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14/12/2005 13:23 - Social Distortion
"Live At The Roxy
Diciotto anni di assidua e appassionata ...
Social Distortion "Live At The Roxy Diciotto anni di assidua e appassionata frequentazione dei palchi americani e cinque album di studio: queste, in sintesi, le credenziali dei Social Distortion, forse gli unici esponenti della leggendaria scena californiana dei primi '80 a non essere scomparsi di circolazione o a non presentarsi nei panni troppo spesso logori dei sopravvissuti. Amalgamando la rabbia del punk con l'influenza mai negata delle più nobili radici - valgano a titolo di esempio le due cover qui presenti, "Under My Thumb" dei Rolling Stones e la "Ring Of Fire" portata al successo da Johnny Cash - e legando quanto ottenuto a liriche "di strada" tra le più intensamente suggestive di sempre, l'ensemble ha infatti saputo dar vita ad una proposta alla quale, pur con qualche alto e basso, non sono mai venute meno energia, ispirazione, fascino e carattere; e attualità, sebbene gli ingredienti (chitarre, basso, batteria) e le ricette (ballate magnetiche e rock'n'roll sanguigni e trascinanti) dicano di un approccio senza ombra di dubbio "tradizionale". Inciso a Los Angeles nello scorso aprile, "Live At The Roxy" è l'istantanea sonora di una band viva e determinata, ed i suoi 17 episodi - pescati un po' dappertutto in un repertorio di qualità per lo più eccellente vanno a costituire un greatest hits da brividi; un cocktail di forza d'impatto, istinti ribelli e arte, proprio come i tatuaggi che adornano numerosi il corpo del cantante e leader Mike Ness.
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14/12/2005 13:23 - SOCIAL DISTORTION
Live At Roxy Time Bomb Recording '98
Delusi dall'ultimo Offspring ...
SOCIAL DISTORTION Live At Roxy Time Bomb Recording '98 Delusi dall'ultimo Offspring e irritati dai continui saccheggi perpetrati dai Rancid al supermarket Clash? Non disperate, c'è ancora qualche band che sfuggendo all'omologazione della MTV-generation, tiene alto il vessillo del punk americano. I Social Distortion, storico ensemble partorito da quell'autentica fucina di talenti che fu la scena di Orange County dei primi eighties, sono sicuramente da annoverare tra costoro. Nonostante l'inesorabile passare del tempo e le travagliate vicende personali del leader e cantante Mike Ness, la compagine losangelena dimostra ancora oggi a distanza di sedici anni dalla pubblicazione dell'epocale Mommy's Little Monster, di avere la giusta attitudine per poter fare piazza pulita del 90% dell'odierna produzione punk mondiale. Mike Ness e Dennis Dannell, titolari della ragione sociale Social Distortion sin dai tempi di Fullerton, hanno infatti ben poco a che spartire con le posticce pantomime pseudo-punk di gente come NOFX e Green Day. Live At Roxy, registrato l'aprile dello scorso anno nel celeberrimo locale di Hollywood a suggello del fortunato tour di White Light, White Heat, White Trash, ce lo dimostra inequivocabilmente regalandoci 17 magnifiche istantanee cariche di pathos, sudore, energia e rabbia.Dall'iniziale Story of my life, drammaticamente autobiografica, come sottolinea lo stesso Ness nelle note interne al booklet, fino alla conclusiva Ring of Fire, doveroso omaggio al grande Johnny Cash,passando per vecchi e nuovi anthems (The Creeps, Another State of Mind, Don't Drag Me Down e I Was Wrong), tutti i brani proposti dall'ensemble californiano trovano nella dimensione live il giusto equilibrio tra furore e melodia. Il suono sprigionato dalla band riesce infatti a coniugare mirabilmente la velocità dell'hardcore dei primordi con la solennità epica di certo rock che non disdegna di tanto in tanto di omaggiare la tradizione. Emblematiche in tal senso sia la già menzionata Ring of Fire sia la torrida versione di Under My Thumb degli Stones periodo Aftermath. Se a tutto questo aggiungiamo che la maggior parte dei brani di Live At Roxy non sono semplicemente cantati, ma interpretati con un'intensità emotiva da brividi da questo autentico "poeta dei vicoli" passato attraverso mille vicissitudini, bè allora non possiamo esimerci dal consigliare questo disco a tutti gli amanti del più autentico rock'n'roll. I quattro piccoli mostriciattoli di Orange County nonostante le trenta e più primavere sono ancora l'incubo della mamma e di tutti gli annoiati. Play it loud, of course.
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14/12/2005 13:23 - Social Distortion Sex,Love and Rock'n Roll Credendoli seppelliti dalla pur ...
Social Distortion Sex,Love and Rock'n Roll Credendoli seppelliti dalla pur validissima carriera solista del frontman Mike Ness (due album all'attivo) e dalla dipartita dell'axeman Dennis Danell, membro fondatore del gruppo e tra i pochissimi in organico da venti e passa anni, ho accolto la notizia dell'uscita di un nuovo album dei californiani Social Distortion con grande gioia e un pizzico di apprensione. Non ero del tutto sicuro, difatti, che il quintetto sarebbe stato ancora in grado di suonare fresco, violento e trascinante come ai tempi dell'indimenticabile Mommy's Little Monster (1983): il timore era quello di una rimpatriata utile magari per crogiolarsi nella nostalgia e nel rimpianto ma poco significativa sotto il profilo della musica. Ebbene, sono ben lieto di poter smentire una simile ipotesi e gridare altresì a gran voce che questo Sex, Love And Rock'N'Roll è probabilmente il capolavoro della band, la sua opera più matura e completa, quella dove il matrimonio tra classicità rock, estrazione punk e divagazioni roots sa rivelarsi più felice, azzeccato, compiuto. Che nessuno si attenda poco attendibili ribaltoni o rimpasti dell'ultima ora, dacché la ricetta dei Distortion non è cambiata di una virgola; sono semmai ulteriormente migliorate le composizioni di Ness, i cui ruggiti chitarristici e vocali sono stavolta contrappuntati dal drumming devastante dell'ex Plugz Charlie Quintana. Non ho sinceramente molto da aggiungere alla qualità intrinseca di brani come Reach For The Sky, Highway 101 (ballata elettrica di quelle formidabili), Don't Take Me For Granted (un commosso omaggio al band-mate scomparso quattro anni fa), I Wasn't Born To Follow o Angel's Wings, tutti titoli in possesso della statura dei classici e di sicuro tra le cose più sentite e convincenti che Ness abbia mai scritto. Vi garantisco solo che se l'idea di un collettivo che interpreta Johnny Cash come avrebbero potuto farlo i Clash vi stuzzica, se l'idea d'un manipolo di gaglioffi tatuati che canta di amore e fallimenti con il disperato convincimento di Hank Williams e l'incontenibile slancio garagista dei Sonics vi intriga, be', allora avete pressappoco scovato il vostro disco dell'anno. www.socialdistortion.com
























































