EMMECI
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Aaron Goldberg Trio special guest Joshua Redman
Goldberg è uno dei migliori pianisti segnalatisi negli ultimi anni sulla
scena jazzistica internazionale e l'incontro con Joshua Redman, star
del sax, da vita ad un concerto imperdibile e raffinato. www.aarongoldberg.com
BILL EVANS The alternative man (CD Blue Note) Ristampa su cd del primo (o secondo?!) album di colui che fu il sassofonista/spalla prediletto di Miles Davis. Un Bill Evans giovanissimo, ma già in grado di plasmare una fusion all'ennesima potenza, con batteria elettronica, trame di synth ed ospiti di riguardo come Manolo Badrena, Mitchel Forman, Chuck Loeb, John McLaughlin, Marcus Miller... http://billevanssax.com
Nato a New York ,dove risiede, Bob Franceschini è attualmente impegnato nel tour mondiale della “ Mike Stern Band ”.Ha frequentato la High School Music and Art di New York City dove ha conosciuto e ha suonato con Kenny Washington, Marcus Miller and Omar Hakim. Nell'estate seguente il diploma, questi giovani leoni formarono un gruppo jazz che suonò per lungo tempo con artisti del calibro di Tom Browne, Chaka Khan. Bob, in seguito nella sua lunga carriera di concertista suonerà con George Benson, Tom Browne, Victor Barley, Eddie Palmieri, Chico O'Farrill, Willie Colon, 911 Horns, Anthony Cox, Seis del Solar, Ruben Blades, Umbigada Band, Ricky Martin, Paul Simon, Marc Anthony, "Sex and the City", Timbalaye, Mike Stern Band, Victor Wooten, Lincoln Center Afro Latin Jazz Orchestra , Jennifer Lopez, Dave Weckl Band ,El Negro and Robby BandGeorge Benson, Woody Shaw, Dave Valentin, Kenni Kirkland, Eddie Palmieri, Michel Camilo, Jorge Dalto, Barry Rogers e altri. Nel 1986 comincia ad andare in tour con Willie Colon. È in questa occasione che ha la possibilità di concentrarsi e approfondire le sue radici portoricane e formarsi come arrangiatore e improvvisatore di latin music. Diventò infatti direttore musicale di Willie Colon. Allo stesso tempo ha continuato a lavorare come recording artist in innumerevoli progetti discografici (studio work) e jingles e ha continuato a incidere con gruppi di jazz e fusion con musicisti degni di nota, come Victor Barley, Dave Weckl, Anthony Jackson, Darryl Jones and Charlie Sepulveda. Nel 1992 è andato in tour con una pop star latino americana, Emmanuel dove si è unito al trombettista Barry Danielian e al trombonista Ozzie Melendez e formare una sezione di fiati chiamata "911", che sta avando un enorme successo e appare su molti progetti discografici di successo, R&B, Pop e Salsa. Altre collaborazioni di nota comprendono un CD con il bassista/compositore Anthony Cox, A Factor of Faces, che ha avuto un successo di critica molto positivo, con Mike Cain al piano e Ralph Peterson alla batteria, dove notevoli sono le composizioni di Franceschini. Bob appare anche nell'ultimo CD di Chico O'Farrill, che è stato nominato tra i migliori 10 CD dell'anno 1996 per musica jazz. Nel 1994 è diventato membro fondatore del Seis Del Solar, quella che era la band di supporto del cantante Ruben Blades. Nell'estate del 1996 i Seis Del Solar hanno fatto una tournée in Europa e Stati Uniti. La South Vertigo Band nasce da un progetto musicale ispirato dalle tendenze jazz-rock e fusion degli anni '70 e '90. Con il tempo matura una propria identità musicale, contaminando suoni e armonie con ritmi sempre cangianti e ricercando sin dall'inizio un repertorio di brani inediti. Fondamentale è l'interplay che unisce i componenti del gruppo che mescolano sapientemente jazz , funky e musica latina, mantenendo un senso armonico e naturale. Ideatore del progetto South Vertigo Band è il pianista Antonello Parisi, affiancato dal chitarrista Adriano Albarella, dal bassista Fabrizio Loconsole e dal batterista Michele Sangiorgio.Nata nel 2002 la South Vertigo Band ha già collezionato partecipazioni eccellenti come quelle al tour nazionale “Alfa Soul 2002”(con il sassofonista Michel Carrabba), il Festival Internazionale “Pulsano Jazz 2002” (con il sassofonista Tino Tracanna), il Festival “Jazz Blues & Soul” (2003), il Festival Internazionale delle Chitarre di Mottola (2004), la rassegna “September Jazz” (2004) del Comune di Taranto e il concerto con il sassofonista americano Bob Franceschini (Mike Stern Band, George Benson, Marcus Miller, Paul Simon, Jennifer Lopez ecc.) all'interno della Mostra Internazionale delle Ceramiche (2004) allestita dal Comune di Grottaglie ,Festival Internazionale “Suono Dal Salento” 2005. Dalla collaborazione con il sassofonista Bob Franceschini è scaturito il progetto “Zero Center”, album edito dall' etichetta milanese Videoradio (esclusiva dell' Orchestra sinfonica della Rai) particolarmente stimato da parte della critica , considerando le lusinghiere recensioni tra cui quella apparse su Guitar club, JAM, Jazzitalia e inserito nel prestigioso catalogo Ricordi – Feltrinelli. www.bobfranceschini.com
Come Steve Gadd prima di lui, anche Dave Weckl con la sua tecnica mozzafiato e con il primo album della Elektric Band uscito nel 1985, Chick Corea’s, ha dato il via ad una serie di imitazioni della sua tecnica. Le sue composizioni sono elegantemente strutturate e complesse e gli accompagnamenti richiedono un alto livello di padronanza della tecnica. Dave è diventato un modello per le nuove generazioni di batteristi grazie anche alla sua batteria Yamaha caratterizzata da inventività, precisione e bellezza. www.daveweckl.com
Dotata di una tecnica straordinaria, di una voce da sirena che naviga fra le acque di tre diverse lingue e di una abilità di composizione che unisce alla perfezione il meglio della vecchia scuola alle nuove tendenze, Esperanza è un vulcano in eruzione per la scena musicale internazionale. Esperanza Spalding Con questo secondo album a suo nome, la giovane contrabbassista, vocalist e compositrice nordamericana ci dà la cifra delle sue potenzialità. “Esperanza” è frutto di un intenso lavoro che l'ha vista affiancata da un nutrito gruppo di affermati musicisti quali Niño Josele, prodigio della chitarra flamenca, Jamey Haddad percussionista noto per le sue numerose collaborazioni con artisti del calibro di Paul Simon e Dave Liebman, Horacio “El Negro” Hernández batterista già vincitore di un Grammy Awards e Donald Harrison, sassofonista di New Orleans anch'egli noto per l'impeccabile carriera e le numerose collaborazioni. Il disco si apre con Ponta de Areia, composizione di Brant Fernando Rocha e Milton Nascimento, che Esperanza canta in portoghese con eleganza e scioltezza. Particolarmente riuscita anche Fall In, nella quale la cantante si trova perfettamente supportata dal pianista Leo Genovese. Ancor più intensa la versione castigliana dello standard “Body & Soul”, che diventa Cuerpo Y Alma, resa ancora più difficile dalla complessa trasposizione linguistica. Samba Em Preludio, il brano che conclude il disco, è un elegante affresco accompagnato da un arrangiamento minimale composto dal contrabbasso di Esperanza e dalla impeccabile chitarra di Niño Rosele, in modo tale da risaltare la splendida interpretazione in portoghese della cantante. Un disco questo che segna un passo decisivo nella carriera di questa straordinaria artista di nome Esperanza. www.esperanzaspalding.com
http://www.facebook.com/EsperanzaSpalding
“La musica è fatta di molte cose diverse”, rivela Geri Allen, il cui stile è un distillato dell'intero spettro del jazz pianistico. “La musica può essere una celebrazione dell'intelletto, oppure una celebrazione del corpo e del movimento. Può essere una ricerca. Può darti una forza interiore, può creare un terreno fertile per ritrovare la pace. Io voglio dalla musica tutte queste cose insieme”. Esponente di spicco della generazione di jazzisti americani affermatisi negli anni Ottanta, Allen è originaria del Michigan. Dopo essersi laureata in jazz alla Howard di Washington e in etnomusicologia all'Università di Pittsburgh, si stabilisce a New York City, dove trova i primi ingaggi con Lester Bowie e, sorprendentemente, con Mary Wilson delle Supremes. A contatto col clima effervescente della Mela, l'artista impara ad eludere le singole categorie, proponendo una voce squisitamente individuale, e si impone come fiera esploratrice dei sentieri della diaspora africana, dei vernacoli blues, bebop e hard bop e delle creste del free jazz.
Ugualmente a suo agio con le sperimentazioni di M-Base di Steve Coleman, in accompagnamento a Betty Carter o a fianco dell'altro Coleman, Ornette, che una decina d'anni fa abbandonò l'annosa ostilità nei confronti del pianoforte per averla nel proprio gruppo, ha registrato per una lunga lista di etichette indipendenti, prima di approdare alla Blue Note e alla Verve ed esordire sul grande schermo con Kansas City di Altman, nel ruolo di Mary Lou Williams. A tutt'oggi Allen - inclusa dalla pubblicazione Essence tra le 200 donne
straordinarie (non solo donne di jazz, né solo di spettacolo) che hanno cambiato il mondo - rimane un'artista di altissimo profilo. La sua musica si è addolcita, stemperando l'impatto con i generi più sperimentali, ma nei suoi fraseggi rigogliosi e intelligenti tutte le possibilità restano aperte, per realizzare un'arte lontana da ogni convenzione. Elegante, autorevole, temeraria, anche quando si accosta alla tastiera con tutta la sua potenza - per dirla con la rivista LA Weekly - “sembra che cammini sull'acqua”.
Nel 2010 Allen ha pubblicato due lavori in contemporanea, entrambi per la Motéma Music: Live, accompagnata dal suo gruppo Timeline, e Flying Toward the Sound, un ambizioso progetto eseguito in piena solitudine dove rende omaggio a tre primari ispiratori, Cecil Taylor, McCoy Tyner e Herbie Hancock. Il cd contiene anche una parte visuale, con immagini e sequenze artistiche concepite dall'importante fotografa e regista Carrie Mae Weems. Weems, le cui opere su tematiche quali la politica, il razzismo, i rapporti sociali e l'identità dell'America nera sono state esposte in più di cinquanta mostre, negli Stati Uniti e all'estero, ha collaborato intensamente con lei per un anno intero. La suite in otto parti intitolata “Refractions: Flying Toward the Sound” è così diventata un ammaliante spettacolo multimediale, in cui la musicista divide il palcoscenico con le proiezioni poetiche e vagamente surreali della Weems, incentrate sulla sua molteplice figura di donna, musicista, figlia, madre e insegnante afroamericana. www.geriallen.com
JOSHUA REDMAN “ ELASTIC BAND “ Joshua Redman - sassofoni; Sam Yahel - tastiere / hammond; Jeff Ballard - batteria. Il trentaquattrenne Joshua Redman, considerato un vero "fenomeno" in quanto a talento e tecnica - con una carriera fulminante e riconoscimenti prestigiosi - si presenta con un trio particolare in cui, oltre a sax e batteria troviamo, anziché un prevedibile contrabbasso, l'organo Hammond, segno della volontà di muoversi su terreni nuovi. Un progetto che si basa sul nuovo lavoro discografico di Redman “Elastic” ( Warner Brothers 2002). L’essenza di “Elastic” potrebbe essere riassunta nell’espressione New sound, old spirit . Dopo un decennio vissuto come uno dei più prominenti e profondi sassofonisti del mondo del jazz e bandleader di gruppi acustici, Redman aggiunge toni freschi e tensioni innovative in ciò che ama chiamare «qualcosa di elettrico, basato su incisioni» del suo nuovo, brillante trio. Elastic offre un equilibrio di eloquenza e di esplorazione che i fedeli ascoltatori di Redman si attendono, in una forma e con un'espressione che non può che allargare questa cerchia di fan e rafforzare la posizione di Redman in testa alle classifiche degli artisti contemporanei. www.joshuaredman.com
Dopo aver esplorato a lungo la formula del trio, e poi il piano solo e il duo, come nei recenti CD Blue Note, McCoy Tyner ha deciso di porsi alla guida di una larga formazione, dando così corpo e continuità a quelli che, fin dagli inizi degli anni '80, erano stati solo episodi casuali. Questo avvenimento non è dovuto al fatto di rinfrescare la musica di sempre, ma rappresenta un concreto tentativo di innovare il linguaggio delle big bands, un pò dimenticate nel jazz delI'ultimo decennio. Tyner sembra aver colto nel segno; se l'organico rimanda subito all'estetica di Gil Evans (vedi la presenza della tuba e del corno), gli arrangiamenti, con la classica chiamata-risposta tra le trombe e i sassofoni o i riffs dei tromboni dietro gli assoli, sono discendenti diretti di Don Redman, Fletoher Henderson e Benny Carter, interpretati in un'ottica e con un suono completamente diversi. A cementare il tutto provvede comunque il pianoforte di McCoy Tyner, al solito rigoglioso e spettro di tanti colori. Dopo essere stato un caposcuola negli anni '60, quando militava nello storico quartetto di John Coltrane, Tyner continua a proporre nuovi aspetti della sua straordinaria personalità di musicista. Altro suo grande merito è quello di aver chiamato attorno a sè (e al suo trio abituale, che completa la sezione ritmica), jazzisti importanti e famosi, di notevole esperienza nel campo orchestrale: da Virgil Jones a Frank Lacy (recente direttore musicale di Art Blakey), e poi Howard Johnson (già con Buddy Rich, Gerald Wilson, Oliver Nelson, Gil Evans e molti altri), John Clark (forse il migliore cornista di oggi), John Stubblefield (ex Charles Mingus, Thad Jones-Mel Lewis, Gil Evans ecc ) e Junior Cook, eccellente tenorista di stretta scuola hard-bop. Con tali premesse, il concerto si preannuncia tra i più coinvolgenti della rassegna, e ne costituisce forse il momento di maggiore curiosità ed interesse. Info 0544/32577 - Europe Jazz Network 0544/405666-408030. MC COY TYNER plays the music of JOHN COLTRANE; BOBBY HUTCHERSON - vibrafono; CHARNETT MOFFETT - basso; ERIC HARLAND - batteria.
