erano assolutamente a tempo, e impercettibili nella loro ricombinazione. Quel commutatore elettronico libera le ali al dizionario sonoro di Grandmaster Flash, che reinventa un alfabeto composto nÈ di note nÈ di parole, ma solo di idee musicali (urla, stacchi, sequenze di hey!, go!, get down!, sirene e segreterie telefoniche, giri di basso e break ritmici) sovrapposte o risuonate ad infinito, oramai oltre la semplice idea di dance music. Per questo inventò la "teoria dell'orologio": contrassegnare l'etichetta del disco con segni che indicavano esattamente dove iniziare e terminare lo stacco. L'impulso espressivo lo portò ad adoperare il piatto come uno strumento musicale spinto fino ai limiti delle sue possibilità, pronto come una Fender Stratocaster a sviluppare le potenzialità dell'Hendrix delle Wheels of Steel. Si servì delle sue fonti naturali: Billy Squire, Michael Jackson, Thin Lizzy, Sly And The Family Stone, Glen Miller. Una memoria sonora che gli proveniva dalla sterminata collezione di dischi paterna, con la quale ha tracciato la strada che porta fino a dj Shadow e che fornirà il tappeto originario sul quale si svilupperà la musica dall'hip-hop in avanti. Prendere un disco, anche orribile, con 6 secondi geniali, e svilupparli all'infinito. Sostenere il tutto con una base possente, data dall'invenzione della prima beat-box. Mettere mano ad un patrimonio musicale che fino ad allora non consentiva di essere modificato ma solo ri-fatto. La ri-combinazione del già esistente, intuita dalle avanguardie "colte", diventa da allora in poi la pratica dominante dell'estetica popolare. Semplici pezzi di vinile che dialogano attraverso un commutatore.
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14/12/2005 13:23 - Grandmaster Flash:
(New York)Inventore del "quick mix", cioè l'arte mixare senza ...
Grandmaster Flash: (New York)Inventore del "quick mix", cioè l'arte mixare senza cuffie, usando solo come punto di riferimento l'etichetta del disco opportunamente segnata; è il primo dj ad aver fissato su vinile una session di mixaggio. The adventures of Grandmaster Flash on the wheels of steel.
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14/12/2005 13:23 - La Hadash Klezmer Orchestra è formata da dieci musicisti di ...
La Hadash Klezmer Orchestra è formata da dieci musicisti di estrazione classica e jazzistica uniti dalla comune passione per la musica klezmer. E' uno dei migliori gruppi di musica Klezmer in Italia, il loro stile è contraddistinto dall'alternanza di musica askenazita dell'Europa dell'est, melodie e ritmi sefarditi e mediterranei. Esegue brani tratti da partiture antiche, ma anche arrangiamenti nuovissimi sempre improntati allo spirito euforico e pur languido della musica popolare ebraica.
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14/12/2005 13:23 - Hadash Klezmer Orchestra (Italia)
Gruppo di recente formazione, è composto da ...
Hadash Klezmer Orchestra (Italia) Gruppo di recente formazione, è composto da nove elementi provenienti dal mondo classico e jazz che hanno trovato un punto d'incontro nella musica ebraica, sia quella ritmata e trascinante degli Askenaziti dell'Europa dell'Est che quella calda e solare dei Sefarditi dell'Europa dell'Ovest. Il loro repertorio abbraccia un periodo ampio e va dalle note rinascimentali del celebre Salomone Rossi allo swing incalzante di Benny Goodman. Ospite d'eccezione Roberto Paci Dalò, fondatore del più antico ensemble italiano di musica klezmer ed esponente di spicco della "Radical New Jexish Culture" europea.
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14/12/2005 13:23 - VV. AA.
Entertainment Through Pain (RRRecords)
VV. AA.
America Salutes Merzbow (Vinyl Communications)
THE ...
VV. AA. Entertainment Through Pain (RRRecords) VV. AA. America Salutes Merzbow (Vinyl Communications) THE HATERS Drops Ascending (Vinyl Communications) VV. AA. Snake Is Long A Tribute to the Hanatarash (Stomach Ache) HANATARASH Total Retardation (Vinyl Communications) All’incirca a metà degli anni 80 ha cominciato a dilagare la moda degli album-omaggio, voga che continua tutt’ora senza soste malgrado la scarsissima qualità complessivamente dimostrata dal fenomeno: assemblaggi raccogliticci, larghe percentuali di gruppi minori (sembrerebbe in maniera inversamente proporzionale all’importanza dei personaggi omaggiati, vedi ad esempio le raccolte dedicate ai Velvet Underground), e risultati il più delle volte (e da parte di tutti) inutili, (tra le poche eccezioni, anche se in fondo poco coraggiose in merito alle convocazioni, ricordiamo le antologie di Hal Willner su Rota, Weill, Monk e Disney - orribile - invece quella più recente su Mingus). Oggetto di simili compilazioni sono stati fino ad oggi moltissimi gruppi e solisti, citiamo a caso Beatles, Beach Boys, Captain Beefheart, Neil Young, Kinks, Johnny Cash, Rem, ma anche nomi più “da culto” - magari bizzarro - come Carpenters, Shonen Knife, i Devo (fu la Rhino Records forse la prima ad inaugurare la moda con l’LP Devotees nel 1980, con gruppi però sconosciuti o “fantasma”), Sidney Bechet (Vol Pour Sidney, Nato), Sun Ra (l’ottima Wavelenght Infinity, su Rastascan) e i Residents (la deludente Eyesore: A Stab At The Residents su Vaccination/EuroRalph). Tra decine e decine di nomi, pareva perlomeno strano che nessuno avesse pensato a quello che è stato in assoluto uno dei gruppi che più hanno provocato la nascita di vocazioni (non)musicali dal loro ascolto (che poi i risultati siano stati quasi sempre agghiaccianti - come ricordava Genesis P. Orridge sull’Industrial Culture Handbook - è un altro discorso). A riparare il torto, con la raccolta Entertainment Through Pain, è stata la benemerita RRRecords (23 Central St. Lowell MA 01857 USA), etichetta che dai primi anni 80 tiene alta la bandiera del più oscuro rumorismo industriale. Come si diceva, l’influenza che i Throbbing Gristle ebbero fu grandissima, e per omaggiarli ci si sarebbe potuto aspettare una parata di stelle (anche coloro che ora hanno cambiato genere vedi l’ex-SPK Graeme Revell, i Nocturnal Emissions, ecc.); vi troviamo invece, con poche eccezioni, nomi del tutto sconosciuti o noti solo agli “addetti ai lavori” (Anchor Presents, Impact Test, Emil Beaulieau, Grae-Com, ecc.); non manca però giustamente una rappresentanza giapponese (Merzbow e Violen Onsen Geisha, più gli Xper.Xr di Hong Kong), il paese in cui com’è noto i Throbbing Gristle ebbero un successo clamoroso (fino al secondo posto nelle classifiche di vendita ufficiali) e che più ha raccolto da allora l’eredità della musica industriale. Ascoltando il Cd, un aspetto che si nota in generale è uno strano rispetto “analogico”, nel senso che le versioni dei pezzi, pur sufficientemente diverse dagli originali, avrebbero anche potuto essere state realizzate allora, da tanto mantengono le sonorità dell’epoca: è il caso ad esempio dei molti effetti rumoristici aggiunti dai Phlegm a United, e della versione - non più elettronica ma invece “rock industriale” (chi ricorda gli Smersh?) - di Adrenalin da parte dei 7000 Dying Rats. Tra i pochi tentativi di attualizzazione c’è una coda “pop” applicata dagli Xper.Xr a Subhuman, ma l’idea purtroppo non è portata fino in fondo (molto più “coraggiosa” in questo senso era stata la versione di Persuasion trasformata in una soul ballad da Spooky e da Billy Ray Martin - su Trance Europe Express 1; un’altra curiosa versione dai Throbbing Gristle fu la Discipline rifatta da Marc Almond, che uscì su un flexidisc per la rivista Flexipop, nell’84). Pienamente riuscita invece l’iniziativa degli Skullflower di rileggere con dense stratificazioni chitarristiche la sinistra melodia di Hamburger Lady; Due grandi nomi che hanno risposto all’appello sono Paul Lemos, che per l’occasione torna alla durissima musica industriale delle prime “cassette” dei suoi Controlled Bleeding per una versione di AB/7A, e l’infallibile Merzbow, che dimostra ancora una volta la sua magistrale padronanza del rumore puro - qui su saltellanti pulsazioni sintetiche - per Tiabguls (che era la versione incisa al contrario di Slug Bait inclusa dai Throbbing Gristle sul loro Greatest Hits). Masami Akita/Merzbow incide dall’82 ed è sicuramente l’esponente più noto e probabilmente più artisticamente consistente dell’ultra noise giapponese; giusto quindi che gli venisse tributato un omaggio, anche se problematico, se non proprio paraddosale all’atto pratico: il suo stile infatti, sicuramente personale ed inconfondibile all’ascolto, non dà però certo molti appigli (nè melodie, nè ritmi espliciti), a cui appoggiarsi per farne delle versioni; e del resto voce comune vuole che i suoi dischi siano “tutti uguali”. Non è vero naturalmente ma si tratta sicuramente di variazioni su un campo volutamente ristretto, o meglio, operanti ad un livello “Micro” anziché “Macro”; in ogni caso, questa collezione, messa assieme dalla Vinyl Communications (P.O. BOX 8623, Chula Vista, CA 91912 USA), America Salutes Merzbow, risulta piuttosto variegata e “piacevole” all’ascolto (malgrado l’underground rumorista americano, a cui appartengono i gruppi partecipanti, sia complessivamente inferiore e assai meno determinato, rispetto ai “cugini giapponesi”). Si passa dal violento - coacervo rumorista dei Con-Dom alle nostalgie “San Francisco primi 80” (chitarra elettrica e drum machine) dei Physics: dal puro meccanismo ritmino e elementari effetti di mixer degli Alger Hiss al collage di un frammento parlato della Big City Orchestra (un’altro scherzo vocale - la frase ripetuta “I Like Listening To Merzbow” - è proposta dai Blackhumour come cover di Electronots); il veterano Gen Ken presenta una registrazione “d’ambiente” a bassissima fedeltà (di un Camion che scarica rifiuti?), e invece molto ricco e articolato è il montaggio astratto di elementi dei Fin. Decisamente atipico il pezzo (#5) degli Ucla Experimental Workshop, un free rumorista per chitarra, piano scordato e un sax talmente distorto da risultare spesso indistinguibile dagli altri rumori vari cha lo accompagnano. Ma il pezzo migliore è comunque quello dei gloriosi Haters (alias Gx Juppiter-Larsen, probabilmente l’individuo che ha partecipato a più, compilazioni nella storifa del cassette-network industriale), impegnati qui, in una “Cover” di Crocidura Dsi Nezumi (una vecchia cassetta di Merzbow pubblicata dalla Banned Production) Che è nel loro/suo classico “stile” la consueta catastrofe sonora (il vero suono degli “edifici che crollano” si è sempre ascoltato di più nei pezzi degli Haters, che in quelli del più celebre gruppo tedesco!). Contemporaneamente la Vinyl Communications ha pubblicato la sua ultima(?) uscita, il doppio 7” Drops Ascending. Per chi non lo sapesse, tutta la “musica” degli Haters è interamente dedicata al “suono di elementi concettualmente o materialmente distrutti”; i suoi più recenti concerti (documentati sul bollettino Scrap-of Paper, richiedibile presso la Banned Productions, P.O. Box 323 - Freemont - CA - 94537-0323 Usa) hanno visto ad esempio un Operatore strofinare un calcolatore tascabile su della carta vetrata mentre un secondo operatore grattava la gomma di un pneumatico con una mola elettrica e i suoni risultanti, amplificati da microfoni a contatto, venivano mixati da Larsen. Drops Ascending divide ordinatamente le fonti sonore nelle sue quattro facciate: la prima un pò troppo indistinta usa suoni di esplosioni e di lanciafiamme mentre la seconda è un loop di vari oggetti (vetro, ecc.) frantumati; molto più brillanti i risultati; del lato 3 (registrazioni di incidenti d’auto trattate con effetti digitali) e del quarto (loop di CD che saltano e dischi graffiati - dischi - “industriali” o di cui rimangano solo i rumori, naturalmente). I video delle sue performance (e un film di Fiction, Holes In The Neck), sono disponibili c/o Old Europa Café, V.le Marconi 38 - 33170 Pordenone. Tornando agli album-omaggio, nella gara ai nomi più esoterici (a quando una raccolta dedicata a Maurizio Bianchi?) si è inserita la Stomach Ache (Apdo Postal 12-500, 01643 Tamaulipas Mexico) con Snake is Long, dedicato agli Hanatarash, uno dei più folli progetti dell’incontenibile Yamatsuka Eye (nato per i Boredoms e per le collaborazioni con Zorn, ma leader nel corso degli anni di molti altri progetti più o meno estemporanei come Concrete Octopus, Elvis Dust, i grandissimi Ufo Or Die, ecc.). Nati come Hanatarashi (la i verrà tolta dopo il secondo LP) nell’84 dall’incontro di Eye con il pittore-batterista Taketani, il duo divenne presto leggendario per la violenza dei loro concerti (prima di venir banditi da tutti i locali del Giappone): memorabili le cronache del concerto di Tokyo nell’85, in cui agli spettatori fu richiesto di firmare una liberatoria che esentava il gruppo da responsabilità nel caso qualcuno rimanesse ferito o ucciso durante il concerto, e i due entrarono spingendo un carretto pieno di tubi di ferro, bottiglie, assi di legno e pezzi di cemento che presero a lanciare in mezzo al pubblico e contro le pareti del locale; e quello, dello stesso anno, in cui Eye entrò inseguendo gli spettatori alla guida di un caterpillar per poi mandarlo a sbattere aprendo una breccia nel muro del locale; passato poi con Taketani a demolire il palco con due seghe elettriche, Eye venne bloccato da degli spettatori quando, per “finire il lavoro” (con il caterpillar che, con il serbatoio rotto, aveva sparso benzina per tutto il locale), stava andando a prendere due bottiglie molotov che si era preparato in camerino (in un’altra occasione: Eye si ferì gravemente con una sega elettrica; i concerti furono poi interrotti nell’88 per insoddisfazione sulla resa sonora di queste distruzioni. La storia del gruppo è raccontata sulla rivista Bananafish N°6/92, P.O. Box 424762, San Francisco, CA 94142-4762 USA; un articoletto su di loro apparve anche sul primo Decoder, nell’87). I primi loro due LP (‘86-’87) uscirono su Alchemy (irreperibili ma chissà che non escano su Cd: 1-15-9-507 Nishi-Shinsaibashi, Chuo-Ku, Osaka; 542 Japan); il secondo in particolare (inciso dal solo Eye con l’aiuto del chitarrista e leader dei potentissimi Hi Jokaidan, JoJo) è considerato il loro capolavoro ed è l’oggetto, brano per brano delle cover di Snake Is Long (il titolo viene da un enigmatica frase di Eye intervistato sulla citata Bananafish). Dovrebbero essere invece ancora reperibili (anche in Italia) la ristampa su Cd di Hanatarash 3 (RRR ‘89), dal suono di netta derivazione industriale, e il 4 (Public Bath ‘91), più variegato e vicino agli Ufo Or Die. Piuttosto oscuri sono i nomi dei partecipanti alla raccolta, con un paio di eccezioni: Maso Yamazaki (alias Masonna) qui con David Hopkins ma meno intenso del solito nella sua composizione di urla più feedback), e addirittura Lee Ranaldo dei Sonic Youth (strano, visto che dei due il noto fand dichiarato del noise giapponese è Thurston Moore), con un collage eccellente e molto-elaborato di rumori elettronici, corde maltrattate e grida passate allo scrambler. Ritroviamo poi Emile Beaulieau con un montaggio, in puro stile Hanatarash, un’opaco rock distorto dei Brïngdöwnzz, i rumori di ferraglia più vocine di dischi accelerate dei Pork, l’ultra-noise industriale, (alla Whitehouse/Haters), degli Speculum Fight, Barbara Manning(!) che parla su rumori assortiti di Seymour Glass (l’editore di Bananafish), la curiosissima fisarmonica in feedback di Miss Murgatroid (Alicia J. Rose), e un “campionamento” di Sweat Loaf dei Butthole Surfers (la stessa usata dagli Orbital) nella cover dei Funharm di Pisshole Surfers(!). Recuperiamo infine il ritorno a sorpresa degli Hanatarash (non si sa se il solo Eye o con altri) con un 7” registrato due anni fa, Total Retardation (Vinyl Communications)? e ottima conferma dello “stile” della ditta, un collage di urla e singulti, contatti elettrici sconnessi, sprazzi elettronici paperettè di gomma, trottole e cianfrusaglie varie agitate, in sequenza apparantemente casuale e (almeno a livello ideativo) improvvisata ma che eppure (come del resto dovrebbe esser sempre caratteristica dell’improvvisazione) risulta sempre focalizzata e sorretta in ogni momento da un’inventiva invidiabile (per un confronto con musiche realmente fatte a casaccio e prive del talento necessario, basta ascoltare la penosa imitazione del noise giapponese dai Trumans Water di Godspeed The Vortex). Per la reperibilità di questi materiali, contattare ADN, Disfunzioni Musicali, Demos e Wide).
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14/12/2005 13:23 - HASH JAR TEMPO
Under Glass
Hash Jar Tempo la collaborazione fra Roy ...
HASH JAR TEMPO Under Glass Hash Jar Tempo la collaborazione fra Roy Montgomery e i Bardo Pond ritorna con Under Glass una raccolta di sette lunghe jam strumentali. L'esperimento era stato varato due anni fa con Well Oiled (Drunken Fish 1997) una sessione di settanta minuti improvvisata in studio. Il nuovo lavoro è ancor più sperimentale. Il fragore e gli abissi armonici di Praludium Und Fugue D-Moll (dieci minuti) la sua sinfonia di droni e glissando chitarristici scanditi da un drumming marziale e affogati in un lago glaciale di tastiere incastonati in un imponente muro di accordi d'organo secernono un concentrato di Amon Duul, Hawkwind, Iron Butterfly e Red Crayola. Labiomancy (nove minuti) è invece un denso e caotico collage di rumori aspri su cui oscilla un flebile vagito femminile, una specie di Sister Ray (Velvet Underground) in cui il ritmo in crescendo sia sostituito da cicli sporchissimi di tastiere e il ruolo della viola venga affidato alla chitarra. Il disco s'immerge progressivamente in una liturgia di spiritualità orientale. Sulla melassa più lenta ed organica di Source In Cleveland fluttua il timbro orrendamente deturpato di un clarinetto riportando alla memoria il free-jazz di Eric Dolphy e Albert Ayler. In Hymenoptera, In Amber Crybaby sembra farsi largo un duetto di melodia mediterranea, la prima tintinnata da una chitarra e la seconda scorticata a mo di raga dall'altra chitarra. E così via. Atropine (diciassette minuti) ha il passo epico delle grandi imprese psichedeliche e dopo nove minuti intona anche un solenne e maestoso requiem acido che corona trionfalmente il disco. Roy Montgomery si conferma insomma uno dei massimi musicisti dei nostri tempi.
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14/12/2005 13:23 - HOGWASH Tailoring
Sarebbe stato profondamente ingiusto che nel 2000, anno di ...
HOGWASH Tailoring Sarebbe stato profondamente ingiusto che nel 2000, anno di improvvisa rivelazione della scena 'heaw psych' nazionale (con ravvicinate novità discografiche di That's All Folks, Acajou, Ufomammut) fossero mancati all'appello proprio gli Hogwash. Il trio bergamasco ha rappresentato un'autentica avanguardia di questo fermento, e se per i suddetti gruppi è tempo di albums d'esordio, Hogwash avevano raggiunto questo traguardo addirittura nel '97, con il primo CD "Fungus Fantasia", su Lucifer Rising (Self). L'anno scorso, un doppio split single condiviso con gli stessi T.A.F., Acajou eVortice Cremisi confermava il forte legame che unisce i nuovi stoners italiani, e Hogwash ritrovavano alcuni di essi anche sulle antologie "Stone Deaf Forever" e "Blue Explosion", tributo ai Blue Cheer. Oggi è Red Sun a ribadire una sorta di legge della contemporaneità, consentendo agli Hogwash di presentarsi all'appuntamento discografico con le altre formazioni italiane leaders del settore. Il nuovo CD-album del trio. "Tailoring", è una forte risposta agli stimoli del confronto con la nuova psychedelia italiana, e soprattutto sul piano esecutivo, Hogwash mettono in gioco tutta l'esperienza maturata dal '94 ad oggi, esibendo uno stile strutturalmente ricco e complesso, denso di sonorità oblique, felpate e deraglianti, a testimonianza di un'attenta ricerca in questa direzione. Con l'introduttiva "Snapshot", dimostrano di saper formulare una canzone pop dinamica e moderna, potenzialmence da MTV, ma subito dopo è la primaria componente psych ad emergere, prima nella raffinata melodia lisergica di "Ginger Queen", poi in "Darkjoy", uno dei due grandi saggi (soprattutto strumentali) degli Hogwash, che si ripeteranno nel gran finale di "Twelfth". Chiariamo subito che l'ascolto del disco è impegnativo, ogni semplicismo è bandito da "Tailoring", che in ogni caso è una delizia per cultori di sonorità eclettiche ed in continua espansione: in quest'ottica gli Hogwash possono davvero essere considerati i Motorpsycho italiani (con riferimento al calderone d'idee di "Timothy's Monster", non certo al dolce "Let Them Eat Cake"), ma i nostri guardano anche ad altre esperienze scandinave, a qualcosa degli We ma soprattutto dei danesi On Trial, per il comune gusto dell'incessante esplorazione di suoni psychedelici. E' effettivamente improprio definirli nell'ambito dello stoner 'tipico', sebbene i fans di questa musica troveranno in "Cronic" (fra Captain Beyond e Clutch!) e nella nuova versione di un brano di "Outside Inside" dei Blue Cheer ("Just A Little Bit") motivi di sicura attrazione. Collaborano in tre brani del disco anche e 'stelle' orobiche Verdena, che, buon per loro, vendono davvero bene, ma gli Hogwash non necessitano di incentivi per l'acquisto di "Tailoring": l'ispirato chitarrista Enrico R ed i suoi compagni sono davvero bravissimi.
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14/12/2005 13:23 - ISHK BASHAD
L'idea di un piccolo ensemble musicale che unisca musicisti ...
ISHK BASHAD L'idea di un piccolo ensemble musicale che unisca musicisti appartenenti ad aree geografiche differenti, e con un vissuto musicale apparentemente distante, nasce sia dalla voglia di costruire un ponte virtuale tra la musica di vari paesi del mondo, che dalla volontà comune di fare della musica uno strumento per la costruzione di pace. Pace dell'anima, ma anche pace delle anime appartenenti a questo nostro mondo. Proprio sulla base di queste considerazioni, il gruppo ha scelto come nome: Ishk Bashad, che in arabo significa appunto, -che vi sia pace-. Il gruppo è formato, dalla musicista tunisina Amari Mouna, dal percussionista Peppe Consolmagno e dal pianista Giuseppe Grifeo. Attraverso i suoni di strumenti musicali dalla tipologia assai differente (l'oud arabo, l'occidentalissimo pianoforte, ed una serie di percussioni di svariate provenienze geografiche), intraprenderemo un viaggio musicale in culture e tradizioni distanti tra loro, legate da una profonda unitarietà, in una dimensione di concerto assai particolare ed unica. Si tratta in sostanza, di un ottimo esempio d'unione e di reale contaminazione, tra musica araba, musica mediterranea e jazz.
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14/12/2005 13:23 - JAMES TALLEY Nashville City Blues
É confortante, ogni tanto, scoprire che ...
JAMES TALLEY Nashville City Blues É confortante, ogni tanto, scoprire che qualcuno riesce a sfuggire alle regole del mercato o della vita e ad imporre la propria volontà. A James Talley è capitato proprio così e gli ultimi due anni sono stati per lui una vera e propria rivoluzione. Ha fiutato al volo le possibilità di Internet, si è creato una piccola etichetta e ha ottenuto più risultati da solo che in venticinque anni di discografia tra major americane simili a ministeri e etichette indipendenti europee perennemente senza soldi. Gli ottimi riscontri di Woody Guthrie And Songs Of My Oklahoma Home lo hanno spinto ad accelerare i tempi per la pubblicazione di questo Nashville City Blues, registrato già da tempo e originariamente prevista per la fine di quest'anno. Il disco è profondamente diverso da quel piccolo capolavoro che è "Woody Guthrie And Songs Of My Oklahoma Home" e molto più simile ai dischi del passato di James Talley: c'è molto più rock'n'roll (con Jono Manson alla chitarra, tra l'altro), più varietà nelle soluzioni e una selezione di titoli di primissima scelta. Down On The Comer, Don't You Feel Low Down, Rough Edge, Baby Needs Some Good Times, Streamline Flyer, House Right Down The Road, Workin' For Wages offrono sufficienti motivi per accostarsi ad un disco che porta Nashville nel titolo ma che dentro ha tutta la forza di un musicista che, per trovarsi un posto nel mondo (anche solo nella sua città) ha dovuto farsi in quattro. Da prendere ad esempio, anche perché James Talley non rinuncia mai al confronto e mantiene attiva una vena polemica che pochi altri sembrano condividere. Ed ecco il vero Nashville City Blues, direttamente da James Talley in persona: "Oggi, l'industria della musica commerciale, qui a Nashville, si è venduta completamente alle radio, che vuol dire i programmatori radio e i consulenti che lavorano alle ricerche di marketing e dicono alle etichette discografiche cosa la gente vuole sentire. I musicisti non sono musicisti, non hanno mai il controllo della propria musica. Sono soltanto il veicolo per convogliare i messaggi commerciali e a quello oggi servono le canzoni: soltanto per trattenere l'attenzione del pubblico tra uno spot e l'altro. Mi sembra che vada tutto al contrario. All'inizio, musicisti come Bob Wills, o Jimmy Rodgers o Hank Williams erano veri musicisti, avevano uno stile unico che era soltanto loro. Quando la gente dell'industria discografica, i Ralph Peers, i John Hammonds, i Don Laws trovarono questi personaggi, li registrarono, cercando di catturare quella magia unica. Oggi, è esattamente il contrario. Oggi chi deve mandare la musica verso il pubblico detta quello che bisogna suonare. Se i consulenti delle radio non se la sentono, raccomandano di non distribuire certi dischi e generalmente le etichette discografiche ascoltano i loro consigli. É un po' come se il ragazzo che ti porta il giornale la mattina andasse a dire allo staff editoriale cosa ci deve essere scritto. Ora, non voglio dire che l'industria discografia sia necessariamente il male, ma non mi sembra nemmeno la fine del mondo". Sarà anche un loser, ma sfido chiunque a dire che non abbia le idee chiare, chiarissime, fin troppo trasparenti.
