LIBELLULA BOOKING
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Denise
Uninverse
E se realtà e sogno si mescolassero? Lei ci dice, quasi con spiccato spirito adolescenziale, che tutto può essere rovesciato, che il reale può diventare irreale e l'irreale reale e che quindi sogno e fantasia possono benissimo essere la realtà stessa. Questo è il Denise-pensiero o meglio, il Denise-universo. Con un gioco di parole Denise, la giovane cantautrice salernitana (classe 1986) che aveva esordito due anni fa con Dodo, do! Ci ha messo nel titolo del suo nuovo lavoro una N che non è affatto una N di troppo! Uninverse (e non Universe) infatti è il titolo del suo nuovo lavoro, e sottolinea lo scambio tra sogno e realtà, tra irreale e reale, una sorta di viceversa.
Con voce pura e raffinatissima e con tonalità alla Björk, si parte con Parrots, in un giorno d'estate, accompagnati dalle chitarre, ecco i pappagalli che ci fanno volare, dolcemente così arriva poi Mouthless con sfumature elettroniche alla Depeche Mode e ritmo incalzante. È questo un lavoro onirico dove si mescolano melodie pop, elettroniche, suoni l'uno diverso dall'altro che ci ricordano la musica nordeuropea, grazie alle chitarre new wave di Alessandro Di Liegro e di Alessandro De Crescenzo e alla batteria di Antonio Pappacoda, nonché al basso di Felice Calenda. Tutto ed il contrario di tutto, appunto, e noi siamo piccolissime parti di un grande universo. Un universo sognato ed immaginato e al tempo stesso reale e che viviamo davvero, così proprio con il brano Pillow, dal'attacco accattivante molto influenzato sicuramente da tonalità stile Morcheeba, Denise ci fa capire che il cuscino- pillow, appunto- può diventare un tramite per varcare la soglia della fantasia e cioè di un mondo fantastico verso cui provare a volare.
Rain poi ha un ritornello a tratti furbetto (non così il testo che è romantico e parla di pioggia come di lacrime che scivolano sul viso fino al pavimento: «ticche ticche tacche tacche/like the rain they/drip down here laughing») che pare studiato per martellarti il cervello, che sembra cantato da un folletto ed è forse adatto a tutte le età, così come Piggy Poggy ed il la-la-là iniziale (e messo qua e là!) di Superpop (pensiamo a come la canteranno bene i bambini!).
Il pianoforte di Marco Guazzone - ospite dell'album - è sublime e rende tutto un po' meno giocoso poi, nei pezzi Sailors, Halfman, Mantra of Universe, brano questo che davvero tende all'immensità dell'universo, ma, più di tutti si trova in Lighthouse Keeper la perla finale del cd in cui il piano che chiude il brano in verità poi non lo chiude affatto, ma è come se ci aprisse le porte ad altri mondi, universi appunto, come a dirci che non è finita qui, ma resta una speranza ed un orizzonte a cui mirare, un altro cosmo forse fantastico mescolato alla realtà e alla grama monotonia del quotidiano.
www.deniseproject.it www.myspace.com/deniseproject
Live di questa band:
Sab 22 Giu
- Salerno (SA) -
Italia
NOTTE BIANCA SALERNO
Esce con la produzione artistica di Paolo Iafelice (già collaboratore di Fabrizio de Andrè, Vinicio Capossela, Pfm, Daniele Silvestri ecc.) il secondo album degli Etnia SupersantoS. “L'abominevole uomo delle fogne” è un disco burlesco e cialtrone, accattivante e naif, fatto per essere cantato, ballato e soprattutto suonato intorno ad un falò. Il disco è promosso con il sostegno di Puglia Sounds – P.O. FESR Puglia 2007-2013 Asse IV.
Il secondo lavoro in studio degli Etnia SupersantoS prosegue e amplia il lavoro di ricerca sulla forma canzone avviato con il precedente “Arlecchino cinema” (Adesiva Discografica/Edel – 2009). Il nuovo lavoro della band pugliese si appoggia sul filo della leggerezza e sprofonda in una complessità che lascia ampio spazio all'immaginazione. Evocativo e poetico, disarmante e sarcastico, “L'abominevole uomo delle fogne” saltella tra canzoni e canzonette, scanzonate e scazzottate. Melodie accattivanti sostenute da una sezione ritmica che prende spunto da una pluralità di generi musicali, per un'opera dai toni esotici e avventurosi, nei suoni e nei contenuti. Al centro di questo universo musicale si muove il genere umano che si arrabatta indefesso per metabolizzare e fare propria la modernità. Personaggi affannati nel loro stare al passo con i tempi, caotiche e rocambolesche epopee esistenziali, sprazzi mistici di uomini e donne alle prese con le grandi questioni contemporanee. Il surreale come valvola di sfogo, il non-sense come urlo liberatorio, con la produzione artistica di Paolo Iafelice a conferire un contributo fondamentale per il suono ultimo dei SupersantoS. Numerosi e prestigiosi gli ospiti del disco: Gianluigi Carlone (sax soprano della Banda Osiris), Gianni Masci (chitarrista degli Jolaurlo), Francesco Giorgi (violinista del Trio Radio Marelli), Gaetano Santoro (sassofonista di Roy Paci e Aretuska) e Roberto Solimando (trombonista dei Musici).
