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14/12/2005 13:23 - Bob Dylan lavora su molti fronti: come autore, come cantante, ...
Bob Dylan lavora su molti fronti: come autore, come cantante, come bandleader, come chitarrista. Uno che «se la canta e se la suona», come una volta ha detto di se stesso. Lavora come storico dei libri perduti; come moralista; come una specie di detective privato, un private eye che scopre casi che molti di noi neanche riconoscono come misteri. Ma oltre tutto questo Bob Dylan è un performer, uno che appare davanti a un pubblico, prende quello che può prendere e dà quello che deve dare, dice quello che ha da dire, raccoglie premi e se ne assume le conseguenze. Proprio perché negli ultimi 34 anni ci ho pensato tanto, ricordo chiaramente la prima volta che ho visto Bob Dylan esibirsi. Fu nell'estate del 1963, in un campo da qualche parte in New Jersey. Ero andato a vedere Joan Baez. Cantò, e dopo un po' disse: "Vi voglio presentare un mio amico" e uscì fuori un ragazzo mingherlino con una chitarra. Sembrava impolverato. Le sue spalle erano curve e si muoveva leggermente imbarazzato. Cantò un paio di canzoni da solo e una o due con Joan Baez. Poi se ne andò e lei finì il suo show. Notai appena la fine del concerto: ero paralizzato. Ero confuso. Confuso: è la reazione che conosce bene anche chi ha seguito il lavoro di Dylan nel corso della sua carriera. Quel tipo era salito sul palcoscenico di qualcun altro e, mentre da una parte sembrava ordinario come la polvere attorno alla tenda o la gente che c'era dentro, dall'altra, qualcosa nel suo comportamento quasi ti sfidava a inchiodarlo, a valutarlo e a svalutarlo: ma non potevi. Da come suonava, e da come si muoveva non avresti potuto dire da dove veniva, dove era stato o dove stava andando anche se qualcosa del suo modo di cantare e di muoversi faceva sì che tu volessi saperlo. "Il mio nome non vuol dire niente, la mia età ancora meno" cantava quel giorno, iniziando la sua With God On Our Side con la stessa imperscrutabile quiete stampata sulla faccia di Lilian Gish mentre, in "Intolerance", dondola la culla: e mentre in quella canzone, l'intero libro della storia americana sembra aprirsi, la storia del paese si racconta in un nuovo modo. Mentre cantava non avresti potuto stabilire la sua età. Avrebbe potuto avere 17 anni come 28: a uno di 18 anni, come ero io, sembrava molto vecchio. Com'è ora la voce di Bob Dylan in quei giomi del 1963 era legnosa e contorta una voce di strade bloccate e labirinti illuminati a metà, piena di allusioni e richiami, tagliati con un umorismo furtivo, distante, un senso del segreto troppo importante per essere rivelato a voce alta. L'esibizione fu modesta, anonima, unica, perversa, piacevole e spaventosa, tutto nello stesso tempo. Quando lo show finì, vidi quel tipo, di cui non avevo capito il nome, accovacciato dietro la tenda e andai da lui. Stava cercando di accendere una sigaretta, c'era vento, e le sue mani tremavano; non faceva attenzione a niente, tranne che al fiammifero. Fui abbastanza scemo da aprire bocca. "Sei stato meraviglioso" dissi vivacemente. Neanche alzò lo sguardo. "Sono stato una merda" disse. Non seppi più cosa dire. e me ne andai.
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14/12/2005 13:23 - BOB DYLAN "Dylan in concert: 1962-2000"
Dylan è sempre così, anche ...
BOB DYLAN "Dylan in concert: 1962-2000" Dylan è sempre così, anche quando ti dà una carezza ti infila due dita negli occhi. In altre parole: questa antologia live per il quasi quarantennale della carriera è una manna gradita ma avrebbe potuto essere molto, molto meglio, considerando la long and winding road dell'artista in palcoscenico e il pinnacolo alto fino al cielo dei suoi nastri dal vivo. Nessuno si sarebbe offeso per un album doppio o triplo di soli inediti, anche se l'ideale, il sogno vero dei dylaniani, sarebbe una collana intera di enne pezzi; invece qui un pot pourri di (poche) rarità e (molti) brani straconosciuti, secondo un criterio di scelta indecifrabile prima ancora che discutibile. Cinque minuti soli per dire il ragazzino implume di Minneapolis '61 e del Gaslight '62, meno di mezz'ora per liquidare i '60 con i luoghi comuni di Manchester e del tributo a Woody Guthrie: e anche più in là, una pleonastica selezione da Before the flood, Hard rain, Unplugged e via così, con il solo lampo di tre brani tratti dalla tournée inglese del settembre scorso. Edizione a tiratura limitata, per catturare comunque anche gli scettici. Però è un peccato, però così non si fa; e dell'universo live dylaniano, delle sue grandezze e lune e tic, qui c'è solo l'ombra.
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14/12/2005 13:23 - BOB DYLAN The best of Bob Dylan volume 2
Nel greatest ...
BOB DYLAN The best of Bob Dylan volume 2 Nel greatest hits di Dylan trova spazzo la splendida "Things have changed", tratta dalla colonna sonora del film 'Wonder boys', accanto alla canzone più suonata dal vivo negli ultimi tempi ("Silvio") e a una di quelle sempre inseguite dai fan più incalliti ("Hurriane"). Poi qualche classico ("A hard rain's a-gonna fall", "Highway 61 revisited", "Subterranean homesick blues") e due chilometriche versioni live di "Highlands" (undici minuti) e "Blowin' in the wind" (più di sette minuti).
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14/12/2005 13:23 - ALIAS BOB DYLAN
L'odissea dei Nuovi Dylan
un libro di Marco Denti
(Selene ...
ALIAS BOB DYLAN L'odissea dei Nuovi Dylan un libro di Marco Denti (Selene Edizioni) Intorno alla metà degli anni Settanta, Bob Dylan, all'apice della sua fama, sembrò scomparire dalla circolazione. Sul suo conto cominciarono a sentirsi voci fantasiose che alimentarono sempre più il mistero. Contemporaneamente, la sua assenza lasciava una grande vuoto su un mercato discografico in rapida evoluzione e fu così che si scatenò la caccia al Nuovo Dylan: produttori, manager e talent scout scandagliarono strade e locali, reclutando chiunque avesse una chitarra a tracolla e un'armonica a bocca. Per poi abbandonarli, una volta tornato il vero Dylan, al proprio destino, fatto di cause legali, contratti stracciati e, quello che è peggio, indifferenza generale. Partendo dalle storie di sei di questi oscuri personaggi (Elliott Murphy, John Prine, James Talley, Steve Forbert, Willie Nile, Dirk Hamilton, ancora oggi amatissimi dal pubblico italiano), Alias Bob Dylan racconta i sogni, le speranze e poi le delusioni e i drammi di chi rimase abbagliato dal luogo comune del Nuovo Dylan. Una vera e propria Odissea dei nostri tempi. Utilizzando sempre fonti primarie, ovvero le voci dei protagonisti, cantautori che non ebbero e non avranno le fortune di Bob Dylan, ma che scoprirono, a spese loro, le contraddizioni e il cinismo dell'industria dello spettacolo. Un lavoro di ricerca accurato e dettagliatissimo che viene però narrato senza pretese intellettuali, ma con il tono di chi ha scoperto delle storie, magari crude e non sempre a lieto fine, ma troppo belle per non essere raccontate. Marco Denti è un giornalista che da tempo si occupa di cultura e dell'immaginario del rock 'n roll. Ha collaborato e collabora con le maggiori riviste specializzate, radio e siti Internet.
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14/12/2005 13:23 - Alias Bob Dylan
L'odissea dei Nuovi Dylan
un libro di Marco Denti
(Selene ...
Alias Bob Dylan L'odissea dei Nuovi Dylan un libro di Marco Denti (Selene Edizioni, 208 pagine, lire 24.000) Intorno alla metà degli anni Settanta, Bob Dylan, all'apice della sua fama, sembrò scomparire dalla circolazione. Sul suo conto cominciarono a sentirsi voci fantasiose che alimentarono sempre più il mistero. Contemporaneamente, la sua assenza lasciava una grande vuoto su un mercato discografico in rapida evoluzione e fu così che si scatenò la caccia al Nuovo Dylan: produttori, manager e talent scout scandagliarono strade e locali, reclutando chiunque avesse una chitarra a tracolla e un'armonica a bocca. Per poi abbandonarli, una volta tornato il vero Dylan, al proprio destino, fatto di cause legali, contratti stracciati e, quello che è peggio, indifferenza generale. Partendo dalle storie di sei di questi oscuri personaggi (Elliott Murphy, John Prine, James Talley, Steve Forbert, Willie Nile, Dirk Hamilton, ancora oggi amatissimi dal pubblico italiano), Alias Bob Dylan racconta i sogni, le speranze e poi le delusioni e i drammi di chi rimase abbagliato dal luogo comune del Nuovo Dylan. Una vera e propria Odissea dei nostri tempi. Utilizzando sempre fonti primarie, ovvero le voci dei protagonisti, cantautori che non ebbero e non avranno le fortune di Bob Dylan, ma che scoprirono, a spese loro, le contraddizioni e il cinismo dell'industria dello spettacolo. Un lavoro di ricerca accurato e dettagliatissimo che viene però narrato senza pretese intellettuali, ma con il tono di chi ha scoperto delle storie, magari crude e non sempre a lieto fine, ma troppo belle per non essere raccontate. Marco Denti è un giornalista che da tempo si occupa di cultura e dell'immaginario del rock'n'roll. Ha collaborato e collabora con le maggiori riviste specializzate, radio e siti Internet.
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14/12/2005 13:23 - BOB DYLAN Love & theft
Ci mette una vita. Il primo ...
BOB DYLAN Love & theft Ci mette una vita. Il primo impatto è uno sigolo in fronte. Si torna a World gone wrong. Dylan rasposo, volutamente chiuso. Poi arrivano le "troubled waters" di High water in ricordo di Charley Patton, e sono le acque di un'alluvione profetica. Che ricordano il fuoco delle Torri Gemelle. Improvvisamente Love & theft sbanda. Diventa umano, toccante, fragile. Il "chiaro di luna" di Moonlight appare allora, più che una serenata da crooner anni Cinquanta, una stramba parabola, mezza ubriaca, che invoca un sentimento indefinito, ma così disperato, infinito e dolce che c'è da smarrirsi. Perche è un gioco a fingersi distaccati, solo un gioco. Sotto c'é amore soffocato. Dylan non è mai nuovo. Non può più esserlo perché ha già detto tutto. Qualunque suo disco, o qualunque sua canzone, obbliga a un riferimento col passato. Eppure possiede un'energia spaventosa, ai margini dell'ignoto, e penetra in quella sostanza polverosa che lega sempre al proprio mistero, fatto di codici irripetibili, difficilmente clonabili. Anche quando le sue parole si limitano a disegnare anziché a puntellare sostenendola, la vita sua e degli altri, rimane la voglia insopprimibile di starlo ad ascoltare. Ci sono dischi raffinati e meno raffinati. Love & theft è un disco da lavoro, una tuta da fabbrica. Scarno come la paga di un operaio. Dietro il rimbombare della fatica che il blues evoca, Dylan si rannicchia quasi per dispetto. Non vuole essere accattivante, forse vuole essere solo provocatorio. Ma superato il trauma dello spigolo sulla fronte, c'è il rischio che fra un chiaro di luna e una schitarrata, magari con un occhio a Django Reinhardt, uno si possa anche perdere, commuovere, piangere.
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14/12/2005 13:23 - A fine agosto verrà pubblicato "NO DIRECTION HOME: THE SOUNDTRACK ...
A fine agosto verrà pubblicato "NO DIRECTION HOME: THE SOUNDTRACK - The Bootleg Series Vol. 7", colonna Sonora del film-documentario diretto da Martin Scorsese, "No Direction Home: Bob Dylan". La prestigiosa Bootleg Series continua con questa nuova edizione, un doppio CD deluxe che comprende il meglio di Bob Dylan dal 1959 al 1966, un libretto di 60 pagine, 28 brani di cui 26 versioni inedite, rare incisioni private, concerti dal vivo e 12 "alternate takes" tratte dagli album "Blonde On Blonde", "Highway 61 Revisited", "Bringing It All Back Home", "Freewheelin' Bob Dylan" e "Bob Dylan". www.bobdylan.com - Info: Clear Channel Entertainment - Via Pietrasanta 14 - 20100 Milano - 02/530061 - 02/53006401 - 02/53006501 - 347/1040966 - www.clearchannel.it

















































































































