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14/12/2005 13:23 - Simple Minds
"Neapolis" il riflesso di qualche notte caprese nel sound ...
Simple Minds "Neapolis" il riflesso di qualche notte caprese nel sound corposo di una band che guarda al suo passato per ritrovare una forte identità da lanciare verso il futuro. I Simple Minds sono tornati con la voglia di regalare nuova consapevolezza alla loro musica. Dopo averne denaturato il carattere seguendo la logica del cambiamento, Jim Kerr e Charlie Burchill hanno ripreso il filo dell'ispirazione. E il nuovo album rilancia il suono copioso dei Simple Minds oltre le vette storiche dei primi album degli anni ottanta. "Neapolis" rappresenta il ritorno al futuro di una band importante che ha regalato alla musica di quest'ultimo ventennio la migliore stilizzazione del pop elettronico ad alto potenziale commerciale. Un gruppo di fama planetaria i Simple Minds, una realtà che si è trovata nella necessità di corrispondere al gusto di milioni di fans, ma oggi sembra voler uscire dalla logica della musica che gira intorno, per riappropriarsi di un carattere musicale del tutto peculiare. Sono nove i frammenti sonori di "Neapolis", Jim Kerr descrive l'album come un viaggio, e non a caso le canzoni hanno una particolare dinamicità, e sono state pensate e realizzate in giro per il Mondo. Il viaggio comincia da "Song For The Tribes", ma è "Glitterball" il singolo della riconciliazione con le onde sonore dei primi album dei Simple Minds. I brani sono lunghi e atmosferici, e rilanciano lo sguardo di Kerr e compagni lungo le direttrici del suono elettronico, di stretta marca europea. Ecco uno dei caratteri forti di "Neapolis": il suono. Qualcosa che coltiva un rapporto privilegiato con il passato, anche se identifica una destinazione rigidamente contemporanea. Una destinazione più astratta, se vogliamo. Canzoni come "War Babies", "Superman V Supersoul" o "Lightning" mescolano la naturale intensità della band con il gioco favorito dei campionamenti, e la rigida progressione delle sequenze ritmiche. Ed il gioco vale la candela: ancora una volta l'elettronica estatica dei Simple Minds si appresta a conquistare il pianeta.
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14/12/2005 13:23 - SIMPLE MINDS Neon Lights
Il nuovo album dei Simple Minds è ...
SIMPLE MINDS Neon Lights Il nuovo album dei Simple Minds è un quaderno di cover, un po' per gioco e un po' per polemica: «Con tanta gente che fa campionamenti della nostra musica, ci è sembrato giusto tornare alle origini, a quando da ragazzi facevamo i brani degli altri». Chissà se è una buon'idea (commerciale), certo che i dubbi non mancano. Se è apprezzabile il ventaglio dei brani scelti, dai '60 agli '80, più discutibile è il paesaggio in cui, invariabilmente, sono immersi: un grigiometallico tecnopop che finisce per togliere energia a un colosso come Gloria o pathos a un brano struggente come The needle & the damage done. In repertorio anche Bowie, i Roxy Music, Echo & The Bunnymen, Patti Smith; e un Morrison sfregiato (Hello I Love you), e i Velvet truccati molto vistosamente (All tomorrow's parties).
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14/12/2005 13:23 - SIMPLE MINDS
I Simple Minds nascono nel 1978 a Glasgow in ...
SIMPLE MINDS I Simple Minds nascono nel 1978 a Glasgow in Scozia quando il cantante Jim Kerr ed il chitarrista Charlie Burchill decidono di fondare un gruppo musicale che esplori, senza pregiudizio alcuno, i diversi modi e mondi della musica della fine degli anni ’70. I primi album, come Life in a day e Real to real cacophony, mostrano infatti due facce completamente diverse dello stesso sodalizio musicale: tanto accessibile ed orecchiabile il primo quanto oscuro, affascinante e sperimentale il secondo. Nel frattempo i Simple Minds si “allargano” e nel gruppo vengono coinvolti il bassista Tony Donald, il tastierista Michael McNeil ed il batterista Brian McGee (poi sostituito alla fine degli anni ’80 da Mel Gaynor). I successivi lavori discografici (Sons and affascination e Sister feelings call, entrambi del 1981) fanno aumentare di molto la popolarità della band che è poi definitivamente consacrata al successo con New gold dream e Sparkle in the rain (1982-1984). Dopo Live in the city of light (1987), Street fighting years (1989) e Real life (1991) i Simple Minds vivono un momento di appannamento. Il loro tratto distintivo, la continua ricerca di nuove “possibilità” sonore e musicali, sembra avere uno sbandamento. Parte della critica musicale li abbandona e le vendite Neapolis (1998) confermano che il momento di maggior richiamo ed attenzione da parte del grande pubblico è finito. Jim Kerr decide di prendersi un serio periodo di riflessione. Solo nel 2001 Kerr e Burchill tornano in attività (mentre gli altri componenti il gruppo si sono oramai dispersi) con l’album di cover Neon Lights, molto apprezzato dalla critica e dal pubblico più affezionato (nell’ordine comunque delle decine di milioni) fino al 2002 quando, con un autentico colpo di scena, esce il cd Cry, autentico capolovaro che si presenta come punto di partenza per la costruzione di una nuova identità per i Simple Minds, creata senza rinnegare il glorioso passato. Una nuova, fresca ed autentica curiosità pervade Cry che, oltrettutto, vede anche la partecipazione di altri artisti fra cui, per esempio, i Planet Funk che firmano la canzone One step closer. Jim Kerr, molto amico di Franco Battiato che ha sempre considerato i Simple Minds un grande gruppo guidati da una grande mente, ha anche partecipato alla canzone Running against the grain, il singolo di Ferro Battuto (2001), l’ultima fatica del compositore catanese.
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14/12/2005 13:23 - SIMPLE MINDS “Cry” (Eagle Records/Edel)
Jim Kerr ha sempre ragione, anche ...
SIMPLE MINDS “Cry” (Eagle Records/Edel) Jim Kerr ha sempre ragione, anche quando sbaglia. Dopo le prove incolori degli anni ’90, “Good news from the next world” e “Neapolis”, l’eroe scozzese divenuto superstar due decenni or sono (ma, per davvero, chi erano Andy Warhol e Edie Sedgwick al suo confronto?) aveva annunciato un ritorno alle magnifiche/magnetiche/sublimi sonorità di “Empires and dance” (’80) e “Sons and fascination” (’81): ed eccolo il suo errore, un errore di valutazione e finanche di interpretazione, visto e considerato che questo ritorno segna sì la rinascita dei Simple Minds, ma non a partire da quei due pilastri della new wave, bensì dal loro capolavoro assoluto, quel “New gold dream” (‘82) che ha segnato un’epoca, inventando di fatto l’epico rock elettronico che nessun’altra band ha poi bissato, e che ha anticipato profeticamente, e di molto, da una parte la techno di Detroit, la progressive dei club europei, l’acid house italiana (vi dice niente il remix “Open your mind” di “New Gold Dream” firmato dai nostrani U.S.U.R.A nel ’92 e recentemente ripreso?), dall’altra gli shoegazers e certo brit pop, i Chemical Brothers, gli Underworld, il big beat, e Dio solo sa quant’altro. Un giorno bisognerà che qualcuno faccia una seria ricostruzione filologica di tutto questo: non certo l’intellighenzia rock indie, che ha defenestrato Jim Kerr e Charles Burchill a partire da “Once upon a time” (’85), ritenuto colpevole di “americanizzare” il loro mirabile sound, quando invece quel disco era un momento di transizione verso un’opera cruciale come “Street fighting years” (’89), un disco pacifista e dedicato ai popoli oppressi, contenente inni come “Mandela Day” e “Biko”, storie memorabili di pathos, libertà e utopia che nessun altro ha poi replicato, per manifesta inferiorità tecnica, lirica e compositiva. E oggi, dopo che Cure e U2 hanno praticamente abdicato, seguiti a ruota - con sommo nostro dispiacere - dai Depeche Mode, restano solo loro ad avere quell’impatto da stadio, quel sound monumentale e spaziale, che riempie le orecchie e il cuore, e che ci fa sognare e star bene. “Cry” è un disco bellissimo, raffinato e romantico, con uno stile unico e letteralmente inimitabile, perché consequenziale ad una tecnica affinata giorno dopo giorno, in venticinque anni di onorata carriera (e altrettanti milioni di dischi venduti: ecco spiegate invidia e stroncature…). L’iniziale title track, con suggestivo video allegato, memore di Fritz Lang e dell’espressionismo cinematografico, ruota vorticosa e stellare attorno alla voce cristallina ed impareggiabile di Jim, mentre le continue invenzioni di Charles suggellano uno dei singoli dell’anno; “New Sunshine Morning” veleggia atmosferica tra Shamen, ambientazioni liquide e incastri stellari; “Laze Lately” armeggia arguta col glam rock dei padri Roxy Music; “One step closer” ha l’incedere presuntuoso di chi se lo può permettere; “Cry again”, reprise acustica, ricorda a Bono Vox come si scrive una canzone essenziale. Vi è pure qualche caduta di tono, ma il rock aveva bisogno di “Cry”, perché i Simple Minds sono il rock. E non credete troppo a chi distingue a ogni pié sospinto tra “mainstream” e “alternative”, non ne vale proprio la pena, quando si ascolta musica come quella di codesti maestri… (www.simpleminds.com, www.eagle-rock.com, www.edel.it).