“L'abominevole uomo delle Fogne è il disco che sentivamo la necessità di realizzare per darci un ulteriore slancio nella direzione della canzone – racconta Bruno Damiani, voce e chitarra della band -. Una forma d'arte impossibile dove ogni singolo suono e ogni parola assumono un significato ben preciso. Il filo conduttore che pervade il lavoro è la ricerca della propria identità musicale, non per questo scevra da citazioni ed esercizi di stile. Ci siamo divertiti molto a realizzarlo e spero che questa attitudine arrivi a chi ascolta il disco: abbiamo disseminato qua e là aspetti vicini al varietà e all'avanspettacolo, cercando di esaltare l'aspetto ludico della musica. E' una componente di cui non possiamo fare a meno, per non rischiare di sentirci patetici (anche se ci piace esserlo). In definitiva questo vuole essere un disco destinato a tutti, canticchiabile e divertente.”
L'uscita dell'album è stata anticipata dal primo singolo “Cazzo, stasera alla disco !!!”. www.etniasupersantos.com
Live di questa band:
Gio 01 Ago
- Ugento (LE) -
Italia
GIARDINI DEL TUR'ATT UGENTO LE
E' probabile che qualcuno si ricordi ancora degli elle, talentuosa band veneta il cui primo album segnò la partenza delle produzioni URTOVOX nel lontano 2001, di cui Marco Iacampo
era frontman oltre che autore di musiche e testi; o di GOODMORNINGBOY, sua esperienza solista successiva agli elle che davvero tanto fece parlare di sé grazie a quei due dischi
(Goodmorningboy, 2002, ed Hamlet Machine, 2004) che lo confermarono come uno dei songwriter più talentuosi e sensibili del periodo.
Più che una speranza...una capacità di esprimere emozioni in musica davvero unica. Strade che si dividono per ricongiungersi a distanza di tempo,
scorrere di acque sotto i ponti che ti portano a proseguire percorsi non sempre facili e lineari ma che stanno alla base dell'evoluzione, della crescita, della presa di coscienza
per lo sviluppo di un contenuto musicale che ancora oggi sorprende ed emoziona per la sua profondità. Una semplicità formale disarmante che sottintende il trascorrere della vita,
il diventare uomini e padri; canzoni universali legate alla tradizione popolare.
Non musica d'autore, non cantautorato…non come si intende oggi almeno.
Anche se ascoltando queste 10 tracce, molti sono i nomi illustri che potrebbero venire in mente,
da Ivano Fossati a Leonard Cohen passando per Caetano Veloso e Nick Drake.
Ma al di la delle referenze più o meno calzanti, qua c'è l'uomo con il suo bagaglio che esprime se stesso, voce, chitarra e poco più.
Quello che basta per staccare con il mondo ed iniziare a immaginare…un Mondonuovo.
Valetudo è una particolare forma di combattimento nella quale, per l'appunto, vale tutto, a mani nude e a contatto pieno: forse è proprio questa la filosofia di Iacampo, fare a pugni con la vita e cercare di conquistare un'emozione senza l'ausilio di inutili mezzi. Mondonuovo apre l'album, ma inaugura soprattutto la nuova stagione del cantautore: “canto quel che sono/e di un mondo nuovo”.
Minimale ed elegante, sobrio a tal punto da imbracciare una chitarra ed esprimere ciò che nel profondo si nasconde, come ad esempio i sentimenti (Amore in ogni dove); grazia artistica ed estro minimale a condire Valetudo, dieci tracce sintesi della buona musica folk, da Cohen a Nick Drake.
Il più romantico Gino Paoli pare riecheggiare dalle note - poche ma buone - di Soltanto io, solamente noi, in un atmosfera neorealista, quella delle cose semplici; in mood filastrocca in Trecento (nessun riferimento diretto alla coraggiosa impresa degli ateniesi).
Folk made in USA - scarno sì - ma a cosa servono i toni imperiosi e i barocchismi quando l'essenziale sostituisce tutto? Tanti no e un solo si ne è l'esempio lampante: l'unico sfarzo è circoscritto ai cori, anch'essi assai minimal; la meravigliosa voce di Marco solo in due brani viene sacrificata a favore delle stupende melodie, cioè in San Martino in Pensilis e nella titletrack Valetudo.
