America in concerto a Borretto (RE)
Trasimeno Blues, località Lago Trasimeno (Perugia, Umbria)

Modena City Ramblers

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MODENA CITY RAMBLERS

"VENTI", IL TOUR PER CELEBRARE IL VENTENNALE DAL NOSTRO DISCO D'ESORDIO. Riportando Tutto a Casa", primo disco dei Modena City Ramblers, è uscito nel 1994, dopo 3 anni di amicizia, prove, concerti e demo. La formazione della band risale infatti al 1991, ma è l'uscita dell'album d'esordio ad aver deciso le sorti e la carriera di un gruppo di amici uniti dalla passione per il folk. Sono passati vent'anni dall'uscita del nostro primo cd "Riportando tutto a casa" e ricordiamo ancora l'emozione che provammo all'arrivo del primo pacco di cd che ci mandarono dall'etichetta Helter Skelter, la prima a credere nel nostro progetto Da allora abbiamo iniziato una carriera densa di esperienze, incontri, collaborazioni, successi e soprattutto concerti, più significativo momento di realizzazione tra le nostre attività artistiche. "VENTI" sarà un live particolare, che presenterà tre diversi momenti, a comporre quella che da sempre è la ricca identità del sound della band: una parte strettamente combat folk, col violino e gli strumenti tradizionali a condurre le danze assieme alla ritmica indiavolata, una parte più robusta ed elettrica di celtica patchanka, dove il folk si contamina e prende nuove forme, ed infine un momento più raccolto ed acustico, dove le ballate la fanno da padrone, come avviene da sempre nei pub dell'Isola di Smeraldo. Con il "VENTI" tour vogliamo festeggiare con tutto il nostro pubblico, chi c'era già vent'anni fa e chi vent'anni li compirà proprio in questo 2014, un piccolo-grande traguardo di una carriera che da sempre non ama le auto celebrazioni ma che, sempre un po' 'fuori campo', lontana dai grandi riflettori dei network e dei media e fieramente indipendente, ci ha regalato ricordi ed emozioni. www.ramblers.it

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  • 14/12/2005 13:23 - Modena City Ramblers "FUORI CAMPO è ciò che non entra ...

    Modena City Ramblers "FUORI CAMPO è ciò che non entra nell'occhio di una telecamera o di un obiettivo fotografico. E' ciò che circonda le cose cui i media danno attenzione, però esiste. E' ciò che non si vede, ma che spesso è più importante di quello che si vede". Non sembravano essere in una grande posizione, i Modena City Ramblers, all'indomani di "Terra E Libertà", un album che pur confermandone i pregi caratteriali‚ ne metteva anche a nudo i limiti di campo: una cospicua dose di autoindulgenza (come cimentarsi con dei poco plausibili parlati rivoluzionari in spagnolo), testi sin troppo didascalici (va bene la voglia di narrare, ma un minimo di suggestione immaginifica‚ è pure necessaria), e un coacervo di riferimenti musicali e letterari spesso dovuti‚ e quindi prevedibili. Era quello del resto un album influenzato dalla visione del continente latinoamericano e a quella visione pagava in qualche modo pegno. Da allora i Ramblers hanno però giocato molto bene le proprie carte: prendendo tempo con il live "Raccolti" hanno ritrovato se stessi e i propri argomenti vincenti, rimettendo a fuoco un obiettivo che mesi di trasferte, sballottamenti, concerti di beneficenza, tournée e impegni di ogni tipo avevano probabilmente provveduto a sgranare un po‚ più del dovuto. E adesso con "Fuori campo" pubblicano probabilmente il loro disco migliore, un insieme di musica e narrazione sostenuto da scelte artistiche assai felici: anzitutto nel suono, che è decisamente più vario e - in diversi episodi - meno ramblers‚ che in passato. In questo senso "Clandestino" di Manu Chao deve essere passato pure dalle parti dell'esagono di Rubiera, se è vero che alcuni suoni di questo disco sembrano attingere direttamente a quegli umori e a quelle ritmiche. Merito di una produzione accorta come quella di Kaba Cavazzuti, che per una volta ha deciso di prendersi qualche rischio pur di traghettare i Modena verso una terra in qualche modo sconosciuta. Echi di world music, combat rock e reggae ispessiscono quindi le tessiture celtico-emiliane‚ tipiche del gruppo, regalandogli una luce decisamente più solare. Ma "Fuori Campo" rappresenta un album molto riuscito anche sul versante compositivo, tanto nella musica che nelle parole. I temi trattati non abbandonano - anzi, recuperano completamente - gli argomenti cari ai Modena che, al di là dell'ubicazione geografica e sociale dei propri personaggi, raccontano storie "Fuori Campo" eroismi e ingiustizie che la Storia scritta dal Villaggio Globale non ha tempo di considerare. Dal Chiapas di "Natale A San Cristobal" (che vede la partecipazione di Luis Sepulveda nel recitato di un testo molto importante, ispirato allo scritto di Galeano "Le Vene Aperte Dell'America Latina") all'Europa dell'Est di "Lo Straniero Pazzo" - ispirata dal film di Tony Gatlif "Gadjo Dilo" - dal popolo Saharawi cantato in "Suad" al vecchio canto d'anarchia di "Figli Dell'Officina" i Ramblers tornano a tessere le fila del proprio mondo artistico e musicale, senza dimenticare di introdurre alcuni personaggi comuni ed eccezionali: si tratta di Wilmo, di Suad e di Luigi Ghirri, angeli laici‚ che per i Modena meritano la stessa considerazione di quelli raccontati dai Vangeli (nel disco e nelle tre canzoni che li riguardano - rispettivamente "Il Matto", "Suad" e "L'Uomo Delle Pianure" - troverete le loro storie). I Ramblers raccontano con rabbia, ma restando tra le quinte della propria musica, che qui è spinta più avanti di prima rispetto al gruppo. "Fuori Campo" è un album che parla da sé e per sé, quasi al di là dei suoi autori. E' un disco da ballare e da cantare, che non mancherà di emozionare il pubblico che segue i Ramblers dagli esordi e che potrebbe anche portar loro un pubblico più laico‚ e meno militante. Ma questo forse non è neanche troppo importante. E' più importante che questo album si sia dimostrato un parto felice, che apre ai Modena nuovi territori musicali e artistici, da attraversare con la consueta forza e passione.

