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I DINOSAURI (Cisco, Alberto Cottica e Giovanni Rubbiani)

I DINOSAURI (Cisco, Alberto Cottica e Giovanni Rubbiani) è presentato in Italia da MANINALTO!

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La velocità frenetica a cui tutti stiamo tentando di abituarci sta determinando crepe sempre più evidenti tra generazioni distanti anche solo pochi decenni l’una dall’altra. Una frattura profonda dettata anche dalle tante contraddizioni insite nella nuova società dei consumi: quella iper-tecnologica, ossessionata dalla comunicazione istantanea e che ha finito per ridefinire anche le modalità di consumo e produzione della musica. Parte proprio da qui il nuovo progetto degli ex MCR, Cisco-Cottica-Rubbiani, ritrovatisi «lungo la strada» a distanza di diciassette anni (il loro ultimo album Fuori Campo risale al 1999) e – come nella tecnica Kintsugi giapponse – decisi nel voler ricomporre proprio quelle crepe che li avevano portati al definitivo collasso, riempendole di folk casereccio e nenie trasognate.
Lo capisci subito che in studio non c’è stato bisogno di spiegarsi tanto: I Dinosauri suona come un disco perfettamente in linea con la produzione dei MCR. Si sente da come si trovano senza fatica la fisarmonica di Cottica e la chitarra di Rubbiani, il bouzouki di Massimo Giuntini (anche lui ex MCR) e le percussioni di Arcangelo Kaba Cavazzuti, e da come ancora su tutto riesce a svettare la voce inconfondibile di Cisco. Lo stesso Cisco che appena un anno fa era tornato a far sentire quella voce inscalfibile e profondamente critica con Matrimoni e Funerali e che ora torna, con I Dinosauri, a fagocitare un’evoluzione ritenuta fittizia e sorda alle spinte rivoluzionarie del secolo scorso: «Manifestazioni, politica, viaggi, amori, illusioni e delusioni. Un modo per ripercorrere il filo della memoria, tirare le somme di quello che è stato e di quello che avrebbe potuto essere».
Questo il proscenio entro cui si muovono i dieci componimenti che a quegli antichi valori hanno dato l’appellativo di “dinosauri” in netto contrasto con la brama consumistica tout-court (I Dinosauri). E quell’attaccamento al passato lo sbattono addirittura in copertina con il riferimento esplicito ai telefoni a gettoni, emblema di ciò che andato via via smarrendosi con l’evoluzione tecnologica. Malinconico anacronismo, dunque? Ebbene sì, forse anche eccessivo. Di buono c’è quel marchio di fabbrica, altrettanto inconfondibile, che rimanda alle storie di Terra e Libertà (Qui), al folk barricadero di Onda Libera (Figurine), al mood irish dei I giorni della rabbia e a quella capacità di tradurre in musica – confondendoli – sogni e ricordi nella suggestiva Tex, che segna anche la fine di questo viaggio giurassico.
I Dinosauri sembra quasi voler far da megafono a quella memoria storica da cui il trio non è riuscito a venir fuori. Un disco volutamente scollato dalla contemporaneità e che somiglia ad un diario segreto lasciato a prender polvere in un cassetto e pronto per esser consegnato alle generazioni che verranno. Prova adatta ad inguaribili nostalgici ma che non esula dalla necessità – prima o poi imprescindibile – di dover chiudere col passato. Vedremo come reggeranno il colpo i Nostri.
13 Ottobre 2016

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