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14/12/2005 13:23 - JOHNNY CASH
AMERICAN III: SOLITARY MAN
AMERICAN RECORDINGS
Accanto a tutte le musiche ...
JOHNNY CASH AMERICAN III: SOLITARY MAN AMERICAN RECORDINGS Accanto a tutte le musiche moderniste, avanguardiste, fantascientifiche che invadono gli scaffali dei negozi forse c'é ancora spazio per il country. Il country, la musica dei cowboy ubriachi, la musica dei bianchi poveri d'America (perfetto contraltare del blues, la musica dei neri poveri, e se possibile ancora più triste e senza speranza), la musica della provincia più profonda. Johnny Cash é il country. Nel suo campo, un vero mostro sacro. La sua voce profonda affascina, la sua semplice chitarra acustica trasporta la fantasia tra le praterie della Frontiera. Il suo stile é personale e unico, ormai entrato nella storia di questa musica. E, sorpresa, si cimenta in una serie di cover di canzoni che col country hanno ben poco a che fare. La versione di Cash di "One" degli U2 (!!!) scaraventa il gruppo irlandese nel limbo dei dilettanti, mentre Will Oldham, giovane esponente della rinascita country (con Palace, Bonnie "Prince" Billy e da solo) viene glorificato dalla presenza della sua "I see a darkness". Tra gli ospiti, Tom Petty, Merle Haggard, lo stesso Will Oldham e Sheryl Crow (alla fisarmonica!!!), per un disco veramente fuori dal tempo, che fa sognare e viaggiare...
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14/12/2005 13:23 - JOHNNY CASH American III: Solitary man / American
C'è qualcosa di ...
JOHNNY CASH American III: Solitary man / American C'è qualcosa di molto emozionante in questo disco, il terzo della trilogia americana con Rick Rubin iniziata nel 1994. Johnny Cash è molto malato e l'idea che "Solitary man" possa essere il suo ultimo album non abbandona mai chi ascolta. Ma non è tanto la fatica che traspare, non la stanchezza bensì la splendida intensità di un artista che ha raccolto dal profondo le ultime energie per un testamento nobile ed alto. Cash suona con la sincerità dei suoi anni giovani, quando emerse alla Sun nell'infuriare del primo dopo-Elvis, e con la maturità delle migliori serate del "Johnny Cash Show", ma guarda avanti; recupera dai ricordi uno splendido Neil Diamond ma porta sulle sue corde anche gli U2 di One, il Tom Petty di I won't back down, it Nick Cave di Mercy seat, a dimostrare con orgoglio che la fiamma della curiosità e della ricerca in lui è ancora desta. Piacciono gli arrangiamenti discreti, senza sbavi, e incanta quella voce che il tempo ha battuto come una lastra e che nel suo finale di partita ha saputo trovare una struggente, devastante pacatezza. Rgistrato fra la quiete agreste del Cash Cabin Studio di Hendersonville, Tennessee, e gli umori metropolitani di Los Angeles, il disco è arricchito dai contributi di Norman Blake, Mike Campbell, Benmont Tench, Tom Petty, Merle Haggard. Ma, per quanto notevoli, quelli sono ricami di sfondo; al centro, rifulge la monumentale figura di Cash, uno dei pochi, veri maestri dell'american music del nostro tempo.
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14/12/2005 13:23 - JOHNNY CASH
At Folsom Prison
Con questo live in una vera e ...
JOHNNY CASH At Folsom Prison Con questo live in una vera e dura prigione d'America, Johnny Cash restaurò nel 1968 la propria reputazione e si propose come credibile interlocutore del nuovo mondo rock, pur parlando una classica, per quanto personale, lingua country: i Byrds di Sweetheart Of The Rodeo e il Dylan di Nashville Skyline di lì a poco gli avrebbero dato ragione. Trentun anni dopo, il concerto viene riproposto con masterizzazione digitale, tre brani inediti e un nuovo montaggio che, intermezzi parlati compresi ricostruisce per quanto possibile lo show così come si svolse. E' un Cash essenziale, spiccio, che con il suo vocione fondo e una band schietta e minimale presenta un repertorio di originali, cover e brani popolari con più di un riferimento al crimine e alla vita in carcere (Cocaine Blues, Folsom Prison Blues, la sorprendente Busted di Ray Charles). Un lungo viaggio da John Henry a Long Black Veil: senza problemi di purismo come dimostra la smancerosa Green Green Grass Of Home rubata a Tom Jones e alle classifiche dell'epoca.
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14/12/2005 13:23 - Profondamente ispirato dai concerti di flauto di Shri Panna Lal ...
Profondamente ispirato dai concerti di flauto di Shri Panna Lal Ghosh e Shri Prakash Wadhera, Kailash Chandra Sharma iniziò a suonare il flauto alla tenera età di 8 anni. Intraprese lo studio della Musica Classica Indiana all'età di 14 anni sotto la guida di Shri Prakash N. Saxena e Pt. Vinay Chandra Maudgalya presso la Gandharva Mahavidyalaya a New Delhi. Nel corso della sua carriera accademica il flauto rimase sempre il suo strumento preferito col quale partecipò a numerosi concorsi musicali universitari vincendo diversi premi. Diventato famoso molto giovane, Kailash Chandra Sharma è un flautista di grande talento. Nella sua melodia è presente un elemento mistico che genera nell'ascoltatore un'atmosfera di spiritualità.
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14/12/2005 13:23 - SKaos live
+ War Dogs, Low Cash Flow
Considerato tra ...
SKaos live + War Dogs, Low Cash Flow Considerato tra i primissimi Bboy italiani, Kaos fa parte di quei pochi che hanno assistito e partecipato al primo movimento HipHop italiano nel lontano 84/85 interessandosi attivamente al Breaking ... per poi passare al Writing, forma d'arte in cui per diversi anni è stato considerato il personaggio di spicco. Inizia ad interessarsi alla musica verso l'86/87 conoscendo DJ Gruff e l'mc americano Top Cat, con cui fa le prime jam nei locali di Milano o piu semplicemente in strada, “al muretto” famoso punto di ritrovo dei Bboy milanesi dell'epoca. E' qui che incontra Sean, DJ Skizo e Soul Boy e nasce il gruppo Fresh Press Crew.. .che successivamente, dopo svariati cambiamenti nell'organigramma e l'aggiunta dell'mc statunitense Dre Love, si trasformerà nello storico gruppo Radical Stuff. E' proprio con questo gruppo che Kaos incide il primo singolo (naturalmente in inglese) Let's Get Dizzy (flyng rec) nell'89 al quale segue I Guess you Know (flyng rec) nell'anno seguente fino ad arrivare ad incidere un album dal vivo insieme ad una formazione di musicisti jazz: Live with Lo Greco Bros (flyng rec) 92; seguono i singoli Summer Fever (flyng rec) 93, e On Tha Run (flyng rec) nel 94 che sono il preludio all'album Hardaswallow (flyng rec) 94. Ma è il 95/96 che segna la svolta di Kaos il quale incide per la prima volta un pezzo in italiano sulla compilation di DJ Gruff, La Rapadopa (century vox) con il pezzo Don Kaos. Successivamente affina le sue capacità comparendo come guest su: 0St3ss il disco solista dello stesso DJ Gruff, nel primo album di Neffa, Neffa e i Messageri della Dopa (Poligram) e nel disco dei Colle Der Fomento, Odio Pieno (Irma Record); fino ad arrivare al 96 anno in cui l'mc milanese autoproduce il suo primo album solista Fastidio(OSt3ss) che ufficialmente lo consacra come uno dei più validi ed eclettici artisti del panorama HipHop italiano. Registra inoltre diverse tracce tra cui: Quando Vengo a Prenderti sulla compilation Torino Boys (poligram) 97, un featuring nel pezzo Strategie dell'Universo sul secondo album di Neffa,107 Elementi (poligram) 97, un vinile "12" contenente alcuni remix di Fastidio nel 98 RMXs (white label) e partecipa, 99, alla compilation di Fritz Da Cat, 950 (Bmg/Ricordi) 99 con la splendida Cose Preziose, senza dubbio una delle pagine più poetiche mai scritte in ambito HipHop. Sempre nel 99, Kaos, fonda con MDEE(Sangue Misto) e Sean (Radical Stuff) il supergruppo dall'emblematico nome di Merda&Melma che fa uscire l'lp dall'omonimo titolo, al quale segue a distanza di pochi mesi ,quasi a sorpresa, il suo secondo lavoro solista. -/-/-/-/- questo è l'originale titolo che compare sulla splendida copertina (realizzata da DeeMo) del nuovo disco; un disco che, a detta della critica e del pubblico, porta l'arte dell'mciing italiano ad un livello superiore, esplorando sonorità e argomenti dai contenuti assai sofisticati seppur estremi, senza fare nessuna concessione all'easy listening, forte delle produzioni di MDEE (ma anche di Neffa e dello stesso Kaos) che come Sean e il salentino Gopher D compare in 2 tracce; il tutto su licenza della Jackpot Records la neonata etichetta di Neffa. Come produttore ha curato la base per il pezzo Viva Los Latinos sull'album di Fly Cat Una Domanda Alla Risposta (Skill To Deal) 98 ed è stato inoltre produttore di Flow Dopo Flow e di Dio Lodato (Portafoglio Lainz Record) 00, incise dallo scomparso Joe Cassano R.I.P. Al momento l'artista sta lavorando a due colonne sonore di prossima uscita e al secondo capitolo della saga di Merda&Melma.
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14/12/2005 13:23 - KASH - "Mutamenti" (New LM)
Un pensiero si trasforma in suono, ...
KASH - "Mutamenti" (New LM) Un pensiero si trasforma in suono, un'immagine diviene vibrazione, le sensazioni umane si rendono concrete in un'unica miscela che inizia da un'attività cerebrale, segue un percorso d'intrecciata intensità per tornare alla propria essenza. I Kash basano il proprio messaggio musicale su di una psichedelia hard, nata dal risultato della crescita musicale di quattro diversi modi di vita, pensieri, abitudini, ideali, gusti che, uniti, sfociano in un suono alla continua ricerca della propria personalità. Oltre agli standard, alla rigorosa applicazione di anni di fatiche teoriche, alle regole già adottate e collaudate da precedenti nuclei, nasce, così, il desiderio di dare libero spazio al momento di vita presente, senza nulla tralasciare ma facendo sì che tutto avvenga per naturale conseguenza. Kash è la risposta di Paride LANCIANI, fondatore della formazione, all'immagine dell'entusiasmo sbandato, tramite un pensiero compositivo mirato ad un'evoluzione capace di includere tutte le dimensioni dell'animo umano. Attivo da più di dieci anni nella scena musicale di Cuneo il quartetto ha registrato il cd presso il Rockside Studio avvalendosi della preparazione di Paride, ottimo fonico oltreché musicista e mixando il tutto ai Day Records di Pesaro con la supervisione di Paul Chain. Ne emerge un sound hendrixiano che strizza l'occhio a un rigenerato stoner , vicino a certe espressioni randagie alla Blue Cheer. La formazione costruisce un modello sonoro di marchio tipicamente rock che si confronta con il proprio passato nel difficile e traumatico passaggio alla modernizzazione. Quello dei Kash, come quello di Paul Chain del resto, fatte le dovute differenze stilistiche, è un approccio alla musica da "ultimi artigiani del mestiere", prima che il regno delle multinazionali venga a rubarci pure le nostre fantasie e le nostre ossessioni. Insomma è inevitabile che il flusso musicale di band come i Kash costituisca una sorta di barricata alla morte definitiva del gusto di suonare, di ricercare la sfumatura nella piega delle corde della chitarra senza farsi dominare dalla legge cinica della concorrenza del mercato e della produzione illimitata e indiscriminata di ricchezza da parte di individui isolati e antagonisti. Questa è l'attitudine, il modo di pensare, la filosofia che sta dietro alle produzioni di Paul Chain e che i Kash, probabilmente, rappresentano nella loro forma più solida. (Contatti: PO Box 39, 12030 Manta, CN) [
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14/12/2005 13:23 - KASH "Mutamenti" (0175/86056 www.kash.it)
I Kash suonano una psichedelica collaudata e ...
KASH "Mutamenti" (0175/86056 www.kash.it) I Kash suonano una psichedelica collaudata e ben oliata dal produttore Paul Chain. In "Mutamenti" la musica esplode con grande energia anche se orecchie allenate non trovano molti spunti nuovi o almeno particolari. Qualche speranza in più potrebbe garantircela il nuovo disco del quartetto che il mago del rock Steve Albini ha prodotto. Discorso diverso per gli Euforia (Arturo Hernandez 055/6810420) che come vuole la tradizione del "fatto in casa" costruiscono una copertina del demo con un patchwork di foto e disegni. I tre musicisti applicano la stessa prassi al loro repertorio che appiccica rock, progressive e funk con molta disinvoltura, ma con scarsi risultati. Considerato il nome del gruppo si va all'ascolto con tutti i buoni propositi, ma la sorpresa è che le canzoni si trascinano grazie alla poca spontaneità e alla deludente prevedibilità degli arrangiamenti.
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14/12/2005 13:23 - KASHIF
Who Loves You?
Viene dalla stessa zona di Brooklyn che ha ...
KASHIF Who Loves You? Viene dalla stessa zona di Brooklyn che ha "reso rabbiosi" prima Richie Havens e Garland Jeffreys e poi Jeru The Damaja e Big Daddy Kane. Lui, invece, più timido, è cresciuto in un condominio che mandava a palla le canzoni di Barbra Streisand (altra "broccolina"). Di suo, di veramente suo, si ricorda poco, giusto un paio di duetti. Who Loves You? è a dir poco esserziale, dieci titoli di cui quattro valgono a malapena per due (due canzoni per quattro arrangiamenti neanche troppo diversi fra loro), con la sensazione di cosa rimediata e, soprattutto, di cosa costata pochissimo (la copertina farebbe passare la voglia a chiunque). In questo panorama desolato (apparentemente desolato?) la cosa più buffa è che ci sono due splendide canzoni: Can We Just Get Along? è in stile Babyface/Maxwell ma probabilmente possiede una carica anche superiore a quella dei principi del r'n'b perché a tratti sembra di ascoltare i migliori Isley Brothers o i Winans. Quanto a Bed You Down (ribattezzata qualche minuto più avanti Lay You Down, con variazioni minime da far pensare che si tratti più che altro di un quiz), si tratta di una movimentata ballata che ricorda quello strano genere, né bianco né nero né la proverbiale via di mezzo, che Boz Scaggs ha reso quasi inimitabile. Fino a Kashif.
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14/12/2005 13:23 - KASHMIR
I KASHMIR si sono costituiti nel 1986, dopo vari cambiamenti ...
KASHMIR I KASHMIR si sono costituiti nel 1986, dopo vari cambiamenti di formazione si sono stabilizzati nel 1991 eccetto per l'entrata di un ultimo nuovo componente avvenuta nel l996. In questo anno registrano un demo contenente 6 pezzi "Reminiscenze" con l'ausilio di percussioni elettroniche (alla ricerca di mondi lontanissimi) e suonano in parecchi locali della zona riscuotendo un esponenziale successo. Da ricordare, oltre agli spettacoli come gruppo principale la partecipazione ad Albarock 97 ed un lavoro per una rappresentazione del Gruppo Teatrale "Il Risotto" di Recanati. Hanno suonato come gruppo spalla dei Bandabardò ed attualmente stanno registrando un nuovo demo contenente 8 nuovi pezzi con l'aiuto di Marvin, fonico in vari concerti degli Apple Pies, Gang e Bevano Est. Il progetto KASHMIR è variato nel tempo secondo i processi evolutivi di ogni singolo componente, l'energia delle origini e rimasta ma è velata dalla mutazione che spontaneamente il gruppo ha subito. In questi 12 anni sono cambiati soprattutto nel modo di comporre musica, sperimentando nuove sonorità e perdendosi nel calderone delle definizioni musicali. Sembrano lavorare ad un'idea quantomai attuale, mescolando rock, wave, pop, il tutto filtrato con una sana dose di psichedelia, proponendo loro canzoni e covers rimaneggiate ed usando strumenti acustici come la fisarmonica ed il kazoo, elettronici come sintetizzatori ed effetti per raggiungere una maggiore visualizzazione dei diversi temi toccati dai loro versi. Il rock ed il pluriverso delle espressioni. Matteo (voce, tastiere, chitarre, kazoo), Giordano (basso), Giorgio (batteria, voce), Andrea (chitarre, fisarmonica). Per contatti: Matteo 071/7575150 - Andrea 071/7575084.
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14/12/2005 13:23 - KASHMIR The good life
C'è del marcio in Danimarca. Ma insieme ...
KASHMIR The good life C'è del marcio in Danimarca. Ma insieme a tanta musica di cartoons, pensata per i bambini di tutte le età circolano suoni d'acqua cristallina ideati, stavolta, per gli adulti di tutte le età. Soprattuto per gli adulti giovani. Perché "la bella vita" verso cui ci conducono i Kashmir attraverso la poetica cruda e intimistica delle loro canzoni è tutto fuorchè un'oasi protetta dai dolori del mondo. Una discesa nella sfera privatissima delle emozioni, piuttosto, alla ricerca di identità e possibili condivisioni di sentimenti. Perfette, allora, risultano le atmosfere rarefatte e delicate del "soundtrack" concepito dal trio di Copenhagen per questo invito al viaggio nell'immaginario emotivo. A prendere per mano l'ascoltatore e Kasper Eistrup, prolifico autore del gruppo: suoi i toni melodici e dolenti d'una voce che ricorda tanto Thom Yorke quanto il suo epigono svedese Joakim Berg (Kent), sue le morbide schitarrate "american oriented" sull'asse Counting Crows - Matchbox 20, sua la scelta di armare il disco, il terzo dei Kashmir (che di zeppeliniano hanno soltanto il nome) di suoni "vintage, con mellotron e piano Wurlitzer costantemente in primissimo piano. Tra i tanti collaboratori eccellenti, poi, svettano due personaggi del "giro" Pink Floyd, il produtore James Guthrie e il tastierista Jon Carin, che contribuiscono a inglesizzare, enfatizandola, questa più che plausibile via danese al rock.
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14/12/2005 13:23 - Il giovane Kenny Washington è un entusiasmante connubio tra Philly ...
Il giovane Kenny Washington è un entusiasmante connubio tra Philly Joe Jones (per le spazzole) e Kenny Clarke (per le bacchette), e perciò tra i piú richiesti nella scena delI'odierno bop. Flanagan, nato a Detroit nel 1930, è stilisticamente legato al bebop, ma col tempo ne ha ammorbidito i contorni, ingentilito le asperità, appropriandosi creativamente del contributo di leggerezza di pianisti appartenenti ad altre scuole (si pensi ad un Teddy Wilson). Spesso accomunato ad Hank Jones, quando si vogliono citare due pianisti che incarnino la "classicità" del pianismo moderno, Tommy Flanagan è in realtà riuscito a dare veste nuova ad una formula, quella del trio, che stava risentendo di un certo manierismo. E questo grazie ad un rigore interpretativo che teme ben pochi confronti. Il suo ultimo disco, a tale proposito, ha un titolo illuminante: "Jazz Poet".
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14/12/2005 13:23 - KRASH SLAUGHTA (MONKEY MAFIA)
(UK) - dj set - big beat ...
KRASH SLAUGHTA (MONKEY MAFIA) (UK) - dj set - big beat / eclettico E‚ il dj del gruppo breakbeat-ragga per eccellenza MONKEY MAFIA, guidato da Jon Carter, che ha rilasciato quest‚anno il suo primo album „Shoot The Boss‰. Ha lavorato nelle infuocate serate dell‚ Heavenly Social, locale che ha lanciato i Chemical Brothers e lo stesso Carter. Proprio di quest‚ultimo Krash Slaughta è diventato il sostituto ai piatti grazie alla sua abilità nell‚utilizzarli come vero e proprio strumento musicale. Incide anche personali produzioni soliste sotto lo pseudonimo II Tone Committee. La sua abilità nel cut‚n‚paste con i giradischi gli consente di spaziare con sorprendente scioltezza tra i più disparati stili musicali.
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14/12/2005 13:23 - KRASH SLAUGHTA (MONKEY MAFIA)
(UK) - dj set - big beat ...
KRASH SLAUGHTA (MONKEY MAFIA) (UK) - dj set - big beat / eclettico E‚ il dj del gruppo breakbeat-ragga per eccellenza MONKEY MAFIA, guidato da Jon Carter, che ha rilasciato quest‚anno il suo primo album „Shoot The Boss‰. Ha lavorato nelle infuocate serate dell‚ Heavenly Social, locale che ha lanciato i Chemical Brothers e lo stesso Carter. Proprio di quest‚ultimo Krash Slaughta è diventato il sostituto ai piatti grazie alla sua abilità nell‚utilizzarli come vero e proprio strumento musicale. Incide anche personali produzioni soliste sotto lo pseudonimo II Tone Committee. La sua abilità nel cut‚n‚paste con i giradischi gli consente di spaziare con sorprendente scioltezza tra i più disparati stili musicali.
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14/12/2005 13:23 - LACUNA COIL/Unleashed Memories
Da oggetto misterioso carpito a sorpresa dalla Century ...
LACUNA COIL/Unleashed Memories Da oggetto misterioso carpito a sorpresa dalla Century Media, a formazione di spicco del Goth(a) underground europeo, attualmente in tour con altri figli prediletti del movimento dark, Theatre Of Tragedy: questi sono i Lacuna Coil, una delle rare rock-bands italiane trattate con rispetto dagli alteri inglesi di Kerrang! Dopo l'ancor acerbo EP omonimo del '98, il sestetto milanese ha meritato i suoi riconoscimenti internazionali, manifestando sostanziali progressi con il primo album "In A Reverie" ed il bellissimo EP "Halflife", dove esibivano un gusto melodico accentuato e personale, specie nei contrasti delle armonie vocali di Cristina Scabbia ed Andrea Ferro, che prendevano le distanze dalle risapute esasperazioni stile "La Bella e La Bestia" in chiave metal. Inoltre la musica del gruppo, analogamente ai valorosi capi-scuderia The Gathering, più che espressione 'gotica', va interpretata come una sorta di neo-romantico rock decadente; ascoltando le melanconiche canzoni di "Unleashed Memories", viene naturale accostarle allo spleen esistenziale di Rimbaud e Baudelaire, piuttosto che alla tradizione misterica britannica di Bram Stoker o Mary Shelley, se proprio vogliamo instaurare riferimenti letterari. In ogni caso, Lacuna Coil mostrano un talento invidiabile nel proporre suggestivi arrangiamenti crepuscolari, senza indugiare in effetti plateali, e continuano a comporre brani di grande presa melodica. Generalmente non apprezzo il rock cantato italiano, ma il loro unico tentativo, "Senzafine", è talmente riuscito e fedele allo spirito del gruppo, da non poter restare isolato. "Heir Of A Dying Day", con la musica dai raffinati aromi orientali, "Purify" e "l:l9", grazie alla forza espressiva delle parti vocali, sono alcuni highlights di un disco che trascende i cliché del goth-metal per richiedere attenzione ad un pubblico competente, che non si fa condizionare dalle etichette.
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14/12/2005 13:23 - LAGASH
"Lagash"
In maniera del tutto arbitraria, viene da accostare l'opera prima ...
LAGASH "Lagash" In maniera del tutto arbitraria, viene da accostare l'opera prima solista di Lagash al disco degli Here; ma non tanto per l'uso disinvolto dell'elettronica, giacché lo stile delle esecuzioni è fondamentalmente diverso. Piuttosto per quella frizzante aria internazionale che spira da un po' di tempo in qua anche nelle stanze di casa nostra: Lagash (lo sapete) è il nome d'arte di Luca Saporiti, bassista dei La Crus, il quale un paio di anni fa ha avuto l'ardire di proporre alla Beyond Records di Birmingham (quella che ha licenziato dischi di temeraria elettronica inventati da David Toop e Tuu cito a braccio) la produzione del suo debutto solista. Affiancato agli strumenti da Silvio Morais D'Amico (erratico musicista di Belo Horizonte) Lagash è andato a cercare il cantante Sean Martin conosciuto ai tempi della sua prima esperienza di produzione discografica, quella con i Radical Stuff: line up più che sufficiente per approntare un repertorio invaghito dei suoni e dei ritmi di questo fine secolo. E sia detto senza ombra di critica, le canzoni di Lagash che ancora di canzoni si tratta rimandano a tanti dei nostri ascolti più recenti: dal jazz elettrico all'hip hop al breakbeat. Le chitarre si muovono con disinvoltura tra i timbri di Ronny Jordan ("Alex's Bass") e quelli di Bill Frisell ("Black To The Bone") e perfino i loops di Andy Summers ("The Angle"); e con l'aggiunta di eccipienti brasiliani e campioni di tromba davisiana ("Da Uma Canja") Lagash trova imprevedibili assonanze con i vecchi cari Us 3. Ancora, tra gli episodi più belli è il cupo reggae "Evil Bitch"; e poi il tema noir "Music By The Devil" ed infine "Mad" in cui una limpida chitarra acustica si ostina a ribadire il tempo incurante degli alti e bassi dei ritmi drum'n'bass e delle lamentazioni della voce penetrante di Sean. Confidenziale ed insinuante, Lagash culla i nostri sogni più agitati.
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14/12/2005 13:23 - Lagash/LUCA SAPORITI
E' il primo progetto solista di Luca Saporiti per ...
Lagash/LUCA SAPORITI E' il primo progetto solista di Luca Saporiti per la Lagash Produzioni al quale partecipano come ospiti Sean Martin (rapper proveniente da Città Del Capo) e Silvio Morais D'Amico (musicista originario di Belo Horizonte). Lagash nasce come nome d'arte di Luca Saporiti durante gli anni di gavetta spesi a suonare il basso nei vari club di Milano. E' questo il periodo in cui avviene l'incontro con Silvio Morais D'Amico, musicista proveniente dal Brasile con cui inizia una costante collaborazione. L'incontro con Sean Martin avviene durante la prima esperienza di produzione discografica di Lagash: "Hardswallow" dei Radical Stuff dei quali Sean è parte integrante. Successivamente Lagash inizia un'intensa attività dal vivo con i Radical Stuff ed in altra sede con Alessio Bertallot nei suoi obiettivi solistici. E' durante questo periodo che Lagash propone a diverse etichette inglesi la realizzazione del suo debutto solista. La Beyond Records di Birmingham decide di produrre e finanziare il prodotto registrato negli studi di Mark Tibenham a Powik, in Uk. Contemporaneamente Lagash diventa anche il bassista dei La Crus, ensemble di cui è tuttora parte attiva, ed inizia a produrre musica per registi dell'area milanese e per spot pubblicitari; da sottolineare anche la produzione artistica del disco di debutto dei Puerto Rico. "Lagash" è un disco dalle tinte jazz ed hip hop contaminato dal soul e dall'amore per la musica nera. Sulle undici tracce del CD Luca si occupa dei campionamenti, suona il piano elettrico, il basso e la batteria; ne è l'autore ed il produttore. Il musicista milanese ha però sin dall'inizio voluto che la voce di Sean fosse libera di spaziare ed esprimere al meglio i concetti proposti.