http://mccoytyner.com/
Live di questa band:
Lun 15 Lug
- Milano (MI) -
Italia
MILANO
Mer 17 Lug
- Gubbio (PG) -
Italia
GUBBIO
Musicista riconosciuto sulla scena internazionale dalle sue performance nella band di Miles Davis, Stern è stato anche il sideman di prestigiosi musicisti come il sassofonista Joe Henderson e il bassista Jaco Pastorius, i chitarristi Jim Hall e Pat Martino, i trombettisti Tom Harrell, Arturo Sandoval e i sassofonisti Michael Brecker, Bob Berg e David Sanborn. www.mikestern.org
Randy Brecker "hi-tech virtuoso", come è stato definito, ha creato la forma e il suono del jazz, del rhythm'n'blues e del funk rock da oltre tre decadi. Le sue performance alla tromba e al flicorno hanno deliziato centinaia di registrazioni di una vasta e musicalmente varia schiera di artisti,da James Taylor, Bruce Springsteen, Chaka Khan, George Benson a David Sanborn, Horace Silver, Jaco Pastorius, sino a Frank Sinatra, Steely Dan, Joe Henderson, Ron Carter, Al Foster, Bob Berg, Frank Zappa, Eric Clapton, Billy Cobham. Nato a Philadefia, fratello maggiore dell'altro virtuoso, il sassofonista Michael, inizia a suonare R&B e funk in piccole bands, ma è subito pronto per l'hard bop, affascinato da Sonny Rollins, Lee Morgan, i quintetti di Miles, Art Blakey con il quale suona nei Jazz Messengers. Alla fine degli anni 70 Randy registra l'ultimo disco di Charles Mingus, Me Myself and Eye, successivamente collaborando negli anni, dopo la morte di Mingus, con le varie formazioni della Mingus Dynasty. Successivamente fonda i Brecker Bros con il fratello Michael e impone al mondo un sound che sintetizza influenze e tecniche divenendo un punto di riferimento per tutto il mondo musicale. Il loro primo acclamato disco ottenne le nominations per ben quattro Grammys. I Brecker Brothers tra il 1975 e il 1981 registrano sei dischi, ottenendo sette nominations per il Grammy. Ancora oggi Brecker ha una enorme influenza, e costituisce un punto seminale della nascita della contaminazione tra generi, con il suo virtuosismo e il senso della composizione, che hanno resistito indelebili allo scorrere del tempo. Un ruolo, quello di Brecker nel jazz funk, paragonabile a quello di Bird nel bebop o di Miles nell'improvvisazione modale, col suo magnetico magma di energia e freschezza.
Vincitore di due Grammy Award: nel 1998 come solista per la categoria "Best Contemporary Jazz Performance" e nel 2007 con il suo ultimo lavoro "Some Skunk Funk" nella categoria "Best Large Jazz Ensamble". www.randybrecker.com
Scott comincia a calcare le scene nel sud della Florida suonando brani dei Led Zeppelin fino a James Brown. Il suo stile si forma sulle note di Jimmy Page, Jeff Beck, Jimi Hendrix, Ritchie Blackmore, Albert King e Buddy Guy, ma la strada che intraprende nello studio del jazz e delle sue possibilità espressive lo portano a maturare un linguaggio personalissimo (invero nei suoi metodi parla della musica come linguaggio; delle note come parole a formare il periodo come melodia). Appena terminati gli studi alla Florida Atlantic University, si sposta a Los Angeles dove suonerà e registrerà con l'Elektric Band di Chick Corea, con il violinista Jean-Luc Ponty, con i Weather Report e molti altri ancora. Il consacramento ufficiale di stella del firmamento fusion arriverà con la creazione dei "Tribal Tech", nel 1984. Al basso c'è Gary Willis, alla batteria e alla voce Kirk Covington e alle tastiere Scott Kinsey. Nel 1994 torna alle sue passioni più giovani registrando il primo album della sua blues band: "Dog Party", cui seguirà nel '97 "Tore Down House" e nel 2002 "Well to the Bone". Nel 2005 è uscito l'ultimo album intitolato "Live", dove Scott ripercorre i successi dei "Tribal Tech" alternandoli a quelli blues. Scott ha anche registrato due album con un trio eccezionale: i Vital Tech Tones (al basso Victor Wooten e alla batteria Steve Smith). Infine sono stati pubblicati, con la "Reh", due video didattici: "Jazz Fusion Imrovisation" e "Melodic Phrasing", mentre la "Hal Leonard" ha pubblicato dei guitar books autorizzati e un metodo cartaceo di recente uscita: " Jazz guitar chord system". www.scotthenderson.net
Stefano Di Battista Quartet - Il primo a credere in lui è stato il compianto Massimo Urbani. E dai tempi in cui i due sassofonisti si frequentavano, Stefano Di Battista ne ha fatta parecchia di strada: emigrato a Parigi nei primi anni Novanta, Di Battista viene accolto a braccia aperte da un altro esiliato di lusso, il batterista Aldo Romano, che ne favorisce l'inserimento nel vivace mondo musicale della capitale transalpina. Da questo momento l'ascesa di Di Battista è inarrestabile: entra nelle file del gruppo di Michel Petrucciani e dell'Orchestre National de Jazz e quindi viene scritturato da uno storico marchio discografico quale è la Blue Note, casa per la quale incide A prima vista, Stefano Di Battista (con Elvin Jones alla batteria) e 'Round About Roma. In tutti questi anni Di Battista non ha mai abbandonato la strada maestra del jazz, percorrendola nel segno del più sanguigno hard bop.
Tuck Andress e Patti Cathcart, questo unico duo chitarra/voce di San Francisco, coppia anche nella vita, da 30 anni portano in tutto il mondo il loro incantesimo musicale, da quando il loro primo disco "Tears of Joy" conquistò il rispetto degli appassionati di jazz, lo stupore dei chitarristi e le radio pop con la cover di "Time After Time" di Cyndy Lauper. Le origini folk, gospel e rhythm'n'blues di Patti si uniscono alla formazione jazzistica di Tuck. La voce da contralto vibrante, screziata da tonalità di testa e l'improvvisazione scat di lei si fondono con il virtuosismo chitarristico di lui che riesce ad eseguire contemporaneamente gli accordi, la linea di basso e la melodia. Una rara complementarietà tra voce e chitarra che sono tutt'uno: unione armoniosa, raffinata e minimalista, musicalmente eclettica e trasversale, dove Patti scrive e arrangia e Tuck è l'orchestra. Un messaggio d'amore e di gioia che ispira anche l'ultimo disco "I Remember You", un album che contiene i grandi standard del ricchissimo repertorio americano, con un esplicito riferimento alla storica coppia chitarra/voce per eccellenza, Ella Fitzgeralld e Joe Pass. www.tuckandpatti.com www.myspace.com/takesmybreathaway
Wayne Shorter Quartet Footprints sassofoni soprano e tenore Wayne Shorter pianoforte Danilo Perez contrabbasso John Patitucci batteria Brian Blade Wayne Shorter Quartet Photo Ronnie Wright Torna a Milano, dopo lunghissima assenza, una fra le leggende del jazz, il sassofonista Wayne Shorter, a capo del suo superbo quartetto, di cui fanno parte musicisti di eccezionale caratura, ognuno dei quali è un leader in proprio. Spicca, infatti, la presenza di un giovane ma ormai maturo e affermato interprete come il pianista Danilo Perez, nonché quella di uno fra i grandi virtuosi del contrabbasso contemporaneo, John Patitucci, e quella di un batterista straordinario quanto originalissimo come Brian Blade: il gruppo fornisce a Shorter un sostegno di eccezionale finezza e profondità Artista nel pieno di una straordinaria maturità, strumentista eccelso, fra i più grandi compositori nella storia della musica improvvisata, Shorter rappresenta oggi una fra le più importanti personalità musicali dei nostri tempi. Il suo ritorno a Milano rappresenta un vero e proprio evento. http://www.wayneshorter.com/
EMMECI
ha nel suo roster anche questi artisti: