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14/12/2005 13:23 - Brad Mehldau
Nato a Jacksonville, Florida, il 23 agosto del 1970, ...
Brad Mehldau Nato a Jacksonville, Florida, il 23 agosto del 1970, Brad Mehldau fa parte di quella piccola ma crescente schiera di musicisti di jazz che hanno avuto successo nel mondo della musica classica prima di darsi al linguaggio jazzistico, guadagnandosi la stima ed il riconoscimento della critica in entrambi i generi. Durante gli anni dell'infanzia, la sua famiglia ha più volte traslocato (New York, New Hampshire, Georgia), finché il padre medico, quando Brad aveva 10 anni, aprì uno studio ad Hartford, nel Connecticut. Alle superiori, Brad cominciò ad ascoltare Emerson, Lake e Palmer ed altri esponenti di art rock o jazzrock fusion, poi i Weather Report, Miles Davis, la Mahavishnu Orchestra. "I Weather Report mi hanno portato a Miles Davis, che mi ha portato al primo Miles Davis e poi a John Coltrane. Successivamente, da solo, ho trovato la mia strada verso il be-bop". La sua maturità musicale gli deriva da una vita piena di musica. Ricorda egli stesso: "cominciai a strimpellare da solo il pianoforte all'età di 4 anni e a prendere lezioni a 6. Continuai fino a 14 anni, per poi frequentare la Hall High School di West Hartford, che ha una conosciutissima jazz band. Quindi la New School For Social Research di Manhattan, dove studiai con Junior Mance, Kenny Werner e Fred Hersch". E' stato anche allievo di Jimmy Cobb, che lo chiamò a suonare nella sua band Cobb's Mob. Assieme ad altri studenti, Brad iniziò a prendere parte a tournée in Usa ed Europa in varie situazioni, registrando album come sideman, tra gli altri con Christopher Hollyday e Jesse Davis. Mehldau ha anche suonato e registrato con il quartetto di Joshua Redman. Nel suo trio, costituito nel '94, Brad è affiancato dal bassista Larry Grenadier e dal batterista Jorge Rossy: hanno appena registrato per la Warner Bros, il loro ultimo CD, che segue il Vol. 1 uscito nel '97. Ma la sua apparizione sulle scene è avvenuta nel '95, con l'acclamato Introducing Brad Mehldau, anch'esso Warner Bros. Brad cita Brahms tra le sue influenze, assieme a Schubert, Beethoven e Schumann, e sul fronte jazz Oscar Peterson, Bill Evans, Wynton Kelly, McCoy Tyner, Herbie Hancock e Keith Jarrett. Brad divide ancora il suo tempo tra questi due amori, jazz e musica classica. Frequenta l'Apple Hill Music Seminar ogni estate e suona con l'Apple Hill Chamber Ensemble. Classico è il suo background anche in letteratura. Da ricordare il bellissimo Alone Together, registrato per la Blue Note in trio con Lee Konitz e Charlie Haden, in un concerto dal vivo nel dicembre 1996 a Los Angeles. Brad sta ora meditando di realizzare un intero album di brani di Lennon-McCartney: "spesso mi fanno tornare in mente i lieder di Schubert".
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14/12/2005 13:23 - BRAD MEHLDAU TRIO
(Brad Mehldau- piano, Larry Grenadier - contrabbasso, ...
BRAD MEHLDAU TRIO (Brad Mehldau- piano, Larry Grenadier - contrabbasso, Jorge Rossy - batteria) Nessuno come questo giovanissimo e schivo pianista bianco, negli ultimi anni, ha rivoluzionato il mondo del pianismo jazz. Nessuno come lui riesce a condensare in un unico, inimitabile stile, la raffinatezza armonica di Bill Evans, la ricerca introspettiva di Lennie Tristano, la coralità della polifonia, frutto dell'assidua frequentazione della musica di Bach, e la creatività ispirata di Keith Jarrett. La sua tecnica è formidabile, la sua "sinistra concertante", non si limita al puro accompagnamento, ma offre costantemente un vero e proprio dialogo con la linea melodica principale, creando spunti sempre nuovi che poi prendono vita propria e danno un senso polifonico alla composizione. Brad comincia con gli studi classici, prendendo lezioni di piano a soli sei anni. Solo più tardi, dopo gli studi con pianisti famosi come Fred Hersch e Kenny Werner, si dedica completamente al jazz. Il suo vero lancio nel mondo del jazz internazionale arriva con il tour mondiale come membro del quartetto di Joshua Redman, con cui registra MoodSwing. Subito dopo, nel 1995, il suo album debutto per la Warner dal titolo appunto Introducing Brad Melhdau, viene osannato dal Chicago Tribune, nel febbraio del 1997 arriva il secondo album The Art Of the Trio, Volume One, che ottiene un immediato consenso dalla critica dopo la sua presentazione al Village Vanguard di New York, il club che diventerà un po’ la seconda casa di Brad. In questo periodo gli studi classici permeano profondamente il suo stile, come lui stesso ammette, parlando di Young Werther (una composizione del suo primo album). "Volevo allontanarmi – afferma Melhdau - dalla solita melodia a una nota con l'accordo che la sottolinea e ho cercato di esplorare le relazioni fra molte note differenti che si muovono