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14/12/2005 13:23 - Un paio di numeri fa avevamo parlato del singolo edito ...
Un paio di numeri fa avevamo parlato del singolo edito da Julian Cope, tralasciando volutamente l’album (anzi, accennandovi di striscio) in quanto stavamo parossisticamente cercando la versione cartonata contenente la magic map disegnata personalmente da San Giuliano. Ora che - febbricitanti - la teniamo in mano Vi esortiamo a catapultarvi nelle 12 favolose tracce di pop costruite con sapienza e maestria dall’unico, vero erede dello spirito visionario di Syd (Barrett, non Vicious!). “Interpreter” (Cd - Echo Rec.).
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14/12/2005 13:23 - I Teardrop Explodes di Julian Cope esordirono nel 1979 con ...
I Teardrop Explodes di Julian Cope esordirono nel 1979 con due 45 giri che coniugavano lo stile da Farfisa-band e un senso panico del primitivo con la ritmica ossessiva del dark punk: Sleeping Gas e Bouncing Babies. Il primo album, Kilimanjaro (1980), si distinse per canzoni ipnotiche, atmosferiche e lussureggianti come Treason, Went Crazy, Books, Reward, Ha Ha I'm Drowning, Poppies In The Field, arrangiate con fiati funky, ritmi disco, tastiere melodiche e dissonanze lisergiche; ma non meno suggestive erano le pièce più sperimentali, nelle quali il melodismo di Cope e le arie tastieristiche di David Balfe si esprimevano in costruzioni armoniche più introverse e visionarie (When I Dream e Thief Of Bagdad, il punk-a-billy alla Fall di Brave Boys). La psichedelia estetica e neoromantica di Cope lasciò il segno anche sulle gemme seguenti del complesso (Passionate Friad, 1981; Bent Out Of Shape, 1981; Creat Dominions, 1981). Nel 1984 il leader, bardo eclettico e trasognato, intraprese la carriera solista, prendendo lo spunto proprio da quell'acid-rock con venature kitsch e spargendo qua e là aromi Doors, latineggianti e tzigani. Il primo album (World Shut Your Mouth) porta alla perfezione l'enfasi ritmica e melodica dei Teardrop, cesellando una serie di ritornelli ballabili formalmente impeccabili di grande presa emotiva nella più fiera tradizione psichedelica. L'opera scorre all'insegna di travolgenti progressioni ritmico-melodiche in cui si sublimano tre decenni di armonie vocali pop (Bandy's First Jump) e di ballate solenni e distorte che incrociano la trenodia dei Velvet, i boogie perversi di Stooge e le atmosfere oniriche dei Doors (Strasbourg). Il suo crooning tragico, che deriva dallo shout del rhythm and blues, dal declamato del music hall e dagli inni dei cori anglicani (Lunatic And Fire), è propulso da cadenze enfatiche, mentre le tastiere intessono attorno alle sue incalzanti filastrocche un festival di effetti elettronici che vanno dal rumorismo impressionista alle lunghe frasi lisergiche, dai maestosi accordi da chiesa a boogie martellanti. Il vertice di questo melodismo, degno dei grandi di Tin Pan Alley, si trova nella commossa elegia di An Elegant Chaos, che scorre fluida ed eterea su celestiali gorgheggi a incastro delle tastiere, e nell'epico ritornello in crescendo di Quizmaster, che precipita a rotta di collo in spirali di riff da power-rock e di volute liturgiche. Ma Cope è anche, e forse soprattutto, un abile manipolatore di ritmi: il raga marziale di Kolly Kibber's Birthday è trasfigurato in una cadenza martellante di chitarre e falciato da trilli tragici di tastiere, mentre un ritmo sintetico bombarda in sottofondo con le sue sincopi. Così il vaudeville camaleontico di Metranil Vavin (con tracce di Kinks e di Zappa), la pirotecnica epilessia di Sunshine Playroom (con intermezzo sinfonico), la serenata folle di Greatness And Perfection (con un frenetico twang da western) sono gag costruite artificialmente rendendo demenziale una innocua filastrocca per bambini. Il secondo album, Fried (1985), è ammorbato da atmosfere più lisergiche (Laughing Boy, Torpedo) e pastorali (Bill Drummond Said, Search Party) nel segno di Syd Barrett. Gli episodi migliori sono però quelli che si rifanno a ritmi violenti, chitarre distorte, organi spaziali e melodie ipnotiche (Reynard The Fox e Holy Love), oppure al music hall hard rock della Bonzo Band (O King Of Chaos, Sunspots) o a reel amfetaminici (Bloody Assizes). Cope è riuscito a fondere l'innata vocazione per il pop più suntuoso con la sua sensibilità di eroinomane accanito, coniando di fatto l'idioma psichedelico dell'era post-punk.
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14/12/2005 13:23 - JULIAN COPE Citizen Cain'd - Head Heritage/ LAIN Records Julian ...
JULIAN COPE Citizen Cain'd - Head Heritage/ LAIN Records Julian Cope pensa in grande, ma non è un pazzo. "Vive con gli dei", dice, e utilizza le loro maschere, le loro voci e i loro vezzi per dire qualcosa oggi. Si permette di pubblicare un album doppio anche se 71 minuti di musica su un cd ci stanno comodamente, e per giunta divide per bene la scaletta in modo che il "lato 1" suoni in una maniera e il "lato 2" in un'altra. In ossequio alle leggi non scritte delle scalette rock, conclude ognuna delle due facciate con un pezzo da una decina (e più) di minuti. Giocati tutti i pesi massimi (e tramortito l'ascoltatore a furia di bordate glam-punk), Julian fa un passo indietro e inizia il lato 2 con una decina di minuti di ballatona-da-due-accordi alla Neil Young, "Feels Like A Crying Shame", che, pur restando l'episodio meno convincente dell'album, introduce bene alla prima metà della seconda facciata, in cui è l'idioma musicale younghiano, appunto (epoca "Time Fades Away"-"On The Beach") a fare da riferimento per la metamorfosi vocale-strumentale del Nostro, infarcendo di linee vocali sovracute e di schitarramenti simil-pedal-steel due altri macigni come "World War Pigs" e "Hopeless Strangers". Infine, ecco il "vecchio" Cope psichedelico e visionario: un anticipo in "Stomping Dionysus", l'apparizione in "The Living Dead" e "Edge of Death", due brani quasi privi di sezione ritmica, la cui tensione è tutta giocata sul dialogo tra una voce che canta e declama e le chitarre.Cope pensa in grande, ma non è un pazzo: lui e la sua band sono ormai padroni della lingua del "classic rock", e il semplice fatto che la sappiano utilizzare con una freschezza e un'energia tutt'altro che da passatisti testimonia della qualità della loro opera.






























































































































































