  • 14/12/2005 13:23 - Modena City Ramblers ...

    Modena City Ramblers I Modena City Ramblers nascono nel 1991 come gruppo di folk irlandese, senza alcuna pretesa di suonare per un pubblico che non fosse quello di amici e parenti. Nel 1993, stupiti del calore con cui il pubblico emiliano accoglie la loro mistura di punk, folk irlandese e canti della resistenza italiana incidono il loro primo demotape, oggi introvabile: COMBAT FOLK. Nel marzo 1994 esce il loro primo album, RIPORTANDO TUTTO A CASA, per l'etichetta indipendente romana Helter Skelter. E' un disco con cui i Modena City Ramblers rivendicano la loro identità meticcia, fatta di Irlanda ed Emilia, dei racconti sulla Resistenza e gli anni Settanta (di cui loro, per ragioni anagrafiche, hanno solo sentito parlare), di viaggi e di lotte. L'album funziona, e, in pochi mesi, stringono rapporti con un management (Mescal) e una major discografica (PolyGram). RIPORTANDO? viene ripubblicato nel novembre dello stesso anno dalla Blackout-Mercury. Nel marzo 1996 arriva nei negozi un secondo album, LA GRANDE FAMIGLIA, tutto dedicato al pubblico che si va stringendo attorno alla band. Il suono comincia a cambiare, e il folk (fin dall'inizio suonato con attitudine punk) a indurirsi, contaminandosi con il rock. Nel settembre del 1997 esce il terzo album, TERRA E LIBERTA’, fortemente influenzato dalla conoscenza diretta del continente latinoamericano e dalla lettura di alcuni suoi importanti autori, alcuni dei quali diventano interlocutori e amici del gruppo (Luis Sepulveda, Daniel Chavarria, Paco Ingacio Taibo II). Il combat folk si irrobustisce, allarga i suoi orizzonti senza perdere la sua identità, diventa patchanka celtica. Nel frattempo va crescendo il consenso intorno al gruppo come live-band. I Modena City Ramblers saltano, suonano forte, si divertono e fanno divertire. La tournée di LA GRANDE FAMIGLIA e, ancora di più, quella di TERRA E LIBERTÀ, riempie i locali di tutta Italia, e attira più pubblico dei tours di artisti ben più blasonati. A novembre 1998, dopo un altro anno passato in tour, i Modena City Ramblers sentono il bisogno di un tuffo nel passato e nelle loro origini; realizzano RACCOLTI, insolito album del vivo registrato in un pub irlandese d'Emilia, completamente acustico e con un pubblico composto di pochi amici. Raccolti comprende brani dei tre album dei MCR più tre brani inediti. È proprio durante le sessions live di RACCOLTI che inizia a prendere forma l’idea di un nuovo album di studio: registrato tra l’Irlanda e l’Emilia, FUORI CAMPO viene scritto e registrato in un tempo molto breve, ed è già pronto all’inizio dell’estate. Al centro del disco ci sono gli argomenti tanto cari al gruppo, il riaffermare la propria identità sospesa tra riferimenti celtici, radici emiliane e contadine e la spinta all’impegno e alla lotta propria degli oppressi dell’America Latina. I Modena City Ramblers sono Alberto Cottica (fisarmonica, voce), Francesco Moneti (violino, chitarra elettrica), Franco D'Aniello (tin whistle,flauto), Giovanni Rubbiani (chitarra, armonica, voce), Massimo Ghiacci (basso, voce), Roberto Zeno (batteria, percussioni), Stefano "Cisco" Bellotti (voce solista). DISCOGRAFIA ESSENZIALE COMBAT FOLK – 1993, autoprodotto RIPORTANDO TUTTO A CASA – 1994, Black Out LA GRANDE FAMIGLIA – 1996, Black Out TERRA E LIBERTA’ – 1997, Black Out RACCOLTI – 1998, Black Out FUORI CAMPO – 1999, Black Out Modena City Ramblers “FUORI CAMPO è ciò che non entra nell’occhio di una telecamera o di un obiettivo fotografico. È ciò che circonda le cose cui i media danno attenzione, però esiste. È ciò che non si vede, ma che spesso è più importante di quello che si vede”.Non sembravano essere in