Live Band
Live di questa band:
Sab 25 Mag CANTINA MEDITERRANEO - Frosinone (FR) - Italia
CANTINA MEDITERRANEO VIA A. FABI 341 FROSINONE INFO: 0775/203463 www.cantinamediterraneo.it
Testi in archivio:
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14/12/2005 13:23 - CHEAP WINE
Due chitarre taglienti, un basso martellante, una batteria carica ...
CHEAP WINE Due chitarre taglienti, un basso martellante, una batteria carica di energia. Ritmi urbani, suoni "sporchi", melodie avvolgenti, la voce suadente dell'armonica. Con i Cheap Wine - "figli" di Lou Reed, Neil Young, Green on Red e Dream Syndacate - il Rock torna sulla strada maestra, dimenticando le sbandate Afro e le deviazioni Dance. Niente Techno, niente Jungle, niente Trip-Hop. It's only Rock'n'Roll. Grandi! Grandi! Grandi! I componenti sono: Riccardo Adversi, 29 anni, (chitarra solista); Marco Diamantini, 29 anni (voce, chitarra, armonica); Michele Diamantini 22 anni, (basso); Francesco Zanotti, 21 anni, (batteria). Inf. Marco Diamantini, V.le F.lli Rosselli 24 - 61100 Pesaro - Tel. 0721/33774
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14/12/2005 13:23 - Ce ne siamo accorti un po' tutti: i Cheap wine ...
Ce ne siamo accorti un po' tutti: i Cheap wine sono ormai una delle realtà più eccitanti dei rock'n'roll di casa nostra, quello ostinatamente cantato in inglese e lontano mille miglia dall'atteggiamento "modaiolo" del più gettonato rock italiano. I loro "referenti" musicali sono quelli giusti, come piacciono tanto al popolo dei buscaderiani. Al resto ci pensa il suono dell'ultimo disco: finalmente all'altezza dei "nobili" cugini d'oltreoceano, rende questo Ruby Shade una splendida dimostrazione di come questi ragazzi abbiano imparato perfettamente la lezione. Studiando sui libri migliori, hanno dato vita ad un suono debitore quanto si vuole verso la migliore tradizione rock americana, ma con un'identità propria, forte e precisa. D'altronde basta ascoltare con attenzione le parole di Marco Diamantini, voce e chitarra del gruppo, per cogliere tutta la passione e la competenza in materia che li muove fino dagli esordi. D. - Innanzi tutto: a poco tempo dall'uscita del disco, quali impressioni credi di poter trarre? Mi pare che "Ruby Shade" abbia suscitato da più parti reazioni entusiaste e molto positive. R. - «Senza dubbio "Ruby Shade" sta ottenendo consensi unanimi. Credo che un disco simile sia facile da amare per gli appassionati di questo genere. Io non sono certo la persona più adatta per giudicarlo, ma posso dirti che noi siamo molto orgogliosi di questo album: crediamo che contenga grandi canzoni ed esprima un sound ricco di energia e potenza. D. - Credi che finalmente ci sia la possibilità di considerare il vostro nome alla pari delle realtà straniere o si continuerà a ghettizzare il rock italiano cantato in inglese in una sorta di limbo? R. - «Questo purtroppo non dipende da noi, ma dall'autonomia critica del pubblico e dei giornalisti. Nel nostro genere domina un'accanita esterofilia, e soprattutto la stampa specializzata nutre dei forti pregiudizi nei confronti delle band italiane che suonano rock o roots rock. Spesso i giornalisti hanno un atteggiamento perverso nei confronti delle band italiane: ascoltano i loro dischi con l'unico intento di scovare il difetto o l'imperfezione. E se non ne trovano di eclatanti, se li inventano. Ma con questo modo di giudicare, l'errore si trova anche nei più grandi capolavori della storia del rock. Inoltre è strano notare come nessuno trovi da ridire se un gruppo italiano propone hip hop, rap o pop inglese - tutti generi non certo nati nel nostro Paese - mentre se il suono di riferimento è rock americano tutti mettono le mani avanti, sostenendo che una band italiana non può reggere il confronto con i colleghi d'oltreoceano. Io sono fermamente convinto del contrario, perché il rock è una musica ormai universale ed ha legami molto meno stretti con la sua terra d'origine rispetto, ad esempio, al country, al delta blues o all'hip hop. Noi