Francesco De Gregori

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FRANCESCO DE GREGORI

Il nuovo cd di De Gregori, “Sulla strada”, è nella top ten dei CD più venduti, confermando una vitalità artistica quanto mai rara. “Sulla strada” è anche il titolo del celebre libro di Jack Kerouac pubblicato nel 1957, manifesto della beat generation, che l'artista confessa di aver letto solamente negli ultimi tempi; dell'opera letteraria riecheggia quella sensazione di prosa spontanea tradotta in una musicalità rock e “rotolante”. Il De Gregori di oggi è il musicista adulto che canta e scrive “del bene e del male di vivere” con sorprendente serenità, così come lo abbiamo visto a Venezia nel bel docufilm “Finestre rotte” di Stefano Pistolini. Francesco De Gregori come cantante “di strada” quindi, nel senso più nobile del termine, un artista che, come pochi, è in grado di stabilire una simbiosi empatica con la gente. www.francescodegregori.net www.myspace.com/francescodegregori

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  • 14/12/2005 13:23 - FRANCESCO DE GREGORI "Curve Nella Memoria" E' la prima antologia che presenta ...

    FRANCESCO DE GREGORI "Curve Nella Memoria" E' la prima antologia che presenta una scelta, articolata in 18 esecuzioni, del materiale pubblicato da Francesco De Gregori a partire dal 1987, diviso tra Columbia, Epic e la sua etichetta Serraglio. Ed è un'antologia pensata appositamente per il mercato francese, vista la presenza di tutti i testi in italiano ed in francese, che probabilmente prelude ad una futura serie di concerti in quel paese. In questa ottica vengono riproposte anche 8 canzoni del catalogo Rca, ripescate da alcuni dei sei album dal vivo (di cui uno doppio) prodotti in questi ultimi anni. Ne viene fuori un ritratto sufficientemente completo dell'artista, se non altro in termini cronologici, visto che si va da Rimmel (1975) alla Valigia Dell'Attore (1997). Manca solo un riferimento a Terra Di Nessuno, ma forse Mimì Sarà o Capataz non avrebbero sfigurato accanto ai classici dela Columbia Years come Cose, Battere e Levare, Compagni Di Viaggio, L'Agnello di Dio, Adelante! Adelante!, Stella Della Strada e Bellamore.

  • 14/12/2005 13:23 - FRANCESCO DE GREGORI "Amore Nel Pomeriggio La voce di Francesco De ...

    FRANCESCO DE GREGORI "Amore Nel Pomeriggio La voce di Francesco De Gregori, la sua voce prima ancora delle canzoni che canta, riassume il brivido del rimpianto, una dolente vibrazione difficile da digerire, anche quando sbaglia, anche quando si traduce in canzoni che non sembrano centrare alcun obiettivo, soprattutto quando invece le canzoni lambiscono lo spirito del tempo, quando evocano i brandelli della nostra incompiuta storia, quando trovano le parole per accarezzare il dolore della nostra identità perduta. Di sicuro De Gregori non è mai stato un comune cantautore, ammesso che ne esistano, è lui stesso un cercatore irrequieto, vive, sottotraccia alla musica che incide, il tormento di se stesso, e seguirne la storia è come cercare una soluzione al disagio di vivere nella nostra epoca. Inaugurare un nuovo millennio è un fatto splendido, ma anche faticoso per chi si fa troppe domande, e De Gregori ha scelto di tornare a proporre le sue invenzioni nel primo mese del 2001 con un disco da consumare con calma, annunciato da un pezzo, Il Cuoco Di Salò, che ha il raro potere che qualche volta hanno le poesie cantate, di sembrare una bomba silenziosa un'elegia delicata che se pur formalmente lontana, legata alla storia di Salò, piomba nel presente con passo felpato (e con i suoni attenti di Battiato) a bruciare passioni sopite e a risvegliare fantasmi scomodi. Il disco, intitolato con apparente minimalismo Amore Nel Pomeriggio, è in realtà un discontinuo ma commosso racconto di quest'alba di secolo, e per una volta verrebbe voglia di cominciare dalla fine. Il pezzo che chiude, Sempre Per Sempre, è la ninnananna che tutti vorremmo saper cantare alle persone che amiamo, con un senso della storia, delle ricorrenze, dei percorsi che vanno verso il nulla e poi ritornano, che lascia sinceramente emozionati e con una frase, «sempre per sempre, dalla stessa parte, mi troverai» che chiude il disco e ci lascia con una speranza di devozione alle cose del mondo. Cosa pensa oggi De Gregori? Non è ovviamente chiarissimo se vogliamo comprenderlo dalle canzoni, che per definizione sfuggono a una logica puramente razionale, ma se pensiamo alla sua recente opera, possiamo immaginare un uomo che ha vissuto relativamente appartato questi ultimi anni, osservando da lontano la bagarre politica e civile dell'Italia e che oggi ha immaginato un disco di canzoni che sembra un volo notturno sul panorama distante. Nel brano dedicato a Salò, cita frasi risorgimentali, segni di decadenza, estremismi violenti e passionali che sono sospesi tra il rimpianto di un'innocenza perduta (quella soprattutto che trapela dal punto di vista del protagonista, il cuoco, che non è schierato da nessuna parte e che cerca di capire il suo umile ruolo) e la simulazione contemporanea di quelle stesse passioni. In Natale Di Seconda Mano (splendidamente arrangiata da Nicola Piovani), c'è lo smarrimento dei clandestini che attraversano l'Adriatico per sbarcare nel nostro paese, con capitani inesistenti, «senza governo, né parlamento», profughi che però assomigliano pericolosamente a noi, destinatari e obiettivo delle chimere altrui. C'è anche un omaggio pacato alla figura di un altro cantautore anomalo, ovvero Fabrizio De André, un altro disposto a cantare esclusivamente le sue verità, a qualsiasi costo. Lo ricorda incidendo per la prima volta (l'unica dell'album non inedita) Canzone Per L'Estate, un pezzo, scritto a quattro mani e che De André incluse nel suo capolavoro Vol.8. Anche qui non c'è solo l'omaggio a un grande amico, ma quell'insinuante ritornello sull'incapacità di volare che sembra un altro messaggio rivolto all'impotenza dei tempi. E la fragilità continua in Deriva, altro bellissimo pezzo in cui la voce di De Gregori sembra scavare dolcemente nelle miserie che facciamo fatica a vedere. Come fa in Condannato A Morte, sguardo impietoso su un'epoca di civiltà che ancora impone queste condanne, e che soprattutto confonde «iene con agnelli». Torna qua e là qualche dylanismo di troppo, qualche canzone che non rende giustizia, se non per il fatto che spezza e rianima il tono dolente del racconto, allo stato di grazia di altre canzoni dell'album. Ma non si può pretendere più di tanto. Di questi tempi. Tutto suona così antico da scoraggiare forse qualche orecchio abituato alla corruzione suadente dei suoni di oggi. Ma questa volta vale la pena fare almeno un piccolo sforzo per ascoltare veramente. Viene da chiedersi se De Gregori avrebbe mai immaginato un destino simile quando giovane e fiducioso cominciava a costruire le sue prime canzoni al Folkstudio, insieme a Venditti e altri combattenti della canzone. Allora tutto sembrava positivo, un'era di cambiamenti e di speranze, e per la verità già allora De Gregori era quello che di quest'era cantava le ombre, spesso accusato dagli oltranzisti dell'impegno, di eccessivo ermetismo, che poi altro non era che il desiderio d'artista di cercare con le parole quello che non era ovvio. Oggi qualche volta perfino lui rischia di essere ovvio, nei momenti peggiori, ma di sicuro quelle ombre che intravedeva nei facili entusiasmi di un'epoca oggi sono la cortina nera che blocca passioni e che sta mettendo in discussione, dietro il trionfalismo del progresso tecnologico, alcune verità elementari. Allo stesso tempo, ermetismo a parte, De Gregori è sempre stato, e rimane tuttora un artista politicamente presente e partecipe.

  • 14/12/2005 13:23 - Ea lui a scusarsi, per il ritardo, sai, il traffico. ...

    Ea lui a scusarsi, per il ritardo, sai, il traffico. Gentilissimo. Lo dirà anche Ambrogio più tardi. Subito prima io gli avevo detto "ringrazia di nuovo Francesco, è stato dawero gentilissimo". Ma lui è così, avrebbe detto Ambrogio, è uno che nelle cose che canta ci crede veramente. Qualcuno avrebbe voluto occuparsi di jazz Qualcuno l'avrebbe saputo perEno suonare queljazz certamenfe non proprio benissimo La linea è un poco disturbata. Il cellulare è di Ambrogio Sparagna. Il nome Francesco è invece di De Gregori. Siete a Modena? Sta andando bene il tour? «Sta andando molto bene, direi. Sia dal punto di vista "mercantile" che da quello, sicuramente più importante, della resa artistica. Ma forse te lo ha già detto Ambrogio. La verità è che ci stiamo divertendo...». Si divertiranno poi per tre serate in Sardegna, una a Roma, due a Bari e una a Napoli, «che chiuderà questa prima parte del tour. Stiamo fermi un mese e poi ripartiamo per andare invece nei teatri, alternando questi ai palazzetti. In un clima più invernale...». La formazione che si porta in giro è la classica band dal forte impatto rock: due chitarre, uno o due bassi, batteria, percussioni e tastiere. Tutti giovani musicisti dell'area torinese, uno più bravo dell'altro. Età media 22-23 anni. «Vuoi che dica quel che penso dell'attuale livello musicale italiano? Mah, io credo che ci sia un sacco di gente brava in giro a suonare. Trovo che i giovani oggi quelli che lavorano adesso con me ne sono esempio- sono molto più bravi e preparati di quanto non lo fossero i giovani di 10 o 15 o 20 anni fa. Poi, per il resto, c'è confusione... In quella che è la musica di consumo, ci sono parecchie cose davvero brutte, però meno forse che in altri paesi europei e americani». Come sappiamo, verrai anche a Ravenna a... «Sì, vengo a Ravenna, però appunto con l'opera di Ambrogio Sparagna. Vengo in veste di tenorino!». Ma quel tanto che basta e che fa Che si dica "Ha vissuto la vita sotto i colpi deljazz" Che si dica ''Qllell'uomo ha vissuto sotto i colpi deljazz" Infatti, Francesco De Gregori sarà il cantastorie della favola musicale che Ambrogio ha scritto sotto il titolo "La Via dei Romei", Le meravigliose avventure di Crispino e Procopio. Sarà la prima volta che la porteranno insieme davanti al pubblico: l'hanno già interpretata, ma per Rai Radiotre, che ha voluto candidare La Via dei Romei al Premio Italia. Chiedo come è nata questa collaborazione con Sparagna. «Com'è nata... ehm... non lo so... com'è nata? E' nata che io e Ambrogio abbiamo cominciato a vederci per motivi musicali, scambi di idee... è nata che io gli ho chiesto di lavorare con me su un pezzo e mentre lui lavorava con me su questo pezzo mi ha detto "io sto facendo questa cosa in radio che parteciperà al Premio Italia", mi ha det to "ci stanno un paio di canzoni che secondo me potresti cantare tu", me le ha fatte sentire e io me le sono imparate. No? Ecco, adesso Ambrogio sta qui davanti a me e ridacchia, ma insomma, è la verità... è stato tutto, diciamo, giustamente casuale, non c'è stato un lavoro preparatorio di nessun tipo. La verità è che ci siamo sempre trovati bene io e Ambrogio a lavorare insieme, sin dalla prima volta, quando gli chiesi di accompagnarmi...». Qualcuno avrebbe dovuto tuffarsineljazz liontano dagli occhi del mondo, uolendo in un 'altra città Altri portici e portoni Quella volta, per un programma radiofonico Rai sull'intolleranza, Francesco aveva deciso che invece di cantare le sue gli sarebbe piaciuto cantare canzoni popolari legate al tema dell'emigrazione. Lui non lo conosceva Ambrogio, se non di fama, però gli telefonò: «gli dissiv perché non la facciamo con te all'organetto? Lui, entusiasta, arriva a casa mia il pomeriggio stesso, ci mettiamo a provare e ci succede di sentire questa strana sensazione che è come se fossimo nati per suonare insieme. Finora è stato così. Tutto molto spontaneo...». Con questa Via dei Romei ti sei divertito? Sì, si è molto divertito, ma era anche molto preoccupato all'inizio... «Perché la melodia delle canzoni di Ambrogio è molto semplice da ascoltare, ma non è così semplice da cantare e poi, soprattutto, è un po' troppo alta per me... Però mi sono trovato bene a lavorare con il suo gruppo, le parole dei testi sono molto belle, quindi, superata la preoccupazione, quando abbiamo registrato in Rai è andato tutto liscio. E ho capito che Ambrogio aveva ragione... in effetti quando si inserisce la mia voce, che è così poco prevedibile in un contesto colto popolare qual è l'opera di Sparagna, si apre una pagina di sonorità diversa, che fa bella figura. Ambrogio mi fa fare una bella figura. Mi auguro che dal vivo venga bene... (e ride). Io ti posso dire di come è andata lì, ma mi sforzerò di farla venire bene anche dal vivo...». Dove anche il buio è diverso da qua E perfno l'amore è più bello a livello dijazz Ela pioggia più tiepidasotto l'ombrello deljazz Un poeta con la chitarra. Un artista che, pur awezzo al successo e protagonista di una brillante carriera, vive il suo mestiere senza farsi derubare della capacità di emozionarsi. Un uomo che ha di meglio da fare che non frequentare i salotti televisivi. Fa'cheduriEltempoJ fa'chegirilenfoJ fa'chescorrailpianto Fa' che mi conosca e che mi riconosca quando mi vedrà Cantando con gli occhi come solo leisa Cantando e ballando al ritmo deljazz E il rapporto con gli altri generi musicali? Ad esempio il jazz... Non a casoJ nel tuo ultimo disco... «Ti riferisci a questa canzone che stiamo ascoltando? "Jazz"J appunto. MahJ il mio rapporto con il jazz è esattamente come quello di questa canzoneJ cioè qualcosa di visto da molto lontano, di vagheggiato, ma di assolutamente incompreso. E' una musica molto lontana da me perché è difficile intanto da suonare -non se ne parla nemmeno!- ma anche da ascoltare. E' per me una specie di zona mitologica della musica. Stimo molto quelli che riescono a suonarla...». Gli piace Keith Jarrett, ma se fosse un jazzista suonerebbe il sax. Mi chiedo e gli rigiro la domanda: un idolo di più generazioni avrà a sua volta avuto i propri, di idoli, no?, i propri punti di riferimento musicali... «All'inizio, quando ero ragazzo, Fabrizio De André. Lui più grande di me, aveva cominciato a fare i suoi primi dischi. Testamento, La guerra di Piero... mi piacevano moltissimo. E' stato De André a farmi capire che con le canzoni si poteva anche cercare di raccontare delle cose non soltanto vincere un festival. Poi, dopo, in una fase più matura, sicuramente Bob Dylan e molta musica americana, rock americano. Forse De André mi ha fatto capire che si potevano scrivere delle canzoni e Dylan mi ha fatto anche capire come si potevano scrivere. Questi sono i miei riferimenti. Poi, ad un certo punto, sono diventato collega di molta gente che stimavo e quindi il rapporto è cambiato. Ho imparato molte cose anche da Lucio Dalla soprattutto dal punto di vista vocale, però già lavoravamo insieme, eravamo amici, per cui il rapporto era diverso. Non più da discepolo, ma da collega desideroso di apprendere». Spostandosi in altri campi, Kafka è uno dei suoi scrittori preferiti. Tra i registi, cita Kubrick, Fellini e Nanni Moretti. Il luogo che più ama al mondo, l'Umbria. Si ritiene più un animale diurno che notturno, e gli piace la pizza napoletana. C'è Ambrogio che si sta arrabbiando per queste domande frivole... Grazie della chiacchierata. Allora ciao, ci vedremo a Ravenna... Il telefonino torna nelle mani di Ambrogio. Posso fare una domanda anche a te? Ho chiesto a lui l'incontro con te. Adesso chiedo a te I'incontro con lui. Com'è stato? «Te lo ha già detto lui». Ma io voglio sentire la tua. «Quando Francesco mi ha chiamato per fare questa cosa alla radio, io, emozionatissimo, ho accettato subito. Ma, sai, non sapevo in che tonalità lui volesse suonare, così quel pomeriggio, a casa sua, mi sono presentato con un carrello con cinque organetti... Dico, di questi, almeno uno andrà bene... E Francesco ogni tanto mi ripete che la prima immagine che gli è rimasta impressa di me è proprio questa, di un uomo che guida questo carretto con tutti questi organetti...». Qui vi stiamo aspettando con ansia e trepidazione... I ragazzi del coro, venticinque giovani di Ravenna e dintorni, non vedono l'ora di ripetere l'evento nella loro città, tra i rossi broccati del loro bellissimo teatro... «Penso che verrà una cosa molto bella. Tra l'altro, in questa tournée, ci siamo ulteriormente affiatati...». Qualcuno aurebbe potuto sfumare neljazz Qualcuno l'avrebbesaputo perfino imparare queljazz Decifrare la nota incredibile diognisingola tonalità E buttarsi la vita alle spalle a tempo di jazz E buttarsi in un giro di valzer a tempo di jazz Grazie, Ambrogio. Ringrazia di nuovo anche Francesco, è stato davvero gentilissimo. E Ambrogio dice ma lui è così, è uno che nelle cose che canta ci crede veramente...

  • 14/12/2005 13:23 - FRANCESCO DE GREGORI Fuoco amico «Legalizzare la mafia sarà la regola ...

    FRANCESCO DE GREGORI Fuoco amico «Legalizzare la mafia sarà la regola del 2000», si canta in Bambini venite parvulos, prima canzone di questo concerto che De Gregori regala ai suoi fans. Con il passare degli anni non dimentica le prime canzoni, quelle dei timidi esordi. Nel tour del 2001, da cui scaturisce il cd, prendono il giusto spazio Cercando un altro Egitto e La casa di Hilde. Qui, però, assumono carattere fortemente ritmico, come il resto del repertorio proposto, dove emergono le chitarre di Guido Guglielminetti e Paolo Giovenchi, l'Hammond di Toto Torquati, il mandolino di Marco Rosini e la sezione ritmica della coppia Greg Cohen-Alessandro Svampa. Tutti insieme suonano alla maniera rock e De Gregori non risparmia la voce che assume tonalità più aggressive che nei dischi in studio. In coda, l'inedita ballata L'attentato a Togliatti, cover di una canzone popolare del 1948 a firma Marino Piazza/Anonimo.

  • 14/12/2005 13:23 - Francesco De Gregori - Pezzi (****) Ho il sospetto che ...

    Francesco De Gregori - Pezzi (****) Ho il sospetto che il motivo per cui mi piace questo DeGregori «della maturità» sia poi lo stesso per cui da giovane mi irritava; trovo che sia tutto così spudoratamente Dylaniano, e lo trovo incantevole nel momento in cui neanche Dylan suona più così. Numeri da scaricare sembra un ripensamento di Sad Eyed Lady scritto il Natale di Blood On The Tracks, Parole a memoria è stesa sui guanciali di chitarra su cui riposava Knockin' On Heaven's Door, Vai in Africa Celestino! è impeto & non sense come le pietre che volavano dalle parti di Blonde On Blonde - e potrei continuare. Tempo reale è quella su cui forse si faranno più chiacchiere, e a buona ragione. SUONA:12/09 - Benevento Piazza Castello -- ingresso gratuito 15/09 - Milano Mazda Palace - Festa Unità 17/09 - Bari Arena della Vittoria -- INFO: Friends & Partners - VIA DEI SORMANNI 3 - 02/4805731 www.friendsandpartners.net