una grande posizione, i Modena City Ramblers, all’indomani di “Terra e libertà”, un album che pur confermandone i pregi ‘caratteriali’ ne metteva anche a nudo i limiti di campo: una cospicua dose di autoindulgenza (come cimentarsi con dei poco plausibili parlati rivoluzionari in spagnolo), testi sin troppo didascalici (va bene la voglia di narrare, ma un minimo di suggestione ‘immaginifica’ è pure necessaria), e un coacervo di riferimenti musicali e letterari spesso ‘dovuti’ e quindi prevedibili. Era quello del resto un album influenzato dalla visione del continente latinoamericano e a quella visione pagava in qualche modo pegno. Da allora i Ramblers hanno però giocato molto bene le proprie carte: prendendo tempo con il live “Raccolti” hanno ritrovato se stessi e i propri argomenti vincenti, rimettendo a fuoco un obiettivo che mesi di trasferte, sballottamenti, concerti di beneficenza, tournée e impegni di ogni tipo avevano probabilmente provveduto a sgranare un po’ più del dovuto. E adesso con “Fuori campo” pubblicano probabilmente il loro disco migliore, un insieme di musica e narrazione sostenuto da scelte artistiche assai felici: anzitutto nel suono, che è decisamente più vario e – in diversi episodi – meno ‘ramblers’ che in passato. In questo senso “Clandestino” di Manu Chao deve essere passato pure dalle parti dell’esagono di Rubiera, se è vero che alcuni suoni di questo disco sembrano attingere direttamente a quegli umori e a quelle ritmiche. Merito di una produzione accorta come quella di Kaba Cavazzuti, che per una volta ha deciso di prendersi qualche rischio pur di traghettare i Modena verso una terra in qualche modo sconosciuta. Echi di world music, combat rock e reggae ispessiscono quindi le tessiture ‘celtico-emiliane’ tipiche del gruppo, regalandogli una luce decisamente più solare. Ma “Fuori campo” rappresenta un album molto riuscito anche sul versante compositivo, tanto nella musica che nelle parole. I temi trattati non abbandonano – anzi, recuperano completamente – gli argomenti cari ai Modena che, al di là dell’ubicazione geografica e sociale dei propri personaggi, raccontano storie ‘fuori campo’, eroismi e ingiustizie che la Storia scritta dal Villaggio Globale non ha tempo di considerare. Dal Chiapas di “Natale a San Cristobal” (che vede la partecipazione di Luis Sepulveda nel recitato di un testo molto importante, ispirato allo scritto di Galeano “Le vene aperte dell’America Latina”) all’Europa dell’Est di “Lo straniero pazzo” – ispirata dal film di Tony Gatlif “Gadjo dilo” - dal popolo Saharawi cantato in “Suad” al vecchio canto d’anarchia di “Figli dell’officina” i Ramblers tornano a tessere le fila del proprio mondo artistico e musicale, senza dimenticare di introdurre alcuni personaggi comuni ed eccezionali: si tratta di Wilmo, di Suad e di Luigi Ghirri, ‘angeli laici’ che per i Modena meritano la stessa considerazione di quelli raccontati dai Vangeli (nel disco e nelle tre canzoni che li riguardano – rispettivamente “Il matto”, “Suad” e “L’uomo delle pianure” – troverete le loro storie). I Ramblers raccontano con rabbia, ma restando tra le quinte della propria musica, che qui è spinta più avanti di prima rispetto al gruppo. “Fuori campo” è un album che parla da sé e per sé, quasi al di là dei suoi autori. E’ un disco da ballare e da cantare, che non mancherà di emozionare il pubblico che segue i Ramblers dagli esordi e che potrebbe anche portar loro un pubblico più ‘laico’ e meno militante. Ma questo forse non è neanche troppo importante. E’ più importante che questo album si sia dimostrato un parto felice, che apre ai Modena nuovi territori musicali e artistici, da attraversare con la consueta forza e passione.

  • 14/12/2005 13:23 - I MODENA CITY RAMBLERS sono otto persone con un sogno ...

    I MODENA CITY RAMBLERS sono otto persone con un sogno che la musica sia una strada che conduce all'utopia. I primi chilometri di questa strada sono quelli che attraversano l'ultimo album della band emiliana, "Terra e Libertà", percorrono i sogni di riscatto del Messico di Emiliano Zapata e "El Sub" Marcos, sostano nell'allegra follia delle feste itineranti, che fanno ballare e sorridere anche nella Colombia dei narcos e del terrorismo, costeggiano i campi profughi Saharawi persi nell'immensità del deserto e seguono le tracce lasciate dalla moto di Alberto Granado e Ernesto Guevara (non ancora Che) alla scoperta del loro continente. "Terra e Libertà" prosegue il successo dei due precedenti album "Riportando Tutto A Casa" e "La Grande Famiglia", ambedue con 50.000 copie raggiunte. La musica dell'utopia è ricca di colore, ci sono la fisarmonica della tradizione italiana e la uileann pipe di quella celtica, ci sono la chitarra e l'armonica del vecchio Woody Guthrie, e le percussioni latine degli americani che vivono al sud del Rio Grande; c'è la potenza di fuoco delle chitarre elettriche e delle batterie rock. E c'è il contributo della letteratura latinoamericana contemporanea da Gabriel Garcia Marquez a Luis Sepulveda. E' una letteratura che sa immaginare un mondo diverso, e lo fa con tanta forza poetica che finisce per trascinare autori e lettori nella lotta per il cambiamento. I Modena City Ramblers chiamano la musica composta da questi elementi patchanka celtica. "Terra e Libertà" era una rivendicazione degli anarchici spagnoli negli anni Trenta, ai tempi della Repubblica di Spagna; prima ancora era stato il grido di guerra dei contadini-soldati di Emiliano Zapata, per un breve periodo trionfatore della rivoluzione messicana. Oggi i Modena City Ramblers sono in cammino verso la terra e la libertà che appartengono di diritto a tutti noi, e che non stanno in nessun luogo se non forse nel cammino per raggiungerle. Del resto, nessun luogo è il significato della parola utopia e come dice lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II, amico e collaboratore della band, non si può vivere senza utopia.

  • 14/12/2005 13:23 - Modena City Ramblers "Raccolti" Se è vero che tre è il numero ...

    Modena City Ramblers "Raccolti" Se è vero che tre è il numero perfetto, allora non occorre proprio aspettare un quarto album in studio prima di fare il punto sulla propria produzione e mettere insieme la canonica raccolta del "meglio di". Dal vivo, magari, tanto più se è proprio quella la dimensione in cui ci si trova di più a proprio agio. E a tale proposito non c'è proprio alcun dubbio sul fatto che gran parte della popolarità che i Modena City Ramblers sono riusciti ad ottenere fin qui l'hanno guadagnata proprio girando in lungo e in largo la penisola con la loro musica che sa di birra - ma anche di vino all'occorrenza - e di indelebili memorie collettive, di Irlanda e di Appennino emiliano, di letture 'spesse' e di sogni di libertà ad occhi aperti. "Raccolti" è la messe di tutto questo, la mietitura inevitabilmente capricciosa e opinabile di quanto i Modena City Ramblers hanno seminato nei tre capitoli della loro discografia, più la solita manciata di inediti (tre in tutto): "Notturno Camden Lock" e le dialettali "A Ghe Chi Ga" e "La Fiola Del Paisan", quest'ultima tratta dal canzoniere de La Piva Del Carner - scelta fra i tanti che il gruppo è aduso presentare nei suoi concerti. Il solito, collaudato, scaltro e soprattutto fortunato cocktail di Chieftains, Pogues e Guccini che riesce sempre a trasformare un normale concerto in una autentica festa popolare.

  • 14/12/2005 13:23 - Modena City Ramblers Hanno dieci anni di attività alle spalle, 6 ...

    Modena City Ramblers Hanno dieci anni di attività alle spalle, 6 album realizzati (Riportando Tutto A Casa, La Grande Famiglia, Terra e Libertà, Raccolti, Fuori Campo e l'ultimissimo Radio Rebelde). Da sempre rivendicano un'identità meticcia grazie a cui hanno inventato un suono a cavallo tra Irlanda ed Emilia a cui accostano testi sempre "politicamente impegnati". Il nuovo album (Radio Rebelde) racchiude tredici pezzi uniti dal filo rosso dell'attualità, del viaggio di conoscenza e confronto, della memoria, della denuncia e della ribellione culturale.

  • 14/12/2005 13:23 - Modena City Ramblers Hanno dieci anni di attività alle spalle, 6 ...

    Modena City Ramblers Hanno dieci anni di attività alle spalle, 6 album realizzati (Riportando Tutto A Casa, La Grande Famiglia, Terra e Libertà, Raccolti, Fuori Campo e l'ultimissimo Radio Rebelde). Da sempre rivendicano un'identità meticcia grazie a cui hanno inventato un suono a cavallo tra Irlanda ed Emilia a cui accostano testi sempre "politicamente impegnati". Il nuovo album (Radio Rebelde) racchiude tredici pezzi uniti dal filo rosso dell'attualità, del viaggio di conoscenza e confronto, della memoria, della denuncia e della ribellione culturale.

  • 14/12/2005 13:23 - Saltano, suonano forte, divertono e si divertono! Stiamo parlando dei ...

    Saltano, suonano forte, divertono e si divertono! Stiamo parlando dei Modena City Ramblers, che dopo tutti questi anni riconfermano la loro fama di live-band irresistibile, che attira più pubblico dei tour di artisti assai più blasonati! Modena City Ramblers - Francesco Monetti (violino, chitarra), Franco D‚Aniello (flauto), Massimo Ghiacci (basso), Roberto Zeno (batteria, percussioni), Stefano "Cisco" Bellotti (voce), Arcangelo "Kaba" Cavazzuti (tastiere, percussioni) e Massimo Giuntini (bouzouki, cornamusa, charango). Sempre incredibilmente trascinanti, con i testi ancora una volta rivolti verso quei popoli oppressi, i MCR sono giunti al sesto album ("Radio Rebelde"), e ad una profonda evoluzione artistica: un‚evoluzione della Œpatchanka celtica in cui il punk, l‚elettronica, il dub, il reggae, i ritmi africani, latini e balcanici sono rami rigogliosi dell‚originaria matrice folk e popolare del gruppo, in un‚applicazione personale ed innovativa che rappresenta lo stile dei Ramblers del 2002. Dal vivo si riconfermano come una delle live band più convincenti in circolazione: sono passati più dieci anni dalla prima volta in cui cominciava a circolare il loro nome nei circuiti di musica indipendente e da allora molte cose sono cambiate, ma non la loro voglia di fare musica e di imporre il loro "combat folk".

  • 14/12/2005 13:23 - MODENA CITY RAMBLERS E' stata definita "la più irlandese delle band ...

    MODENA CITY RAMBLERS E' stata definita "la più irlandese delle band italiane": sono i MODENA CITY RAMBLERS, la storica formazione emiliana. Occasione ghiotta per ascoltare l'ultimo, recentissimo, album di Cisco e soci, Radio Rebelde, un disco scoppiettante realizzato con il contributo di molti artisti di calibro internazionale, tra cui lo scrittore Luis Sepulveda. Nel sesto album dei Modena City Ramblers, Radio Rebelde, le canzoni si susseguono come se la mano dell'ascoltatore girasse la manopola di un immaginario sintonizzatore, da cui escono ritmi e tempi propri del mezzo radiofonico. Non quelli dei nostri network, però: semmai, voci e atmosfere degli eredi della gloriosa Radio Rebelde, fondata da Che Guevara ai tempi della lotta nella Sierra Maestra. Gli stacchi radiofonici si alternano a schegge di telegiornali e televisioni satellitari, per comporre un quadro d'insieme affine al nuovo approccio dei Ramblers nei confronti delle loro canzoni, una vocazione internazionale e attuale, che si materializza nella ricerca di una "mescla" sonora capace di aggiornare le lezioni di Clash di Sandinista e dei Mano Negra di Casa Babylon. Il risultato è una evoluzione della patchanka celtica in cui il punk, l'elettronica, il dub, il reggae, i ritmi africani, latini e balcanici sono rami rigogliosi dell'originaria matrice folk e popolare del gruppo, in una applicazione personale e innovativa che rappresenta lo stile Ramblers del 2002. Da sempre aperti alle collaborazioni (ricordiamo gli incontri ravvicinati con Bob Geldof, Gang, Chieftains, Paolo Rossi, Luis Sepulveda, Paco Ignacio Taibo II), i Ramblers hanno registrato Radio Rebelde a Napoli e per assorbire meglio atmosfere meticce e frenesia metropolitana hanno ospitato nel disco importanti musicsiti partenopei: Marcello Colasurdo, grande interprete del più antico canto napoletano, la "fronna", e leader degli "Spaccanapoli"; Daniele Sepe, compositore e musicista indipendente, che ha arrangiato i fiati in due canzoni dell'album: Ornella Mancini, dotata cantante già nei Vox Populi; Franco Sansalone, chitarrista dobro, Marzouk Mejri, musicista tunisino residente a Napoli, cantante flautista e percussionista molto noto negli ambienti della cosiddetta "worldmusic" italiana. MODENA CITY RAMBLERS I Modena City Ramblers nascono nel 1991 come gruppo di folk irlandese intriso di spirito punk trapiantato nella rossa provincia emiliana, ed iniziano ad esibirsi in birrerie, circoli e case del popolo per un pubblico di amici e parenti. Nel 1993 incidono il loro primo demotape, oggi introvabile: COMBAT FOLK. Nel marzo 1994 esce il primo album, RIPORTANDO TUTTO A CASA, per l'etichetta indipendente romana Helter Skelter. E' un disco con cui i Modena City Ramblers rivendicano l'identità meticcia che hanno inventato a cavallo tra Irlanda ed Emilia, racconti della Resistenza e degli anni Settanta, viaggi e lotte. Il disco li impone nel circuito indipendente, dove la loro proverbiale carica live anima concerti sempre più affollati; nel giro di pochi mesi, la band si lega al management Mescal ed alla major discografica Polygram: RIPORTANDO TUTTO A CASA viene così ripubblicato nel novembre dello stesso anno dalla Blackout-Mercury con l'aggiunta del brano "Il bicchiere dell'addio", inciso con Bob Geldof. I MCR partecipano intanto ad un disco tributo ad Ivano Fossati, cui seguirà, nel 1995, l'adesione ad un'antologia di cover dedicate ad Augusto Daolio dei Nomadi. Dopo le 25.000 copie vendute dal primo album ed una trionfale tournée con il comico Paolo Rossi, nel marzo 1996 arriva nei negozi il secondo, LA GRANDE FAMIGLIA, dedicato alla complicità con il pubblico che si va stringendo attorno alla band. Il disco mette in mostra evidenti espansioni dell'universo artistico del gruppo: il folk, fin dall'inizio suonato con attitudine punk, non esita ad indurirsi per contaminarsi con il rock. Nella "famiglia" Ramblers sono intanto entrati i toscani Francesco Moneti e Massimo Giuntini, mentre l'impegno del "grande vecchio" Luciano Gaetani è ormai part time a causa degli impegni familiari e lavorativi. Ad un nuovo tour con Paolo Rossi segue un'importante esperienza nel Sahara Occidentale a sostegno del popolo Saharawi. Nel settembre del 1997 esce il terzo album, TERRA E LIBERTA', che risente delle esperienze consumate da alcuni componenti del gruppo in America Latina. E' un salto sonoro e letterario alla ricerca dell'utopia di cui è artefice l'amicizia stretta con alcuni autori di quell'area, da Luis Sepulveda a Daniel Chavarria e Paco Ingacio Taibo II. Il combat folk si irrobustisce ed allarga i suoi orizzonti senza perdere la sua identità, per diventare "patchanka celtica". Quando il disco esce in Italia, i Modena si trovano a Vallegrande, in Bolivia, per le celebrazioni del ventesimo anniversario dell'assassinio di Che Guevara. Ormai Modena City Ramblers è sinonimo di concerti ovunque affollati, e la fama di live-band irresistibile si conferma nei club come nei palasport: il gruppo salta, suona forte, si diverte e diverte. Le tournée di LA GRANDE FAMIGLIA e TERRA E LIBERTA' attirano così più pubblico dei tour di artisti assai più blasonati. A novembre 1998, dopo un altro anno passato in tour, i