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ALFIO ANTICO

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Amare quelle poche grandi persone che ci amano 

non essere presuntuosi e stronzi. Amare la pace,

il silenzio che cammina senza stress, l’animo pacifico. Come dire: 

“Guardate cretini: la vita e la luce come cambiano”

Alfio Antico

Il brano si sviluppa su un groove di chitarra costruito su sedicesimi granitici e rieccheggiano le lancette dell’orloggio. Il canto di Alfio Antico è profetico e la sua voce si inserisce con frasi brevi ma solenni dove il dialetto siciliano rivela la sua antica natura e le parole schiudono il loro più profondo significato.

 

«Ascoltare e ascoltarsi, amare e amarsi. – commenta Alfio Antico - Amare, quelle poche grandi persone che ci amano, non essere presuntuosi e stronzi, amare la pace, il silenzio che cammina, senza stress, l’animo pacifico come dire, guardate cretini la vita, la luce come cambia. La morbidezza i colori, appena tramonta il sole. In quegli attimi spunta la stella Venere tra il crepuscolo. Ascoltare pure quanto piove senza lampi e senza tuoni. La verità. L‘armonia, l’educazione, la natura, scuola di verità. Che certi meravigliosi, i “meravigliosi" di questa società, non hanno un pelo di sensibilità e non possono offrirti niente. Sempre falsi cafoni, belli falsi. Senza rispetto per l'identità. L’unica tetta sincera dove posso ancora attaccarmi è la natura, la gente di campagna che sa dare, come il cielo e sua serenità, questo mio amore e rispetto riesco a scriverlo e portarlo sul palco, grazie al mio animo e ai miei tamburi soprattutto. Non il supermercato o la gente a fafo fefi fifo e fufu.»

 

Comu un semi spica a mezza sira

arti e culura, natura, arti e puisia 

puru quannu chiovi, senza lampi e senza troni

chista esti, la so vera, malatia 

Ca nun sunu mai stati, mai, i stissi

chista esti la so vera malatia 

Vadda comu cala e scinni lu stiddazzu

Ginirusu, fucusu, lu suli ni saluta 

Luminannu luci a tuttu lu munnu

binidicennu a tutti nui la jurnata e la nuttata

Comu un “patriennostru” e un’ “avemaria”

sta terra è a matri a tutti 

Brilla già ‘ffruntulina di veniri la stidda

passu passu cu lu celu, passu passu cu la notti 

la prima a cumpariri e l’uttima a lassari 

ritorni cu l’aurora, ni torni jornu e suli 

 

“Trema la Terra” (Al-Kemi/AlaBianca – distr. Warner/Fuga), in uscita il 13 marzo, unisce le radici musicali di Alfio Antico ad elementi elettrici ed elettronici, inserti rumoristi e sonorità che guardano al grande panorama della world music contemporanea. Tutto al servizio della parola e delle storie raccontate dall'autore. 

 

Come commenta il giornalista siciliano Giuseppe Attardi, questo disco è «Ancestrale e, nello stesso tempo, futurista. Selvaggio e poetico, acustico ed elettronico, tradizionale e sperimentale, colto e popolare, tragico e comico, teatrale e musicale, bucolico e spettrale, minimale e sontuoso. Così appare Alfio Antico in questo album, nel quale tammurriate e tarantelle s'intrecciano con Nick Cave, Battiato, Tom Waits, Quentin Tarantino, punk e bluegrass.» E continua: «il modo di cantare - una sorta di arcaico impasto metafonetico tra gergo pastorizio e lentinese, racconti mitologici, suoni e rumori della natura - è sicilian rap.»

 

Alfio Antico è forse l'ultimo depositario di un sapere tradizionale, della cultura pastorale, che ha appreso con un rapporto diretto, e quindi non solo musicale. Allo stesso tempo è anche un innovatore, sia per le sue liriche originali sia per la tecnica strumentale, con l’invenzione del trillo (particolare utilizzo dell'attrito del dito sulla pelle per fare risuonare i sonagli), ancora oggi studiata e imitata.

 

Alfio Antico nasce il 22 novembre del 1956 a Lentini, nell’entroterra siciliano della provincia di Siracusa. Vive facendo il pastore fra le montagne respirando le favole, le storie, i miti della cultura contadina. In quegli anni la nonna gli insegna, con il proprio magico tamburello, a suonare e lui porterà avanti quell’arte fino all'età di 18 anni, quando lascerà la Sicilia per andare a cercare fortuna altrove. Si stabilisce a Firenze dove, una sera del ’77 mentre suonava in Piazza della Signoria, viene scoperto da Eugenio Bennato. Da quel momento riprende la sua carriera musicale, entra nei Musicanova ed incide con loro cinque LP. Successivamente collabora con la compagnia di Peppe Barra e con Tullio De Piscopo, Edoardo Bennato, Lucio Dalla, Fabrizio De André, Roberto Carnevale, Renzo Arbore e la sua Orchestra Italiana e di nuovo con Eugenio Bennato. Nel 1990 Fabrizio De André lo chiama per registrare il suo tamburo nel brano “Don Raffaè”, per il disco “Le nuvole”. Nel 1995 è ospite d'onore del Festival Internazionale di Sitges (Barcellona). Nel 1996 suona ne “Il ballo di San Vito” di Vinicio Capossela. Nel 2006 inizia la collaborazione con Carmen Consoli che pubblicherà con la sua Narciso Records l'album“Guten Morgen”, impreziosito da un duetto con Fiorella Mannoia nel brano “Cunta li jurnati”.  Lo stesso anno il maestro siciliano del tamburo compone la colonna sonora del film“Malavoglia” di Pasquale Scimeca e viene citato nel film francese "Tous les soleils" di Philippe Claudel (2011), dove Stefano Accorsi canta il suo brano “Silenziu D'Amuri”.  L’8 gennaio 2016 esce in digitale l'album “Antico”, prodotto da Colapesce e Mario Conte. Il disco riscuote ampio successo di critica proprio grazie alle sonorità in bilico tra passato ancestrale e visioni futuriste, melodie bucoliche e rumori industriali, testi poetici e fonemi. Il 26 novembre 2019 pubblica il nuovo video di “Pancali cucina”, che anticipa l'album "Trema La Terra" in uscita il 13 marzo 2020.

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