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KEVIN MORBY

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Dopo quattro acclamati album da solista e una miriade di collaborazioni, Kevin Morby è definitivamente diventato uno dei migliori e più autentici cantautori folk statunitensi. Ogni
disco ha una sua impronta ben precisa, esplorando temi affascinanti che si combinano tra loro creando trame mutevoli ma messe bene a fuoco, con una grande e delicata abilità.
Ed ora, con il suo sontuoso e brillante quinto album intitolato “Oh My God” uscito il 26 aprile via Dead Oceans e anticipato dal singolo “No Halo”, Kevin Morby ha raggiunto un punto altissimo della sua carriera offrendo un lavoro epico in termini di suono e caratura
artistica.
Nei lavori passati si scorge l’onnipresenza di un tema vagamente religioso, sebbene lo stesso Kevin Morby non si definisca propriamente “religioso” in senso stretto, quanto una
persona dalla forte attitudine spirituale, che crede in un concetto secolare di anima. Ed è proprio nel tentativo di affrontare frontalmente e una volta per tutte questa nozione, che
Kevin ha preso posto nella “chiesa” della sua vita - sugli aerei e sui letti - per scrivere quello che poi è diventato il suo primo concept-album. Se Singing Saw era l’album del trasferimento a Los Angeles e City Music era l’inno alla città di New York, allora Oh My
God si situa in alto nel cielo, al di sopra del tempo, da nessuna parte e ovunque contemporaneamente.
“La religione è intorno a tutti noi” dice Kevin “È un linguaggio universale dotato di una profonda bellezza. Io l’ho trovata nel songwriting, che è un qualcosa a cui tutti possono
relazionarsi a diversi livelli. In molte cose che ho fatto ci sono temi e immagini religiose, quindi volevo tirar fuori tutte queste cose parlando quella lingua per un intero disco. Non è una cosa che ha a che fare con la rinascita e la rigenerazione, riguarda più il fatto che "Oh My God’ (trad. ‘O mio dio’) è un’espressione che usiamo tutti sempre, più volte al giorno, e può voler dire tante cose diverse. Non si tratta di un dio vero, ma di un dio percepito. È una visione estranea all’esperienza umana in termini religiosi in senso stretto”. Nel 2016, sulla scia di tre album acclamati dalla critica, ha scritto la canzone di protesta “Beautiful Strangers” a proposito dei devastanti eventi mondiali accaduti in quell’anno e anche in essa ha inserito più volte l’espressione “Oh My God” come appello di
disperazione. Ad oggi è anche diventata la sua canzone più celebre e questa frase è diventata quasi un mantra per Morby, ispirandolo a creare questi intrecci concettuali nel tessuto di un intero album. Cosa che ha realizzato cercando di sottolineare come quella
frase, apparentemente immorale, incarni anche buona parte del nostro rapporto con il sacro e con il profano; di come la religione sia qualcosa che ci circonda, sempre, e che semplicemente pronunciando le parole “oh my god” è come se facessimo riferimento alla sua ubiquità.
Nel gennaio 2017, prima dell’uscita del suo quarto disco solista “City Music”, Morby ha passato quattro giorni a Brooklyn nello studio di Sam Cohen per registrare qualche pezzo scritto seguendo il suo solito suono folk-lo-fi e chitarra elettrica. Cohen, già a lavoro con
Morby su “Singing Saw” uscito nel 2016, iniziò a registrare i brani come sempre ma dopo il terzo giorno ebbe un’idea: piuttosto che lavorare a un album che sarebbe diventato una
specie di Singing Saw - vol.2, cosa sarebbe successo se invece di riversare l’intera gamma di colori della tavolozza ne scegliessero pochi ma in modo molto accurato?
“Sam ha suggerito di creare canzoni che sembrino un quadro di pop art sonoro, con pochi colori, come un pezzo di Keith Haring” dice Morby “I miei dischi precedenti sono carichi di colori diversi, ma in questo abbiamo preso questa decisione, come un dipinto in bianco e nero, accompagnato da un blu vibrante”.
Oltre agli straordinari artwork delle copertine, Morby ha anche lavorato con il regista Chris Good (che ha diretto tutti i suoi videoclip) alla realizzazione di un cortometraggio che ha
accompagnato l’uscita del disco. Nel film si vede Morby vagare e passare da un incontro a un altro come in un sogno - sugli aerei, nelle macchine, in una tavola calda, nel suo cortile di casa - e presenta una sua visione in stile Gondry dell’album e del suo mood sacro.
“Questo è il disco migliore che io abbia mai realizzato” afferma Morby “È un disco coeso, tutte le canzoni hanno un loro peso specifico e trovano il loro posto sotto questo macro tema religioso. Sono stato in grado di scrivere e registrare esattamente l’album che volevo fare.”

KEVIN MORBY è presentato in Italia da DNA CONCERTI

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