Musicalmente c'è il più profondo Devendra Banhart in Gli inverni non mi cambieranno più. Dicono che l'essenza delle cose stia nelle parole e il concept delicato di Iacampo rispecchia a fondo l'intenzione.
Pagina facebook artista http://www.facebook.com/IACAMPO.VALETUDO
Pagina facebook marco iacampo http://www.facebook.com/marco.iacampo
“Spleen Artico-Emiliano”, un intenso ed emozionante parallelismo tra la Groenlandia e l'Emilia ferita dal terremoto. Le canzoni e le letture dell'ex membro di CCCP e CSI accompagnano le immagini del film diretto da Piergiorgio Casotti, scivolando come forme di relazione continua tra il pieno e i vuoti. In apertura di serata spazio ad Hamid Grandi.
“La frattura nella terra - una cicatrice lunghissima nella pianura padana - quel fango bianco che risale dal sottosuolo e si va a solidificare: immagini meno immediate e dolorose di quelle che hanno riguardato la vita e la sofferenza delle numerose persone colpite dal terremoto” - racconta Massimo Zamboni -. “Ma che forse colpiscono ancora più in profondità una intera cultura basata sulla concretezza, la certezza del lavoro, la stabilità acquisita attraverso i secoli. L'antica capacità emiliana di governare scossa da un nemico impensato, la reazione di tutto un territorio a mostrare ancora una volta quanto radicata sia in noi la cultura del non aspettare, la volontà di reagire, la voglia di fare. Ma quella frattura resta, e si potrebbe indagare nei suoi significati simbolici, penetrandola, intuendola. Dall'altra sponda della faglia, accostato arbitrariamente, un mondo lontanissimo che nella precarietà quotidiana trova la consuetudine del proprio vivere, la propria cultura. La Groenlandia, terra in bianco e nero, durissima, ingovernabile. Casa di un popolo duro, in parte, e assieme impensabilmente fragilissimo.”
Il nuovo spettacolo di Massimo Zamboni è un viaggio nello spleen artico-padano, acquisizione recente di due culture antiche. Le canzoni, le letture, la musica di Massimo Zamboni accompagnano le immagini del film diretto dal regista Piergiorgio Casotti in un lungo fluire, scivolando come forme di relazione continua tra il pieno e i vuoti. Massimo Zamboni continua con il suo nuovo spettacolo l'esplorazione di termini come caduta e resurrezione, ponendoli in un dialogo tra spazi lontanissimi dove l'erba o il ghiaccio dominano la sostanza umana e spazi consueti, resi improvvisamente precari e sconosciuti come accade nell'Emilia del terremoto, della siccità e della crisi mai pensata. www.massimozamboni.it
I Med In Itali nascono nel 2007 dalle menti e le mani di Niccolò Maffei e Matteo Bessone e si possono definire un progetto che trova il proprio fulcro nella contaminazione di generi: le sonorità sono principalmente rock, ma addolcite e scaldate dalla chitarra acustica e dal sax e insaporite da ritmiche jazz-funk ricercate. Nati come buskers (artisti di strada) sulle strade di Dublino, di ritorno in Italia i Med In Itali trovano la propria formazione definitiva con chitarra acustica, sax, batteria e basso. Nel 2008 incidono il primo demo-tape, “Soluzione al Tempo”, che ottiene un ottimo riscontro da parte di numerose fanzine online e permette al gruppo di accedere ad importanti concorsi. Il brano “Soluzione al tempo” viene premiato come canzone della settimana su Kataweb e “Svanita Paura” inserito nella mixtape di Rockol. Nell'estate dello stesso anno vincono la settima edizione di Torino Sotterranea, acquisendo così la possibilità di aprire il Traffic Free Festival, e accedono alle fasi finali del 3dContest, che gli offre l'opportunità di condividere il palco con Niccolò Fabi (Mokadelic) e Morgan. Nell'Aprile del 2010 presentano il secondo lavoro e prima pubblicazione ufficiale per l'etichetta Hertz Brigade Records: “Bruco EP”. Accolto ottimamente dalla critica, il sound del disco e il forte impatto live portano i Med In Itali nell'estate del 2010 sui palchi di Collisioni Festival, Indi(e)avolato Fest, Atellana, Upload e ad aprire i concerti di Moltheni, Marta sui Tubi, Roberto Angelini, LnRipley, 2Pigeons, Enrico Capuano e molti altri. Dopo una lunga serie di concerti (oltre 100 in due anni) alla fine del 2011, i Med In Itali entrano nuovamente in studio per dedicarsi alle registrazioni del primo LP, in uscita l'11 settembre 2012 per Libellula Music. http://www.medinitali.info
“Una creatura musicale intima e profondissima, da ascoltare al crepuscolo, con la mente sgombra dal rumore circostante. I Sintomi di gioia attingono ai fondamenti del folk come manifesto di liberazione sonora, innestandovi una scrittura contautoriale intensa e radicalmente attuale, che germoglia nel precariato sentimentale e nella vivida narrazione del presente, auspicando tempi futuri attraversati da nuove rivoluzioni.” www.sintomidigioia.it
Live di questa band:
Sab 14 Set
- Alessandria (AL) -
Italia
BARCOLLO FEST ALESSANDRIA
UNEPASSANTE
"No Drama"
Un lungo cammino di tre anni e più separa
questo nuovo lavoro dall'esordio di
UNEPASSANTE, “More Than One In
Number” (Annathegranny Records 2010).