indipendentemente. L'intera composizione è basata su quattro note in configurazioni differenti. L'idea di generare un'intera composizione partendo da pochissimo materiale tematico mi attrae moltissimo, sulla scia dei grandi compositori classici come Beethoven e Brahms". Altre influenze riscontrabili nella filosofia musicale di Melhdau variano da Schubert e Schumann a McCoy Tyner e Hancock, fino a Davis e Coltrane. Nel 1998 arrivano Live At The Village Vanguard: The Art Of The Trio, Volume Two e Songs: The Art Of the trio, Volume Three. Quest'ultimo lavoro è stato apprezzatissimo dalla critica, per la sua estrema modernità, specialmente nei riferimenti inusuali al rock, nelle cover "River Man" di Nick Drake e "Exit Music (for a Film)" dei Radiohead, e per la naturalezza con cui Brad passa dal jazz tradizionale alla musica contemporanea. Nel quinto album Elegiac Cycle, del 1999 per la Warner, Melhdau si confronta da solo a solo con il suo strumento: tutte creazioni per piano solo, dalla risonanza quasi spirituale, intrise della limpidezza classica, ma dense di suggestioni ed emozioni. Nell'ultimo album The Art Of The Trio: Back At The Vanguard, Melhdau ritorna, insieme ai suoi fedeli compagni d'avventura, Larry Grenadier e Jorge Rossy, alla configurazione del trio. Piccola curiosità, il suo brano "Blame It On My Youth" fa parte della colonna sonora dell'ultimo capolavoro di Stanley Kubrick, "Eyes Wide Shut".
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14/12/2005 13:23 -
BRAD MEHLDAU TRIO
(Brad Mehldau- piano, Larry Grenadier - contrabbasso, ...
BRAD MEHLDAU TRIO (Brad Mehldau- piano, Larry Grenadier - contrabbasso, Jorge Rossy - batteria) Nessuno come questo giovanissimo e schivo pianista bianco, negli ultimi anni, ha rivoluzionato il mondo del pianismo jazz. Nessuno come lui riesce a condensare in un unico, inimitabile stile, la raffinatezza armonica di Bill Evans, la ricerca introspettiva di Lennie Tristano, la coralità della polifonia, frutto dell'assidua frequentazione della musica di Bach, e la creatività ispirata di Keith Jarrett. La sua tecnica è formidabile, la sua "sinistra concertante", non si limita al puro accompagnamento, ma offre costantemente un vero e proprio dialogo con la linea melodica principale, creando spunti sempre nuovi che poi prendono vita propria e danno un senso polifonico alla composizione. Brad comincia con gli studi classici, prendendo lezioni di piano a soli sei anni. Solo più tardi, dopo gli studi con pianisti famosi come Fred Hersch e Kenny Werner, si dedica completamente al jazz. Il suo vero lancio nel mondo del jazz internazionale arriva con il tour mondiale come membro del quartetto di Joshua Redman, con cui registra MoodSwing. Subito dopo, nel 1995, il suo album debutto per la Warner dal titolo appunto Introducing Brad Melhdau, viene osannato dal Chicago Tribune, nel febbraio del 1997 arriva il secondo album The Art Of the Trio, Volume One, che ottiene un immediato consenso dalla critica dopo la sua presentazione al Village Vanguard di New York, il club che diventerà un po’ la seconda casa di Brad. In questo periodo gli studi classici permeano profondamente il suo stile, come lui stesso ammette, parlando di Young Werther (una composizione del suo primo album). "Volevo allontanarmi – afferma Melhdau - dalla solita melodia a una nota con l'accordo che la sottolinea e ho cercato di esplorare le relazioni fra molte note differenti che si muovono indipendentemente. L'intera composizione è basata su quattro note in configurazioni differenti. L'idea di generare un'intera composizione partendo da pochissimo materiale tematico mi attrae moltissimo, sulla scia dei grandi compositori classici come Beethoven e Brahms". Altre influenze riscontrabili nella filosofia musicale di Melhdau variano da Schubert e Schumann a McCoy Tyner e Hancock, fino a Davis e Coltrane. Nel 1998 arrivano Live At The Village Vanguard: The Art Of The Trio, Volume Two e Songs: The Art Of the trio, Volume Three. Quest'ultimo lavoro è stato apprezzatissimo dalla critica, per la sua estrema modernità, specialmente nei riferimenti inusuali al rock, nelle cover "River Man" di Nick Drake e "Exit Music (for a Film)" dei Radiohead, e per la naturalezza con cui Brad passa dal jazz tradizionale alla musica contemporanea. Nel quinto album Elegiac Cycle, del 1999 per la Warner, Melhdau si confronta da solo a solo con il suo strumento: tutte creazioni per piano solo, dalla risonanza quasi spirituale, intrise della limpidezza classica, ma dense di suggestioni ed emozioni. Nell'ultimo album The Art Of The Trio: Back At The Vanguard, Melhdau ritorna, insieme ai suoi fedeli compagni d'avventura, Larry Grenadier e Jorge Rossy, alla configurazione del trio. Piccola curiosità, il suo brano "Blame It On My Youth" fa parte della colonna sonora dell'ultimo capolavoro di Stanley Kubrick, "Eyes Wide Shut".
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14/12/2005 13:23 - BRAD MEHLDAU
Back At The Vanguard
Siamo già al quarto volume della ...
BRAD MEHLDAU Back At The Vanguard Siamo già al quarto volume della serie "Art Of The Trio", senza contare l'album-solo. I giudizi entusiastici e il giusto clamore seguiti alla scoperta delle musicalissime doti di Brad Mehldau, giovane pianista assurto alle vette del Messia, rischiano di frenarne lo slancio creativo e la concentrazione. Tanti dischi in pochi mesi sono dettati da una pura speculazione commerciale, anche perchè la scena del jazz oggi è talmente priva di stelle che brillano di luce propria. Di quest'ultimo disco, registrato ancora una volta dal vivo al Village Vanguard di New York, non ce n'era proprio bisogno. Anche perché Mehldau sembra meno felice di altre volte, perso nel rincorrere le note e le idee senza l'estatico stato di grazia del recente passato. I suoi compagni di trio Larry Grenadier al contrabbasso e Jorge Rossy alla batteria lo seguono sempre con felice intesa, ma la musica non decolla. Nelle note di copertina Brad si dà da fare con argomentazioni tecnico-musicali per rigettare al mittente l'accusa di essere troppo Bill Evans-dipendente, ma sembra un esercizio sterile, che non cancella un'indubbia e forse inevitabile dipendenza "sonica".
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14/12/2005 13:23 - BRAD MEHLDAU
Elegiac Cycle
Dopo i suoi apprezzati dischi in trio, il ...
BRAD MEHLDAU Elegiac Cycle Dopo i suoi apprezzati dischi in trio, il pianista Brad Mehldau affronta in mistica solitudine il suo primo solo-album colmo di rapsodica, lirica, elegiaca beatitudine. Un racconto alla ricerca dell'estasi descritto, quasi distillato in nove affascinanti capitoli. Tutti brani originali dell'inquieto Brad, niente standard, improvvisati con una concentrazione assoluta dalla quale affiora tutta la sua cultura del passato più o meno recente, da Beethoven, Schumann e Brahms fino a Bill Evans, John Coltrane e Keith Jarrett. Mai come in Elegiac Cycle si mischiano e si confondono i riferimenti alla classica e al jazz. Fragile, pieno di dubbi, ma con grande onesta Brad Mehldau cita il suo prediletto Thomas Mann, ma anche Oscar Wilde, Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs, ribadendo tutto il suo amore (e la dipendenza) per (e da) i musicisti favoriti. E' difficile inventare qualcosa di nuovo oggi, specie in un'attitudine come il jazz che nella libertà più estrema sembra aver bruciato tutte le carte a disposizione. Inguaribile romantico, disincantato nostalgico senza eccessiva retorica Mehldau non si vergogna di suonare elegiaco tributando evidenti debiti di riconoscenza a Goodbye Pork Pye Hat di Charler Mingus, Alabama di John Coltrane, You Must Believe In Spring di Bill Evans o Blame It On My Yout del Chet Baker più sdentato. Decadente? Crepuscolare? Feticista? A volte, nei troppi concerti che fa da quando l'hanno scoperto, non trova l'ispirazione e resta solo l'involucro del romanticone chopiniano. Ma è come la dannazione di Faust che vende l'anima al diavolo per continuare a creare arte sempre nuova ed emozionante. L'emozione, la forza di trovare sempre l'ispirazione giusta forse sono concetti antichi e superati, ma Brad non sembra avere nessuna voglia di rinunciarci.
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14/12/2005 13:23 - BRAD MEHLDAU Places
Il più richiesto pianista jazz del momento continua ...
