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14/12/2005 13:23 - CALEXICO
Esattamente dopo un anno ritornano i Calexico di Joey Burns ...
CALEXICO Esattamente dopo un anno ritornano i Calexico di Joey Burns e John Convertino, presentandoci la loro nuova fatica discografica targata City Slang. Gli ex Giant Sand propongono un lungo e rilassante viaggio in bollenti lande desolate e desertiche, con una sorta di colonna sonora ideale da film western con diverse citazioni di Ennio Morricone. Roots music, blues, country e folk vengono riveduti e corretti con classe, nel tipico stile malinconico mariachi, in brani densi di umori francesi e mittelouropei. Melodie epiche e struggenti sono eseguiti in tono "caliente" da OTTO musicisti, un ensemble da camera sui generis, una sorta di Penguin Cafè Orchestra dell'Arizona. Il tutto condito da archi, ottoni, marimba, vibrafoni e chitarre spagnole. Bentornati a Calexico visi pallidi e solitari.
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14/12/2005 13:23 - CALEXICO + FREAKWATER
Esattamente dopo un anno ritornano i Calexico di ...
CALEXICO + FREAKWATER Esattamente dopo un anno ritornano i Calexico di Joey Burns e John Convertino ad allietare le nottate del Tunnel, presentandoci la loro nuova fatica discografica targata City Slang. Gli ex Giant Sand propongono un lungo e rilassante viaggio in bollenti lande desolate e desertiche, con una sorta di colonna sonora ideale da film western con diverse citazioni di Ennio Morricone. Roots music, blues, country e folk vengono riveduti e corretti con classe, nel tipico stile malinconico mariachi, in brani densi di umori francesi e mittelouropei. Melodie epiche e struggenti sono eseguiti in tono caliente da un ensemble da camera sui generis, una sorta di Penguin Cafè Orchestra dell'Arizona. Il tutto condito da archi, ottoni, marimba, vibrafoni e chitarre spagnole. Bentornati a Calexico visi pallidi e solitari.
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14/12/2005 13:23 - CALEXICO "aerocalexico" (calexico records)
Non ho mai avuto modo di conoscere ...
CALEXICO "aerocalexico" (calexico records) Non ho mai avuto modo di conoscere John Convertino e Joey Burns, malgrado abbia potuto assistere ad un concerto esaltante e intimo di Calexico e ad un altro (decisamente meno convincente) dei Giant Sand (loro gruppo di origine) di Howe Gelb. Ma in me è cresciuta la convinzione che i due siano dei personaggi eccezionali. Affabili e mai scontati nel loro essere calmi interpreti della loro espressiva natura. Possono parlare una lingua che ogni animo sensibile può fare propria. Come in ogni discorso tra intimi amici sanno passare da momenti in cui si discute del cazzeggio più vario ad attimi di toccante confidenzialità. Sono così Joey e John, i loro tre album ufficiali lo dimostrano, e questo diversivo non fa altro che ribadirlo. Comunicativi e sinceri. Questo Aerocalexico, come avrete capito, non è il nuovo album ufficiale del duo. Raccoglie 23 canzoni inedite e viene venduto esclusivamente nei concerti, oppure tramite il loro sito www.casadecalexico.com Come ormai ci hanno abituato, si viaggia tra frammenti strumentali più o meno strutturati a canzoni di una bellezza limpida ed emozionante, con la presenza della cover di Nick Drake: Clothes of Sand vero apice del disco. Ma sarebbe un crimine non segnalare altri brani come la stupenda Crooked Road and the Briar, dove Convertino ritma la struggente interpretazione di Burns, oppure All the Pretty Horses gioiello posto ad introduzione dell'intero cd. Io, intanto rimango come sempre vinto dalle loro note e lentamente mi sdraio a pensare, viaggiare, ricordare, immaginare, mettere in sequenza intuizioni e percezioni. La mancanza di complicazioni della loro musica stride con il nostro stile di vita e forse per questo quieta e scioglie i nodi del nostro vivere.