Ramblers sentono il bisogno di un tuffo nelle loro origini; realizzano a questo proposito RACCOLTI, insolito album acustico dal vivo registrato in un pub irlandese d'Emilia, davanti a pochi amici. Il cd comprende brani dei tre album dei MCR e tre inediti. Dopo un prestigioso tour nei teatri italiani dinanzi a platee sedute, il gruppo si reca in Irlanda per la pre-produzione del nuovo album in studio, FUORI CAMPO, ultimato all'inizio di giugno e pubblicato il 30 settembre 1999 sotto le insegne della Universal, che ha nel frattempo assorbito la Polygram. Il disco conferma la duplice natura combat e festaiola dei Modena City Ramblers, ed è arricchito da innesti quanto mai eterogenei: la tradizione irlandese viene riletta e inserita tra nuove ritmiche e armonie di matrice reggae, ska, rock, nonché da suggestioni provenienti dall'Africa, dal deserto e dall'Europa dell'Est. Due mesi dopo, la vicenda artisitca, umana e politica della band viene raccontata da Paolo Ferrari e Paolo Verri nel libro "Combat Folk: L'Italia ai tempi dei Modena City Ramblers", edito da Giunti. Con l'uscita di FUORI CAMPO, i Ramblers tornano ad un'intensa attività live, con un tour che accompagna il disco ed il gruppo nel nuovo millennio: oltre ottanta concerti nell'arco di un anno e mezzo, con un successo di pubblico degno di una delle più importanti realtà live del nostro rock. Dalle piazze italiane ai piccoli club delle Asturie e della Catalogna, dalla solidarietà portata in Albania ai prestigiosi festival in Sudafrica, i Modena City Ramblers macinano chilometri ed esperienze che offrono alla loro vocazione meticcia orizzonti internazionali. Mentre FUORI CAMPO viene pubblicato anche in Giappone per la locale consociata Universal, divergenze artistiche e scelte personali portano due componenti storici della band, Giovanni Rubbiani e Alberto Cottica, ad intraprendere altre strade. Ma il gruppo va avanti: Kaba Cavazzuti, da sempre dietro alla consolle in sala d'incisione, entra nella formazione come musicista a tempo pieno, la tournée prosegue e si comincia a lavorare sul materiale destinato al disco successivo. Nel frattempo, il cantante Cisco Bellotti realizza con lo stesso Kaba la produzione dell'album d'esordio del gruppo "fratello" aretino La Casa del Vento, il cui NOVECENTO esce nel febbraio 2001 per l'etichetta Mescal. Nell'album, Cisco affianca al microfono il compositore della band toscana, Luca Lanzi, e tutti gli altri Ramblers forniscono il proprio contributo. Desiderato da tempo, va inoltre in porto un tour "resistente" assieme ai Gang: è il progetto "Gang City Ramblers", in cui il gruppo compone con i fratelli Severini un'unica band che propone canzoni degli uni e degli altri. Al termine di questa esperienza, i Ramblers cominciano la pre-produzione di nuove canzoni in un cascinale della collina aretina: sono le session da cui scaturiscono l'ossatura e la direzione del nuovo disco, molto "spinto" nei suoni e "militante" per i temi trattati. Il breve ma intenso giro di concerti dell'estate 2001 vede affacciarsi arrangiamenti sempre più orientati ad una evoluzione personale e imbastardita dei suoni, con particolare attenzione all'indole "no-global" di Manu Chao, dei Macaco e di tante band di frontiera. La tappa successiva consiste nella conclusione del lavoro preparatorio al disco con una seconda pre-produzione effettuata nella tranquillità "casalinga" di Rubiera. Sono i giorni dell'attacco alle Twin Towers, e la canzone "Terra del fuoco", su cui i Ramblers stavano lavorando proprio l'11 settembre, reca nel testo e nell'atmosfera le stimmate della terribile attualità. A fine ottobre, il gruppo si trasferisce a Napoli per registrare il nuovo album. Con Kaba Cavazzuti ormai musicista, la regia viene affidata per la prima volta ad un produttore "esterno": Enzo "Soulfingers" Rizzo, scelto per l'efficacia dei servizi resi, tra gli altri, a Mano Negra, Les Negresses Vertes e Manu Chao. RADIO REBELDE esce nel febbraio 2002 per la Blackout-Mercury/Universal e si presenta come un vero e proprio collage sonoro-emozionale: tredici pezzi uniti dal filo rosso dell'attualità, del viaggio di conoscenza e confronto, della memoria, della denuncia e della ribellione culturale. Accanto all'attività dal vivo e in studio, sulla scia dell'esperienza produttiva di Cisco con La Casa del Vento i Ramblers inaugurano anche una propria etichetta discografica, la Modena City Records. Il marchio veicola produzioni artistiche e progetti paralleli all'attività della band, e grazie ad un accordo con i dischi de "Il Manifesto" intraprende il proprio cammino nell'ambito della produzione discografica indipendente. Il primo titolo pubblicato dalla MCRecords nel febbraio del 2002 è PAZIENZA SANTA dei Paulem, gruppo di arzilli vecchietti dell'Appennino modenese che interpreta con maestria il patrimonio musicale della propria terra. MODENA CITY RAMBLERS: Francesco Moneti (violino, chitarra elettrica); Franco D'Aniello (tin whistle, flauto); Massimo Ghiacci (basso, voce); Roberto Zeno (batteria, percussioni); Stefano "Cisco" Bellotti (voce solista); Arcangelo "Kaba" Cavazzuti (tastiere, batteria, percussioni, cori); Massimo Giuntini (bouzouki, cornamusa, charango).