BRAD MEHLDAU Places Il più richiesto pianista jazz del momento continua a viaggiare e a registrare dischi, non solo a suo nome. Corteggiato un po' da tutti, ha inciso di recente con altri leader di rango come Charles Lloyd e John Scofield, mentre la sua già corposa discografia aggiunge sempre nuovi pezzi alla collezione. Questo ennesimo album si avvantaggia di tutti originali concepiti dallo stesso Mehldau, che provengono dai personali taccuini di viaggio e sono dedicati a diverse città visitate in tour: Los Angeles, Madrid, Amsterdam, Parigi, Perugia, dove il lirico pianista ha soggiornato a lungo. Ricordiamo che Brad è stato praticamente scoperto a "Umbria Jazz". In trio con i bravissimi Larry Grenadier al contrabbasso e Jorge Rossy alla batteria o tutto solo al piano, Brad Mehldau abbozza quadretti molto suggestivi, ricchi di pathos e di swing, e torna finalmente ai livelli di grazia e ispirazione che lo avevano graziato all'inizio.
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14/12/2005 13:23 - BRAD MEHLDAU Places
Emotivamente, sensazioni affini emergono durante l'ascolto di Places, ...
BRAD MEHLDAU Places Emotivamente, sensazioni affini emergono durante l'ascolto di Places, nuovo disco dello stakanovista Brad Mehldau. Superbo pianista, solido lettore e fine pensatore, allega al disco - come già fatto nel recente Elegiac Cycle- un libretto contenente un saggio, questa volta su musica e luoghi, come il titolo lascia evincere. Accompagnato dai soliti Larry Grandier (basso) e Jorge Rossy (batteria) - perciò prossimo ai volumi denominati The Art of Trio più che al suddetto"cicio elegiaco" Mehldau dissemina dediche a Madrid, Parigi e Los Angeles. Anche se la più sentita- leggere e poi sentire per credere - è rivolta a Perugia.
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14/12/2005 13:23 - BRAD MEHLDAU TRIO Progression
Questo è il volume 5 della serie ...
BRAD MEHLDAU TRIO Progression Questo è il volume 5 della serie "Art of the trio", registrato ancora una volta dal vivo al Viliage Vanguard di New York esattamente un anno fa. Meglio non dire a Brad Mehldau che fa troppi dischi, altrimenti si arrabbia. Risponde seccato che non è una superstar a caccia di soldi e vuole solo documentare le sue imprese strada facendo. Messa così, è giusto, anche se il pianista americano costringe i suoi ammiratori a continui sacrifici economici. Questo doppio album riproduce bene il clima più intimo e romantico caro alla stella nascente dei jazz, chiaramente indebitato con i maestri del lirismo pianistico che l'hanno preceduto. Nel celebre scantinato del Greenwich Village, Brad e i suoi ottimi partner Larry Grenadier e Jorge Rossy sono piuttosto ispirati. Tra le ballads prescelte figurano temi seducenti come Cry ma a river, Secret love, Long ago and far away, How long has this been going on? e altri di simile calibro. Anche senza guizzi fulminanti, è una musica raccolta che s'insinua dolcemente, come una ricetta collaudata già sentita altre volte, ma tutt'ora balsamica.
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14/12/2005 13:23 - BRAD MEHLDAU Live in tokyo NONESUCH RECORDS 2004 Brad Mehldau ...
BRAD MEHLDAU Live in tokyo NONESUCH RECORDS 2004 Brad Mehldau sta ormai sfornando dischi con la prolificità di una popstar, uno all'anno: d'altronde, grazie alla visibilità che si è guadagnato, è in grado di reggere e alimentare i ritmi del mercato, se non addirittura di un suo mercato con un pubblico che gli appartiene ormai di diritto. A stupire non sono tanto la scaletta o la curiosità destata dalle cover, ma piuttosto il modo con cui Mehldau le ha ormai fatte proprie: questi pezzi sono ormai per lui degli standards, che, a forza di essere interpretati, gli appartengono, sono parte integrante e determinante della sua musica. Se si ascoltano le otto tracce senza interruzione, senza badare ai credits o ai numeri sul display, si può riconoscere una sola voce. C'è una luminosità sottile che pervade tutto il disco, a partire da "Things behind the sun" fino a "River man": il tocco di Mehldau lascia respirare i pezzi e ne libera ciclicamente piccoli squarci, con una disciplina intuitiva che non pone né domande né risposte. Il centro della performance è una "Paranoid android" di oltre diciannove minuti, che vanno oltre l'improvvisazione giocando con le ripetizioni e con gli echi stessi del piano in una sorta di tormento mistico. "Live in Tokyo" è la prova della forma fisica e spirituale che Brad Mehldau è in grado di raggiungere col pianoforte, seguendo gli insegnamenti dei suoi "maestri". - www.bradmehldau.com - Info: EMMECI S.R.L. Mr. Patrizio Chiozza Piazza G.Marconi, 16, Grottazzolina, Fermo 0734 632862 www.emmeci.biz










































