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14/12/2005 13:23 - Le Panash
Gruppo composto da Rudy De Podestà alla batteria, Fabio ...
Le Panash Gruppo composto da Rudy De Podestà alla batteria, Fabio Corracin al sax; Giuseppe Nicastro al trombone; Zivas Cavacece alla tromba; Sinkope al basso; Danielle Miranda alla fisarmonica; Nicolay alla chitarra elettrica; Sasha alla chitarra acustica e voce. Nell'inverno '96 viene registrato In Viaggio: il demotape di Le Panash prodotto da Casale C (ex Frigidaire Tango Vocalist) e King Kong Records con una vendita di oltre 600 copie. Il combat folk proposto da Le Panash, nasce dalla strada, dalla quotidianità, rappresenta voglia di suonare, di divertirsi esplecando il proprio pensiero senza censure od ipocrisie. Una continua ricerca di melodie e ritmiche violente ed accattivanti. La tradizionale collocazione musicale inquadrerebbe la musica dei Le Panash nel consueto filone Rock-Folk, ma sono altr le aspettative del gruppo: andare al di là delle varie oligarchie musicali e personali per suonare ed impastare nuove sonorità. Un percorso più lungo ma meno ovvio per otto persone provenienti da variopinte esperienze musicali. Musiche scritte ed arrangiate dalla band, concepite come tappeto sonoro per testi che invitano ad osservare le contraddizioni egoiste e meschine, proprie in questo Mondo opulento ed ingordo. Presentano il nuovo Cd "Storie Del Mio Tempo" prodotto da Pick up Records, distribuito in Italia da R.T.I.
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14/12/2005 13:23 - LE PANASH
Storie Del Mio Tempo (Pick Up)
Storie Del Mio Tempo ...
LE PANASH Storie Del Mio Tempo (Pick Up) Storie Del Mio Tempo è davvero un bel disco che mischia le chitarre elettriche a suoni tradizionali e temi moderni. Nelle 11 canzoni qui contenute Le Panash lavorano alla perfezione attorno ad un sentimento difficile da trattare come quello della nostalgia. Nostalgia sì, ma temperata da un chiaro senso della storia. I testi dei Panash, intelligentemente strutturati e decisamente evocativi parlano di luoghi e persone perdute, di viaggi picareschi, di speranze e illusioni disegnando una singolare parabola di sapore chapliniano sulla solitudine dei girovaghi i cui nomi diventeranno mitici. Tra le canzoni c'è anche spazio per la reinterpretazione di “Del mondo” dei CSI, arrangiata in chiave folk-rock. Il suono di “Storie Del Mio Tempo” è caratterizzato da un forte senso di melodia che emerge dagli intrecci strumentali di chitarre elettriche, acustiche, sax, trombe, tromboni, basso e percussioni sempre ottimamente amalgamente, grazie alla produzione artistica di Claudio Zanbenedetti. La voce di Alessandro Gugole suggerisce spesso un confronto, soprattutto nell'intonazione, con Fabrizio De Andrè, mantenendosi ad alti livelli sia nelle ballate che negli episodi più frenetici. Auguriamo ai Le Panash di imporsi all'attenzione di un pubblico piu ampio dopo la realizzazione di un disco che evidenzia affinate doti, facendo emergere personaggi della memoria e dell'oblio, specchio dello straniamento del genere umano. Contatti: Suoni e Musica, 095/504414.
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14/12/2005 13:23 - LINUS PAULING QUARTET "Ashes In The Bong Of God"
Un po' ...
LINUS PAULING QUARTET "Ashes In The Bong Of God" Un po' tutte le migliori bands della psichedelia planetaria stanno tesaurizzando, in questi mesi, l'esperienza umana e creativa del quarto Terrastock, senz'altro la rassegna più completa e rappresentativa del genere. I Linus Pauling Quartet, nel loro assetto a sei stabile da ormai tre anni, sono stati prevedibilmente una delle attrazioni principali dell'evento, celebratosi a novembre nell'inedita cornice di Seattle; una molla, si presume, decisiva per mettere a punto il primo concept album nella carriera del gruppo di Houston, una storia pazzesca sulla Grande Singolarità popolata di astronavi ed aromatizzata alla cannabis, sballo cosmico a metà tra un telefilm di fantascienza ed un surreale cartone animato sulle origini del creato. Il progetto probabilmente esisteva, sia pure allo stato embrionale, da diverso tempo, come dimostra un esplicito riferimento al tema contenuto nel precedente "Killing You With Rock", ma la realizzazione concreta di questo ruvido e sghembo saggio psychofilosofico sull'essenza dell'uomo come cenere dello spinello di Dio ha un impatto diretto e molto improvvisato, e sembra più il frutto di una notte di illuminazione zen che un qualcosa di meticolosamente rifinito e levigato. Il CD pubblicato da Fleece ed il doppio LP targato September Gurls coincidono solo per i nove brani che compongono propriamente la saga di cui si faceva menzione; una voce narrante piuttosto ritrosa, sovrapposta e non solo alternata a suoni ed effetti, ed un'ambientazione tipo jam a combustione lenta, diffusa e lisergica, conducono l'album sempre più lontano da quelle coordinate di collegeband strafottente ed auto-irriverente degli esordi, situandolo semmai non troppo distante dalle radiazioni più cosmiche dei Dunlavy. Solo un paio di episodi prendono spunto da una struttura a riff, per quanto labile, l'esistenziale "Bongscientists" e la più mordente "Grrrl"; il resto è un succedersi di situazioni aperte, dall'inclinazione maggiormente dilatata rispetto al disco precedente, spesso con un marcato contrasto tra l'incedere visionario di chitarre e tastiere e quello ben più greve della ritmica. Un avvio oscuro ed affascinante come "The Man", con uno scabro sax dalle proprietà divinatorie, cede il passo a "The Eye Of God", transizione sci-fi hendrixiana, modello "And The Gods Made Love" introdotti così i protagonisti della vicenda la cenere e la Mente che nel sogno la rende viva, il viaggio prosegue tra scenari alieni sino al finale, enigmatico ed ipnoticamente kraut, di "Helicopter in Tunisia". Il riferimemo teutonico non è del tutto casuale, visto che la quarta facciata dell'edizione September Gurls ospita una cover dei Kraftwerk, "Hall Of Mirrors", in una serrata versione dal vivo con pulsioni energetiche tra Stooges e stoner-rock; l'etichetta di Houston, invece, chiude il CD con la subdola "Airplane", affine alle ispide melodie di Sebadoh e Guided By Voices. Non è detto che sia il più bel disco in assoluto di Ramon Medina e compagni, anche perché andare oltre "Killing You With Rock" è davvero un'impresa, ma l'esperienza di ascolto è pienamente appagante, e viene subito voglia di rollarselo un'altra volta.
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14/12/2005 13:23 - MAHER SHALAL HASH BAZ "From A Summer To Another Summer ...
MAHER SHALAL HASH BAZ "From A Summer To Another Summer (An Egypt To Another Egypt)" Folk lunare è infine quello che si può ascoltare dai giapponesi Maher Shalal Hash Baz, un ensemble che ha nel chitarrista -nonché attivista della sinistra estrema nipponica accusato persino di aver ordito un attentato contro l'imperatore del paese del sol levante- Tori Kudo e nel virtuoso di euphonium -una sorta di basso tuba- Hiroo Nakazaki i propri elementi di maggior spicco, gli artefici principali di una musica che vagabonda liberamente tra bizzarre melodie apolidi, avanguardia impressionista e fotogrammi di vecchi film western girati alle pendici del Fujiyama e custoditi gelosamente nella collezione privata di qualche cinefilo con gli occhi a mandorla e nastri registrati alla bell'e meglio in un improvvisato studio domestico. Anche per Tori Kundo, insomma, il mondo sembra troppo piccolo per poterlo ulteriormente sminuzzare in generi musicali localistici e il modo in cui traduce questa sua visione onnicomprensiva delle sette note e ancora di più le forme in cui orchestra i suoni dei Maher Shalal Hash Baz in questo "From A Summer To Another Summer (An Egypt To Another Egypt)" non potrebbero davvero illustrarlo con maggiore dovizia di estro e di fantasia.
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14/12/2005 13:23 - MASASHI HARADA CONDANCTION ENSEMBLE Enter The Continent
Condanction sta per ...
MASASHI HARADA CONDANCTION ENSEMBLE Enter The Continent Condanction sta per conductingdanceimprovisation, ed è il sistema di conduzione elaborato dal giapponese Masashi Harada (anche pianista, percussionista ballerino e artista visuale), che a proposito del proprio lavoro cita altresì Igor Stravinsky e Toru Takemitsu, Non citato, ma secondo noi ancor più influente, è invece Lawrence D. 'Butch' Morris. Cacofonia strutturata e racchiusa in forme piuttosto rigide da parte di un ensemble diviso a metà fra strumenti a corda e strumenti a fiato (ne fanno parte anche gli amici Greg Kelley e Bhob Rainey), anche se i momenti migliori si registrano quando il suono si sgretola, come se fosse un petardo esplosivo, in sprazzi di monachine percussive (Cut Off, Clarity Beneath The Cloud e Bells).
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14/12/2005 13:23 - Il compositore Kitaro, vero nome Masinori Takahashi, intraprende un tour ...
Il compositore Kitaro, vero nome Masinori Takahashi, intraprende un tour europeo, che lo porterà anche a Milano che sarà il più impegnativo e ricco affrontato negli ultimi 10 anni. Il grande capofila della musica new age ha vinto una lunga serie di premi fra i quali un Golden Globe e cinque nomination ai Grammy Awards durante la sua carriera, fatta di oltre 25 dischi, ma ha anche conosciuto un buon successo commerciale quando ad esempio Oliver Stone gli ha affidato la composizione della musica per il film Fra Cielo e Terra (proprio questa gli è valsa il Golden Globe). Questo sarà uno dei brani musicali che proporrà nel suo spettacolo fatto di luci bianche, atmosfere new age e suoni di sintetizzatori come di strumenti tradizionali giapponesi. Fra gli altri non mancheranno il suo cavallo di battaglia Silk Road, e poi Bottom of The Sky, Komoro, Dance of Sarasvati, Strenght. Nato nel febbraio 1953 in un piccolo villaggio sulle montagne giapponesi, ha sempre subito l'influenza del luogo nel quale è rimasto fino a dieci anni fa, quando le pressioni e le necessità legate alla sua professione lo hanno costretto ad abbandonare l'ambiente rurale della sua gioventù per trasferirsi in occidente. Al momento quando non è in tour, vive nel luogo che spiritualmente meglio si avvicina a quelli delle sue origini: le Montagne Rocciose in Colorado. Il suo spirito, così profondamente legato alla natura, ha prodotto l'ispirazione anche per l'ultimo lavoro THINKING OF YOU, un titolo abbastanza insolito per un album di questo artista, ma non più di tanto se si presta attenzione ai contenuti. Composto e registrato nell'inverno 1998/1999, quasi per intero nel suo ritiro montano a 2800 metri di altitudine è fortemente influenzato da considerazioni sul tempo della natura, molto dilatato, ciclico, non rapportabile alla ripetitività delle azioni quotidiane che scandiscono i giorni per gli esseri umani, e da riflessioni sulla propria esistenza inserita in questa sorta di continuum spazio-temporale. Kitaro ha trovato una grande fonte d'ispirazione nell'atmosfera di solitudine montana in cui era immerso il suo studio, circondato da montagne appuntite ai cui piedi si distende un lago ghiacciato. In pieno stile new age, l'album di Kitaro è essenzialmente sulla natura e sull'inverno e le 10 nuove composizioni sono un riflesso di questo periodo in Colorado. L'ululare del vento, il cielo terso e cristallino, le distese sconfinate di neve rappresentano l'essenza stessa della vita per questo uomo estremamente riflessivo. "Vivere a così stretto contatto con la natura è scoprire la gioia di vivere ogni giorno". Il titolo dell'album ha attraversato la mente dell'artista come un lampo l'ultimo giorno delle registrazioni. Completata la sua opera ed essendone pienamente soddisfatto, Kitaro apre la finestra dei Moochi House Studios e condivide con la natura che lo circonda la gioia per ciò che ha creato. In quell'istante capisce che ciò che ha composto è stato solo un modo per ripagare la natura stessa per avergli mandato l'ispirazione. Musica ricca dei suoi leggendari suoni creati da tastiere e sintetizzatori, flauti di pellerossa, chitarre classiche e percussioni ritmiche è l'atto di suprema gratitudine di Kitaro alla Natura. Thinking Of You è stato pubblicato in Europa in Ottobre 1999.
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14/12/2005 13:23 - MEGASHIRA - Sumitori No Suki Ga Ongaku (Infracom!)
Singolo estratto dall'ultimo ...
MEGASHIRA - Sumitori No Suki Ga Ongaku (Infracom!) Singolo estratto dall'ultimo album di Megashira, contenente 2 rmx di altrettanti brani da parte di Makai e dell'accoppiata Lars Vegas & Mojo Tom. Il primo si presenta, come al solito, con una stesura piuttosto d&b minimale e cattiva, dai suoni decisamente secchi; il secondo rmx e' invece piu' tranquillo, trip-hoppeggiante, dominato da suoni glaciali e dilatati. 7
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14/12/2005 13:23 - Meira Asher
Il concerto di Meira Asher, giovane cantante israeliana originaria ...
Meira Asher Il concerto di Meira Asher, giovane cantante israeliana originaria di Tel Aviv, è un’esperienza allibente, intensa, indimenticabile. il suo primo disco “Dissected” è stato considerato tra i più interessanti della seconda metà degli anni novanta con un seducente caravanserraglio di musiche del mondo, avanguardia rock e poesia sonora. Ora ritorna con un nuovo lavoro, “Spear into hooks“. Il disco e la performance dal vivo si presentano come una “opera elettronica”, un lacerante viaggio attraverso i fantasmi della recente storia contemporanea. Poesie e suoni che non rispettano nessuna delle categorie tradizionali usate di solito per descrivere la musica. Nel suo apprendistato musicale, la Asher ha dapprima studiato la tecnica classica del canto e delle percussioni indiane, poi la musica e le danze africane, in Ghana. All’università di Gerusalemme e in seguito in California, ha allargato il proprio pedigree musicale, lavorando molto sull’improvvisazione, sul jazz vocale, sulla musica per teatro e sulla danza. Queste influenze e questi viaggi sono serviti a creare il bagaglio dell’artista israeliana, ma non a catapultarla fuori della realtà, non a rendere insensibile il suo spirito, non a farle passare davanti senza conseguenze le immagini e le situazioni che hanno martoriato il suo paese. E infatti ora il bagaglio della Asher impreca, piange, si inalbera e s’indigna. La Asher esprime con la sua musica i paradossi del Medioriente contemporaneo, tensioni e contraddizioni, non esitando a trattare nelle sue canzoni temi difficili come l’lntifada, l’Aids, i diritti delle donne. “Affronto temi che mi toccano profondamente - ha dichiarato qualche tempo fa - e cerco di avere un ruolo, anche politico nel mio paese. Israele è altualmente in una situazione molto difficile e naturalmente i suoi problemi sono la mia fonte d’ispirazione” - Così, anche il suo concerto, diventà un evento estremo e scioccante dove una voce dal timbro magnifico viene messa a contronto con un universo sonoro dai contorni allucinati e violenti. “Vorrei che le mie fossero esibizioni trascinanti ed intense. Una forma di protesta spettacolarizzatà senza lustrini e senza facili concessioni. In qualche modo un concerto punk. Qualche cosa che dia un’immagine dell’attuale situazione mediorientale con delle vibrazioni militanti”. Nessuna concessione ludica, nessun giochetto da mestierante nelle esibizioni di questa nuova voce che arriva direttamente dal caldissimo far-east contemporaneo. Feedback e campionamenti intelligenti, molto rumore, una cupezza di fondo mai attenuata. Come se dalle ugole di questa ragazza che ha girato il mondo per tornare infine alla terra delle proprie radici partisse un monito esplicito e basilare: non occorre essere vecchi per scandalizzarsi, non occorre una tessera politica per impegnarsi nel sociale e non bisogna essere solo dei religiosi, o dei letterati, per ricordare al mondo che la fine del secondo millennio non è più divertente della fine del primo. Alle volte per tutto questo basta una canzone, altre un rumoroso groove di basso, altre ancora, semplicemente, un battito di silenzio.
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14/12/2005 13:23 - Meira Asher
Il concerto di Meira Asher, giovane cantante israeliana originaria ...
Meira Asher Il concerto di Meira Asher, giovane cantante israeliana originaria di Tel Aviv, è un'esperienza allibente, intensa, indimenticabile. Il suo primo disco "Dissected" è stato considerato tra i più interessanti della seconda metà degli anni novanta con un seducente caravanserraglio di musiche del mondo, avanguardia rock e poesia sonora. Ora ritorna con un nuovo lavoro, "Spear into hooks". Il disco e la performance dal vivo si presentano come una "opera elettronica", un lacerante viaggio attraverso i fantasmi della recente storia contemporanea. Poesie e suoni che non rispettano nessuna delle categorie tradizionali usate di solito per descrivere la musica. Nel suo apprendistato musicale, la Asher ha dapprima studiato la tecnica classica del canto e delle percussioni indiane, poi la musica e le danze africane, in Ghana. All'università di Gerusalemme e in seguito in California, ha allargato il proprio pedigree musicale, lavorando molto sull'improvvisazione, sul jazz vocale, sulla musica per teatro e sulla danza. Queste influenze e questi viaggi sono serviti a creare il bagaglio dell'artista israeliana, ma non a catapultarla fuori della realtà, non a rendere insensibile il suo spirito, non a farle passare davanti senza conseguenze le immagini e le situazioni che hanno martoriato il suo paese. E infatti ora il bagaglio della Asher impreca, piange, si inalbera e s'indigna. La Asher esprime con la sua musica i paradossi del Medioriente contemporaneo, comprese tensioni e contraddizioni, non esitando a trattare nelle sue canzoni temi difficili come l'Intifada, l'Aids, i diritti delle donne. "Affronto temi che mi toccano profondamente - ha dichiarato qualche tempo fa - e cerco di avere un ruolo, anche politico nel mio paese. Israele è attualmente in una situazione molto difficile e naturalmente i suoi problemi sono la mia fonte d'ispirazione". Così, anche il suo concerto, diventa un evento estremo e scioccante dove una voce dal timbro magnifico viene messa a confronto con un universo sonoro dai contorni allucinati e violenti. "Vorrei che le mie fossero esibizioni trascinanti ed intense. Una forma di protesta spettacolarizzata, senza lustrini e senza facili concessioni. In qualche modo un concerto punk. Qualche cosa che dia un'immagine dell'attuale situazione mediorientale con delle vibrazioni militanti". Nessuna concessione ludica, nessun giochetto da mestierante nelle esibizioni di questa nuova voce che arriva direttamente dal caldissimo far-east contemporaneo. Feedback e campionamenti intelligenti, molto rumore, una cupezza di fondo mai attenuata. Come se dalle ugole di questa ragazza che ha girato il mondo per tornare infine alla terra delle proprie radici partisse un monito esplicito e basilare: non occorre essere vecchi per scandalizzarsi, non occorre una tessera politica per impegnarsi nel sociale e non bisogna essere solo dei religiosi, o dei letterati, per ricordare al mondo che la fine del secondo millennio non è più divertente della fine del primo. Alle volte per tutto questo basta una canzone, altre un rumoroso groove di basso, altre ancora, semplicemente, un battito di silenzio.
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14/12/2005 13:23 - Mister Deep feat Latasha "DANCE TO THE MUSIC" D-Vision -
Di ...
Mister Deep feat Latasha "DANCE TO THE MUSIC" D-Vision - Di sicuro un disco che manderà in estasi tutti gli amanti dell'house music cantata e melodica . Voce bellissima unita da bellissimi giri di basso ragheggianti e grove londinesi . Di spicco la versione del' ormai noto Franco Moiraghi , il quale a mio avviso si stà spingendo sempre più verso la nuova tendenza (mancano solo i sint cattivi) ŽŽ.SpeedŽ.
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14/12/2005 13:23 - TIBET - SPIRIT OF PEACE dei Monaci Tibetani del Monastero ...
TIBET - SPIRIT OF PEACE dei Monaci Tibetani del Monastero Tashi Lhunpo L'originale monastero Tashi Lunpho in Tibet (15° secolo) fu chiuso durante la rivoluzione culturale e numerosi monaci si rifugiarono in esilio in India dove ricostruirono il monastero. Oggi il nuovo monastero Tashi Lunpho si trova a Karnataka (India del sud) ed è uno dei maggiori centri di cultura, famoso per la sua tradizione artistica di danze sacre in maschera e di musica sacra. I monaci provengono tutti dal monastero Tashi Lunpho ed è la prima volta che le loro singolari esibizioni avvengono davanti al pubblico europeo. I monaci vestiti di spettacolari costumi multicolore si esibiscono in un lungo programma (90 minuti) che prevede danze sacre in maschera, musica sacra e canti spirituali redentori. I "mudras" (gesti simbolici) sono usati dai monaci per rivitalizzare le energie spirituali per generare saggezza, compassione ed i poteri guaritori della medicina buddhista. Inoltre è prevista una dimostrazione dell'Arte del Dibattito. La musica è prodotta da lunghi corni (dung-chen), oboi (gyang-ling), percussioni (nga), piccole percussioni a mano (da-ru), cembali (rol-mo) e campanelli (dri-bu). La Fondazione spera di continuare la sua opera di formazione agli studenti del monastero e di raccogliere fondi per migliorare gli alloggi e la stessa formazione dei giovani monaci. Parte del ricavato di questo tour sarà utilizzato per la formazione futura degli studenti tibetani con il desiderio e lo scopo di preservare e promuovere le arti tradizionali tibetane. Programma musicale 1. Kunrig Chakgya (Mudras del Buddha) I Mudras sono i gesti simbolici che i monaci eseguono con le mani e rappresentano l'espressione fisica delle particolari energie delle varie manifestazioni del Buddha. I Mudras sono usati nelle rappresentazioni ma anche come aiuto durante la meditazione per rianimare rilevanti energie nella persona che pratica questi gesti. Durante le preghiere che i monaci rivolgono al Buddha vengono utilizzati differenti gesti delle mani. 2. Khandro Tenshug (Canzone e Danza della Longevità) L'offerta di preghiere per una lunga vita come guide spirituali è una importante pratica buddista. In questa esibizione Dakinis, l'angelo, con movimenti lenti e meditativi, discende dalla pura terra del Buddha sul palco. Le cinque corone di petali colorati che indossa rappresentano i cinque Buddha trascendentali (aspetti della personalità, corpo, esperienza, percezione, stimolazione spirituale e conoscenza). I monaci, nei loro canti, chiedono ai capi spirituali di rimanere nel mondo per guidare gli esseri sensibili sul sentiero del progresso culturale. 3. Taktse (Proposito e Arte del Dibattito) Gli scopi principali di Taktse sono di sconfiggere i giudizi erronei, stabilire corrette opinioni e di liberarsi delle obbiezioni a opinioni. Il dibattito coinvolge due persone: un difensore che sta seduto ed un provocatore in piedi. La caratteristica più ovvia del dibattito sono i gesti con le mani. Per prima cosa il provocatore fa' la sua domanda al difensore: la sua mano è sopra la spalla e la mano sinistra è protesa in avanti con il palmo girato verso l'alto. Alla fine della domanda il provocatore batte con fragore le mani e immediatamente tira indietro verso l'alto la sua mano destra, la mette sopra la spalla con il palmo girato verso l'alto ed allo stesso tempo mettendo la mano sinistra in avanti con il palmo girato verso il basso. Il movimento della mano sinistra è il simbolo della chiusura della porta alla rinascita. Quello della mano destra è simbolo invece del desiderio di sollevare tutti gli esseri sensibili dall'esistenza ciclica. La mano sinistra rappresenta la saggezza che da sola è in grado di vincere l'impotente esistenza ciclica. La mano destra rappresenta l'ordine. Il battito delle mani rappresenta l'unione della saggezza e dell'ordine quando una persona è capace di ottenere una mente altruistica motivata da grande amore e compassione per tutti gli esseri sensibili. [Image] 4. Garcham (Danza mascherata) Questa è una parte della danza mascherata delle divinità guardiane del Signore della Morte. Quattro delle otto divinità in rosso e in blu danzano mentre altri monaci cantano e suonano. La loro apparizione è irosa così da cacciare gli spiriti infernali e le forze negative come l'ignoranza e da accrescere tutte le qualità positive che giovano agli esseri viventi. 5. Shanag (Danza del cappello nero) Nel buddismo la consapevolezza della natura transitoria e precaria della realtà è importante. Per accrescere la conoscenza di questa realtà vengono spesso usati simboli come la morte ed i teschi umani. Questa è la parte della danza delle altre divinità guardiane del Signore della Morte. Quattro monaci con un cappello nero si esibiscono in questa danza. Ogni monaco tiene in mano il 'phurba', le saette e il 'thoepa', scheletro umano. La saetta è il simbolo del potente taglio dei riti tantrici che distrugge la negatività e gli scheletri umani sono il simbolo della precarietà della vita. 6. Shawa Mahe (Cervo e Bisonte) Due monaci danzano con le maschere del cervo e del bisonte rappresentanti l'aspetto femminile delle divinità guardiane del Signore della Morte. I guardiani o divinità protettrici appaiono in forme differenti per vincere le emozioni negative. 7. Rabne Shijoe (Consacrazione e Dedica) Undici monaci indossando i cappelli gialli da cerimonia invocano la benedizione del Buddha della Medicina e consacrano l'ambiente e gli esseri sulla terra. In accordo con la tradizione buddista tibetana, un ambiente sano e sicuro conduce ad una meditazione feconda. Con le preghiere i monaci meditano sul potere mistico della Medicina del Buddha e benedicono la natura.