Un periodo di tempo che UNEPASSANTE
ha trascorso, insieme ai suoi compagni di viaggio (i musicisti Emanuele Fiordellisi e
Michele Staino, il produttore Gianmaria Ciabattari), suonando dal vivo (oltre
sessanta le date di promozione del primo disco), ma soprattutto a cercare e a
esplorare nuove strade sonore e percorsi compositivi “altri” rispetto alle forme pop
consolidate. Abbandonate le vesti del cantautorato folk venato di jazz e rock che
aveva contraddistinto il suo ingresso nella scena musicale contemporanea, con “No
Drama” UNEPASSANTE si lancia nel campo della sperimentazione elettronica,
innestando questo nuovo mondo sonoro su un impianto che, compositivamente,
rimane per certi versi ancorato alle strutture della canzone pop/folk, ma le
reinterpreta e scardina sotto la spinta di una imperiosa necessità espressiva.
Permane, dell'identità originale di UNEPASSANTE, l'amore per la commistione
anche sfrenata di sonorità provenienti da universi musicali distanti tra loro: la chitarra
acustica incontra i synth dubstep prestandosi a ritmiche danzerecce (XMan), le voci
si mescolano e si sciolgono nel trattamento elettronico, conquistando valore
strutturale (Utterly Wrong), un ukulele dialoga con sequencer e vibrafoni sintetizzati
(Seesaw), calde linee di violino sfidano con un soffio di lirismo la durezza di un
accompagnamento ostinatamente freddo e digitale (Woodworms). Tra campioni
frammentati, batterie rielaborate elettronicamente e propulsivi riff di basso, la voce
della songwriter crea connessioni necessarie, agendo da forza trainante e guida,
consegnando agli ascoltatori melodie e parole di volta in volta acuminate, dolenti,
cariche di energia, solari, ironiche, esasperate, straniate. I contenuti lirici di “No
Drama” mostrano una varietà pari a quella strumentale, ma mostrano anche la
stessa compattezza di fondo che domina i contenuti musicali: frammenti di
esperienza sono affiancati a riflessioni di natura esistenziale, generate da quegli
stessi frammenti, che ritornano sempre ad un fascio di concetti chiave.
Su tutti, proprio quello del titolo – “No Drama” – riassume forse, con le sue possibili
interpretazioni, l'intero, frastagliato senso di questo lavoro. http://www.unepassante.com/ http://www.facebook.com/unepassanteofficial
L'accoglienza con le melodie brillanti di Lei Dice Ormai, ci parla di un secondo album che fa un bel passo avanti rispetto all'esordio di tre anni fa. E' il primo pezzo di Blah Blah Blah, nuovo disco dei, parzialmente rinnovati, VENUA di Bergamo. Ai membri storici, Samuele Ghidotti e Jodi Pedrali, si aggiungono oggi Fabio Dalè al basso ed il Jennifer Gentle Marco Fasolo alla batteria e alla produzione del disco. Le sonorità che facevano già bella mostra di sé nel primo album, oggi vengono rilanciate con maggior efficacia, con un suono più rifinito e attraverso una più matura ed oculata scrittura. Le ascendenze rimangono più o meno le stesse: i sixties pop e rock, il surf, un po' di psichedelia o di blues. Brani come 9 Settembre o Se Vuoi Devi, fanno pensare ad una versione italianizzata degli ultimi Black Keys, Aprile Dolce Dormire, uno dei pezzi più platealmente rock in scaletta, non sarebbe stato male nel disco solista di Jack White, la sbarazzina ed ironica Bang!, al suo mood anni sessanta, aggiunge una sfumatura morriconiana. I sixties furoreggiano inoltre nelle trame della bella Alice, dove è l'organo lo strumento cardine, o nel pop virato surf di Sunday. Solo due, ma di gran livello, le ballate in scaletta: la notturna, con un bel dialogo piano-chitarra acustica, Via Petrarca, e la malinconica Nuova Amsterdam, con un sapido intreccio di chitarre che continua nella psichedelica A Presto.., un po' la coda strumentale del pezzo precedente. Un disco di svagata ma non disimpegnata leggerezza. Da sentire. www.facebook.com/VENUABAND
LIBELLULA BOOKING
ha nel suo roster anche questi artisti: