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ELENA LEDDA

ELENA LEDDA è presentato da COSE DI MUSICA

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Elena Ledda nasce a Selargius. Comincia la sua attività giovanissima nell'ambito della musica tradizionale, a sedici anni intraprende gli studi di canto classico al conservatorio di Cagliari. Contemporaneamente inizia la sua carriera come cantante affrontando numerose prove musicali , favorita da un grande fermento culturale presente nell'isola, si dedica al canto classico, esegue le musiche di Brecht, Weill e Eisler, promuove le prime esecuzioni filologiche della musica antica ( dal medioevo fino al barocco), partecipa ai primi esperimenti dedicati alla musica contemporanea.Inizia in questo periodo la sua ricerca dedicata alla musica tradizionale sarda che la porterà a privilegiare questo repertorio per il prosieguo della sua carriera. E' di questi anni l'incontro fondamentale con il musicista e compositore Mauro Palmas con il quale condividerà scelte e progetti.La sua formazione le consente di non chiudersi in un ristretto territorio musicale ma con il suo patrimonio di confrontarsi con musicisti di diverse estrazioni e provenienze: la musica di Elena Ledda è struggente, dolorosa, profonda. Che novità: musica o non musica, mainstream o no, tutto oggi è drammatico e struggente; tutto è straordinariamente sincero; tutto è incredibilmente profondo. E allora dire struggente-dolorosa-profonda è come aver compiuto un abuso, è come non aver detto niente. Ma Elena Ledda ha la fortuna di poter superare le parole e annichilire le definizioni (plastificate come la musica che definiscono, irritanti per la tracotanza con cui vengono propinate). Elena Ledda, la sua voce, le sue canzoni possiedono la verità del cuore, quell'Autenticità che – udite, udite – esiste ancora e ancora pulsa incessante, seppur in situazioni poco pubblicizzate come lo è “Amargura”, il suo ottavo album. Elena Ledda è di Selargius, vicino a Cagliari; è un soprano appassionato della musica (i cantadores) e della limba (la lingua) della sua terra, la Sardegna. Partendo da queste premesse e con l'aiuto del maestro Lino Canavacciuolo e della tromba di Paolo Fresu (quest'ultimo in verità non così peculiare) Elena Ledda canta la sua amargura, l'amarezza. Le sue canzoni sono vere e proprie lamentazioni, inarrestabili passaggi di sofferenza con punte di disperazione, o ferite lievi ma continue, che travalicando l'oscurità della lingua scontornano il cuore, lo solcano, gli danno comprensione e verità. Dalla ninnananna via via sempre più travolgente di Carinnius alle indesiderate riflessioni della delicata title-track o di In s'ora – passando per quel urlo di eroicità inaspettatamente ritrovata in un pezzo come Nights in white satin (traduzione dell'originale dei Moody Blues, in italiano la fiacca “Ho difeso il mio amore”) – “Amargura” è un denso percorso verso la massima lamentazione finale di Tre mamas, traduzione in sardo di “Tre madri” di Fabrizio De Andrè. La voce della Ledda che dialoga con il violino prefico di Lino Canavacciuolo rianima pienamente la tragedia di una donna costretta ad accettare la privazione di un figlio. Difficile immaginarne una versione migliore: a chi ascolta non resta che abbandonarsi ad una forte, fortissima arresa. www.myspace.com/elenaledda

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