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14/12/2005 13:23 - MONSTER - “Gone Gone GoneA Bash Dem” (Burning HeartSelf)
Non so ...
MONSTER - “Gone Gone GoneA Bash Dem” (Burning HeartSelf) Non so quale sia la storia che ha portato i Monster alla firma per la Burning Heart, però credo che possa essere spiegata con il desiderio della label svedese di ampliare ulteriormente i propri confini. Infatti i ragazzi scandinavi si muovono dalle parti di un rock’n’roll variegato, come potrebbero suonarlo degli Afghan Whigs (perciò istintivamente soul) meno pessimisti e cresciuti in Inghilterra ascoltando Beatles, Clash, ska e cocktail music anni ‘50. Piacevoli.
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14/12/2005 13:23 - Moonshake, gruppo inglese, non particolarmente noto, o meglio, particolarmente noto ...
Moonshake, gruppo inglese, non particolarmente noto, o meglio, particolarmente noto a quanti ascoltano certi suoni, tecnicamente agli antipodi (sui dischi dei Moonshake spicca il fiero “Guaranteed guitar free”, sui dischi degli Stooges sono fotografate chitarre), ma dalla resa sonora simile, se consideriamo la capacità di creare micidiali circuiti circolari dall’inizio alla fine di ogni pezzo. Affiancati da ritmiche tribali, saxophone libero, campionamenti ben accasati (e la chitarra di Ron Asheton non fa che risuonare sempre e sempre le stesse noticine distorte ed acidegne..). E’ ovvio che lì per lì devi scegliere: entro o no dentro questi flussi punteggiati di rumore, più o meno convenzionale? Riesco ad abbandonare il rassicurante ritornello? (come fece Mina nel pezzo Se Telefonando). Quanti fratellini, più o meno legittimi e somiglianti, ha questo tipo di costruzione del suono? Funhouse finisce con L.A. blues, L.A. blues finisce con un feedback di chitarra/amplificatore e la voce gutturale di Iggy. Ron Asheton nella foto interna indossa scarpe da infermiere che non sa portare gli zoccoli. Dirt, ultimo brano del lato A, fa sparire i Sisters Of Mercy in una nuvola di fumo bluette e suonato a 16 giri sembra una produzione Coldcut. Estratti dall’ambientazione tossicomane ed antihippy, gli Stooges e l’album in questione, colti appena un attimo prima di finire tra le amorevoli braccia dell’onnivoro D. Bowie, appaiono incredibilmente utilizzabili per moderne ambientazioni. Esco. Di casa. Fine. Concentratevi sul testo. Ne va della vostra vita, comunque.
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14/12/2005 13:23 - MOUTHWASH/1000 Dreams
Le cattive notizie non finiscono qui. Se Babbo Natale ...
MOUTHWASH/1000 Dreams Le cattive notizie non finiscono qui. Se Babbo Natale è passato dai Mouthwash, non ha portato loro il regalo di cui avrebbero più bisogno: un calendario. Fin dall'iniziale barricata di chitarre di "Drop The Bomb", e ancor più da "We Evolve", con quel levare reggae, il gruppo fa capire di essere rimasto ai tempi dei maestri inglesi. Se la press release parla di Operation Ivy e Rancid, io rilancio con il nome dei Clash (d'altronde i Rancid non erano forse i Clash rifatti?). "1000 Dreams" può essere divertente a tratti ("Live Like Kings") ma è triste rendersi conto che ogni idea buona è presa di peso dai decenni precedenti. In più la registrazione, soprattutto per la voce, è veramente mediocre, quasi telefonica.
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14/12/2005 13:23 - N. HIWATASHI/M. MARIANI
NATSUKO HIWATASHI – MARIO MARIANI
Un connubio micidiale, tutto ...
N. HIWATASHI/M. MARIANI NATSUKO HIWATASHI – MARIO MARIANI Un connubio micidiale, tutto da scoprire: una mezzo-soprano giapponese che interpreta le composizioni folli di Mario Mariani, e lo stesso che accompagna la cantante nelle arie tradizionali giapponesi. Abbondanti improvvisazioni sempre in agguato, e pubblico tirato per le orecchie dentro il concerto. Un recital lirico come non se ne sono mai visti.
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14/12/2005 13:23 - NASH KATO Debutante
Si erano perse le tracce di Nash Kato ...
NASH KATO Debutante Si erano perse le tracce di Nash Kato e compagni, discretamente famosi quando ancora militavano negli Urge Overkill, band di Chicago che ebbe una stagione di gloria in piena epoca grunge, nonostante poco avessero da spartire da un punto di vista strettamente musicale con i gruppi in voga all'epoca. Amanti del puro spirito rock'n roll americano, questo erano gli Urge Overkill, e questo continua ad emergere nelle tredici canzoni che compongono il debutto solista di Nash Kato. Un disco solido, ben prodotto, curato e senza troppa fantasia, che farà la gioia dei programmatori radiofonici statunitensi. Un album nel segno della continuità, di conseguenza, nonostante il titolo rivendichi una verginità francamente poco probabile: sono suoni e canzoni che raccontano un'artista maturo, lontano dagli eccessi della giovinezza, meno brillante ma più solido. Il Paul Westerberg della sua generazione.
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14/12/2005 13:23 -
NASHVILLE PUSSY
La maggior parte delle rock band attualmente in circolazione ...
NASHVILLE PUSSY La maggior parte delle rock band attualmente in circolazione negli USA si preoccupa prevalentemente di poter accedere al circuito radiofonico più o meno alternativo per guadagnarsi il classico trampolino di lancio verso il successo. Tuttavia ci sono le eccezioni che confermano la regola. Tra queste segnaliamo senz'altro i Nashville Pussy, che preferiscono di gran lunga ritornare alle classiche radici di sesso, droga e rock'n'roll, in maniera esplicita e sfacciata, piuttosto che ottenere un lascia passare dai media del loro paese. Se avrete la fortuna di vederli dal vivo allora capirete di cosa stiamo parlando: bottiglie di birra variamente sparse sul palco, sudore a iosa, e un continuo, ossessionante urlo da far impallire anche il più temerario laringoiatra. Insomma avete presente Lemmy dei Motorhead? Ebbene elevate quell'attitudine al quadrato e otterete i Nashville Pussy. Pochi hanno sentito parlare finora di questa band, anche negli Stati Uniti, dove tra l'altro, con un nome così, si è banditi a priori da ogni mezzo di informazione che si rispetti. Pensate solo al titolo del cd d'esordio "Let Them Eat Pussy" e avrete un idea del contenuto dello stesso. Del progetto fanno parte due graziose ragazze, la bassista Corey Parks e la chitarrista/cantante Ruyter Suys, forti, veloci, straffottenti e pure sprezzanti. I loro show non durano mai più di un ora, ma in quei sessanta minuti può succedere praticamente di tutto. Ah dimenticavamo. Loro provengono da Athens, Georgia, stessa città che ha dato i natali ai R.E.M., ma con la band di Michael Stipe i Pussies non hanno proprio nulla da spartire. La miscela musicale che propongono è invece un rovente rock sudista, passato sulla griglia del punk. Tra un brano e l'altro non c'è un secondo di respiro, un po' come succedeva negli adrenalinici gigs dei Ramones. In più c'è il link esplicito con il sesso: la chitarrista si presenta sul palco infilata in completini di pelle sado-maso più che eccitanti, torturando la sua sei corde fino a farla piangere. Di solito attaccano con "All Fucked Up" e "5 Seconds To Love", poi segue un piccolo break per bersi mezza birra, ma soprattutto per imitare una fellatio con la bottiglia, una breve strofinata della stessa in mezzo alle gambe e via che si riparte con le più selvagge fantasie che vibrano dentro i pantaloni degli ascoltatori. La bassista Corey, dal canto suo, arriva on stage con un look alla cowboy, irriverente, si succhia il dito medio, gira le spalle al pubblico, solleva il sedere e si tocca dove il sole non brilla. I dieci minuti conclusivi di "Fried Chicken And Coffee" vengono consumati in una sorta di orgia da palcoscenico, tra deflagrazione di strumenti, stridori di corde rotte e spargimenti di birra sul pubblico. Andrete a casa felici.
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14/12/2005 13:23 - NASHVILLE PUSSY High As Hell
Un tempo il rock era considerato ...
NASHVILLE PUSSY High As Hell Un tempo il rock era considerato un'arma nelle mani della gioventù e perciò pericoloso per l'ordine sociale e per la moralità dei futuri governanti (anche quelli che non "aspiravano"). E' passato parecchio tempo da quando qualcuno ha davvero minacciato lo status quo. Oggi i Marilyn Manson sono offensivi ne più ne meno dei Kiss e gli Slipknot sono dei Devo senza belle canzoni. Insomma, cosa c'è rimasto di davvero scioccante nel rock? Giusto un anno fa "Let Them Eat Pussy" ci esplodeva in faccia regalando ai Nashville Pussy una nomination per i Grammy. Il gruppo ha fin dall'inizio fatto ricorso ad ammiccamenti sessuali abbastanza espliciti, soprattutto dal vivo. Se il cantante e principale compositore è un maschio, a catturare l'attenzione del pubblico (soprattutto maschile) sono state ovviamente le due ragazze che si palpano e accarezzano con pochissimo senso del pudore. L'esposizione di nudità era sottolineata da vigorose canzoni rock, così brevi da non lasciare spazio a un inciso e tutte eseguite con grezza e poderosa aggressività. E questa è stata la fase uno: ovvero disturbare la pace sociale. La fase due vede il quartetto di Atlanta di fronte a un dilemma: ripetere ciò che è ormai noto o cambiare? Il problema è che il formato sonoro prescelto non consente molto spazio per ulteriori esplorazioni. Nel nuovo album "High As Hell" Blaine Cartwright continua a essere un indemoniato propulsore mentre sua moglie, la chitarrista Ryter Sighs, spara riff come se fossero i suoi ultimi cinque minuti trascorsi sul pianeta terra. La bassista-più-alta-di-una-cestista Corey Parks pizzica le corde con estrema determinazione, la stessa con cui il batterista Jeremy picchia sulle sue pelli. Il catalogo dei titoli propone finezze come "Struttin' Cock", "Piece Of Arse" o "Blowjob From A Rattlesnake" (ovvero "Pompino da un serpente a sonagli") insieme a cose meno offensive quali "Let's Ride", "Wrong Side Of The Gun" e "She's Got Drugs". Ancora coprodotto da Kurt Block, il disco è ben suonato ma non mostra alcun progressa. La musica resta, per così dire, potente, eretta e turgida, ma manca di originalità, anche se va detto che i Nashville Pussy non hanno mai preteso di essere qualcosa più che una celebrazione dei classici del rock. "High As Hell" cita esplicitamente le droghe (il corrispondente italiano è "fatto come un cocco") di cui Blaine è un noto estimatore e viene da pensare che il gruppo voglia ingraziarsi il circuito stoner. In realtà qui c'è troppa energia e, per contro, troppo poca elaborazione. Da qualcuno che ha perso il contratto con una major ci si sarebbe aspettato più coraggio e più freschezza. Ora come ora le attese sono andate deluse. Raggiungere il successo è abbastanza facile (come vi dirà chi ci è riuscito), la prova del fuoco è mantenerlo. Non si può dire che i Nashville Pussy, abbiano smobilitato, semplicemente sono rimasti immobili. Nella storia del rock verranno probabilmente ricordati per l'esposizione di "twin peaks" (tette), per la bassista mangiafuoco e per concerti ipererotici. Forse a qualcuno può bastare.
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14/12/2005 13:23 - NOSOTRASH Mi vida en un fin de semana
Dopo tre secondi ...
NOSOTRASH Mi vida en un fin de semana Dopo tre secondi del pezzo d'apertura, "Chico escapanate" parte un eloquente 'nananananananana' sono cinque ragazze che già hanno segnato l'estate spagnola di tre anni fa con "Voy a aterrizar", guida del loro primo album Nadie hablarà de...Nosotrash, trattano della violenza casalinga sulle donne con le levità della scoppiettante "El enemigo" in casa, come discettassero d'amorazi adolescenziali, il coro di "Caperucita" recita «l'amore è così dolce e breve: comincia in agosto e finisce in ottobre», un passo di "Si es que hay suerte" dichiara «se sarò abbastanza fortunata, mi vedrai in tv nelle previsioni del tempo, mentre dico che sta piovendo nella tua città», a sfogliare tra le canzoni trovi titoli, e sono i lenti, come "Pijama para dos" e "Gato al sol", il loro penultimo singolo è la cover di "Poupée de cire, poupée de son", Mi vida en un fin de semana fa riferimento al fatto che Natalia, Montse, Beatriz, Malela e Cova vivono in diverse località della Spagna e aspettano con ansia il weekend per vedersi, suonare, sognare. Troppa naivitè per ipotizare resistenza a Nosotrash. Con l'aggravante della produzione di Ian Catt, fondamentale per Field Mice e Trembling Blue Stars.
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14/12/2005 13:23 - Om Prakash
Straordinario e multiforme musicista di armonium e dilruba (strumento ...
Om Prakash Straordinario e multiforme musicista di armonium e dilruba (strumento non ancora familiare alla cultura musicale europea il cui tradizionale nome indiano è israj), da anni fa parte della scuola musicale del Pandit Amar Nath. Suona regolarmente nei concerti di All India Radio, la radio nazionale della repubblica indiana.
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14/12/2005 13:23 - PETER WASHINGTON è un giovane musicista che nella recente formazione ...
PETER WASHINGTON è un giovane musicista che nella recente formazione dei Jazz Messengers di Blakey (da sempre fucina di talenti) ha offerto una dimostrazione certa del proprio valore
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14/12/2005 13:23 -
PIZZA COFFEE & SMASH
Sessions
La band fermana spinge l'acceleratore appena ...
PIZZA COFFEE & SMASH Sessions La band fermana spinge l'acceleratore appena il mondo aumenta la propria velocità. Non vuole essere in ritardo con la complessa articolazione di ansia, frenesia e musica di questo scorcio di XX secolo. È ovvio che anche per i Pizza Coffee & Smash TV i maestri sono stati i Rage Against The Machine. Ma chi, cimentandosi con il crossover tra rap e hard rock funk non si è lasciato influenzare dal potente amalgama sonoro dei losangeliani? Chiaro è che i P.C.& S.TV reinterpretano e rielaborano un codice stilistico in maniera del tutto personale, adattando ottimamente l'idioma nazionale all'irruenza musicale del genere. Laddove le chitarre si materializzano, svanendo poco dopo, ecco che il grido di rabbia contro una società degenerata acquista potenza e diventa furore. C'è poco spazio per la melodia nel sound della band, ma se ascoltate "Sessions" ad alto volume o più semplicemente ve lo sparate in cuffia, allora potrete anche distinguere i suoni di un'esistenza quotidiana nascosti sotto il muro di overload ed elettricità. Prendete, per esempio, "Pianeta Deformato". Certo, non c'è via di scampo. E il guitar noise dei Pizzas non è affatto confortevole. Qualcosa, però, brucia sotto la cenere, una sorta di implosione melodica vibra dentro la testa. Nell'arco di mezz'ora il gruppo cerca la medesima soluzione cinque volte, sul bisogno e l'impossibilità di una fuga da questa vita e questo pianeta. Il risultato non è una supina accettazione, ma un intenso desiderio di lotta e ribellione espresso attraverso la furia hard-core, la rabbia dei testi dall'esplosivo incedere hip hop e il crunch di chitarre che alterna distorsione e sirene di feedback. Infiammante.
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14/12/2005 13:23 - Pizza Coffee & Smash Tv
Pizza Coffee & Smash Tv
Il mio ...
Pizza Coffee & Smash Tv Pizza Coffee & Smash Tv Il mio ricordo dei Pizza Coffee & Smash Tv risale a circa due anni fa, quando per la prima volta li vidi sprigionare tutta la loro energia dal palco della Fuente, a Fano, nell’ambito di un concerto incandescente insieme agli Scrum. Nel frattempo il quintetto fermano ne ha fatta di strada, aprendo live shows per Prozac, La Crus, Interno 17 e guadagnandosi, unica realtà marchigiana insieme agli Yuppie Flu, la finale nazionale di Arezzo Wave ‘97. Il demo tape omonimo conferma le indubbie potenzialità della band, anche se personalmente li preferisco dal vivo, perché è in quel contesto che i Pizza Coffee & Smash Tv sanno dare il meglio di se stessi. I Pizzas sono i portabandiera del drub core, tantoché Andrea, il vocalist del gruppo cura anche una fanzine dedicata a questo stile musicale che fonde hardcore, rap e metal. La matrice è di indubbia provenienza americana e trova nei Biohazard, Sick Of It All e Downset la principale ispirazione. I testi, in italiano, squarciano la spessa cortina hardcore dove potenza e velocità si alternano a serrate manovre di cambi e stacchi. I Pizza Coffee & Smash Tv urlano tutta la loro rabbia contro l’indifferenza e l’omologazione, contro il buon senso in giacca e cravatta rinchiuso in 20 pollici di occhio vitreo; sostengono la causa degli indiani d’America e rimarcano il loro impegno contro ogni sopraffazione, dalla pena di morte, agli abusi razziali alla schiavitù infantile. La credibilità di questa band non ha certo bisogno di articoli o recensioni esaltanti, i Pizza Coffee & Smash Tv sono un’autentica e potente macchina da palco capace di promuoversi da sola. Vedere per credere. Contatti: Lorenzaccio 0734/225250
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14/12/2005 13:23 - PIZZA COFFEE & SMASH TV
La band fermana spinge l'acceleratore ...
PIZZA COFFEE & SMASH TV La band fermana spinge l'acceleratore appena il mondo aumenta la propria velocità. Non vuole essere in ritardo con la complessa articolazione di ansia, frenesia e musica di questo scorcio di XX secolo. E' ovvio che anche per i Pizza Coffee & Smash TV i maestri sono stati i Rage Against The Machine. Ma chi, cimentandosi con il crossover tra rap e hard rock funk non si è lasciato influenzare dal potente amalgama sonoro dei losangelini? Chiaro è che i P.C.& S.TV reinterpretano e rielaborano un codice stilistico in maniera del tutto personale, adattando ottimamente l'idioma nazionale all'irruenza musicale del genere. Laddove le chitarre si materializzano, svanendo poco dopo, ecco che il grido di rabbia contro una società degenerata acquista potenza e diventa furore. C'è poco spazio per la melodia nel sound della band ma potete comunque distinguere i suoni di un'esistenza quotidiana nascosti sotto il muro di overload ed elettricità. Prendete, per esempio, "Pianeta deformato". Certo, non c'è via di scampo. E il guitar noise dei Pizzas non è affatto confortevole. Qualcosa, però, brucia sotto la cenere, una sorta di implosione melodica vibra dentro la testa. Il risultato non è una supina accettazione, ma un intenso desiderio di lotta e ribellione espresso attraverso la furia hard-core, la rabbia dei testi dall'esplosivo incedere hip hop e il crunch di chitarre che alterna distorsione e sirene di feedback. Infiammanti.
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14/12/2005 13:23 - PIZZA COFFEE'N SMASH TV
Queta band si fa portabandiera del genere ...
PIZZA COFFEE'N SMASH TV Queta band si fa portabandiera del genere IIDrub corel', come loro si definiscono,un misto di rap metal,crossover e hardcore. Citano fra le loro influenze Biohazard,Downset,Sick of it all, Deftones ed è proprio azzeccato,il risultato sono dei pezzi originali in cui alla potenza del metal e delllhardcore uniscono un basso dalle ritmiche crossover ed una voce che a momenti potremmo definire rap. Per concludere i testi impegnati collocano i ó ragazzi (due voci, due chitarre,basso e batteria) nella schiera delle band militanti.
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14/12/2005 13:23 - RASHA/Let Me Be
La giovane sudanese Rasha non è una debuttante, ...
RASHA/Let Me Be La giovane sudanese Rasha non è una debuttante, vive da esiliata in Spagna e dispone di una voce superiore alla media, dalle molteplici sfumature, acrobatica ma senza forzature. Sa padroneggiare con bravura il patrimonio etnico del suo paese d'origine, dalle scale arabe alle sonorità delle grandi orchestre nilotiche, agli echi di meditazioni sufi senza rinunciare a «moderni» stacchi di reggae, afrobeat, blues e finanche a tentare incursioni nel pop latineggiante. Quello che a tratti convince di meno è la costruzione strumentale in cui la sua voce viene avvolta dalla produzione spagnola, un campionario di bei suoni un po' troppo prefabbricati. Comprendiamo le esigenze di mercato ma per giungere al capolavoro in futuro sarà necessario battere altre strade.
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14/12/2005 13:23 - RASHIED ALI QUINTET Rashied Ali Quintet
Incarnazione perfetta del batterista di ...
RASHIED ALI QUINTET Rashied Ali Quintet Incarnazione perfetta del batterista di free jazz, Ali ha percosso tamburi per conto di tutti i leader dello schieramento, da Coltrane ad Ayler, da Dixon a Logan, Sanders e Shepp. La Knitting, nella sua nuova serie 'Classics', procede ora a ristampare alcuni dei suoi lavori (oltre al presente si possono ascoltare altre sei cd, che lo vedono nelle vesti di leader o collaboratore di varie formazioni). I suoi ritmi asimmetrici hanno mantenuto una certa autorevolezza pur a quasi trent'anni di distanza, pur se a tratti la freschezza e la carica iconoclasta dell'epoca free sembrano inevitabilmente essersi un po disperse. Fa piacere comunque riascoltare, tra i componenti del quintetto, la tromba di Earl Cross e un giovanissimo James Blood Ulmer alla chitarra elettrica, ancora lontano dall'essere preda di futili chimere funk.
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14/12/2005 13:23 - Rashmi V. Bhatt, nato in India nel Gujarat, è cresciuto ...
Rashmi V. Bhatt, nato in India nel Gujarat, è cresciuto in un ambiente permeato di musica classica indiana. Ha studiato il tabla sotto la guida del maestro Shri Torun Banerjee. In seguito ha insegnato in una scuola di musica nel Sud dell'India ad ha avuto occasione di suonare con grandi artisti indiani. Ha svolto la sua attività concertistica all' estero (Francia, Svizzera, Inghilterra, ecc.) partecipando ai più grandi festival. Attualmente risiede in Italia, dove ha tenuto importanti concerti nei più importanti centri nazionali, oltre a impartire lezioni e tenere seminari sulla percussione indiana. E' stato diverse volte ospite dell'Ambasciata dell'India a Roma, della Radio-Televisione italiana e di altre televisioni private. Recentemente ha svolto una tournée in Italia insieme al noto virtuoso del sitar, maestro Shalil Shankar. L'ultimo suo interesse è la musica contemporanea: ha suonato insieme a noti strumentisti europei, come il maestro Fernando Grillo e il maestro Stockhausen.
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14/12/2005 13:23 - RASHNA BATT
Nato in india nel Gujarat, è cresciuto in un ...
RASHNA BATT Nato in india nel Gujarat, è cresciuto in un ambiente permeato di musica indiana, ha studiato tabla sotto la guida del maestro Sree Torum Benerjee. In seguito ha insegnato in una scuola di musica nel sud dell'India, svolgendo anche attività concertistica e suonando con numerosi grandi artisti indiani. Trasferitosi in Europa svolge un'intensa attività concertistica (Francia, Svizzera, Inghilterra, Italia), con il repertorio di musica classica indiana; è molto richiesto come accompagnatore di importanti artisti di passaggio in Europa, come nelle sue recenti turnee in Italia con il celebre virtuoso di Sitar S. Shankar, il maestro di sarod K. Shredhar ecc. Rashmi V. Bhatt ha scelto l'Italia come residenza preferita in Europa e tiene normalmente concerti, seminari e lezioni sulla percussione indiana. Affascinato dalle possibilità della sperimentazione e fusione tra varie etnie e vari linguaggi musicali.
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14/12/2005 13:23 - RICHARD ASHCROFT AloneWith Everybody
Erano anni che non si registrava tanta ...
RICHARD ASHCROFT AloneWith Everybody Erano anni che non si registrava tanta trepidazione per l'uscita di un album pop. Da mesi oramai, fra speculazioni e osannamenti anticipati, Richard Ashcroft, il bel tenebroso che fu alla guida dei beneamati Verve, è protagonista assoluto di copertine, servizi, tabloid della stampa tutta, dalla specializzata a quella di costume e moda. Il successo planetano di "Urban Hymns" (oltre 7 milioni di esemplari sinora venduti), la fine improvvisa e prematura dei Verve, le dichiarazioni "bellicose" del nostro, hanno creato attorno a questa sua prima prova solistica, una curiosità a dir poco morbosa. Curiosità che sarà sedata completamente (i singoli "A song For the Lowers" e "Money to Burn" hanno fatto da preliminare). Vista l'attesa e considerati il blasone del personaggio, le 11 canzoni contenute in "AloneWith Everybody" (titolo ispirato a un'omonima poesia di Charles Bukowski dei primi Settanta) vale 1a pena di passarle al vaglio recensorio una per una, titolo per titolo. E allora, eccole in rigoroso ordine di successione, dalla prima all'ultima: "A Song For the Lovers": agile, potente sin dalla inaugurale apertura d'archi, va spedita come un treno e si risolve, nel finale, con un gran lavoro di intrenci vocali. "I Get My Beat": ballad al marzapane con ghirigori di flauti, violini e trombe, e con i Kinks più morbidi dietro l'angolo. "Brave New World": slow dal respiro epico, si muove sul solco di "Lucky Man"; echi west coast nelle slide guitars e 1a voce di Ashcroft che suona più efficace che mai. "New York": amplificatori più caldi, soli da struttura di chitarre wha-wha e distorsioni da space-rock: senza dubbio il brano più "elettrico" di tutta la raccolta. "You, On My Mind in My Sleep": siamo in area Stones, zona "Wild Horses". Canzone romanticissima con una grande melodia cullata da slide guitars e stormi di violini. "Crazy World": rock song di sapore McCartniano; il riff è semplice e immediato ma i violini sono decisamente troppi e zavorranti. 2On a Beach": ballad suadente, dolce. le chitarre sono ariose e l'assolo centrale ha un riverbero pulito. Sullo sfondo, flauto e sax. "Money to Burn": Ashcroft canta baritonale come Elvis e la canzone gira più o meno come i Verve in "Rolling People" o, a piacere, come gli Stones dei primi Settanta (ve li ricordate i Primals di "Give Out but Don't Give Up"?): il drumming è inquieto e il finale, con i fiati alla carica, è puro gospel. "Slow was my heart": lento dal clima nottuorno e atmosfera decisamenee country; il drumbest portante è soffuso e la melodia è affidata a fluti e slide guittars. "C'mon People (We're Making it Now)": rock'n'roll analcolico, perfetto per la FM americana. Pianoforte protagonista. "Everybody": dolce e sognante, fa il paio con "On a Beach": magistrale l'interpretazione vocale. In conclusione, che dire? La musica di Ashcroft solista, sempre passionale tributo ai temi della vita, del mondo, dell'amore e della morte, stilisticamente si rivela tanto lontana da quella dei Verve di "A Northern Soul" quanto diversa da quella immortalata in "Urban Hymns". Che il nostro avesse una naturale inclinazione per il pop più romantico e lieve, lo si intuiva già da qualche tempo. E se il risultato, fra ammiccamenti country e melodie a presa rapida, può essere etichettato come easy listening, beh, comunque trattasi di easy listening di classe superiore. Poca della musica contemporanea può vantare una voce così dotata e pochissime, fra le produzioni in circolazione, possono offrire la stessa ricchezza di strumenti, suoni, arrangiamenti. E questo dovrebbe bastare a mettere tutti d'accordo. Note tecniche: ha prodotto l'album Chris Potter, già producer, da solo e assieme a Youth, di "Urban Hymns".Al basso, una vecchia conoscenza: Pino Palladino. Delle tante chitarre che riempiono il disco, invece, nessuna appartiene a Nick McCabe.
