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16/05/2007 12:05 - MARCO FABI / La scelta
Ci ha messo un po’ ad ...
MARCO FABI / La scelta Ci ha messo un po’ ad arrivare all’esordio discografico. Non per mancanza di opportunità o di spessore artistico, ma per l’amore della ricerca e non del “tutto e subito”. Basta ascoltare le 12 tracce di “La scelta” per capire con quanta cura Marco Fabi abbia “coltivato” le sue canzoni e per rendersi subito conto del valore di questo artista roma no che dalla scena romana si discosta per un approccio personale, modellatosi dopo anni di ascolti internazionali.Dopo un inevitabile periodo di “gavetta”, con partecipazioni a concorsi e manifestazioni in giro per l’Italia e decine di concerti a Roma (nei locali chiave della città: come Big Mama, Il Locale e The Place), la scorsa stagione Marco Fabi mette a fuoco il suo repertorio.Inizialmente, infatti, Marco proponeva canzoni originali pensate e cantate in inglese. E non era un caso. La passione per i Beatles, la sensibilità new acoustic di Damien Rice, Turin Brakes, Kings Of Convenience, l’esplosiva creatività e le formidabili doti interpretative di Dave Matthews, Tori Amos e Ben Harper, la spiritualità di Bob Marley, sono per Marco fonti d’ispirazione talmente importanti da spingerlo verso questa soluzione espressiva.Una piccola “cotta artistica” per Ani DiFranco lo porta a suonare la chitarra acustica in modo estremamente ritmico, sincopato e percussivo rendendo il suo stile moderno, scorrevole, energico. L’uso di accordature aperte, poi, accentua le peculiarità armoniche delle sue composizioni e ne amplifica il lato immaginifico.Tutto ciò at tira l’attenzione del fonico e producer Jon Jacobs (Paul McCartney, Elvis Costello, Simple Minds, ecc.) con cui Marco registra due tracce a Capri, in uno dei più prestigiosi studi al mondo. L’esperienza non ha un immediato seguito commerciale ma il contatto con un grande professionista del rock come Jacobs, legato a Marco da sincera stima e amicizia, rimane certamente una tappa importante della sua carriera. Tanto da farlo arrivare, oggi, a una concezione di canzone apparentemente semplice nella sua essenza (ruota intorno al binomio voce/chitarra acustica) eppur raffinata dal punto di vista della stesura compositiva. Infine, un sapiente ed equilibrato utilizzo di archi, inserti elettronici e riff chitarristici regala ai brani nuove suggestioni e colori diversi che si sposano be ne anche con la lingua italiana.Il risultato, come dimostra il debutto discografico, è un’originale miscela acustica in cui il suo songwriting delicato, introspettivo e intimista convive con estrema naturalezza e originalità al fianco di sofisticate atmosfere pop rock

























