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14/12/2005 13:23 - CALEXICO Hot Rail
Tre minuti e quaranta secondi dall'inizio di Hot ...
CALEXICO Hot Rail Tre minuti e quaranta secondi dall'inizio di Hot Rail e ti ritrovi proiettato all'interno di uno di quei duetti che potrebbero contribuire a (ri)scrivere la storia delle sette note, una di quelle canzoni che ti fanno pensare che, fortunatamente, la Grande Musica non è rimasta imprigionata in qualche decennio passato, ma ha avuto la forza di arrivare oltre le colonne del 2000: Joey Burns (moderno Serge Gainsbourg), come sua abitudine canta in inglese; Marianne Dissard (nei panni di Brigitte Bardot) in francese e Ballad Of Cable Hogue è, per il nuovo millennio, quello che Je t'aime, moi non plus era stato per i '70: un brano a due voci che definire epico sarebbe fare un torto a quattromila e più anni di mitologia; una composizione che fonde, in neppure quattro, fantastici minuti, tutto lo spirito di una formazione che scrive poesie invece di semplici canzoni; che rende in musica la bellezza di paesaggi sconfinati e di aridi deserti come se ne possono trovare solo nel sud degli Stati Uniti; che esplora - con tocchi di tromba dilatata e di jazz purissimo e sofisticato - mondi che solo la loro mente fantastica e fantasiosa, ha il merito di farci conoscere. E si sta parlando solo di uno dei quattordici episodi di Hot Rail. Un album che, comunque, vivrebbe di luce propria, consigliatissimo anche se fosse mancata Ballad Of Cable Hogue: conferma ne sono le atmosfere andaluse di Tres Avisos, El Picador e Muleta (con chitarre acustiche e trombe in bella evidenza), gli struggenti, immobili ed interminabili attimi di Untitled III contrapposti alla frenesia di Mid-Town, il contagioso calore che emanano Sonic Wind e Service And Repair e la rabbia che si trasforma in ballata in Drenched. Viene da pensare che sarebbe stato, Hot Rail, il perfetto sottofondo per quei leggendari racconti che i vecchi cowboys facevano, intorno al fuoco nelle fredde ed interminabili serate invernali, ad una platea che, letteralmente, pendeva dalle loro labbra; altri tempi, è vero, come altri tempi sono quelli cui si ispirano i Calexico, autori di un disco bello e dal fascino oscuro, senza tempo né dimensione.
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14/12/2005 13:23 - CALEXICO
La storia dei Calexico comincia con un disco uscito sia ...
CALEXICO La storia dei Calexico comincia con un disco uscito sia come Peel/Pulp (Haus Musik, 1996), accreditato agli Spoke, sia come Spoke (Quarterstick, 1997), accreditato ai Calexico, che ridisegnava le rotte del moderno roots-rock proponendo un improbabile ponte fra la generazione romantica di Duan Eddy e quella nichilista dei Palace Brothers. Dietro questi trasformismi si cela la sezione ritmica di Joey Burns (basso) e John Convertino (percussioni), che da sei anni accompagnano Howe Gelb nei Giant Sand, e che hanno recentemente collaborato con Friends Of Dean Martinez e soprattutto con Lisa Germano. Qui si alternano anche alla chitarra e alla fisarmonica. Dallo "slo-core" di Low Expectations e dello strumentale Paper Route al folk paesano, che rimescola alla rinfusa Messico ed Europa, di Mazurra, Spokes e Wash, dal lamento alla Dylan di Point Vicente alle ballate commosse e marziali di Sanchez e Removed, l'epopea del duo rispetta i canoni del rock del deserto, carico di sole e di tempo. Il primitivismo sornione dei Giant Sand si riconosce in ballate saltellanti come Slag e Glimpse. Un vibrante strumentale surf, Scout, fa breccia nella coltre di torpore. Il finale è invece metafisico: due minuti di percussioni giapponesi (Hitch) e poi la visione solare dello strumentale Stinging Nettle, con tanto di violoncello. Di loro erano anche usciti il singolo con Spark (Wabana), un country alla Palace Brothers, e Ride, uno spaghetti western con twang alla Duan Eddy, e il singolo Lost In Space (All City). L'ouverture del secondo album dei Calexico, The Black Light (Touch And Go, 1998), è affidata al languido strumentale di Gypsy's Curse, intriso di umori francesi e mitteleuropei, orchestrato per twang di chitarra, fisarmonica, violino e violoncello, che continua la vena felice del primo disco, anche quello marchiato a fuoco da due o tre partiture strumentali d'alto calibro. Fake Fur fa anche meglio, con un ritmo di percussioni caraibiche su cui il contrabbasso ricama figure di rumba e la chitarra mormora in sordina come uno scacciapensieri. Il vizietto del primo disco si è insomma trasformato in stile d'autore. Il resto del disco è disseminato di brevi intermezzi strumentali, che, a ben guardare, costituiscono la polpa, non la scorza: il madrigale classicheggiante per vibrafono e violoncello di Where Water Flows, la polka ubriaca per fisarmonica, violoncello e grancassa da circo di Sideshow, la fanfara cubana notturna di Chach, condotta dalla tromba mariachi di Rigo Pedroza, l'Old Man Waltz pianto sugli accordi più patetici della fisarmonica. Over Your Shoulder torna finalmente sui propri passi e imbraccia la cadenza country del primo Neil Young e del Bob Dylan di Desire. Non sono soltanto scherzi d'autore, sono anzi spesso capolavori di introspezione. Per esempio, la melodia epica e struggente di Minas De Cobre, scandita a ritmo di flamenco, nasconde un duetto metafisico di tromba e violino. Il disco sconfina nella musica d'avanguardia con l'ultimo brano, Frontera, che comunque si chiude sulle note di una fanfara festosa (che non potrebbe contrastare maggiormente con l'umore degli altri brani). Sono episodi di una prode incursione nelle maglie della musica seria, diretti ed eseguiti in tono austero e compassato da un ensemble da camera sui generis, da una Penguin Café Orchestra del deserto dell'Arizona. Sono spartiti apocrifi di un compositore classico del nostro tempo che ha passato troppe serate al night club. Al tempo stesso sono monologhi e dialoghi filosofici, uno contro l'altro, sempre a rincorrere un senso che travalichi la musica. Le canzoni sono orchestrate in maniera altrettanto suggestiva. Semplicemente devono tener conto anche del canto e lo fanno nel modo più eccentrico possibile. L'unica volta che il duo cesella una ballata come ce la si aspetta, metà Walkabouts e metà Giant Sand, ovvero The Ride, si ascolta un'aria da musical di Broadway infarcita di riferimenti mediterranei, balcani e peruviani con un ponte strumentale di vibrafono e timpani. Tutta di sbieco invece The Black Light, canticchiata sotto voce nel registro più sibillino di Lou Reed e accompagnata da accordi sparuti di chitarra e da un battito casuale di batteria. E da lì prende l'abbrivo il lento esistenziale di Missing, una scintillante melodia resa con una tenera malinconia al confine fra Donovan e Palace Brothers. La penombra non si dirada neppure quando si piomba di nuovo in una balera cubana, in Stray, con la tromba sempre più sconsolata. La fiaba di Trigger fa tesoro di quel cumulo di sonorità spagnole, peruviane e cosa non altro. Le canzoni si snodano insomma come carillon, quasi meccaniche nella loro melodiosità, ma indebolite dai rintocchi funerei degli strumenti. Disco pertanto perfetto, tanto sotto l'aspetto melodico quanto sotto quello armonico, tanto atmosferico quanto struggente, tanto sperimentale quanto classico. Il terzo album dei Calexico, Hot Rail (Quarterstick, 2000), si apre con un originale strumentale da mariachi condotto dai corni (El Picador), per passare poi alla Ballad Of Cable Hogue composta da Burns ed ispirata dalle tranquille atmosfere degli spaghetti-western e tuttavia imbevuta di risonanze psichedeliche ed accentata da fisarmonica e corni. Fade, una delle loro più lunghe composizioni da sempre con i suoi sette minuti abbondanti, è un sussurro brioso su un'improvvisazione cool-jazz ipnotica e carica di suspense (Rob Mazurek alla cornetta), come se Tim Buckley avesse guidato il quintetto di Miles Davis. La languida ballata di Burns Service And Repair riassume al meglio l'umore pacato dell'album. Sono spariti i paesaggi sonori cinematografici ispirati dal deserto (ed i pochi esempi sopravvissuti presentano caratteristiche ambient, addirittura funeree, come in Untitled III e Mid-Town). I Calexico hanno optato per una forma di espressione più intima, per la ballata elegante, malinconica e scarna apparentata tanto alla psichedelia quanto alla musica ambient. Le loro radici country sono integrate da una sfumatura di musica da mariachi. In maniera appropriata, i brani che chiudono l'album sono un'altra energica danza da mariachi (Tres Avisos) ed un pezzo da camera dai sapori orientali, solenne e quasi new age (Hot Rail, che ricorda ancora le partiture più sognanti di Tim Buckley). Il duo sembra essere lacerato tra un'anima filosofica ed un'anima populista, e la prima sta lentamente prendendo il sopravvento. Questa è la loro opera meno eccentrica e contemporaneamente la più seria. I Calexico stanno abbandonando il rock per approdare alla musica classica. CALEXICO 2 Calexico è una piccola città al confine tra California e Messico. Joey Burns e John Convertino, sezione ritmica dei magnifici Giant Sand, ebbero l'intuizione di dare questo nome al loro gruppo per rappresentare il mondo e gli scenari che inseguivano. Da un lato il West degli Stati Uniti, dall'altro il Messico, nel mezzo una musica che talvolta assomiglia al deserto e in altri casi si colora delle sonorità latine. Così saltano alla mente Ennio Morricone e il cinema di Sergio Leone, i romanzi di Cormac McCarthy, la musica popolare messicana e Tom Waits. I Calexico evocano questi paesaggi, queste storie, questi suoni, come facevano nei due dischi precedenti, ma danno qualcosa in più. Riescono a comporre una ballata superba, "Ballad of Rue Morgue", in cui si intrecciano il cantato in inglese di Joey Burns e quello in francese di Marianne Dissard a ricordare Serge Gainsbourg, e dilatano il tempo nelle influenze jazz di "Faded". Ma si incontrano anche il lato più tradizionale negli strumentali "El Picador" e "Muleta", e canzoni compiute, "Sonic Wind", "Service and Repair" e "Drenched", che sanno di vento e polvere. E poi intermezzi strumentali, schegge di musica, piccoli frammenti di una colonna sonora perduta chissà dove, come nella chiusura di "Hot Rail", uno strumentale suggestivo che si spegne sul rumore di macchine che corrono su una strada. Un disco evocativo, che invita a chiudere gli occhi e a sognare.
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14/12/2005 13:23 - CALEXICO
Spoke (Quarterstick)
Nella seconda metà di questi anni ‘90 il ...
CALEXICO Spoke (Quarterstick) Nella seconda metà di questi anni ‘90 il noise indipendente americano è stato squarciato dal ritorno della tradizione di una certa ballata americana, per alcuni versi folk ma per altri molto urbana, ed è su questa traiettoria che si possono incontrare i Calexico con questo loro album per la Quarterstick. Will Oldham, con i suoi Palace, ha insegnato molto e soprattutto ha reso ben chiaro che si può anche scrivere canzoni bellissime e affascinanti, anche con una cantabilità notevole, senza risultare banali e scontati. Basta avere veramente qualcosa di interessante da dire e non importa i mezzi che si hanno per registrare, quello che conta perché un disco si possa dire bello sono, finalmente, la sensibilità e le idee. L’unico appunto che mi sento di muovere a questo disco è la troppa frammentarietà, che rischia di avvicinarlo ad un troppo facile lo-fi. Ma, filtrandolo per bene, si può sentire che questo disco è prodotto, pensato, registrato e suonato da due persone che di sensibilità e di idee non sono affatto sprovviste. Ascoltatelo in un pomeriggio in cui aspettate la visita di un vecchio amico, potrebbe farvi sentire il calore del suo arrivo.
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14/12/2005 13:23 - CALEXICO
Stray (City Slang)
Singolo estratto dall'ammaliante Black Light, secondo lavoro per ...
CALEXICO Stray (City Slang) Singolo estratto dall'ammaliante Black Light, secondo lavoro per gli straordinari Calexico, da poco visti in italia con il loro live show, questa Stray, litania di sapore tex-mex influenzata anche da suggestioni gitane, è uno dei migliori episodi dell'album. Nel mini CD in questione si fa apprezzare insieme alla più classica ballad Lacquer e alla sommessa Drape (molto primi Rex). I Calexico confermano anche con questa uscita di essere uno degli acts più sorprendenti del 1998 con il loro mix di classico post-rock chitarristico, country, musica folk est europea, tex mex ed Ennio Morricone. Come Will Holdam accompagnato da un'orchestra di Mariachi. Magici.
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14/12/2005 13:23 - Calexico The Ride City Slang
Un ...
Calexico The Ride City Slang Un altro estratto, dopo 'Stray', dal favoloso 'The Black Light',per i Calexico.La morriconiana The Ride si fa apprezzare come al solito mentre a sorprendere è il Mariachi sound (anche qui più morricone che mai) di Minas De Cobre riproposto addirittura in tre versioni radicalmente diverse l'una dall'altra.Cinematografica come sempre la musica dei Calexico ci trasporta sul set di 'Giù la Testa' o de 'Il Buono il Brutto e il Cattivo' con Eli Wallach che balla ubriaco ai piedi di un impiccato. Insomma tra senoritas,pistoleros e tequila i Calexico ci ricordano che l'america non è fatta solo da presidenti guerrafondai e da befane sanguinarie come Clinton e la Albright ma anche da tante 'etnie' diverse tante culture che convivono, il più delle volte pacificamente.
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14/12/2005 13:23 - Ritornano in Italia i mitici Calexico, gruppo americano di Tucson, ...
Ritornano in Italia i mitici Calexico, gruppo americano di Tucson, autori di grandi dischi e forti di un notevole successo in Europa. Prodotto da Burns, Convertino e Craig Shumacher, Feast Of Wire, il quarto album ufficiale dei Calexico, ricrea un suono vivo, una percezione naturale che riflette il loro modo di scrivere e di attingere alla mitologia del sogno americano. A loro si sono uniti i membri del loro attuale straordinario gruppo live (Paul Niehaus, Jacob Valenzuela, Martin Wenk, Volker Zander). Il sentimento che offre una vera band divertendosi nella gioia della creazione musicale è, a volte, quasi insostenibile. Viviamo in un mondo musicale in cui l’aspetto esteriore pare sia il fattore determinante rispetto ad un artista sinceramente “serio”. Ma più si ascolta Feast Of Wire, più rivelazioni verranno sperimentate, fino a percepire che i Calexico sono stati trasportati nel tuo mondo con lo stesso successo con cui tu sei stato trasportato nel loro - Info: INDIPENDENTE EVENTI E PRODUZIONI SRL 0434/208631 524657 Ufficio Stampa: Roberto Marziali 335/8125679 - Via del Maglio, 6/b - 33170 Pordenone - http://www.indipendente.com


























































































