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14/12/2005 13:23 - Robert Ashley - Ann Arbor - U.S.A. (1930)
Compositore, 'performer', pianista ...
Robert Ashley - Ann Arbor - U.S.A. (1930) Compositore, 'performer', pianista e regista statunitense. Dopo aver studiato pianoforte a New York, Ashley si è interessato, nel corso degli anni Cinquanta, alla psico-acustica e all'elettronica, abbandonando le tecniche compositive di derivazione europea. In collaborazione con Gordon Mumma e lo scultore Milton Cohen crea nel 1958 il 'Cooperative Studio for Electronic Music'. Fonda, negli anni Sessanta, il gruppo 'ONCE', un'associazione di compositori, esecutori registi, artisti visuali e architetti interessati a una sintesi degli elementi visuali, verbali ed elettronici, spesso all'interno di una struttura aleatoria. Sempre più attratto dall'integrazione di musica, scultura, danza immagine e parola ('Atalanta - Acts of Cod', 1982), si accosta con raffinatezza anche alle esperienze del pop e del rock'n roll ('Perfect Lives (Private Parts)', 1977'81) ed è unanimamente considerato come uno dei pionieri nello sviluppo dell'elettronica nelle sue applicazioni 'live'. Dal 1569 al 1981 è direttore del Center for Contemporary Music del Mills College. Ha scritto opere e spettacoli per la televisione ~'Music With fioots in the Aether, 1976) e si è esibito in centinaia dl 'performance' in tutto il mondo.
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14/12/2005 13:23 - SASH! " With my own eyes " Edel
Quest'uomo difficilmente sarà ...
SASH! " With my own eyes " Edel Quest'uomo difficilmente sarà assente nei prossimi anni dalle Dance charts europee perché incarna il meglio della scena Techno e Electro più accessibile e radiofonica. Tema femminile dolcissimo e vagamente clericale, mistico e commovente ma in doppio mix con ben 5 tracce davvero per ogni palato e gusto. Chi non ci crede è un figlio del " Grande Fardello ".
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14/12/2005 13:23 - SASHA You
You! Il titolo del nuovo album di Sasha, termina ...
SASHA You You! Il titolo del nuovo album di Sasha, termina la dedica lasciata in sospeso nel precedente, che si chiamava appunto Dedicated To... You per dire voi: le fans. Nella sua Germania (è di Dortmund) il primo cd ha venduto un milione di copie (70mila in Italia). Essere etichettato come un idolo per ragazzine non lo infastidisce, anzi lui ne va fiero... «George Michael, Prince, Michael Jackson... E prima di loro, Elvis Presley i Beatles... I miei miti giovanili erano teenidol e sono giustamente considerati dei grandi artisti. Il singolo 'Let Me Be' parla di due amici che col tempo scoprono di amarsi, ma si trattengono per paura di rovinare la loro amicizia. Alla fine, comunque, vince l'amore. Non è una canzone volutamente autobiografica, però è vero che ricorda molto quello che è capitato a me con Birte. Il video di questo brano è stato girato a Wollywood. A scuola recitavo e cantavo nella band Der Wolf And Sir Prize. Alla fine ho preferito concentrarmi sulla musica. Mi hanno proposto tante soap opera, che escludo a priori, e qualche copione: ho rifiutato perché voglio fare le cose perbene. In futuro, quando deciderò di fare l'attore studierò come si deve. La gente ha conosciuto prima la mia voce, nei duetti con Young Deenay, una cantante molto famosa in Germania. É stata una fortuna, perché chi poi mi ha visto in faccia senza avermi mai ascoltato, mi ha subito etichettato come il solito biondino dagli occhi azzurri. Io so cantare, ci sono i live a confermarlo, ma non ho bisogno di dimostrarlo a tutti i costi: non faccio esibizioni a cappella negli show tv solo per far vedere a tutti quanto sono bravo». Max Pezzali ti apprezza moito: il prossimo duetto potresti farlo con lui... «Perché no? Slamo amici e ci stimiamo. Canto solo con chi conosco. Se mi propongono un dueffo con Britney Spears acceffo, ma prima voglio capire se musicalmente e carafferialmente siamo compatibili. Non farei mai come Mariah Carey e Whitney Houston, che si odia no ma hanno girato il vi- deo diWhen You Believe mano nella rnano».
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14/12/2005 13:23 - ShowCase Crash Project
23 Aprile CLANDESTINO - Riccione
Il progetto ShowCase Crash ...
ShowCase Crash Project 23 Aprile CLANDESTINO - Riccione Il progetto ShowCase Crash nasce per un esigenza di visibilità di alcune band dell'underground musicale italiano. La passione, la capacità, l'intraprendenza, spesso soffocate da strutture promozionali costose ed elitarie, sono dei punti forti del sottobosco musicale italiano che, negli ultimi anni, si e' fatto sentire con successo, ma a volte con scarsi risultati. Lo scopo è duplice: da un lato creare per la prima volta un circuito in cui i gruppi Crash possano esibirsi davanti a operatori del settore e al pubblico; dall'altro creare occasioni di confronto e incontro per dialogare delle prospettive future del panorama italiano. ShowCase Crash partirà in Aprile: fino a quella data l'obiettivo di Crash sarà quello di coinvolgere le redazioni di riviste musicali e di fanzine (fra le altre Rumore, Rocksound, Jammai). Alcune emittenti radiofoniche, inoltre, interverranno per promuovere l'evento (Radio Sherwoods, Controradio). Presente on-line all'indirizzo www. hanginonathread.com/crashproject. Da Aprile dunque, ogni fine settimana si approderà in locali rinomati di alcune città come Milano (Binario Zero), Firenze (Auditorium Flog), Bologna (Livello 57), Torino (Hiroshima), Riccione (Clandestino) dove si esibiranno cinque band Crash (non piu' di mez'ora 1'una) proponendo generi musicali differenti. Durante la serata saranno allestiti dei banchetti per le riviste e per il merchandising di gruppi o etichette. Le band sono: ADDICTION 96 - crossover; HANGIN ON A THREAD - post hardcore; H-STRYCHNINE - hardcore; SAMSARA - crossover; LIVELLO ZERO - hardcore. 23 APRILE 2000 CLUB CLANDESTINO - Via Gramsci 98 - Riccione. INGRESSO GRATUITO - a parere dalle ore 21.00. Organizzato con la collaborazione di FREAK OUT! records - Riccione per informazioni e interviste con i gruppi contattare 0541.604927.
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14/12/2005 13:23 - SLASH'S SNAKEPIT "Ain't Life Grand
Fa un po' tristezza vedere il ...
SLASH'S SNAKEPIT "Ain't Life Grand Fa un po' tristezza vedere il nuovo album di Slash relegato fra le novità non di primissimo piano, quando al fianco di un Axl meno paranoico (che posticipa ad oltranza anche il nuovo Guns N'Roses, "Chinese Democracy") avrebbe potuto dominare le scene rock ancora per lungo tempo, e soprattutto creare altri brani memorabili come ai tempi dell'epocale "Appetite For Destruction". Dal sogno realizzato di far parte dei nuovi 'gemelli terribili' del rock, sulla scia di coppie turbolente come Jagger-Richards o Tyler-Perry, al ritrovarsi con la propria band, Snakepit, alle dipendenze di una label minore, il ridimensionamento dev'esser stato duro da accettare per Slash; ma il chitarrista continua a suonare come se i clcioni del grunge, alt-rock e nu-metal non fossero passati sulla sua testa ricciuta. "Ain't Life Grand" è il secondo album di Slash's Snakepit, e l'ex-GN'R continua a suonare il selvaggio, classico rock'n'roll che gli è congeniale, con un taglio più southern che sleaze, come una versione più hard dei Black Crowes in "Been There Lately" ed affinità con Aerosmith in "Shine". L'eredità dei Gunners non è particolarmente invocata, e Slash la libera soprattutto nella conclusiva "The Alien", anche se il timbro vocale del nuovo alter ego Rod Jackson è più macho rispetto al 'traditore' Axl. Slash esegue incisivo rock chitarristico, con innesti di fiammeggianti 'slide', in combinazione con le altre 6-corde di Rya Roxie, ed "Ain't Life Grand" è un buon album di rock'n'roll, al quale manca, forse per comprensibile calo di motivazioni, la scintilla che rende un album davvero importante.
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14/12/2005 13:23 - SLASH'S SNAKEPIT Ain't Life Grand
Ma quando arriva l'album dei Guns? ...
SLASH'S SNAKEPIT Ain't Life Grand Ma quando arriva l'album dei Guns? Forse nemmeno Axl è in grado di prevederlo. Così, ai fans della superband americana non rimane che consolarsi con il secondo capitolo del progetto solista di Slash. Di carne al fuoco ce n'è parecchia, a cominciare dal power rock'n'roll delle iniziali Been There Lately e Just Like Anything. Introdotta da una ritmica simil-hip hop, Mean Bone si rivela subito uno degli episodi più interessanti del cd. Batteria serrata e chitarra ruvida in puro stile Slash sono invece gli ingredienti di Life's Sweet Drug, seguita dalla melodica Serial Killer e da The Truth, che alterna momenti soft a sferzate elettriche. Promossa la divertentissima title track, in bilico tra swing e blues con ricchi interventi di fiati.
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14/12/2005 13:23 - SMASH
"New wave of new wave", "Retropunk": queste ed altre definizioni, ...
SMASH "New wave of new wave", "Retropunk": queste ed altre definizioni, con le relative implicazioni negative e positive, sono state escogitate per dar conto del subitaneo, travolgente successo ottenuto in Gran Bretagna dagli SMASH, trio di provinciali provenienti da Welwyn Garden City. Al gruppo tali categorizzazioni giornalistiche: fanno solo ridere: "New wave of new wave"? Sono soltanto idiozie. Siamo semplicemente una band pronta a suonare ogni sera. Arriviamo dalle vostre parti, ci piazziamo davanti a voi e vi mostriamo cosa sappiamo fare. Andiamo a suonare anche nelle più piccole cittadine, così gli.spettatori non devono spendere troppo per i loro spostamenti". Questo è il segreto della loro ascesa, a una musica tesa, potente e vibrante ma attenta ai contenuti melodici hanno affiancato la massima visibilità. Di recente hanno compiuto una tournée britannica che ha toccato 65 località, con prezzi d'ingresso molto bassi, conquistandosi una quantità di amici e fans e impegnandosi come pazzi in concerti inprevedibili che tal volta finivano con le attrezzature a pezzi e oggetti d'ogni genere scagliati verso il palcoscenico ma che sempre si chiudevano con il pubblico in adorazione. Dopò uno di questi spetacoli l'ex Clash Joe Strummer è andato dagli SMASH per dire loro quanto era rimasto colpito. L'energia, l'originalità e la classe del trio sono per la prima volta correttamente misurabili con l'uscita del suo primo album, Self Abused su etichetta Hi-Rise. 12 brani in maggioranza tiratissimi, tutti basati su ispirata musicalità, emozionanti e irriverenti: tra di essi, Real Surreal, il pezzo che li lanciò nell'estate del 1993, e anche l'agghiacciante Revisited No. 5, l'avventuroso Barrabas, il sorprendente Oh! Ovary, il travolgente Self Abused, l'angoscioso Another Shark (In The Deep End Of My Swimming Pool), i riflessivi Dear Lou e Time. Nel novembre 1991 Ed (chitarra, canto), Rob (batteria) e Salv (basso, canto) s'incontravano per caso su un autobus: venivano tutti da una fiera del disco dove avevano tutti comprato il classico Psychedelic Shack dei Temptations (1970). La singolare coincidenza portò alla formazione di un gruppo che debuttò nei primi mesi del '92 al Cherry Tree di Welwyn Garden City. Il pubblico venne conquistato dall'intensità-sonora della formazione e da un'energia che secondo l'organizzatore del concerto, non si ricordava fin dai tempi delle prime tournée dei Led Zeppelin. Cominciò a girare la voce sull'esistenza di un nuovo gruppo di grande valore e presto gli SMASH scoprirono di avere un seguito di fans. Malgrado un'entusiastica recensione di un loro concerto pubblicata dal "New Musical Express" nel marzo 1993, gli S*M*A*S*H incontravano totale indifferenza da parte delle case discografiche: decisero perciò di creare una propria etichetta, Disques De Pocor, la cui prima pubblicazione - in luglio - fu il singolo Real Surreal (uno dei brani più apprezzati dal vivo) accoppiato con Drugs Again, in una tiratura limitata di 1.000 copie che andarono immediatamente esaurite. La partecipazione, in settembre alla manifestazione "In The City" a Manchester portava successivamente agli S*M*A*S*H una nuova legione di fedeli seguaci. In novembre usciva il secondo singolot Shame/Lady Love Your Cunt (il secondo brano prende il titolo da uno scritto di Germaine Greer). Pur suscitando qualche polemica, ottenne la nomina di "Singolo della settimana" da parte del "Melody Make". In dicembre seguivano l'esordio a Londra, con un'appartzione al 100 Club e una-session a Radio 1, e il primo tour britannico. Gli S*M*A*S*H si erano imposti tra i più brillanti rappresentanti della "nuova new wave" inglese. I quattro brani dei loro primi singoli, più l'inedito Revisited No. 3, sono stati poi raccolti in un mini-album pubblicato dalla Hi-Rise, che presenta anche tutti i testi e l'articolo di femminismo radicale pubblicato da Germaine Greer nel 1971, lI cui titolo è stato ripreso dal trio per il pezzo Lady Love Your Cunt, inteso come "una celebrazione della donna e una condanna dell'atteggiamento prevalente tra gli uomini nei confronti dell'essenza della femminilità". Il mini-album è entrato nei Top 30 delle classifiche britanniche, portando il gruppo a una sconcertante apparizione televisiva (nel programma "Top Of The Pops") con il brano antigovernativo Shame. Prima dell'uscita del singolo (I Want To) Kill Somebody, in luglio,gli S*M*A*S*H avevano affiancato Billy Bragg in una performance di sostegno a una marcia antinazista svoltasi a Londra.
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14/12/2005 13:23 - Smash Mouth
Converrà parlare una volta di più di influenza ambientale, ...
Smash Mouth Converrà parlare una volta di più di influenza ambientale, di strette relazioni fra clima, paesaggio, abitudini alimentari e opportunità di svago. E poi anche di incoercibile spirito di emulazione, dell'irresistibile impulso che spinge un gruppo di giovani sfaccendati a fare di meglio e di più di altri ex-sfaccendati che hanno fatto saltare il banco della lotteria del rock. Il posto è San Josè, per la precisione, ma potrebbe anche trattarsi di un altro centro qualsiasi della California, una delle tante città che aspettano il Big One tirando su i propri ragazzi a forza di hamburger e rock'n'roll. Variandone le ricette giusto quel tanto che basta a far andare avanti le cose senza generare pericolose sindromi da assuefazione. Formaggio, cipolle, spezie, pancetta e quant'altro, allora, per rendere ogni volta appetibili le solite polpette. Ma anche ska, punk, pop, surf e persino aromi di mafia (!) per non far mai mancare alla gioventù locale musica abbastanza coinvolgente da spingere qualcuno a prendere in mano uno strumento e qualcun altro a dimenare fianchi, braccia e piedi ascoltandola. Gli Smash Mouth hanno per l'appunto interpretato tale collaudatissimo copione: ascoltare un po' di dischi di metal (Van Halen), di punk (dai Clash in avanti), di funk (War) e techno (Ministry); convincersi di poter suonare fino a farlo per davvero; e poi sognare di diventare delle star. Sogno che comincia a diventare realtà non appena una radio locale manda in heavy rotation un brano del loro demo e il gruppo viene chiamato a fare da spalla ad alcuni concerti di No Doubt, Beck e 311. Ma a stabilire se le loro aspirazioni poggiano su basi davvero solide, alla fine sarà "Fush Yu Mang", la prima raccolta alla quale il cantante Steve Harwell e compagni hanno messo mano. Ed è quello un disco che, a dispetto della quasi assoluta mancanza di reali novità sul piano dei suoni e degli stili, non fatica affatto a lasciarsi ascoltare. Perché gli Smash Mouth hanno metabolizzato in maniera perfetta Beach Boys e Rancid, Madness e Buzzcocks, così da potersi permettere instant hits radiofonici come "Walkin' On The Sun" - quella canzone è in effetti entrata nell'heavy rotation di una stazione locale prima ancora che il gruppo avesse messo la propria firma su un contratto discografico -, demenziali divertissement ska-punk come "Let's Rock", sixties pops come "The Fonz" e "Why Can't Be Friends", parodistici morriconismi come "Padrino" e sfoghi generazionali come Push. Dinamici, divertenti e casinari come pochi, in qualche caso ancora di più.
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14/12/2005 13:23 - Converrà parlare una volta di più di influenza ambientale, di ...
Converrà parlare una volta di più di influenza ambientale, di strette relazioni fra clima, pae,aggio, abitudini alimentari e opportunità di svago. E poi anche di incoercibile spirito di emulazione, dell'irresistibile impuiso che spinge un gruppo di giovani sfaccendati a fare di meglio e di più di altri ex-sfaccendati che hanno fatto saltare il banco della lotteria del rock. 11 posto è San Josè, per la precisione, ma potrebbe anche trattarsi di un altro centro qualsiasi della California, una delle tante città che aspettano il Big One tirando su i propri ragazi a forza di hamburger e rock'n'roll. Variandone le ricette giusto quel tanto che basta a far andare avanti le cose senza generare pericolose sindromi da assuefazione. Formaggio, cipolle, spezie, pancetta e quant'altro, allora, per rendere ogni volta appetibili le solite polpette. Ma anche ska, punk, pop, surf e persino aromi di mafia (!) per non far mai mancare alla gioventù locale musica abbastanza coinvolgente da spingere qualcuno a prendere in mano uno strumento e qualcun altro a dimenare fianchi, braccia e piedi ascoltandola. Gli Smash Mouth hanno per l'appunto interpretato tale collaudatissimo copione: ascoltare un po' di dischi di metal (Van Halen), di punk (dai Clash in avanti), di funk (War) e techno (Ministry); convincersi di poter suonare fino a farlo per dawero; e poi sognare di diventare delle star. Sogno che comincia a diventare realtà non appena una radio locale manda in heaw, rotation un brano del loro demo e il gruppo viene chiamato a fare da spalla ad alcuni concerti di No Doubt, Beck e 311. Ma a stabilire se le loro aspirazioni poggiano su basi dawero solide, alla fine sarà "Fush Yu Mang", la prima raccolta alla quale il cantante Steve Harwell e compagni hanno messo mano. Ed è quello un disco che, a dispetto della quasi assoluta mancanza di reali novità sul piano dei suoni e degli stili, non fatica affatto a lasciarsi ascoltare. Perché gli Smash Mouth hanno metabolizzato in maniera perfetta Beach Boys e Rancid, Madness e Buzzcocks, così da potersi permettere instant hits radiofonici come "Waikin' on the Sun" - quella canzone è in effetti entrata nell'heavy rotation di una stazione locale prima ancora che il gruppo avesse messo la propria firma su un contratto discografico -, demenziali divertissement ska-punk come "Let's Rock", sixties pops come "The Fonz" e "Why Can't Be Friends", parodistici morriconismi come "Padrino" e sfoghi genera
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14/12/2005 13:23 - SMASH MOUTH
Astro Lounge
Ci sono musiche che hanno caratteri determinati dalla ...
SMASH MOUTH Astro Lounge Ci sono musiche che hanno caratteri determinati dalla geografia: cioè, hanno una specificità stilistica che spesso è condizionata dall'ambiente in cui nascono. Pensate alla lentezza intossicata del reggae giamaicano, o, in questo caso, fate mente locale sulle qualità di buona parte della musica californiana. I caratteri sono praticamente inconfondibili: solarità, dinamismo, senso ludico, piacevolezza di fondo. Insomma, la musica là, come da altre parti, rispecchia l'ambiente. Questo ci serve per dire che le canzoni di Smash Mouth hanno tratti ben precisi e nascono da uno stile inconfondibile, che non è solo musicale, ma anche di vita. Il nuovo disco del gruppo di San Jose, "Astro Lounge", potrebbe anche far parlare di sé, almeno quanto ha fatto parlare e divertire l'ultimo disco degli ammorbiditi Sugar Ray. Fatte le debite differenze l'album degli Smash Mouth si sintonizza sulla lunghezza d'onda del grande "divertimento californiano", quasi una corrente che mescola vecchie e nuove suggestioni, umori Sixties rimasticati, pop, reggae, surf e altro, senza troppe distinzioni di genere, ma in perfetta sintonia col carattere di cui si diceva. Le canzoni di "Astro Lounge", dovute all'estro musicale del chitarrista Greg Camp, sono prima di tutto piacevoli e dinamiche, melodicamente intriganti, anche a dispetto di qualche contenuto ingombrante. Introdotto dal singolo acchiappaconsensi "All Star", l'album accosta squisitezze pop & rock ad altri umori "estivi", dando vita a tutte le possibili "contraddizioni" californiane. Quindici le canzoni, una scaletta azzeccata che combina anche l'umore nero di "Defeat You" all'alterazione mentale di "Stoned".
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14/12/2005 13:23 - SMASH MOUTH - Astro Lounge (Interscope)
Quando sentii il loro celebre ...
SMASH MOUTH - Astro Lounge (Interscope) Quando sentii il loro celebre brano dell'album precedente, usato non ricordo più in quale cazzo di pubblicità di automobili, credetti che si trattasse di un brillante guizzo di coda di Joe Jackson; poi mi sembrarono anche diversi altri gruppi famosi del passato. Poco male, ispirarsi è un conto, copiare con la carta carbone è un altro (e poi, non a caso, nelle note del disco è citato perfino il loro consulente legale!); non è forse questa la sottile linea rossa che scorre lungo tutta la storia del rock? Così, anche il nuovo album dei 4 californiani non fa eccezione, si respira un'aria fresca ma già respirata nei decenni passati, di quella, però, di cui i nostri vecchi ed avvizziti polmoni non hanno mai abbastanza. Lounge pop wave: non è una cosa seria ma mettetelo appena svegli e vedrete se anche pensare alle 8 ore di lavoro pv non vi sembrerà un'attività meno tetra.
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14/12/2005 13:23 - MACHINA THE MACHINES OF GOD Sorprendono ancora gli Smashing
Pumpkins ...
MACHINA THE MACHINES OF GOD Sorprendono ancora gli Smashing Pumpkins dell'algido Billy Corgan e sfornano un nuovo album che si pone a metà tra la svolta di Adore e il loro consueto terreno d'azione più rock. Machina - The Machines Of God è un cd strano, che elimina tutti i compiacimenti «sinfonici» di Mellon Collie e suona a tratti durissimo, a tratti più melodico, attraversato da una sorta di gelido sarcasmo, sia quando Corgan parla d'amore (vedi Stand inside Your Love) sia quando parla di musica come nel brano Heavy Metal Machine che suona come una presa in giro di tutti i cliché di questo genere. Se dunque Mellon Colik è stato il momento dell'autoesaltazione e talora quello della distruzione (Bullett With Buttertfly Wings) e Adore quello della rabbia per la fine di un amore, Machina sembrerebbe essere il disco della riconciliazione col mondo. Il dolore non è del tutto sopito, lo testimoniano brani come The Mercury Tree (a. ..questo amore durerà quanto lo vuoi tu / non ci sono davvero scuse / ho fatto tutto per te») o Glass And The Ghost Children («. . . tutto è te / tu sei tutto / tutto con te / tu in tutto»), ma anche dell'autoconsapevolezza e dell'autoanalisi (Wound). Infine, With Every Light, la canzone della pacificazione: sognante, ispirata, con una conclusione religiosa che finisce per assumere nel contesto generale un aspetto quasi di delirio mistico (ogni luce che ho trovato / è ogni luce che splende su di me / io non sono solo»). Subito dopo il capolavoro: Blue Skies Bring Tears, drammatica e con un incedere lento e pesante che diventa sempre più forte. Chiave di volta infine, Age Of Innocence, dove è solo il sarcasmo che permette di superare il dolore: «..desolatio yes, hesitation no». Il ritornello più ironico e amaro di Billy.
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14/12/2005 13:23 -
Mellon Collie and The Infinite Sadness Virgin
Già in occasione ...
Mellon Collie and The Infinite Sadness Virgin Già in occasione del precedente Siamese Dream su queste colonne si era parlato di un disco interessante ma un pò stucchevole, autocompiacente, eccessivo (in senso negativo: anche John Waters è eccessiva ma perlomeno è divertente!). Tutto sommato però il giudizio su quel disco era stato positivo: non si poteva non riconoscere le baellezza di canzoni come Disarm o Today. Adesso gli Smashing Pumpkins, ovvero Billy Corgan, leader nel vero senso della parola del gruppo, tornano con il loro disco più magniloquente ed ambizioso: due cd per centoventuno minuti di musica suddivisi nei due dischetti secondo un banale concept (la sola parola legata ad un album mi fa sudare freddo): le sensazioni gli umori ispirati dai vari momenti della giornata dall'alba al tramondo (cd1) e dal tramonto alla notte (cd2). Ora il concetto non è niente di nuovo, tutt'altro (per la loro sfortuna gli Smashing come out at Night' (tra le cose migliori) e 'Farewell and Goodnight'. A proposito di questo disco si è parlato di opera monumentale, di disco definitivo (Magari!), di pietra miliare: ora se l'arte si misurasse in lunghezza e larghezza la più grande opera architettonica della storia dovrebbe essere l'altare della patria o a statua della libertà; i romanzi-fiume di Wilbur Smith dovrebbero valere più del Lo straniero di Camus e così via. Le persone sane di mente sanno che non è così che funziona e che i due minuti (o giù di lì) di 'New Rose' dei Damned valgono più di tutta la discografia dei Pink Floyd, checchè ne dicano i giornalisti rock della Raitivvù. E il discorso vale anche per questo Mellon Cliie and The Infinite Sadness: i suoi ventotto brani dovrebbero, a detta di molti, dire l'ultima parola sul rock e derivati alla metà di questi anni novanta. Dovrebbero sconvolgere e invece per la maggior parte passano inosservati. Eppure questo disco, come tutti gli altri prodotti targati Smashing Pumpikns, non del tutto male. Almeno dieci brani sono sicuramente degni di nota: le potenti jellybeyy, Zero, here is no why, Bullet with butterfly wings, An ode to no one, Tales OF a scorched Heart valgono il prezzo del biglietto. Sul versante delle ballate invece spiccano Here Is no Why, Porcelina of the vast Ocean e le anomale Love, e 1979. Ma in questo mare di sovrapproduzioni (Flood che di megalomania se ne intende, avendo prodotto gli U2, Ian Moulder e lo stesso Billy Corgan si alternano alla produzione), megarrangiamenti, e brani francamente inutili anche le canzoni migliori si perdono. Sicuramente ci sarà voluto del coraggio per riuscire a convincere la Virgin a pubblicare questo tomo e questo è da riconoscere a Billy Corgan. Ma coraggio e fiducia nei propri mezzi a volte non bastano a fare buoni dischi (e chi lo dice ritinee Sandinista dei Clash uno dei dischi più grandi mai registrati). Tutto è troppo controllato troppo lavorato e ripulito in 'Mellon Collie...' per trasmettere delle vere buone vibrazioni, tanto che superata la sorpresa per l'inedito formato e per la durata questo disco mi ha dato una sgradevole sensazione di banalità. Tuttavia anche se i centoventuno minuti di Mellon Collie non garantiranno agli Samshing Pumpkins un posto nella storia del rock, state pur certi che per loro ci sarà una menzione speciale nella prossima edizione del Guinness dei Primati. Certa
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14/12/2005 13:23 - SMASHING PUMPKINS - ADORE (Virgin '98)
Erano in molti a chiedersi ...
SMASHING PUMPKINS - ADORE (Virgin '98) Erano in molti a chiedersi quale direzione avrebbe preso la musica degli Smashing Pumpkins dopo il successo planetario di Mellon Collie & The Infinite Sadness, l'album che sul finire del 1995 aveva proiettato la formazione di Chicago, guidata dal vulcanico Billy Corgan, ai vertici delle classifiche mondiali. Era evidente infatti che quel doppio album - portando allo zenith le intuizioni gettate sul finire degli anni '80 da Pixies, Jane's Addiction e Nirvana - aveva finito paradossalmente per decretare l'epilogo della stagione grunge. Difficilmente - partendo dalle stesse premesse e dalle stesse concezioni di fondo - ci si sarebbe potuti spingere oltre nella definizione e nell'esplorazioni di certe sonorità. Proprio per questo motivo la situazione degli Smashing Pumpkins del post-Mellon Collie presentava più di un'analogia con quella degli U2, allorchè dovettero dare un degno seguito all'epocale The Joshua Tree. L'uscita, proprio in questi giorni, dell'attesissimo Adore ci permette di esprimere qualche valutazione di massima sulla strada intrapresa dal terzetto capitanato da Billy Corgan e di comprendere appieno l'entità di questa difficile sfida. La prima impressione è che - a differenza degli U2, il cui ritorno in studio coincise con la ferma volontà di azzerrare il passato andando alla ricerca di inedite contaminazioni futuristiche tra dance e rock nella Berlino fervida del post muro - gli Smashing Pumpkins abbiano optato per una scelta meno radicale. Adore, pur distaccandosi sensibilmente dai lavori precedenti dell'ensemble, difficilmente lascerà spiazzati i fans della prima ora. A ben vedere infatti l'affascinante mosaico di suoni elettronici e acustici di sapore notturno e melanconico sul cui asse portante è costruita l'intera opera non rappresenta altro che una variazione sul tema classico della ballata à la Smashing Pumpkins. Davvero poco importa se a scandire il ritmo del disco ci siano oggi una drum machine ed arrangiamenti che privilegiano chitarre acustiche e tastiere dalle timbriche vagamente wave piuttosto che i chitarroni del passato. La capacità innata e geniale di Corgan di scrivere canzoni dalle melodie perfette, arrangiate con gusto in maniera pirotecnica, sopraffina e barocca e il suo cantato inimitabile ed inconfondibile fanno comunque di Adore un disco 100% Smashing Pumpkins. Discorso sostanzialmente simile per quanto riguarda le presunte influenze Bauhaus e Cure, su cui tanto si era insistito alla vigilia della pubblicazione. Se infatti è innegabile che la maggior parte delle composizioni del disco risentano di un mood scuro, vagamente dark - testimoniato peraltro anche dalla copertina dai toni vampireschi e dalle stesse foto interne al booklet - è altrettanto vero che i punti di contatto con le band summenzionate si limitano a semplici vicinanze attitudinali. Ciò che emerge ancora una volta è il brillante genio compositivo di Corgan, a parer di chi scrive uno dei più abili costruttori di melodie degli ultimi vent'anni. Speriamo che questa volta se ne accorga anche la Santacroce che sembra aver mandato a memoria solo le prime strofe di Bullet with Butterfly Wings, ignorando tutto il resto!
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14/12/2005 13:23 - SMASHING PUMPKINS Machina - The Machines Of God
Sorprendono ancora gli ...
SMASHING PUMPKINS Machina - The Machines Of God Sorprendono ancora gli Smashing Pumpkins dell'algido Billy Corgan e sfornano un nuovo album (uscirà in tutto il mondo il 28 febbraio) che si pone a metà tra la svolta di Adore e il loro consueto terreno d'azione più rock. Machina - The Machines Of God è un cd strano, che elimina tutti i compiacimenti "sinfonici" di Mellon Collie e suona a tratti durissimo, a tratti più melodico, attraversato da una sorta di gelido sarcasmo, sia quando Corgan parla d'amore (vedi Stand Inside Your Love) sia quando parla di musica come nel brano Heavy Metal Machine che suona come una presa in giro di tutti i cliché di questo genere. Se dunque Mellon Collie è stato il momento dell'autoesaltazione e talora quello della distruzione (Bullett With Butterfly Wings) e Adore quello della rabbia per la fine di un amore, Machina sembrerebbe essere il disco della riconciliazione col mondo. Il dolore non è del tutto sopito, lo testimoniano brani come The Mercury Tree (". . .questo amore durerà quanto lo vuoi tu / non ci sono davvero scuse / ho fatto tutto per te") o Glass And The Ghost Children (". . . tutto è te / tu sei tutto / tutto con te / tu in tutto"), ma anche dell'autoconsapevoleva e dell'autoanalisi (Wound). Infine, With Every Light, la canzone della pacificazione: sognante, ispirata, con una conclusione religiosa che finisce per assumere nel contesto generale un aspetto quasi di delirio mistico ("...ogni luce che ho trovato / è ogni luce che splende su di me / io non sono solo"). Subito dopo il capolavoro: Blue Skies Bring Tears, drammatica e con incedere lento e pesante che diventa sempre più forte. Chiave di volta infine, Age Of Innocence, dove è solo il sarcasmo che permette di superare il dolore: "...desolation yes, hesitation no". Il ritornello più ironico e amaro di Billy.
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14/12/2005 13:23 - SOURMASH - PILGRIMAGE TO ('12) - HOOJ,U.K.
Qualcuno s'è già accorto ...
SOURMASH - PILGRIMAGE TO ('12) - HOOJ,U.K. Qualcuno s'è già accorto dell'immenso talento di BLIM? Speriamo di sì, sopprattutto alla luce dell'enorme mole di lavoro conto terzi che stà producendo ultimamente. Questo remix è solo l'ultimo d'una serie, tutti egualmente interessanti. Ibridi in stile breakbeat con in più una tendenza alla propulsione ritmica fantastica, che egli unisce in un'inedita miscela di beat e astrattismo. Considerato poi che ancora non ha fatto il passo falso dell'album, una pecca secondo i tanti che lo rinfacciano a Freq Nasty (suo ben più famoso "fratello di sangue"), questo allora è uno di quei nomi da tenere sotto stretta osservazione nei giorni a venire.
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14/12/2005 13:23 - STARFLYER 59
The Fashion Focus
Suona nuovo il nome degli Starflyer 59, ...
STARFLYER 59 The Fashion Focus Suona nuovo il nome degli Starflyer 59, ma in realtà il trio di Orange County ha già tre lavori alle spalle, usciti tra il 1993 ed il '97. Sono americani, dunque, ma ad ascoltare la dozzina di composizioni di The Fashion Focus si potrebbe pensare che la provincia dalla quale provengono confini con quelle di Slowdive (The Birthrite, con un'eco che rimanda anche ai migliori Ride) e Radiohead (Sundown e Card Games And Old Friends, appena più movimentata). E se i Lush avessero mai avuto bisogno di un cantante, con tutta probabilità sarebbero ricorsi ai servigi di Jason Martin. Che possiede una voce calda, melodiosa e melodica, sulla quale si costruiscono le fortune di I Drive A Lot e Were The Ordinary, splendidi esempi di una decadente e malinconica lentezza psichedelica che pervade anche A Holiday Song (Happy Holiday). Spesso è una sensazione di circolarità quella che si impossessa dell'ascoltatore, come quando in Fell In Love At 22 sembra di venire cullati da una schiera di cherubini sotto un cielo caldo e stellato. Si perde la dimensione dello spazio e, soprattutto, del tempo, forse proprio perché queste composizioni sono scritte per durare in eterno. Potrebbero venire dal passato (All The Time), ma potrebbero anche essere state composte nell'anno 2050 (Too Much Fun), come pure per una colonna sonora del Morricone più ispirato (Shut Your Mouth): la bellezza di The Fashion Focus sta proprio nell'elementare, armoniosa e struggente semplicità che si impossessa di ogni singola nota. E che fa sorgere spontaneo il desiderio di riascoltare dall'inizio un'opera dolce ed intensa.
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14/12/2005 13:23 - Sunsplash
I Sunsplash sono un gruppo reggae dal sound di chiara ...
Sunsplash I Sunsplash sono un gruppo reggae dal sound di chiara origine afrocaraibica. Nascono nel 1989 dalla fusione di musicisti romani e africani, caratterizzando le proprie performance con danze e ritmi di percussioni tipici dell'Africa, eseguiti dal Maestro Bly originario della Costa D'Avorio. Il gruppo ha partecipato a diverse manifestazioni di solidarietà. Ha suonato nei piùm grandi centri sociali di Roma fra i quali Il Faro insieme agli Africa Unite. Recentemente ha partecipato alla Festa della Musica organizzata nel quartiere romano della Garbatella (Piazza Sauli) ed al Festival Latinoamericano "Fiesta" alle Capannelle. Nell'estate del '95 ha accompagnato come gruppo spalla Paola Turci nel suo tour italiano nelle maggiori Piazze e Città italiane partecipando anche al programma radiofonico "Tintarella Di Luna" su RadioRai. I Sunsplash hanno partecipato alla compilation Reggae "Vibrazioni Dal Basso" autoprodotta dalla Fattoria Sonora in collaborazione con il Centro Sociale "Auro e Marco" e attualmente stanno lavorando all'incisione di un Cd. La formazione consta di 6 elementi ai quali si affiancano la sezione fiati e le percussioni. Il gruppo è composto da Mr. Bly (voce, percussioni, danze); Andrea (tastiere e campionamenti); Mr Strip (basso ed arrangiamenti); Armando (voce e chitarra); Papa Gene (chitarra solista); Papa Rico (percussioni); la sezione fiati con Sebastiano al sax, Daniel alla tromba, Roberto al sax; Fabio alla batteria; Crispy art director e pubbliche relazioni. Inf. Maurizio Crispy 06/2754884
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14/12/2005 13:23 - "TECHNOSOUNDCLASH - THEBUG (alias KEVINMARTIN/ Ice/ Techno
Animal/God) vs DJ SCUD ...
"TECHNOSOUNDCLASH - THEBUG (alias KEVINMARTIN/ Ice/ Techno Animal/God) vs DJ SCUD (alias Ambush)" techno industrial (UK). L'inglese Kevin Martin è l'enfant terrible dell'estremismo sonoro. Lo troviamo infatti alla guida dei Techno Animal, dei God e del suo ultimo progetto chiamato Ice. Gruppi nei quali collaborano musicisti del calibro di Dave Cochrane, Lou Ciccotelli, Justin Broadrick, Blixa Bargeld dei Neubauten e DJ Vadim. La musica che Kevin Martin produce fonde le sonorità postindustriali e la libertà del free jazz con ritmi profondi e tecniche dub. Stesso effetto ottiene in queste incursioni ai piatti: i tre Technics 1200 scricchiolano sotto le selezioni musicali del Kevin Martin in versione DJ, il quale, come se non bastasse, aggiunge ai vinili le manipolazioni elettroniche effettuate dal vivo. Questo "scontro techno" vede, in questa occasione, come oppositore di Kevin Martin, DJScud (aka Ambush), altro terrorista sonoro di indubbia maestosità industriale. info al pubblico: Link segreteria (da mart a sab h 17 - 20) tel 051.370971 fax 370972 ufficio stampa: telfax 051.352330 opp. Silvia Fanti 0335/5727161 - Simona Pari 0347/8631600 __________________________________________ Web Promoter Link Project Via Fioravanti 14 - 40100 Bologna e-mail: webpromo@linkproject.org http://www.linkproject.org __________________________________________
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14/12/2005 13:23 - THE EXPLOSION Flash Flash Flash
Sono la 'new sensation' del punk ...
THE EXPLOSION Flash Flash Flash Sono la 'new sensation' del punk bostoniano e - è giusto subito ribadirlo - una delle più vivaci realtà dell'anno in corso per quanto riguarda il settore. Gli Explosion guardano indietro nel tempo e nello spazio per ricevere i giusti stimoli: Stiff Little Fingers, Buzzcocks potrebbero essere già due punti di riferimento da cui partire. Ma i cinque ragazzi non si fermano lì, non sono dei revivalisti o dei portatori di chissà quale causa del punk 'reale'. Certo, è solo punk rock senza fronzoli ma con strofe e refrain che fanno subito la differenza, a cominciare dall'iniziale inno "No Revolution". L'estrazione hardcore della band (uno di loro suona anche con gli straight edgers In My Eyes) è lampante nella sfuriata di "Novocaine", ma si avverte anche da come eseguono e impostano le canzoni. Mille i nomi che potrebbero passare per la mente e ad elencarli ci si accorge subito che si tratta di un esercizio sterile, spazzato via dalla freschezza e dalla carica energetica di questo disco.
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14/12/2005 13:23 - THE JOLLY POWER The 7th crash from hell
Un lampo a ...
THE JOLLY POWER The 7th crash from hell Un lampo a ciel sereno questo cd degli italiani Jolly Power! . Ma come abbiamo fatto a ignorare per così tanto tempo questa band? Eppure secondo la loro biografia i quattro sono in giro da più di dieci anni... Recuperiamo il tempo perduto dicendo che con questa registrazione si assiste ad un avvicendamento: arriva il nuovo chitarrista Sergy Boy e passa alla voce Bely, precedentemente relegato solo alle quattro corde. Terminate le presentazioni di rito drizzate bene le orecchie ragazzi patiti di Hellacopters, Backyard Babies e i rock-a-rolla: i Jolly Power spaccano i padiglioni auricolari senza nessuna pietà, riuscendo ad eccitare e far calare gli shorts anche alla più frigida delle ragazze. Tanto alcool, anfetamina, sesso, motori&rock n' roll, in sette pezzi al fulmicotone. Invitateli a suonare alla vostre feste, assoldateli se dovete compiere una rapina... insomma fate di tutto per poterli avere con voi. Se gli Hellacopters non avessero deciso di compiere la svolta di "Grande rock", il terzo album avrebbe suonato sicuramente come "7th crash from hell". Aspettiamo con ansia un album con più canzoni! Yeah!
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14/12/2005 13:23 - THE JOLLYPOWER The 7th Crash From Hell
Il nuovo rock'n' roll ...
THE JOLLYPOWER The 7th Crash From Hell Il nuovo rock'n' roll di Hellacopters, Backyard Babies, Gluecifer, non offre suoni elaborati ma sudore e musica d'alta intensità, qualcosa di ben diverso dai 'posers' glam degli anni '80, che pur partendo dalle stesse premesse confezionavano un suono più levigato e commerciale. Anche in Italia esistono proseliti di questo stile, che fra i suoi moventi storici annovera il rhythm'n'blues anfetaminico di Detroit '68 ed il punk rock dei '76; The Jollypower sono sempre stati fra le avanguardie italiane dello 'street rock': concepiti nell'88, sull'onda emotiva della scena 'sleaze' di L.A., hanno tenacemente vissuto la loro gavetta fino al primo CD autoprodotto, "Fashion, Milk & Smokin' Pills", guadagnandosi nel tempo un'ottima reputazione live, 'consacrata' nel dicembre '97 dal tour italiano con i finnici The 69 Eyes, prima della conversione di questi ultimi al goth rock. Dopo qualche ridefinizione d'organico, inevitabile in una nazione che difficilmente offre chances professionali a gruppi di questa riottosa specie, The Jollypower ritornano con un secondo CD, "The 7th Crash From Hell", perfettamente in linea con le tendenze attuali del trainante rock scandinavo. Molto efficace la veste grafica, che ricorda il design di scuola Man's Ruin, ma ancor più convincente 1''appetito' distruttivo dei 7 brani, densi di rock'n'roll torrido ed abrasivo. Particolarmente efficaci il manifesto "Supersonic Trash", che potrebbe dettare la definizione della loro musica e "Gimme Some More" un piccolo classico dal coro oltremodo trascinante. Assimilata con destreza la lezione R&B più selvaggia, sottolineata dagli interventi dell'armonica, in "Hey Man!", mentre "Filthy Place" è un assatanato incrocio fra Stooges e Guns N' Roses, e "Why?", il deciso omaggio al dominante fenomeno punk. Se siete attratti dal rock'n'roll più viscerale, The Jollypower meritano davvero la vostra attenzione. Contatti: Red Room Management, e-mail: etvum@tin.it
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14/12/2005 13:23 - THE REAL MCKENZIES/Clash Of The Tartans
Veri o finti scozzesi, attivi ...
THE REAL MCKENZIES/Clash Of The Tartans Veri o finti scozzesi, attivi dal 1992, esordiscono su disco per la Sudden Death di Joey Shithead (D.O.A.) con "Clash Of The Tartans", con un punk rock piuttosto tradizionale nell'impatto, che trova qualche spunto di originalità nel tentativo di produrre sapori di folk celtico piuttosto improbabile ma senza pretese. Una volta è con l'utilizzo di una bagpipe (vera o presunta), altre con l'adozione di tempi in quattro derivanti dallo scottish o da altre danze, infine con l'inserimento di brani dall'impianto acustico che, debitamente elettrificati coniugano l'approccio da impenitenti punkettoni in età avanzata con autoironici squarci di brughiera folk. Un disco senza dubbio divertente, che in quattordici brani riesce a far sorridere più di una volta, e riesce a farsi perdonare ogni ingenuità proprio per la mancanza di serie intenzioni folk (la becera "Auld Lang Syne" in chiusura) all'insegna del puro divertimento rock.
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14/12/2005 13:23 - TONY WASHINGTON
Il gospel è una delle più originarie creazione ...
TONY WASHINGTON Il gospel è una delle più originarie creazione espressive del Nord America, sintetizzando gli spiritual della musica nera e gli inni sacri protestanti della tradizione bianca: ma è una musica che si è anche evoluta, collegandosi al rhythm & blues per dar vita alla corrente "soul", e in tempi più recenti rinvigorendosi ritmicamente nel contatto con il "funky" e il "rap". Il calendario: si parte il 26 Dicembre con Tony Washington e i suoi "Singers", cantante dalla vibrante espressività che si fa accompagnare da una tipica sezione funky. Egli proviene dalla Carolina del Sud: nel suo paese Tony mantiene intatta la più viva tradizione gospel, gelosamente custodita dagli adepti della chiesa del "tabernacolo della vita"; in tournée vengono esaltati gli aspetti ritmici, con un diretto coinvolgimento del pubblico.
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14/12/2005 13:23 - TRASH/MISSIONI
Il Vaticano, in occasione delle votazioni regionali nel Lazio ha ...
TRASH/MISSIONI Il Vaticano, in occasione delle votazioni regionali nel Lazio ha distribuito ai parroci un foglio con invito a votare per il Polo; intanto, non pago di beccare a piene mani dalle casse italiane fin da quando D'Azeglio disse che l'Italia era fatta etc, si è fatto pagare anche il conto dell'enorme siliconata che si è dato in occasione del Giubileo. Fuori Roma, per contro, c'è una zona zeppa di antenne della Radio nazionale di questo piccolo grande stato, con emissioni tali di Volts che fanno sproloquiare perfino i citofoni e, come nonno Alvaro su 'A prescindere dal 2000' (Mirabella e Garrani su Radio Due, h.13), gli abitanti di quegli ameni siti a momenti possono mandare i fax col frullatore tanto impazzano i campi elettromagnetici. Andategli a dire q.cosa (come fa da anni un comitato di vicini-troppo-vicini e ha fatto settimane fa perfino 'Striscia la notizia') e vi sentirete rispondere che, essendo loro stato a parte, fanno come vogliono e non accettano ingerenze dall'Italia. Questi per portare la parola ai bambini del Togo (che avrebbero più bisogno di fatti) aspergono a man bassa leucemie a quelli che hanno la sfortuna di vivergli vicino. Gesù, quando torni a menarli per benino? E nell'attesa, non gli si potrebbe dichiarare guerra?
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14/12/2005 13:23 - TRASHMONK
Mona Lisa Overdrive
Ci sono dischi che, neanche il tempo di ...
TRASHMONK Mona Lisa Overdrive Ci sono dischi che, neanche il tempo di decantare, diventano immediatamente dei classici con cui confrontarsi: linguisticamente, s'intende. Uno degli ultimi usciti è con ogni probabilità Deserter's Songs dei Mercury Rev, accolto all 'uscita e nei consuntivi di fine '98 con ampio e giustificato rilievo. Per l'abilità che hanno dimostrato i suoi autori nel comporre canzoni classiche, orchestrate e lavorate in ogni dettaglio senza che ciò sfociasse nel manierismo, sintonizzate con un presente che non è oggi e di un passato che non è ieri. Della medesima sospensione temporale paiono beneficiare gli album in questione. Trashmonk, Nick Laird-Clowes per l'anagrafe, è - letteralmente! - uno splendido quarantenne passato attraverso collaborazioni con Marc Bolan, Pink Floyd, Paul Simon e Brian Wilson e che qualcuno ricorderà nei Dream Academy. Cambiato nome e indirizzo, Nick si è serrato in studio per gettare le basi, su un campionatore, del primo disco solista, guarnendo poi le strutture con strumenti da lui suonati. Il risultato oscilla tra ossute ballate affini a quelle di Nick Drake (Sapphire, Inner Brownstone Sympony, It Won't Be Long, On THe Way Home), screamedelia (Polygamy, High Times) e i disertori Mercury Rev accompagnati dai fratellini chimici (Chemical Brothers): l'iniziale Girl I Used To Know, a tutti gli effetti la nuova Delta Sun Bottleneck Stomp.
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14/12/2005 13:23 - UNLEASHED: "Aeitss The C)pen Reale ((Sentury Media)
Gli Unleashed spaccano! Lo ...
UNLEASHED: "Aeitss The C)pen Reale ((Sentury Media) Gli Unleashed spaccano! Lo avevo già affermato con convinzione in occasione del loro dehut lp un paio di anni or sono, ed ancora oggi, al terzo long player, la pattuglia guidata dal veterano Jehnny (ex Ni1'~ilist, prima incarnazione degli Entombed) si riconferma un premier death act! Presupponendo che mi piacciono "tanto, anzi parecchio" (Jannacci), e che la loro forma di death semplice, ma così ben tratteggiato, mi riesce molto più gradita dei funambolismi senza né capo né coda di tanti "sfriscia-manico-di-chitarra", tengo a dire che la cover di "lYreakgeg Che Liaw" dadas Priest) è assolutamente rivoltante.
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14/12/2005 13:23 - UNLEASHED
Live In Vienna '93 (Century Media) La prospettiva di un ...
UNLEASHED Live In Vienna '93 (Century Media) La prospettiva di un live lp da parte degli UnleasEed mi solleticava parecchio, soprattutto dopo il loro show: di Firenze di un anno fa... Purtroppo la band non ha potuto affrontare questa prova con la dovuta calma, infatti, accortisi che vi era in circolazione un bootleg di questo show viennese, i nostri, che disponevano di una registrazione di buona qualità, hanno deciso di pubblicarla al più presto in modo da dare una lezione al plMta-bootlegger! Così però il fan potra non solo godersi il feroce impatto di Unleashed on stage, ma possiederà anche una testimonianza nuda e cruda dei loro shows (errori compresi, e come evitarli quando oltre a suonare devi tenere a bada centinaia di pazzi scatenati?). La cosa DiÙ sorprendente è che l'opener, "The Final Silence", è registrato sofio a partire dalla terza strofa, fatto abbastanza grave, specie avendo presente il valore della song. Comunque non preoccupatevi, troverete poco oltre le megatoniche "Shadows In The Deép" e "The Immor{als", poi potrete finalmente riposare in pace...
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14/12/2005 13:23 - UNSUNG HEROES Unleashed
Hip hop, anno 2000, si ricomincia. Da dove? ...
UNSUNG HEROES Unleashed Hip hop, anno 2000, si ricomincia. Da dove? Da New York, naturalmente? Quasi. Vero è che dopo il dominio nello scorso decennio da parte del Wu-Tang Klan, oggi ridotto - come avviene a nove artisti hip hop su dieci a poco più di una caricatura di se stesso, l'impronta più marcante di inizio secolo pare quella lasciata dalla newyorkese 75 Ark; label per la quale incide, in particolare, il gruppo hip hop più avanguardista del pianeta, gli Anti Pop Consortium. Per trovare il loro corrispondente 'leggero', tuttavia, i tipi della label si sono spinti sulle rive del Tamigi, e hanno scovato gli Unsung Heroes: due produttori londinesi che, attorniati dalla usuale pletora di rapper, hanno dato vita a un esordio che sarà ricordato come una delle cose più fresche del settore in questo anno. Curioso, in verità, che i riferimenti stilistici del duo siano piuttosto i nomi più importanti del rap fantasioso americano: scuola Native Tongues, in particolare A Tribe Called Quest (sentire Crushed Velvet o Amateurs Get Hung), come riferimento storico, e magari Jurassic 5 come nome recente. "Unleashed" è straordinariamente musicale e ricco, a cominciare dai due singoli che lo annunciano (What Would You Do? e soprattutto The Next Degree), e non ha nulla della retorica che usualmente accompagna il genere, né oziosi esercizi di dj-stile fini a se stessi (divertente eccezione è Never Underestimate). Ha anzi il pregio di fare dell'eclettismo la sua bandiera, con una seconda metà del disco che spazia da basi su chitarra acustica (The Path Is Narrow) a parodie apocalittiche (A Changed Man), ad altri pastiches electro funky tanto lunghi quanto gradevoli (Daily Intake). Entusiasmante.
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14/12/2005 13:23 - UNTO ASHES
‘Moon Oppose Moon’ (Projekt/Audioglobe)
Senza destare troppi clamori ed evitando ...
UNTO ASHES ‘Moon Oppose Moon’ (Projekt/Audioglobe) Senza destare troppi clamori ed evitando di farsi accompagnare dalle consuete note biografiche altisonanti, gli Unto Ashes sono riusciti a realizzare un buon disco, che può donare nuova linfa alla Projekt, ultimamente piuttosto stagnante con le sue uscite. Fatto sta che la band di New York, nonostante sia al debutto, ci offre un album che riesce a essere omogeneo come qualità media delle singole canzoni, sebbene al suo interno faccia emergere, in maniera evidente, quelle che sono le diverse sfaccettature del songwriting. Infatti gli Unto Ashes spaziano con disinvoltura dalle rivisitazioni di musica medievale in chiave personale (non a caso è contenuto un brano, ‘Estuans Interius’, che prende il testo dai ‘Carmina Burana’) alle ballate folk (tanto ancestrali quanto attuali), dalle composizioni neoclassiche a quelle ambientali, con sagacia e maestria. E il lento svolgersi di ‘Teach Me How To Drown’, la filastrocca gotica di ‘Scourge’, la marzialità da camera di ‘Der Letzte Ritter’, il pianoforte triste di ‘Sojourner’ o le percussioni di ‘Conjuration To Lilith’ sono tutti ottimi esempi di quanto appena detto.
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14/12/2005 13:23 - UNTO ASHES/Moon Oppose Moon
Nel caso degli Unto Ashes ci troviamo ...
UNTO ASHES/Moon Oppose Moon Nel caso degli Unto Ashes ci troviamo di fronte ad un giovane combo che non mancherà di suscitare interesse fra gli estimatori del rock romantico di ceppo 4AD e dintorni. La loro arte sta nel miscelare ad hoc tutti gli ingredienti di un ricetta elettroacustica che diluisce matrici pop con pozioni di folk medievale e maliose fragranze ethereal-crepuscolari. Da siffatto blend stilistico non poteva che prodursi un affresco sonoro di grande fascino, inondato da avvolgenti memorie romantico-decadenti che si librano nell'aria con un linguaggio tanto antico quanto nuovo, dove i liquidi timbri dei keyboards incontrano le voci iridate della sei corde, del dulcimer e dell'arpa, mentre le linee percussive provvedono all'aspetto epico che pure traspare attraverso i 13 episodi di "Moon Oppose Moon".
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14/12/2005 13:23 - INDIA - Musica classica dell’India del Nord
La musica classica dell’india ...
INDIA - Musica classica dell’India del Nord La musica classica dell’india del Nord rappresenta una delle più ricche ed antiche tradizioni dell’Oriente. Il maestro di sitar Ustad Sageer Khan, figlio e discepolo del grande Munir Khan, ne è uno dei più quotati esponenti, e ci propone una performance che è innanzitutto un percorso di conoscenza in questa sublime forma d’arte, affiancato dal valente percussionista Rashmi Bhatt. Alla scoperta del caratteristico sistema modale delle ragas, delle arcane sonorità del sitar, delle trame ricche e complesse dei tamburi tabla. Ustad Sageer Khan (sitar); Rashmi V. Bhatt (tabla).
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14/12/2005 13:23 - VERY MASH'TA In The Psychedelic Mochi Case
Di diverso tenore In ...
VERY MASH'TA In The Psychedelic Mochi Case Di diverso tenore In The Psychedelic Mochi Case, a firma Very Mash'ta, un disco che pare porsi l'obiettivo di disattendere ogni aspettativa "di genere", montando a collage ritmi techno scarnificati e ambient spettrale, duri riff mordi-e-fuggi e suoni metropolitani catturati per strada o nell'etere, andando a collocarsi in un'area imprecisata fra Scanner, Coil e una colonna sonora di John Carpenter.
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14/12/2005 13:23 - VERY MASH’TA
‘The Psychedelic Mochi Case’ (Quatermass /Audioglobe)
Si configura come un ...
VERY MASH’TA ‘The Psychedelic Mochi Case’ (Quatermass /Audioglobe) Si configura come un pregevole esercizio di taglia e cuci e dell’arte del campionamento, oltre che di composizione elettronica, questo debutto del belga Very Mash’ta. Non è possibile, nel corso dei quattordici pezzi, individuare alcuna linea guida che serva da orientamento per chi desidera sapere qualcosa di più preciso a proposito di ‘The Psychedelic Mochi Case’, però dalla descrizione iniziale avrete compreso qual è stata la via seguita per modellare i brani. Non per nulla sei di essi sono stati estrapolati da una traccia di 28’ realizzata per un programma radiofonico, a cui vanno aggiunti tutti gli altri elementi utilizzati per la costruzione dell’album, dai suoni concreti a quelli trovati o campionati. Insomma un intersecarsi di figure geometriche, che, una volta unite, vanno a definire il contorno di un insieme chiuso al cui interno si trovano ambient, acid jazz, suoni metropolitani, avanguardia, new electro, techno, industrial e potenziali colonne sonore.
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14/12/2005 13:23 - VVAA
Hashisheen - The End of Law (Sub Rosa/Maso)
Sicuramente spinto dal ...
VVAA Hashisheen - The End of Law (Sub Rosa/Maso) Sicuramente spinto dal suo interesse per William Burroughs (la cui voce aveva usato in Seven Souls, e nel cd-omaggio 10%), Laswell ha curato un faraonico (per il numero di collaborazioni ottenute) album “spoken word” sulla figura di Hasan I Sabbah, che tanto aveva affascinato Burroughs e Brion Gysin da inserirla nei loro libri (cfr. Le terre occidentali del primo; la figura di Sabbah fu poi ulteriormente propagandata dal più grande fan dei due scrittori, Genesis P. Orridge, che inserirà spesso la famosa frase “niente è vero, tutto è permesso” nei comunicati dei suoi Psychic TV; la stessa frase figura anche nelle t-shirt e nei cataloghi della Axiom fondata da Laswell). Curatore dei testi per il cd è lo studioso Peter Lamborn Wilson, che ha raccolto scritti di varie epoche sul “vecchio della montagna”, da testi del medioevo islamico, a poeti come Gérard de Nerval e Rimbaud, a uno scritto inedito di Gysin. In fondo c’è anche una bibliografia, dove non troviamo un libro di un altro Wilson, il criminologo Colin, che apriva il suo La filosofia degli assassini (Longanesi ’74, reperibile con un pò di fortuna nei remainders) proprio con un capitolo su Sabbah, da cui riassumiamo: quella degli Ismailiti era una setta scismatica del mondo musulmano. Pare che Sabbah fosse una figura rasputiniana, con un incredibile carisma e la capacità di circondarsi di un aura soprannaturale e di influenzare le opinioni altrui. Nel 1090 lui e i suoi seguaci riuscirono prima a trovare nuovi adepti nei villaggi che circondavano il castello di Alamut (in Persia), poi gli stessi membri della guarnigione, finché un giorno al risveglio il padrone del maniero venne cortesemente accompagnato alla porta. Uno dopo l’altro, anche i castelli del circondario vennero presi dai seguaci della setta, e Sabbah pilotò una insurrezione popolare per cacciare i turchi (che avevano invaso la Persia) dalla regione. È a questo punto che Sabbah cominciò a usare l’assassinio come metodo “politico”. La vita nella rocca era rigorosissima, il cibo scarso, il vino vietato (Hasan farà uccidere uno dei suoi figli che ne aveva bevuto); pare tuttavia che, prima di mandare i suoi seguaci in missione omicide, venisse dato loro dell’hashish, e che questi si risvegliassero in una valle segreta dietro il castello, con palazzi eleganti, cibi e nettari in volontà e ragazze seducenti. Passato qualche giorno, gli uomini venivano di nuovo drogati e riportati nella rocca, dove gli si diceva che avevano pregustato il paradiso e che, quando sarebbero morti per la loro missione vi avrebbero fatto ritorno. Il termine assassini, infatti, particolare curioso, pare venga proprio da questa setta, e cioè da hashisheen, consumatore d’hashish; particolare ancora più curioso, fu Marco Polo, che era passato per Alamut nel 1273 (la setta continuava con i discendenti del Vecchio) a raccontare in un suo diario di viaggio questi particolari, pare, almeno per quanto riguarda i padiglioni e palazzi eleganti e le “fontane da cui usciva il latte e il miele” totalmente inventati (chissà perché raccontò tante balle sui suoi viaggi?). I seguaci si travestivano da santoni, mendicanti, ecc., e accoltellavano a tradimento visir e sultani scomodi; mentre continuava l’incredibile abilità di fare proseliti, con un’arte di persuasione così sottile che nessuno si sentiva al sicuro. Con episodi che hanno tutto il fascino della leggenda: un avversario, Sanjar, aveva dato assalto con l’esercito alla fortezza. Tuttavia gli Ismailiti riuscirono a corrompere il generale capo dell’esercito e lo indussero a ritirarsi. Poco dopo, Hasan riuscì a corrompere una delle guardie di Sanjar, facendole piantare un coltello a fianco della testa del suo signore, mentre dormiva ubriaco. Il giorno dopo Sanjar ricevette il messaggio “Quel pugnale poteva essere affondato nel tuo cuore con la stessa facilità”. Similmente, il sultano d’egitto, dovendo ricevere un messaggero di un altro Vecchio della Montagna, Sinan in Siria, lo fece perquisire e prima di farlo entrare fece allontanare tutti i presenti, tranne le sue due guardie più fidate. Ma il messaggero disse alle guardie: “se io vi ordinassi di uccidere il vostro padrone, lo fareste?”, e quelle annuirono. A questo punto, con un profondo inchino, il messaggero si congedò, portandosi appresso le guardie. Il sultano decise di stabilire rapporti di amicizia con gli Assassini… La setta non finì con Hasan, e in effetti fu il ramo siriano che la fece diventare leggendaria, quando un cavaliere cristiano della terza crociata, Corrado di Monferrat, venne pugnalato nel 1192 da due Assassini travestiti da monaci, episodio che alimentò moltissimo le cronache e leggende europee (ma il mandante del delitto era Riccardo Cuor di Leone d’Inghilterra, per divenare Re di Gerusalemme!). Insomma, le “tecniche di controllo” e persuasione occulta erano sempre state uno dei maggiori interessi di Burroughs (o pensiamo alle incursioni dei “Ragazzi selvaggi” del suo omonimo libro), e si capisce bene come lo abbiano affascinato. Laswell è riuscito a raccogliere un cast impressionante: autori delle musiche sono, oltre a lui, Paul Schütze, Techno Animal, Anton Fier, Eyless in Gaza, Helios Creed, Nicky Skopelitis, Jah Wobble, Sussan Deyhim (molto Galasiana in The Spilled Cup), in stile dark-etno-ambient piuttosto suggestivo; su queste leggono i testi Iggy Pop, Percy Howard, Anne Clark, Nicole Blackman, Burroughs, Genesis P Orridge, Hakim Bey, Ira Cohen (autore di fotografie psichedeliche dentro a specchi deformanti, tra cui la copertina di Devotion di McLaughlin, uno dei dischi-culto di Laswell, e fotografo che Laswell usa in molti suoi dischi) e, in un bellissimo duetto bilingue (americano-francese), Patti Smith e Lizzy Mercier Descloux (autrice di due piccoli capolavori, il no-wave Rosa Yemen EP e il “tropical-wave” Mambo Nassau), che ovviamente (per la Smith) leggono da Rimbaud - Il tempo degli assassini. L’integrazione tra musica e voci è in tutto ciò esemplare, e il disco scorre benissimo non prestando attenzione ai significati delle parole ma ascoltandole come “musica” (come Dead City Radio di Burroughs, e al contrario, ad esempio, di un disgraziatissimo lp degli Hafler Trio, Three ways of saying Two, presentato come esperimento sulla musicalità del parlato, ma bufala pazzesca).
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14/12/2005 13:23 - WAYNE HORVITZ & ZONY MASH Upper Egypt
Il tastierista Wayne Horvitz, ...
WAYNE HORVITZ & ZONY MASH Upper Egypt Il tastierista Wayne Horvitz, veterano della scena avant-jazz, sta godendo di una seconda giovinezza artistica dacché ha dato vita al quartetto Zony Mash. Terza prova a tal nome, "Upper Egypt" prende le mosse dall'omonima composizione di Pharaoh Sanders, che Horvitz spiega esser stata pietra miliare nella propria formazione d'artista, snocciolando poi una decina di brevi originali che, ridotti all'essenziale gli spazi d'improvvisazione, giocano piuttosto sulla suggestività delle belle melodie horvitziane e su un impeccabile lavoro corale, profondamente radicato nella tradizione blues, soul e R&B, addirittura con sfumature funkylounge, attribuibili all'impronta retrò di molti riff e all'hammond B-3 suonato dal leader.
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14/12/2005 13:23 - WAYNE HORVITZ and ZONY MASH
Brand Spankin' New
Wayne Horvitz - così ...
WAYNE HORVITZ and ZONY MASH Brand Spankin' New Wayne Horvitz - così come i compagni Zorn, Sharp o Frisell - è un tipo abbastanza impegnato. Negli ultimi anni, tra l'altro, l'ormai canonico allargamento del fronte lo ha spinto verso danza, tv e multimedialità assortita (pare sia ora alle prese col sonoro del remake di "Psycho" di Gus Van Sant). E dire che il tabellino del compositore-pianista-tastierista era già piuttosto fitto: dal '79 decine di formazioni, le performance alla Knitting Factory i fioretti per Sonny Clark, i Naked City, la New York Composers Orchestra e poi i piccoli gruppi, President e Pigpen in cima a tutti. Per sfuggire alla monotonia e all'affollamento che hanno minato decine di onesti ex musicisti di tendenza, il più lontano possibile da chi ancora cita una downtown scene, Horvitz - da un po' di anni ritornato a Seattle - ha pensato di costruirsi un giocattolo chiamato Zony Mash, un pretesto per metter mano all'organo Hammond B-3, per pasticciar con suoni elettrici, pulsazioni metropolitane e timbriche d'antan. Timothy Young (chitarra), Andy Roth (batteria) e Fred Chalenor (basso) completano un quartetto che prende il nome da una canzone dei Meters e che serve un melange di soul jazz, sospensioni alla Zawinul e divertimento afterhours. Ciò non sembra riduttivo. Perché l'idioma del musicista è evidente, il tono presidenziale inconfondibile: fusion metafisica, spuma roch e temi ad alto potenziale evocativo. Certo il Nostro non è George Gershwin, però ha la capacità di creare atmosfere ricche di fascino, di raccogliere immagini di città, restituendone le rifrazioni quotidiane, i sapori di un crogiolo brulicante e cosmopolita, il respiro inquieto di una moltitudine invisibile. La danza è ovviamente condotta dall'Hammond protagonista di parecchi assoli, liquidi o in grana, a volte in surplace, spesso indolenti. Quando pigia i tasti del mitico B-3 Horvitz non è solamente un Medesky + Big John Patton, perché il materiale tematico è piuttosto originale, talvolta lievemente dissonante, in qualche frangente segnato da accenti burloni o curiose virate armoniche. Questo nuovo cd non è troppo distante dal "Cold Spell" di un paio di anni fa, ed al pari di quello offre almeno tre/quattro brani degni di un'antologia horvitziana, tra i quali ovviamente l'inziale "Slide By", in ossequio all'abitudine del musicista di aprire i suoi dischi con indovinate melodie manifesto. Gli ultimi tempi hanno visto la sostituzione di Chalenor con Keith Lowe e una ripresa concertistica piuttosto intensa: una attività che il gruppo - specie vicino casa - ama vivacizzare arruolando compagni di serata come Bill Frisell e Robin Holcomb, insarendo qualche cover dei Devo, o - incredibilmente - proponendosi in versione unplugged, con tanto di pianoforte e chitarra acustica.
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14/12/2005 13:23 - WISHBONE ASH
Bare Bones
Dure a morire, le cult band degli anni ...
WISHBONE ASH Bare Bones Dure a morire, le cult band degli anni Settanta. Come gli inglesi Wishbone Ash, che ebbero un periodo di larga popolarità nella prima metà di quel decennio, con album intitolati Pilgrimage e Argus, felice combinazione di chitarre affilate alla Allman Brothers, radici yardbirdsiane, folk rock visionario e condimenti hard. Vissero poi di rendita nella seconda metà dei Settanta cambiando più volte formazione, sparirono dalla circolazione nell'82 tentarono l'improbabile reunion nell'87 (Nouveau Calls) e finirono poi definitivamente nell'oblio. Tornano adesso - ma del nucleo originario è rimasto solo uno dei due chitarristi, Andy Powell - con una curiosa collezione di greatest hits riveduti, corretti e serviti in salsa unplugged. Dimensione che esalta il rigore melodico delle antiche ballate (Errors Of My Way, Everybody Needs A Friend, Master Of Disguise, tra le altre) e, nell'effluvio di chitarre acustiche, mandolino, violino e fisarmonica, la natura folkie di provenienza. Un nobile esercizio di stile: inutile forse, comunque assai godibile.
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14/12/2005 13:23 - Mister Deep feat Latasha " Dance to the Music ...
Mister Deep feat Latasha " Dance to the Music " D- Vision Circola già da un po' ma è un buon disco House di quelli che piacciono ai DJ più accaniti . Lo Greco , Persona & Moiraghi in quattro tracce non troppo dissimili e scevre di innovazioni , ma l' House è tutto tranne che " Avanguardia " . Ottime per i Club la Power jam e la Classic Vocal Mix
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14/12/2005 13:23 - DANIEL ASH Daniel Ash
Anche l'ex sei corde dei Bauhaus ritenta ...
DANIEL ASH Daniel Ash Anche l'ex sei corde dei Bauhaus ritenta la carta solista con quello che potremmo definire l'episodio migliore della sua triade individuale... Essenzialmente questo ritorno omonimo ha il pregio di tentare più strade: la psichedelia, l'elettro dance, la dark wave industriale, l'ambient e il soul, senza scadere nel manierismo e nella pomposità scontata dei precedenti episodi. Anzi, c'è un tentativo di rispolverare il mood dei Love And Rockets in più aspetti. Altra dinamica quella portata avanti dai Dkay.com, combo proteso nel descrivere contaminazioni tra elettronica e metal industriale di stampo americano. Un connubio che vuole ambire alla sintesi formale tra Ministry, Nine Inch Nails e Kmfdm (promuovendo episodi arguti come 2 B.F, Friendly Fire o All- TimeLow), dove talvolta pare emergere anche una vena gotica assimilabile a certe modulazioni death rock (cosa che ha suo modo ha segnato anche Mr. Manson) filtrate nel nu metal.
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14/12/2005 13:23 - DASHBOARD CONFESSIONAL The Places You Have Come To Fear The ...
DASHBOARD CONFESSIONAL The Places You Have Come To Fear The Most Dashboard Confessional è invece prototipo del cantautore emo odierno. Prendete un gruppo, convincete il cantante della bellezza dei suoi testi e staccate l'elettricità. Pura sottrazione. Voce anonima, laminori da canzoniere parrocchiale e metafore da 6 stentato, Chris è il vostro uomo se la bella del mare vi ha mollato e in quella sensazione tremenda in fondo non vi trovate così male. Meglio di un calcio in culo, ma se accostato a chi (pur giovane e indie) col talento, la complessità e le idee del cantautore ci è nato, il confronto è impietoso. O più prosaicamente, come dicono dalle mie parti, non ce n'è.
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14/12/2005 13:23 - DANIEL ASH Daniel Ash
Anche l'ex sei corde dei Bauhaus ritenta ...
DANIEL ASH Daniel Ash Anche l'ex sei corde dei Bauhaus ritenta la carta solista con quello che potremmo definire l'episodio migliore della sua triade individuale... Essenzialmente questo ritorno omonimo ha il pregio di tentare più strade: la psichedelia, l'elettro dance, la dark wave industriale, l'ambient e il soul, senza scadere nel manierismo e nella pomposità scontata dei precedenti episodi. Anzi, c'è un tentativo di rispolverare il mood dei Love And Rockets in più aspetti. Altra dinamica quella portata avanti dai Dkay.com, combo proteso nel descrivere contaminazioni tra elettronica e metal industriale di stampo americano. Un connubio che vuole ambire alla sintesi formale tra Ministry, Nine Inch Nails e Kmfdm (promuovendo episodi arguti come 2 B.F, Friendly Fire o All- TimeLow), dove talvolta pare emergere anche una vena gotica assimilabile a certe modulazioni death rock (cosa che ha suo modo ha segnato anche Mr. Manson) filtrate nel nu metal.
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14/12/2005 13:23 - DASHBOARD CONFESSIONAL The Places You Have Come To Fear The ...
DASHBOARD CONFESSIONAL The Places You Have Come To Fear The Most Dashboard Confessional è invece prototipo del cantautore emo odierno. Prendete un gruppo, convincete il cantante della bellezza dei suoi testi e staccate l'elettricità. Pura sottrazione. Voce anonima, laminori da canzoniere parrocchiale e metafore da 6 stentato, Chris è il vostro uomo se la bella del mare vi ha mollato e in quella sensazione tremenda in fondo non vi trovate così male. Meglio di un calcio in culo, ma se accostato a chi (pur giovane e indie) col talento, la complessità e le idee del cantautore ci è nato, il confronto è impietoso. O più prosaicamente, come dicono dalle mie parti, non ce n'è.
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14/12/2005 13:23 - LaShun Pace, Great Gospel from Alabama
LaShun Pace è considerata una ...
LaShun Pace, Great Gospel from Alabama LaShun Pace è considerata una tra le più grandi cantanti gospel del mondo. La sua voce è un regalo dal paradiso. Conoscerla è amarla, ma ascoltarla è amarla ancora di più. Non c'è nessun sentimento più effervescente che possa colpire chi la ascolta. Nata in una famiglia di musicisti, LaShun inizia a cantare con le sue sorelle all'età di tre anni. All'età di nove anni ha già un suo gruppo che chiama "The Anointed Pace Sisters". La sua bravura la rende subito nota prima ad Atlanta e nelle aree circostanti e poi in ogni parte tra le coste est ed ovest degli USA. Nel 1988 LaShun lascia "The Anointed Pace Sisters" per cominciare una grande carriera da solista. Subito registra "In the House of the Land" con Dr. Jonathan Greer and the Cathedral of Faith Choir. Il suo talento vocale è stato anche utilizzato in altri cori gospel. La sua grande voce non poté essere ignorata e così Lashun firma un contratto con una delle case discografiche più importanti d'America, la Savoy Records. Nel 1990 LaShun viene acclamata per il suo album "He lives". Da quel momento si susseguono le incisioni ed i successi e i premi quale più importante voce gospel d'America. LaShun è una amorosa e devota madre. Ha avuto due figli Xenia, purtroppo scomparsa e Aarion. A loro ella ha dedicato il suo talento. C'è una cosa che Lei può garantire: che ciò che fa sul palco è il meglio che può. Nella Chiesa di S. Antonio, LaShun sarà accompagnata da un trio di musicisti: piano, basso e batteria, e dalle su tre sorelle: coro. Presente nel 1999 all'edizione pasquale di Umbria Jazz a Terni, ha riscosso un successo incredibile. Lasciatci affermare con nessun margine di errore che vederla e sentirla cantare è un'esperienza indimenticabile ed una effettiva consacrazione del Natale.
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14/12/2005 13:23 - ATOMSMASHER Atomsmasher (Double H Noise Industries-Hydra Head Records/Goodfellas)
Se qualcuno si ...
ATOMSMASHER Atomsmasher (Double H Noise Industries-Hydra Head Records/Goodfellas) Se qualcuno si ricorda di cos’erano capaci di fare gli OLD all’inizio degli anni ’90 all’interno di un catalogo come quello della Earache, allora non faticherà ad adeguarsi a questa nuova invenzione di James Plotkin, a tal punto che posso tranquillamente affermare che l’anno inizia davvero bene se il primo disco che recensisco è quello degli Atomsmasher. Al fianco di Plotkin, di cui occorre ricordare anche Joy Of Disease, Khanate, Flux, Scorn, Solarus, Namanax, Trifid Project, ecc. e che qui si occupa di suonare chitarra e basso, di manipolare frequenze (ruolo fondamentale per l’economia del lavoro) e di produrre l’album, troviamo Dave Witte (Human Remains, Black Army Jacket, Exit-13, Discordance Axis e soprattutto Burnt By The Sun) alla batteria e DJ Speedranch (Venetian Snares, Jansky Noise, V/VM e JN^SR) alle multiformi e multi-filtrate voci. Gli undici pezzi dell’omonimo disco vanno visti proprio come una radicalizzazione di quanto fecero gli OLD, con alcune diramazioni impazzite; ad esempio ‘Caught In Your Orbit’ suona come se i Cynic (ricordate?) venissero remixati da Johnny Violent! In generale si distinguono suoni space/sintetici/psichedelici, distorsioni noise, ritmiche pazzesche (sincopate, meccaniche, percussive, trapananti, mai lineari,...; grandissimo Dave Witte, probabilmente uno dei migliori drummer estremi attualmente in circolazione), campionamenti allucinati, chitarre (grind? rock? free jazz? boh!) e feroci partiture gabba-core. E tutto questo viene fuso in una lega di titanio indistruttibile. Supremo!
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14/12/2005 13:23 - ATOMSMASHERS
(punk'n'roll)
Gli Atomsmashers sono Jc Atom, Luke Wong, Smasher ...
ATOMSMASHERS (punk'n'roll) Gli Atomsmashers sono Jc Atom, Luke Wong, Smasher D e Sushi 004. La band è nata quando Atom e Wong decisero che erano stanchi dello zoppicante poppunk che veniva fatto ingurgitare a tutti. Wong and Atom avevano già suonato insieme in alcuni gruppi, ma non erano mai riusciti a trovare batteristi e bassisti decenti che avessero un ' idea di chi fossero i Sonics. All' inizio del 1999 hanno incontrato Sushi e Smasher (un grande batterista e un bassista pazzesco). Dopo qualche prova e qualche birra, la band tenne il suo primo spettacolo. Ora avevano bisogno di un nome: il primo fu New Yorh Phasers. Ma il giorno dello show Atom decise che il nome non gli piaceva e una volta sul palco presentò il gruppo come gli Hiroshima Atomsurfers. Una settimana dopo la band incise (in dieci minuti) il single "Hanging Ten In Pearl Harbour". Ad essere onesti, faceva schifo. Ma le canzoni erano ok e il gruppo era apprezzato perchè era l' unico lo-fi in Italia. Il disco fu pubblicato da Bad Man Records, un'etichetta specializzata in lo-fi, punk, rock‚n‚roll. A quel punto le cose cambiarono, il gruppo cominciò a lavorare veramente, le canzoni migliorarono (e così il sound). Dopo qualche mese seguirono nuove incisioni, che furono inviate a Greg Lowery dell' etichetta Rip off. Dopo altri spettacoli (e un paio di compilations) la band decise di cambiare nome in Atomsmashers, perché la musica era migliorata e non ne potevano più di Hiroshima. Poco dopo Greg Lowery li chiamò per proporre di passare alla sua etichetta. Il disco è in uscita, ma se avete l' occasione di sentire gli Atomsmashers dal vivo, non perdetela.
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14/12/2005 13:23 - ATOMSMASHERS (punk'n'roll)
Gli Atomsmashers sono Jc Atom, Luke Wong, Smasher D ...
ATOMSMASHERS (punk'n'roll) Gli Atomsmashers sono Jc Atom, Luke Wong, Smasher D e Sushi 004. La band è nata quando Atom e Wong decisero che erano stanchi dello zoppicante poppunk che veniva fatto ingurgitare a tutti. Wong and Atom avevano già suonato insieme in alcuni gruppi, ma non erano mai riusciti a trovare batteristi e bassisti decenti che avessero un'idea di chi fossero i Sonics. All'inizio del 1999 hanno incontrato Sushi e Smasher (un grande batterista e un bassista pazzesco). Dopo qualche prova e qualche birra, la band tenne il suo primo spettacolo. Ora avevano bisogno di un nome: il primo fu New Yorh Phasers. Ma il giorno dello show Atom decise che il nome non gli piaceva e una volta sul palco presentò il gruppo come gli Hiroshima Atomsurfers. Una settimana dopo la band incise (in dieci minuti) il single "Hanging Ten In Pearl Harbour". Ad essere onesti, faceva schifo. Ma le canzoni erano ok e il gruppo era apprezzato perchè era l'unico lo-fi in Italia. Il disco fu pubblicato da Bad Man Records, un'etichetta specializzata in lo-fi, punk, rock'n'roll. A quel punto le cose cambiarono, il gruppo cominciò a lavorare veramente, le canzoni migliorarono (e così il sound). Dopo qualche mese seguirono nuove incisioni, che furono inviate a Greg Lowery dell'etichetta Rip off. Dopo altri spettacoli (e un paio di compilations) la band decise di cambiare nome in Atomsmashers, perché la musica era migliorata e non ne potevano più di Hiroshima. Poco dopo Greg Lowery li chiamò per proporre di passare alla sua etichetta. Il disco è in uscita, ma se avete l'occasione di sentire gli Atomsmashers dal vivo, non perdetela.
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14/12/2005 13:23 - MIGHTY FLASHLIGHT Mighty Flashlight (Jade Tree/Goodfellas)
Chi fa da solo è ...
MIGHTY FLASHLIGHT Mighty Flashlight (Jade Tree/Goodfellas) Chi fa da solo è invece Mike Fellows (ex bassista dei seminali Rites Of Spring) e che qui, in qualità di Mighty Flashlight, sceglie se stesso quale unico compagno di avventura, facendo ricorso, per il suo esordio auto-intitolato, a chitarre acustiche ed elettriche, basso, computer, piano, voce, percussioni, flauto e campane. Nonostante dichiari di essere influenzato da qualsiasi cosa, Discharge come Ulver o Aphex Twin e Lou Reed, è proprio quest’ultimo nome a emergere in maniera marcata. Attitudine assolutamente rilassata e pacate canzoni a metà strada tra lo-fi e folk a stelle e strisce, dove Will Oldham o Lou Barlow sono dietro l’angolo. Cambia totalmente scenario sonoro nel momento in cui si passa a Good Riddance e Kill Your Idols, due gruppi dediti all’hardcore punk, melodico, ma sempre tirato allo spasimo. Non molte le differenze, sebbene la frenesia calcolata dei KYI me li faccia leggermente preferire.
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14/12/2005 13:23 - THE YOUNG & THE USELESS Flash Gits In The Hour ...
THE YOUNG & THE USELESS Flash Gits In The Hour Of Chaos (Six Week Records/Goodfellas) ‘Flash Gits In The Hour Of Chaos’ è la prima uscita estesa (tra l’altro dovrebbe essere postuma) per The Young & The Useless, in pratica si tratta dell’unica testimonianza di otto anni di una carriera dominata dall’etica del Do It Yourself e da concerti a ripetizione, spesso in locali assai poco affollati e in compagnia di un insieme non numerabile di altre band. Comunque sia, trascurata (...) una qualità sonora che è scadente in virtù del fatto che i brani non di rado provengono da cassette di seconda o terza mano (!!!), The Young & The Useless mettono in mostra tutto il loro campionario di suoni crust, metal/punk ultra velocizzato e anarco/grindcore con voce gutturale, spesso assai scontati, per certi versi ingenui, ma sinceri.
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14/12/2005 13:23 - ASHANTI: LA PRINCIPESSA DELL'HIP-HOP/R&B
A soli 21 anni Ashanti può vantare ...
ASHANTI: LA PRINCIPESSA DELL'HIP-HOP/R&B A soli 21 anni Ashanti può vantare collaborazioni con i migliori nomi della scena americana, da Ja Rule ed il suo successo "Always on time" a Jennifer Lopez con cui duetta in "I'm real" da "JLo". Ora è tempo anche per lei di farsi sentire e per questo ha scelto "Foolish", uno splendido brano di moderno R&B, per dominare le classifiche, grazie anche al video super-gettonato, una vera e propria storia di amore, abbandono ed immancabile lieto fine. Il pezzo mutua una forte melodia da un brano del 1983 di De Barge, "Stay with me". Il conseguente album vanta la produzione di Irv Gotti, il boss della Murder Inc., che riesce a fondere mirabilmente l'attitudine hip-hop da strada prettamente maschile con la dolcezza di un soul più adatto al gentil sesso. * * * * * * * * * * * * * * * * * * Ha 21 anni e si è impossessata delle hit parade americane. Ashanti, ombelico in mostra e vestiti succinti, è il nuovo talento della musica nera made in U.S.A.. Nella settimana del debutto, infatti, il suo album omonimo, “Ashanti”, ha venduto oltre mezzo milione di copie scalzando dalla vetta delle classifiche Celine Dion, e rimanendo al primo posto per circa un mese. Ma da dove arriva la nuova scoperta dell’R&B moderno?: “Sono nata a Long Island, New York”, ha raccontato Ashanti. “Sono una ragazza che lavora sodo, una cantante che scrive tutto da sé e scrive canzoni persino per gli altri”. Ma Ashanti, anche se vuol dimostrare di essere una donna matura, ha ancora una forte attrazione per quel mondo che conosceva quando era ancora una bambina: “Il mio giorno libero ideale lo passerei sdraiata sul letto, con gelato a volontà e TV accesa su Cartoon Network. Adoro i cartoni animati: ti fatto ridere, fanno bene all’anima e ti allontanano dai problemi di ogni giorno”.
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14/12/2005 13:23 - ATOMSMASHER - Una cabina di controllo impazzita. Un disco registrato ...
ATOMSMASHER - Una cabina di controllo impazzita. Un disco registrato da una formazione post-hardcore durissima e filtrato senza senno di poi attraverso l'editing delle onde wav scaturite dall'acquisizione su nastro. Nulla di strano a livello tecnico, ne fanno di peggio. Senonchè Atomsmasher suona come un gruppo grind che esegue cover degli Autechre. Che ancora nessuno avesse cercato di avvicinare la scuola Warp a quella Relapse non è forse dimostrabile, certamente il doppio flusso fisico e mentale a cui il gruppo dà vita non è materiale di ogni giorno. Partendo dall'elemento comune alle due musiche, la destrutturazione, Atomsmasher alterna bordate ad algide texture elettroniche mantenendosi lontano da certe banalità power-electronics e costringendo ad una continua spola d'ascolto fra acustico e digitale, fra registrazione e successiva manipolazione. Una nuova era dei Blast-bips?
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14/12/2005 13:23 - MUSLIMGAUZE Kashmiri Queens (Muslimlim/Demos)
Lasciamo perdere qualsiasi disquisizione sulla vastità del ...
MUSLIMGAUZE Kashmiri Queens (Muslimlim/Demos) Lasciamo perdere qualsiasi disquisizione sulla vastità del repertorio postumo di Muslimgauze, su cui si è già ampiamente dibattuto, e analizziamo la trentesima uscita, limitata a mille copie, del catalogo Muslimlim (patrocinato da Staalplaat). ‘Kashmiri Queens’ va ulteriormente ad approfondire un discorso già affrontato da Bryn Jones nel corso di parecchi lavori passati (e questo è un altro dato di fatto assodato) riuscendo però a mantenere uno standard qualitativo elevato per le undici le composizioni. Giocando sulla dilatazione e contrazione delle basi di matrice raga, alternandole con percussioni tanto etniche quanto frammentate (sebbene mai drum’n’bass), Muslimgauze distribuisce su di esse una moltitudine numerabile di campionamenti e di rimandi alle tradizioni culturali e sonore dell’oriente tutto e non solo alla zona del Kashmir a cui appartengono le regine del titolo. Ed è forse proprio in riferimento alla figura femminile che la maggior parte delle, comunque sporadiche, apparizioni vocali che accompagnano le canzoni appartengono a donne e contribuiscono a donare un tono pacato all’album, che si muove orizzontalmente, tenendo sotto controllo il suono e quindi senza un eccesso ritmico da un lato o ambientale dall’altro e riuscendo pure a diversificare ciascuna traccia, sia nello sviluppo che nelle sonorità. Il sette è abbondante!
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14/12/2005 13:23 - ASHLEY HUTCHINGS Street cries
Per fare dischi come Street cries occorrono ...
ASHLEY HUTCHINGS Street cries Per fare dischi come Street cries occorrono cultura, acume, sentimento e capacità organizzative. Naturalmente ci riescono in pochi. Ashley Hutchings, monumento vivente del folk inglese (Fairport Convention, Steeleye Span, Albion Band) ha preso in considerazione undici "cupe canzoni tradizionali", ne ha riscritto i testi adattandoli a situazioni contemporanee e ne ha affidato l'interpretazione a una poderosa assise di cantanti del circuito tradizionale come John Tams, June Tabor, Dick Gaughan e Cara Dillon. L'esecuzioni sono sobrie, concedono poco alla modernità e, in più di un caso, raggiungono scintillanti vette emotive (in particolare il Dick Gaughan di Young Henry Martin, davvero ritornato ai livelli di una ventina d'anni fa), Sensazionale è poi il lavoro di adattamento dei testi che paiono dimostrare come la vita oscura dei poveri di tre secoli fa (fame, lavori miserevoli, coscrizione forzata) non differisca molto da quella degli "spossessati" di oggi. Ne è un perfetto esempio He's young but he's groving (la branduardiana Gli alberi sono alti) che, da storia di secentesco matrimonio di convenienza, diviene tragico ritratto alla Irving Welsh di tossidicodipendenza, maternità indesiderata e vedovanza precoce. Album consigliato a chi, nel Regno Unito, vorrebbe sottoporre i nuovi immigrati all'esame di "britishness".
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14/12/2005 13:23 - Zero tributo agli Smashing Pumpkins
Gli Smashing Pumpkins rappresentano una delle ...
Zero tributo agli Smashing Pumpkins Gli Smashing Pumpkins rappresentano una delle band fondamentali della scena rock anni '90. Per etichettare la loro opera decennale si sono sprecati termini quali grunge, punk, rock, progressive senza mai trovare una collocazione che ben si adattasse al loro folle e complesso sound e alla loro immagine poliedrica. Questo tributo vuole ripercorrere soprattutto il lavoro espresso dalla band nei 5 albums ufficiali, richiamando brani dall'esordio con "Gish", proseguendo con "Siamese Dream", "Mellon Collie And The Infinite Sadness", "Adore" fino al più recente "Machina. The Machines Of God", il cui seguito "Machina 2" è distribuito esclusivamente in rete.
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14/12/2005 13:23 - THE PLANET SMASHERS
I Planet Smashers sono, senza ombra di dubbio, ...
THE PLANET SMASHERS I Planet Smashers sono, senza ombra di dubbio, la più quotata e conosciuta Ska Band canadese assieme ai sixties oriented Kingpins (attesi in Italia per la prossima stagione...). Formatisi nel 1993 a Montreal questo scatenato five-pieces ha collezionato nel corso della propria carriera quattro grandi album/Best Seller (ben 12.000 copie per "Attack Of The..." del 1997!), un "the best of" per il mercato europeo, apparizioni televisive, massicci passaggi radiofonici sulle principali emittenti canadesi ed americane e soprattutto, una valanga di concerti in tutto il mondo (con partecipazioni a mega-festival come il Vans Warped Tour assieme alla crema dello ska e del punk-rock mondiale) che li hanno consacrati quale quotatissima live band a livetto... planet-ario! Impossibile, di fatto, resistere al loro attacco frontale fatto di sudore, energia e divertentissime Smash Hits, micidiali cocktail sonori a base di 80's Ska (Madness, Specials, Bad Manners...) Reggae e Power-Pop-Music della più dinamica ed evoluta, suonate con l'intensità e la foga della più consumata Punk-Rock band. il risultato finale è un sound originale, variegato e difficilmente catalogabile che rende la band canadese un caso assolutamente unico nell'attuale panorama ska internazionale (sempre più attratto dagli estremi, siano essi tendenti a morbidezze e rallentamenti rocksteady o ad accelerazioni di matrice ska-core). Un'altra peculiarità dei Planet Smashers è anche la formazione "compatta" a cinque elementi in netta controtendenza rispetto alle più tradizionali compagini allargate di derivazione orchestrale caratteristiche della stragrande maggioranza dei gruppi ska, ma in grado di riproporre comunque un suono pieno e complesso, compensando mancanze di carattere strutturale con una perizia tecnica formidabile, un'energia strabordante ed un affiatamento che le centinaia di concerti che i nostri hanno sul groppone hanno reso assoluto! Ottima anche la resa su disco (al contrario di molti altri gruppi clamorosi dal vivo e decisamente sottotono in sala d'incisione) dove emerge pienamente la grande maturità compositiva degli Smashers titolari di alcuni tra i più bei pezzi a base ska attualmente presenti sul mercato. I Planet Smashers sono: Tim Doyle (batteria); Dave Cooper (basso); Matt Collyer (chitarra, voce); Leon Kingstone (sax); Kurt Ruschienshy (trombone).
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14/12/2005 13:23 - KASHMIR
Influenzati nella creazione dei brani dal rock inglese e americano ...
KASHMIR Influenzati nella creazione dei brani dal rock inglese e americano dagli anni 60 agli anni 80, con sfumature individuali che vanno dal blues, al funk e al crossover (soprattutto per la sezione ritmica). Sound deciso e trascinante, sostanzialmente ancorato ad uno stile Zeppeliniano e grande impatto live, i Kashmir vengono da Bastia e sono presenti dal 1999 nel circuito dei locali, pub e manifestazioni musicali dell'area di Perugia e Foligno. Di recente hanno inciso un demo su CD comprendente alcuni brani propri per farsi conoscere al di fuori dell'area locale. Ultimamente stanno elaborando nuovo materiale originale. Per contattarli l’indirizzo di posta elettronica è muscle_rock@hotmail.com
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14/12/2005 13:23 - MEIRA ASHER & GUY HARRIES – Infantry (Sub Rosa/Audioglobe)
La guerra ...
MEIRA ASHER & GUY HARRIES – Infantry (Sub Rosa/Audioglobe) La guerra fa schifo, la guerra subita dai bambini fa schifo ed è immorale, la guerra che vede arruolati i bambini a spararsi tra loro fa schifo, è immorale e dovrebbe convincere dio a sganciarci la bomba atomica celeste in testa. Sempre che esista. La bomba atomica celeste, intendo. Questo lavoro dei due compositori e performer vuol essere un atto d’accusa contro l’uso dei bambini in guerra e gli abusi che su di loro vengono commessi. E colpisce allo stomaco. I testi, ricavati dalle testimonianze di bambini-soldato o seviziati e torturati da soldati in Birmania, Israele, Liberia, Libano, Filippine ed Uganda sono senza alcun fronzolo edulcorativo, sbattuti lì crudamente ed ancor più crudamente ‘rappresentati’ attraverso la vocalità, che diventa manifesto atto d’accusa. Bastone e carota, l’album alterna tipici momenti di gioco dei piccoli più fortunati (i nostri) a vampate paranoiche, claustrofobiche o deflagranti che rappresentano il modus vivendi, subìto, degli altri. Un uso della voce teatrale ed onomatopeico per rendere al meglio l’idea di orrore e tirare fuori dall’ascoltatore sensazioni forti e di disagio, con un accompagnamento minimale ma efficacissimo dell’elettronica (spesso un velo, un ronzio appena che devasta peggio di 100 fanfare), un insieme che spesso prende alla gola riuscendo nell’intento, più che chiaro, di andare oltre la rappresentazione, l’avanguardia o lo sperimentalismo per, semplicemente, denunciare ed invitare alla partecipazione emotiva. Posso capire che non è un album facile, per tanta gente. Ma non è nemmeno un mondo facile, per tanta altra gente…
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14/12/2005 13:23 - TOMATO DRUM JASHGAWRONSKY
"Tomato Drum!" Jashgawronsky brothers
Con: Pavel, Tomash ...
TOMATO DRUM JASHGAWRONSKY "Tomato Drum!" Jashgawronsky brothers Con: Pavel, Tomash e Suren Jashgawronsky Più virtuosi di Madonna, più macho dei Village People, più orbi di Bocelli, più acuti di Pavarotti, più ottusi dei Back Street Boys! I tre strampalati fratelli armeni sono pronti a regalarvi il concerto più demente dell'anno: una tanica e quattro barattoli si trasformeranno in batteria, due cucchiai da cucina in nacchere spagnole, un paio di imbuti in una sezione di fiati e, abbandonati gli strumenti "normali", sarà la volta di seghe, bicchieri, pentole, chiodi, forchette, sacchetti di patatine e altre mille diavolerie. Pavel, Tomash e Suren passeranno con insensata naturalezza dalla musica tradizionale, al blues, alla classica: tarantelle napoletane suonate con mandolini e pompe di bicicletta, canzoni dei Beatles arrangiate per custodia di contrabbasso, scatenati rock 'n roll con chitarre e batteria giocattolo, pezzi di Mozart, Rossini e Verdi suonati sbattendosi le bottiglie di plastica in testa e, a conclusione, l'unico strumento reale, una "marimba suonata a tre. Uno show a metà strada tra la clownerie e il virtuosismo musicale, un vero e proprio…concerto da cassonetto!
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14/12/2005 13:23 - TOMATO DRUM JASHGAWRONSKY BROTHERS
Sono appena arrivati e sono già ...
TOMATO DRUM JASHGAWRONSKY BROTHERS Sono appena arrivati e sono già un mito! Barbuti, sorprendenti, in abiti rétro, a metà tra mimi, musicisti, giocolieri, attori e intrattenitori. I tre strampalati fratelli armeni Pavel, Tomash e Suren sono pronti per regalarvi il concerto più demente dell'anno, perché la particolarità che li contraddistingue è l'invenzione di strumenti musicali ricavati da oggetti d'uso comune o di recupero estratti da due bidoni della spazzatura posti in scena. Così una tanica e quattro barattoli si trasformeranno in una vera e propria batteria, due cucchiai da cucina in nacchere spagnole, un paio di imbuti in una sezione di fiati. I tre fratelli passeranno con insensata naturalezza dalla musica tradizionale, al blues, alla musica classica: tarantelle napoletane suonate con mandolini e pompe da bicicletta, canzoni dei Beatles arrangiate per custodia da contrabbasso, scatenati rock'n roll con chitarre e batteria giocattolo. Reinterpretando persino pezzi classici di Mozart, Rossini e Verdi suonati sbattendo le bottiglie di plastica in testa, concluderanno con l'unico strumento reale, una "marimba" suonata a tre in modo totalmente assurdo.
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14/12/2005 13:23 - WALTER WOLFMAN WASHINGTON
Figura centrale della scena musicale di New Orleans ...
WALTER WOLFMAN WASHINGTON Figura centrale della scena musicale di New Orleans sin dagli sessanta, vanta collaborazioni con artisti del calibro di Jimi Hendrix, B.B. King, Bobby Blue Bland, dai quali viene profondamente influenzato. Affina le proprie qualità vocalicollaborando con Johnny Adams. Il suo blues, ricco di contaminazioni funk e soul si permea inoltre di venature jazz rendendo le esibizioni dal vivo dense di feeling.
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14/12/2005 13:23 - ZERO TRIBUTO Smashing Pumpkins
Gli Smashing Pumpkins rappresentano una delle band ...
ZERO TRIBUTO Smashing Pumpkins Gli Smashing Pumpkins rappresentano una delle band fondamentali della scena rock anni '90. Per etichettare la loro opera decennale si sono sprecati termini quali grunge, punk, rock, progressive senza mai trovare una collocazione che ben si adattasse al loro folle e complesso sound e alla loro immagine poliedrica. Questo tributo vuole ripercorrere soprattutto il lavoro espresso dalla band nei 5 albums ufficiali, richiamando brani dall'esordio con "Gish", proseguendo con "Siamese dream", "Mellon collie and the infinite sadness", "Adore" fino al più recente "Machina", "The machines of god", il cui seguito "Machina 2" è distribuito esclusivamente in rete.
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14/12/2005 13:23 - BRAIN DEAD "Rage of trash"
Metal band eporediese dal nome ispirato ...
BRAIN DEAD "Rage of trash" Metal band eporediese dal nome ispirato agli Exodus. Ci propongono un originale trash metal che si rifà in parte ai Testament e a tratti ad altre trashband anni '80 (Metallica, Slayer). Ottima la tecnica dei musicisti e molto graffiante la timbrica vocale di Felix Liuni che riesce sia ad esprimersi in atmosfere più "cupe" ed intimiste come in "My darkest mind" sia a sprigionare tutta la sua potenzialità come in "All is strange!". Il brano più riuscito è a mio parere la track 3 "Return of the flesh" dove la ritmica diventa davvero trascinante e meglio si esprime l'originalità del gruppo e dove Daniele Vitello "sguinzaglia" la sua chitarra regalandoci fraseggi e assolini di alta fattura. Da tenere
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14/12/2005 13:23 - STEFFEN BASHO JUNGHANS Waters in Azure
Steffen Junghans è at momento ...
STEFFEN BASHO JUNGHANS Waters in Azure Steffen Junghans è at momento la migliore incarnazione europea della scuola finger -picking dei vari Kottke, Lang, Fahey e soprattutto Robbie Basho di cui il musicista berlinese ha interiorizzato anche la propensione verso lo zen e i raga indiani. Ecco perché si è scelto l'alias Basho, in onore del grande scomparso Robbie Basho ma anche del maestro zen Matsuo Basho. Detto questo però l'influenza della "Takoma school" è molto più evidente nei primi lavori di Junghans, come se una volta appresa la lezione e fatta propria fino all'intimità del proprio dna, egli sentisse il bisogno di andare oltre ed elaborare/liberare finalmente un proprio linguaggio personale. Così accadde nell'anno appena trascorso con "Inside", un album introverso, cupo e monocromatico almeno quanto questo "Waters In Azure". Il blu e l'azzurro sono colori sempre ricorrenti (Steffen Basho è anche pittore e "Azure" ha per nome una serie di suoi dipinti...) e la sua musica nei momenti più alti è permeata della stessa viscerale intensità/profondità dei monocromi di Yves Klein o Rothko. Artisti peraltro a cui apertamente Steffen si è ispirato negli undici minuti conclusivi di Azure no1 con la sei corde suonata "monocromaticamente" con un solo dito della mano sinistra. Con la stessa tecnica vengono suonate anche le tre parti di One no1, mentre Inside The Rain e le prime tre tracce di Waters aggiungono più colori e sfumature grazie all'uso della 12 corde e della slide. Eppure sono proprio le ripetitività in perfetto stile strumming, in grado di ricordare più Charlemagne Palestine che non i maestri della Takoma, a toccare le corde della nostra emozione. Rod Poole è un altro nome che viene in mente. L'energia che Steffen Basho Junghans vi profonde tocca vertici finora mai raggiunti, e Azure nol non è più modello ascrivibile alle nobili scuote chitarristiche sopra citate, ma un lucido esempio di puro minimatismo, ne più ne meno.













































































































































































































































































































































































