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14/12/2005 13:23 - SIMPLE MINDS Cry
Si erano eclissati da tour e concerti nel ...
SIMPLE MINDS Cry Si erano eclissati da tour e concerti nel 1995 i Simple Minds, demotivati e un po' scarichi davanti a uno scenario rock in evidente carenza di ossigeno. Si ripresentano adesso rinfrancati, in parte rinnovati con l'ultimo album Cry, che apre le porte ai contributi estemi di musicisti italiani, con sonorità techno-dance molto attuali e vaghe reminiscenze elettro-pop degli inizi. Dodici canzoni che non annoiano e rilanciano la band scozzese anche dal vivo. Nell'anno del venticinquesimo anniversario, i Simple Minds superstiti Jim Kerr e Charlie Burchill ripartono dal Clyde Auditorium di Glasgow dove tutto è cominciato. Dieci date nel Regno Unito e poi, senza faticare troppo, altre ben dosate apparizioni in Europa, America, Giappone e Australia. Più che una rockstar, Jim Kerr è oggi una persona amabile che si gode la vita, con tempi di lavoro molto più umani e una sana apertura alle amicizie e agli incontri fuori dall'asfittico ambiente del rock'n'roll. A 42 anni, l'intenso cantante-leader sente che non c'è più bisogno di fingere. Meglio raccontare le cose come stanno, anche del periodo difficile che i Simple Minds hanno attraversato e, per fortuna, superato: «E' stata la prima volta nella vita che ho perso la passione per la musica. Forse tre anni fa me ne sono allontanato, ma senza scoraggiarmi troppo. Dopo vent'anni e più, ho vissuto un'estraniazione quasi fisiologica dalla band. E' successo anche a Charlie, siamo amici da quando avevamo otto anni. Abbiamo frequentato le stesse scuole a Glasgow. La musica è importante, ma non è, non può essere tutto. Come lo era per Michael Hutchence, un amico scomparso. Con tutto il rispetto per lui, a 40 anni non voglio ridurmi così, mi sono detto». E ha chiesto asilo alla Sicilia? «A Taormina. In futuro voglio vivere lì, sistemate le pendenze che ho in Scozia. Ho in mente di aprire un piccolo hotel a Madonna Rocca con alcuni amici siciliani, L'influenza dell'Italia si sente anche nell'album. Molti gruppi e musicisti in America e in Inghilterra hanno occhi e orecchi chiusi verso il resto del continente. Dimenticano che la storia del rock è stata scritta anche da realtà molto importanti come i Kraftwerk, Neu, Can e altre. Per me la conoscenza della vostra musica è avvenuta per gradi. Gli amici mi hanno introdotto prima a Pino Daniele, a Franco Battiato, fino alle cose più commerciali di Zucchero. Ho scoperto un gusto per la melodia molto emozionale, l'impronta forte e inconfondibile delle canzoni italiane. Sono entrato in contatto con i napoletani Planet Funk e altri dj di dance-techno-house a Taormina. E' stato così che ho riscoperto il divertimento di fare musica, anche nelle pause di studio con interminabili partite a calcetto». Gli stessi Planet Funk, che ora pubblicano l'album Non-Zero Sumness, hanno lasciato un'impronta tangibile e suggestiva nel vostro Cry. «Bisogna ascoltarli, fanno un pop-dance orchestrale che ricorda a volte perfino i Pink Floyd migliori». I nuovi Simple Minds con un'attitudine più fresca e stimolante. Non è stato facile per Charlie ed io graffiare ancora, ma la musica di Cry è un risultato evidente che ora tutti possono apprezzare. In tour proporremo un equilibato mix dei vecchi successi e dei nuovi pezzi».






















































































