suoniamo rock perché siamo cresciuti con quella musica, esattamente come può essere stato per un ragazzo di Los Angeles o di Atlanta. Io a 13 anni ascoltavo Springsteen, Bob Dylan e Neil Young, sono cresciuto con i Green on Red e i Dream Syndicate, con Lou Reed, con i Rolling Stones, i Doors e con il southern rock degli Allman e degli Skynyrd, con i Blasters e i Del Fuegos. Ho visto centinaia di concerti di questa gente. Quello che facciamo ci viene da dentro. Eppure, nonostante le buone recensioni, certi giornalisti hanno un approccio fin troppo prudente nei nostri confronti, come se avessero paura di accostarci a band americane. Il ghetto esiste, inutile negarlo e non è facile uscirne fuori. Tuttavia noi siamo convinti che la forza della nostra musica e l'energia che sprigionano i nostri concerti siano in grado di abbattere queste barriere: si tratta solo di convincere i diffidenti a prestare un ascolto. Chi vedrà i Cheap Wine dai vivo, si convincerà che anche in Italia esistono rock'n'roll band degne di attenzione». D. - Infatti quello che mi ha subito colpito di "Ruby Shade" è il suono: compatto, diretto, una registrazione che rende giustizia all'energia della band dal vivo, uno dei vostri punti di forza, ma che è anche più curata nella resa finale: come è stata la produzione di questo disco? R. - «Volevamo un suono molto potente, siamo entrati in studio con le idee ben chiare. Abbiamo curato tutto nei minimi dettagli e siamo molto soddisfatti del risultato. Merito anche di un fonico esperto come Alessandro Castriota che ci ha assistito durante il missaggio». D. - Lo stile chitarristico di Michele (fratello di Marco ndr) marchia a fuoco tutte le vostre composizioni, ma mostra anche una buona versatilità, pensando a ballate come la stessa "Ruby Shade": come si sviluppa il processo compositivo e come integrate le diverse parti di chitarra solista e ritmica? R. - «Michele ha un talento unico. Nella nostra musica, per quanto concerne la chitarra, velocità e tecnica contano, è ovvio, ma la dote più importante per un chitarrista rock è la capacità di interpretare le atmosfere dei pezzi. In questo Michele è insuperabile. Lui è un tipo piuttosto taciturno, ma con la chitarra sa parlare come pochi altri. Solitamente io delineo la melodia dei pezzi, la band definisce l'arrangiamento e per quanto riguarda le parti di chitarra, Michele ha carta bianca. Significativo, in questo senso, è il caso di "Mary": l'assolo finale di quella canzone è da antologia credo che di questo livello ultimamente se ne siano sentiti davvero pochi e non mi riferisco solo all'Italia. Inizialmente il pezzo non doveva essere così lungo, avrebbe dovuto essere sfumato prima, ma poi in fase di registrazione quello che faceva Michele era magico. E quando siamo arrivati alla fine abbiamo deciso di lasciare tutta intera la parte che lui aveva suonato. Quell'assolo è un viaggio, chi lo ha ascoltato è rimasto sbalordito. Michele ha la straordinaria capacità di trovare le note e i passaggi più appropriati in ogni pezzo, senza avere mai la presunzione di stravolgere tutto solo per far vedere quanto è bravo. I suoi virtuosismi non sono mai fini a se stessi. E gli altri non sono da meno: prova ad ascoltare la linea di basso di Ale in "Easy Joe" o la potenza di Zano in "Break it down"». D. - I temi delle tue canzoni mostrano un fascino particolare per certa letteratura americana e una sicura influenza di alcuni songwriters come Springsteen o Lou Reed: pensi sia un limite riferirsi ad una realtà lontana come quella americana o cerchi piuttosto di personalizzare le storie che racconti? R. - «Io non mi riferisco ad una realtà lontana, anche se sicuramente mi sono nutrito dei testi di Springsteen, di Lou Reed, di Bob Dylan di Neil Young, di Tom Waits e della letteratura di Kerouac, Ginsberg, Bukowsky, Mc Carthy. In "Ruby Shade" sono due i temi centrali, peraltro strettamente connessi fra loro: la frontiera e la fuga. Il concetto di frontiera rappresenta il confine tra la strada che altri hanno scelto per te e quella che invece tu vuoi o vorresti scegliere. Fuggendo ai di là del confine c'é una vita diversa, gente diversa, un'esistenza che ti assomiglia di più. Ma è anche la scelta più difficile, quella piena di rischi, senza ritorno. Lasciare la tranquillità e scegliere la passione, con tutto quel che ne consegue. In "Ruby shade" ho cercato di mettere a fuoco le sensazioni di chi è all'ultima spiaggia, di chi ha un'unica via d'uscita e a volte nemmeno quella. Che cosa prova un evaso braccato dalla polizia, un piccolo delinquente inseguito da una banda di assassini? Che cosa prova un barbone accusato di un delitto che non hai mai commesso, gettato in prigione fra l'indifferenza della gente e nessuno che alzi un dito per aiutarlo? Ti sei mai svegliato con la sensazione che la tua città sia popolata solo da zombi, da gente che è morta e non lo sa? Che pensa con il cervello altrui, che non sceglie mai nulla, che ascolta solo la televisione, il "buon senso" comune e che si scaglia con violenza contro chi non si adegua alle mode, al vuoto imperante, alle strade indicate dai vari predicatori che si alternano in sella ai mass media? Che cosa provava Billy The Kid perennemente in fuga e ucciso a soli 21 anni? Il mito lo considera una specie di baldanzoso pistolero, io ho preferito leggerlo - con il supporto dei pochi dati storici disponibili - come un ragazzo che non ha accettato di piegarsi alla violenza altrui, ma che ha pagato questa scelta vivendo braccato, sapendo in ogni momento che la sua vita sarebbe stata presto spezzata, provando paura in mille situazioni diverse. Era considerato un fuorilegge, ma gli umili, nei villaggi ai confine tra Stati Uniti e Messico erano dalla sua parte. Ritornando al concetto, superare il confine è certamente un atto di coraggio, è il gesto che afferma la propria individualità. Il gesto che ogni giorno dovrebbe essere rinnovato e riaffermato. C'è chi ci riesce qualche volta, chi mai. Io credo sia importante non smettere di pensarci. Non rassegnarsi alla mediocrità. Ecco questi sono alcuni degli argomenti e non credo che possano essere etichettati come americani piuttosto che europei. Credo siano temi universali». D. - Anche questa volta Steve Wynn, con cui siete in contatto da diverso tempo, si è complimentato per il lavoro: lui sostiene che il suono è molto più vicino allo spirito punk della fine dei '70, tu cosa ne pensi? R. - «Ecco, i complimenti di Steve Wynn dimostrano che dall'altra parte dell'Oceano, musicalmente parlando, sono meno razzisti di noi. Se a loro piace una band, non si preoccupano della provenienza geografica. Tornando alla tua domanda, nel nostro sound esiste senz'altro una componente punk, d'altra parte amiamo gruppi come i Clash, i Sex Pistols, i Social Distortion, i Dead Kennedys. Steve Wynn fa riferimento anche ai Buzzcocks, che però confessiamo di non avere mai ascoltato. Ma elementi punk esistono anche nel suono dei Green on Red, dei Dream Syndicate, di Jason & the Scorchers, dei Go To Blazes, dei Dinosaur Jr. E' difficile per noi analizzare e distinguere a fondo le nostre influenze musicali: ma credo che in "Ruby shade" si sentano anche certe atmosfere southern di band come Allman Brothers, Lynyrd Skynyrd, Black Crowes, l'heavy-blues dei Led Zeppelin. E potrei continuare ancora a lungo. Il nostro sound ha tante sfumature e tante influenze, ma mai una sola: non puoi citare un nome soltanto a cui accostare i Cheap Wine e credo che questo sia sintomo di personalità: abbiamo una nostra identità forte e definita». D.- Brani come A Blaze in the Dark o Easy Joe possiedono atmosfere 'western' non indifferenti. Che peso ha sui Cheap Wine, essenzialmente una rock'n'roll band, la tradizione country e folk? R. - «Potrei risponderti in maniera simile alla domanda precedente. Nel nostro Dna sono sempre presenti mostri sacri come Woody Guthrie o Bob Dylan, Neil Young con le sue due facce (elettrica ed acustica), John Mellencamp e artisti strettamente connessi ad un suono western, come James Mc Murtry, Joe Ely, Steve Earle ecc. Inoltre io sono totalmente affascinato dalle atmosfere desertiche dei Green on Red, dei Giant Sand e di tutta quella gente là, dalle parti di Tucson». D. - Mi hai citato molti nomi storici dei rock, ma c'è qualche giovane band che vi intriga in particolar modo? R. - «Tra i più "giovani" potrei citarti Gathering Field, Pinetops, lo strepitoso Kevin Salem di "Soma City". Terrell, che però tace da oltre due anni, i Cracker, il cui "Gentlemen's Blues" è uno dei migliori dischi usciti negli ultimi due anni. Ma sicuramente i due dischi più belli che ho ascoltato ultimamente appartengono a due grandi vecchi: "Ecstasy" di Lou Reed e "Silver & gold" di Neil Young». D. - Continuate coerentemente sulla strada dell'autoproduzione. Pensi sia la scelta migliore o la sola possibile? > «In questo momento è la migliore e la sola possibile. Nessun > discografico crede nella vendibilità di questo genere e pretende, come > minimo, il cantato in italiano. Secondo noi, c'è un grosso errore di > valutazione: le vendite di questo genere sono basse semplicemente > perché la gente non lo conosce, perché le radio non trasmettono rock e > le tv nemmeno. Domina la plastica, il prodotto confezionato a > tavolino, l'anima non conta più. Ma sarebbe un discorso troppo > lungo... Il fatto è che noi abbiamo già scelto la nostra strada e > nessuno può darci degli ordini. Decidiamo noi cosa suonare e come > suonarlo. Per questo ci autoproduciamo, ma siamo bene organizzati: > "Ruby shade" è distribuito nei negozi dalla Venus, inoltre si può > acquistare con le solite modalità nel nostro sito internet > (www.cheapwine.net)». > Da questo punto di vista, la creazione del sito in Internet è stata > una scelta obbligata per creare un altro canale di diffusione della > vostra musica o vuole essere qualcosa di più? Una sorta di linea > diretta con il pubblico? > «Entrambe le cose. "Ruby shade" è distribuito dalla Venus e quindi si > trova nei negozi, ma noi lo vendiamo anche per corrispondenza e > attraverso il sito internet perché vogliamo raggiungere anche chi > abita in un paesino sperduto con un negozio di dischi poco fornito. > Vogliamo che chiunque sia intenzionato ad acquistare i nostri cd non > abbia difficoltà a farlo. Ma il sito non ci serve solo per vendere: > chi decide di entrarci può leggere le recensioni relative ai nostri > album, i testi con le traduzioni e consultare il nostro calendario di > concerti. Inoltre teniamo molto al contatto con il pubblico e > rispondiamo sempre a tutti». > (BUSCADERO - Fabio Cerbone)
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14/12/2005 13:23 - I Cheap Wine presentano "Pictures" - il loro cd d'esordio ...
I Cheap Wine presentano "Pictures" - il loro cd d'esordio pubblicato dalla Toast di Torino e sostenuto dall'apprezzamento di Steve Wynn - ed alcuni brani inediti che faranno parte del nuovo album. I brani di "Pictures" sono stati trasmessi anche in Usa, dalla radio Kymc di Tucson (Arizona). I Cheap Wine non usano campionatori né tecnologie all'avanguardia. Soltanto basso, batteria, due chitarre e armonica. Per un rock'n'roll impolverato e non-contaminato. Prima del concerto verrà presentato il videoclip di "Pictures", realizzato da Michele Tontini: alcune scene sono state girate all'interno della "Fuente".
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14/12/2005 13:23 - Cheap Wine
"Pictures"
Toast Records
Via Duchessa d‚Olanda, 7- 10138 ...
Cheap Wine "Pictures" Toast Records Via Duchessa d‚Olanda, 7- 10138 Torino di ZenRen Quartetto di Pesaro con una annosa storia alle spalle, fino ad arrivare a questo primo mini-CD con cinque pezzi. Apre con "Pictures", nel quale ascoltiamo un bell‚intreccio di chitarre ed un suono che ricorda subito quello cristallino e perfetto di I want You del Dylan d'annata. Ehi, NON cosi', ma quasi. Nella seconda "Oh no" ci metto anche un pochino della Jim Carrol band, ma forse e' solo una idea mia, perche' non figura nei numerosi riferimenti dichiarati. Fra gli altri: Dream Syndacate, Green On Red, poi Dylan, Young, Petty e Springsteen e sui ringraziamenti si segnalano, assieme ad amici, parenti, e ragazze di cui si sogna, Bukowsky, Guevara, Kerouac, Peckinpah, Scorsese, Salvatores, Leone, e, udite udite, Willy il coyote. Suono dell'anima dicono loro, e glielo concediamo, anche se un tantino malato. Due chitarre, basso, batteria un insieme classico che rifiuta ostinatamente interventi di elettronica. Ballate elettriche con ottimo il lavoro della sezione ritmica che fa le cose giuste senza strafare, le chitarre tagliano quando e' il momento, o si intrecciano in maniera complementare. Vedi l'arpeggio semplice e leggermente dissonante di "Trifle". Suono scarno, in cui gli strumenti e anche la voce, nei momenti di insieme tendono un po' a confondersi, ma canzoni che si lasciano riascoltare volentieri, con begli arpeggi e interventi indovinati di armonica a bocca. Testi in inglese per scelta precisa, rime non forzate, cantati con pronuncia forse un tantino scolastica e voce moderatamente adolescenziale. Descrivono gente che si lascia vivere, che si trova nel proprio mondo infelice senza sapere il perche'; chi al lavoro, chi in prigione, chi da nessuna parte, annichiliti, congelati, impotenti, inetti, ASPETTANDO nascosti dietro una maschera che succeda qualcosa, mentre il mondo si muove, la vita gli scorre davanti in un modo che gli rimane incomprensibile. Accomunati da una immensa pena senza cause note, "ZERO e' il loro numero" Nell'insieme le cinque canzoni reggono benissimo e ne fanno fortemente desiderare altre. Nel caso capiti di trovarsi davanti i Cheap Wine, credo sicura una bella serata di acerbe ballate rock originali, intercalate da covers di Dream Syndacate, Petty, Young. L‚atteggiamento e‚ un po' vittimista ma con l‚orgoglio della minoranza, per delle scelte musicali che non sono esattamente trendy. Voglia di suonare dal vivo, un recente video, una rassegna stampa positiva tra articoli e interviste su Rockerilla, Mucchio, MusciccluB; piu' una autentica approvazione di Steve Wynn. KontattAzione: Marco Diamantini, (notorius@esalab.it) viale f.lli Rosselli, 24 - Pesaro . 0721,33774
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14/12/2005 13:23 - CHEAP WINE Ruby Shade
I Cheap Wine continuano ad intessere melodie ...
CHEAP WINE Ruby Shade I Cheap Wine continuano ad intessere melodie prese lontano dalle nostre lande. Dopo un mini e un CD autoprodotto, "Ruby Shade" fotografa l'orgoglio elettrico di una band che non rinuncia a cantare in inglese, a proporre lunghe ballate sull'asse Green On Red-Dream Syndicate-Neil Young, senza attardarsi in ossequi inutili, ma puntando di più ad un vigore espressivo e compositivo totalmente personale. La penna di Marco Diamantini scintilla e firma alcuni dei più bezzi del repertorio: l'apertura solare e lirica di "Angel", le asprezze impolverate di "Bad Guy" e "Dead City", il mood chiaroscurale di "So Far Away", le tinte struggenti della title-track, lo sviluppo avvolgente di "Crazy Hurricane", le visioni di "Easy Joe" e così via. Suoni di una frontiera universale, dove la voce di Marco e la chitarra del fratello Michele si librano senza troppe preoccupazioni, lasciando ad altri infelici gli obblighi di stabilire originalità e riferimenti, magari di criticare la scelta della lingua (ogni pezzo è comunque tradotto). Noi preferiamo elogiare uno degli album più viscerali ed intensi uscito quest'anno, sorretto da un buon songwriting e dalla consapevolezza di stare facendo la musica "giusta", almeno per quella che è la sensibilità artistica del gruppo pesarese. Maggiormente incline, rispetto al passato, a suggestioni southern ed a toni ruvidi, "Ruby Shade" fotografa una maturità artistica che dovrebbe essere assolutamente premiata da un pubblico più vasto dei soliti tre/quattro lettori di rubriche specializzate. Non mancate il contatto (www.cheapwine.net).
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14/12/2005 13:23 - CHEAP WINE
Ci sarà un motivo perché Steve Wynn ha speso ...
CHEAP WINE Ci sarà un motivo perché Steve Wynn ha speso parole di elogio per loro, perché molte radio americane di orientamento rock trasmettono i loro pezzi e perché Mtv ha scelto una loro canzone come colonna sonora per un nuovo programma in onda sulle frequenze Usa. Alla faccia di chi in Italia, gestori di locali, impresari e titolari di etichette specializzate, continua a ignorarli preferendo magari l'ultimo "sfigato" proveniente dal Midwest che ha come unico merito quello di essere americano. Perché i Cheap Wine, e questo ce lo insegnano gli stessi addetti ai lavori d'oltreoceano, non hanno nulla da invidiare ai colleghi stranieri e sia il loro disco, Ruby Shade, che i loro concerti sono migliori di tanti strombazzati strangers in town che poi si rivelano delle bolle di sapone. Chitarre roventi, ritmica a palla, intro di chitarra acustica, l'armonica alla Dylan e una voce che ha dentro di sè la disperazione di chi non è sulla strada maestra ma canta con la sincerità di chi al rock'n'roll ha affidato le proprie emozioni, la propria gioia e la propria voglia di vivere. Marco Diamantini è un cantante che vive le sue canzoni, originali nella musica e intelligenti nei testi, fino allo spasimo, facendole vivere di una luce e una intensità che coinvolge anche l'ascoltatore più refrattario, da canzoni d'autore fresche come Angel, dall'interpretazione personale e sentita di Atlantic City di Springsteen, di Hair Of The Dog dei Green On Red, di Boston dei Dream Syndicate, di My My, Hey Hey di Neil Young. Artisti e band che definiscono l'universo musicale in cui gira la musica dei Cheap Wine, un combo rock di tutti rispetto che bisognerebbe difendere come si fa come con un animale in via di estinzione. Suoni crudi, melodie evocative, ballate tra il deserto e gli oscuri margini della città, quello dei Cheap Wine è stato uno show ad alta gradazione elettrica, dove il suono è sempre stato netto e pulito e mai confuso, dove non sono mancati momenti di dolcezza e belle rifiniture di chitarra acustica sopra un fiume sonoro a tratti esaltante, che ha strappato applausi, urla, incitamenti e bis. Un grande show da club, un grande servizio per il rock'n'roll, confermato dall'attenzione che diverse persone, forse lì per caso, ha rivolto ai Cheap Wine, facendosi assorbire dal loro set coinvolgente e brillante e rimanendo spiazzati davanti a un genere che in Italia è trattato come roba da carbonari. Un piacere sentire un chitarrista come Michele Diamantini, anomalo nel panorama nostrano, svolazzare con la sua pungente Gibson e proporre una sorta di sound metropolitano psichedelizzato alla maniera del rock desertico, che crea suggestioni sonore tra l'acido e lo spaziale e quando si inerpica nei lunghi assoli ricorda quanto basilare sia stata la lezione di Neil Young coi Crazy Horse. Momenti di pura esaltazione come Crazy Hurricane ha creato un pathos sonoro da brividi mentre l'onirica e rarefatta Mary ha riproposto una tensione e una magia lisergica degna dei migliori Giant Sand e Thin White Rope. Visionaria nei brani desertici e realisticamente urbana nelle ballate, la musica dei Cheap Wine può contare anche su Fruscio Grazioli al basso e Zano Zanotti alla batteria, una sezione ritmica "dalla faccia sporca" che picchia un sound che quando ha l'abito metropolitano suona come un mix di Springsteen era-Darkness e Del Fuegos.
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14/12/2005 13:23 - Cheap Wine Moving” E’ uscito il nuovo album dei Cheap ...
Cheap Wine Moving” E’ uscito il nuovo album dei Cheap Wine, intitolato “Moving” distribuito da Venus (Milano). Il cd è già disponibile nei negozi specializzati e si può acquistare anche sul sito della band (www.cheapwine.net). Si tratta della quinta prova discografica per i Cheap Wine e contiene dieci canzoni originali più la cover di “One more cup of coffee” di Bob Dylan. Oltre ai quattro componenti dei Cheap Wine, quattro musicisti esterni hanno partecipato alle registrazioni dell’album: Alessandro Castriota (piano e organo), Roberto Cogliano (percussioni), Claudio Damiani e Marta Graziani (cori). Ancora una volta, la band ha scelto la strada dell’autoproduzione. Le motivazioni di questa “continuità” sono molteplici, ma si potrebbero sinteticamente riassumere in due fattori: esigenze di totale libertà artistica e sostanziale diffidenza verso le etichette discografiche. L’autogestione, inoltre, consente ai Cheap Wine di vendere i loro cd a basso costo (13 euro in negozio, 10,50 euro + spese di spedizione per chi acquista direttamente dal sito della band), una scelta, questa, che intende consentire anche ai più giovani di ed ai meno abbienti di acquistare la nostra musica senza esborsi eccessivi. www.cheapwine.net - SUONANO: 16/7 Mura (BS) "Festa delle Paludi" - INFO: cyc promotions - via togliatti 17/8 - 0522/886879 - 0522/880558 - Montecavolo (RE) info@cycpromotions.com - www.cycpromotions.com















