  • 14/12/2005 13:23 - Modena City Ramblers "Radio Rebelde" (2/2002). I Modena City Ramblers sono ...

    Modena City Ramblers "Radio Rebelde" (2/2002). I Modena City Ramblers sono uno dei più apprezzati gruppi italiani soprattutto nelle esibizioni dal vivo. Nati nel 1991 nella provincia emiliana, si affermano nel circuito indipendente nel 1994 con l’album “Riportando tutto a casa”, disco a metà strada tra la via Emilia e l’Irlanda, dove si incontrano storie di viaggi e di lotte partigiane, il tutto suonato con sonorità tra folk e punk. Tra il ’94 e il ’96 partecipano a dischi tributo ai grandi della musica italiana come Ivano Fossati e Augusto Daolio dei Nomadi. Nel 1996 esce il secondo album “La grande famiglia”, con sonorità decisamente più “rock” e ricercate ma che non tradisce l’amore per il folk del gruppo. L’anno seguente esce il terzo album, “Terrà e Libertà” che risente fortemente delle esperienze che alcuni membri del gruppo hanno avuto in America Latina, rimane infatti forte l’amicizia che lega i Modena City Ramblers a grandi scrittori come Luis Sepulveda e Paco Ignacio Taibo II. Il folk si contamina a sonorità sudamericane, un suono che li consacra al grande pubblico e alla critica musicale. Nel 1999, dopo la parentesi acustica di “Racconti” album registrato nell’intimità di un pub irlandese in Emilia, i Modena City Ramblers registrano “Fuori Campo”, dove il suono è sempre più patchanka, il tradizionale folk si unisce al reggae e allo ska, nonché a suggestivi suoni africani e balcanici. Dopo la parentesi live insieme ai Gang, con la doppia band, “Gang City Ramblers”, tra il 2001 e il 2002, incominciano le registrazioni del già citato “Radio Rebelde”, un album che risente fortemente del clima politico e sociale del momento, dall’11 settembre al G8 di Genova e musicalmente all’affermarsi di artisti “no-global” come Manu Chao e Macaco.

  • 14/12/2005 13:23 - MODENA CITY RAMBLERS Gli esponenti più attendibili della scena folk italiana, ...

    MODENA CITY RAMBLERS Gli esponenti più attendibili della scena folk italiana, con testi politicamente impegnati e ispirazioni sonore di matrice filo-irlandese. La musica celtica è infatti la principale fonte d’ispirazione per questa band che ormai da tempo ha varcato i confini italiani conquistando anche il pubblico europeo. Nel sesto album dei Modena City Ramblers, “Radio Rebelde”, le canzoni si susseguono come se la mano dell’ascoltatore girasse la manopola di un immaginario sintonizzatore, da cui escono ritmi e tempi propri del mezzo radiofonico. Non quelli dei nostri network, però: semmai, voci ed atmosfere degli eredi della gloriosa Radio Rebelde, fondata da Che Guevara ai tempi della lotta nella Sierra Maestra. Formazione: Stefano "Cisco" Bellotti (voce solista); Francesco Moneti (violino, chitarra elettrica); Franco D'Aniello; (tin whistle, flauto); Massimo Ghiacci (basso, voce); Roberto Zeno (batteria, percussioni); Arcangelo “Kaba” Cavazzuti (tastiere, batteria, percussioni, cori); Massimo Giuntini (bouzouki, cornamusa, charango) Ultimo disco: Radio Rebelde – 2002 – (Mercury/Universal) Sito internet: www.radiorebelde.it – www.ramblers.it

  • 14/12/2005 13:23 - Questo non è il nuovo album dei MCR. Il nuovo ...

    Questo non è il nuovo album dei MCR. Il nuovo cd verrà pubblicato nel 2006. Dopo 10 anni dalla pubblicazione di Materiale Resistente, pubblicato nel 1995 per i 50 anni della Liberazione, i MCR riprendono il discorso continuando quanto inaugurato due lustri fa con nuove proposte, nuovi e vecchi compagni di viaggio, con una manciata di canzoni senza tempo e con un brano inedito : Il sentiero. Prima cosa, importante, la nostra presentazione: L'idea degli "Appunti Partigiani" non nasce solo dalla voglia di ricordare e celebrare i sessant'anni della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo. L'art. 1 della Costituzione italiana non è l'epitaffio sulla lapide di un periodo morto e sepolto ma il concetto portante su cui le generazioni, e non solo quella che ha vissuto la guerra, devono formare i loro principi e valori morali. Ricordare e raccontare le piccole e grandi storie dei partigiani, di chi ha lottato a rischio della propria vita e delle vittime innocenti, deve contribuire alla costruzione di una società con una forte coscienza civile, di libertà e solidarietà. Le canzoni di questo disco non appartengono tutte al repertorio popolare dell'epoca della Seconda Guerra Mondiale. Ci sono nostri brani riarrangiati per l'occasione e brani di altri artisti composti in tempi recenti o comunque successivi alla Liberazione. Ripercorrendo questi sessant'anni di musica resistente, la nostra scelta è andata sulle canzoni che abbiamo sentito in vari modi più vicine. MCR - www.ramblers.it - Suonano: 27/07 UDINE - Castello 29/07 NORIMBERGA (GERMANIA) - Bardentreffen Festival 30/07 BORGO VALSUGANA (TN) - Centro Sportivo Info: Mescal - Tel. 0141/793496 - PIAZZA GARIBALDI 2 - 14049 NIZZA MONFERRATO (ASTI) - Booking: Alessandro Ceccarelli 0141/702949 – 335/7169140 - cecca.onmescal@tin.it - Giulia Del Piccolo 349/7235605 giulia@mescal.it - www.mescal.it