Umbria Rock Festival a Massa Martana (PG)
Trasimeno Blues, località Lago Trasimeno (Perugia, Umbria)

Goran Bregovic

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GORAN BREGOVIC

Champagne for Gypsies è il titolo del nuovo disco di Goran Bregovic uscito il 24 settembre 2012 e che rappresenta la seconda parte del progetto Alkohol. L'originalità di Champagne for Gypsies è costituita dalle numerosissime collaborazioni tra Goran Bregovic ed altri noti musicisti internazionali gitani. Il disco nasce dal desiderio del compositore balcanico di invitare i più importanti rappresentanti musicali di etnia “Romani” recentemente vittime di forti pressioni in tutta Europa (espulsioni dalla Francia e dall'Italia, roghi di abitazioni in Ungheria e violenze in Serbia). Tra le tante collaborazioni, il duetto con famosissimo ensemble musicale zingaro The Gipsy Kings, che costituisce il singolo di lancio dell'album dal titolo “Balkaneros” e con Eugene Hütz, vocal leader del popolarissimo gruppo “gypsy punk” Gogol Bordello. Si aggiungono inoltre collaborazioni con Florin Salam (popolare musicista manele dalla Romania), Stephan Eicher (cantautore svizzero) e con l'artista irlandese Selina O'Leary. Champagne for Gypsies è anche il titolo del nuovo tour di Bregovic durante il quale verranno presentati i nuovi brani in aggiunta ai grandi classici amati e conosciuti dal pubblico. www.goranbregovic.rs http://www.facebook.com/goranbregovic

Tutti gli eventi di Goran Bregovic in concerto







Testi in archivio:

  • 14/12/2005 13:23 - GEORGE DALARAS/GORAN BREGOVIC "Thessaloniki To Giannena With Two Fabric Shoes Il disco ...

    GEORGE DALARAS/GORAN BREGOVIC "Thessaloniki To Giannena With Two Fabric Shoes Il disco realizzato da Bregovic con il grande cantautore greco alla fine dell'anno scorso è ora disponibile sul mercato internazionale. Impropriamente definito lo Springsteen ellenico, Dalaras ha voluto enfatizzare chiamando al suo fianco il maestro bosniaco, le colorazioni di "rembetiko" con cui ha sempre venato la sua musica e di cui anche Bregovic è un fanatico ammiratore. Così i sapori più orientali della Grecia si mischiano con la musica degli zingari dell'Europa orientale che Bregovic ha saccheggiato a volontà nelle memorabili colonne sonore dei film di Kusturica. Non tutte le canzoni del disco sono ugualmente avvincenti, ma quando i due artisti fanno centro (in una mezza dozzina di canzoni) il risultato è assolutamente sorprendente (come nel brano in cui ospitano l'algerino Rachid Taha).

  • 14/12/2005 13:23 - Nato a Sarajevo, da madre serba e padre croato, Goran ...

    Nato a Sarajevo, da madre serba e padre croato, Goran Bregovic, dopo il conservatorio, dove studia senza entusiasmo il violino, fonda il suo primo gruppo rock a 16 anni, e diventa rapidarnente un abitué degli ambienti artistici bosniaci dove, nella metà degli anni '70, incontra Emir Kusturica, all'epoca cineasta amatoriale e bassista di un gruppo rock. Il legame che unisce Goran Bregovic a Emir Kusturica non ha nulla a che vedere con un'infatuazione o con una situazione di circostanza. Al di là della loro collaborazione professionale, già coronata dal successo de Il tempo dei Gitani, Arizona Dream e Underground esiste tra i due un legame molto forte. Compositore istintivo, Goran ha volontariamente lasciato in cantina tutti i miraggi dell'ultra-sofisticazione e del perfezionismo che troppo spesso relegano le musiche da film al rengo di semplici illustrazioni sonore. Le sue cornposizioni, al contrario, prendono in prestito dal folklore misconosciuto dei Balcani ciò che vi è di più selvaggio, in una parola, di più vivo. Prime sbandate, prime bevute e, soprattutto, stesso amore smodato verso il rock. "Il rock all'epoca aveva un ruolo fondamentale nella nostra vita. Era la sola possibilità che avevamo per fare udire la nsotra voce, di esprimere puibblicamente il nostro malcontento senza rischiare di finire in prigione o quasi...". Dopo il tempo della contestazione venne quello del rientro a scuola. Praga, per frequentare la prestigiosa scuola di cinema; Goran proseguì invece gli studi di filosofia e di sociologia che l'avrebbero portato certamente ad insegnare se l'enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti. Seguono qundici anni col suo gruppo White Button, durante i quali Goran interpreterà fino alla nausea il ruolo dell'idolo giovanile, un ruolo sfibrante da cui si libera alla fine degli anni '80, quando compone la colonna sonora de Il tempo dei Gitani. A Bregovic si deve ancora la musica di Underground, il penultimo film di ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes, in cui ha attinto allo straordinario repertorio delle fanfare d'ottoni balcaniche. Da quando, nel 1985, abbandonò il rock puro, Bregovic non ha più eseguito musiche dal vivo. Egli ha quindi preparato un concerto con un programma di sue composizioni per il cinema. Le partiture che ha scritto per l'occasione prevedono un organico molto numeroso che comprende il suo ensamble, composto da strumentisti e cantanti tradizionali, oltre ad una fanfara di ottoni, con l'aggiunta d'archi e un coro di voci maschili. Il concerto è già stato eseguito, negli ultimi due anni, con grandissimo successo nelle principali città europee.

  • 14/12/2005 13:23 - Parigi -I1 14 aprile sarà per Goran Bregovic una data ...

    Parigi -I1 14 aprile sarà per Goran Bregovic una data importante: quel giorno tornerà a Sarajevo, vedrà la sua città dopo la guerra, vedrà le facce della gente le finestre ancora cieche, la neve che si scioglie sulle colline divenute cimiteri senza recinti. Arrivando nel palazzo dello sport di Skenderjia, dove terrà il suo pnimo concerto dopo anni, Bregovic passerà sotto i pennoni in cima ai quali sventola la nuova bandiera bosnia- ca. Chissà se anche lui, come i suoi ex concittadini, noterà lo stridore dei colori con la vita circostante: il giallo vivace e l'azzurro elettrico infranti contro tutto quel grigio. Bregovic è preparato alla grande emozione del ritorno, sa quello che troverà. "La guerra è stata una grande produzione televisiva" dice, seduto a un tavolo del "Père tranquille", il padre tranquillo, un caffè delle Halles il cui nome, in passato, deve essergli sembrato quasi un rifugio. Goran Bregovic vive a Parigi dal 1992, cioè dall'inizio della guerra in Bosnia. Lui ed Emir Kusturica erano in Francia insieme, stavano lavorando ad "Arizona dream" quando da Sarajevo arrivarono le prime brutte notizie. "Rimanemmo qui. Anni fa avevo comprato una casa e aperto un piccolo conto in banca. La guerra scoppiò e mi ritrovai solo, con pochi soldi, ma al sicuro. Avevo la musica, potevo lavorare. Mia moglie però era rimasta a Sarajevo. Visse per mesi nei tunnel sotterranei, poi riuscì a fuggire. Ancora oggi la notte si sveglia urlando". Suo padre è croato, sua madre è serba, sua moglie è musulmana di Bosnia. Lei è nato e vissuto a Sarajevo. Cosa ha pensato della guerra? "Quello che penso ancora oggi: che è stata una follia come tutte le guerre, una lotta per il potere nella quale è stata coinvolta gente innocente. Prima della guerra, con Kusturica e altri artisti avevamo fatto concerti, manifestazioni per mettere in guardia gli yugoslavi dai nazionalismi. Sentivamo che qualcosa di molto grave stava per accadere. Nessuno ci ha ascoltato. E quando la guerra è scoppiata, e mi ha sorpreso all'estero, ho scelto di non ritornare. Mi hanno accusato di non aver preso una posizione. Ma non era la mia guerra; per chi avrei potuto combattere? E contro chi? La mia famiglia era sparsa per tutta la Yugoslavia. A un certo punto i serbi si appropriarono di "Ederlezi", un brano popolare che avevo riarrangiato nella musica di "Il tempo dei gitani" di Kusturica. A Belgrado cantavano quella canzone allo stadio, nelle cerimonie pubbliche, era diventata una specie di inno. E io, nato a Sarajevo, fui considerato un nemico della mia gente». La sua carriera è iniziata con il rock. Negli anni 70 lei era il chitarrista dei Bijelo Dugme, i Bottone Bianco, la band più famosa della Yugoslavia. Oggi le sue musiche ripercorrono la tradizione dei Balcani. Dalle chitarre elettriche agli ottoni stonati il passo non è breve. "Ero stufo della vita da rockstar, essere un idolo dei giovani era diventato faticoso. Al successo paghi prezzi altissimi, anche in un posto sperduto e arretrato come la Yugoslavia. Cambiare musica non è stato poi traumatico: il nostro yugorock era già pieno di elementi popolari". La guerra ha cambiato la sua musica? "La guerra ha cambiato tutto. Ha tirato fuori l'energia nascosta nella gente. Io ho scoperto di amare il lavoro. Prima ero pigro, indolente. Ero un musicista ricco, facevo un disco ogni tre anni e vendevo milioni di copie. Vivevo molti mesi in una casa in montagna, in una stazione sciistica alla moda, che ora è nella Republica Srbska. Volevo comprare una casa su un'isola per abbandonare il mondo. E' arrivata la guerra e mi sono ritrovato solo in un paese straniero. L'energia è tornata". Nei suoi quattro dischi pubblicati in Europa ("Il tempo dei gitani", "Arizona dream", "La regina Margot" e "Underground"), alla musica degli zingari, balcanica e popolare per eccellenza, lei unisce il rock, la classica, la musica cristiana ortodossa, anche la morna di Cesaria Evora... "Credo che il fatto di non essere molto colto musicalmente sia per me un vantaggio. Mi lascia la libertà di scegliere tra tanti generi. Devo dire però che il mio è un lavoro di squadra, un vero laboratorio musicale. Sono circondato da specialisti in computer, orchestratori, musicologi. Quando ero una star del rock cercavo la solitudine, ora mi piace lavorare con gli altri". Non trova che, dal punto di vista musicale, Parigi sia una città piena di tentazioni? "Non è solo questo che mi piace. Io sono molto attaccato alla musica balcanica, ai violini, agli ottoni, a quel suono vivo, carnale, sbrindellato. La mia orchestra discende dalla tradizione militare della prima guerra mondiale, è semiprofessionale e di solito suona a matrimoni e funerali. Ma amo Parigi perché è l'unico posto dove si possa essere artista e yugoslavo. In qualsiasi altra città d'Europa potresti essere idraulico e yugoslavo, operaio e yugoslavo, non artista". Però il suo studio è ancora a Belgrado. "A Parigi, per motivi economici, non avrei mai potuto costruire uno studio di quel livello. E poi non sono francese, parlando la mia lingua lavoro meglio". Di quale nazionalità è oggi Goran Bregovic? "Ho due passaporti, potrei averne tre. Ma questo per me non conta, è una formalità. Io mi sento yugoslavo. Il problema del mio paese è la povertà, è la gente che ancora muore di tubercolosi. Era così nel '92 ed è così oggi. La guerra non ha cambiato niente». La coppia Kusturica-Bregovic è considerata come Fellini-Rota, Greenaway-Nyman, Leone-Morricone. Per il nuovo film di Kusturica però, lei non ha composto le musiche. Che cosa è accaduto? "Niente di drammatico. Un distacco salutare. Da anni Emir lavorava con gli stessi quattro amici: il direttore della fotografia, lo scenografo, il montatore e io. Per il nuovo film ha scelto un'altra squadra. Credo che gli farà bene. Cambiare fa sempre bene".

  • 14/12/2005 13:23 - GORAN BREGOVIC WEDDINGS & FUNERAL BAND Dai ritmi irresistibili di "Kalashnikov" alla ...

    GORAN BREGOVIC WEDDINGS & FUNERAL BAND Dai ritmi irresistibili di "Kalashnikov" alla musica di Bartòk e Morricone, al jazz, alle armonie acide vellutate della vocalità bulgara, dai ritmi del folklore slavo alla polifonia sacra ortodossa e le pulsazioni elettroniche del pop moderno passando dai ballabili di "Underground" alle sonorità cupe e solenne dei brani per il film "La Regina Margot", l'artista bosniaco compie il miracolo di creare una "musica del mondo" senza grandi mediazioni intellettuali, viscerale e a suo modo colta.

  • 14/12/2005 13:23 - GORAN BREGOVIC Music For Films - Songbook Nella musica di Bregovic ...

    GORAN BREGOVIC Music For Films - Songbook Nella musica di Bregovic respirano il tempo, le stagioni, la speranza di gente smarrita al crocevia della cultura balcanica. Pulsano gioia e ritmi imperfetti, dolore lancinante e fresca confusione. Il suono è un torrente impetuoso di affetti, di ironia e dramma. Un fiume che all'occorrenza sa quietarsi nell'ansa dell'amarezza per poi riprendere la sua corsa e diventare di nuovo fonte di vita e di speranza. E' musica sovrabbondante quella di Bregovic, capace di sedurre i sensi e blandirli con leggerezza e prepotenza. Usa un'incredibile quantità di stumenti e mescola altrettanti stili e tecniche, per raggiungere il fine di una comunicazione fascinosa e diretta. Ha un ché di antico e al tempo moderno, di autenticamente popolare e al tempo "costruito", scritto. Bregovic del resto è un compositore di talento, capace di far sedimentare nelle sue composizioni folklore acido di terra e canzone, suggestioni colte e umori popolari. Di madre serba e padre croato, Bregovic nella Yugoslavia di Tito era una rockstar idolatrata da tutti; negli anni Novanta ha poi conosciuto il successo internazionale, firmando tre importanti colonne sonore per Kusturica. Quello che nel frattempo avveniva nella sua terra ha lasciato traccia evidente nella sua musica. "Music For Films" esplora a 360° il contributo offerto al cinema, non solo di Kusturica ("Time Of The Gipsies", "Arizona Dream", "Underground"), ma anche di Radu Mihaileanu (il regista di "Train de Vie"), Patrice Chereau (regista di "Queen Margot") e Ademir Kenovic (regista di "Kuduz"). "Songbook" invece raccoglie canzoni, sonda spazi affini di un'arte impura e raffinata, per certi versi 'barocca'. "Songbook" è il tentativo perfettamente riuscito di travalicare le barriere del tempo e delle culture. Se possibile dilata ulteriormente l'orizzonte della musica perché abbraccia altre prospettive, altri amici, nuove personalità chiamate a confrontarsi con l'aperta visione 'regionalista' di Bregovic; gente come Iggy Pop, la compianta Ofra Haza, Cesaria Evora, Scott Walker. Diverso l'approccio di Emir Kusturica alla musica. Il suo divertimento è tangibile così come è palpabile la sua voglia di stupirsi nel gioco ironico e persino sarcastico del vorticoso riciclo stilistico.

  • 14/12/2005 13:23 - Goran Bregovic in “Cuore Tollerante” (Yugoslavia, Bulgaria, Russia, Israele, Tunisia, ...

    Goran Bregovic in “Cuore Tollerante” (Yugoslavia, Bulgaria, Russia, Israele, Tunisia, Marocco) Cuore Tollerante, prossimamente presentato in anteprima il 7 e 8 di giugno nella Basilica di St. Denis a Parigi, è l’ultimissimo progetto orchestrato da Bregovic, che cerca di affrontare il tema della Riconciliazione, argomento di struggente attualità considerata soprattutto la situazione nei Balcani e in Medio Oriente e al quale Festate è da sempre sensibile. L’evento sarà soprattutto una grande festa musicale, che vedrà uniti in un abbraccio simbolico le musiche ispirate alle tre grandi religioni monoteiste: musulmana, cristiana ed ebraica. In forma d’oratorio moderno, ogni religione verrà rappresentata da una cantante: la celebre e virtuosa cantante d’origine araba Amina, la “Piaf del Mediterraneo” per i mussulmani, la giovane Gitane, già ammirata nella splendida esibizione d’“Ederlezi” per i cristiani, e da Dana International, resa famosa in occidente per la vittoria all’Eurovision Song Contest nel 1998 per gli ebrei. Accanto a Bregovic, saranno poi protagonisti l'inarrestabile Orchestra per matrimoni e funerali ed un’orchestra di suonatori di strumenti a corde marocchina per un totale di quarantasette musicisti presenti in scena.

  • 14/12/2005 13:23 - GORAN BREGOVIC KARMEN Sarà un'opera tzigana dagli accenti balcanici, sospesa ...

    GORAN BREGOVIC KARMEN Sarà un'opera tzigana dagli accenti balcanici, sospesa tra cinema, musica e teatro. Uno spettacolo che unisce la grande tradizione melodrammatica offerta dalla linea Mérimée-Bizet con la straripante energia della cultura zingara. Dal punto di vista musicale, Karmen è un'opera originale in cui si inscrivono "omaggi-citazione" a Bizet, riarrangiati in chiave jazz. "Come molti compositori nella storia della musica sono sempre stato e sempre sarò ispirato dalla tradizione - dichiara Bregovic - Questo è stato sempre il metodo più naturale di avvicinarsi alla musica. Da Stravinsky a Bartok da Bizet a Lennon. Nel pensare alla mia Karmen ho cominciato dalla domanda: se portassi uno dei miei musicisti zingari a vedere la Carmen di Bizet, quale sarebbe la sua reazione? La mia risposta potrebbe essere: se Dio ha voluto che nella vita degli zingari, nella vita di questa Carmen, la libertà fosse la sola cosa per cui vivere e morire, e se questo non è possibile nella vita reale, allora perché almeno questa opera, l'unica che parli di una zingara, non può avere un lieto fine?" - SUONA: GORAN BREGOVIC con Big Band 19/9 ROMA Globe Theatre INFO: GORAN BREGOVIC con Wedding & Funeral band 20/9 SALERNO Piazza Amendola INFO: - INFO: Marilla Simonini s.r.l. Music management Via Piave, 41 - 41100 Modena - Tel +39 059 219285 Fax +39 059 216757 - info@marillasimonini.it - www.marillasimonini.it